L’invidia

Sul mio canale YouTube ho deciso di iniziare un percorso lungo e articolato sui vizi e sulle virtรน. Da anni la mia collega di Storia dellโ€™arte Paola organizza per le classi terze unโ€™uscita a Padova. Tra le varie opere propone sempre la visita alla Cappella degli Scrovegni lasciando a me il compito di spiegare e approfondire il ciclo basso di affreschi dedicati ai vizi e alle virtรน. Con le classi poi svolgiamo un lavoro di attualizzazione: se dovessimo proporre oggi un ciclo di sette vizi e sette virtรน, cosa proporremmo?
Sullโ€™onda di questo lavoro ho pensato di approfondire intanto i sette vizi capitali. Lo spunto รจ sempre un episodio biblico al quale aggancio approfondimenti psicologici, filosofici e letterari.

Nel primo video ho raccontato la storia del rapporto tra Saul e Davide, il punto di partenza:


Nel secondo ho raccolto le domande utili a stimolare delle riflessioni sullโ€™invidia a partire dalla vicenda di Saul e Davide:


Il terzo video contiene un brevissimo commento biblico:


Nel quarto video do un poโ€™ di spazio allโ€™approfondimento psicologico: l’invidioso colpisce ciรฒ che ammira e non potendo eguagliare la luce dell’altro, la spegne per non restare al buio:


Il modo con cui viene interpretata e affrontata l’invidia dalle diverse tradizioni spirituali del mondo รจ oggetto del quinto video, in cui viene analizzato il tema attraverso una mappa comparativa interreligiosa, mettendone in luce i rischi e gli antidoti secondo tre differenti visioni: islamica, buddhista ed ebraica:


Renรฉ Girard teorizza la teoria del desiderio mimetico. L’essere umano non desidera gli oggetti in modo autonomo, ma imita il desiderio di un modello. Quando il modello รจ troppo vicino (mediatore interno), si trasforma inevitabilmente in rivale e ostacolo. Saul e Davide incarnano la crisi mimetica che sfocia nella caccia al capro espiatorio. Ecco il sesto video:


Nel 1887, nella Genealogia della morale, Friedrich Nietzsche ha formulato uno dei concetti psicologici piรน attuali di sempre: il Ressentiment (risentimento). Non si tratta di una semplice invidia passeggera, ma di un veleno interiore che spinge chi si sente impotente a svalutare la forza vitale altrui e a travestire le proprie debolezze da “valori morali”. Eโ€™ ciรฒ che รจ contenuto nel settimo video:


Ottavo video dedicato ad un approfondimento letterario: ho messo in correlazione la complessa relazione tra il re Saul e Davide e il capolavoro letterario di John Steinbeck, La valle dell’Eden, ripercorrendo la matrice profonda del mito di Caino e Abele:


Un ulteriore riferimento letterario รจ presente nel nono video, in cui ho provato ad esplorare il concetto psicologico e filosofico di invidia ontologica mettendo a confronto il dramma shakespeariano di Otello e la vicenda biblica del re Saul e di Davide:


L’invidia รจ un filo rosso che attraversa l’intero racconto biblico, minando relazioni familiari, leadership religiose e comunitร . Oltre alle vicende di Saul e Davide o di Caino e Abele, la Scrittura offre una straordinaria galleria di episodi che mostrano come nasce questo sentimento, come si maschera e dove conduce. A concludere il lungo percorso, ecco qui 6 vicende:


Prossimo appuntamento la GOLA.

Un nuovo monastero buddhista sulle colline pisane

Lโ€™Istituto Lama Tzong Khapa (qui la pagina Fb) รจ il piรน importante centro buddhista in Italia e uno dei maggiori in Europa: sorge immerso nel verde delle colline toscane, 40 km a sud di Pisa, a Pomaia. A breve avrร  una nuova sede: il primo monastero buddhista costruito ex novoย  in Italia. Ho trovato la notizia su Avvenire ed รจ a cura di Leonardo Servadio.

โ€œยซAbbiamo appena completato lโ€™iter burocratico, ora la costruzione puรฒ cominciareยป. Massimo Stordi parla del nuovo monastero che sorgerร  a Poggio di Penna, su un colle presso Pomaia, in provincia di Pisa. Forse non sarebbe una notizia di grande interesse se si trattasse di un luogo di tradizione benedettina. Ma questo sarร  un monastero buddhista. Il primo a essere realizzato ex novo in Italia per gli aderenti alla tradizione Mahayana: di qui la rilevanza dellโ€™iniziativa che viene presentata a Milano sabato 8 marzo, in un convegno cui prende parte il venerabile Khen Rinpoche, lโ€™abate del monastero di Koplan in Nepal cui fa capo tale tradizione, in dialogo con Enzo Bianchi, il fondatore della Comunitร  monastica di Bose e della Casa della Madia.
La Mahayana รจ una delle piรน importanti correnti internazionali del buddhismo, ha il proprio centro nella cittadina toscana di Pomaia, dove sinora i suoi aderenti si ritrovano in una villa ristrutturata, e Massimo Stordi รจ il presidente dellโ€™associazione che la rappresenta in Italia. ยซOggi la nostra comunitร  โ€“ spiega โ€“ conta una trentina tra monaci e monache. Non possono vivere nello stesso centro per motivi di spazio, alcuni abitano in residenze private. Nel nuovo monastero potranno tutti trovare posto e contiamo in futuro di poter arrivare a ospitare sino a un centinaio di personeยป. La presenza del buddhismo in Italia รจ divenuta assai importante: รจ la terza religione piรน diffusa (anche se molti la considerano una filosofia) dopo cristianesimo e islam. Ma, a differenza di questโ€™ultimo, chโ€™รจ praticato in prevalenza da cittadini di immigrazione recente o recentissima, il buddhismo รจ abbracciato perlopiรน da italiani di vecchia data e di buone condizioni socioeconomiche. Ha preso piede in particolare dalla fine degli anni โ€˜60 del secolo scorso, attualmente viene seguito da quasi 350 mila persone e si articola in diverse correnti, tutte raccolte nellโ€™Unione Buddista Italiana, ciascuna delle quali fa capo a centri ubicati nelle aree dellโ€™Asia dove รจ radicato da circa venticinque secoli.
ยซIl disegno del nuovo monastero โ€“ spiega il suo progettista, lโ€™architetto Gino Zavarella โ€“ trae ispirazione da quello dai suoi omologhi tibetani, che abbiamo visitato e studiato a fondo prima di metterci allโ€™opera, peraltro seguendo i consigli e le richieste dei responsabili della comunitร  cui รจ destinatoยป.

Il terreno su cui sorgerร  รจ vasto, abbraccia unโ€™ampia porzione della collina che diviene il suo giardino, parte integrante del monastero, coi suoi sentieri, i suoi prati, i suoi fiori, i suoi alberi. Lโ€™atmosfera orientale traspare subito dal profilo del tetto dellโ€™edificio: ricorda un poco quello delle pagode. La facciata principale guarda verso sud e sullo spiazzo antistante campeggia una fontana: lโ€™acqua รจ simbolo universale della vita che sgorga. Il suono del suo fluire comunica pace e serenitร , invita alla contemplazione e alla meditazione: sono modi dโ€™essere propri di chiunque scelga la vita monastica, sia di tradizione orientale oppure occidentale.
Il progetto nel suo complesso e ogni suo dettaglio รจ inteso a esprimere lโ€™atteggiamento buddhista, dedito al rispettoso rapporto con la natura e a favorire la vocazione al silenzio e alla preghiera. Posto su uno zoccolo elevato di sei gradini, lโ€™edificio รจ avvolto da un loggiato che, cosรฌ come i sentieri che sโ€™inoltrano nel terreno circostante, sono disponibili per chi desidera meditare passeggiando. Dentro lโ€™edificio si susseguono le celle dei monaci e delle monache, sale per la preghiera, le lezioni, le conferenze, gli incontri interreligiosi. Tali ambienti, disposti su quattro livelli di estensione decrescente, culminano con la zona destinata a ospitare le massime autoritร  quando giungano in visita, come sua santitร  il Dalai Lama, la figura principale del buddhismo riconosciuta da tutte le famiglie nelle quali esso si articola. Il cuore del monastero รจ una grande sala nella quale campeggia la statua del Buddha: vi si svolgono le preghiere, i rituali, le meditazioni e gli insegnamenti collettivi, mentre gli ampi spazi esterni favoriscono la pratica individuale.
Le varie parti dellโ€™edificio โ€“ colonne, fasce marcapiano, pareti โ€“ sono distinte da due colori: il giallo e lโ€™arancione. Sono gli stessi che caratterizzano le vesti dei monaci e hanno un valore simbolico, cosรฌ come lo hanno gli ornamenti policromi dei capitelli, i trafori delle porte e la grande ruota che si erge sul prospetto principale. Massimo Stordi spiega cosรฌ il significato di quegli elementi: ยซIl giallo e lโ€™arancione simboleggiano la rinuncia e lโ€™impegno verso il percorso spirituale. Tra gli altri, molteplici decori che, presenti ovunque, recano unโ€™infinitร  di significati simbolici, spicca quello della ruota. รˆ un soggetto molto popolare e incorpora tutti gli argomenti importanti del buddhismo, come le quattro Nobili Veritร , lโ€™origine e le cause delle sofferenze, il fenomeno ciclico della nostra esistenza, lโ€™impermanenza e altro ancora. La grande ruota รจ accostata sui fianchi da una coppia di cervi: quando fu chiesto al Buddha di trasmettere la sua dottrina, una coppia di cervi, maschio e femmina, uscรฌ dalla foresta e lo guardรฒ impassibile. La riproduzione di tale evento rappresenta i discepoli maschi e femmine che provano piacere nellโ€™ascoltarne gli insegnamentiยป.
Il nuovo edificio sarร  costruito sulla roccia, come lo sono i monasteri tibetani, e recuperando il territorio segnato dalla escavazione di una precedente cava dismessa. Lโ€™architettura sarร  sensibile sia alle tradizioni antiche sia al contesto paesaggistico e seguirร  un percorso di eco-sostenibilitร , garantendo cosรฌ un basso impatto ambientale, risparmio energetico e di risorse.โ€

I monaci e TikTok

Fonte immagine

Un interessante articolo de Il Post, pubblicato lโ€™11 marzo.

โ€œTra gli oltre 7 milioni di utenti di TikTok in Cambogia cโ€™รจ una piccola nicchia, quella dei monaci buddisti, che lo usano perlopiรน per diffondere i principi del buddismo theravada, la scuola piรน antica e prevalente nel paese. Il problema รจ che il codice monastico ha regole molto rigide, pensate per evitare che i monaci attirino lโ€™attenzione su di sรฉ: una cosa che contrasta nettamente con il modo in cui funziona TikTok e con il senso stesso dei social network.
Per questi motivi, come ha raccontato il sito di news internazionali Rest of World, di recente fra i religiosi รจ nato un dibattito che riguarda proprio lโ€™utilizzo di TikTok: cโ€™รจ chi lo ritiene un canale utile per coinvolgere piรน fedeli, e chi invece lo reputa uno strumento controverso e da usare con grande cautela, se non da evitare.
Tra i monaci buddisti cambogiani che hanno un account su TikTok ci sono Bo Pisey e Hak Sienghai: entrambi vivono in un monastero a Battambang, nel nord-ovest del paese, e hanno rispettivamente piรน di 132mila e 550mila follower. Nella gran parte dei casi sia loro sia gli altri monaci postano foto di momenti di preghiera o video in cui parlano degli insegnamenti del Buddha e del percorso che i buddisti dovrebbero seguire per metterli in atto (Dharma). Ogni tanto perรฒ condividono anche video che vanno al di lร  della religione, per esempio quelli in cui incontrano i turisti o in cui si riprendono assieme agli animali.
In certi casi poi gli account TikTok dei monaci, soprattutto quelli dei novizi, sono molto simili a quelli delle altre persone adolescenti: ci sono selfie, video spiritosi e foto che in qualche caso sembrano voler attirare attenzioni non esattamente religiose, per esempio mostrando i monaci a petto nudo.
In Cambogia piรน di un terzo della popolazione usa TikTok. Da tempo i monaci usavano social network come Facebook e YouTube per diffondere i loro insegnamenti e condividere video in cui parlavano di temi vari. Con TikTok, che si basa prevalentemente sui contenuti che sono di moda e diventano facilmente virali, la loro posizione perรฒ รจ un poโ€™ piรน scomoda. Le violazioni del codice monastico adottato dai monaci buddisti nel Sud-est asiatico infatti possono comportare punizioni che vanno dai blandi richiami fino allโ€™espulsione dallโ€™ordine.
I principi del buddismo theravada prevedono tra le altre cose che i monaci non possano fare sesso, non debbano uccidere nรฉ rubare; anche i novizi sono poi tenuti a seguire altri precetti, tra cui non danzare, non cantare e in generale mantenere un comportamento estremamente sobrio e rispettoso. Come ha spiegato a Rest of World Yon Seng Yeath, vice rettore di unโ€™universitร  buddista di Phnom Penh, la capitale del paese, almeno la metร  di queste regole รจ pensata per fare in modo che i monaci non attirino lโ€™attenzione su di sรฉ: un principio che sembra essere molto difficile da rispettare su un social network in cui รจ facile raggiungere rapidamente un pubblico molto ampio, al di lร  delle intenzioni del singolo.
Bo Pisey sostiene di voler solo diffondere il Dharma e di non voler ricavare nientโ€™altro dal suo profilo di TikTok, che ritiene un buono strumento per interagire con le persone, se usato bene. Hak Sienghai dice che รจ naturale utilizzare TikTok, in un mondo in cui la tecnologia ha rivoluzionato il modo di comunicare con le persone: sostiene di volersi avvicinare ai follower ma non troppo, e spiega di voler essere un esempio per giovani monaci che potrebbero non usare i social nella maniera piรน opportuna.
Altri monaci sostengono invece che mettersi in mostra su TikTok sia contrario ai valori buddisti, e che soprattutto i novizi non dovrebbero usarlo per non distrarsi dallo studio degli insegnamenti. Cโ€™รจ poi chi propone di introdurre un codice di condotta, come il monaco San Pisith, che al momento studia in Estonia: San Pisith non si dice in favore di un divieto totale, ma per esempio suggerisce che i contenuti condivisi siano esclusivamente didattici.
Seng Yeath fa anche parte dellโ€™autoritร  regionale dei monaci, che ha il compito di vigilare sul loro comportamento in 4 delle 25 province della Cambogia e stabilire eventuali punizioni in caso di infrazioni. Finora non ci sono state grosse punizioni contro i monaci che condividevano contenuti su TikTok, ha spiegato: sono state osservate solo piccole violazioni, come aver cantato o ballato, che di norma sono state punite solo con lโ€™obbligo di chiedere scusa al tempio. Alcuni gesti, conclude, sono considerati comunque meno gravi se fatti dai giovani.โ€

Gemma nยฐ 1816

โ€œUna foto di quandโ€™ero piccola perchรฉ ho deciso di dedicare questa gemma a me stessa: in questo periodo sono cresciuta molto personalmente, ho avuto un grande cambiamento soprattutto caratteriale grazie alle persone che mi sono sempre state vicine. Ho sempre dato molto peso al giudizio degli altri e per questo motivo non mi sono mai esposta: ora sono molto piรน sicura di me stessa e dedico piรน tempo a piacere a me stessa che agli altriโ€.

Con queste parole L. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. Da qualche parte ho letto una storia buddhista sulla facilitร  che abbiamo nel giudicare e nel mettere unโ€™etichetta su tutto; non trovo piรน il libro ma la rete mi รจ venuta in soccorso. Ecco qui:
โ€œUn vecchio contadino per anni aveva coltivato i suoi raccolti lavorando moltissimo.
Un giorno il suo cavallo fuggรฌ e i vicini gli dissero che era stata proprio una sfortuna perderlo ma il contadino rispose โ€œforseโ€.
Il cavallo, il giorno seguente, tornรฒ insieme ad altri 3 cavalli. I vicini dissero che era una meraviglia ma il contadino rispose di nuovo โ€œforseโ€.
Il giorno dopo il figlio del contadino provรฒ a cavalcare uno dei nuovi cavalli ma si ruppe una gamba. I vicini gridarono alla sfortuna e lโ€™agricoltore rispose ancora una volta โ€œforseโ€.
Il giorno seguente dei soldati vennero ad assoldare giovani uomini nellโ€™esercito ma il figlio del contadino non venne chiamato dato che aveva la gamba rotta. I vicini dichiararono che era stata una vera fortuna. Ma il contadino, come sempre, rispose โ€œforseโ€.โ€

Il presente contro l’illusione di essere eterni

Dimaro_394 copia fb

Spagna, guerra civile. Pablo รจ stato imprigionato e sa di essere condannato a morte; sa che anche lui verrร  portato al muro davanti al plotone dโ€™esecuzione; sa che รจ inevitabile. Si rende conto che la morte รจ inevitabile per qualsiasi uomo, che essa รจ lโ€™approdo comune a tutti. La vicinanza di questa inesorabilitร  lo mette a confronto con lโ€™esperienza che ha fatto fino quel momento: vivere come se fosse eterno, come se non ci fosse una fine. Ciรฒ lo getta nella disperazione: โ€œNello stato in cui mi trovavo, se fossero venuti ad annunciarmi che potevo tornarmene tranquillamente a casa mia, che mi avevano graziato, la cosa mi avrebbe lasciato indifferente: qualche ora o qualche anno dโ€™attesa รจ assolutamente la stessa cosa, una volta che si รจ perduta lโ€™illusione di essere eterniโ€. รˆ il protagonista del racconto Il muro di Jean-Paul Sartre.
Differente รจ lโ€™esperienza di chi vive la gratuitร  della vita e la percepisce come un dono. Sentirmi fragile e vulnerabile mi porta ad apprezzare i giorni, le settimane, gli anni, ma anche le ore, i minuti e i secondi. Un poโ€™ come questa storiellina di origini orientali:
โ€œCโ€™era una volta un viandante che stava camminando su un prato quando improvvisamente si imbattรฉ in una tigre. Lโ€™uomo si mise a correre e la tigre lo inseguรฌ.
Giunto nei pressi di un burrone, il malcapitato afferrรฒ con le mani un arbusto di vite selvatica che era cresciuta proprio sul ciglio del precipizio e vi rimase appeso, sospeso nel vuoto, mentre la tigre continuava a fiutarlo dallโ€™alto.
Tremante di paura, lโ€™uomo guardรฒ in basso e vide che cโ€™era unโ€™altra tigre che lo aspettava di sotto, anchโ€™essa per divorarlo. Tra i due predatori cโ€™era solo quella vite che lo sosteneva. Dโ€™un tratto apparvero due topi, uno bianco e uno nero che a poco a poco iniziarono a rosicchiare la vite.
Lโ€™uomo notรฒ accanto a sรฉ una succulenta fragola. Mentre con una mano si reggeva alla vite, con lโ€™altra mano colse la fragola: Comโ€™era dolce!โ€
Collocati tra i fantasmi del passato (la prima tigre) e i timori sul futuro (la tigre in fondo al burrone), talvolta corriamo il rischio di farci paralizzare dallo scorrere del tempo (i due topi, il giorno e la notte) e restiamo aggrappati alle nostre esistenze (la vite) senza cogliere lโ€™importanza del tempo presente (la fragola).

Attraverso l’utero

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Questa mattina, andando a lavorare, stavo ascoltando Virgin Radio. All’interno del Buongiorno di Dr. Feelgood e Massimo Cotto, vi รจ spazio per Beppe Severgini che, in uno dei suoi interventi, fa riferimento al modo in cui รจ considerata la donna all’interno del mondo islamico. Mi sono allora ricordato di aver salvato da qualche parte un articolo di qualche settimana fa, pubblicato su L’Huffington Post USA e tradotto in italiano da Milena Sanfilippo. L’articolo รจ stato scritto da Jim Garrison e Banafsheh Sayyad. Certo alcuni punti sono controversi, ma sicuramente รจ un articolo stimolante e arricchente. Se non altro una voce che non si sente cosรฌ spesso.
โ€œIl profeta Maometto sarebbe scioccato dal modo in cui gli odierni fondamentalisti islamici trattano le donne sotto il loro controllo. Questa repressione viene perpetrata nel nome della Legge Islamica, conosciuta come Sharia. Ma l’attuale repressione delle donne รจ plasmata dalla cultura e dalla storia. Trova scarso fondamento nel Corano e, di certo, non รจ in linea con quello che sappiamo sugli insegnamenti di Maometto o sul modo in cui trattava le donne. Fra tutti i fondatori delle maggiori religioni (Buddismo, Cristianesimo, Confucianesimo, Islam e Ebraismo) Maometto fu senza dubbio il piรน radicale ed il piรน incoraggiante nel modo di trattare le donne. Probabilmente, รจ stato il primo femminista della storia.
Si tratta di un aspetto di fondamentale importanza perchรฉ, se c’รจ una sola cosa che arabi e musulmani possono fare per riformare e rigenerare la loro cultura oppressa dalla crisi, questa sarebbe liberare le donne e garantire loro i pieni diritti di cui le altre godono nei paesi del mondo. La paritร  รจ la chiave per una vera Primavera Araba.
Tra i fondatori di grandi religioni, Confucio accennava a malapena alle donne ed in tutti i suoi insegnamenti dava per scontato che fossero subordinate agli uomini, all’interno di un ordine patriarcale. Buddha insegnava che le donne potevano diventare sagge, illuminate. Ma per fare questo dovevano essere messe alla prova tre volte, prima che fosse permesso loro di farsi monache. Questo solo a condizione che la monaca sul gradino piรน alto della gerarchia monastica fosse comunque inferiore al monaco al livello piรน basso. Nei racconti del Vangelo, Gesรน non fa mai commenti espliciti sullo status delle donne, anche se si avvicinรฒ a donne dalla cattiva reputazione o non ebree. Mosรจ era convintamente patriarcale. Nella Torah, non c’รจ praticamente nulla che indichi una specifica preoccupazione per i diritti delle donne.
Maometto fu sostanzialmente diverso. Predicรฒ in modo esplicito la paritร  assoluta tra donne e uomini come principio fondamentale della vera spiritualitร  e prese diverse misure concrete per migliorare nel profondo lo status e il ruolo delle donne in Arabia, durante la sua vita. Maometto era vicino alla causa delle donne perchรฉ era nato povero e diventรฒ orfano molto presto. Era anche analfabeta e illetterato. Sapeva, come pochi altri sanno, cosa significassero la povertร  e l’esclusione sociale.
Confucio faceva parte della piccola nobiltร  accademica dell’antica Cina. Alla nascita, Buddha era un ricco principe del Nepal. Gesรน nacque da un falegname di discendenza reale e all’interno di una stretta comunitร  ebraica in Palestina. Mosรจ nacque da una famiglia ebrea e fu cresciuto nel palazzo del Faraone in Egitto. Maometto non ebbe nessuno di questi vantaggi. Per questo, mentre gli altri leader religiosi sembravano mantenere il silenzio sull’oppressione femminile, Maometto innalzรฒ lo stato delle donne facendone una questione di credo religioso e politica di stato. Prendete in considerazione quanto segue:
Nell’Arabia del settimo secolo, l’infanticidio femminile era una pratica comune, Maometto lo abolรฌ. Un detto contenuto nell’Hadith (la raccolta di aneddoti su Maometto) sembra testimoniarlo: Maometto disse infatti che la nascita di una bimba era una “benedizione”. All’epoca, le donne arabe erano considerate una proprietร  e non godevano di alcun diritto civile. Maometto garantรฌ loro il diritto di possedere delle proprietร , oltre ad importanti diritti coniugali e patrimoniali.
Prima di Maometto, la dote pagata da un uomo per la sua sposa veniva offerta al padre di lei come parte del contratto tra le due figure maschili. Le donne non avevano voce in capitolo. Maometto dichiarรฒ che le donne dovevano acconsentire al matrimonio e che la dote doveva andare alla sposa, non a suo padre. Inoltre, la sposa poteva tenersi la dote anche dopo il matrimonio. La moglie non era tenuta a utilizzare la dote per spese familiari. Era una responsabilitร  dell’uomo. Alle donne fu anche concesso il diritto di divorziare dai propri mariti, qualcosa di inaudito per l’epoca. In un divorzio, la donna era autorizzata a prendere la dote con sรฉ.
Alle donne furono estesi anche diritti patrimoniali. Veniva concesso loro soltanto la metร  di quanto spettava ai loro fratelli perchรฉ gli uomini avevano piรน responsabilitร  economiche per le spese di famiglia. Ma con Maometto le donne divennero eredi delle proprietร  e dei beni familiari per la prima volta in Arabia. All’epoca, una misura del genere era ritenuta rivoluzionaria.
Lo stesso Maometto veniva spesso visto svolgere “lavori femminili” in casa ed era molto attento alla sua famiglia. Il suo primo matrimonio con Khadija fu monogamo per i 15 anni in cui furono sposati, una cosa rara in Arabia allora. A detta di tutti, erano profondamente innamorati e Khadija fu la prima convertita all’Islam. Incoraggiรฒ Maometto dal suo primissimo incontro con l’angelo Gabriele e dalla rivelazione delle prime sure che avrebbero composto il Corano.
Dopo la morte di Khadija, Maometto sposรฒ 12 donne. Una di queste era Aisha, figlia del suo piรน intimo amico e alleato, Abu Baker. Le altre erano quasi tutte vedove, donne divorziate o prigioniere. Egli predicava regolarmente che era responsabilitร  degli uomini proteggere le donne che avevano conosciuto la sfortuna. Questa fu una delle ragioni per cui la poligamia veniva incoraggiata. Furono prese misure anche per l’infanticidio femminile: le donne nel settimo secolo erano molto piรน numerose degli uomini perchรฉ questi venivano uccisi nei conflitti intertribali ogni giorno. Tra le mogli di Maometto, diverse erano povere e indigenti. Lui le prese con sรฉ, insieme ai loro figli, in casa sua.
Nel suo Sermone dell’Addio, pronunciato poco prima di morire nel 632, Maometto disse agli uomini “Voi avete determinati diritti sulle donne, ma anch’esse hanno diritti su di voi”. Le donne, disse, sono “vostre compagne e vostre ausiliarie”. In uno dei detti dell’Hadith, Maometto dice “Gli uomini migliori sono quelli che le loro mogli considerano i migliori”.
Dopo la sua morte, la moglie Aisha assunse un ruolo di leadership nella composizione dell’Hadith mentre un’altra moglie giocรฒ un ruolo primario nella raccolta delle sure che costituiscono il Corano. Ognuna delle 114 sure che formano il Corano, ad eccezione della numero 9, inizia con le parole Bismillah al Rahman al Rahim. Tradotte piรน frequentemente come “Nel nome di Dio, il compassionevole, il misericordioso”. Il significato piรน profondo di questa espressione รจ “Nel nome di Dio, Colui che dร  origine a compassione e misericordia dall’utero”. L’invocazione all’aspetto femminile di Allah รจ la chiave per una rinascita Islamica.
Infine, nel Corano non si accenna alle donne che indossano il velo, l’Hijab. All’epoca era senza dubbio una tradizione in Arabia e le mogli di Maometto lo indossavano per rimarcare il loro speciale status di “Madri dei Fedeli”, ma l’unica cosa che il Corano dice esplicitamente รจ che le donne dovrebbero vestire “con semplicitร ”. Maometto disse lo stesso agli uomini. Per lui, la semplicitร  nel vestire era espressione della semplicitร  del cuore. Lo stesso Maometto, anche quando era il leader supremo, non indossava mai nulla di piรน di semplici abiti di lana bianca.
Le riforme di Maometto furono cosรฌ radicali che lo status delle donne in Arabia e nell’antico Islam era il piรน elevato di qualsiasi altra societร  del mondo, all’epoca. Le donne nell’Arabia del settimo secolo godevano di diritti non concessi alla maggior parte delle donne occidentali fino ad epoche recenti, piรน di mille anni dopo. Il fatto che oggi le donne si ritrovino in una posizione tanto svalutata, in molte delle province arabe/musulmane, รจ una tragedia e deve essere sanata se la cultura e la civiltร  islamiche vogliono prosperare di nuovo come successe durante il Califfato Abbaside (dall’ottavo al tredicesimo secolo), quando la civiltร  islamica era un faro luminoso per il mondo. Liberare le donne avrebbe profondi effetti da un punto di vista politico, economico, culturale, artistico e religioso. Porterebbe la Primavera Araba ad un livello completamente nuovo, cosa estremamente necessaria in quei paesi in cui la prima Primavera Araba si รจ rivelata una morte in utero.
รˆ tempo che l’Islam liberi le donne completamente e che lo faccia sull’esempio di Maometto e sull’autoritร  del Corano, per cui compassione e misericordia sono le caratteristiche principali di Allah.โ€

Cos’รจ un mandala?

Quale l’origine dei mandala? Come si costruiscono? Da dove arrivano? Un’immagine arricchita per scoprire qualcosa di piรน…

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Freddure d’oriente

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Tra attesa e desiderio

StazioneNon mi dispiace l’attesa. Mi spiego: non mi riferisco ad aspettare qualcuno in ritardo o magari all’esito di un esame o di un accertamento. Penso al periodo in cui un desiderio ha il tempo di formarsi, crescere, definirsi: vi si concentrano aspettative, pensieri, emozioni, immagini, fantasie, tutti generalmente positivi. Quando ho un appuntamento, anche semplicemente andare a prendere Sara in stazione, arrivo in anticipo e mi porto sempre dietro un libro. Quel tempo di attesa tra quando spengo il motore dell’auto e l’arrivo del treno non mi dispiace affatto, non lo evito, anzi lo cerco. Diciamo che vivo il tempo dell’attesa in modo proficuo, fertile e non sempre legato al desiderio dell’ottenimento della cosa o della persona aspettata. Ecco perchรฉ forse mi trovo a metร  tra il concetto di sete del buddhismo e un brano di Charles Juliet che ho letto stamattina. Tra le quattro nobili veritร  enunciate dal Buddha si ricorda: โ€œQuesta, o monaci, รจ la santa veritร  circa l’origine del dolore: essa รจ quella sete che รจ causa di rinascita, che รจ congiunta con la gioia e col desiderio, che trova godimento ora qui ora lร ; sete di piacere, sete di esistenza, sete di estinzioneโ€. Attraverso l’Ottuplice sentiero si deve cercare di arrivare alla soppressione di questa sete โ€œannientando completamente il desiderio, bandirla, reprimerla, liberarsi da essa, distaccarsiโ€. E’ facile comprendere come la nostra mentalitร  formata dalla cultura del desiderio (scopo principale di un qualsiasi spot pubblicitario) sia lontana da queste idee. Messe le cose in questa maniera, il discernimento pare abbastanza semplice. Ecco che a complicare le cose arrivano testi come questo estratto di โ€œDans la lumiรจre des saisonsโ€ di Charles Juliet, a cui si fa riferimento a un altro tipo di attesa o desiderio o sete:
โ€œL’attesa. Avete conosciuto, conoscete che cos’รจ l’attesa? Quell’attesa che per anni non ha smesso di tormentarmi, che m’ha impedito di partecipare, che ha reso vano ciรฒ che avrebbe dovuto farmi sazio. Se sapeste in quale deserto m’ha costretto a vivere. Nulla di ciรฒ che mi si offriva era a misura della mia sete. E di che cosa ero io in attesa? Non avrei saputo dirlo di preciso. Senza dubbio, ero in attesa dell’evento meraviglioso capace d’appagare la sete di ciรฒ che manca ad ogni vita. Ma non c’รจ alcun evento meraviglioso e io comprendo soltanto ora che non ho da lamentarmene. Ciรฒ che รจ in grado di rispondere a quella attesa non puรฒ venire a noi che dall’istante โ€“ quell’istante che รจ lร , prima che muoviamo qualsivoglia nostro passo, e che si offre alla nostra brama. Ma spesso noi lo troviamo troppo grigio, troppo banale e, poichรฉ non ci sembra degno di veicolare ciรฒ di cui desideriamo saziarci, lo oltrepassiamo senza cercare di scoprire ciรฒ che esso cela. Che sbaglio! In ogni momento la vita abbonda, scorre, irriga il quotidiano al quale non sappiamo prestare attenzione. E’ dalla realtร  piรน ordinaria che filtra l’acqua della sorgente. Ma prima di arrivare a comprenderlo, ad ammetterlo, c’รจ tanto da sfrondare.
Dimaro_004 copia fbL’aviditร  che tale attesa presupponeva, mi rendevo ben conto che era eccessiva, e ho fatto ricorso a diversi mezzi per tentare di contenerla, ma nessuno ha avuto la ben che minima efficacia. Esistono in noi appetiti, paure, vincoli, angosce… che non siamo in grado di controllare, per quanto grandi siano la luciditร , la determinazione, la conoscenza di noi che mettiamo in opera per dominarli. Il tedio, che nulla riesce a dissipare, รจ la conseguenza dell’attesa che viviamo fin dall’inizio come immancabilmente delusa. Fin dall’adolescenza ho imparato a leggere su alcuni volti e in alcuni sguardi la forma di tedio in cui si manifesta la sofferenza di una mancanza fondamentale.
L’attesa e la paura. La paura e l’attesa. Non credete che ambedue definiscano, per una grande parte, l’essere umano?โ€.
Non penso che alla fine i due punti di vista siano cosรฌ distanti come possono apparire a uno sguardo veloce e posato sulla superficie; in fin dei conti anche il credente buddhista รจ teso a qualcosa, pur cercando di non fondare questa tensione sul desiderio, sulla brama. Mario Bertin, commentando le parole di Juliet, scrive: โ€œNon un’attesa totalmente passiva. Un’attesa che รจ tensione versa qualcosa capace di saziare il nostro desiderio. Di appagare la sete di ciรฒ che sentiamo mancarci. Perchรฉ non esiste alcun senso predefinito della vita. Il senso della vita, afferma Chaplin in Luci della ribalta, รจ il desiderio. Quel richiamo ad un oltre sempre inattingibile, che non si spegne mai. Il desiderio traccia la strada โ€“ ma te ne accorgi percorrendola โ€“ e infonde l’energia per andare verso ciรฒ che l’autore chiama โ€œla sorgenteโ€, cioรจ verso la propria veritร . L’istante รจ quello che viene immediatamente prima che cominci il nostro cammino. E’ un clic… E’ come un bagliore improvviso, che ci fa intravvedere una strada, da prendere piuttosto che qualsiasi altra strada. Senza ragioni. E’ un lampo nella notte. Soltanto una intuizione… Quasi sempre l’istante si configura in una circostanza banale, quotidiana, che sembra non avere alcun rapporto con il nostro desiderio, con quello che pensiamo sia in grado di saziare la nostra fame. Ma non รจ cosรฌ. L’istante รจ soltanto il momento in cui si dischiude lo spiraglio. Quello che cerchiamo sta oltre la soglia. E non lo vediamo. Non siamo noi ad andare verso l’oggetto del nostro desiderio. D’altronde, il nostro desiderio non ha alcun oggetto. E’ la stessa energia vitale che scorre abbondante e che โ€œirriga il quotidianoโ€ a portarci verso di lui e ad offrircelo in dono. La veritร  รจ davanti a noi, โ€œumile, quotidiana, feconda, inesauribileโ€. Dobbiamo soltanto essere disponibili ad accoglierla. E allora, come d’incanto, tutto si mostra e si chiarisce, il senso di tutto si illumina e si fa evidente. Come in una nuova nascita, si presenta la possibilitร  di
โ€œsuscitare
il me stesso
che dovrร 
darmi alla luceโ€.โ€
E non penso che alla fine si sia cosรฌ lontani di quella ricerca del vero sรฉ che sia oltre la propria semplice autopercezione cosciente, cammino al centro delle religioni orientali.
(i testi di Juliet e Bertin sono tratti da โ€œScuola e formazioneโ€ pagg.33-34)

Aikidล, distacco e sorriso interiore

Un interessantissimo articolo del prof. Gian Paolo Terravecchia, preso da La ricerca. Vi si parola di aikidล, buddhismo, controllo, disciplina, sorriso interiore, distacco.
โ€œCโ€™รจ un aneddoto sul Buddha che compendia molti dei principi dellโ€™aikido verbale [qui si trova: L’aikidล รจ una delle arti marziali piรน affascinanti. Il suo nome รจ un manifesto: ai sta per โ€œarmoniosoโ€, o โ€œbilanciatoโ€; ki sta per โ€œvita, spiritoโ€ o โ€œenergia, forzaโ€, mentre dล sta per โ€œviaโ€. Perciรฒ il nome, nel suo intero, si puรฒ rendere con: โ€œla via dello spirito armoniosoโ€, oppure โ€œla via per unโ€™energia bilanciataโ€]. Un uomo, saputo della reputazione di Buddha, venne da lontano per mettere questi alla prova. Arrivato, gli si avvicinรฒ e cominciรฒ a gridargli ogni sorta di insulto: โ€œChi ti credi di essere per insegnare agli altri? Sei stupido come loro, non sei nientโ€™altro che un impostore!โ€. Lโ€™uomo continuรฒ a riversare su Buddha insulti, ma questi rimase immobile. Quando lโ€™attacco cominciรฒ a scemare, Buddha finalmente disse: โ€œPosso farti una domanda?โ€. Lโ€™uomo assentรฌ, dicendo: โ€œBeh, cosa?โ€. โ€œSe qualcuno ti offre un dono e tu lo declini, a chi appartiene quel dono?โ€. Lโ€™uomo pensรฒ per un secondo, poi rispose: โ€œBeh, in tal caso esso appartiene alla persona che lโ€™ha offertoโ€. โ€œGiusto โ€“ continuรฒ lui โ€“ cosรฌ, se hai cercato di darmi qualcosa che ho rifiutato, a chi dunque appartiene?โ€. Lโ€™uomo se ne andรฒ.
La storia insegna molte cose: vediamone alcune. Innanzitutto, lโ€™attacco verbale non va a segno per il solo fatto che qualcuno formula degli insulti: ci vuole dellโ€™altro. La dignitร  di Buddha, infatti, non viene compromessa dallโ€™attacco sferrato, anzi: questo finisce per mettere in risalto la grandezza di Buddha. A un attacco gratuito, rozzo e violento, egli ha replicato con pace, gentilezza e arguzia. Mentre il semplice silenzio sarebbe stato segno di assenza di risorse o di disdicevole supponenza, Buddha ha scelto il giusto momento per entrare: quando cioรจ la violenza dellโ€™attacco scemava, senza aver ancora sortito alcun effetto. Il silenzio iniziale fa da scudo a Buddha. Esso poi, insieme alla gentilezza della richiesta di poter fare una domanda, destabilizza lโ€™avversario e lo mette in difficoltร . Buddha ha dunque schivato lโ€™attacco e, dopo la prima domanda, sta prendendo il controllo della situazione, ha lโ€™iniziativa: ora lโ€™altro รจ costretto a rispondere. Soprattutto, come detto, la domanda destabilizza lโ€™attacco: il discorso รจ portato altrove e non รจ piรน in discussione Buddha. Entrambi gli interlocutori si stanno indirizzando verso qualcosa di terzo.
A questo punto arriva la seconda domanda, che porta il discorso ancora piรน lontano dallโ€™attacco iniziale e segna la definitiva presa dellโ€™iniziativa da parte di Buddha. Questi ha scelto bene la propria entrata: la prima domanda destabilizzava ed era irresistibile, ora questa nuova continua nella direzione della precedente e segna la definitiva presa del controllo da parte di Buddha. Lโ€™altro deve stare attento a non fare una figuraccia. Quando Buddha si muove, mostra di essere altrove rispetto alla direzione dellโ€™attacco. Questa รจ la chiave dellโ€™aikido: si tratta dellโ€™Irimi, la posizione nella quale si รจ fuori pericolo e si prende il controllo della situazione.
[โ€ฆ] Quella scelta dal Buddha รจ una via di collaborazione: egli non si giustifica, nรฉ insulta a sua volta, ma domanda e tratta lโ€™interlocutore con rispetto, come qualcuno che sa, che puรฒ aiutarlo a capire. Lโ€™altro non รจ umiliato. Intanto, perรฒ, Buddha lo sta portando dove vuole, senza che questi possa farci niente. Con la terza domanda, Buddha chiude il discorso e finisce per vincere il confronto. Va notato che Buddha ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: lโ€™aikido verbale non รจ una disciplina di potenza, ma di grazia ed eleganza. Buddha non asserisce alcunchรฉ, nรฉ accusa, nรฉ contesta: al contrario, lascia passare i colpi, senza esserne affetto โ€“ poi, con la leggerezza di tre domande, chiude il confronto.
Ciรฒ รจ possibile solo se si riesce a mantenere il distacco. Perchรฉ ciรฒ avvenga รจ necessario possedere un sorriso interiore, dice Luke Archer nel suo Verbal Aikido. Il sorriso interiore รจ fondamentale ed รจ quello stesso atteggiamento col quale Buddha riesce a ributtare tutti gli insulti subiti sullโ€™altro, senza esserne colpito. Lโ€™energia dellโ€™attacco si scarica su colui che lo ha esercitato. Se lโ€™attaccante avesse avuto lo stesso sorriso interiore, avrebbe riso col Buddha della strategia brillante di questi, mostrando cosรฌ a propria volta di essere un uomo forte, e deviando quanto il Buddha gli stava restituendo. In tal caso, i due avrebbero potuto continuare a conversare serenamente, da spiriti illuminati, forse da amici. Lโ€™uomo perรฒ, purtroppo, non ne fu capace, e perciรฒ ne uscรฌ sconfitto.โ€

Gemme nยฐ 185

bardoโ€œDopo le lezioni sul buddhismo ho voluto approfondire l’argomento con la lettura del Bardo todol, Il โ€œLibro tibetano dei mortiโ€; l’ho portato come gemma perchรฉ al di lร  di quello che pensavo prima, lo ritengo interessante per chi sente di non trovare abbastanza nella cultura occidentale. Eโ€™ il viaggio dellโ€™anima che non si separa solo dal corpo ma anche dal mondo in cui vive. Nella nostra societร  materialista penso sia importante per lโ€™anima liberarsi da tutto, compresa la concezione di se stessa. Ne ho ricavato anche che il rapporto tra le persone รจ sempre molto importante e dovrebbe essere sempre disinteressato; l’aiuto reciproco รจ fondamentale: nel libro si spiega che i parenti del defunto hanno un ruolo di rilievo in quanto dovrebbero aiutarlo nel viaggio di liberazione.โ€ Questa la gemma di D. (classe quarta).
Mi sposto di poco (Cina) e pesco alcune parole di Chuang Tzu:
โ€œQuando Lao Tzu morรฌ, Ch’in Yi si recรฒ al funerale. Urlรฒ tre vole e se ne andรฒ. Un discepolo gli chiese: ยซNon eri amico del nostro maestro?ยป.
ยซLo eroยป, rispose Ch’in Yi.
ยซSe รจ cosรฌ, credi che quella sia una sufficiente espressione di dolore per la sua morte?ยป, aggiunse il discepolo.
ยซSรฌยป, disse Ch’in Yi. ยซPensavo che egli fosse un uomo [mortale], ma ora so che non lo era… Il maestro giunse perchรฉ era il momento in cui doveva nascere; e partรฌ perchรฉ era il momento di andare. Coloro che accettano il corso naturale e la sequenza delle cose e vivono obbedendovi sono oltre la gioia e il doloreยป.โ€ (La conservazione della vita).

Personalitร  empirica

PERSONALITAโ€™ EMPIRICA (Franco Battiato, Ferro battuto)
Il faut abandonner la personalitรจ pour retrouver votre โ€œjeโ€
Changer dame cheval et chevalier
Changer dโ€™habit baton et penseรฉ
(retiens la nuit pour nous deux jusquโ€™ร  la fin du monde).
Quando non coincide piรน lโ€™immagine che hai di te
Con quello che realmente sei
E cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti
E poi le pene che sorpassano la gioia di vivere
Coi dispiaceri che ci porta lโ€™esistente
Ti viene voglia di cercare spazi sconosciuti
Per allenare la tua mente a nuovi stati di coscienza
Quand lโ€™image que tu as de toi ne coincide plus avec ce que tu es rรฉellement
Quand tu commences ร  hair les automatismes de ta facon dโ€™agir
Et quand les chagrins prennent le pas sur la joie de vivre,
Avec les peines que nous apportent lโ€™existence,
Et t vas chercher des espaces inconnus,
Pour une nouvelle conscience.
Sono poco numerosi i versi di questa canzone di Franco Battiato. Si parte dalla constatazione di quanto sia difficile essere se stessi, conoscersi a fondo. Capita spesso di conoscere dei nuovi aspetti di se stessi, magari delle reazioni che pensavamo impossibili per noi. Dice Pavese: โ€œโ€ฆPiace di tanto in tanto avere un otre in cui versarvi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciรฒ che abbiamo giร  in noi. Mistero perchรฉ non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra โ€œriavereโ€ noi dagli altriโ€ฆโ€
Inoltre, essere se stessi e quello che pensiamo di essere sono la stessa cosa? IO SONO COLUI CHE SONOโ€ฆ
Nellโ€™induismo il principio del mio essere eโ€™ in me, ma non coincide con lโ€™autocoscienza. Eโ€™ qualcosa che io sono profondamente, ma non so di essere. Il mio io รจ la superficie del mio sรฉ: al fondo cโ€™รจ il mio vero me stesso. Il respiro (atman) diventa indice della presenza in me di una personalitร  profonda che รจ vero principio del mio essere (si noti la similitudine con lโ€™anima e con lo spirito che soffia: si dice anche โ€œha esalato lโ€™ultimo respiroโ€. Gianna Nannini in Sei nellโ€™anima conclude dicendo โ€œSiamo carne e fiatoโ€).
Battiato parte da una situazione negativa in cui il mio essere vero e lโ€™immagine di me non coincidono. A ciรฒ si aggiungono:
โ€ข detestare i processi meccanici (forse perchรฉ essi fanno pensare a qualcosa di preordinato e fissato, allโ€™impossibilitร  dellโ€™imponderabile?)
โ€ข detestare i propri comportamenti (forse perchรฉ lontani dal vero essere?)
โ€ข dispiaceri, pene sono superiori alla gioia di vivere (รจ un poโ€™ la prima nobile veritร  del buddhismoโ€ฆ)
Insomma, la situazione non รจ delle miglioriโ€ฆ
Da qui parte la spinta per cercare spazi nuovi e sconosciuti: ma il via viene dal dolore, dalla disillusione per la vita, certo non dalla meraviglia per il creatoโ€ฆ E questi spazi nuovi e sconosciuti a cosa servono? La meta della ricerca รจ raggiungere con la mente nuovi stati di coscienza. Ora sarebbe da discutere cosa si intenda per coscienza e per stati di coscienzaโ€ฆ Certo sembra di essere lontani da quel โ€œdallโ€™altra parte del cervelloโ€ di Cristicchi: la ricerca qui pare molto piรน razionale, per quanto, magari, unโ€™espansione del razionaleโ€ฆ Dโ€™altronde la canzone si intitola โ€œPersonalitร  empiricaโ€, per cui si fa esplicito riferimento a qualcosa che deve essere esperito e non solo teorizzato. Alla fine della ricerca forse si potrebbe arrivare anche alla meta auspicata alla fine della canzone โ€œProspettiva Nevskiโ€: โ€œe il mio maestro mi insegnรฒ comโ€™รจ difficile trovare lโ€™alba dentro lโ€™imbrunireโ€ (il maestro in questione potrebbe essere Gurdjieff).

Il seme nella pagoda

Kha Khat

Massimo Morello รจ un giornalista che vive a Bangkok. Stamattina ho letto un suo interessante articolo su Studio.
โ€œยซNon credo in Dio. Il Buddha รจ un Maestro. Lโ€™uomo non deve pregare, deve seguire la viaยป dice Phra, il Venerabile, Phitoo. ยซDio non esiste. Se esistesse dovrebbe essere buono. Quindi non ci sarebbe il maleยป dice Ashin, il Maestro, Kelasa. Entrambi sono monaci della foresta, di quelli che in Thailandia, Laos o Birmania, lร  dove รจ piรน forte lโ€™ortodossia della scuola Theravada, si dedicano alla meditazione in luoghi isolati. Il primo in un villaggio nellโ€™estremo nord-est della Thailandia, verso il confine col Laos. Il secondo in un luogo ancor piรน remoto, tra i monti dello Shan meridionale, in Birmania.
Incontri non casuali. ยซSe vuoi capire vieni nel mio postoยป aveva detto Phra Phitoo nel nostro incontro al Wat Mahadhatu di Bangkok, un tempio che ospita la piรน importante universitร  buddhista thai.
ยซNulla รจ impossibile per chi vuole comprendere davveroยป aveva detto Ashin Kelasa, quando lโ€™avevo incontrato a Mandalay, dopo avermi dato poche, scarne indicazioni per raggiungerlo nel suo eremo.
Quel che volevo capire era il cosiddetto โ€œintegralismo buddhistaโ€. Credevo nella magia del buddhismo. I suoi valori di compassione, nel senso di empatia, comprensione, rispetto, mi apparivano antitetici con le โ€œMilizie degli Illuminatiโ€ che in tutto il sud-est asiatico cercano di trasformare il Dharma, la legge morale, in legge dello Stato, dottrina politica. Un fenomeno che in Birmania si รจ manifestato con le esplosioni dโ€™intolleranza e violenza nei confronti della minoranza musulmana (circa il 5% su una popolazione di 60 milioni): nellโ€™ultimo anno si sono susseguiti veri e propri pogrom anti-islamici, con oltre 250 morti e circa 150.000 persone rimaste senza casa.
Un โ€œterrore buddhistaโ€, come strillato nella copertina di Time del 1ยฐ luglio, che ha il volto di un monaco: Wiseitta Biwuntha, noto come Ashin Wirathu, leader del movimento 969, che si richiama ai 9 attributi del Buddha, i sei del suo insegnamento e ai nove del โ€œSanghaโ€, la comunitร  dei fedeli. In un paese, come tutti gli altri dellโ€™area, ossessionato dalla numerologia, 969 รจ divenuto il simbolo della difesa del โ€œsavannaโ€. Questo termine pali, che ingloba la comunitร  buddhista e lโ€™essenza stessa dellโ€™insegnamento del Buddha, da oltre due millenni giustifica ogni deviazione dallโ€™insegnamento stesso.
ยซQuando lasci che il seme di un albero metta radici in una pagoda, allโ€™inizio ti sembra piccolo. Ma sai che dovrai tagliarlo prima che cresca troppo e distrugga lโ€™edificioยป ha detto Ashin Wirathu, secondo cui i musulmani minacciano lโ€™identitร  birmana.
ยซI monaci non devono occuparsi di politicaยป commenta infastidito Phra Phitoo, quando gli chiedo un commento. Secondo quel tranquillo monaco della foresta thailandese, lโ€™importante รจ concentrarsi su se stessi. Ma alla fine anche lui si lascia andare a qualche valutazione teologica. ยซIl cristianesimo รจ avido e lโ€™induismo stupidoยป. Peggio di tutte รจ lโ€™Islam. ยซรˆ una religione cattiva: uccidi e vai in paradisoยป. Con minor virulenza รจ lo stesso giudizio di Ashin Wirathu. ยซI musulmani sono fondamentalmente cattivi. Maometto gli permette di uccidere qualsiasi creaturaยป ha dichiarato.
Ashin Kelasa predica invece la tolleranza. ยซGiudicate le persone, non la loro religioneยป predica di fronte a circa duecento seguaci birmani nel ritiro di meditazione al termine del Thingyan, il capodanno lunare. Un invito al dialogo tanto piรน importante perchรฉ avviene poco tempo dopo gli scontri tra buddhisti e musulmani avvenuti proprio in quella regione. In privato, perรฒ, anche questo ex professore di matematica, autore di un saggio su Buddhismo e Democrazia, manifesta insofferenza nei confronti dei musulmani. ยซIl problema รจ che con loro non รจ possibile il dialogo. Giudicano gli altri ma non accettano di mettersi in discussioneยป. Per quanto riguarda lโ€™estremismo dei monaci che incitano alla violenza si limita a negarlo con un sofisma. ยซNon ci sono monaci violenti. Se sono violenti non sono monaciยป.
Seguire i monaci della foresta, alla fine, non รจ servito a comprendere le ragioni delle derive integraliste del buddhismo. Anzi, il sonno della meditazione ha generato nuovi dubbi, incubi. ยซOsservali e falli passareยป mi tranquillizza Ashin Kelasa. ยซIl senso del buddhismo nessuno puรฒ dartelo, devi conquistarloยป.
Aveva capito tutto John Burdett, ex avvocato inglese che scrive romanzi gialli ambientati in Thailandia. ยซQuesto รจ uno dei grandi vantaggi del buddhismo, amico mio: non รจ focalizzato sui risultati. Non cโ€™รจ alcun modo in cui tu possa influire sul destino degli altri, ma solo sul tuoยป mi aveva detto.
Forse รจ proprio in questo senso del dubbio e della ricerca individuale, sottinteso a tutta la cultura buddhista โ€“ almeno nel Theravada โ€“ che si possono cogliere i motivi inconsci di contrasto con lโ€™Islam. ยซรˆ la paura che genera violenzaยป dice Ajarn Sulak Sivaraksa, filosofo buddhista thai, uno dei padri fondatori del Network of Engaged Buddhists, organizzazione nota per lโ€™impegno sociale e lโ€™apertura al dialogo inter-religioso. La paura, a sua volta, รจ generata dal confronto con una religione cosรฌ di piena di certezze, gerarchica come quella musulmana.
Piรน si osservano i propri dubbi, piรน si comprende che il problema dellโ€™integralismo buddhista รจ ben piรน complesso di quanto appaia nellโ€™ottica occidentale e monoteista, con i suoi criteri di giudizio tanto netti e โ€œcorrettiโ€.
In Birmania, inoltre, il movimento sta diffondendosi proprio per le aperture democratiche del governo. La diffusione di Internet, la โ€œlibertร โ€ di stampa, stanno dando voce a vecchie tensioni inter-etniche alimentate allโ€™epoca della colonizzazione britannica in nome del divide et impera. Il regime militare che ha dominato il paese sino a tre anni fa riusciva a sedarle con un controllo feroce. Tanto che nel 2003 lo stesso Ashin Wirathu era stato incarcerato per istigazione alla violenza anti-musulmana, ed รจ stato liberato solo nel 2012 con altre centinaia di prigionieri politici. La nuova aria di libertร  che si avverte non appena si mette piede in Birmania, inoltre, ha innescato un fenomeno psicosociale: la rabbia repressa in decenni di dittatura cerca sfogo in qualsiasi direzione.
Le analisi di alcuni commentatori occidentali secondo cui gli scontri inter-religiosi rappresentano il vero volto di un governo pseudo-democratico sono basate su una vera e propria forma di miopia geopolitica. Al contrario, come ha scritto Joshua Kurlantzick, analista del Council of Foreign Relations di Washington, โ€œmettono a serio rischio il processo di riforme avviato dal presidente Thein Seinโ€.
รˆ questโ€™ottica che va giudicato lโ€™atteggiamento di Aung San Suu Kyi, accusata dalle anime belle dellโ€™Occidente di aver โ€œtraditoโ€ la causa per la quale ha trascorso ventโ€™anni agli arresti e rischiato la vita. La Signora, non avrebbe condannato con sufficiente durezza le violenze contro la minoranza musulmana. In particolare Aung San Suu Kyi รจ giudicata colpevole di โ€œsilenzioโ€ riguardo lโ€™ennesima persecuzione contro i Rohingya, minoranza musulmana stanziata nel Rakhine, la regione birmana affacciata sul Golfo del Bengala.
Anche in questo caso, osservando da lontano, si sono create parecchie confusioni. A partire da quelle geografiche: in alcuni casi i Rohingya sono stati โ€œassimilatiโ€ ai musulmani delle regioni centrali e viceversa. In altre parole per molti, in Occidente, tutti i musulmani birmani sono Rohingya.
La loro situazione, invece, รจ ben piรน drammatica. I Rohingya sono gli indesiderati del sud-est asiatico. Sono circa 800.000 persone, etnicamente e culturalmente assimilabili ai bengalesi. Per questa differenza sono discriminati e perseguitati piรน di chiunque altro, considerati โ€œimmigrati illegaliโ€. Sono talmente disperati da cercare rifugio in Bangladesh, uno dei paesi piรน poveri al mondo. Dove sono confinati in campi privi di ogni assistenza. ยซQui siamo giร  in troppi per troppo poco lavoro. Sarebbe una guerra tra poveriยป dice un funzionario dellโ€™Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Piรน o meno, รจ quanto dichiarato da Aung San Suu Kyi, intervistata dalla Bbc riguardo i Rohingya. ยซSto chiedendo tolleranza, ma non credo che si dovrebbe usare la propria leadership morale, se volete chiamarla cosรฌ, in nome di una qualsiasi causa senza perรฒ andare realmente allโ€™origine del problemaยป.
Lโ€™origine del problema, รจ la stessa di tutti i conflitti etnici e religiosi che negli ultimi anni sono esplosi in Asia, dalle Filippine al sud della Thailandia, lo Sri Lanka, il Bangladesh, lโ€™Indonesia: una miscela esplosiva di democrazia immatura, nazionalismo, sperequazioni economiche abissali.
Nella maggior parte dei casi, poi il terrore non รจ stato buddhista. Mentre รจ un buddhista, un monaco vietnamita a proporre una soluzione. Si tratta del maestro Zen Thich Nhat Hanh. ยซSe incontri il Buddha uccidilo. Devi liberarti da ogni dogma. Se non sei capace di uccidere il Buddha non puoi uccidere i tuoi preconcettiยป.โ€

L’amore sopra ogni cosa

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Nella rubrica ฤ‚dฤmร  su Jesus di maggio 2014, Gabriella Caramore scrive:
โ€œPerchรฉ le religioni, mi chiedevo il mese scorso in ฤ‚dฤmร , se il mondo sembra procedere, per lo piรน, senza bisogno di riferirsi a un Dio, o a una sapienza codificata, o a grandi figure spirituali, e sembra non avere sete d’altro che di sรฉ stesso, e del proprio inoltrarsi convulso e inconsapevole verso la catastrofe? Una prima risposta la rinvenivo nel fatto che ciรฒ che ha dato vita alle grandi tradizioni religiose รจ la stessa sete di conoscenza che ha dato origine al sapere filosofico, scientifico, morale, politico di tutta la storia dell’umanitร .
Ma vi รจ un’altra โ€œspintaโ€ che ha contribuito al sorgere delle religioni, alle loro scritture, alle loro storie, alle loro aggregazioni: quella di alleviare le sofferenze di uomini e donne, di dare un senso al dolore, quando non lo si possa estinguere del tutto, quella di contenere le forze distruttive che abitano il cuore dell’uomo. In una parola, il tentativo di fare comunitร , di creare societร , di costruire convivenza.
Quando a Gesรน viene chiesto โ€“ come si racconta nei Vangeli sinottici โ€“ quale sia il comandamento piรน grande, in una sintesi geniale accosta due versetti della Bibbia ebraica, e risponde che, alla fine, vi รจ un solo comandamento: quello di amare l’unico Dio e di amare chiunque ci si presenti come prossimo. Se ci si china sul prossimo con amore, si ama anche Dio. E se si ama Dio, questo amore si manifesta nella cura del prossimo. Ma se noi allarghiamo lo sguardo al di fuori dell’orizzonte giudaico e cristiano, troviamo affermazioni analoghe in tutte โ€“ ma davvero tutte โ€“ le altre sapienze: nei grandi poemi indiani e nei discorsi del Buddha, nei pensieri di Confucio e nelle massime del Dao, nel jainismo e nello zoroastrismo, nella sapienza latina e nei discorsi del profeta Muhammad. Questo, in definitiva, il โ€œprogrammaโ€ di ogni religione, che sfocia fino al grande mare della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: โ€œCiรฒ che tu non vuoi che ti venga fatto, non farlo a nessun altroโ€.โ€

L’anima in pace

Hui-k'oOggi pubblico una storiella breve e folgorante della tradizione buddhista. Questa la fonte.
Un giorno Hui-k’o si presentรฒ a Bodhidharma e gli disse: “La mia anima รจ tormentata: ti prego, dalle pace!”
“Portami qui la tua anima e io le darรฒ pace.”
“Come faccio? Quando la cerco, non la trovo.”
“Allora รจ giร  in pace.”

Cambia la popolazione, cambia la religione

Uno sguardo sulla Cina e sulla situazione delle religioni. Articolo di Fabrizio Mastrofini preso da Vatican Insider.

malacca_tempio_cinese.jpgโ€œNel vasto ยซpianeta cineseยป รจ in corso una profonda trasformazione che investe la religione. Il punto di partenza รจ dato dallโ€™esodo dalle campagne verso le cittร , un fenomeno che ha dimensioni bibliche. Secondo le statistiche ufficiali gli abitanti nelle cittร  hanno superato quelli delle campagne: 690,79 milioni contro 656,56 alla fine del 2011. Gli effetti sul piano religioso sono rilevanti. A dedicare servizi a questi aspetti e a documentare i problemi ci sono due agenzie stampa specializzate sullโ€™Asia: Ucanews con sede a Honk Kong ed Eglise dโ€™Asie della Societร  delle Missioni Estere di Parigi, con sede nella capitale francese. I dati raccolti, le testimonianze, le analisi, convergono nel sottolineare che la trasformazione demografica ha cominciato ad avere effetti sul piano religioso. Ucanews ha preso ad esempio la storia di Bosco Wang, migrante cattolico, dalla campagna a Guangdong e poi da qui in una cittadina a sud di Shangai. Il primo gravissimo problema che ha affrontato รจ stato linguistico: trovarsi con sacerdoti in grado di esprimersi solo in cantonese e non in mandarino. ยซHo visto โ€“ ha raccontato โ€“ numerose persone che durante la messa recitavano il rosario senza seguire la celebrazione. Poi ho capito che non erano in grado di comprendere il sacerdoteยป. E casi simili sono in grande aumento. Eglise dโ€™Asie in un recente servizio sul problema nota come lโ€™esodo dalle campagne stia ristrutturando sia la Cina sia il cattolicesimo. Come accade nel villaggio di Erquanjing, nel nord-ovest della provincia di Hebei, diocesi di Xiwanzi. Qualche anno fa contava oltre duemila abitanti, praticamente tutti cattolici; oggi sono ridotti ad un centinaio. E secondo le statistiche dellโ€™Istituto di antropologia dellโ€™Universitร  di Pechino ogni giorno spariscono tra 80 e 100 villaggi a causa dellโ€™esodo massiccio verso le cittร . Un parroco โ€“ don Joseph Yang, nel distretto di Yang โ€“ ha dichiarato che ogni settimana si trova davanti a volti nuovi nelle sue messe, con la conseguente grande difficoltร  di dare risposte pastorali efficaci.

Ma anche le altre religioni e confessioni cristiane affrontano sfide difficili. Ad esempio il mondo buddista, in grande crescita e nonostante sia favorito dal governo perchรฉ viene visto come una religione tradizionale dellโ€™Asia, a differenza del cristianesimo che viene percepito come una religione occidentale, dunque importata. Il professor Ji Zhe, sociologo e specialista in storia delle religioni cinesi, dirige un progetto di ricerca internazionale sullโ€™evoluzione del buddismo in Cina. Attualmente โ€“ ha dichiarato a Eglise dโ€™Asie โ€“ delle cinque religioni ufficialmente riconosciute (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo, islam), i buddisti costituiscono il piรน numeroso gruppo di credenti e praticantiยป. In particolare parliamo del buddismo Mahayana Han, con 100 milioni di fedeli, mentre sono 7,6 milioni i buddisti tibetani e 1,5 milioni i buddisti Theravada. Secondo lo studioso il buddismo รจ sostenuto dal governo per motivi politici e per interessi economici. Per questi ultimi il caso esemplare รจ quello del tempio Shaolin nella provincia di Henan, molto famoso per la grande tradizione nelle arti marziali. รˆ un luogo di turismo che raccoglie decine di migliaia di visitatori ogni anno ma i proventi del biglietto di ingresso vanno al 70% al governo locale. E la comunitร  monastica รจ sottoposta ad uno stringente controllo amministrativo su come spende quel 30% di introiti che ha a disposizione. Inutili le vibranti proteste che ogni anno vengono sollevate dai monaci. Quanto ai motivi politici lโ€™analisi del professor Ji Zhe รจ precisa. ยซLa religione che si sviluppa di piรน in Cina รจ il protestantesimo, soprattutto evangelico, che รจ piรน attivo e rivendicativo, non esita a invocare la libertร  religiosa ed il rispetto dei diritti dellโ€™uomo, anche grazie ai legami con lโ€™estero e grazie allโ€™organizzazione specifica, difficile da controllare per lo stesso governo. Cattolicesimo ed islam sono ugualmente problematici per il governo centrale, sia sul piano diplomatico, sia sul piano etnico. Ed allora si cerca di favorire lโ€™espansione del buddismo Mahayana Han โ€“ gli Han sono lโ€™etnia maggioritaria alla quale appartiene il 92% della popolazione cinese โ€“ per tentare di contenere lโ€™espansione di altre religioniยป.โ€

Pensiero d’Oriente in Italia

Avete un quarto d’ora di tempo? Un tempo calmo, rilassato, non rubato a mille impegni, di quelli che si portano dietro pure il senso di colpa del furto. Bene, chi vuole puรฒ dedicare quel tempo alla lettura di questa intervista di Sabrina Conti a Tamotsu Nakajima, Presidente Nazionale del Soka Gakkai (Societร  per la realizzazione del Valore). Va detto che in rete si trovano anche molti articoli contrastanti su questa corrente. Metto il link del Cesnur e quello a un articolo de L’Espresso di luglio, invitando a leggere i numerosi, variegati e vivaci commenti…

 

simbolo-della-soka-gakkai.jpgIl buddismo ha origini antichissime, ma la vostra comunitร  รจ stata fondata negli anni โ€™30 in Giappone da Tsunesaburo Makiguchi

Prima di tutto bisogna considerare la storia del buddismo che vediamo ora e quella che era in origine. Questo non รจ facile. Difficile fare chiarezza in questo. Spesso il risultato รจ frutto di un ragionamento, non della effettiva realtร  derivata da fatti realmente accaduti e che hanno portato ad un mutamento.  La laicitร , che altro non vuol dire se non che non ci sono Preti o Bonzi, รจ frutto di varie fasi della storia. Ecco perchรฉ รจ inutile analizzare un solo aspetto. Ecco il Soka Gakkai nasce sicuramente nel 1930, prima della fine della seconda guerra mondiale.

Portare lโ€™Oriente in Occidente, voi avete fatto questo; ma la cultura Orientale รจ ricca di introspezione di momenti di ricerca allโ€™interno di sรฉ.

Ed il buddismo รจ semplicissimo: causa ed effetto; quale รจ stata la causa dellโ€™attuale situazione?  Che cosa รจ stato fatto perchรฉ ci accadesse ciรฒ? Ogni cosa dipende da questo: sia passato, presente o futuro. Anche noi siamo laici, prima avevamo i preti. Ma ad un certo punto, essere preti รจ diventato come un lavoro. Il buddismo รจ uguale per tutti: solo con la pratica si riesce realizzare quello che professa il buddismo. Anche i preti praticavano, come tutti.  Ma se questo diventa lavoro non cโ€™รจ piรน illuminazione. Tanti preti pensano: noi siamo superiori, ed i credenti pensano noi siamo inferiori. Molti non spiegano, danno dei dogmi, senza raccontare le origini.

Forse, volendo dare una colpa, alla perdita delle origini, la si puรฒ ricercare nel consumismo, nellโ€™allontanamento dalla natura, nella perdita di coscienza verso ciรฒ che ci circonda e che รจ allโ€™origine della Vita. Voi come vivete questo rapporto col Creato?

Nel buddismo l’essere vivente e l’ambiente che lo contiene non sono due realtร  separateโ€ altrimenti non si comprende questo principio fondamentale del buddismo.  Bisogna migliorare lโ€™ambiente, per migliorare le persone stesse. Le persone sono nate dalla natura. Sono un elemento della natura, e non esseri superiori che hanno il diritto di dominarla. Questa convinzione deriva dallโ€™uso dellโ€™intelligenza errato, da tutto quello che lโ€™uomo ha creato e che lo fa credere superiore. Lโ€™intento del buddismo รจ vivere in armonia con le persone, tra le persone, e con lโ€™ambiente. Bisogna vivere ogni giorno singolarmente e gioire della vita. Eโ€™ appunto questo il punto critico a cui mi riferivo prima. La nostra societร  รจ quella del nulla, delle apparenze: questo viene trasmesso sin dalla prima infanzia. Sembra difficile vivere cercando al proprio interno lโ€™energia positiva e propositiva.

Che buddismo seguite?

La nostra รจ la scuola buddista fondata da Nichiren Daishonin. Molte cose sono rimaste ai nostri giorni esattamente come aveva insegnato lui: l’oggetto di culto, la recitazione della Legge mistica “Nam-myoho-renge-kyo”, e l’atteggiamento fondamentale di lottare contemporaneamente per felicitร  degli altri e per la propria. Poi il risultato dipende dalla sinceritร , dalle azioni e dal comportamento di ogni praticante. In origine si pregava solo per sรฉ, ognuno si impegnava a realizzare la propria illuminazione.  Ma nel buddismo la pratica โ€“ come dicevo prima โ€“ significa pratica per sรฉ e per gli altri.  รˆ fondamentale sviluppare il desiderio di star bene tutti insieme e non solo se stessi. รˆ questo il cambiamento dalle origini, di cui parlavamo prima. Ed รจ per questa ragione che si passa attraverso lโ€™oggetto di culto e delle parole. La nostra pratica buddista รจ molto semplice: la mattina e la sera io recito due capitoli del Sutra del Loto e Nam-myoho-renge-kyo. In questo modo, attraverso questa causa, nasce lโ€™effetto, con la comunitร  di pensiero, lโ€™energia si muove. In realtร , nessuno mi regala niente, sono io che poi devo realizzare tutto attraverso i miei sforzi. Se io ho la capacitร  riesco, se non ho capacitร  non riesco. Ognuno ha la capacitร , ognuno รจ potenzialmente un Budda: natura ed apparenza sono tutto in uno.

Chi si avvicina a voi crede giร  in questo?

Noi seguiamo lโ€™insegnamento e l’esempio dei nostri Maestri (Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda), ma loro non sono i nostri guru, non li adoriamo. Sono un esempio. Il Maestro รจ uno che pratica il Buddismo e che indica la strada.

A parte lโ€™esempio che puรฒ dare nella vita di tutti i giorni, passerร  dei messaggi che lui trova dentro di sรฉ e li trova perchรฉ ha fatto un percorso?

Senzโ€™altro. Proprio cosรฌ, il maestro sta facendo un percorso nella sua vita per diventare profondamente buddista. Non รจ facile praticare realmente il buddismo, e realizzare, mano a mano che si va avanti. Ognuno ha il suo modo di praticare. Lโ€™esempio รจ fondamentale: si guarda lโ€™altro non con invidia ma come esempio, se lui รจ arrivato posso farlo anche io. La vita รจ da utilizzare, ci vogliono speranza e gioia, non disperazione. Quello che ognuno passa ora รจ stato vissuto prima da un altro, le difficoltร  vanno superate e le persone incoraggiate. Cerchiamo di comportarci bene, la legge cโ€™รจ. Che uno sappia o no la legge cโ€™รจ. 

Vi avvicinano piรน giovani o persone adulte che hanno giร  un loro vissuto e, con quale realtร  รจ piรน facile approcciarsi?

Cambia a seconda dei  periodi. Quando cโ€™era il movimento dei giovani, in tanti cercavano qualche cosa in piรน. Una via da seguire.

E sono rimasti o si sono adeguati agli schemi precostituiti dalla Societร ?

Tante persone cercano un ideale da realizzare tutta la vita. Se non riescono a mantenere quellโ€™ideale a metร  strada si adagiano. E prendono strade piรน comode. La comoditร , forse รจ illusione.

Apparenza?

Sรฌ.

Si nasce, cresce e muore e basta cosรฌ? In pochi pensano che la vita abbia uno scopo, un percorso di ricerca.

La gente ha paura di quello che non vede tangibilmente, questo รจ un biscotto ma se io non lo vedo โ€ฆ tanti anche vedendo il biscotto non lo mangiano.

Essere un Maestro, come Lei, cosa significa?

Io sono sempre un apprendista, ho i difetti come gli altri, ogni giorno devo imparare. Io non capisco mai abbastanza il buddismo. Ad esempio questi sono gli scritti di Nichiren Daishonin, il fondatore della nostra scuola buddista.  Lui esprime delle teorie ben precise sul buddismo: sono lettere mandate ai credenti, e noi abbiamo tradotto dal giapponese allโ€™inglese e dallโ€™inglese allโ€™italiano. perciรฒ il passaggio della traduzione un poโ€™ cambia. Sono 172 pezzi in cui incoraggiava i credenti. Il buddismo non รจ negli scritti, il buddismo รจ come vive la persona, come ha vissuto. Il Sutra รจ composto di parole, รจ un insegnamento. รˆ importante come si utilizza il Sutra nella vita stessa. Noi viviamo la vita ogni attimo. La situazione cambia sempre nessuna cosa รจ ferma, io stesso cambio ogni attimo. Un attimo prima sono riuscito a fare una cosa, lโ€™attimo dopo non si sa. Siamo noi che influenziamo attimo dopo attimo. Il nostro lavoro รจ aiutare la persona quando รจ in difficoltร . Il buddismo pensa a come poter essere utile a quella persona.

Accade che i buddisti scelgano un altro credo?

Quello che ho potuto vedere, succede che sperimentano qualche altra cosa e poi tornano a praticare il buddismo di Nichiren Daishonin.

Vivendo nella societร  ci saranno problematiche comuni al resto della societร , ad esempio il divorzio. Sembrerebbe impossibile che accada questo evento in una coppia buddista che dovrebbe vivere nellโ€™armonia.

Tutto รจ lasciato libero. Se si rivolgono a me esponendo le difficoltร  rispondo, aiuto, ma se non lo fanno, non posso fare nulla.  Comunque sia il momento che stiamo vivendo ora รจ nulla in confronto al passato, ai miliardi di persone che sono vissute prima di noi. Noi abbiamo un legame perchรฉ siamo qui in questo momento. Come italiani abbiamo pure un legame tra storia e vita attuale. Quello che noi sentiamo crea un legame, noi creiamo movimenti per la pace per la cultura. Tutto bello, ma noi dobbiamo ragionare su come agire nella vita quotidiana: coi vicini, il lavoro, i quartieri โ€ฆ Non sempre โ€œcontro qualcunoโ€ ma โ€œcon qualcunoโ€. Chi arriva nella nostra comunitร , sente il meccanismo dellโ€™essere vicini e in piรน, sente lโ€™importanza del legame, di aiutarsi lโ€™uno con lโ€™altro.

Lโ€™Italia รจ un paese difficile per il buddismo?

Fortunatamente รจ molto difficile, ma hanno delle necessitร  gli italiani, delle necessitร  differenti dagli altri Paesi, ed hanno molto cuore, sono umani.

Come vi siete posti con la strage dei monaci in Birmania, un martirio di pacifici e silenziosi uomini uccisi con una violenza tanto grande?

Ogni singola persona, in ogni singolo istante, vive sia una parte molto buona ma, al contempo, molto cattiva: bene e male sono due facce della stessa medaglia. Per noi buddisti questo punto di vista non รจ difficile da comprendere. Si parla di diritti umani. Ogni singola persona ha diritto.

E quindi come si spiega la diversitร  nel mondo?

Noi professiamo pace ed educazione.  Attualmente cโ€™รจ solo egoismo o egocentrismo. Non ci si preoccupa di nulla … domani mi candido, domani tolgo lโ€™Imu โ€ฆ di fronte ad un guadagno immediato personale … non importa il peggioramento.  Il buddismo parte sempre dalla comunitร .

La vostra comunitร  รจ in crescita?

Si ma bisogna migliorare la qualitร  e la pratica.  Se tu vuoi cambiare una societร  confusa non รจ sufficiente la quantitร  ma il come. Ognuno deve guardare se stesso.

Voi aiutate nel sociale?

Noi facciamo solo attivitร  religiosa in Italia, allโ€™estero si fanno anche altre cose. Nello specifico in Italia cerchiamo di combattere contro le armi nucleari.  Abbiamo una universitร  in California che non รจ una universitร  โ€œreligiosaโ€. Il presidente Ikeda รจ stato insignito dall’ONU di un riconoscimento per la pace. Nei primi anni settanta ha riaperto il dialogo con Cina. La Soka Gakkai รจ anche intervenuta in aiuto alla popolazione della Cambogia.

Come vi ponete con le altre religioni, quali sono i punti di confronto?

Io non so, per cui prima devo sapere. Almeno cerco di ascoltare tutto quello che dice lโ€™altra persona senza pregiudizi.

Con i cattolici che rapporto avete?

Cerchiamo di dialogare ma cโ€™รจ qualche difficoltร .

Attuate dei progetti insieme?

Con la comunitร  di Santโ€™Egidio, abbiamo raccolto le firme per la moratoria sulla pena di morte.

Voi non vi occupate di politica?

No qui no, in Giappone sรฌ: diciamo ai giovani di seguirla. La politica va intesa come interesse per le cose del Paese. Le singole persone devono interessarsi di tutto. La democrazia รจ una bella cosa, ma chiede impegno.

I giovani si possono aiutare?

I giovani dโ€™oggi sono bravissimi. Io ho insegnato a scuola โ€“ 50 anni fa. Ogni anno gli studenti sono diversi. Dai 16 ai 22, 23 anni sono veramente in gamba. Hanno qualche cosa in piรน sono saggi anche se con poca esperienza. Ecco credo che tutte le credenze debbano aiutare i giovani.

E la donna?

La donna ha una sensibilitร  diversa nellโ€™Occidente; cultura che forse nellโ€™oriente รจ piรน sviluppata anche fra gli uomini. Qui si sono mantenute la storia e la tradizione. Nel buddismo non cโ€™รจ differenza. รˆ una domanda frequente questa che lei mi fa. Gli uomini seguono la famiglia: nonno padre nipoteโ€ฆ le donne seguono la prosperitร . Le donne hanno piรน forza. La loro vita รจ attaccata al quotidiano, educano i figli. Lโ€™educazione famigliare รจ fondamentale. Non intendo lโ€™essere mammoni. Le donne hanno forza ovunque. Anche nella Soka Gakkai, sono le donne che portano avanti l’attivitร  buddista, tranquille e costanti, gli uomini a volte la portano avanti solo per mettersi in mostra ma, per fortuna, il 60% dell’istituto รจ composto da donne.

Qual รจ il problema piรน grande oggi?

Egocentrismo, ognuno pensa per sรฉ, per i suoi parenti ed amici. Lโ€™egoismo. Lโ€™ignoranza nel senso di non sforzarsi per conoscere di piรน. Sforzo considerato inutile. Chi domina la societร  vuole mantenere ignorante il popolo. Cosรฌ dura di piรน … da sempre รจ cosรฌ.

Questa migrazione dei popoli, questo mischiarsi puรฒ essere una chiave di salvezza per lโ€™umanitร ?

Un aiuto sรฌ, conoscersi di piรน scambiando le culture. Anche la tecnologia se usata bene รจ senzโ€™altro positiva. Ma in molti casi non viene sfruttata correttamente, e l’essere umano rischia di diventarne solo schiavo. Lโ€™umanitร  deve prendere coscienza e ragionare. Le persone devono riappropriarsi dellโ€™intelligenza.

Accostamenti

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Ho letto su โ€œLa civiltร  cattolicaโ€ del 3-17 agosto un interessante articolo di Javier Melloni sulla crisi. Lo spunto di partenza รจ la crisi economica mondiale, ma presto il discorso si fa vasto e il riferimento principale รจ alla crisi di mezza etร  che spesso prende l’uomo nel suo cammino esistenziale o di fede. Vengono citate belle pagine di letteratura e spiritualitร , le riporto:

  • Dante Alighieri: โ€œNel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chรฉ la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era รจ cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’รจ amara che poco รจ piรน morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirรฒ de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.โ€ (La divina commedia)

  • Teresa d’Avila: โ€œUna volta cresciuto [โ€ฆ], il bruco comincia a lavorare la seta e a edificare la casa dove dovrร  morire… Muoia, muoia questo verme, come muore il baco da seta per realizzare il senso della sua vita… Quando, in questo grado di orazione, [il bruco] muore completamente alle cose del mondo, [โ€ฆ] nasce una farfallina biancaโ€ (Il castello interiore)

  • Pierre Teilhard de Chardin: โ€œPer la prima volta forse nella mia vita [โ€ฆ] sono sceso nel piรน intimo di me stesso, in quell’abisso profondo dal quale sento confusamente emanare la mia capacitร  di agire. Ora, a mano a mano che mi allontanavo dalle evidenze convenzionali che illuminano superficialmente la vita sociale, mi rendevo conto che la mia vita profonda mi sfuggiva. A ogni gradino che scendevo, scoprivo in me un altro personaggio, di cui non potevo piรน dire il nome esatto, e che non mi obbediva piรน. E quando fui costretto a porre fine alla mia esplorazione perchรฉ la strada veniva meno sotto i miei passi, c’era, ai miei piedi, un abisso senza fondo, dal quale scaturiva, venendo da chi sa dove, il flusso che oso chiamare la mia vitaโ€ (L’ambiente divino)

  • Keiji Nishitani: โ€œIl grande dubbio rappresenta non solo l’apice del sรฉ che dubita, ma anche il punto del suo โ€œestinguersiโ€ e cessare di essere โ€œsรฉโ€ [โ€ฆ]. E’ il momento nel quale il sรฉ รจ nel contempo il nulla del sรฉ, il momento che รจ il cosidetto โ€œluogo del nullaโ€, dove accade una conversione al di lร  del grande dubbio. Il grande dubbio emerge come l’apertura del luogo del nulla, come il campo della conversione dal grande dubbio stesso. Ecco perchรฉ รจ โ€œgrandeโ€.โ€ (La religione e il nulla)

Ho voluto raccogliere e accostare questi testi per mostrare quanto certi cammini di religioni molto diverse spesso intreccino i loro passi, soprattutto nella mistica, e trovino risonanza nell’esperienza umana di tanti, credenti e non.

Tauran e il buddhismo

tauran, ecumenismo, dialogo interreligioso, religioni, buddhismo, cristianesimoLa sera dell’annuncio dell’elezione del nuovo papa, sul balcone centrale di piazza San Pietro รจ apparso per l’โ€œHabemus papamโ€ il cardinale francese Jean Louis Tauran. Il web ha immediatamente cominciato a ironizzare in modo anche feroce su di lui, sul suo intercalare incerto e sulle sue movenze particolari (dovuti al morbo di Parkinson). Il cardinale รจ il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; rivolgendosi al mondo buddista in occasione dellโ€™annuale festa di Vesakh ha affermato: ยซIl nostro autentico dialogo fraterno esige che noi buddisti e cristiani facciamo crescere ciรฒ che abbiamo in comune, e specialmente il profondo rispetto per la vita che condividiamoยป. ยซL’amorevole gentilezza verso tutti gli esseri รจ la pietra angolare dell’etica buddista e l’amore di Dio e l’amore del prossimo sono invece il centro dell’insegnamento morale di Gesรนยป. Penso, ha continuato il porporato che ยซsia urgente creare, sia per i buddisti che per i cristiani, sulla base dell’autentico patrimonio delle nostre tradizioni religiose, un clima di pace per amare, difendere e promuovere la vita umanaยป.

L’articolo da cui ho preso le parole รจ di Luca Rolandi e appare su Vatican Insider.