“Ciao nonna Non ero certa che mai avrei cercato di esprimere a parole ciò che provo ormai da un po’, perché scriverlo fa sembrare tutto un po’ più vero, ogni parola mi ricorda che la distanza tra noi è più grande di quella a cui eravamo abituate, mi ricorda che non ci sarai a rispondermi alle chiamate con quel “pronto?” un po’ assonnato perché puntualmente ti chiamavo mentre facevi il tuo riposino e tu cercavi di farmi credere che non fosse così per non farmi sentire in colpa, che non sentirò più i tuoi racconti su quella vita così piena che hai vissuto o la mamma che parla per ore al telefono con te la sera. E fa male fermarmi e rendermi conto di dover parlare di te al passato perché tu sei sempre stata il mio presente. Se fossi qui mi diresti di non dispiacermi perché sei in un posto incantevole circondata dall’amore di Dio a cui hai sempre dedicato ogni giornata, ogni gesto, ogni preghiera. Sai nonna, a Natale eravamo tutti lì a casa tua, è stato strano ma al contempo è stato come se tu fossi stata lì in mezzo a noi, quella casa, che sarà sempre “casa della nonna”: è pervasa di te, in ogni angolo di ogni stanza così come lo sono i nostri cuori a cui tu non hai mai negato amore, un amore senza riserve che non si è mai arreso davanti alle paure, alle difficoltà e alla lontananza che rendeva ogni nostro incontro più speciale. Sei sempre stata e sei ancora un’ancora, un punto di riferimento per noi che ti abbiamo sempre guardato con ammirazione. Avrei voglia di raccontarti tante cose e abbracciarti forte forte e sentirmi chiamare “gioia” come facevi sempre. Così ci siamo salutate l’ultima volta che ti ho visto e quelle parole risuonano sempre nella mia mente quando penso a te. Mi manca sentire il suono di quelle parole sicure e risolute e la dolcezza dei tuoi baci sulla fronte. So che adesso sei in un posto lontano ma migliore e vegli su di noi da un po’ più su. Ti immagino lassù, finalmente, dopo tanto tempo, danzare abbracciata al nonno come nella foto che guardavo sempre quando entravo in camera tua, digli da parte mia che avrei tanto voluto conoscere anche lui come ho avuto la fortuna di conoscere te. É impossibile racchiudere ciò che sei stata per me in così poche parole perché è un sentimento che non si rinchiude in semplici lettere ma ho voluto comunque tentare. Ciao nonna, mi manchi tanto La tua A.” (A. classe quinta)
Ogni anno rifletto molto su cosa portare come gemma, specie per la quinta volevo qualcosa di veramente significativo che potesse chiudere in bellezza il mio percorso scolastico. Allo stesso tempo però ho pensato che ogni gemma che ho portato nascondeva già dei grandi significati. In prima: il mio diario da bambina a rappresentare la mia infanzia in seconda: l’estate passata con i miei amici a rappresentare l’amicizia In terza: un regalo simbolico come augurio di un futuro brillante In quarta: i miei genitori. E quindi, per quest’anno decido di portare una cosa più spontanea e meno elaborata.
Questo video (accompagnato da delle foto in classe, ndr) mi piace particolarmente sia per la musica di sottofondo, che quasi mi ipnotizza specie se ascoltata a pieno volume con le cuffie, sia, ovviamente, per i ricordi che ci sono dietro. Il 2025 è stato l’anno in cui mi sono più formata, non necessariamente il più bello (perché deve competere comunque con il 2024) ma è stato l’anno in cui ho imparato di più in assoluto. I primi mesi sono stati relativamente tranquilli, vivevo in modo piuttosto passivo la vita. Ricordo che ogni mattina a scuola morivo di sonno e speravo sempre che le due ore di italiano e francese finissero il prima possibile e che non mi chiamasse a tedesco ( cosa che invece succedeva sempre). Più di una mattina mi svegliavo con l’idea “che bello stasera potrò tornare a dormire” oppure con “non vedo l’ora arrivi il pranzo”. Eppure ero “felice”, fiacca ma contenta. “Felice” perché comunque stavo facendo esattamente quello che volevo fare anche se non sempre avevo la motivazione di continuare. E scrivo intenzionalmente felice tra virgolette, perché oggi so che quella mia condizione somigliava più a una quieta serenità che a qualsiasi altra cosa. E poi, le vacanze di carnevale. Il mio 2025 si può dividere in 3 grandi parti: la prima di queste che arriva fino al 4 marzo, giorno in cui la mia gattina è morta inaspettatamente. A differenza di tutti gli altri lutti che ho vissuto, questo era ben diverso, perché proveniva da dentro. Da dentro casa. Era una vera e propria mancanza che si sentiva inevitabilmente non appena si varcava la soglia di casa. Improvvisamente io e la mia famiglia ci siamo ritrovati con una nuova quotidianità, silenziosa, spoglia, non richiesta. Ricordo precisamente la mia sorpresa nell’uscire di casa le prime settimane per distrarmi un po’ e vedere che il mondo andava avanti uguale, esattamente come aveva sempre fatto. La realtà esterna non sembrava essere intaccata da quel vuoto che invece era costantemente presente a casa. Da marzo in poi è iniziato un profondo periodo di introspezione in cerca di risposte a domande che ancora ad oggi rimangono in sospeso. Nonostante questo traumatico evento, avevo da continuare dei progetti, dei diciottesimi a cui andare, delle gite a cui partecipare. E devo dire, parlandone spesso e metabolizzando la cosa, sono tornata a stare bene: ho iniziato a godermi la primavera, la fine della scuola (che per me è stata il 24 maggio), la gita a Vienna, il mese passato a Linz e infine il 23 luglio, il mio compleanno. Finalmente i tanto attesi 18 anni. Era da tutta la vita che li aspettavo. Essere maggiorenni è letteralmente un altro modo di vivere: fare i pagamenti con il mio conto in banca, firmare IO, avere accesso a sesamo, non avere più restrizioni sui social di nessun tipo, non avere più nessun tutore sul telefono, aver TUTTO intestato a mio nome, e, ovviamente, guidare. Tutte forme di indipendenza che tanto bramavo. Questa seconda parte dell’anno termina poi con il 15 agosto, giorno in cui ho dovuto accettare che a volte non tutto segue i miei piani, ma va bene così. Continuo comunque a pensare che ciò che vuoi veramente, lo puoi fare accadere. E ogni scusa è una prova che in realtà non lo vuoi veramente.
Poi con settembre e ottobre, l’inizio della quinta, il mio viaggio a Parigi, l’ultima gita scolastica💔 E quest’ultima terza parte dell’anno termina con il 3 novembre. Non so esattamente da cosa sia stato scaturito, so solo che dal 3 novembre , successivamente a una profonda riflessione avuta guardando fuori il finestrino, mi sono detta “ basta, da oggi cambio” e così è stato. Un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di pensare, una nuova pace interiore, una nuova gratitudine per la mia vita . Tutto ciò nato come frutto dalle esperienze avute in questo ultimo anno, che mi hanno insegnato e che continuano ad insegnarmi ancora oggi. Fra gli insegnamenti più importanti di quest’anno e che voglio condividere ce ne sono due: il primo riguarda il ruolo fondamentale che le persone hanno nelle nostre vite e che spesso sottovalutiamo. Perché “casa” non la fanno le mura, bensì le persone. Perché il nostro “giardino”, come insegna Voltaire, può diventare solo più bello se intorno a noi abbiamo altri giardini rigogliosi, ed è quindi importante trovare giardini verdeggianti, ricchi di farfalle. E infine, il secondo insegnamento riguarda la motivazione, l’interesse, la curiosità, non so nemmeno io come definirla, quella spinta che ti fa andare avanti. Perché bisogna essere fortemente motivati nella vita, in qualsiasi campo e settore, perché è solo così che si potrà riuscire in quello che si vuole e superare eventuali momenti meno belli”. (F. classe quinta).
“Come ultima gemma ho deciso di portare la famiglia: il luogo dove la vita inizia e l’amore non finisce mai. Il mio papà è il mio eroe, la mia roccia, il mio sorriso. La mia mamma è la mia migliore amica, la mia forza e il mio punto di riferimento. Infine, P. è il mio fratellone, il mio scudo e il mio bodyguard. C. è il mio fratellino, il mio umorismo e la mia protezione. Mi hanno insegnato valori che si possono trasmettere con l’amore del nido familiare: il rispetto, l’educazione, affrontare i problemi con grinta e adrenalina. Di certo senza di loro non sarei la N. di oggi. Sono molto orgogliosa di loro e sono onorata di far parte di questa famiglia stupenda da 19 anni. Però, è anche vero che la famiglia è dove c’è casa.
E questa è la mia seconda casa. Le vere amicizie sono quelle che si trasformano in famiglia e ci si sente sempre a casa con loro. D., B., M., A., M., B., F. e M. hanno contribuito a perfezionare la N. che sono oggi. Con loro ho imparato a lasciarmi andare, a mettere al primo posto la mia felicità e a pensare di meno al giudizio degli altri. Con loro, ho finalmente capito che “vera amicizia” non è solo un concetto: non vuol dire condividere certe passioni, certi hobby… ma significa esserci sempre l’un per l’altra e unire le forze per raggiungere un obiettivo comune. Tutti loro hanno messo un mattoncino per costruire la casa che ci ospita ogni volta che siamo assieme e un cerotto per aiutare quelle ferite piccole ma profonde degli anni precedenti”.
“Come gemma, quest’anno ho deciso di portare i miei amici. A fine dicembre, ho partecipato ad un campo animatori in cui ho avuto modo di riflettere su chi o cosa fosse il mio rifugio e chi la mia casa. Inizialmente non trovavo molta differenza tra queste due parole, ma pian piano ho capito che il rifugio è dove andiamo se cerchiamo di scappare da qualcosa che non ci fa stare bene, mentre la casa è dove puoi andare sempre, nel bene e nel male. Ho fatto fatica nel trovare qualcosa di diverso per entrambe, ma sono finita per dire la stessa cosa sia per la casa che per il rifugio… I miei amici. I miei amici sono la cosa più importante che ho. Mi stanno vicino in ogni situazione e non mi giudicano mai, di conseguenza so che per loro non sarò mai sbagliata. Sono il mio rifugio perché quando mi succede qualcosa di brutto sono i primi da cui vado a raccontare tutto e sono i primi che stanno ad ascoltarmi per ore. Sono la mia casa, invece, perché con loro basta vedersi 5 minuti e già si sta bene. Con loro faccio di tutto e di più e sono felice di condividere le mie esperienze con loro. Sono molto fortunata ad averli perché penso che molta gente, specialmente della mia età, non abbia un gruppo di amici così e mi rendo conto che senza di loro sono persa. Mi fanno ridere in ogni momento e sono felice che sono proprio loro a farmi sorridere. Ovviamente non è sempre tutto rose e fiori, anzi, capita molte volte che discutiamo, però penso che le discussioni ci aiutino a crescere e a diventare più maturi. Sono contenta di aver avuto l’opportunità di litigare con qualcuno di loro perché siamo riusciti a migliorare e a legare di più. Sono grata di averli nella mia vita e spero davvero che rimangano per sempre”. (C. classe seconda).
“Ho portato questo libro perché è uno dei pochissimi oggetti che mi sono rimasti dal periodo in cui vivevo in Brasile. Me l’hanno regalato i miei compagni di classe quando stavo per trasferirmi in Italia. Dentro ci sono tutte le loro firme e un biglietto che dice: “ti mandiamo Lineia perché non ti dimentichi di noi e nemmeno delle capuchinhas”. Le capuchinhas sono dei fiori, e in Brasile questa frase è un modo affettuoso per dire: “ricordati non solo di noi, ma anche di tutto quello che faceva parte della tua vita là”. Il libro in sé è un racconto per bambini, pensato per far conoscere l’arte di Monet attraverso gli occhi di due ragazzini, la sua casa, i suoi giardini, il suo mondo. In realtà non l’ho mai letto fino in fondo. Per me finirlo sarebbe come chiudere quel capitolo della mia vita. Io ho cambiato spesso paese e ho dovuto lasciare quasi tutto indietro ogni volta. Questo libro invece mi ha seguito in tutti gli spostamenti. Non lo guardo quasi mai, non è un oggetto a cui penso nella vita di tutti i giorni… ma forse proprio per questo significa così tanto: è uno di quegli oggetti che senza volerlo finisce per raccontare una parte di te, anche quando tu non ci pensi più.” (A. classe quinta)
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma la casa al mare. Con il passare degli anni mi sono accorta che l’unico luogo che mi ha davvero visto crescere e cambiare è stata proprio lei: la casa al mare. È il posto dove passo tutte le mie estati da quando ero piccola. Ogni volta che arrivo lì mi sento subito a casa, come se il tempo non fosse mai passato. Le giornate sono sempre state piene di giochi insieme ai miei cugini: correvamo sulla sabbia, costruivamo castelli, inventavamo giochi e ridevamo per qualsiasi cosa. Le sere d’estate sono quelle che ricordo meglio. Ogni sera mangiavo un gelato mentre guardavo il mare. Era un momento tranquillo, in cui potevo pensare a tutto o anche a niente. La casa al mare non è solo una casa: è il luogo che mi ha accompagnata nella crescita e che conserva i miei ricordi più belli. A 17 anni, rimane per me un posto speciale, dove mi sento sempre me stessa” (S. classe quarta).
“Questo è lo stadio della mia città in brasile (Belo Horizonte): ho scelto di portarlo come gemma perché oltre ad essere lo stadio della mia squadra del cuore mi dà anche bei ricordi sull’ultima volta che sono stato in Brasile due anni fa” (T. classe quarta).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare la Polonia, il Paese d’origine dei miei genitori. In questi anni mi sono sempre chiesta se sia anche il mio Paese d’origine o meno. Tutta la mia famiglia vive lì, ci passo ogni vacanza di Natale e parte delle vacanze estive e a casa parlo polacco con i miei genitori; sicuramente le mie origini sono legate alla Polonia ma non ho mai capito se quello fosse mai stato il mio posto o meno. Per questo ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con il fatto di vivere in Italia e avere una diversa nazionalità. Questo stile di vita mi ha sempre creato molta confusione riguardo a quello che sarà il mio futuro. Non credo che riuscirò mai ad attardarmi allo stile di vita che c’è lì, e in particolare al freddo e all’alimentazione; per me è un posto dove posso andare in vacanza, visitare i miei parenti e prendermi una pausa terapeutica dalla mia vita qui in Italia. Pur sentendomi molto meglio in Italia, mi ricorderò sempre delle mie radici perché mi hanno aiutata tanto ad avere una sensibilità e una prospettiva più ampia riguardo a certe cose, a prendere in considerazione due modi di vivere molto diversi nelle mie scelte future” (K. classe quinta).
“Ho scelto come gemma il mare di notte perché riesce a suscitare emozioni diverse a chiunque lo osservi. Per me il mare è casa, è divertimento, è malinconia, è dolore, è nonna, è amici, è famiglia ed è solitudine. Di notte, sotto un cielo stellato, diventa uno specchio di ciò che si ha dentro, capace di accogliere ogni nostro pensiero, ogni ricordo, ogni lacrima. Il mare contiene ricordi: le risate che riempivano l’aria, gli abbracci che sapevano di casa, e quel senso di appartenenza che solo gli amici sanno dare. Di notte, quando il chiasso si spegne, il mare diventa anche un luogo di malinconia. Ogni onda sembra riportare a riva un frammento di ciò che è stato, un ricordo che fa sorridere o piangere. È impossibile guardare il mare di notte senza sentire quel misto di nostalgia e meraviglia, senza ripensare ai momenti che ci hanno segnato e a quelli che avremmo voluto trattenere per sempre. Eppure, in tutta questa malinconia, il mare riesce a consolare. Il suo movimento costante, le sue onde che vanno e vengono, sembrano dirci che tutto passa, che ogni ferita si chiude, che ogni lacrima lasciata cadere sulla sua superficie diventa parte di qualcosa di più grande. È come se ci dicesse che anche noi, come lui, siamo fatti per andare avanti, per cambiare e trasformarci senza mai perdere la nostra essenza. Il mare di notte può essere un abbraccio, un luogo che raccoglie i nostri momenti più belli e i nostri dolori più profondi. È una promessa di possibilità infinite, un invito a lasciarci andare, a fidarsi di quel cammino luminoso che la luna disegna sull’acqua, anche se non so dove ci porterà. Il mare non è solo un luogo, è una sensazione, un frammento d’eternità che ricorda chi siamo stati e chi possiamo ancora diventare”. (M. classe quarta)
“In questa foto è presente l’albero di Natale che ogni anno fanno nel mio paesino in piazza. Ho deciso di portare quest’immagine perché amo il Natale e quest’immagine per me ha significato di famiglia. Il paesino in cui sono cresciuta è la mia casa e la mia famiglia. Mi sento al sicuro a casa mia e non potrei desiderare posto migliore in cui vivere. Inoltre, per me non esiste cosa più importante della mia famiglia. Sono sempre accanto a me, mi supportano e mi vogliono un bene incondizionato. Non saprei cosa fare senza di loro”. (R. classe terza)
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare questa foto, in cui ci siamo io e mia sorella. Ciò che per me è importante non è la foto in sé, ma il luogo dove si trova. Questa foto infatti è appesa sul muro della mia cameretta a casa dei miei nonni, la casa in cui io e mia sorella siamo cresciuti e abbiamo passato buona parte della nostra infanzia, perché i miei genitori, essendo sempre occupati al lavoro, ci portavano da loro per non lasciarci soli e lì passavamo praticamente tutta la giornata. I miei nonni sono delle persone molto importanti per me, perché li ho sempre visti come i miei secondi genitori, dal momento che sono stati loro a insegnarmi tante delle cose che so, dalle più banali come ad esempio camminare, andare in bicicletta, nuotare, a quelle un po’ più di valore come essere sempre educati e gentili con tutti, anche con chi non se lo meriterebbe, e cercare di rendere sempre felici gli altri, anche quando noi non lo siamo, e questo è uno dei quei messaggi che mi porterò per sempre dentro di me. Ora sfortunatamente non ho più tanto tempo per vederli, tra la scuola e altre cose, ma cerco sempre di andare a trovarli almeno una volta a settimana, e ogni volta che vado da loro e vedo questa foto, mi tornano in mente i tanti bei ricordi che abbiamo avuto assieme”. (R. classe quarta).
“E. e M. sono due ragazze che conosco da quando sono nata. La nostra amicizia va avanti da 16 anni quasi 17, in tutto questo tempo ci sono stati alti e bassi, allontanamenti e riavvicinamenti ma siamo ancora qua, più unite di sempre. Io ed E. litighiamo spesso, quasi ogni giorno anche per stupidaggini ma ci chiediamo sempre scusa in qualche modo. M. invece è quella più pacifica, ormai si è abituata alle litigate quotidiane e non ci fa neanche più caso. Con loro ho imparato che casa non deve essere necessariamente un luogo, ma può essere anche una persona o più e ho appreso che vivere con loro al mio fianco risulta più semplice” (G. classe terza)
“Ho deciso di portare una foto di Napoli dal mare visto il legame fortissimo che sento con questa città. Mio padre è napoletano ed è stato lui a trasmettermi questo amore incondizionato per Napoli e la sua gente. Ogni volta che ci vado ci lascio il cuore” (R. classe quarta).
“Ciao piccola G., finalmente sei maggiorenne, non è proprio come te lo eri immaginato ma infondo non è così male. Da dove cominciare? Ci sarebbero tante cose da dirti. Non abito più a Roma, inaspettato vero? sì anche per me, so che ami tanto quella città ma non hai potuto farci nulla e ti sei dovuta trasferire a Udine, sempre meglio di tutte le precedenti proposte di papà. La Germania, la Svizzera, l’Austria, l’Ungheria, la Romania anche se per quest’ultima non vale. Ci andrò questa estate, non in vacanza come al solito, bizzarro anche questo? Ricordo come piangevi perché non volevi trasferirti lì ma crescendo hai capito di dover dare un’opportunità anche a quel luogo. In fondo hai pure una casetta carina, eh sì non dobbiamo più dormire sui divani dei vari parenti. Hai trovato lì anche persone con cui ti diverti e con cui hai vissuto tante avventure. Adesso hai anche un piccolo cane, beh oddio ha 4 anni e mezzo e pesa 7kg quindi tanto piccolo non è, si chiama Ivy e nonostante tutti dicessero che ti saresti stufata è diventata letteralmente tua figlia. In primavera facciamo lunghe scampagnate con la bici e lei ovviamente è nel cestino. So che non è un periodo felice per te ma purtroppo andrà peggio. Cadrai tante volte e ti sembreranno senza uscita ma, a volte da sola, a volte con l’aiuto di alcune persone che ti hanno voluto bene, sei riuscita a superarle. Finalmente ho fatto la richiesta per la cittadinanza, specialmente per te in modo che nessuno possa più dire che non sei italiana. Ho iniziato scuola guida, sta andando benino. Ho deciso di fare l’università, contro ogni pronostico e contro l’opinione di tutti, imparando anche dallo sbaglio nella scelta del liceo. Certe cose non sono mai cambiate, il tuo amore per la neve, il mare, le passeggiate nella natura, fare gite, escursioni, visitare luoghi, i lamponi raccolti dall’orto della nonna. Purtroppo non si è mai instaurato quel rapporto che avresti voluto con i nonni, un po’ con tutti i parenti data la lontananza. La cosa più bella dopo l’arrivo di Ivy è stata sicuramente l’incontro di una persona speciale, il nostro rapporto non è perfetto come tutti i rapporti, però ho finalmente trovato una persona uguale a me che mi capisce. Ti riscriverò tra qualche hanno per vedere come saranno cambiate le cose.” (G. classe quinta).
“Trieste è una città a cui sono sempre stata particolarmente legata. Lì abita una parte della mia famiglia ed è per questo che ci vado spesso. Dato che vengo da un paesino poco popolato, da piccola l’ho sempre vista come New York, piena di persone e tanti modi diversi per divertirsi. Anche se adesso non è più ancora tutto da scoprire come prima, non mi stanco mai di guardarla e di visitare i miei posti preferiti. Trieste mi piace a partire dal paesaggio marittimo, il forte vento e lo stile antico degli edifici. Adoro soprattutto come l’atmosfera cambia di stagione in stagione. D’estate è bello camminare lungo le rive, passare per il viale pieno di cinema e ristoranti di svariate culture, andare a teatro e girare per le librerie; inverno sta invece per pattinaggio sul ghiaccio, mercatini, frittelle e succo di mela caldo. Più di tutto, però, amo Trieste per i bei ricordi che mi regala ogni volta che ci torno. Mi fa ripensare a tempi più spensierati prima del covid quando vedevo la vita in modo diverso. Inoltre sono grata a Trieste per avermi sempre donato una sensazione di rifugio quando nel luogo in cui vivo la situazione non era delle migliori” (S. classe prima).
“Questa è una foto che ho scattato quest’estate quando ero a casa dei miei nonni. Ho deciso di portare questa gemma perché è uno dei miei posti preferiti e ogni volta che mi trovo lì mi sento spensierata e rilassata, soprattutto quando è sera e si possono vedere le luci lontanissime della città” (A. classe terza).
“La gemma che scelgo di portare è un luogo a me molto caro, cioè Lignano. Può essere un posto scontato, perché è frequentato da molte persone, ma per me è come una seconda casa. Ogni volta che vado lì mi sento libera, spensierata e protetta. Vado a Lignano fin da quando sono piccola e non ha mai smesso di piacermi. Una delle cose per cui adoro questo luogo è quella di poter incontrare tutti i miei amici e passare con loro l’estate. Spesso la sera mangiamo in spiaggia guardando il tramonto e poi ci fermiamo lì per osservare le stelle. Io faccio sempre molte foto, perché mi piace immortalare i momenti e poi una volta stampate appenderle in camera. Ogni volta che le guardo mi sento molto fortunata, perché mi rendo conto delle persone meravigliose che ho accanto. Il fatto di avere un bel gruppo di amici durante l’estate è molto importante per me, perché grazie alle persone che ti circondano puoi sentirti apprezzato. L’amicizia dal mio punto di vista è molto importante, perché è come un braccio destro o una spalla su cui piangere. Non dimenticherò mai le belle persone conosciute qui, che hanno reso le mie estati fantastiche” (G. classe prima).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare una targhetta con sopra incisa la traccia di Spotify di Home Sweet Home e la relativa canzone dei Mötley Crüe, che mi ha regalato G., la mia ragazza. Da quando una delle prime volte lei è venuta a casa mia e abbiamo visto il film autobiografico, The Dirt uscito a marzo 2018 su Netflix, della band, è diventata la nostra canzone. La targhetta è legata al mio mazzo di chiavi di casa, perché casa tua è dove si sta bene e io con G. sto da Dio, lei è il mio posto dove rifugiarmi e ripararmi in caso di tempesta, la mia unica e vera home sweet home” (S. classe quarta).
“Ho portato questo oggetto, ma non sono legato all’oggetto in sé bensì al luogo da cui proviene, la camera della casa di mia nonna. Una settimana fa la nonna ha venduto casa, io sono andata a trovarla ed è stata molto dura uscire dalla casa perché sapevo che non ci sarei mai più ritornata. Da piccola, dai tre anni fino alla fine delle elementari, ogni pomeriggio andavo dalla nonna a giocare. Quindi quella casa rappresenta la mia infanzia e questo oggetto è il ricordo fisico di tutto quello vissuto là”.
Il regista Ferzan Ozpetek ha detto una cosa che mi sembra commentare bene la gemma di L. (classe quinta): “Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer, come succederà a questa.”
“Questi sono i miei gattini. Io sono allergica ai gatti, anche mio padre e mia sorella, mia madre ne è terrorizzata. La quarantena per me personalmente e per la mia famiglia è stato un periodo difficile e ci ha segnati moltissimo tutti. Anche ciò che l’ha seguita, il mio rapporto con la scuola… insomma, un anno disastroso. Un giorno sono tornata a casa e ho trovato un bel gattino che mia mamma mi aveva preso perché mi vedeva sempre più in difficoltà. Ogni volta che torno a casa sono sempre da sola perché i miei lavorano fino a tardi e mia sorella finisce scuola tardi; ora invece non essere da sola e trovarli entrambi mi rende un sacco felice perché mia mamma li ha presi nonostante la sua paura e penso sia una delle cose più belle che abbia fatto per me”.
Questa la gemma di C. (classe quarta). Essere attesi, essere aspettati, essere pensati, essere amati, essere presenti nella mente di qualcuno, sapere che qualcuno è preoccupato o è felice per noi, sapere che qualcuno ha detto una preghiera per noi, essere portati nel cuore da qualcuno. E’ sapere di non essere mai soli.