Sul mio canale YouTube ho deciso di iniziare un percorso lungo e articolato sui vizi e sulle virtรน. Da anni la mia collega di Storia dellโarte Paola organizza per le classi terze unโuscita a Padova. Tra le varie opere propone sempre la visita alla Cappella degli Scrovegni lasciando a me il compito di spiegare e approfondire il ciclo basso di affreschi dedicati ai vizi e alle virtรน. Con le classi poi svolgiamo un lavoro di attualizzazione: se dovessimo proporre oggi un ciclo di sette vizi e sette virtรน, cosa proporremmo? Sullโonda di questo lavoro ho pensato di approfondire intanto i sette vizi capitali. Lo spunto รจ sempre un episodio biblico al quale aggancio approfondimenti psicologici, filosofici e letterari.
Nel primo video ho raccontato la storia del rapporto tra Saul e Davide, il punto di partenza:
Nel secondo ho raccolto le domande utili a stimolare delle riflessioni sullโinvidia a partire dalla vicenda di Saul e Davide:
Il terzo video contiene un brevissimo commento biblico:
Nel quarto video do un poโ di spazio allโapprofondimento psicologico: l’invidioso colpisce ciรฒ che ammira e non potendo eguagliare la luce dell’altro, la spegne per non restare al buio:
Il modo con cui viene interpretata e affrontata l’invidia dalle diverse tradizioni spirituali del mondo รจ oggetto del quinto video, in cui viene analizzato il tema attraverso una mappa comparativa interreligiosa, mettendone in luce i rischi e gli antidoti secondo tre differenti visioni: islamica, buddhista ed ebraica:
Renรฉ Girard teorizza la teoria del desiderio mimetico. L’essere umano non desidera gli oggetti in modo autonomo, ma imita il desiderio di un modello. Quando il modello รจ troppo vicino (mediatore interno), si trasforma inevitabilmente in rivale e ostacolo. Saul e Davide incarnano la crisi mimetica che sfocia nella caccia al capro espiatorio. Ecco il sesto video:
Nel 1887, nella Genealogia della morale, Friedrich Nietzsche ha formulato uno dei concetti psicologici piรน attuali di sempre: il Ressentiment (risentimento). Non si tratta di una semplice invidia passeggera, ma di un veleno interiore che spinge chi si sente impotente a svalutare la forza vitale altrui e a travestire le proprie debolezze da “valori morali”. Eโ ciรฒ che รจ contenuto nel settimo video:
Ottavo video dedicato ad un approfondimento letterario: ho messo in correlazione la complessa relazione tra il re Saul e Davide e il capolavoro letterario di John Steinbeck, La valle dell’Eden, ripercorrendo la matrice profonda del mito di Caino e Abele:
Un ulteriore riferimento letterario รจ presente nel nono video, in cui ho provato ad esplorare il concetto psicologico e filosofico di invidia ontologica mettendo a confronto il dramma shakespeariano di Otello e la vicenda biblica del re Saul e di Davide:
L’invidia รจ un filo rosso che attraversa l’intero racconto biblico, minando relazioni familiari, leadership religiose e comunitร . Oltre alle vicende di Saul e Davide o di Caino e Abele, la Scrittura offre una straordinaria galleria di episodi che mostrano come nasce questo sentimento, come si maschera e dove conduce. A concludere il lungo percorso, ecco qui 6 vicende:
LโIstituto Lama Tzong Khapa (qui la pagina Fb) รจ il piรน importante centro buddhista in Italia e uno dei maggiori in Europa: sorge immerso nel verde delle colline toscane, 40 km a sud di Pisa, a Pomaia. A breve avrร una nuova sede: il primo monastero buddhista costruito ex novoย in Italia. Ho trovato la notizia su Avvenire ed รจ a cura di Leonardo Servadio.
โยซAbbiamo appena completato lโiter burocratico, ora la costruzione puรฒ cominciareยป. Massimo Stordi parla del nuovo monastero che sorgerร a Poggio di Penna, su un colle presso Pomaia, in provincia di Pisa. Forse non sarebbe una notizia di grande interesse se si trattasse di un luogo di tradizione benedettina. Ma questo sarร un monastero buddhista. Il primo a essere realizzato ex novo in Italia per gli aderenti alla tradizione Mahayana: di qui la rilevanza dellโiniziativa che viene presentata a Milano sabato 8 marzo, in un convegno cui prende parte il venerabile Khen Rinpoche, lโabate del monastero di Koplan in Nepal cui fa capo tale tradizione, in dialogo con Enzo Bianchi, il fondatore della Comunitร monastica di Bose e della Casa della Madia. La Mahayana รจ una delle piรน importanti correnti internazionali del buddhismo, ha il proprio centro nella cittadina toscana di Pomaia, dove sinora i suoi aderenti si ritrovano in una villa ristrutturata, e Massimo Stordi รจ il presidente dellโassociazione che la rappresenta in Italia. ยซOggi la nostra comunitร โ spiega โ conta una trentina tra monaci e monache. Non possono vivere nello stesso centro per motivi di spazio, alcuni abitano in residenze private. Nel nuovo monastero potranno tutti trovare posto e contiamo in futuro di poter arrivare a ospitare sino a un centinaio di personeยป. La presenza del buddhismo in Italia รจ divenuta assai importante: รจ la terza religione piรน diffusa (anche se molti la considerano una filosofia) dopo cristianesimo e islam. Ma, a differenza di questโultimo, chโรจ praticato in prevalenza da cittadini di immigrazione recente o recentissima, il buddhismo รจ abbracciato perlopiรน da italiani di vecchia data e di buone condizioni socioeconomiche. Ha preso piede in particolare dalla fine degli anni โ60 del secolo scorso, attualmente viene seguito da quasi 350 mila persone e si articola in diverse correnti, tutte raccolte nellโUnione Buddista Italiana, ciascuna delle quali fa capo a centri ubicati nelle aree dellโAsia dove รจ radicato da circa venticinque secoli. ยซIl disegno del nuovo monastero โ spiega il suo progettista, lโarchitetto Gino Zavarella โ trae ispirazione da quello dai suoi omologhi tibetani, che abbiamo visitato e studiato a fondo prima di metterci allโopera, peraltro seguendo i consigli e le richieste dei responsabili della comunitร cui รจ destinatoยป.
Il terreno su cui sorgerร รจ vasto, abbraccia unโampia porzione della collina che diviene il suo giardino, parte integrante del monastero, coi suoi sentieri, i suoi prati, i suoi fiori, i suoi alberi. Lโatmosfera orientale traspare subito dal profilo del tetto dellโedificio: ricorda un poco quello delle pagode. La facciata principale guarda verso sud e sullo spiazzo antistante campeggia una fontana: lโacqua รจ simbolo universale della vita che sgorga. Il suono del suo fluire comunica pace e serenitร , invita alla contemplazione e alla meditazione: sono modi dโessere propri di chiunque scelga la vita monastica, sia di tradizione orientale oppure occidentale. Il progetto nel suo complesso e ogni suo dettaglio รจ inteso a esprimere lโatteggiamento buddhista, dedito al rispettoso rapporto con la natura e a favorire la vocazione al silenzio e alla preghiera. Posto su uno zoccolo elevato di sei gradini, lโedificio รจ avvolto da un loggiato che, cosรฌ come i sentieri che sโinoltrano nel terreno circostante, sono disponibili per chi desidera meditare passeggiando. Dentro lโedificio si susseguono le celle dei monaci e delle monache, sale per la preghiera, le lezioni, le conferenze, gli incontri interreligiosi. Tali ambienti, disposti su quattro livelli di estensione decrescente, culminano con la zona destinata a ospitare le massime autoritร quando giungano in visita, come sua santitร il Dalai Lama, la figura principale del buddhismo riconosciuta da tutte le famiglie nelle quali esso si articola. Il cuore del monastero รจ una grande sala nella quale campeggia la statua del Buddha: vi si svolgono le preghiere, i rituali, le meditazioni e gli insegnamenti collettivi, mentre gli ampi spazi esterni favoriscono la pratica individuale. Le varie parti dellโedificio โ colonne, fasce marcapiano, pareti โ sono distinte da due colori: il giallo e lโarancione. Sono gli stessi che caratterizzano le vesti dei monaci e hanno un valore simbolico, cosรฌ come lo hanno gli ornamenti policromi dei capitelli, i trafori delle porte e la grande ruota che si erge sul prospetto principale. Massimo Stordi spiega cosรฌ il significato di quegli elementi: ยซIl giallo e lโarancione simboleggiano la rinuncia e lโimpegno verso il percorso spirituale. Tra gli altri, molteplici decori che, presenti ovunque, recano unโinfinitร di significati simbolici, spicca quello della ruota. ร un soggetto molto popolare e incorpora tutti gli argomenti importanti del buddhismo, come le quattro Nobili Veritร , lโorigine e le cause delle sofferenze, il fenomeno ciclico della nostra esistenza, lโimpermanenza e altro ancora. La grande ruota รจ accostata sui fianchi da una coppia di cervi: quando fu chiesto al Buddha di trasmettere la sua dottrina, una coppia di cervi, maschio e femmina, uscรฌ dalla foresta e lo guardรฒ impassibile. La riproduzione di tale evento rappresenta i discepoli maschi e femmine che provano piacere nellโascoltarne gli insegnamentiยป. Il nuovo edificio sarร costruito sulla roccia, come lo sono i monasteri tibetani, e recuperando il territorio segnato dalla escavazione di una precedente cava dismessa. Lโarchitettura sarร sensibile sia alle tradizioni antiche sia al contesto paesaggistico e seguirร un percorso di eco-sostenibilitร , garantendo cosรฌ un basso impatto ambientale, risparmio energetico e di risorse.โ
Un interessante articolo de Il Post, pubblicato lโ11 marzo.
โTra gli oltre 7 milioni di utenti di TikTok in Cambogia cโรจ una piccola nicchia, quella dei monaci buddisti, che lo usano perlopiรน per diffondere i principi del buddismo theravada, la scuola piรน antica e prevalente nel paese. Il problema รจ che il codice monastico ha regole molto rigide, pensate per evitare che i monaci attirino lโattenzione su di sรฉ: una cosa che contrasta nettamente con il modo in cui funziona TikTok e con il senso stesso dei social network. Per questi motivi, come ha raccontato il sito di news internazionali Rest of World, di recente fra i religiosi รจ nato un dibattito che riguarda proprio lโutilizzo di TikTok: cโรจ chi lo ritiene un canale utile per coinvolgere piรน fedeli, e chi invece lo reputa uno strumento controverso e da usare con grande cautela, se non da evitare. Tra i monaci buddisti cambogiani che hanno un account su TikTok ci sono Bo Pisey e Hak Sienghai: entrambi vivono in un monastero a Battambang, nel nord-ovest del paese, e hanno rispettivamente piรน di 132mila e 550mila follower. Nella gran parte dei casi sia loro sia gli altri monaci postano foto di momenti di preghiera o video in cui parlano degli insegnamenti del Buddha e del percorso che i buddisti dovrebbero seguire per metterli in atto (Dharma). Ogni tanto perรฒ condividono anche video che vanno al di lร della religione, per esempio quelli in cui incontrano i turisti o in cui si riprendono assieme agli animali. In certi casi poi gli account TikTok dei monaci, soprattutto quelli dei novizi, sono molto simili a quelli delle altre persone adolescenti: ci sono selfie, video spiritosi e foto che in qualche caso sembrano voler attirare attenzioni non esattamente religiose, per esempio mostrando i monaci a petto nudo. In Cambogia piรน di un terzo della popolazione usa TikTok. Da tempo i monaci usavano social network come Facebook e YouTube per diffondere i loro insegnamenti e condividere video in cui parlavano di temi vari. Con TikTok, che si basa prevalentemente sui contenuti che sono di moda e diventano facilmente virali, la loro posizione perรฒ รจ un poโ piรน scomoda. Le violazioni del codice monastico adottato dai monaci buddisti nel Sud-est asiatico infatti possono comportare punizioni che vanno dai blandi richiami fino allโespulsione dallโordine. I principi del buddismo theravada prevedono tra le altre cose che i monaci non possano fare sesso, non debbano uccidere nรฉ rubare; anche i novizi sono poi tenuti a seguire altri precetti, tra cui non danzare, non cantare e in generale mantenere un comportamento estremamente sobrio e rispettoso. Come ha spiegato a Rest of World Yon Seng Yeath, vice rettore di unโuniversitร buddista di Phnom Penh, la capitale del paese, almeno la metร di queste regole รจ pensata per fare in modo che i monaci non attirino lโattenzione su di sรฉ: un principio che sembra essere molto difficile da rispettare su un social network in cui รจ facile raggiungere rapidamente un pubblico molto ampio, al di lร delle intenzioni del singolo. Bo Pisey sostiene di voler solo diffondere il Dharma e di non voler ricavare nientโaltro dal suo profilo di TikTok, che ritiene un buono strumento per interagire con le persone, se usato bene. Hak Sienghai dice che รจ naturale utilizzare TikTok, in un mondo in cui la tecnologia ha rivoluzionato il modo di comunicare con le persone: sostiene di volersi avvicinare ai follower ma non troppo, e spiega di voler essere un esempio per giovani monaci che potrebbero non usare i social nella maniera piรน opportuna. Altri monaci sostengono invece che mettersi in mostra su TikTok sia contrario ai valori buddisti, e che soprattutto i novizi non dovrebbero usarlo per non distrarsi dallo studio degli insegnamenti. Cโรจ poi chi propone di introdurre un codice di condotta, come il monaco San Pisith, che al momento studia in Estonia: San Pisith non si dice in favore di un divieto totale, ma per esempio suggerisce che i contenuti condivisi siano esclusivamente didattici. Seng Yeath fa anche parte dellโautoritร regionale dei monaci, che ha il compito di vigilare sul loro comportamento in 4 delle 25 province della Cambogia e stabilire eventuali punizioni in caso di infrazioni. Finora non ci sono state grosse punizioni contro i monaci che condividevano contenuti su TikTok, ha spiegato: sono state osservate solo piccole violazioni, come aver cantato o ballato, che di norma sono state punite solo con lโobbligo di chiedere scusa al tempio. Alcuni gesti, conclude, sono considerati comunque meno gravi se fatti dai giovani.โ
โUna foto di quandโero piccola perchรฉ ho deciso di dedicare questa gemma a me stessa: in questo periodo sono cresciuta molto personalmente, ho avuto un grande cambiamento soprattutto caratteriale grazie alle persone che mi sono sempre state vicine. Ho sempre dato molto peso al giudizio degli altri e per questo motivo non mi sono mai esposta: ora sono molto piรน sicura di me stessa e dedico piรน tempo a piacere a me stessa che agli altriโ.
Con queste parole L. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. Da qualche parte ho letto una storia buddhista sulla facilitร che abbiamo nel giudicare e nel mettere unโetichetta su tutto; non trovo piรน il libro ma la rete mi รจ venuta in soccorso. Ecco qui: โUn vecchio contadino per anni aveva coltivato i suoi raccolti lavorando moltissimo. Un giorno il suo cavallo fuggรฌ e i vicini gli dissero che era stata proprio una sfortuna perderlo ma il contadino rispose โforseโ. Il cavallo, il giorno seguente, tornรฒ insieme ad altri 3 cavalli. I vicini dissero che era una meraviglia ma il contadino rispose di nuovo โforseโ. Il giorno dopo il figlio del contadino provรฒ a cavalcare uno dei nuovi cavalli ma si ruppe una gamba. I vicini gridarono alla sfortuna e lโagricoltore rispose ancora una volta โforseโ. Il giorno seguente dei soldati vennero ad assoldare giovani uomini nellโesercito ma il figlio del contadino non venne chiamato dato che aveva la gamba rotta. I vicini dichiararono che era stata una vera fortuna. Ma il contadino, come sempre, rispose โforseโ.โ
Spagna, guerra civile. Pablo รจ stato imprigionato e sa di essere condannato a morte; sa che anche lui verrร portato al muro davanti al plotone dโesecuzione; sa che รจ inevitabile. Si rende conto che la morte รจ inevitabile per qualsiasi uomo, che essa รจ lโapprodo comune a tutti. La vicinanza di questa inesorabilitร lo mette a confronto con lโesperienza che ha fatto fino quel momento: vivere come se fosse eterno, come se non ci fosse una fine. Ciรฒ lo getta nella disperazione: โNello stato in cui mi trovavo, se fossero venuti ad annunciarmi che potevo tornarmene tranquillamente a casa mia, che mi avevano graziato, la cosa mi avrebbe lasciato indifferente: qualche ora o qualche anno dโattesa รจ assolutamente la stessa cosa, una volta che si รจ perduta lโillusione di essere eterniโ. ร il protagonista del racconto Il muro di Jean-Paul Sartre.
Differente รจ lโesperienza di chi vive la gratuitร della vita e la percepisce come un dono. Sentirmi fragile e vulnerabile mi porta ad apprezzare i giorni, le settimane, gli anni, ma anche le ore, i minuti e i secondi. Un poโ come questa storiellina di origini orientali:
โCโera una volta un viandante che stava camminando su un prato quando improvvisamente si imbattรฉ in una tigre. Lโuomo si mise a correre e la tigre lo inseguรฌ.
Giunto nei pressi di un burrone, il malcapitato afferrรฒ con le mani un arbusto di vite selvatica che era cresciuta proprio sul ciglio del precipizio e vi rimase appeso, sospeso nel vuoto, mentre la tigre continuava a fiutarlo dallโalto.
Tremante di paura, lโuomo guardรฒ in basso e vide che cโera unโaltra tigre che lo aspettava di sotto, anchโessa per divorarlo. Tra i due predatori cโera solo quella vite che lo sosteneva. Dโun tratto apparvero due topi, uno bianco e uno nero che a poco a poco iniziarono a rosicchiare la vite.
Lโuomo notรฒ accanto a sรฉ una succulenta fragola. Mentre con una mano si reggeva alla vite, con lโaltra mano colse la fragola: Comโera dolce!โ
Collocati tra i fantasmi del passato (la prima tigre) e i timori sul futuro (la tigre in fondo al burrone), talvolta corriamo il rischio di farci paralizzare dallo scorrere del tempo (i due topi, il giorno e la notte) e restiamo aggrappati alle nostre esistenze (la vite) senza cogliere lโimportanza del tempo presente (la fragola).
Questa mattina, andando a lavorare, stavo ascoltando Virgin Radio. All’interno del Buongiorno di Dr. Feelgood e Massimo Cotto, vi รจ spazio per Beppe Severgini che, in uno dei suoi interventi, fa riferimento al modo in cui รจ considerata la donna all’interno del mondo islamico. Mi sono allora ricordato di aver salvato da qualche parte un articolo di qualche settimana fa, pubblicato su L’Huffington Post USA e tradotto in italiano da Milena Sanfilippo. L’articolo รจ stato scritto da Jim Garrison e Banafsheh Sayyad. Certo alcuni punti sono controversi, ma sicuramente รจ un articolo stimolante e arricchente. Se non altro una voce che non si sente cosรฌ spesso.
โIl profeta Maometto sarebbe scioccato dal modo in cui gli odierni fondamentalisti islamici trattano le donne sotto il loro controllo. Questa repressione viene perpetrata nel nome della Legge Islamica, conosciuta come Sharia. Ma l’attuale repressione delle donne รจ plasmata dalla cultura e dalla storia. Trova scarso fondamento nel Corano e, di certo, non รจ in linea con quello che sappiamo sugli insegnamenti di Maometto o sul modo in cui trattava le donne. Fra tutti i fondatori delle maggiori religioni (Buddismo, Cristianesimo, Confucianesimo, Islam e Ebraismo) Maometto fu senza dubbio il piรน radicale ed il piรน incoraggiante nel modo di trattare le donne. Probabilmente, รจ stato il primo femminista della storia. Si tratta di un aspetto di fondamentale importanza perchรฉ, se c’รจ una sola cosa che arabi e musulmani possono fare per riformare e rigenerare la loro cultura oppressa dalla crisi, questa sarebbe liberare le donne e garantire loro i pieni diritti di cui le altre godono nei paesi del mondo. La paritร รจ la chiave per una vera Primavera Araba. Tra i fondatori di grandi religioni, Confucio accennava a malapena alle donne ed in tutti i suoi insegnamenti dava per scontato che fossero subordinate agli uomini, all’interno di un ordine patriarcale. Buddha insegnava che le donne potevano diventare sagge, illuminate. Ma per fare questo dovevano essere messe alla prova tre volte, prima che fosse permesso loro di farsi monache. Questo solo a condizione che la monaca sul gradino piรน alto della gerarchia monastica fosse comunque inferiore al monaco al livello piรน basso. Nei racconti del Vangelo, Gesรน non fa mai commenti espliciti sullo status delle donne, anche se si avvicinรฒ a donne dalla cattiva reputazione o non ebree. Mosรจ era convintamente patriarcale. Nella Torah, non c’รจ praticamente nulla che indichi una specifica preoccupazione per i diritti delle donne. Maometto fu sostanzialmente diverso. Predicรฒ in modo esplicito la paritร assoluta tra donne e uomini come principio fondamentale della vera spiritualitร e prese diverse misure concrete per migliorare nel profondo lo status e il ruolo delle donne in Arabia, durante la sua vita. Maometto era vicino alla causa delle donne perchรฉ era nato povero e diventรฒ orfano molto presto. Era anche analfabeta e illetterato. Sapeva, come pochi altri sanno, cosa significassero la povertร e l’esclusione sociale. Confucio faceva parte della piccola nobiltร accademica dell’antica Cina. Alla nascita, Buddha era un ricco principe del Nepal. Gesรน nacque da un falegname di discendenza reale e all’interno di una stretta comunitร ebraica in Palestina. Mosรจ nacque da una famiglia ebrea e fu cresciuto nel palazzo del Faraone in Egitto. Maometto non ebbe nessuno di questi vantaggi. Per questo, mentre gli altri leader religiosi sembravano mantenere il silenzio sull’oppressione femminile, Maometto innalzรฒ lo stato delle donne facendone una questione di credo religioso e politica di stato. Prendete in considerazione quanto segue: Nell’Arabia del settimo secolo, l’infanticidio femminile era una pratica comune, Maometto lo abolรฌ. Un detto contenuto nell’Hadith (la raccolta di aneddoti su Maometto) sembra testimoniarlo: Maometto disse infatti che la nascita di una bimba era una “benedizione”. All’epoca, le donne arabe erano considerate una proprietร e non godevano di alcun diritto civile. Maometto garantรฌ loro il diritto di possedere delle proprietร , oltre ad importanti diritti coniugali e patrimoniali. Prima di Maometto, la dote pagata da un uomo per la sua sposa veniva offerta al padre di lei come parte del contratto tra le due figure maschili. Le donne non avevano voce in capitolo. Maometto dichiarรฒ che le donne dovevano acconsentire al matrimonio e che la dote doveva andare alla sposa, non a suo padre. Inoltre, la sposa poteva tenersi la dote anche dopo il matrimonio. La moglie non era tenuta a utilizzare la dote per spese familiari. Era una responsabilitร dell’uomo. Alle donne fu anche concesso il diritto di divorziare dai propri mariti, qualcosa di inaudito per l’epoca. In un divorzio, la donna era autorizzata a prendere la dote con sรฉ. Alle donne furono estesi anche diritti patrimoniali. Veniva concesso loro soltanto la metร di quanto spettava ai loro fratelli perchรฉ gli uomini avevano piรน responsabilitร economiche per le spese di famiglia. Ma con Maometto le donne divennero eredi delle proprietร e dei beni familiari per la prima volta in Arabia. All’epoca, una misura del genere era ritenuta rivoluzionaria. Lo stesso Maometto veniva spesso visto svolgere “lavori femminili” in casa ed era molto attento alla sua famiglia. Il suo primo matrimonio con Khadija fu monogamo per i 15 anni in cui furono sposati, una cosa rara in Arabia allora. A detta di tutti, erano profondamente innamorati e Khadija fu la prima convertita all’Islam. Incoraggiรฒ Maometto dal suo primissimo incontro con l’angelo Gabriele e dalla rivelazione delle prime sure che avrebbero composto il Corano. Dopo la morte di Khadija, Maometto sposรฒ 12 donne. Una di queste era Aisha, figlia del suo piรน intimo amico e alleato, Abu Baker. Le altre erano quasi tutte vedove, donne divorziate o prigioniere. Egli predicava regolarmente che era responsabilitร degli uomini proteggere le donne che avevano conosciuto la sfortuna. Questa fu una delle ragioni per cui la poligamia veniva incoraggiata. Furono prese misure anche per l’infanticidio femminile: le donne nel settimo secolo erano molto piรน numerose degli uomini perchรฉ questi venivano uccisi nei conflitti intertribali ogni giorno. Tra le mogli di Maometto, diverse erano povere e indigenti. Lui le prese con sรฉ, insieme ai loro figli, in casa sua. Nel suo Sermone dell’Addio, pronunciato poco prima di morire nel 632, Maometto disse agli uomini “Voi avete determinati diritti sulle donne, ma anch’esse hanno diritti su di voi”. Le donne, disse, sono “vostre compagne e vostre ausiliarie”. In uno dei detti dell’Hadith, Maometto dice “Gli uomini migliori sono quelli che le loro mogli considerano i migliori”. Dopo la sua morte, la moglie Aisha assunse un ruolo di leadership nella composizione dell’Hadith mentre un’altra moglie giocรฒ un ruolo primario nella raccolta delle sure che costituiscono il Corano. Ognuna delle 114 sure che formano il Corano, ad eccezione della numero 9, inizia con le parole Bismillah al Rahman al Rahim. Tradotte piรน frequentemente come “Nel nome di Dio, il compassionevole, il misericordioso”. Il significato piรน profondo di questa espressione รจ “Nel nome di Dio, Colui che dร origine a compassione e misericordia dall’utero”. L’invocazione all’aspetto femminile di Allah รจ la chiave per una rinascita Islamica. Infine, nel Corano non si accenna alle donne che indossano il velo, l’Hijab. All’epoca era senza dubbio una tradizione in Arabia e le mogli di Maometto lo indossavano per rimarcare il loro speciale status di “Madri dei Fedeli”, ma l’unica cosa che il Corano dice esplicitamente รจ che le donne dovrebbero vestire “con semplicitร ”. Maometto disse lo stesso agli uomini. Per lui, la semplicitร nel vestire era espressione della semplicitร del cuore. Lo stesso Maometto, anche quando era il leader supremo, non indossava mai nulla di piรน di semplici abiti di lana bianca. Le riforme di Maometto furono cosรฌ radicali che lo status delle donne in Arabia e nell’antico Islam era il piรน elevato di qualsiasi altra societร del mondo, all’epoca. Le donne nell’Arabia del settimo secolo godevano di diritti non concessi alla maggior parte delle donne occidentali fino ad epoche recenti, piรน di mille anni dopo. Il fatto che oggi le donne si ritrovino in una posizione tanto svalutata, in molte delle province arabe/musulmane, รจ una tragedia e deve essere sanata se la cultura e la civiltร islamiche vogliono prosperare di nuovo come successe durante il Califfato Abbaside (dall’ottavo al tredicesimo secolo), quando la civiltร islamica era un faro luminoso per il mondo. Liberare le donne avrebbe profondi effetti da un punto di vista politico, economico, culturale, artistico e religioso. Porterebbe la Primavera Araba ad un livello completamente nuovo, cosa estremamente necessaria in quei paesi in cui la prima Primavera Araba si รจ rivelata una morte in utero. ร tempo che l’Islam liberi le donne completamente e che lo faccia sull’esempio di Maometto e sull’autoritร del Corano, per cui compassione e misericordia sono le caratteristiche principali di Allah.โ
Non mi dispiace l’attesa. Mi spiego: non mi riferisco ad aspettare qualcuno in ritardo o magari all’esito di un esame o di un accertamento. Penso al periodo in cui un desiderio ha il tempo di formarsi, crescere, definirsi: vi si concentrano aspettative, pensieri, emozioni, immagini, fantasie, tutti generalmente positivi. Quando ho un appuntamento, anche semplicemente andare a prendere Sara in stazione, arrivo in anticipo e mi porto sempre dietro un libro. Quel tempo di attesa tra quando spengo il motore dell’auto e l’arrivo del treno non mi dispiace affatto, non lo evito, anzi lo cerco. Diciamo che vivo il tempo dell’attesa in modo proficuo, fertile e non sempre legato al desiderio dell’ottenimento della cosa o della persona aspettata. Ecco perchรฉ forse mi trovo a metร tra il concetto di sete del buddhismo e un brano di Charles Juliet che ho letto stamattina. Tra le quattro nobili veritร enunciate dal Buddha si ricorda: โQuesta, o monaci, รจ la santa veritร circa l’origine del dolore: essa รจ quella sete che รจ causa di rinascita, che รจ congiunta con la gioia e col desiderio, che trova godimento ora qui ora lร ; sete di piacere, sete di esistenza, sete di estinzioneโ. Attraverso l’Ottuplice sentiero si deve cercare di arrivare alla soppressione di questa sete โannientando completamente il desiderio, bandirla, reprimerla, liberarsi da essa, distaccarsiโ. E’ facile comprendere come la nostra mentalitร formata dalla cultura del desiderio (scopo principale di un qualsiasi spot pubblicitario) sia lontana da queste idee. Messe le cose in questa maniera, il discernimento pare abbastanza semplice. Ecco che a complicare le cose arrivano testi come questo estratto di โDans la lumiรจre des saisonsโ di Charles Juliet, a cui si fa riferimento a un altro tipo di attesa o desiderio o sete:
โL’attesa. Avete conosciuto, conoscete che cos’รจ l’attesa? Quell’attesa che per anni non ha smesso di tormentarmi, che m’ha impedito di partecipare, che ha reso vano ciรฒ che avrebbe dovuto farmi sazio. Se sapeste in quale deserto m’ha costretto a vivere. Nulla di ciรฒ che mi si offriva era a misura della mia sete. E di che cosa ero io in attesa? Non avrei saputo dirlo di preciso. Senza dubbio, ero in attesa dell’evento meraviglioso capace d’appagare la sete di ciรฒ che manca ad ogni vita. Ma non c’รจ alcun evento meraviglioso e io comprendo soltanto ora che non ho da lamentarmene. Ciรฒ che รจ in grado di rispondere a quella attesa non puรฒ venire a noi che dall’istante โ quell’istante che รจ lร , prima che muoviamo qualsivoglia nostro passo, e che si offre alla nostra brama. Ma spesso noi lo troviamo troppo grigio, troppo banale e, poichรฉ non ci sembra degno di veicolare ciรฒ di cui desideriamo saziarci, lo oltrepassiamo senza cercare di scoprire ciรฒ che esso cela. Che sbaglio! In ogni momento la vita abbonda, scorre, irriga il quotidiano al quale non sappiamo prestare attenzione. E’ dalla realtร piรน ordinaria che filtra l’acqua della sorgente. Ma prima di arrivare a comprenderlo, ad ammetterlo, c’รจ tanto da sfrondare. L’aviditร che tale attesa presupponeva, mi rendevo ben conto che era eccessiva, e ho fatto ricorso a diversi mezzi per tentare di contenerla, ma nessuno ha avuto la ben che minima efficacia. Esistono in noi appetiti, paure, vincoli, angosce… che non siamo in grado di controllare, per quanto grandi siano la luciditร , la determinazione, la conoscenza di noi che mettiamo in opera per dominarli. Il tedio, che nulla riesce a dissipare, รจ la conseguenza dell’attesa che viviamo fin dall’inizio come immancabilmente delusa. Fin dall’adolescenza ho imparato a leggere su alcuni volti e in alcuni sguardi la forma di tedio in cui si manifesta la sofferenza di una mancanza fondamentale. L’attesa e la paura. La paura e l’attesa. Non credete che ambedue definiscano, per una grande parte, l’essere umano?โ. Non penso che alla fine i due punti di vista siano cosรฌ distanti come possono apparire a uno sguardo veloce e posato sulla superficie; in fin dei conti anche il credente buddhista รจ teso a qualcosa, pur cercando di non fondare questa tensione sul desiderio, sulla brama. Mario Bertin, commentando le parole di Juliet, scrive: โNon un’attesa totalmente passiva. Un’attesa che รจ tensione versa qualcosa capace di saziare il nostro desiderio. Di appagare la sete di ciรฒ che sentiamo mancarci. Perchรฉ non esiste alcun senso predefinito della vita. Il senso della vita, afferma Chaplin in Luci della ribalta, รจ il desiderio. Quel richiamo ad un oltre sempre inattingibile, che non si spegne mai. Il desiderio traccia la strada โ ma te ne accorgi percorrendola โ e infonde l’energia per andare verso ciรฒ che l’autore chiama โla sorgenteโ, cioรจ verso la propria veritร . L’istante รจ quello che viene immediatamente prima che cominci il nostro cammino. E’ un clic… E’ come un bagliore improvviso, che ci fa intravvedere una strada, da prendere piuttosto che qualsiasi altra strada. Senza ragioni. E’ un lampo nella notte. Soltanto una intuizione… Quasi sempre l’istante si configura in una circostanza banale, quotidiana, che sembra non avere alcun rapporto con il nostro desiderio, con quello che pensiamo sia in grado di saziare la nostra fame. Ma non รจ cosรฌ. L’istante รจ soltanto il momento in cui si dischiude lo spiraglio. Quello che cerchiamo sta oltre la soglia. E non lo vediamo. Non siamo noi ad andare verso l’oggetto del nostro desiderio. D’altronde, il nostro desiderio non ha alcun oggetto. E’ la stessa energia vitale che scorre abbondante e che โirriga il quotidianoโ a portarci verso di lui e ad offrircelo in dono. La veritร รจ davanti a noi, โumile, quotidiana, feconda, inesauribileโ. Dobbiamo soltanto essere disponibili ad accoglierla. E allora, come d’incanto, tutto si mostra e si chiarisce, il senso di tutto si illumina e si fa evidente. Come in una nuova nascita, si presenta la possibilitร di
โsuscitare il me stesso che dovrร darmi alla luceโ.โ E non penso che alla fine si sia cosรฌ lontani di quella ricerca del vero sรฉ che sia oltre la propria semplice autopercezione cosciente, cammino al centro delle religioni orientali. (i testi di Juliet e Bertin sono tratti da โScuola e formazioneโ pagg.33-34)
Un interessantissimo articolo del prof. Gian Paolo Terravecchia, preso da La ricerca. Vi si parola di aikidล, buddhismo, controllo, disciplina, sorriso interiore, distacco.
โCโรจ un aneddoto sul Buddha che compendia molti dei principi dellโaikido verbale [qui si trova: L’aikidล รจ una delle arti marziali piรน affascinanti. Il suo nome รจ un manifesto: ai sta per โarmoniosoโ, o โbilanciatoโ; ki sta per โvita, spiritoโ o โenergia, forzaโ, mentre dล sta per โviaโ. Perciรฒ il nome, nel suo intero, si puรฒ rendere con: โla via dello spirito armoniosoโ, oppure โla via per unโenergia bilanciataโ]. Un uomo, saputo della reputazione di Buddha, venne da lontano per mettere questi alla prova. Arrivato, gli si avvicinรฒ e cominciรฒ a gridargli ogni sorta di insulto: โChi ti credi di essere per insegnare agli altri? Sei stupido come loro, non sei nientโaltro che un impostore!โ. Lโuomo continuรฒ a riversare su Buddha insulti, ma questi rimase immobile. Quando lโattacco cominciรฒ a scemare, Buddha finalmente disse: โPosso farti una domanda?โ. Lโuomo assentรฌ, dicendo: โBeh, cosa?โ. โSe qualcuno ti offre un dono e tu lo declini, a chi appartiene quel dono?โ. Lโuomo pensรฒ per un secondo, poi rispose: โBeh, in tal caso esso appartiene alla persona che lโha offertoโ. โGiusto โ continuรฒ lui โ cosรฌ, se hai cercato di darmi qualcosa che ho rifiutato, a chi dunque appartiene?โ. Lโuomo se ne andรฒ. La storia insegna molte cose: vediamone alcune. Innanzitutto, lโattacco verbale non va a segno per il solo fatto che qualcuno formula degli insulti: ci vuole dellโaltro. La dignitร di Buddha, infatti, non viene compromessa dallโattacco sferrato, anzi: questo finisce per mettere in risalto la grandezza di Buddha. A un attacco gratuito, rozzo e violento, egli ha replicato con pace, gentilezza e arguzia. Mentre il semplice silenzio sarebbe stato segno di assenza di risorse o di disdicevole supponenza, Buddha ha scelto il giusto momento per entrare: quando cioรจ la violenza dellโattacco scemava, senza aver ancora sortito alcun effetto. Il silenzio iniziale fa da scudo a Buddha. Esso poi, insieme alla gentilezza della richiesta di poter fare una domanda, destabilizza lโavversario e lo mette in difficoltร . Buddha ha dunque schivato lโattacco e, dopo la prima domanda, sta prendendo il controllo della situazione, ha lโiniziativa: ora lโaltro รจ costretto a rispondere. Soprattutto, come detto, la domanda destabilizza lโattacco: il discorso รจ portato altrove e non รจ piรน in discussione Buddha. Entrambi gli interlocutori si stanno indirizzando verso qualcosa di terzo. A questo punto arriva la seconda domanda, che porta il discorso ancora piรน lontano dallโattacco iniziale e segna la definitiva presa dellโiniziativa da parte di Buddha. Questi ha scelto bene la propria entrata: la prima domanda destabilizzava ed era irresistibile, ora questa nuova continua nella direzione della precedente e segna la definitiva presa del controllo da parte di Buddha. Lโaltro deve stare attento a non fare una figuraccia. Quando Buddha si muove, mostra di essere altrove rispetto alla direzione dellโattacco. Questa รจ la chiave dellโaikido: si tratta dellโIrimi, la posizione nella quale si รจ fuori pericolo e si prende il controllo della situazione. [โฆ] Quella scelta dal Buddha รจ una via di collaborazione: egli non si giustifica, nรฉ insulta a sua volta, ma domanda e tratta lโinterlocutore con rispetto, come qualcuno che sa, che puรฒ aiutarlo a capire. Lโaltro non รจ umiliato. Intanto, perรฒ, Buddha lo sta portando dove vuole, senza che questi possa farci niente. Con la terza domanda, Buddha chiude il discorso e finisce per vincere il confronto. Va notato che Buddha ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: lโaikido verbale non รจ una disciplina di potenza, ma di grazia ed eleganza. Buddha non asserisce alcunchรฉ, nรฉ accusa, nรฉ contesta: al contrario, lascia passare i colpi, senza esserne affetto โ poi, con la leggerezza di tre domande, chiude il confronto. Ciรฒ รจ possibile solo se si riesce a mantenere il distacco. Perchรฉ ciรฒ avvenga รจ necessario possedere un sorriso interiore, dice Luke Archer nel suo Verbal Aikido. Il sorriso interiore รจ fondamentale ed รจ quello stesso atteggiamento col quale Buddha riesce a ributtare tutti gli insulti subiti sullโaltro, senza esserne colpito. Lโenergia dellโattacco si scarica su colui che lo ha esercitato. Se lโattaccante avesse avuto lo stesso sorriso interiore, avrebbe riso col Buddha della strategia brillante di questi, mostrando cosรฌ a propria volta di essere un uomo forte, e deviando quanto il Buddha gli stava restituendo. In tal caso, i due avrebbero potuto continuare a conversare serenamente, da spiriti illuminati, forse da amici. Lโuomo perรฒ, purtroppo, non ne fu capace, e perciรฒ ne uscรฌ sconfitto.โ
โDopo le lezioni sul buddhismo ho voluto approfondire l’argomento con la lettura del Bardo todol, Il โLibro tibetano dei mortiโ; l’ho portato come gemma perchรฉ al di lร di quello che pensavo prima, lo ritengo interessante per chi sente di non trovare abbastanza nella cultura occidentale. Eโ il viaggio dellโanima che non si separa solo dal corpo ma anche dal mondo in cui vive. Nella nostra societร materialista penso sia importante per lโanima liberarsi da tutto, compresa la concezione di se stessa. Ne ho ricavato anche che il rapporto tra le persone รจ sempre molto importante e dovrebbe essere sempre disinteressato; l’aiuto reciproco รจ fondamentale: nel libro si spiega che i parenti del defunto hanno un ruolo di rilievo in quanto dovrebbero aiutarlo nel viaggio di liberazione.โ Questa la gemma di D. (classe quarta). Mi sposto di poco (Cina) e pesco alcune parole di Chuang Tzu:
โQuando Lao Tzu morรฌ, Ch’in Yi si recรฒ al funerale. Urlรฒ tre vole e se ne andรฒ. Un discepolo gli chiese: ยซNon eri amico del nostro maestro?ยป. ยซLo eroยป, rispose Ch’in Yi. ยซSe รจ cosรฌ, credi che quella sia una sufficiente espressione di dolore per la sua morte?ยป, aggiunse il discepolo. ยซSรฌยป, disse Ch’in Yi. ยซPensavo che egli fosse un uomo [mortale], ma ora so che non lo era… Il maestro giunse perchรฉ era il momento in cui doveva nascere; e partรฌ perchรฉ era il momento di andare. Coloro che accettano il corso naturale e la sequenza delle cose e vivono obbedendovi sono oltre la gioia e il doloreยป.โ (La conservazione della vita).
PERSONALITAโ EMPIRICA (Franco Battiato, Ferro battuto) Il faut abandonner la personalitรจ pour retrouver votre โjeโ Changer dame cheval et chevalier Changer dโhabit baton et penseรฉ (retiens la nuit pour nous deux jusquโร la fin du monde). Quando non coincide piรน lโimmagine che hai di te Con quello che realmente sei E cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti E poi le pene che sorpassano la gioia di vivere Coi dispiaceri che ci porta lโesistente Ti viene voglia di cercare spazi sconosciuti Per allenare la tua mente a nuovi stati di coscienza Quand lโimage que tu as de toi ne coincide plus avec ce que tu es rรฉellement Quand tu commences ร hair les automatismes de ta facon dโagir Et quand les chagrins prennent le pas sur la joie de vivre, Avec les peines que nous apportent lโexistence, Et t vas chercher des espaces inconnus, Pour une nouvelle conscience. Sono poco numerosi i versi di questa canzone di Franco Battiato. Si parte dalla constatazione di quanto sia difficile essere se stessi, conoscersi a fondo. Capita spesso di conoscere dei nuovi aspetti di se stessi, magari delle reazioni che pensavamo impossibili per noi. Dice Pavese: โโฆPiace di tanto in tanto avere un otrein cui versarvi e poi bervi se stessi:dato che dagli altri chiediamociรฒ che abbiamo giร in noi.Mistero perchรฉ non ci bastiscrutare e bere in noie ci occorra โriavereโ noi dagli altriโฆโ Inoltre, essere se stessi e quello che pensiamo di essere sono la stessa cosa? IO SONO COLUI CHE SONOโฆ Nellโinduismo il principio del mio essere eโ in me, ma non coincide con lโautocoscienza. Eโ qualcosa che io sono profondamente, ma non so di essere. Il mio io รจ la superficie del mio sรฉ: al fondo cโรจ il mio vero me stesso. Il respiro (atman) diventa indice della presenza in me di una personalitร profonda che รจ vero principio del mio essere (si noti la similitudine con lโanima e con lo spirito che soffia: si dice anche โha esalato lโultimo respiroโ. Gianna Nannini in Sei nellโanima conclude dicendo โSiamo carne e fiatoโ). Battiato parte da una situazione negativa in cui il mio essere vero e lโimmagine di me non coincidono. A ciรฒ si aggiungono:
โข detestare i processi meccanici (forse perchรฉ essi fanno pensare a qualcosa di preordinato e fissato, allโimpossibilitร dellโimponderabile?)
โข detestare i propri comportamenti (forse perchรฉ lontani dal vero essere?)
โข dispiaceri, pene sono superiori alla gioia di vivere (รจ un poโ la prima nobile veritร del buddhismoโฆ) Insomma, la situazione non รจ delle miglioriโฆ Da qui parte la spinta per cercare spazi nuovi e sconosciuti: ma il via viene dal dolore, dalla disillusione per la vita, certo non dalla meraviglia per il creatoโฆ E questi spazi nuovi e sconosciuti a cosa servono? La meta della ricerca รจ raggiungere con la mente nuovi stati di coscienza. Ora sarebbe da discutere cosa si intenda per coscienza e per stati di coscienzaโฆ Certo sembra di essere lontani da quel โdallโaltra parte del cervelloโ di Cristicchi: la ricerca qui pare molto piรน razionale, per quanto, magari, unโespansione del razionaleโฆ Dโaltronde la canzone si intitola โPersonalitร empiricaโ, per cui si fa esplicito riferimento a qualcosa che deve essere esperito e non solo teorizzato. Alla fine della ricerca forse si potrebbe arrivare anche alla meta auspicata alla fine della canzone โProspettiva Nevskiโ: โe il mio maestro mi insegnรฒ comโรจ difficile trovare lโalba dentro lโimbrunireโ (il maestro in questione potrebbe essere Gurdjieff).
Ritengo che Raimon Panikkar (1918-2010) sia stato uno dei pensatori che maggiormente hanno contribuito al rispetto e al dialogo interreligioso. Pubblico oggi un articolo, non di semplice lettura per la veritร , di Fausto Ferrari tratto dal sito Dimensione Speranza, a sua volta sintesi di una conferenza tenuta da Panikkar nel novembre del 2004 a Montserrat.
โCredere che le nostre categorie occidentali rendano possibile capire tutto รจ una chiara dimostrazione dโimperialismo culturale, se non di colonialismo culturale. Questa forma di violenza si รจ diffusa ovunque; dobbiamo costantemente chiederci se abbia o meno anche influenza su di noi. 1. I rischi di un modo di pensare occidentale a) Unโanalisi della situazione attuale Cโera una volta un amante sconsolato il quale, per molti, molti anni, aveva mandato appassionate lettere dโamore alla sua bella in una terra lontana. Un bel giorno, lei finalmente gli rispose informandolo che aveva sposato il postino… Come la bella della favola, lโOccidente si รจ innamorato del proprio messaggero. Si รจ infatuato di un approccio razionale alla realtร . La ragione, perรฒ, il regno della razionalitร , รจ solo un intermediario. La religione in Occidente le ha sacrificato troppo. ร ora di rendersi conto che il nostro compito รจ di dimenticare la lettera e aggrapparci al Signore. LโOccidente ha insistito anche sullโimportanza della Storia. Si vedono missionari che cercano di convincere gli hindลซ che il cristianesimo รจ vero perchรฉ Gesรน era un personaggio storico, mentre Krishna รจ solo un mito. Ma questo modo di pensare, per un hindลซ, non ha alcun senso. Anche Napoleone era un personaggio storico… e allora? ยซKrishna vive nel mio cuore!ยป. Culture diverse hanno una diversa nozione del tempo. In sanscrito, la stessa parola puรฒ significare ยซoggiยป o ยซdomaniยป. Del pari, lโOccidente ha praticamente divinizzato la legge. Ma un Dio legislatore รจ assai poco significativo per un non-occidentale. In Occidente ci sforziamo sempre di mettere in risalto ciรฒ che รจ essenziale e specifico. Il vantaggio di questo approccio riduzionistico alla realtร รจ che ci consente di dominarla. Il successo della cultura occidentale dimostra quanto sia efficace questo metodo. Ma che senso ha che i monaci tentino di dare risalto alla ยซspecificitร del dialogo interreligioso monasticoยป? Dobbiamo infine evidenziare il rischio insito nella tendenza a sottolineare sempre il dato misurabile e quantitativo. Che senso puรฒ avere riferirsi a un incontro in termini di percentuale? ยซIl mio pensiero รจ ora al 50% buddhistaยป! b) Che cosa comporta questo modo di pensare ร assolutamente necessario prendere in considerazione i rischi che comporta un modo di pensare che รจ stato usato per giustificare lโimperialismo ed esclude ogni possibilitร di dialogo. Credere che le nostre categorie occidentali rendano possibile capire tutto รจ una chiara dimostrazione dโimperialismo culturale, se non di colonialismo culturale. Questa forma di violenza si รจ diffusa ovunque; dobbiamo costantemente chiederci se abbia o meno anche influenza su di noi. Quando diciamo che Brahman รจ il Dio degli hindลซ, diamo per implicito di sapere esattamente che cosa sia un dio. Tuttavia, per gli hindลซ, Brahman non รจ un creatore nรฉ esercita alcuna provvidenza. Brahman non รจ maschile, non รจ trascendente. Riusciremo mai ad ammettere che ci sono dei limiti nellโidea di Dio che ci viene dalle tradizioni semitica e greco-romana? Abbiamo il coraggio di ammettere che รจ limitata anche la nostra idea di religione (quando ad esempio ci chiediamo se il buddhismo lo sia) e di preghiera (quando ci chiediamo se possiamo pregare con chi non crede che Dio sia Persona)? Dovrebbe essere chiaro che lโaspetto interreligioso e quello interculturale sono inseparabili. Inoltre, malgrado i suoi lati positivi, il modo di pensare occidentale ha impedito lo sviluppo di alcuni aspetti del cristianesimo. Quando il ยซSimboloยป degli apostoli รจ diventato lโยซinsegnamentoยป degli apostoli, il cristianesimo si รจ avviato a diventare unโideologia. Una riflessione critica sul significato e sui rischi del nostro modo occidentale di pensare รจ quindi indispensabile quando partecipiamo a un dialogo interreligioso. 2. Il compito dei contemplativi nel terzo millennio I monaci hanno una missione storica. Oggi il loro compito, come tutti i contemplativi, รจ quello di liberare la fede cristiana dai lacci della cultura occidentale. Il che non significa una nuova forma dโiconoclastia, quanto piuttosto la continuazione del processo iniziato con il Concilio di Gerusalemme. Saremo in grado di andare oltre la cultura occidentale solo se la ragione, che ha esercitato su di essa un dominio cosรฌ profondo, sarร rimessa al posto che le compete. In ogni caso, il dialogo interreligioso avviene sempre in un determinato contesto culturale. Prima di fornire indicazioni piรน precise sul metodo tipico di questa forma di dialogo, dobbiamo perรฒ richiamare alcuni punti basilari. a) Abbracciare lโintera realtร Una ยซriformaยป non basta: dobbiamo impegnarci in una ยซtrasformazioneยป โ ancora meglio, un cambiamento di mente e di cuore. Letteralmente, il termine metanoia indica un superamento della razionalitร . I mistici dellโOccidente sanno bene che cosa รจ in gioco qui. Giร i teologi vittorini del XII secolo dicevano che, oltre allโoculus sensuum e allโoculus rationis, cโรจ lโoculus fidei. ร vero che la parola ยซmisticismoยป ha assunto connotazioni negative, ma, fino a quando non avremo trovato unโespressione migliore per indicare questa realtร , non potremo farne a meno. Il misticismo non รจ un sostituto della veritร o qualcosa di extra… un lusso per gente che abbia un sacco di tempo libero. Esso รจ parte integrante della realtร ; senza di esso, la realtร viene deformata. Dio non รจ una monade, una sostanza, ma รจ Trinitร , relazione. Ecco perchรฉ dobbiamo andare oltre un monoteismo che si lascia esprimere mediante una semplicistica reductio ad unum. Meister Eckhart disse che Dio, รจ al tempo stesso, incommunicabilis e omnicommunicabilis. Se il ยซterzo occhioยป mistico รจ aperto, si puรฒ vedere Dio dovunque. Per questo motivo possiamo dire che il pluralismo, correttamente inteso, รจ uno degli aspetti migliori del misticismo. Se mettere in evidenza e isolare il dato specifico significa semplicemente identificare ciรฒ che differenzia una cosa da unโaltra (ad esempio, ciรฒ che distingue il dialogo monastico interreligioso da altri tipi di dialogo), cโรจ ben poco da ricavarci. Lโessenza di qualcosa non consiste in ciรฒ che lo rende diverso, quanto piuttosto nel suo aroma, in ciรฒ che lo rende unico โ e questo รจ ineffabile. Se proprio insistiamo a voler parlare della specificitร dei monaci, allora dirรฒ che essa consiste nel fatto che il monachesimo va oltre ogni specificitร ! Lโunitร a cui aneliamo รจ quella della ยซbeata semplicitร ยป e della ยซnuova innocenzaยป. Advaita non significa ยซnon dualitร ยป (un rifiuto della dualitร , che implicherebbe che esiste qualcosโaltro ยซlร fuoriยป), ma a-dualitร (con la a privativa). Di conseguenza, non รจ molto sensato definire ยซdoppia appartenenzaยป lโatteggiamento che si riscontra in alcuni ambiti religiosi, perchรฉ cosรฌ dicendosi dimostra di avere ancora un punto di partenza dualistico. La saggezza la si ottiene trasformando tensioni distruttive in polaritร feconde. Ma, se ti senti interiormente diviso nella tua appartenenza, allora decidi per una delle due parti. Non puoi restare sospeso nel mezzo. b) Accettazione della kenosis Nel corso di due millenni, la tradizione cristiana dellโOccidente ha elaborato una simbiosi tra due o tre culture. Possiamo a ragione andare orgogliosi di questo risultato. Ma, in questo inizio terzo millennio, anche se gran parte dellโumanitร รจ bombardata di messaggi promozionali dellโAmerican way of life, sappiamo che i tre quarti della popolazione mondiale rimangono sostanzialmente estranei alla nostra cultura cristiana e postcristiana. Perciรฒ, se crediamo nel mistero di Cristo, รจ giunto il momento di diventare veramente ยซcattoliciยป, ossia appartenenti al mondo intero. Perchรฉ ciรฒ avvenga non รจ necessario inventare nuovi modi di esprimere il Mistero, quanto piuttosto acconsentire a un ยซimpoverimentoยป e perfino a una ยซspogliazioneยป. Sรฌ, dobbiamo cominciare con lo spogliare Cristo di tutti i paramenti occidentali di cui lo abbiamo rivestito. Saremo allora in grado di porre in atto un cambiamento analogo a quello che gli apostoli osarono compiere quando esentarono i cristiani dalla circoncisione, al primo Concilio di Gerusalemme. ร tempo di prepararci a un Gerusalemme II! Ma la via della kenosis รจ estremamente esigente. Superare convinzioni profondamente radicate comporta una rigorosa ascesi spirituale. Si rischia di perdere tutto. Per essere piรน esatti, la kenosis esige che ci si impegni a una revisione radicale della propria fede. A questo punto รจ importante fare una distinzione tra fede e credenza. Le credenze sono molte e spesso incompatibili. (Possiamo annotare en passant che, anche se esse sono incommensurabili โ come il raggio di un cerchio e la sua circonferenza โ, sono tuttavia in relazione reciproca, quindi si puรฒ stabilire tra loro un dialogo). In quanto alla fede, essa si situa al di lร di queste incompatibilitร perchรฉ non ha, propriamente parlando, un oggetto: รจ piuttosto un atto di adesione. Per diventare veramente liberi, dobbiamo sviluppare una fedeltร che non conosce limiti. Tuttavia, il rifiuto di assolutizzare le nostre credenze non implica affatto lโintenzione di assolutizzare i nostri dubbi! Fede e dubbio non sono incompatibili, come lโacqua e il fuoco. Fanno ambedue parte della vita. c) Elaborare un metodo per il dialogo A che tipo di dialogo sono quindi chiamati i monaci? Sarebbe bene ricordare il genere di dialogo in cui molte comunitร monastiche sono giร state coinvolte. Prima di tutto, si deve accettare una conversione ยซsenza se e senza maยป, se si vuole davvero accogliere lโalteritร dellโaltro. Lโaltro non รจ solo another (uno dei tanti, un caso allโinterno di una serie) ma an other, ยซun altroยป, qualcuno che รจ diverso, unico. Di questi tempi non possiamo pretendere di conoscere la nostra stessa religione, se non ne conosciamo unโaltra. Come spesso si dice oggi, per essere religiosi bisogna essere interreligiosi. Le parole possono ingannare. Le traduzioni sono spesso approssimazioni, e i termini si evolvono nel corso della storia. Lโinsegnamento di Confucio sulla ยซpolitica delle paroleยป รจ valido ancora oggi. Sappiamo quanto spesso le nostre incomprensioni โ peggio, le nostre caricature โ abbiano sfigurato le altre religioni. La prima cosa da fare รจ rimediare a questa situazione, ed evitare ogni genere di distorsione. Se, da una parte, รจ evidente che dobbiamo studiare le altre religioni, รจ importante in particolare ricordare che lโessenza del dialogo รจ lโincontro tra persone. Per capire (under-stand) gli altri dobbiamo ยซstare al di sottoยป (stand-under), ascoltando con umiltร . Un incontro ha luogo quando i partecipanti sono vulnerabili. Questi incontri portano allโamicizia. O piรน precisamente: senza contatti interpersonali amichevoli e fiduciosi, il dialogo non puรฒ nemmeno cominciare. La caratteristica precipua del dialogo interreligioso tra monaci e monache รจ che esso รจ un ยซdialogo di esperienzaยป. Ci si raduna in silenzio, si lavora insieme senza aspettarsi alcun profitto personale, ci si impegna nel dialogo intrareligioso โ ogni forma di dialogo che non sia esclusivamente intellettuale รจ unโesperienza, unโesperienza comune. Sebbene non si dia mai unโesperienza pura e semplice, talvolta รจ possibile percepire una profonda comunione nel silenzio. Qual รจ il significato di queste esperienze? A un certo punto ci toccherร cercare di spiegarle, ma sappiamo che il nucleo di tali eventi non puรฒ essere espresso a parole. In breve, potremo dire che queste esperienze ci avvincono piรน strettamente gli uni agli altri. Questo tipo di dialogo richiede una specifica ยซmetodologiaยป, che perรฒ non รจ stata ancora messa a punto. Infine, va aggiunto che per questo genere di dialogo occorre tempo, magari molti anni. Coloro che si sentono chiamati a lasciarsi piรน profondamente coinvolgere nellโopera del dialogo interreligioso, devono compiere una full immersion in unโaltra religione. Per evitare che questa immersione si riduca a una forma di turismo spirituale โ o peggio, a una forma di ยซinculturazioneยป colonialista โ occorrerร almeno un anno. Non molti sono in grado di affrontare questo impegno. Ma evitiamo di cedere alla tirannia dei numeri. La Storia dimostra che un manipolo di pionieri puรฒ fare miracoli. […] Raimon Panikkar (Traduzione dallo spagnolo di Milena Carrara Pavan).
Massimo Morello รจ un giornalista che vive a Bangkok. Stamattina ho letto un suo interessante articolo su Studio.
โยซNon credo in Dio. Il Buddha รจ un Maestro. Lโuomo non deve pregare, deve seguire la viaยป dice Phra, il Venerabile, Phitoo. ยซDio non esiste. Se esistesse dovrebbe essere buono. Quindi non ci sarebbe il maleยป dice Ashin, il Maestro, Kelasa. Entrambi sono monaci della foresta, di quelli che in Thailandia, Laos o Birmania, lร dove รจ piรน forte lโortodossia della scuola Theravada, si dedicano alla meditazione in luoghi isolati. Il primo in un villaggio nellโestremo nord-est della Thailandia, verso il confine col Laos. Il secondo in un luogo ancor piรน remoto, tra i monti dello Shan meridionale, in Birmania. Incontri non casuali. ยซSe vuoi capire vieni nel mio postoยป aveva detto Phra Phitoo nel nostro incontro al Wat Mahadhatu di Bangkok, un tempio che ospita la piรน importante universitร buddhista thai. ยซNulla รจ impossibile per chi vuole comprendere davveroยป aveva detto Ashin Kelasa, quando lโavevo incontrato a Mandalay, dopo avermi dato poche, scarne indicazioni per raggiungerlo nel suo eremo. Quel che volevo capire era il cosiddetto โintegralismo buddhistaโ. Credevo nella magia del buddhismo. I suoi valori di compassione, nel senso di empatia, comprensione, rispetto, mi apparivano antitetici con le โMilizie degli Illuminatiโ che in tutto il sud-est asiatico cercano di trasformare il Dharma, la legge morale, in legge dello Stato, dottrina politica. Un fenomeno che in Birmania si รจ manifestato con le esplosioni dโintolleranza e violenza nei confronti della minoranza musulmana (circa il 5% su una popolazione di 60 milioni): nellโultimo anno si sono susseguiti veri e propri pogrom anti-islamici, con oltre 250 morti e circa 150.000 persone rimaste senza casa. Un โterrore buddhistaโ, come strillato nella copertina di Time del 1ยฐ luglio, che ha il volto di un monaco: Wiseitta Biwuntha, noto come Ashin Wirathu, leader del movimento 969, che si richiama ai 9 attributi del Buddha, i sei del suo insegnamento e ai nove del โSanghaโ, la comunitร dei fedeli. In un paese, come tutti gli altri dellโarea, ossessionato dalla numerologia, 969 รจ divenuto il simbolo della difesa del โsavannaโ. Questo termine pali, che ingloba la comunitร buddhista e lโessenza stessa dellโinsegnamento del Buddha, da oltre due millenni giustifica ogni deviazione dallโinsegnamento stesso. ยซQuando lasci che il seme di un albero metta radici in una pagoda, allโinizio ti sembra piccolo. Ma sai che dovrai tagliarlo prima che cresca troppo e distrugga lโedificioยป ha detto Ashin Wirathu, secondo cui i musulmani minacciano lโidentitร birmana. ยซI monaci non devono occuparsi di politicaยป commenta infastidito Phra Phitoo, quando gli chiedo un commento. Secondo quel tranquillo monaco della foresta thailandese, lโimportante รจ concentrarsi su se stessi. Ma alla fine anche lui si lascia andare a qualche valutazione teologica. ยซIl cristianesimo รจ avido e lโinduismo stupidoยป. Peggio di tutte รจ lโIslam. ยซร una religione cattiva: uccidi e vai in paradisoยป. Con minor virulenza รจ lo stesso giudizio di Ashin Wirathu. ยซI musulmani sono fondamentalmente cattivi. Maometto gli permette di uccidere qualsiasi creaturaยป ha dichiarato. Ashin Kelasa predica invece la tolleranza. ยซGiudicate le persone, non la loro religioneยป predica di fronte a circa duecento seguaci birmani nel ritiro di meditazione al termine del Thingyan, il capodanno lunare. Un invito al dialogo tanto piรน importante perchรฉ avviene poco tempo dopo gli scontri tra buddhisti e musulmani avvenuti proprio in quella regione. In privato, perรฒ, anche questo ex professore di matematica, autore di un saggio su Buddhismo e Democrazia, manifesta insofferenza nei confronti dei musulmani. ยซIl problema รจ che con loro non รจ possibile il dialogo. Giudicano gli altri ma non accettano di mettersi in discussioneยป. Per quanto riguarda lโestremismo dei monaci che incitano alla violenza si limita a negarlo con un sofisma. ยซNon ci sono monaci violenti. Se sono violenti non sono monaciยป. Seguire i monaci della foresta, alla fine, non รจ servito a comprendere le ragioni delle derive integraliste del buddhismo. Anzi, il sonno della meditazione ha generato nuovi dubbi, incubi. ยซOsservali e falli passareยป mi tranquillizza Ashin Kelasa. ยซIl senso del buddhismo nessuno puรฒ dartelo, devi conquistarloยป. Aveva capito tutto John Burdett, ex avvocato inglese che scrive romanzi gialli ambientati in Thailandia. ยซQuesto รจ uno dei grandi vantaggi del buddhismo, amico mio: non รจ focalizzato sui risultati. Non cโรจ alcun modo in cui tu possa influire sul destino degli altri, ma solo sul tuoยป mi aveva detto. Forse รจ proprio in questo senso del dubbio e della ricerca individuale, sottinteso a tutta la cultura buddhista โ almeno nel Theravada โ che si possono cogliere i motivi inconsci di contrasto con lโIslam. ยซร la paura che genera violenzaยป dice Ajarn Sulak Sivaraksa, filosofo buddhista thai, uno dei padri fondatori del Network of Engaged Buddhists, organizzazione nota per lโimpegno sociale e lโapertura al dialogo inter-religioso. La paura, a sua volta, รจ generata dal confronto con una religione cosรฌ di piena di certezze, gerarchica come quella musulmana. Piรน si osservano i propri dubbi, piรน si comprende che il problema dellโintegralismo buddhista รจ ben piรน complesso di quanto appaia nellโottica occidentale e monoteista, con i suoi criteri di giudizio tanto netti e โcorrettiโ. In Birmania, inoltre, il movimento sta diffondendosi proprio per le aperture democratiche del governo. La diffusione di Internet, la โlibertร โ di stampa, stanno dando voce a vecchie tensioni inter-etniche alimentate allโepoca della colonizzazione britannica in nome del divide et impera. Il regime militare che ha dominato il paese sino a tre anni fa riusciva a sedarle con un controllo feroce. Tanto che nel 2003 lo stesso Ashin Wirathu era stato incarcerato per istigazione alla violenza anti-musulmana, ed รจ stato liberato solo nel 2012 con altre centinaia di prigionieri politici. La nuova aria di libertร che si avverte non appena si mette piede in Birmania, inoltre, ha innescato un fenomeno psicosociale: la rabbia repressa in decenni di dittatura cerca sfogo in qualsiasi direzione. Le analisi di alcuni commentatori occidentali secondo cui gli scontri inter-religiosi rappresentano il vero volto di un governo pseudo-democratico sono basate su una vera e propria forma di miopia geopolitica. Al contrario, come ha scritto Joshua Kurlantzick, analista del Council of Foreign Relations di Washington, โmettono a serio rischio il processo di riforme avviato dal presidente Thein Seinโ. ร questโottica che va giudicato lโatteggiamento di Aung San Suu Kyi, accusata dalle anime belle dellโOccidente di aver โtraditoโ la causa per la quale ha trascorso ventโanni agli arresti e rischiato la vita. La Signora, non avrebbe condannato con sufficiente durezza le violenze contro la minoranza musulmana. In particolare Aung San Suu Kyi รจ giudicata colpevole di โsilenzioโ riguardo lโennesima persecuzione contro i Rohingya, minoranza musulmana stanziata nel Rakhine, la regione birmana affacciata sul Golfo del Bengala. Anche in questo caso, osservando da lontano, si sono create parecchie confusioni. A partire da quelle geografiche: in alcuni casi i Rohingya sono stati โassimilatiโ ai musulmani delle regioni centrali e viceversa. In altre parole per molti, in Occidente, tutti i musulmani birmani sono Rohingya. La loro situazione, invece, รจ ben piรน drammatica. I Rohingya sono gli indesiderati del sud-est asiatico. Sono circa 800.000 persone, etnicamente e culturalmente assimilabili ai bengalesi. Per questa differenza sono discriminati e perseguitati piรน di chiunque altro, considerati โimmigrati illegaliโ. Sono talmente disperati da cercare rifugio in Bangladesh, uno dei paesi piรน poveri al mondo. Dove sono confinati in campi privi di ogni assistenza. ยซQui siamo giร in troppi per troppo poco lavoro. Sarebbe una guerra tra poveriยป dice un funzionario dellโAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Piรน o meno, รจ quanto dichiarato da Aung San Suu Kyi, intervistata dalla Bbc riguardo i Rohingya. ยซSto chiedendo tolleranza, ma non credo che si dovrebbe usare la propria leadership morale, se volete chiamarla cosรฌ, in nome di una qualsiasi causa senza perรฒ andare realmente allโorigine del problemaยป. Lโorigine del problema, รจ la stessa di tutti i conflitti etnici e religiosi che negli ultimi anni sono esplosi in Asia, dalle Filippine al sud della Thailandia, lo Sri Lanka, il Bangladesh, lโIndonesia: una miscela esplosiva di democrazia immatura, nazionalismo, sperequazioni economiche abissali. Nella maggior parte dei casi, poi il terrore non รจ stato buddhista. Mentre รจ un buddhista, un monaco vietnamita a proporre una soluzione. Si tratta del maestro Zen Thich Nhat Hanh. ยซSe incontri il Buddha uccidilo. Devi liberarti da ogni dogma. Se non sei capace di uccidere il Buddha non puoi uccidere i tuoi preconcettiยป.โ
Nella rubrica ฤdฤmร su Jesus di maggio 2014, Gabriella Caramore scrive:
โPerchรฉ le religioni, mi chiedevo il mese scorso in ฤdฤmร , se il mondo sembra procedere, per lo piรน, senza bisogno di riferirsi a un Dio, o a una sapienza codificata, o a grandi figure spirituali, e sembra non avere sete d’altro che di sรฉ stesso, e del proprio inoltrarsi convulso e inconsapevole verso la catastrofe? Una prima risposta la rinvenivo nel fatto che ciรฒ che ha dato vita alle grandi tradizioni religiose รจ la stessa sete di conoscenza che ha dato origine al sapere filosofico, scientifico, morale, politico di tutta la storia dell’umanitร .
Ma vi รจ un’altra โspintaโ che ha contribuito al sorgere delle religioni, alle loro scritture, alle loro storie, alle loro aggregazioni: quella di alleviare le sofferenze di uomini e donne, di dare un senso al dolore, quando non lo si possa estinguere del tutto, quella di contenere le forze distruttive che abitano il cuore dell’uomo. In una parola, il tentativo di fare comunitร , di creare societร , di costruire convivenza.
Quando a Gesรน viene chiesto โ come si racconta nei Vangeli sinottici โ quale sia il comandamento piรน grande, in una sintesi geniale accosta due versetti della Bibbia ebraica, e risponde che, alla fine, vi รจ un solo comandamento: quello di amare l’unico Dio e di amare chiunque ci si presenti come prossimo. Se ci si china sul prossimo con amore, si ama anche Dio. E se si ama Dio, questo amore si manifesta nella cura del prossimo. Ma se noi allarghiamo lo sguardo al di fuori dell’orizzonte giudaico e cristiano, troviamo affermazioni analoghe in tutte โ ma davvero tutte โ le altre sapienze: nei grandi poemi indiani e nei discorsi del Buddha, nei pensieri di Confucio e nelle massime del Dao, nel jainismo e nello zoroastrismo, nella sapienza latina e nei discorsi del profeta Muhammad. Questo, in definitiva, il โprogrammaโ di ogni religione, che sfocia fino al grande mare della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: โCiรฒ che tu non vuoi che ti venga fatto, non farlo a nessun altroโ.โ
Oggi pubblico una storiella breve e folgorante della tradizione buddhista. Questa la fonte.
Un giorno Hui-k’o si presentรฒ a Bodhidharma e gli disse: “La mia anima รจ tormentata: ti prego, dalle pace!”
“Portami qui la tua anima e io le darรฒ pace.”
“Come faccio? Quando la cerco, non la trovo.”
“Allora รจ giร in pace.”
Uno sguardo sulla Cina e sulla situazione delle religioni. Articolo di Fabrizio Mastrofini preso da Vatican Insider.
โNel vasto ยซpianeta cineseยป รจ in corso una profonda trasformazione che investe la religione. Il punto di partenza รจ dato dallโesodo dalle campagne verso le cittร , un fenomeno che ha dimensioni bibliche. Secondo le statistiche ufficiali gli abitanti nelle cittร hanno superato quelli delle campagne: 690,79 milioni contro 656,56 alla fine del 2011. Gli effetti sul piano religioso sono rilevanti. A dedicare servizi a questi aspetti e a documentare i problemi ci sono due agenzie stampa specializzate sullโAsia: Ucanews con sede a Honk Kong ed Eglise dโAsie della Societร delle Missioni Estere di Parigi, con sede nella capitale francese. I dati raccolti, le testimonianze, le analisi, convergono nel sottolineare che la trasformazione demografica ha cominciato ad avere effetti sul piano religioso. Ucanews ha preso ad esempio la storia di Bosco Wang, migrante cattolico, dalla campagna a Guangdong e poi da qui in una cittadina a sud di Shangai. Il primo gravissimo problema che ha affrontato รจ stato linguistico: trovarsi con sacerdoti in grado di esprimersi solo in cantonese e non in mandarino. ยซHo visto โ ha raccontato โ numerose persone che durante la messa recitavano il rosario senza seguire la celebrazione. Poi ho capito che non erano in grado di comprendere il sacerdoteยป. E casi simili sono in grande aumento. Eglise dโAsie in un recente servizio sul problema nota come lโesodo dalle campagne stia ristrutturando sia la Cina sia il cattolicesimo. Come accade nel villaggio di Erquanjing, nel nord-ovest della provincia di Hebei, diocesi di Xiwanzi. Qualche anno fa contava oltre duemila abitanti, praticamente tutti cattolici; oggi sono ridotti ad un centinaio. E secondo le statistiche dellโIstituto di antropologia dellโUniversitร di Pechino ogni giorno spariscono tra 80 e 100 villaggi a causa dellโesodo massiccio verso le cittร . Un parroco โ don Joseph Yang, nel distretto di Yang โ ha dichiarato che ogni settimana si trova davanti a volti nuovi nelle sue messe, con la conseguente grande difficoltร di dare risposte pastorali efficaci.
Ma anche le altre religioni e confessioni cristiane affrontano sfide difficili. Ad esempio il mondo buddista, in grande crescita e nonostante sia favorito dal governo perchรฉ viene visto come una religione tradizionale dellโAsia, a differenza del cristianesimo che viene percepito come una religione occidentale, dunque importata. Il professor Ji Zhe, sociologo e specialista in storia delle religioni cinesi, dirige un progetto di ricerca internazionale sullโevoluzione del buddismo in Cina. Attualmente โ ha dichiarato a Eglise dโAsie โ delle cinque religioni ufficialmente riconosciute (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo, islam), i buddisti costituiscono il piรน numeroso gruppo di credenti e praticantiยป. In particolare parliamo del buddismo Mahayana Han, con 100 milioni di fedeli, mentre sono 7,6 milioni i buddisti tibetani e 1,5 milioni i buddisti Theravada. Secondo lo studioso il buddismo รจ sostenuto dal governo per motivi politici e per interessi economici. Per questi ultimi il caso esemplare รจ quello del tempio Shaolin nella provincia di Henan, molto famoso per la grande tradizione nelle arti marziali. ร un luogo di turismo che raccoglie decine di migliaia di visitatori ogni anno ma i proventi del biglietto di ingresso vanno al 70% al governo locale. E la comunitร monastica รจ sottoposta ad uno stringente controllo amministrativo su come spende quel 30% di introiti che ha a disposizione. Inutili le vibranti proteste che ogni anno vengono sollevate dai monaci. Quanto ai motivi politici lโanalisi del professor Ji Zhe รจ precisa. ยซLa religione che si sviluppa di piรน in Cina รจ il protestantesimo, soprattutto evangelico, che รจ piรน attivo e rivendicativo, non esita a invocare la libertร religiosa ed il rispetto dei diritti dellโuomo, anche grazie ai legami con lโestero e grazie allโorganizzazione specifica, difficile da controllare per lo stesso governo. Cattolicesimo ed islam sono ugualmente problematici per il governo centrale, sia sul piano diplomatico, sia sul piano etnico. Ed allora si cerca di favorire lโespansione del buddismo Mahayana Han โ gli Han sono lโetnia maggioritaria alla quale appartiene il 92% della popolazione cinese โ per tentare di contenere lโespansione di altre religioniยป.โ
Avete un quarto d’ora di tempo? Un tempo calmo, rilassato, non rubato a mille impegni, di quelli che si portano dietro pure il senso di colpa del furto. Bene, chi vuole puรฒ dedicare quel tempo alla lettura di questa intervista di Sabrina Conti a Tamotsu Nakajima, Presidente Nazionale del Soka Gakkai (Societร per la realizzazione del Valore). Va detto che in rete si trovano anche molti articoli contrastanti su questa corrente. Metto il link del Cesnur e quello a un articolo de L’Espresso di luglio, invitando a leggere i numerosi, variegati e vivaci commenti…
Il buddismo ha origini antichissime, ma la vostra comunitร รจ stata fondata negli anni โ30 in Giappone da Tsunesaburo Makiguchi
Prima di tutto bisogna considerare la storia del buddismo che vediamo ora e quella che era in origine. Questo non รจ facile. Difficile fare chiarezza in questo. Spesso il risultato รจ frutto di un ragionamento, non della effettiva realtร derivata da fatti realmente accaduti e che hanno portato ad un mutamento. La laicitร , che altro non vuol dire se non che non ci sono Preti o Bonzi, รจ frutto di varie fasi della storia. Ecco perchรฉ รจ inutile analizzare un solo aspetto. Ecco il Soka Gakkai nasce sicuramente nel 1930, prima della fine della seconda guerra mondiale.
Portare lโOriente in Occidente, voi avete fatto questo; ma la cultura Orientale รจ ricca di introspezione di momenti di ricerca allโinterno di sรฉ.
Ed il buddismo รจ semplicissimo: causa ed effetto; quale รจ stata la causa dellโattuale situazione? Che cosa รจ stato fatto perchรฉ ci accadesse ciรฒ? Ogni cosa dipende da questo: sia passato, presente o futuro. Anche noi siamo laici, prima avevamo i preti. Ma ad un certo punto, essere preti รจ diventato come un lavoro. Il buddismo รจ uguale per tutti: solo con la pratica si riesce realizzare quello che professa il buddismo. Anche i preti praticavano, come tutti. Ma se questo diventa lavoro non cโรจ piรน illuminazione. Tanti preti pensano: noi siamo superiori, ed i credenti pensano noi siamo inferiori. Molti non spiegano, danno dei dogmi, senza raccontare le origini.
Forse, volendo dare una colpa, alla perdita delle origini, la si puรฒ ricercare nel consumismo, nellโallontanamento dalla natura, nella perdita di coscienza verso ciรฒ che ci circonda e che รจ allโorigine della Vita. Voi come vivete questo rapporto col Creato?
Nel buddismo l’essere vivente e l’ambiente che lo contiene non sono due realtร separateโ altrimenti non si comprende questo principio fondamentale del buddismo. Bisogna migliorare lโambiente, per migliorare le persone stesse. Le persone sono nate dalla natura. Sono un elemento della natura, e non esseri superiori che hanno il diritto di dominarla. Questa convinzione deriva dallโuso dellโintelligenza errato, da tutto quello che lโuomo ha creato e che lo fa credere superiore. Lโintento del buddismo รจ vivere in armonia con le persone, tra le persone, e con lโambiente. Bisogna vivere ogni giorno singolarmente e gioire della vita. Eโ appunto questo il punto critico a cui mi riferivo prima. La nostra societร รจ quella del nulla, delle apparenze: questo viene trasmesso sin dalla prima infanzia. Sembra difficile vivere cercando al proprio interno lโenergia positiva e propositiva.
Che buddismo seguite?
La nostra รจ la scuola buddista fondata da Nichiren Daishonin. Molte cose sono rimaste ai nostri giorni esattamente come aveva insegnato lui: l’oggetto di culto, la recitazione della Legge mistica “Nam-myoho-renge-kyo”, e l’atteggiamento fondamentale di lottare contemporaneamente per felicitร degli altri e per la propria. Poi il risultato dipende dalla sinceritร , dalle azioni e dal comportamento di ogni praticante. In origine si pregava solo per sรฉ, ognuno si impegnava a realizzare la propria illuminazione. Ma nel buddismo la pratica โ come dicevo prima โ significa pratica per sรฉ e per gli altri. ร fondamentale sviluppare il desiderio di star bene tutti insieme e non solo se stessi. ร questo il cambiamento dalle origini, di cui parlavamo prima. Ed รจ per questa ragione che si passa attraverso lโoggetto di culto e delle parole. La nostra pratica buddista รจ molto semplice: la mattina e la sera io recito due capitoli del Sutra del Loto e Nam-myoho-renge-kyo. In questo modo, attraverso questa causa, nasce lโeffetto, con la comunitร di pensiero, lโenergia si muove. In realtร , nessuno mi regala niente, sono io che poi devo realizzare tutto attraverso i miei sforzi. Se io ho la capacitร riesco, se non ho capacitร non riesco. Ognuno ha la capacitร , ognuno รจ potenzialmente un Budda: natura ed apparenza sono tutto in uno.
Chi si avvicina a voi crede giร in questo?
Noi seguiamo lโinsegnamento e l’esempio dei nostri Maestri (Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda), ma loro non sono i nostri guru, non li adoriamo. Sono un esempio. Il Maestro รจ uno che pratica il Buddismo e che indica la strada.
A parte lโesempio che puรฒ dare nella vita di tutti i giorni, passerร dei messaggi che lui trova dentro di sรฉ e li trova perchรฉ ha fatto un percorso?
Senzโaltro. Proprio cosรฌ, il maestro sta facendo un percorso nella sua vita per diventare profondamente buddista. Non รจ facile praticare realmente il buddismo, e realizzare, mano a mano che si va avanti. Ognuno ha il suo modo di praticare. Lโesempio รจ fondamentale: si guarda lโaltro non con invidia ma come esempio, se lui รจ arrivato posso farlo anche io. La vita รจ da utilizzare, ci vogliono speranza e gioia, non disperazione. Quello che ognuno passa ora รจ stato vissuto prima da un altro, le difficoltร vanno superate e le persone incoraggiate. Cerchiamo di comportarci bene, la legge cโรจ. Che uno sappia o no la legge cโรจ.
Vi avvicinano piรน giovani o persone adulte che hanno giร un loro vissuto e, con quale realtร รจ piรน facile approcciarsi?
Cambia a seconda dei periodi. Quando cโera il movimento dei giovani, in tanti cercavano qualche cosa in piรน. Una via da seguire.
E sono rimasti o si sono adeguati agli schemi precostituiti dalla Societร ?
Tante persone cercano un ideale da realizzare tutta la vita. Se non riescono a mantenere quellโideale a metร strada si adagiano. E prendono strade piรน comode. La comoditร , forse รจ illusione.
Apparenza?
Sรฌ.
Si nasce, cresce e muore e basta cosรฌ? In pochi pensano che la vita abbia uno scopo, un percorso di ricerca.
La gente ha paura di quello che non vede tangibilmente, questo รจ un biscotto ma se io non lo vedo โฆ tanti anche vedendo il biscotto non lo mangiano.
Essere un Maestro, come Lei, cosa significa?
Io sono sempre un apprendista, ho i difetti come gli altri, ogni giorno devo imparare. Io non capisco mai abbastanza il buddismo. Ad esempio questi sono gli scritti di Nichiren Daishonin, il fondatore della nostra scuola buddista. Lui esprime delle teorie ben precise sul buddismo: sono lettere mandate ai credenti, e noi abbiamo tradotto dal giapponese allโinglese e dallโinglese allโitaliano. perciรฒ il passaggio della traduzione un poโ cambia. Sono 172 pezzi in cui incoraggiava i credenti. Il buddismo non รจ negli scritti, il buddismo รจ come vive la persona, come ha vissuto. Il Sutra รจ composto di parole, รจ un insegnamento. ร importante come si utilizza il Sutra nella vita stessa. Noi viviamo la vita ogni attimo. La situazione cambia sempre nessuna cosa รจ ferma, io stesso cambio ogni attimo. Un attimo prima sono riuscito a fare una cosa, lโattimo dopo non si sa. Siamo noi che influenziamo attimo dopo attimo. Il nostro lavoro รจ aiutare la persona quando รจ in difficoltร . Il buddismo pensa a come poter essere utile a quella persona.
Accade che i buddisti scelgano un altro credo?
Quello che ho potuto vedere, succede che sperimentano qualche altra cosa e poi tornano a praticare il buddismo di Nichiren Daishonin.
Vivendo nella societร ci saranno problematiche comuni al resto della societร , ad esempio il divorzio. Sembrerebbe impossibile che accada questo evento in una coppia buddista che dovrebbe vivere nellโarmonia.
Tutto รจ lasciato libero. Se si rivolgono a me esponendo le difficoltร rispondo, aiuto, ma se non lo fanno, non posso fare nulla. Comunque sia il momento che stiamo vivendo ora รจ nulla in confronto al passato, ai miliardi di persone che sono vissute prima di noi. Noi abbiamo un legame perchรฉ siamo qui in questo momento. Come italiani abbiamo pure un legame tra storia e vita attuale. Quello che noi sentiamo crea un legame, noi creiamo movimenti per la pace per la cultura. Tutto bello, ma noi dobbiamo ragionare su come agire nella vita quotidiana: coi vicini, il lavoro, i quartieri โฆ Non sempre โcontro qualcunoโ ma โcon qualcunoโ. Chi arriva nella nostra comunitร , sente il meccanismo dellโessere vicini e in piรน, sente lโimportanza del legame, di aiutarsi lโuno con lโaltro.
LโItalia รจ un paese difficile per il buddismo?
Fortunatamente รจ molto difficile, ma hanno delle necessitร gli italiani, delle necessitร differenti dagli altri Paesi, ed hanno molto cuore, sono umani.
Come vi siete posti con la strage dei monaci in Birmania, un martirio di pacifici e silenziosi uomini uccisi con una violenza tanto grande?
Ogni singola persona, in ogni singolo istante, vive sia una parte molto buona ma, al contempo, molto cattiva: bene e male sono due facce della stessa medaglia. Per noi buddisti questo punto di vista non รจ difficile da comprendere. Si parla di diritti umani. Ogni singola persona ha diritto.
E quindi come si spiega la diversitร nel mondo?
Noi professiamo pace ed educazione. Attualmente cโรจ solo egoismo o egocentrismo. Non ci si preoccupa di nulla … domani mi candido, domani tolgo lโImu โฆ di fronte ad un guadagno immediato personale … non importa il peggioramento. Il buddismo parte sempre dalla comunitร .
La vostra comunitร รจ in crescita?
Si ma bisogna migliorare la qualitร e la pratica. Se tu vuoi cambiare una societร confusa non รจ sufficiente la quantitร ma il come. Ognuno deve guardare se stesso.
Voi aiutate nel sociale?
Noi facciamo solo attivitร religiosa in Italia, allโestero si fanno anche altre cose. Nello specifico in Italia cerchiamo di combattere contro le armi nucleari. Abbiamo una universitร in California che non รจ una universitร โreligiosaโ. Il presidente Ikeda รจ stato insignito dall’ONU di un riconoscimento per la pace. Nei primi anni settanta ha riaperto il dialogo con Cina. La Soka Gakkai รจ anche intervenuta in aiuto alla popolazione della Cambogia.
Come vi ponete con le altre religioni, quali sono i punti di confronto?
Io non so, per cui prima devo sapere. Almeno cerco di ascoltare tutto quello che dice lโaltra persona senza pregiudizi.
Con i cattolici che rapporto avete?
Cerchiamo di dialogare ma cโรจ qualche difficoltร .
Attuate dei progetti insieme?
Con la comunitร di SantโEgidio, abbiamo raccolto le firme per la moratoria sulla pena di morte.
Voi non vi occupate di politica?
No qui no, in Giappone sรฌ: diciamo ai giovani di seguirla. La politica va intesa come interesse per le cose del Paese. Le singole persone devono interessarsi di tutto. La democrazia รจ una bella cosa, ma chiede impegno.
I giovani si possono aiutare?
I giovani dโoggi sono bravissimi. Io ho insegnato a scuola โ 50 anni fa. Ogni anno gli studenti sono diversi. Dai 16 ai 22, 23 anni sono veramente in gamba. Hanno qualche cosa in piรน sono saggi anche se con poca esperienza. Ecco credo che tutte le credenze debbano aiutare i giovani.
E la donna?
La donna ha una sensibilitร diversa nellโOccidente; cultura che forse nellโoriente รจ piรน sviluppata anche fra gli uomini. Qui si sono mantenute la storia e la tradizione. Nel buddismo non cโรจ differenza. ร una domanda frequente questa che lei mi fa. Gli uomini seguono la famiglia: nonno padre nipoteโฆ le donne seguono la prosperitร . Le donne hanno piรน forza. La loro vita รจ attaccata al quotidiano, educano i figli. Lโeducazione famigliare รจ fondamentale. Non intendo lโessere mammoni. Le donne hanno forza ovunque. Anche nella Soka Gakkai, sono le donne che portano avanti l’attivitร buddista, tranquille e costanti, gli uomini a volte la portano avanti solo per mettersi in mostra ma, per fortuna, il 60% dell’istituto รจ composto da donne.
Qual รจ il problema piรน grande oggi?
Egocentrismo, ognuno pensa per sรฉ, per i suoi parenti ed amici. Lโegoismo. Lโignoranza nel senso di non sforzarsi per conoscere di piรน. Sforzo considerato inutile. Chi domina la societร vuole mantenere ignorante il popolo. Cosรฌ dura di piรน … da sempre รจ cosรฌ.
Questa migrazione dei popoli, questo mischiarsi puรฒ essere una chiave di salvezza per lโumanitร ?
Un aiuto sรฌ, conoscersi di piรน scambiando le culture. Anche la tecnologia se usata bene รจ senzโaltro positiva. Ma in molti casi non viene sfruttata correttamente, e l’essere umano rischia di diventarne solo schiavo. Lโumanitร deve prendere coscienza e ragionare. Le persone devono riappropriarsi dellโintelligenza.
Ho letto su โLa civiltร cattolicaโ del 3-17 agosto un interessante articolo di Javier Melloni sulla crisi. Lo spunto di partenza รจ la crisi economica mondiale, ma presto il discorso si fa vasto e il riferimento principale รจ alla crisi di mezza etร che spesso prende l’uomo nel suo cammino esistenziale o di fede. Vengono citate belle pagine di letteratura e spiritualitร , le riporto:
Dante Alighieri: โNel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chรฉ la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era รจ cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’รจ amara che poco รจ piรน morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirรฒ de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.โ (La divina commedia)
Teresa d’Avila: โUna volta cresciuto [โฆ], il bruco comincia a lavorare la seta e a edificare la casa dove dovrร morire… Muoia, muoia questo verme, come muore il baco da seta per realizzare il senso della sua vita… Quando, in questo grado di orazione, [il bruco] muore completamente alle cose del mondo, [โฆ] nasce una farfallina biancaโ (Il castello interiore)
Pierre Teilhard de Chardin: โPer la prima volta forse nella mia vita [โฆ] sono sceso nel piรน intimo di me stesso, in quell’abisso profondo dal quale sento confusamente emanare la mia capacitร di agire. Ora, a mano a mano che mi allontanavo dalle evidenze convenzionali che illuminano superficialmente la vita sociale, mi rendevo conto che la mia vita profonda mi sfuggiva. A ogni gradino che scendevo, scoprivo in me un altro personaggio, di cui non potevo piรน dire il nome esatto, e che non mi obbediva piรน. E quando fui costretto a porre fine alla mia esplorazione perchรฉ la strada veniva meno sotto i miei passi, c’era, ai miei piedi, un abisso senza fondo, dal quale scaturiva, venendo da chi sa dove, il flusso che oso chiamare la mia vitaโ (L’ambiente divino)
Keiji Nishitani: โIl grande dubbio rappresenta non solo l’apice del sรฉ che dubita, ma anche il punto del suo โestinguersiโ e cessare di essere โsรฉโ [โฆ]. E’ il momento nel quale il sรฉ รจ nel contempo il nulla del sรฉ, il momento che รจ il cosidetto โluogo del nullaโ, dove accade una conversione al di lร del grande dubbio. Il grande dubbio emerge come l’apertura del luogo del nulla, come il campo della conversione dal grande dubbio stesso. Ecco perchรฉ รจ โgrandeโ.โ (La religione e il nulla)
Ho voluto raccogliere e accostare questi testi per mostrare quanto certi cammini di religioni molto diverse spesso intreccino i loro passi, soprattutto nella mistica, e trovino risonanza nell’esperienza umana di tanti, credenti e non.
La sera dell’annuncio dell’elezione del nuovo papa, sul balcone centrale di piazza San Pietro รจ apparso per l’โHabemus papamโ il cardinale francese Jean Louis Tauran. Il web ha immediatamente cominciato a ironizzare in modo anche feroce su di lui, sul suo intercalare incerto e sulle sue movenze particolari (dovuti al morbo di Parkinson). Il cardinale รจ il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; rivolgendosi al mondo buddista in occasione dellโannuale festa di Vesakh ha affermato: ยซIl nostro autentico dialogo fraterno esige che noi buddisti e cristiani facciamo crescere ciรฒ che abbiamo in comune, e specialmente il profondo rispetto per la vita che condividiamoยป. ยซL’amorevole gentilezza verso tutti gli esseri รจ la pietra angolare dell’etica buddista e l’amore di Dio e l’amore del prossimo sono invece il centro dell’insegnamento morale di Gesรนยป. Penso, ha continuato il porporato che ยซsia urgente creare, sia per i buddisti che per i cristiani, sulla base dell’autentico patrimonio delle nostre tradizioni religiose, un clima di pace per amare, difendere e promuovere la vita umanaยป.
L’articolo da cui ho preso le parole รจ di Luca Rolandi e appare su Vatican Insider.