Gemme n° 324

Eccomi qui. Mi sono preparata questo piccolo discorso perché non voglio dimenticare qualche pezzo a causa dell’emozione. Prometto che non sarà lungo. Ci tengo molto a questo momento perché è uno di quei momenti in cui posso realmente portare qualcosa che mi sta a cuore. Amo leggere le gemme degli altri e mi commuovo sempre, perché ci trovo qualcosa di unico ed è come se riuscissi a spiare per una frazione di secondo nei cuori di quelle persone, pur non conoscendone l’identità.
La mia gemma è un pezzo tratto dal libro “Per chi suona la campana” di Ernest Hemingway. Ho finito il libro lunedì e dire che mi è piaciuto è poco. Mentre lo leggevo pensavo di trovarmi in Spagna e avevo l’impressione che il mondo attorno a me era il mono del libro. Ho vissuto dentro al libro per tre settimane e anche adesso sento sulla pelle la piacevole sensazione che avvertivo leggendo. Non voglio dirvi di cosa parla la storia, me lo tengo per me in un atto di puro egoismo, ma vi dico che questo estratto mi ha colpita per la tematica affrontata: il tempo. Per me il tempo è un mistero, è un compagno e spesso ci rifletto; mi affascina e intriga. Mi sono resa conto che da giovani il tempo è uno scherzo, non ci pensiamo più di tanto; io ci penso e spero di riuscire a dire e fare tutto quello che voglio e sento nel tempo che avrò a disposizione, un po’ come Robert Jordan e Maria (i due protagonisti della scena).

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Una persona a cui tengo molto dice quasi sempre “L’attimo è infinito”. Fa sembrare tutto così eterno e in qualche modo mi tranquillizza, perché mi ricorda che nonostante lo scorrere del tempo, quel momento preciso, e di conseguenza tutti gli altri, durano per sempre, e dato che questo a me non sembra fatale, mi fa stare meglio. Ora, ora, ora. Sembra quasi una dolce bugia.” Così B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma ai compagni.
Amo ascoltare Angelo Branduardi ed esplorando la sua discografia molti anni fa ho scoperto che aveva musicato un film tratto dal libro “Momo” di Michael Ende (l’autore di “La storia infinita”). In quel libro che ho letto alle medie e che ora avrei voglia di rileggere ci sono queste parole: “Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.”

Gemme n° 323

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Le foto che ho portato rappresentano un saggio fatto a giugno: Alice nel paese delle meraviglie. Io impersonavo Alice, personaggio che mi rispecchia molto perché piena di incertezze e dubbi, e soprattutto l’anno scorso ho avuto un periodo particolare. Quest’esperienza è stata importante e ancora più bella perché fatta con le mie amiche. Le foto rappresentano i momenti più belli vissuti quel giorno”. Così S. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
C’è un passo del libro di Carroll che mi piace particolarmente e che riguarda la strada, il procedere, il camminare, il viaggio, il trovare:
Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
“Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so”, rispose Alice.
“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.”
Abbino queste parole a quelle di Antoine de Saint-Exupéry: “Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”.

Gemme n° 322

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Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso.
Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.

Gemme n° 303

don't grow up

Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda).
Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.

Gemme n° 289

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La mia gemma è una persona, una ex compagna di scuola. Siamo rimaste amiche, lei mi è sempre stata accanto. Ultimamente la vedo molto meno spesso perché ha una malattia molto rara per la quale sembra non ci siano cure. L’ultimo anno è sempre stata a casa da scuola ed è peggiorata molto, fino a perdere l’uso delle gambe. Ora è in ospedale a Trieste e la vado a trovare almeno una volta a settimana: è forte e non si arrende e sebbene abbia una vita difficile, lei ti fa pensare che non è un problema. L’ultima volta non ho potuto fare a meno di dirle che, anche se avevo il sorriso, non riuscivo a guardarla come prima, quando poteva camminare e lei mi ha detto: Essere sempre fieri di quel che si è. Delle proprie gambe per correre, camminare e saltare, della propria sedia per andare comunque lontano.. perché non importa dove stai, se stai in piedi, se corri o se non puoi nemmeno camminare: con la testa e con il cuore puoi sempre sognare e volare in alto!
E poi..è bello anche cambiare, altrimenti che noia!
Mi sono resa conto della fortuna che ho a camminare e a correre. Mi ha dato di nuovo un motivo in più per essere felice come ha sempre fatto.”
Ha fatto fatica a finire la sua gemma F. (classe quarta), la voce rotta dall’emozione. Non ho potuto fare a meno a una delle sequenze più belle di quasi amici:

Gemme n° 257

Una presentazione di foto e testi accompagnati da questa canzone è stato il modo con cui M. (classe quarta) ha esposto la sua idea di felicità e la sua gemma: “la mia ragazza, il migliore amico, la migliore amica, tutte quegli amici senza i quali ci sarebbe un vuoto incolmabile (se potessi li metterei tutti), la mia famiglia e in particolare mia cugina, non prendermi sul serio, viaggiare, fotografare paesaggi, o soggetti inconsci di essere nel mio obbiettivo, il tennis, perdermi nei ricordi, i tramonti, addormentarmi con il rumore della pioggia, la spensieratezza che solo la mia età e l’estate mi concedono, rientrare a casa dopo lungo tempo, il caffè, dormire ad oltranza, essere di conforto alle persone che amo, essere un punto di riferimento per le persone che amo, immergermi nella vasca da bagno calda in inverno e al buio, ascoltando le mie canzoni preferite, rendermi conto di essere un ragazzo immensamente fortunato (i miei genitori hanno fatto il possibile per rendermi felice, e sono sempre più conscio di essere circondato da persone che mi amano veramente), ridere, ma fino alle lacrime, fino ad avere i crampi alla pancia, fantasticare su dove mi troverò tra 5 anni e realizzare di avere tutto il futuro davanti”.
Proprio oggi, in un’altra quarta, una ragazza ha proposto la visione di questo breve video:

Gemme n° 251

Volevo cercare una gemma che vi facesse felici; mi sono messa a cercare dei video ma non trovavo nulla che corrispondesse alle sensazioni che volevo lasciare. Poi, facendo un po’ le mie cose, mi sono accorta che canticchiavo una canzone che mi faceva veramente felice e pertanto ho deciso di condividerla: spero che vi rubi un sorriso o vi lasci una bella sensazione”. Così M. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. La canzone, come accaduto sul web, anche in classe ha acceso qualche commento. Mi fermo all’intento di M., quello di rendere felici gli altri. In classe ho suggerito la visione di “Inside out”. Qui pubblico una vignetta del mitico Peanuts.

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In me

nel mezzo

«Nel bel mezzo dell’odio,
ho trovato che c’era, dentro di me, un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime,
ho trovato che c’era, dentro di me, un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos,
ho trovato che c’era, dentro di me, un’invincibile calma.
Nel bel mezzo dell’inverno,
ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte,
qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro».
Albert Camus

Gemme n° 224

Matrix-of-Love

Ho portato come gemma un’opera di Vladimir Kush che rappresenta la multipla manifestazione dell’amore. Mi piace questo artista russo surrelista metaforico; porta nei suoi quadri disegni di fiori, farfalle, natura in modo da farci pensare a differenti concetti della vita. Ho scelto “Matrix of love”; secondo l’autore l’amore è un insieme di tante piccole cose e piccole manifestazioni. Sono rappresentati diversi quadri. Il primo è l’amore puro, poi c’è un pendolo con l’età dell’oro e due innamorati. Poi dei fiori. Quindi due foglie dorate che ricordano due innamorati che si stanno guardando. Sotto vi sono due figure che danzano con due hula hoop che ricordano le due fedi di un matrimonio tra loro intrecciate. Poi le forbici, l’unità dei due in uno (rimanda al Simposio: “Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà…”). Il portamonete ricorda la fortuna. La conchiglia conica rappresenta i cromosomi dell’uomo e della donna, l’unione fisica che dà la luce. I calici con due figure sono augurio, auspicio di felicità e amore. C’è poi un altro fiore con due figure nel bulbo. Infine la chiave e il lucchetto, ancora le due metà destinate a cercarsi e trovarsi.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
Mi soffermo su un particolare che avevo già sottolineato in classe. Tra il quadretto delle due foglie e quello dei danzatori sono appese due carte. Sono due otto. Mi piace pensare che siano due infiniti che si incontrano, si intrecciano e diano origine a un terzo infinito.

Gemme n° 183

Il film da cui ho preso questa sequenza racconta di una foresta ricca di alberi, gli Alberi delle Feste più Liete; ogni albero apre un portale verso una festa. Il protagonista arriva da Helloween e giunge al Natale. Il film è uno dei miei preferiti e mi ricorda l’infanzia perché mi piaceva talmente tanto che ho obbligato i miei a comprare la videocassetta: ogni anno lo rivedo più volte. Tra l’altro questa canzone è quella che più amo nel film, mi rende felice: la ascolto e sorrido.” Questa la gemma di S. (classe quinta)
La voce narrante del film afferma:
È stato molto tempo fa, più di quanto ora sembra,
in un posto che forse nei sogni si rimembra,
la storia che voi udire potrete,
si svolse nel mondo delle feste più liete.
Vi sarete chiesti, magari, dove nascono le feste.
Se così non è, direi… che cominciare dovreste!”
Solletica la curiosità, attira, invita, calamita, magnetizza… E più avanti si sente “Il curioso va all’interno”… Buon cammino, buone scoperte, buona profondità.

Gemme n° 142

screen1La mia gemma è questo messaggio di un’amica che non vedo da un po’. Non ho altro da dire”. Questa la telegrafica presentazione di D. (classe seconda). Appoggio questa frase, attribuita a Marilyn Monroe: “Le persone dolci non sono ingenue. Né stupide. Né tantomeno indifese. Anzi, sono così forti da potersi permettere di non indossare alcuna maschera. Libere di essere vulnerabili, di provare emozioni, di correre il rischio di essere felici.”

Gemme n° 125

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Questa caramella di Helloween è stata la gemma di F. (classe quarta). “Ricordo una giornata stortissima, sono al supermercato con mia madre, e davanti a noi c’è una bimba con in mano un pacchetto di queste caramelle. Il papà non se ne accorge. Alla cassa la bimba appoggia il pacchetto di caramelle sul nastro suscitando la contrarietà del padre. “A scuola facciamo una festa, tutti portano qualcosa e io non ho niente da portare”. Il papà fa la faccia brutta e le dice “Sai che ora che non c’è la mamma non penso di potertela comprare”. Mi prende un groppo in gola, guardo mia madre e prendo io le caramelle. Li rincorro fuori dal supermercato pensando fra me e me “ma cosa ho fatto?”, li raggiungo, li fermo, il padre mi fulmina con lo sguardo, ma la bimba mi dà un abbraccio fortissimo: me lo porto ancora nel cuore”.
La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.” (Banana Yoshimoto, “Un viaggio chiamato vita”)

2015, vi auguro lo stesso

alba 2015

E’ la prima mattina di questo 2015, il sole fa capolino tra nubi sottili e cerca di scaldare prati e alberi che stanotte hanno tremato di freddo non poco. La casa è in ordine dopo una serata passata nel calore della compagnia di cari amici. Sara sta dormendo sul divano abbracciata a Mou che, grazie alla barriera sonora che ho eretto, quest’anno non ha sentito i fuochi e i botti che tanto lo terrorizzano. Non voglio fare un bilancio dell’anno appena terminato. Sento che la vita che sto vivendo ha un senso che mi piace e tanto mi basta. Desidero solo rivolgere il mio pensiero in due direzioni. Una è quella di una strada percorsa praticamente da sempre, ed è quella della presenza amorevole delle persone amate, amanti ed amiche che mi piace ricordare con affetto, riconoscenza e calore. Alcune sono figure presenti da più di 40 anni, altre sono arrivate dopo, altre ancora da poco, ma sono tutti mondi significativi ai quali la mente si rivolge col sorriso; il cuore si riscalda nel pensarli o nel vederli. L’altra direzione è connessa al mio lavoro, ed è quella che mi ha portato a incontrare in questi 17 anni centinaia di ragazze e ragazzi. Oggi diversi di loro hanno intrapreso percorsi professionali, accademici, esistenziali lunghi, altri ancora li hanno appena iniziati, altri ancora devono ancora capire cosa sperano e desiderano per se stessi. Anche loro contribuiscono a far balzare il mio cuore di gioia, a nutrirmi di emozioni belle. Sono una persona felice, serena, grata. Lo devo anche a voi. Vi auguro lo stesso.

Gemme n° 100

Il commento di C. (classe quinta) al filmato scelto come gemma è stato molto sintetico e “raffreddato”. “Questo film mi è molto piaciuto e soprattutto questa sequenza: dobbiamo inseguire quello a cui teniamo e che desideriamo”.
A commento e a ulteriore stimolo di riflessione, una scena di Coach Carter:

Gemme n° 80

Ho proposto una canzone sulla capacità di stupirsi: spesso le nostre giornate si succedono molto simili e penso sia importante dare rilievo anche a piccole cose, magari a stupidaggini, che hanno la capacità di renderci felici”: sono le parole con cui S. ha commentato questo brano di Povia:

E’ vero, S., a volte basta veramente poco, anche solo un modo diverso di vedere le cose:

Gemme n° 64

balzo

Ho portato un post-it che non è un semplice post-it: con questo vorrei dire che a volte la felicità arriva all’improvviso. E’ l’autografo di un attore del mio paese, Raffaello Balzo. Ero bambino quando me l’ha fatto. Lui ha lottato due volte contro la morte, a 1 anno durante il terremoto quando è stato salvato dalla nonna, e nel 2006 per un malore durante un programma televisivo. A volte la fortuna arriva all’improvviso come la felicità.” Questa è stata la gemma di A. (classe quarta).

A proposito della fortuna Rita Levi Montalcini ha detto: “Ai giovani auguro la stessa fortuna che mi ha condotto a disinteressarmi della mia persona, ma di avere sempre una grande attenzione nei confronti di tutto ciò che mi circonda, a tutto quanto il mondo della scienza, senza trascurare i valori della società.”

Gemme n° 61

BambarénLettera a mio figlio sulla felicità” di Sergio Bambarén (2010) è il libro che C. (classe quinta) ha portato in classe. “E’ un regalo di mia mamma di 2 anni fa. L’ho riletto; è un padre che scrive una lettera sulla felicità, sul modo di vivere, al figlio Daniel intervallandola con racconti della sua vita personale. Leggo alcune frasi importanti anche per la mia vita: sono le cose che ci aiutano a vivere meglio. Le ho prese dalla lettera e non dalle esperienze del padre.” Ed ecco le pagine del libro:
Sono persuaso, come lo ero da bambino, che il segreto di un’esistenza felice e realizzata dipenda dalla direzione che si sceglie. E la chiave, figlio mio, è imboccare la tua strada, nessun’altra, solo quella che ti detta direttamente il cuore.
Infatti, soltanto chi osa spingersi un po’ più in là scopre quanto può andare lontano, soltanto chi segue il proprio cammino ha la possibilità di vivere una vita basata sull’autenticità, l’amore, l’armonia. Soltanto chi cammina al cammino della propria musica è davvero libero.
Perciò non seguire il sentiero tracciato da qualcun altro; piuttosto va’ dove una strada ancora non c’è e lascia la tua scia: se cadi, rialzati, affronta le avversità e trova sempre il coraggio di proseguire. Fai della tua esistenza qualcosa di spettacolare!
Si vive una volta sola, ma se percorrerai la strada che appartiene a te e a te soltanto, una volta giunto al termine del viaggio avrai la sensazione di aver vissuto mille vite.
La vita è meravigliosa, non importa che cosa ti diranno gli altri. Non dimenticare che la bellezza è negli occhi di chi guarda, sempre.” (pagg. 51-52)
Poi passiamo a credere che la felicità arriverà quando noi o il nostro partner guadagneremo di più. Quando avremo i soldi per comperare una macchina più grande, quando potremo andare in vacanza, quando otterremo una posizione migliore in azienda, quando finalmente butteremo giù quei chili di troppo attorno al giro vita, quando andremo in pensione… E potrei andare avanti a oltranza.
La verità, Daniel, a mio modesto parere, è che non c’è momento migliore per essere felici di adesso, qui e ora.
Quando altrimenti? La vita sarà sempre piena di nuove sfide, di infinite posticipazioni. Tanto vale ammetterlo e convincersi che – lo ripeto – il momento per essere felici è semplicemente quello presente. Non illudiamoci che ci siano un domani o una strada da percorrere fino in fondo per raggiungere la felicità! La felicità e la strada per conquistarla iniziamo a costruirle a partire da questo istante, attimo dopo attimo. Perciò dai sempre valore al presente, mio piccolo Daniel, e non dimenticare mai che il tempo non aspetta nessuno.
Negli anni a venire, non rimandare in attesa di finire la scuola, di innamorarti, di trovare un buon lavoro, di sposarti, se è ciò che vuoi, o di avere dei bambini… Perché un giorno i figli lasceranno il nido ed il tuo matrimonio potrebbe finire. Non abituarti ad aspettare un venerdì sera, un sabato mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno … Ma soprattutto non aspettare di avere esaurito il tuo tempo per capire che non c’è momento migliore per essere felice di questo! Non mi stancherò mai di ribadirlo: la felicità non si trova una volta tagliato il traguardo, ma proprio sulla strada che stai percorrendo, lungo il sentiero per raggiungere i sogni che hai deciso di inseguire.
Tanto tempo fa ho letto da qualche parte queste parole. Mi auguro che siano per te un promemoria prezioso:

Lavora come se non ti servisse denaro,

ama come se non avessi mai dovuto soffrire,

e balla come se nessuno ti stesse guardando.

Questa è la vita!” (pagg. 56-58)

Le parole di Bambarén sono talmente pregne e cariche di significato che riesco solo a trovare una canzone che canti l’incredibilità della vita:

Gemme n° 55

I Coldplay sono stati portati in classe da M. (classe terza). “Siamo adolescenti, ci stiamo affacciando all’essere adulti e le sofferenze iniziano: ci sono momenti in cui ci sentiamo giù. Questa canzone l’ho sentita moltissimo e ogni volta che sono giù è l’unica canzone in grado di tirarmi su. Il titolo sembra non c’entrare nulla col testo, sembra allegorico. Mentre la ascoltiamo, proviamo a pensare a qualcuno o a qualcosa che ci faccia dire “viva la vita”. Viviamo di queste cose, di questi ricordi.”

Parto da lontano per arrivare a una canzone che mi fa dire “viva la vita”. C’è un personaggio biblico che deve affrontare un viaggio nella profonda solitudine esistenziale, una di quelle che fanno più male, perché è la condizione dell’abbandonato, o meglio, di colui che è divenuto merce di scambio: e la cosa che crea più dolore è che il commercio è stato organizzato da chi dovrebbe esserti più vicino, in quanto legato a te dal sangue. Mi sto riferendo a Giuseppe, il figlio di Giacobbe, venduto a dei mercanti ismaeliti dai suoi fratelli.
C’è una canzone dello svedese Avicii che nelle prime due strofe si adatta bene alla condizione di Giuseppe. Il brano è “Wake me up” (2013) e le parole sono: “Sento la mia strada nell’oscurità, guidato da un cuore che batte, non so dove il viaggio si concluderà ma so da dove iniziare”. E continua con quello che voglio leggere come un accenno alle invidie e gelosie dei fratelli di Giuseppe nei confronti della benevolenza del padre verso il figlio di Rachele e la sua capacità di sognare e interpretare i sogni: “Hey! Loro mi dicono che sono troppo giovane per capire, dicono che sono rinchiuso in un sogno. La mia vita mi passa davanti se non apro gli occhi, a me va bene così”.
Ascoltare i sogni delle persone e con essi leggere il futuro: questo dono, che poi diventa l’ancora di salvezza per Giuseppe, all’inizio è un regalo scomodo. Ho già scritto che è uno dei motivi di odio dei fratelli; immagino anche che non sia stato facile per lui riferire al capo dei panettieri del faraone la sua triste sorte. Dai tre canestri di pane bianco che tiene sulla testa e che vengono divorati dagli uccelli, Giuseppe deduce, di lì a tre giorni, l’impiccagione dell’uomo e la lacerazione delle sue carni da parte dei volatili… Provo a vestire gli abiti di Giuseppe e penso che non è facile, che vien voglia di non dormire più per evitare quei sogni, che vorrei non dover chiudere gli occhi quando viene sera, che desidererei restituire gentilmente quel dono (un po’ come i precog del film “Minority report” che abbiamo visto in classe). Ma sento anche che se questo è il Suo disegno un motivo deve esserci, e che forse anche io, prima o poi, scoprirò il senso di questo essere qui in Egitto, lontano da mio padre e mia madre, forse anche io capirò il significato del mio viaggio, forse anche io saprò chi sono. Ancora Avicii: “Svegliami quando sarà tutto finito, quando sarò saggio e vecchio… Vorrei rimanere giovane per sempre, non temo di chiudere i miei occhi. La vita è un gioco fatto per tutti e l’amore è il premio. Per tutto questo tempo stavo trovando me stesso e non sapevo che mi ero perso”.

Gemme n° 53

“Ho portato la canzone che accompagna la mia storia d’amore; è anche il brano che ha ispirato quella che per me è la canzone migliore che io abbia scritto.” Così A. (classe quinta) ha introdotto la sua gemma. “Mi piacciono il testo e la melodia, e il pezzo esprime il rapporto all’interno degli Slipknot, che è quello che dovrebbe esserci all’interno di ogni gruppo: amore, amicizia, esserci per gli altri.”

Per restare su genere e tematica mi affido a “Alone in heaven” dei Sonata Arctica: il concetto è semplice. Che senso ha una gioia, una felicità se sono da solo a viverla, se non posso condividerla con nessuno? “Mi chiedo soltanto, tutto questo può essere il paradiso se i miei migliori amici bruciano all’inferno? Paradiso. Che diavolo farei in quel luogo senza te? In paradiso, solo in paradiso… Non ti lascerò mai indietro. È tutti per uno, e tutti per la vita.”

Un’altra candela accesa

Sorriso

Non esiste alcun dovere tanto sottovalutato quanto l’essere felici. Quando siamo felici, disseminiamo il mondo di buone azioni involontarie, che rimangono sconosciute persino a noi stessi, o, quando vengono scoperte, sorprendono per primo il benefattore.
[…] Preferisco imbattermi in un uomo o una donna felici che in un biglietto da cinque sterline. Irraggiano serenità e quando entrano in una stanza danno l’impressione che un’altra candela si sia accesa. Non ci interessa che sappiano dimostrare il quarantasettesimo teorema (di Euclide); fanno di meglio, dimostrano con i fatti il grande teorema della Vivibilità della Vita.” (Robert Louis Stevenson, In difesa dei pigri)