Gemma n° 2684

“Il cinema è come una porta aperta su mondi infiniti, dove le storie prendono vita e le emozioni si possono vivere insieme, in un istante.
Il cinema ha un potere straordinario: quello di trasportarci lontano, in universi lontani e sconosciuti, mentre ci regala frammenti di verità umana che possiamo sentire come nostri. È una forma d’arte che non ha limiti e non conosce confini, perché le sue immagini sono capaci di raggiungere ogni angolo del nostro essere, scatenando riflessioni, sorrisi, lacrime e connessioni.
La magia del cinema sta proprio nella sua capacità di condensare il tempo e lo spazio, di darci l’opportunità di vivere vite diverse, di esplorare emozioni intense e di capire cose che spesso nella vita quotidiana restano celate. Basta pensare a un film come L’attimo fuggente, dove attraverso le parole di Robin Williams, diventiamo parte di quella classe di giovani che scoprono la bellezza di vivere, di pensare, di essere liberi. O a Interstellar, un viaggio che non è solo spaziale, ma anche emotivo, un’esperienza che ti fa riflettere sulla relatività del tempo e sull’amore, su come il legame tra un padre e una figlia possa trascendere le barriere dell’universo. Ogni film ha il potere di risvegliare emozioni che ci fanno vedere il mondo sotto una nuova luce, mentre ci offre anche uno specchio in cui riconoscere i nostri sogni, le nostre paure, le nostre speranze”.
(B. classe quarta).

Gemma n° 2552

Immagine creata con CharGPT®

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una delle mie più grandi passioni, ossia il cinema. È iniziata quando avevo 12 anni, durante la quarantena, quando vidi per la prima volta la saga di Harry Potter. Da lì mi si è aperto un mondo. Un mondo in cui ora mi piacerebbe lavorare. Ne avevo visti molti di film fino a quel momento, ma nessuno era riuscito a trasmettermi quelle emozioni che solo la magia dei film di Harry Potter può fare. È come se fosse arrivato il film giusto al momento giusto. Ho passato il resto della quarantena ad esplorare più a fondo tutto quello che si nasconde nel dietro le quinte e ho capito che per la creazione di un film serve un infinità di lavoro e creatività e questo mi ha subito affascinato.
Alcune volte non mi va tanto di dire che Harry Potter è il mio film preferito perché moltissime persone lo ritengono un film per bambini. Ma per me ha un significato che va oltre la semplice trama. Infatti nonostante negli anni poi abbia visto moltissimi altri film meravigliosi, Harry Potter rimarrà sempre il mio film preferito, perché sono stati proprio quei film a farmi scoprire e amare il mondo del cinema”.
(V. classe quarta).

Gemma n° 2407

“Chi sei? Non lo so. Forse un amico, anzi un fedele amico viaggiatore, che però ritorna sempre al punto di partenza. Voli, voli in alto, plani, meglio di un aeroplano, sul balcone, di mattina. Attendi il mio arrivo con la pazienza di un vecchietto, sprofondando il collo tra le tue piume calde e morbide, tattili a dire il vero. Per farti notare, attraversi la soglia di pietra con passi lenti e decisi come un ragazzo, che passeggia fischiettando con le mani dietro la schiena. Ti vedo e tremo di gioia, pk non sei un gabbiano qualunque, e chissà, forse non sei nemmeno un gabbiano, forse ti travesti e ti trasformi e viaggi in dimensioni agli umani sconosciute, ma sono sempre le tue lunghe ali a farmi volare. E così attraverso i tanti tuoi mondi che solchi dall’alto come in un disegno di Moebius” (E. classe quarta)

Gemma n° 2059

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un diario che possiedo dalla quarta elementare, infatti è piuttosto malconcio. Sono stata molto indecisa fino alla fine se portarlo o meno, perché rappresenta una parte di me che condivido a fatica, ovvero la mia passione per la scrittura. Uno dei miei più grandi sogni è infatti è quello di scrivere un mio libro. Può sembrare banale, ma ho sempre avuto la paura del giudizio degli altri e questo mi ha sempre impedito di rendere nota questa mia passione e di far leggere i miei scritti ad altre persone. Con questa gemma vorrei fare un passo, per quanto piccolo che sia, per provare a superarla. 
Allora ho iniziato a tenere questo diario a 9 o dieci anni e qualche volta, quando mi capita o ne ho il tempo, ci aggiungo qualcosa. Però non è un diario scritto dal mio punto di vista. È scritto dal punto di vista di un personaggio fittizio di un mondo che avevo creato insieme ad una mia amica delle elementari ai tempi. Ho scelto in particolare questo diario tra tutti i miei scritti perché, avendo iniziato a scriverci fin da piccola, il mio modo di scrivere è cambiato nel tempo.  A volte mi ritrovo a sfogliarlo e rileggerlo, osservando tutte le evoluzioni che ho compiuto nel corso degli anni” (A. classe quarta).

Gemma n° 1988

“Ho portato questo libro, Piccole donne di Louisa May Alcott, perché è uno dei miei preferiti ed è quello che mi ha portato alla passione per la lettura, una parte molto importante di me. Quando sono triste o ho dei momenti bui, mi metto a leggere perché riesco a mettere per un attimo da parte la mia vita e a viverne un’altra. Il libro poi tratta di argomenti molto importanti, come la situazione della donna e la sua emancipazione. Ogni volta che lo vedo penso alla prima volta che ho cominciato a leggere e ciò mi dà felicità”.

Che fortunata N. (classe prima)! Io non ricordo il mio primo libro; ricordo il primo libro della consapevolezza. Cosa intendo? Non ero un gran lettore, alle medie e ai primi anni del liceo, mia mamma mi scongiurava di leggere qualcosa e io rispondevo a suon di pagine di Guerin Sportivo e Super Basket… La cosa, chissà perché, non le dava soddisfazione. Ma in 3a liceo il mio prof di disegno e storia dell’arte, Daniele Bucchini, mi consigliò I pilastri della terra. Da lì in poi la corsa non si è mai fermata e ha fatto della lettura una delle mie più grandi passioni.

Gemma n° 1877

“Questi sono due peluche di quando ero piccola a cui sono veramente molto legata. Io sono nata in Puglia, i miei genitori sono pugliesi e mio padre è militare. Quando lui non c’era perché era in missione andavamo in Puglia altrimenti restavamo qui. Io ho iniziato l’asilo là e siamo andati a fare una gita allo zoo dove ho visto lo spettacolo dei delfini e abbiamo preso il primo peluche, Schizzino. Ci ho sempre dormito, anche all’asilo, infatti dietro c’è il mio nome. L’altro me l’ha portato il papà dopo una missione e si chiama Bussi semplicemente perché c’è scritto sopra e io non avevo immaginazione. Da piccola mi divertivo a leggere loro le storie come mia mamma leggeva a me”.

Questa la gemma di E. (classe prima). Hanno dormito con noi, ci hanno accompagnato nelle prime esplorazioni, ci siamo tenuti per mano (pinna, zampa, fate voi), ci hanno dato un abbraccio nelle notti paurose, hanno ascoltato i nostri sfoghi, si sono fatti mettere nei passeggini e sulle sediole. I peluche dell’infanzia sono parte di noi, c’è poco da dire.

Gemme n° 303

don't grow up

Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda).
Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.

Gemme n° 237

In realtà avrei voluto portare un altro spezzone, ma il sito è bloccato. So che vista così questa sequenza on ha molto senso ma l’ho scelto perché avevo appena visto il film quando abbiamo iniziato a fare le gemme e mie era molto piaciuto; l’immaginazione e i numerosi livelli della realtà mi interessano. Siate liberi di immaginare e di dare sfogo alla vostra fantasia.” Questo il messaggio della gemma di K. (classe quarta).
Pablo Picasso diceva che “Qualsiasi cosa tu puoi immaginare è reale”.

picasso-astratto-musica

Gemme n° 207

Ho portato una sequenza del mio film preferito; penso sia una scena molto significativa e sottovalutata rispetto alla classica sequenza finale con gli studenti in piedi sui banchi: il professor Keating spinge i ragazzi a voler e dover cambiare per migliorare sé e il mondo, andare oltre i limiti, pretendere di più rispetto al quotidiano”. Con queste parole F. (classe quarta) ha presentato la propria gemma.
Riporto le parole di Robin Williams: “E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare. Ecco, quando leggete per esempio, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade”. Interiorizzare: una delle esperienze più stupefacenti e arricchenti che conosca. Purché poi si esteriorizzi nuovamente. Così un tu ed un io possono diventare noi.

Gemme n° 193

sincroHo portato delle foto della mia attività sportiva, il nuoto sincronizzato, sia perché è ciò che meglio mi rappresenta ora, sia perché c’è sempre stato nella mia vita. Inoltre desidero mostrare un video che non penso necessiti di commento.” Questa è stata la gemma di S. (classe quinta).


Ho trovato in rete questa frase che penso si addica bene a questa gemma: “Il nuoto è sport di silenzi, immaginazione e fantasie”.

Gemme n° 183

Il film da cui ho preso questa sequenza racconta di una foresta ricca di alberi, gli Alberi delle Feste più Liete; ogni albero apre un portale verso una festa. Il protagonista arriva da Helloween e giunge al Natale. Il film è uno dei miei preferiti e mi ricorda l’infanzia perché mi piaceva talmente tanto che ho obbligato i miei a comprare la videocassetta: ogni anno lo rivedo più volte. Tra l’altro questa canzone è quella che più amo nel film, mi rende felice: la ascolto e sorrido.” Questa la gemma di S. (classe quinta)
La voce narrante del film afferma:
È stato molto tempo fa, più di quanto ora sembra,
in un posto che forse nei sogni si rimembra,
la storia che voi udire potrete,
si svolse nel mondo delle feste più liete.
Vi sarete chiesti, magari, dove nascono le feste.
Se così non è, direi… che cominciare dovreste!”
Solletica la curiosità, attira, invita, calamita, magnetizza… E più avanti si sente “Il curioso va all’interno”… Buon cammino, buone scoperte, buona profondità.

Gemme n° 147

fiabrusse

Ho portato un libro di fiabe di una collana che mia madre mi leggeva quando ero piccola. Non dormivo senza fiaba. Il libro mi ricorda i tempi dell’infanzia, mia madre quando ero piccola. Era tutto senza i problemi di adesso”. Sono state le parole con cui I. (classe terza) ha presentato la propria gemma. Tengo sempre conservata nel cuore l’idea di portarmi sempre dietro un po’ della mia infanzia, del mio essere bambino.
Dice Clelia Canè: “I bambini devono poter credere che la magia esiste, esiste in ognuno di noi, nei nostri ideali, nelle scelte che ci guidano e negli insegnamenti che ci aiutano a crescere. La magia è la vita e l’amore è il motore della vita. Amare, credere, sognare e sperare sono le ali che ci permettono di spiccare il volo. Ai bambini dico «Abbiate il coraggio di aprire le vostre ali e volate in alto, sempre più su! Prendete in mano il vostro sogno e fatene una grandiosa realtà!»”.

Gemme n° 32

Non posso pubblicare la gemma portata da G. (classe quinta): ha mostrato la foto di suo fratello che “fa volare” la figlioletta. “Ho portato loro perché è grazie a loro due che ho messo un po’ la testa a posto. Prima devo ringraziare mio fratello che mi è sempre stato vicino e poi mia nipote che mi ha preso come riferimento e che quindi mi spinge ad essere più responsabile, almeno un po’…”.

chagall promenade

La foto che ci ha mostrato mi ha immediatamente fatto pensare a questo quadro di Chagall e alle parole della moglie Bella: “«Non muoverti, resta dove sei…».Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…”.

Gemme n° 14

D. (classe terza) ha iniziato facendoci ascoltare “Guardastelle” di Bungaro.

Questa canzone non rappresenta il mio genere musicale ma mi ricorda i miei genitori: mio padre, che vedo due volte all’anno, e mia madre che ha qualche problema di salute. Poi ho scritto questa cosa, prof, ma vorrei che la leggesse lei per me:
Mi sono chiesta varie volte cosa fosse la vita. Che senso abbia essere al mondo.
La mia conclusione è che viviamo, beh, per vivere.
Trovo incredibile quanto difficile possa essere trovare un sinonimo della parola “vita”.
Gioia?
Amore?
Dio?
Come si potrebbe descrivere un concetto tanto immenso con solo quattro misere lettere?
La vita è colore.
Una scala infinita di rossi, di blu, che si uniscono al giallo, si confondono col nero e invocano il bianco.
Molti animali hanno una vista monocromatica, vedono tutto ciò che li circonda in un unico colore e non se ne rendono neanche conto; non possono neanche immaginare quante altre sfumature ci siano al mondo, e se neanche noi lo sapessimo?
Ci potrebbe essere un ulteriore gamma di colori che non possiamo percepire.
Noi siamo più fortunati, ma non per questo i migliori.
La vita è musica.
Un insieme di note e sinfonie.
Composizione di suoni dolci, suoni caldi, suoni acidi, suoni armonici e contrastanti.
Sospiri. Urla. Sussurri.
Un Mi Bemolle può far nascere un musicista.
Un arpeggio, e poi le scale.
Do.
Re.
Mi.
Fa.
Sol.
La.
Si.
E via avanti. Ci sono i Diesis, i Bemolle. Ma non è finita.
Ci sono un’infinità di chiavi nascoste di cui non conosciamo l’esistenza.
Dei mondi paralleli a cui ci sono stati sbarrati i confini.
La vita è sogno.
Attraverso il nostro cervello passano milioni di immagini mentre dormiamo, eppure ne ricordiamo solo un paio.
Desideri. Ricordi. I nostri peggiori incubi. In una sola notte.
Storie mai raccontate. Colline incantate. Fiabe mai scritte.
E vuoi dirmi che la chiameresti ancora così?
Quattro insulse lettere. Una parola.
No, è molto di più.
E’ un vortice di emozioni e sensazioni che aspettano di essere sentite, raccontate, amate.
E’ qualcosa di astratto, eppure così dannatamente concreto.
Qualcosa d’infinito, racchiuso in un infinito ancora più grande, che fa spazio all’immenso.
Vita. Che parola stupida, non credi?”
Riprendo delle parole della canzone proposta da D.: “Da qui, mi stacco da terra ad immaginare; da qui, chissà se c’è un mistero grande da scoprire; da qui, una libera preghiera per una pace da inventare. Ho fantasia e posso anche volare, la fantasia, lo sai ti fa volare”. Un gran bel volo ci ha fatto oggi, D. Eravamo in classe ma mentre leggevo le sue parole sentivo quelle pareti abbattersi e vedevo occhi e animi dei suoi compagni decollare e farsi un giro attraverso le ali che ci ha prestato.

Gemme n° 8

La prima gemma di oggi è quella proposta da S. (classe quarta). E’ una sequenza tratta da “La tigre e la neve”. E’ una scena che la emoziona, che le fa pensare alla bellezza, alla poesia. “E’ come dice Benigni: Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici”.

Allego semplicemente la trascrizione del monologo; penso possa essere utile soffermarcisi sopra con un po’ di calma:

Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate.
Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni. Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, vento, un termosifone, un tram in ritardo. Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie. Cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.
Innamoratevi. Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con l’esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.
Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?!
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara!
Questa è la bellezza come quei versi là che voglio che rimangano scritti lì per sempre..
Forza, cancellate tutto!”

Gemme n° 5

A. con la sua gemma si è decisamente messo in gioco. Prima ha proposto il video di un brano rap dei suoi due rapper preferiti:

Poi ha detto: “Ho portato il rap perché mi piace molto e poi perché da un po’ ho iniziato a scrivere anche io. Vi prego, non ridete”:

Nessuno ha riso. Forse tutti avevano anche fatto proprio il ritornello di LowLow e Mostro: “Finché mi batte il cuore, finché reggono le gambe, scrivo la mia storia col sudore e con il sangue e non puoi più fermarmi ora il mio nome è troppo grande; è il mio stupido sogno, l’unica cosa importante finché avrò questa voce, finché avrò la mia arte sarà sempre MS, voi scusate per il sangue”. Sulla mia stufa c’è questo sassolino, te lo dedico A.:

Sogni

Foglio bianco

matitaPenso che “Pochi inutili nascondigli” sia il libro che meno mi è piaciuto di quelli scritti da Giorgio Faletti. Tuttavia, vi ho trovato un bel passo, che voglio legare all’inizio dell’anno scolastico, a ogni inizio, al momento in cui a una persona viene chiesto di mettersi in gioco, di provare a immaginare e disegnare il proprio futuro, che sia alunno o insegnante.

Non sarebbe mai riuscito a spiegare a un profano che cosa era un foglio bianco per un disegnatore, quale e quanta speranza ci fosse ogni volta che si metteva di fronte allo spazio immenso di quel rettangolo immacolato da riempire di segni, sogni, colori, idee.
Forse Dio, se c’era, proprio quello aveva fatto. Prima l’universo era un grande cosmico foglio di carta bianco e lui con la stessa speranza e la stessa fantasia aveva chiuso un attimo gli occhi e poi si era messo al lavoro e aveva disegnato tutto.
Fece scorrere la copertina ripiegandola dietro al blocco ed ebbe anche lui davanti il suo piccolo universo da creare.
Si lasciò andare contro lo schienale della poltrona, impugnò la matita e guardò il mondo davanti a lui.”
Giorgio Faletti, Pochi inutili nascondigli, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2008, pag. 51

Il peggior tipo di pazzia

mareC’è una poetessa dalle origini tedesche, nata negli Stati Uniti, deceduta in Inghilterra, che ha condotto una breve vita molto travagliata. Si chiama Sylvia Plath e oggi ricorre il 71° anniversario della sua morte. Desidero ricordarla con queste parole che ho trovato sul bel blog Il cenacolo intellettuale: sono tratte dai suoi Diari.
“Quello che mi spaventa di più, credo, è la morte dell’immaginazione. Quando il cielo lassù è solo rosa e i tetti solo neri: quella mente fotografica che paradossalmente dice la verità, ma una verità senza valore, sul mondo. Io desidero quello spirito di sintesi, quella forza ” plasmante” che germoglia, prolifica e crea mondi suoi con più inventiva di Dio. Se sto seduta ferma e non faccio niente, il mondo continua a battere come un tamburo lento, senza senso. Dobbiamo muoverci, lavorare, fare sogni da realizzare; la povertà della vita senza sogni è troppo orribile da immaginare: è il peggior tipo di pazzia.”
Sylvia Plath, 25 Febbraio 1956

Mai più Eureka?

Cartoline-dalle-citta-del-futuro_h_partbMetti che in quinta parliamo di globalizzazione. Metti che capita spesso di parlare di nuove tecnologie. Metti che stamattina nella mia scuola c’è stato un incontro con Serge Latouche. Metti che con le terze abbiamo visto il film Minority Report, ambientato nel 2054. Metti che a Udine, in ottobre e novembre si è svolto un forum sul futuro. Metti che pochi giorni fa ho pubblicato questo post. Metti che forse facciamo ancora fatica a capire come la nostra società si stia trasformando.
Allora ti può interessare questo articolo di Enrico Franceschini preso da La Repubblica delle idee.
«LONDRA – “Inventeremo ancora qualcosa di tanto utile come la tazza del gabinetto? “. La provocatoria domanda, accompagnata dall’immagine di un assorto pensatore seduto per l’appunto alla toilette, occupa la copertina dell’Economist di questa settimana per segnalare un diffuso timore: che l’era delle grandi invenzioni, veramente in grado di cambiare il mondo, sia finita, o perlomeno che la macchina che le produceva si sia temporaneamente inceppata.
Può sembrare una domanda assurda a chi, con uno smartphone in tasca, un iPad nella borsa e una pagina Facebook per comunicare simultaneamente con centinaia, migliaia o magari milioni di “amici”, si sente di vivere in un’epoca da fantascienza. Se ci aggiungiamo le nanotecnologie, i cibi geneticamente modificati e i trapianti di cellule staminali, è legittimo credere che il 21° secolo stia realizzando e oltrepassando i sogni dei futurologi del 20°. Eppure una teoria condivisa da un crescente numero di studiosi è che l’uomo contemporaneo sia rimasto a corto di idee autenticamente rivoluzionarie dal punto di vista della scienza e della tecnologia. Ovvero che non si inventi più nulla di importante come la toilette, che ha trasformato le vite di miliardi di persone.
Robert Gordon, un economista della Northwestern University, ritiene possibile che vi fossero soltanto un numero limitato di invenzioni autenticamente fondamentali per l’umanità – l’energia elettrica, il processo di combustione, il treno, l’automobile, l’aeroplano, la radio, il telefono, gli antibiotici – e che scoperte quelle non vi sia più molto altro in grado di trasformare altrettanto radicalmente le nostre vite. Prendiamo una cucina del 1900: perfino nelle case più lussuose era un concetto piuttosto primitivo, un camino per cucinare, pezzi di ghiaccio per conservare gli alimenti. Nei settant’anni successivi si produce una rivoluzione, e nel 1970 tutte le cucine della classe media, almeno in Occidente, hanno fornelli a gas, frigorifero, lavatrice e presto anche lavastoviglie. Ma facciamo un balzo in avanti di altri quarant’anni, fino al presente, e le cucine sono scarsamente cambiate: hanno pannelli digitali e la macchinetta per produrre in casa il caffè come al bar, ma nella sostanza sono identiche al 1970.
Non si può escludere, naturalmente, che non verranno nuove invenzioni altrettanto prodigiose, che a tutt’oggi nemmeno possiamo immaginare. Ma un’altra scuola di pensiero osserva che quelle che potevamo immaginare non sono state realizzate, e al loro posto abbiamo avuto delle innovazioni la cui utilità sociale è alquanto limitata: “Dal futuro ci aspettavamo le macchine voltanti e invece abbiamo avuto i messaggi in 140 caratteri di Twitter”, osserva Peter Thiel, direttore del Founder’s Fund, un fondo di investimenti coinvolto in alcune delle più innovative iniziative della Silicon Valley nell’ultimo decennio. Questo non significa che l’impatto della rivoluzione digitale portata avanti da aziende come Apple, Google e Facebook sia da sottostimare: tuttavia è probabilmente vero che non l’abbiamo ancora sentito in pieno, perché in fondo quella rivoluzione è appena cominciata. Forse lo sentiremo meglio quando innovazioni come le fotocopiatrici tridimensionali scateneranno quella che Chris Anderson, direttore della rivista Wired, chiama nel suo ultimo libro “la nuova rivoluzione industriale”. Allo stesso modo, ammonisce l’inchiesta dell’Economist, non si può sottovalutare il fatto che Internet ha globalizzato il Pianeta e che la globalizzazione ha portato un profondo miglioramento di vita nei Paesi emergenti, dalla Cina all’India al Brasile. Il timore che non si inventi più nulla è esagerato, basti pensare che oggi governi e aziende private spendono 1 trilione e mezzo di dollari l’anno in R&D, research and development (ricerca e sviluppo), più di quanto mai speso prima. Prima o poi da quei pensatoi uscirà un nuovo “eureka”, un’invenzione altrettanto utile e innovativa per l’umanità intera quanto l’umile tazza del gabinetto.»

Inno alla fantasia

Girando su fb mi sono imbattuto in questo video. Lo pubblico come inno alla creatività e alla fantasia.

 http://oradireli.myblog.it/media/00/02/195358776.mp4