“Questa è la prima gemma che scrivo e ne sono orgoglioso perché vi parlerò del mio super nonno. A già un anno ho conosciuto il mio super nonno, il più forte che avevo. Quando avevo 6 anni, quando mia mamma non poteva venire a prendermi, c’era sempre lui disponibile. Dopo un po’ di anni vissuti con lui, nel 2020 ci ha lasciati in un giorno che nevicava. Appena tornato a casa dall’ultimo giorno della scuola media, dopo un po’ ho detto a mia mamma “ma il nonno?” e la mamma mi rispose “è morto” e io quel giorno mi sono detto che non lo avrei più dimenticato. Ancora oggi vado a salutare il mio super nonno e gli dico nei miei pensieri un forte grazie dal profondo del mio cuore e lo sento ancora parlare dall’alto dei cieli come se fosse vivo e vicino a me e alla nonna” (E. classe prima).
“Come prima gemma ho voluto portare una delle persone più importanti che ho al mio fianco: mia sorella. Lei è una delle persone che riesce a capire subito se qualcosa non va e anche se con lei non riesco a parlare tanto dei miei problemi, sa quando sto male e viceversa. Anche se non ce lo dimostriamo, ci vogliamo un bene infinito e, nonostante i litigi, sarà sempre un posto sicuro in famiglia dove so di poter andare per stare bene. C’è stato un periodo in cui proprio ci odiavamo e neanche ci calcolavamo, ma abbiamo entrambe capito di quanto io sia importante per lei e lei per me. Lei è stata sempre la prima persona a cui dico le cose, e non mi ha mai fatta stare male su quello che pensavo. Siamo sempre state molto unite, sin dal giorno in cui sono nata: lei aveva 4 anni e le prime cose che aveva detto ai miei genitori quando ero nata erano “trattate bene la V.”. Abbiamo tanti ricordi insieme e tutti mi fanno capire quanto le voglia bene” (V. classe prima).
“Questa è l’ultima gemma e questo mi dispiace molto in quanto pensare che l’anno prossimo non avrò più un momento così bello, intimo e profondo mi rattrista parecchio e quindi voglio subito lasciare un messaggio a chi leggerà questa gemma: godetevi ogni anno questo momento e portate veramente qualcosa di significativo per voi perché è veramente un bel momento, non sprecatelo. Questa gemma è iniziata molto tempo fa, l’ho iniziata a scrivere a luglio del 2023, prima del concerto di Blanco del 20 luglio, poi l’ho lasciata in sospeso per un po’, l’ho ripresa a scrivere verso fine agosto e poi l’ho conclusa pochi giorni prima di presentarla in classe. I temi erano vari e non sapevo di cosa parlare, se della mia famiglia, se dell’amore e dell’amicizia, se del valore della vita o dei problemi di essa… alla fine ho deciso di parlare un po’ di me stesso con l’intento di lasciarvi un messaggio e ho deciso di portare 2 canzoni, con la speranza attraverso questa gemma di lasciare un messaggio almeno a qualcuno e di far riflettere. La prima si intitola Mezz’ora di sole di Blanco e riporterò qua di seguito una parte del testo, non tutto, che poi commenterò.
“Mi sento rinato Sono figlio del tempo Sono in quel parco, nel 2018 Sporco di fango, mi volevo ammazzare” Mi sento rinato nel senso che in questo percorso delle superiori mi sento cresciuto e maturato e mi reputo una persona migliore, soprattutto rispetto al 2018 che Blanco cita, anno in cui i miei genitori si sono lasciati ed è stato un periodo veramente brutto per me, in cui ho pensato veramente di volermi ammazzare in quanto ero piccolo e pensavo di essere io il problema. Alla fine però questa separazione è servita in quanto ora sia i miei genitori che io stiamo bene. Inoltre Blanco si definisce figlio del tempo, e in un certo senso anche io. C’è un aspetto positivo ossia il fatto che mi lascio trasportare dal tempo e mi vivo la vita così come va (Blanco in una sua canzone dice “Vada come vada, la vita è un’autostrada”), invece l’aspetto negativo è che il tempo scorre e non me ne rendo conto. Questo lasciar trascorrere ti porta sempre a non preoccuparti, a dire che c’è tempo, che sono giovane e ho una vita davanti (grande cazzata). La vita è molto breve e non si può sempre rimandare e lasciarsi trasportare. “E ti porto con me Dove il cielo si fa buio Dove BLANCO è poi cresciuto Dove tutto è maledetto, eh, eh E ti porto con me Perché ho paura da solo Perché violenti il mio sfogo Però ne ho troppo bisogno, oh” Questo pezzo di canzone è dedicato alla gemma, nel senso che attraverso essa vi porto con me, nella mia parte più intima e personale “dove il cielo si fa buio e dove sono cresciuto” e inoltre la gemma “violenta il mio sfogo” anche se poi mi rendo conto che forse esporre questi problemi non serve a nulla se non a sfogarmi, serve appunto a liberarmi per quella “mezz’ora” in classe però poi una volta finito tutto devo fare i conti con me stesso e rendermi conto che questi problemi ci sono ancora. “Dammi mezz’ora di sole A peso morto nel mare, tra le, tra le onde Mezz’ora di sole, chiuso in questa prigione Da-dammi libertà, ah” Questa canzone è una richiesta di libertà, che io al momento, nonostante sia maggiorenne e dunque certe scelte possa compierle da solo, non mi sento di avere; non mi sento libero da me stesso e dalle scelte che faccio e dunque mi sento chiuso come in una prigione. “Ho toccato il fondale Senza mai respirare Strillando in labiale mentre andavo giù Fanculo a questo dolore La gente non lo capisce” Questo ultimo pezzo della canzone invece è sempre collegato all’episodio che ho raccontato all’inizio, ed è vero che la gente non capisce ancora il dolore che ho provato e quanto io “abbia toccato il fondale” più volte nel corso della mia vita, ma questo è anche dovuto al fatto che sono una persona molto riservata, che non condivide molto della sua vita e mi faccio conoscere veramente solo da poche persone. Infine trovo il video della canzone molto simbolico in quanto vedo il faro del video come una prigione, da dove lui è scappato per avere solo mezz’ora di sole, per sentirsi un momento libero, però poi ci rendiamo conto che non si può scappare dai nostri problemi e bisogna affrontarli e risolverli e dunque verso la fine del video torna verso la prigione per probabilmente chiudere i conti con se stesso e con il passato.
Poi ho deciso di portare una seconda canzone che si intitola Essere me ed è di Villabanks e Tananai.
Prima di analizzare parte del testo (non tutto) ci tenevo solo a dire che per me questa canzone è qualcosa di veramente speciale e profondo, con un testo molto bello e maturo che fa riflettere e piangere. “Perché stare qua mi chiedevo a cosa serve Sicuramente a un cazzo se scordo le cose belle” Spesso tendiamo a trascurare i momenti belli della vita, soprattutto quando abbiamo dei momenti no, ma è proprio in quei momenti che dobbiamo avere la forza, in mezzo a tutto quel nero, di tirare fuori le cose belle che ci circondano per uscirne fuori e stare meglio. Credo che i momenti no ci servano a crescere e a maturare come persone, però non si può sempre stare male e come dice Villa, non serve a nulla chiedersi a cosa serve la vita se ci dimentichiamo il vero valore di essa e le cose belle. “Ho dato un senso alla mia vita, miro a qualcosa d’eterno Me ne fotto d’avere un Range Rover E spero mi capisca almeno la mia generazione Credo lo vogliano anche loro un mondo migliore E se lo creano con ogni singola azione Molti sono persi È facile farsi tentare dal male” Questa parte di testo forse è un po’ scollegata dal resto della canzone e dal suo significato principale e anche dal tema un po’ variegato che io vorrei portare con questa gemma, però come ho detto all’inizio, mi sento di dover dare un messaggio alla mia generazione e vorrei dirvi di costruirvi da soli il vostro futuro, con le vostre mani, anche se cadrete e vi farete male, alzatevi e andate avanti mirando a qualcosa che possa durare in eterno, lo so che è difficile. Createvi il vostro mondo con ogni singola azione e non fatevi tentare da ciò che vi potrebbe allontanare dal vostro obiettivo principale. Infine mirate a qualcosa di veramente significativo e non a un semplice “Range Rover” che è qualcosa di effimero, che non vi serve, ed è solo uno strumento per apparire e per farvi vedere, ma così farete vedere quello che non siete veramente, farete vedere la vostra maschera e non il vostro “io interiore”. “Quando ero piccolo non sapevi chi ero Perso nel sentiero perché in fondo anch’io non lo sapevo Non mi sono permesso di essere fragile, vulnerabile Di essere me” Spesso quando siamo piccoli siamo immaturi e non ci rendiamo conto di chi eravamo. Io a 14 anni ero perso nel sentiero e ora che ci ripenso mi sentivo piccolo, non capivo molte cose. Però allo stesso tempo sono stato sempre me stesso, nonostante tutto, sia per le cose giuste che per quelle sbagliate. “Non cercarti mai dentro gli occhi che Che non sono i tuoi, non cercarti in me Ci vedremo poi dentro ville che Sognavamo che avremmo avuto da grandi E so che ce le avremo (te lo giuro) Quelle certezze che avrebbero reso la vita più facile Meno piena di domande (perché?)Un giorno ce ne andremo (lontano) E lasceremo dietro solo tante pagine Di testi che fan piangere (no) Ringrazio il cielo (il cielo) Che fai parte della mia esistenza Non so stare in tua assenza Anche se in fondo è quello il senso Dare tutto, tutto se stesso” Questa è la parte finale della canzone ed è anche quella più triste, più malinconica, che fa piangere. Parte dicendo che non bisogna mai cercarsi dentro gli occhi degli altri, perché sì, nella vita non si può stare soli ed è vero, abbiamo bisogno per forza di qualcuno al nostro fianco, che sia un amico o fidanzato… ma bisogna sempre avere le spalle larghe perché nella vita ho imparato che non si sa mai… e i miei genitori ne sono stati la prova… alla fine non esiste un per sempre e quindi non bisogna mai fare affidamento sugli altri al 100%, ma bisogna anche imparare ad essere forti da soli ove dovesse andare male e ci dovessimo ritrovare a rialzarci da soli senza nessuno. Infine credo che le ultime frasi non abbiano bisogno di spiegazione… la vita non è sempre facile e a tutti farebbe comodo avere quelle certezze soprattutto sul futuro che ci renderebbero tutto più facile, però la vita è una sfida e va vissuta e ci sono momenti sì e momenti no. Per concludere volevo ringraziare il prof. Del Mondo per avermi dato durante questi 5 anni l’opportunità di aprirmi in questa maniera così profonda con la classe e con “gli altri” che leggono. Porterò sempre con me questo bel ricordo della gemma che mi ha fatto in un certo senso riflettere molto su vari aspetti della vita e di me stesso e posso dire di essere cresciuto anche grazie ad essa”. (G. classe quinta).
“Come ultima gemma ho deciso di portare mia sorella. Potrebbe sembrare un qualcosa di cui ho già parlato, ma in verità ho portato sempre cose legate a lei, come i disegni che mi fa, ma mai lei come persona. Mia sorella si chiama G., ha 13 anni e frequenta la terza media. Quando devo parlare di lei piango perché il legame che c’è tra di noi è qualcosa di speciale. Purtroppo solo negli ultimi anni ci siamo avvicinate così tanto e ho imparato a conoscere lei e me stessa. Siamo incredibilmente molto simili e sebbene lei sia più piccola di me, mi ha aiutata a crescere. La cosa più importante che mi ha insegnato è che non sempre bisogna essere amati per poter amare: nello stesso anno in cui è nata, la mia nonna paterna si è ammalata di Alzheimer. Ciononostante, G. le ha voluto bene sebbene non l’avesse mai realmente conosciuta, ma soprattutto senza mai chiedere qualcosa in cambio: per me lei è la prova dell’amore senza “ma” e senza “se”.” (G. classe quinta).
“Come mia prima gemma ho scelto di portare il brano Summertime Sadness di Lana Del Rey. Ho scelto proprio questa canzone, tra tutte quelle che mi piacciono di quest’artista, perché la ascoltavo spessissimo durante l’estate del 2023, che per me fu un periodo molto triste poiché persi il mio nonno paterno a luglio e il mio nonno materno a settembre. Ogni volta che la ascolto penso a loro e a tutti i bei momenti passati insieme in famiglia. E, come dice Lana, penso che mi mancheranno per sempre come alle stelle manca il sole nel cielo mattutino” (M. classe prima).
“Ho deciso di portare questa gemma perché l’ho trovata in realtà molto carina e anche divertente. Mia mamma per le vacanze di Natale ha deciso di comprare questo per appenderlo sulla parete della casa. lo all’inizio mi sono messa a ridere perché le renne con sopra i nostri nomi erano troppo simpatiche. Poi l’ho portata perché come dice la frase “insieme è sempre Natale” è quella che più ci rappresenta come famiglia, perché siamo molto uniti e ho un legame bellissimo sia con i miei genitori che con i miei fratelli. E sono molto grata di questo” (M. classe quarta).
“Mia madre è la persona più importante della mia vita; quando ho bisogno la trovo sempre vicino a me e non mi ha mai lasciato da solo e senza risposta. Ha fatto tutto, ha speso tanto per me e io devo restituirle tutto quello che ha fatto per me e i suoi sacrifici” (A. classe prima).
“Ho deciso di portare come gemma le Filippine. Solitamente quando torno nelle Filippine con i miei genitori, ossia ogni 3 anni circa, stiamo a Nasugbu (una città di Batangas) con i parenti e con gli amici. Quest’anno siamo andati a Palawan, un arcipelago delle Filippine. Siamo stati a Puerto Princesa e a El nido, in particolare a Cadlao Island e Miniloc Island. Ho portato un video che riassume le mie vacanze di Natale” (J. classe quinta).
“La gemma che ho deciso di portare oggi è una persona a cui tengo molto. Lei è la zia di mia mamma e si chiama G. Abita in Abruzzo quindi la vedo davvero poco, di solito una volta all’anno d’estate quando vado a trovarla con i nonni. Quando ci vediamo, anche dopo molto tempo siamo felicissime e già sappiamo che i momenti che passeremo nelle due settimane successive saranno magici. Con lei mi diverto sempre, è come un’altra nonna per me e il nostro rapporto è davvero genuino e speciale, i nostri caratteri sono molto compatibili. La foto che ho portato è del 2019, l’ultima volta in cui ci siamo viste, prima di quest’estate ed è bello sapere che il nostro rapporto sia rimasto sempre invariato. Visitare quella piccola cittadina dell’Abruzzo è per me importante perché rappresenta la vera estate e so che la vedrò e che passeremo dei momenti bellissimi insieme tra fare passeggiate e cucinare dolci. A novembre in occasione del mio compleanno mi ha fatto la sorpresa di venire a casa dei miei nonni per una settimana, abbiamo creato tanti bei ricordi che mi porterò sempre nel cuore” (G. classe quinta).
“A inizio anno mi è stato dato il compito di presentare una gemma e da quel momento mi sono chiesta in continuazione cosa portare. Mi sono concentrata su tutti gli oggetti a cui sono affezionata, alle canzoni che non mi stanco mai di ascoltare, a tutti i momenti che sono rimasti indelebili nella mia mente e nel mio cuore e a tutte le persone che amo. Cercavo in continuazione un qualcosa di complicato, ma mi sono resa conto che “l’essenziale è veramente invisibile agli occhi”. Per questa gemma ho scelto di portare mia mamma. Inizialmente mi è apparso un pensiero banale, ma ripensandoci non lo è affatto. Forse l’età mi ha portato ad apprezzarla di più, o meglio, a comprenderla di più. Nonostante io sia la sorella maggiore, quindi ricopro quasi il ruolo di seconda mamma in casa, non riuscirò mai ad essere come lei. Mia madre è la donna più forte che io conosca, non lo dico solo perché ho un amore incondizionato nei suoi confronti, ma anche perché ha avuto modo di dimostrarmelo durante tutti questi anni. Nonostante le immense imprese e ostacoli che il destino ha voluto imporre nel suo cammino, lei ha sempre avuto il coraggio di trovare la forza per lottare per noi e con noi. È riuscita ad affrontare una delle malattie più temute dalle donne, ma nonostante ciò non ci ha mai private della sua presenza. Sì è vero, ha, a volte, un carattere abbastanza irruento, su molte cose siamo in disaccordo, ma non smetterò mai di cercare il suo sguardo per una rassicurazione, per sentire quell’amore che solo una madre può dare. Sono sempre stata una persona a cui non piacciono molto le smancerie, preferisco dimostrare ad azioni, a fatti i miei sentimenti, ma ho anche capito, in questi ultimi anni, che la vita è troppo breve per non pronunciare quel “ti voglio bene mamma”. Ho iniziato a piccoli passi a riaprirmi nel mondo dei sentimenti. Penso che a tutti sia capitato di trovarsi in una situazione in cui l’unico pensiero fosse quello di essere tra le braccia della propria madre per riuscire a dimenticare ciò che è successo e di sentirsi nuovamente al sicuro. Questa è l’importanza della mamma. Dico spesso che starei benissimo senza di lei, che sono abbastanza grande per affrontare la mia vita da sola, ma nel fondo della mia coscienza sono perfettamente consapevole che tutto questo non è vero. Non vorrei sembrare banale a questo punto, ma quando dico che mia madre è il mio punto di riferimento lo intendo davvero. Ho sempre sperato e sognato di essere come lei, di avere il suo carattere e di riuscire a farmi rispettare in ogni circostanza, di avere la sua tenacia e la sua testardaggine, anche se a volte è un po’ fastidiosa. Ho capito che tutte le litigate con lei non sono tempo perso, anzi, mi hanno aiutata a crescere. In questi anni io e lei siamo cresciute insieme e siamo diventate amiche, un tipo di amica che tutti dovrebbero avere nella loro vita. Lei non giudicherà mai, mi sosterrà sempre anche negli errori, ma spiegando gli sbagli e donandomi i consigli giusti per rialzarmi. È un’amica che non ha alcuna invidia nei miei confronti, spera solo che io non commetta i suoi stessi errori e che, anzi, abbia una vita migliore della sua. Le mie lacrime da lei sono sempre state asciugate e facendomi sentire avvolta dalle sue calde braccia sono riuscita a percepire quella rassicurazione che ormai non sento da tempo. La mamma rimarrà sempre la mamma ed è per questo che a lei dedico questa gemma, per ricordarmi quanto lei sia fantastica e anche per ricordarmi di quanto io sia fortunata ad averla al mio fianco. Ti amo mamma.” (J. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare il rapporto che ho con mamma e anche se per molti è una cosa banale, per me non lo è. Starei ore e ore a parlare con lei che a volte mi fa da madre, altre da migliore amica. Con lei riesco ad essere me stessa al 100%. Spesso mi basta un suo sguardo e riesco a trovare la strada per uscire dal labirinto di paranoie e pensieri nel quale mi sono persa. Riusciamo a capirci e a volte fare interi discorsi solo attraverso gli sguardi. Lei la prendo come modello e quando non sono in me è l’unica che riesce a farmi ragionare, qualunque sia il problema. Le voglio un mondo di bene anche se non glielo dico quasi mai” (E. classe prima).
“Questa è la mia prima gemma e ho deciso di dedicarla a mia mamma. Questo oggetto può sembrare semplice ma per me ha un significato importante e ricordo ancora molto bene il giorno in cui me l’ha regalato: era la sera prima della mia Comunione e lei è arrivata in camera mia e mi ha dato questo braccialetto, io l’ho subito messo al polso e non l’ho più tolto. Questo braccialetto mi ricorda quel momento e soprattutto mia mamma, a cui devo veramente il mondo per quello che ha sempre fatto per me” (A. classe prima).
“Questa foto l’ho fatta circa due anni fa a Lione, in Francia, quando ci sono andato con la mia famiglia. Nello specifico questa è la foto di una delle miniature esposte al museo del cinema e delle miniature presente nella città. Ho scelto questa foto più che altro in ricordo sia dell’esperienza, sia del fatto che ci sono andato con la famiglia praticamente al completo” (F. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questo ricordo di un viaggio che ho fatto con mia sorella l’anno scorso. Per la prima volta ho preso l’aereo da sola con lei per andare a Parigi a trovare mio zio, mia zia e mia cugina che vedo poco e quindi è stata un’occasione per stare insieme a loro e passare dei bei momenti. Inoltre, è una delle mie città preferite, ho visitato molte attrazioni e musei che ho anche studiato a scuola e quindi è stato anche molto interessante. Sono andata durante il periodo natalizio e c’era una bella atmosfera con tante luci e addobbi” (G. classe quarta).
“Devo essere sincera: mi sono venute molte idee per la mia gemma e ho cambiato idea molte volte ma in fondo sapevo che alla fine avrei portato questa. Come gemma di oggi ho deciso di portare mia nonna. Devo dire che a me viene molto difficile parlare di lei e anche solo a pensare a lei dal semplice fatto che con lei ho un rapporto molto forte e semplicemente speciale. Ma ho deciso di farlo per lei, per tutto quello che ha fatto. Ho scelto lei perché pensavo che si dovesse portare qualcosa che ti fa smuovere qualcosa dentro e che ti faccia commuovere al solo pensiero e per me è così. Mia nonna è la persona più dolce che conosca e fin da quando sono piccola non c’è cosa che lei non abbia fatto per me. Lei ci tiene tanto a me, forse troppo, perché anche solo ad abbracciarmi o solo al pensiero che io debba andare si commuove. Vorrei far provare a tutti la sensazione che si prova ad un suo abbraccio, a una sua carezza: io non mi vorrei sentire in modo diverso e in luogo diverso. Lei, ogni volta che ci vediamo, mi ripete che mi darebbe tutto il suo cuore. Io so che purtroppo la vita non è eterna ed è per questo che anch’io voglio darle qualcosa per ricordarsi di me in futuro, spero il più lontano possibile. Io so che non rimarrò mai sola perché una parte di lei sarà sempre in me e viceversa. Io non riesco a dirle l’immenso bene che le voglio, ma anche in un singolo abbraccio le dimostro e le do tutto quello che ho. Dal covid in poi è stato tutto in salita e lei ha passato momenti non troppo facili e vedevo in lei spegnersi il suo sorriso che mi riservava sempre. E mentre lei superava le sue difficoltà, non c’era momento in cui io non mi preoccupavo per lei e che non piangevo sperando che riprendesse la luce che si portava dentro, che mi illuminava e la illuminava. Probabilmente anche la distanza ha giocato la sua parte ma finalmente ora la rivedo prendere in mano ciò che è rimasto e ricominciare qualcosa di nuovo o qualcosa di perso. Da piccola io vedevo i fatti, ma non vedevo ciò che c’era dietro e solo ora che ho imparato a conoscerla di più ho capito che tutto quello che ho l’ho preso da lei. Se io non avessi avuto la fortuna di avere una nonna così io non sarei minimamente la persona che sono oggi e oggi senza di lei cadrei e non riuscirei più ad alzarmi. Lei per me ha dato tutto, tutto l’amore, la fatica, l’affetto e la passione che aveva e ora è più che giusto che io faccia questo per lei. Ogni volta che sto per mollare penso a lei, a lei che non ha mai mollato per me e quindi neanche io lo farò. Tutte queste cose io le ho trovate dentro una parte di una canzone, a cui inizialmente non facevo caso ma poi ne ho capito il significato. “Parlarti di quello che sento mi sembra impossibile Perché non esistono parole per dirti cosa sei per me Tu mi hai insegnato a ridere Tu mi hai insegnato a piangere L’ho imparato con te che certe volte un fiore cresce anche nelle lacrime Ma non è facile Se non sei con me” Tutto questo per dirti nonna, che sei tutto e ti voglio un bene infinito e all’infinito. (S. classe prima).
“Il significato di questa gemma non risiede tanto nella canzone Kids degli MGMT, quanto nella persona che me l’ha mostrata. Fu mio padre a mostrarlo durante una delle nostre piccole sfide su chi riuscisse a trovare le canzoni più belle. Ogni volta, mio padre mi mostrava proprio questa. Questo mi fa riflettere sul fatto che il legame con i propri genitori si manifesta anche nei piccoli gesti quotidiani”(A. classe terza).
“Quest’anno ho deciso di portare i miei nonni come gemma. Ci sono sempre stati per me, mio fratello e le mie cugine. Mi hanno sempre spronato a lavorare bene, soprattutto a scuola. Sono sempre stati molto disponibili e accoglienti: ogni volta che chiedevo loro un favore, oppure di ospitarmi a casa loro per pranzo, non era mai un problema ed erano subito pronti per me. Sono due figure fondamentali nella mia vita, e penso di essere molto fortunata ad averli, e vorrei dimostrare più spesso tutto il bene che gli voglio” (S. classe terza).
“Quest’anno ero veramente indecisa sulla gemma da portare perché l’anno scorso per me è stato una giostra di emozioni. Per quanto riguarda l’anno scolastico è stato probabilmente il peggiore: avevo totalmente perso me stessa, non mi riconoscevo più, mi ero totalmente dissociata da tutto e da tutti, mi sono autodistrutta; ho vissuto quello che definisco il periodo più buio della mia vita, durante il quale mi sembrava impossibile riuscire a vedere la luce. Mi trascinavo da sola sempre più in fondo, dilaniandomi sempre di più. E poi è arrivata l’estate, la mia salvezza. Quei tre mesi mi hanno guarita ed ora sono riuscita a stare meglio, cosa che un anno fa sembrava impossibile. È proprio per questo che come gemma ho deciso di portare la mia estate 2023, che per me è stato un momento di enorme crescita. Finita la scuola ero veramente sfinita e non vedevo l’ora di potermi finalmente riposare. Ma mia madre, che non sopporta vedermi a casa senza fare nulla, mi ha spinta a fare un’esperienza di volontariato per un paio di settimane. Inizialmente non ero molto felice di ciò, non perché non volessi fare un’esperienza del genere, ma perché ero veramente sfinita. Ho deciso comunque di fare quest’esperienza presso un centro diurno per persone ipovedenti. Durante quelle settimane aiutavo gli altri volontari a riordinare e a pulire e ad organizzare le attività da svolgere con i frequentatori del centro, che erano sia ragazzi che persone più anziane. Una volta terminata ho capito veramente quanto quest’esperienza mi abbia permesso di crescere; sono venuta a contatto con una realtà che prima conoscevo molto poco, e ho capito che ci sono 1000 modi per vedere il mondo e la vista è solo uno di questi. Poi a inizio luglio sono andata come ogni anno dieci giorni in vacanza con i miei genitori: inizialmente avevamo optato per il Portogallo ma poi abbiamo dovuto ripiegare sulla Croazia a causa di alcuni problemi di salute in famiglia; io non ero molto contenta di ciò, poiché non volevo andare al mare. Io ho sempre amato il mare e l’acqua, ma da un po’ di anni non riesco più a viverlo serenamente. In più non mi entusiasmava l’idea di fare una vacanza con i miei perché le ultime non sono andate molto bene, infatti litigavamo e basta. E invece questa vacanza si è rivelata una piacevole sorpresa: dopo anni sono riuscita a godermela per bene, senza discussioni e litigate: erano anni che non vivevo una vacanza così serena. Quando siamo tornati si è aggiunto un nuovo componente alla nostra famiglia. Sono cresciuta con un cane, un piccolo maltese che avevo chiamato Milkie, a cui ero immensamente legata; purtroppo lo scorso novembre è mancato a causa di un tumore e sicuramente questo non mi ha fatto stare meglio, anzi. Mia madre aveva giurato che dopo di lui non avrebbe preso più un cane, ma solo dopo la sua scomparsa ci siamo accorti di quanto la sua presenza era diventata fondamentale nelle nostre vite. È per questo che abbiamo deciso di prendere un’altra maltesina, che abbiamo chiamato Luna: ci ha conquistati fin da subito; non pensavo che dopo Milkie sarei riuscita a legarmi ad un altro cane, ma mi sbagliavo: ad oggi infatti Luna è diventata fondamentale, riesce a strapparmi dei sorrisi ogni giorno, non so come farei senza di lei. Dopo qualche giorno ho vissuto una piccola esperienza insieme alle mie amiche. Durante la primavera avevo visto che a Villa Manin a luglio ci sarebbe stato un piccolo concerto di una band a cui sono molto legata. La band in questione è l’Officina della Camomilla: ho iniziato ad ascoltarli a caso qualche anno fa e mi hanno conquistata fin da subito con le loro canzoni allegre e molto particolari. Questo concerto era decisamente inaspettato, poiché la band si era sciolta molto tempo fa; ma negli ultimi mesi una delle loro canzoni intitolata Un Fiore per Coltello, che tra l’altro è una delle canzoni a cui sono più affezionata in assoluto, è diventata virale e quindi hanno deciso di tornare insieme e di fare dei piccoli live: appena avevo letto la notizia ero al settimo cielo, dovevo assolutamente andarci. Non conoscevo però nessuno che li ascoltasse e non sapevo con chi andare. Alla fine ho “obbligato” le mie amiche ad accompagnarmi ed è stata una serata magica: si respirava un’atmosfera abbastanza intima, infatti non erano presenti moltissime persone, ma è stato magico: eravamo all’aperto, sotto la luce dorata del tramonto, cantando canzoni suonate con la chitarra e altri strumenti molto strani. Sicuramente mi sono divertita molto più delle mie amiche ma alla fine anche loro sono rimaste contente dell’esperienza: in fondo i concerti sono sempre speciali, anche se non si conosce l’artista. Inoltre ero veramente grata perché nonostante loro non ascoltassero la band, hanno deciso di venire lo stesso con me per farmi felice. Una volta tornata sono subito ripartita per passare dei giorni a Lignano con le mie amiche per il compleanno di R. Come l’anno scorso, sono stati dei giorni fantastici, eravamo un gruppo veramente unito. Se la me di quel periodo avesse saputo che quella sarebbe stata la nostra ultima vacanza insieme probabilmente non ci avrebbe mai creduto; ora, nonostante non siamo più unite come prima, però mi piace riguardare a quei momenti con molta felicità e anche un po’ di nostalgia. Poi il 22 luglio è giunto un momento che ho aspettato per anni e anni. Era infatti il giorno del concerto di Harry Styles, a Reggio Emilia, il suo ultimo concerto del Love On Tour. Mi aspettava un lungo viaggio, il viaggio della speranza, iniziato su un treno alle 6 di mattina insieme ad un mio amico; durante questo viaggio è successa anche una cosa abbastanza divertente (anche se un quel momento non era proprio così divertente, anzi): una volta arrivati a Bologna saremmo dovuti salire su un treno per Reggio Emilia e invece siamo saliti su quello per Reggio Calabria; per fortuna ce ne siamo accorti qualche secondo prima che partisse e siamo subito scesi. Siamo corsi a prendere il treno giusto e non appena sono salita ho percepito subito una bella atmosfera: era pieno di persone provenienti da ogni dove, che indossavano vestiti colorati e stravaganti, avevano boa di piume ed erano piene di brillantini. Anche appena scesi dal treno ho visto una marea di colori e piume: era magico. Dopo una lunga attesa trascorsa sotto il sole cocente e sotto la forte grandine improvvisa, parlando e cantando insieme a gente sconosciuta, la band che apriva lo show è salita sul palco: stava iniziando a diventare tutto reale. E poi le luci e la musica si sono spente, a farci luce c’erano solo le stelle e una splendida luna ed eccolo lì, non riuscivo a crederci: sono subito scoppiata a piangere. Non ho mai trovato le parole adatte per descrivere l’affetto che provo verso Harry: è una costante nella mia vita da anni: non importa se sono triste, felice, affranta, serena, io trovo sempre conforto nelle sue parole. Mi ha sempre fatta sentire a casa. Mi sono sentita serena, in pace, come se fossi parte di una grande famiglia, nonostante fossi in mezzo a più di 100 000 persone. 100 000 persone che erano lì per il mio stesso motivo: vedere quella persona che per tutti noi è così importante. Non mi sono mai sentita così bene come quel giorno: per due ore quella sera mi sono dimenticata tutti i problemi, tutte le preoccupazioni e ho cantato, pianto, ballato, come non mai (soprattutto pianto). Ha anche fatto un meraviglioso discorso tutto in italiano, dolci parole che porterò sempre con me. Non scorderò mai la spensieratezza di quella giornata… quanto vorrei poterla rivivere. Poi a fine luglio è iniziata una grandissima avventura: io ancora non lo sapevo ma mi avrebbe stravolto la vita. Avevo infatti deciso di partire da sola per Edimburgo, dove avrei trascorso tre settimane in una famiglia. Inizialmente ero un po’ spaventata, poiché nonostante abbia viaggiato molto e abbia preso molti aerei nella mia vita, non ero mai partita totalmente da sola. Ma mi sono fatta coraggio e nonostante la forte ansia e tutte le preoccupazioni sono partita. Una volta arrivata dopo qualche difficoltà sono riuscita a prendere un taxi che mi avrebbe portato a casa della famiglia che mi avrebbe ospitato. Ero molto agitata per la famiglia, non sapevo bene cosa aspettarmi; e infatti non è iniziata alla grande: la famiglia mi è sembrata subito molto fredda e poco accogliente. Io ero un po’ disperata, non sapevo bene come comportarmi in una situazione così, ero completamente spaesata: mi trovavo totalmente da sola, in un paese a me sconosciuto, a casa di estranei: mai mi sarei immaginata di dirlo, ma volevo tornare a casa. Mi sono fatta coraggio e la notte è passata; il giorno dopo dovevo prendere il bus e andare a scuola, dove avrei frequentato un corso ‘intensivo’ di inglese. Da lì poi tutto è migliorato: non ho avuto problemi con i mezzi, gli insegnanti sembravano splendidi e così anche coloro che frequentavano la scuola. Quella scuola era frequentata da persone di tutte le età provenienti da tutto il mondo; c’erano anche molti ragazzi italiani della mia età che stavano vivendo la mia stessa esperienza. Ho fatto subito amicizia con moltissime persone; in particolare c’era una ragazza che mi ha totalmente stravolto la vita: si chiama S, ha la mia età e vive a Terni. Ho trascorso moltissimo tempo con lei e ciò ha avuto un enorme impatto sulla mia vita e sul modo in cui vedevo le cose; abbiamo legato fin da subito e non mi sarei mai aspettata di affezionarmi così velocemente a qualcuno, è stato veramente speciale. Nonostante ora abbiamo perso un po’ i rapporti, io la porterò sempre nel cuore e difficilmente mi dimenticherò di lei: ne ho incontrate veramente poche di persone così speciali. Quelle tre settimane sono veramente volate: nonostante le lezioni ho avuto molto tempo per visitare Edimburgo e questa città mi ha davvero lasciato un segno indelebile. Fin da subito mi sono sentita a casa, come se io appartenessi a quella città: era come se rispecchiasse la mia personalità. Quando sono dovuta partire ho pianto veramente tanto, questa esperienza mi è entrata nel cuore. Io tendo sempre a svalutarmi (o almeno così dicono), ma mia mamma mi ha fatto capire quanto importante fosse quello che avevo fatto: mi ha spiegato infatti che non tutti riescono a partire totalmente da soli e rimanere in un paese sconosciuto a casa di estranei e riuscire ad adattarsi. Sarò per sempre grata ai miei genitori per avermi permesso di vivere un’avventura del genere. E alla fine è iniziato settembre e si è preso un po’ di spensieratezza che solo l’estate sa donare. Siamo tutti tornati alla nostra routine quotidiana, è iniziata la scuola, i compiti, lo stress e l’ansia, la pioggia e le giornate un po’ grigie. Ma nonostante ciò io quell’estate la porterò sempre nel mio cuore. Ho capito che dovrei vivere la vita con più leggerezza e spensieratezza, perché 17 anni si hanno solo una volta nella vita e bisogna goderseli appieno, perché non ritornano indietro. Tra risate e pianti sono cresciuta, ho imparato ad apprezzare molte cose che prima davo per scontate e ho anche imparato a credere un po’ di più in me stessa. Con il ricordo dell’estate inciso nel cuore sono riuscita a iniziare la scuola con più tranquillità e tutt’ora mi sento più serena; sto contando i giorni che mancano all’inizio della prossima estate, nella speranza di vivere altre mille avventure che mi cambieranno e mi segneranno. E come disse Harry Styles in una canzone “we’ll be alright”, perché ce lo meritiamo, noi meritiamo di stare bene. Durante quei mesi sono riuscita a piantare delle radici, da cui sta crescendo una piccola piantina, che diventa ogni giorno più forte, che si lascia piegare ma non abbattere dalle intemperie. Perché i momenti di tristezza e difficoltà sono indispensabili, ma servono soprattutto tanti tanti momenti di spensieratezza e serenità. Ho capito insomma che devo “colorare la mia vita con il caos dei problemi”.” (S. classe quarta).
“Quest’anno ho deciso di portare questa collana che ho preso qualche anno fa in un negozio a Bibione. Ne ho sempre voluta una del genere e quindi quando l’ho vista ho colto l’occasione e anche mia mamma ne ha presa una. L’ho scelta perché appunto mi fa pensare al legame che ho con mia mamma: la mia migliore amica, il mio posto sicuro” (S. classe terza).