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Gemme n° 440

Ho dato al brano una mia interpretazione: dopo la scomparsa di mio nonno avevo detto che non credevo. Adesso le cose sono cambiate, sono molto più contenta e positiva, e non passo il tempo a deprimermi come facevo prima. Ho capito che c’è qualcosa dopo questa vita, non so ancora cosa, ma sento che c’è. Da sei mesi ho iniziato ad avvicinarmi al Gospel. Questo brano lo devo cantare tra 3 giorni, le parole sono semplici: avere sempre la speranza, anche nei periodo negativi”. Queste sono le parole con cui V. (classe quarta) ha presentato la propria gemma.
Non trovo migliore commento di questo:
«Ogni volta è un miracolo.
Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti […] tutto questo scompare di colpo quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d’improvviso c’è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d’amore, e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta. Anche i visi dei coristi sono trasfigurati […].
Vedo degli esseri umani votati al canto. Ogni volta è la stessa storia, mi viene da piangere, ho un nodo alla gola e faccio di tutto per controllarmi, ma quando è troppo è troppo: a stento riesco a trattenermi dal singhiozzare. E quando c’è un canone, guardo per terra perché l’emozione è troppa tutta in una volta: è troppo bello, solidale, troppo meravigliosamente condiviso.
Io non sono più me stessa, sono parte di un tutto sublime al quale appartengo anche gli altri, e in quei momenti mi chiedo sempre perché questa non possa essere la regola quotidiana, invece di un momento eccezionale del coro. Quando il coro s’interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti.
È così bello. In fondo, mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto».
(M. Barbery, L’eleganza del riccio)

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Gemma n° 380

La mia gemma è lo spartito di “Segni del tuo amore” del Gen Rosso perché l’anno scorso ho suonato alle tastiere questo brano con la mia parrocchia. E’ stato anche un modo per esprimere potenzialità”. Questa è stata la gemma di M. (classe terza).
Ho cominciato a cantare in un coro a 15 anni e, a parte qualche pausa, non ho mai smesso. Mi piace l’idea di dare vita a qualcosa insieme agli altri, con la caratteristica che il mio contributo deve tener conto di quello degli altri, deve armonizzarsi con esso. Dare il meglio di sé, sapendo di essere essenziali al pari degli altri.

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Gemme n° 336

microfono

Ho portato come gemma un microfono: rappresenta me ed è una delle cose più importanti che ho. Quando sono dietro ad un microfono sono tranquilla perché riesco a esprimermi e mi sento libera, mi viene più facile dire certe cose cantando. E’ importante per me come oggetto: ascolto musica sempre, sia quando sono contenta che quando sono triste. E’ un punto fisso anche se tutto il resto cambia. Tuttavia non metto in mostra il fatto che canto: cerco di tenerlo per me, infatti non tutti sanno che lo faccio. Penso che ormai, in quinta, sia il momento di tirar fuori questa cosa perché potrebbe far bene anche a chi ascolta”. Questa è stata la gemma di C. (classe quinta).
Durante la mia adolescenza ho letto molto spesso le pagine di Kahlil Gibran e una delle sue frasi che amo di più è senza dubbio questa: “Il segreto del canto risiede tra la vibrazione della voce di chi canta e il battito del cuore di chi ascolta.” Si crea un’alchimia tra noi e la musica che ascoltiamo che ci porta ai brividi, al battito del cuore. E’ un gran bel dono riuscire a creare tale alchimia. E C. lo sa che ora ce lo deve regalare… 😀

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Gemme n° 106

diapasonHo portato un diapason che simboleggia il mio amore per la musica: ha sempre fatto parte della mia vita e spero continui. Senza la musica non penso di poter vivere. Per me cantare è una cosa bellissima, la più bella che possa fare”. Queste sono state le parole di G. (classe quinta). Ogni volta che ho assistito a un concerto mi ha sempre incuriosito questo strumento che alcuni direttori utilizzano: è usato per dare l’intonazione alle voci di un coro o per accordare strumenti. Lascio come commento una domanda per una riflessione personale: qual è il diapason della nostra vita, con cosa le diamo l’intonazione?

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Gemme n° 26

Ho portato un cd. In realtà la gemma non è una canzone specifica, ma tutto quello che c’è dietro il cd. Ogni anno con la parrocchia facciamo un’attività teatrale e quest’anno abbiamo allestito “Forza venite gente”. Mi sono ritrovato a cantare e recitare nel ruolo di Francesco ed è stato bellissimo coinvolgere e animare i ragazzi delle medie in un bel lavoro d’insieme del gruppo di animatori. Speriamo di poter continuare anche ora che il nostro parroco è stato trasferito”. Sono tutte parole di V. (classe quarta).
Caro V. ti lascio le parole di un grande: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.” (Charlie Chaplin)

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Gemme n° 5

A. con la sua gemma si è decisamente messo in gioco. Prima ha proposto il video di un brano rap dei suoi due rapper preferiti:

Poi ha detto: “Ho portato il rap perché mi piace molto e poi perché da un po’ ho iniziato a scrivere anche io. Vi prego, non ridete”:

Nessuno ha riso. Forse tutti avevano anche fatto proprio il ritornello di LowLow e Mostro: “Finché mi batte il cuore, finché reggono le gambe, scrivo la mia storia col sudore e con il sangue e non puoi più fermarmi ora il mio nome è troppo grande; è il mio stupido sogno, l’unica cosa importante finché avrò questa voce, finché avrò la mia arte sarà sempre MS, voi scusate per il sangue”. Sulla mia stufa c’è questo sassolino, te lo dedico A.:

Sogni