“Ho una foto con mio fratello: gli ultimi due anni sono stati piuttosto difficili per la mia famiglia. Mio fratello, sin da quando sono piccola, è stato per me un pilastro, una figura molto importante. Nell’ultimo anno mi sono resa conto di avere una persona stupenda come fratello, una persona che ammiro tantissimo e che mi ha sempre insegnato tanto e lo sta facendo tuttora. Per me è anche come un papà e senza di lui sarei distrutta”.
Quando C. (classe quinta) ha presentato la sua gemma non ho potuto fare a meno di pensare a “Hey brother” del compianto Avicii. Alcuni dei versi: “Hey fratello, c’è una strada infinita da scoprire; hey sorella, sai che l’acqua è dolce, ma il sangue è più denso. Oh, se il cielo dovesse mai crollare, per voi non c’è niente che non farei. Hey fratello, credete ancora l’uno nell’altro? Hey sorella, mi domando se credi ancora nell’amore. Oh, se il cielo dovesse mai crollare, per te non c’è niente che non farei”.
“Ho portato il trailer di Mio fratello rincorre i dinosauri, basato su una storia vera: è la vicenda di Jack, un ragazzo che ha un fratello minore con la sindrome di Down, Gio. All’inizio lo vede come un supereroe, poi lo vive come un peso e un problema e non ne parla con nessuno dei suoi amici. Crescendo però scopre la bellezza di suo fratello e la sua unicità.
Ho poi portato un passo dal libro con la descrizione di Gio fatta da Jack: La vita con Gio era un continuo viaggio tra gli opposti, tra divertimento e logoramento, azione e riflessione, imprevedibilità e prevedibilità, ingenuità e genialità, ordine e disordine. Gio che si butta a terra fingendo di cadere per sbaglio. Gio che scrive ogni azione prima di farla. Gio che salva una lumaca dalla nonna che la vuole cucinare. Gio che, se gli chiedi se quello che ha in mano è un pupazzo o un lupo vero, risponde: «Pupazzo vero». Gio che fa lo sgambetto alle bambine solo per aiutarle a rialzarsi, far loro una carezza e chiedere: «Come stai?» Gio che: in Africa ci sono le zebre, in America i bufali, in India gli elefanti, in Europa le volpi, in Asia i panda, in Cina i cinesi. Che se passano dei cinesi ride e si tira gli occhi, anche se li ha già come loro. Che la più grande disputa è stata se il T-rex era carnivoro o erbivoro. Che le vecchie sono molle; e glielo dice proprio, a tutte quelle che incontra. Gio che se vede un cartello con scritto «Vietato calpestare l’erba» lo gira e poi la calpesta. Che se lo mandi di sopra a prenderti il telefono e chiedere a papà se vuole la minestra lui va da papà a chiedergli se vuole il telefono. Che dice faccio da solo e ti mando via, con nella voce un’incertezza che capisci che lo sta dicendo a se stesso, per farsi forza. Gio che non capisce perché la sua ombra lo segue, e di tanto in tanto si volta di scatto a vedere se è ancora lì. Gio era tutto, ma più di ogni altra cosa era libertà. Lui era libero in tutti i modi in cui avrei voluto essere libero io. Gio era tornato a essere il mio supereroe. E non avrebbe più smesso di stupirmi.” A. (classe seconda) ha portato questa gemma molto toccante. Immediato pensare al libro e al film Wonder (vi si fa riferimento anche nel trailer). Vorrei offrire un punto di vista diverso; leggo spesso il blog di una mamma, The princess and the autism. Scrive così nella presentazione: “Ciao! Benvenuti nel mio blog dove si parla di Ariel (la mia meravigliosa bimba di 10 anni che, tra le altre cose, è autistica), di Davide (il mio meraviglioso bimbo di 11 anni che, tra le altre cose, non è autistico) e di Baloo (il nostro cucciolo di barboncino nano che potrebbe essere essere autistico) e della sottoscritta, mamma in affanno ma sempre con determinazione. Cosa abbiamo di speciale? Niente! Siamo una famiglia “autistica” come molte altre, ma cerchiamo di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. Non illudetevi… di solito non sono di così poche parole!”. Sono veramente tanti gli spunti che offre, tante le riflessioni che partono da quanto scrive. E mostra un mondo in tutte le sue sfaccettature. Un esempio? Ecco quanto ha scritto il 17 ottobre: “Tu che non hai una figlia disabile, cosa ne sai della mia vita? Ti puoi permettere di tracciare confini ben definiti tra bianco e nero, le sfumature di grigio le lasci a Christian Gray e Anastasia Steel; di dividere il mondo in pensieri giusti e sbagliati e, ovviamente, quelli corretti sono solo quelli che corrispondono al tuo vissuto, gli altri non vengono nemmeno presi in considerazione. Tu cosa ne sai delle notti in bianco passate a pensare ad un futuro che potrebbe essere lontano, ma invece è già domani, mentre lei urla e si batte la testa? Sai quanto pesano le lacrime ingoiate sotto la doccia? Hai mai provato il dolore dei sussurri degli inizi, pronunciati alle spalle come fossero un gossip da rivista patinata: “Ha la figlia ritardata”? E l’indifferenza del quotidiano? Quante ore della tua vita perfetta hai passato in automobile? No, non per portare i figli a danza, calcio, judo o quel che è, ma per affidarli a professionisti che li aiutino a stare meglio o a essere più autonomi. Hai mai dovuto rinunciare al tuo lavoro o ad uscire con gli amici per stare con lei, perché sta avendo una brutta crisi? Ti sei mai sentito così stanco da voler scomparire? No, non andare via, ma dissolverti come il pulviscolo che filtra dalla finestra, farti assorbire dal materasso sul quale stazioni sveglia da ore, non muovendo un muscolo per paura che lei si possa svegliare? Tuo figlio piange nel sonno avvolto da incubi in cui lei scappa e non sa chiedere aiuto per tornare a casa? Porti sulla pelle le cicatrici della sua rabbia? E sul cuore quelle del suo dolore? Ti prego, non dividere il mondo in pensieri giusti o sbagliati, soprattutto quando non sai quando è stata l’ultima volta in cui una persona ha pianto. O riso.”
Difficile non imbattersi in questi giorni nella notizia del viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi. Oggi sono state poste delle importanti firme.
Prendo dal sito di Avvenire di oggi, a firma di Stefania Falasca.
“Abu Dhabi 4 febbraio 2019: «In nome di Dio Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio». Non solo. È messo nero su bianco l’impegno per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze. Nero su bianco la condanna dell’estremismo e l’uso politico delle religioni, «il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi», la protezione dei luoghi di culto e il dovere di riconoscere alla donna il diritto all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici interrompendo «tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che ne umiliano la dignità e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti». E ancora: «Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione». È questo l’epilogo di un incontro interreligioso decisamente coraggioso in un lacerato Medio Oriente che ha visto protagonisti nel Paese-ponte del Golfo Persico papa Francesco e il Grande Imam sunnita di al-Azhar, Ahamad al-Tayyib. Una solenne quanto impegnativa doppia firma a un documento comune sulla «Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune», che sigla un’appello congiunto senza precedenti rivolto a «tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli». Una dichiarazione non annunciata, resa pubblica solo alla fine dal Founder’s Memorial, dedicato al padre fondatore degli Emirati arabi, dove davanti ai rappresentanti delle diverse religioni il Successore di Pietro e un leader musulmano hanno sottoscritto la lista di punti “non negoziabili” e chiesto a loro stessi e ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di invertire la rotta delle violenze e «impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace».
Foto tratta da Eastwest
Un gesto forte, di parole altrettanto forti, soprattutto per la responsabilità assunta davanti ai leader e ai governanti islamici da parte di Ahmad al-Tayyib, che già nell’incontro con il Papa all’Università di al-Azhar a Il Cairo nel 2017, intervenendo alla Conferenza internazionale per la pace organizzata dal prestigioso centro accademico sunnita, aveva messo a tema il ruolo dei leader religiosi nel contrasto al terrorismo e nell’opera di consolidamento dei principi di cittadinanza e integrazione. La dichiarazione comune che muove «da una riflessione profonda sulla realtà contemporanea» condanna l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – che porta a far «morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – in «un silenzio internazionale inaccettabile». Condanna tutte le pratiche che minacciano la vita e chiede a tutti di «cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e chiede di «smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione». Perché Dio «non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e neppure per essere torturati o umiliati» nella loro vita e nella loro esistenza», «non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente». Si dichiara perciò «fermamente» che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. «Queste sciagure – è scritto – sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione». Da qui, pertanto, in accordo con i precedenti documenti internazionali che hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, viene attestata tra le atre anche la protezione dei luoghi di culto, templi, chiese e moschee e che «ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto internazionale». Tutto questo è affermato in nome di Dio – come è ribadito – che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro. In nome dunque della fratellanza umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali – ma che è lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato, dalle tendenze ideologiche che manipolano le azioni e i destini degli uomini. In nome «dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità». In nome dei poveri, dei più vulnerabili. «In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre». La scossa doveva arrivare ed è arrivata. Inshallah.”
“Ho portato una foto in cui sono con mio fratello: all’inizio pensavo di portare una foto di famiglia, ma poi ho deciso di porta solo lui. Il nostro rapporto è cambiato tantissimo; alle elementari c’era odio profondo, poi da due anni siamo diventati molto legati e uniti, sappiamo tutto l’uno dell’altra. Io non mi faccio problemi a parlargli perché so non mi giudica. Nonostante la differenza di età (lui ha 19 anni), mi sta sempre accanto ed è sempre disposto ad aiutarmi. Mi capisce e riesco a confrontarmi su cose di cui coi miei genitori mi risulterebbe difficile parlare. Lo vedo come un modello da seguire: ad esempio, adesso sta lavorando tantissimo per quello che vuole ottenere e vorrei fare come lui. Lui mi dice sempre che è possibile ottenere una cosa, senza sottovalutarsi. Il nostro rapporto mi piace moltissimo e con lui mi diverto tantissimo. E’ una persona molto importante per me, lo vorrò sempre accanto.” Questa è stata la gemma di D. (classe seconda). Dice un proverbio indù: “Aiuta la barca del fratello ad attraversare e anche la tua raggiungerà l’altra riva”.
“La mia gemma è una frase; l’ho trovata venerdì, giorno del compleanno di mio fratello. Dice: “Due fratelli non sono amici. Sono come rami dello stesso albero, possono divergere con gli anni ma il loro legame sarà eterno”. Penso che sia profonda per chi ha fratelli e sorelle: capita di litigare spesso, poi si torna vicini, si fa pace…”. Così ha parlato A. (classe seconda). C’è una frase di Dylan Thomas che rende bene l’idea secondo me: “Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve e mio fratello l’ha buttato giù e io ho buttato giù mio fratello e poi abbiamo preso il tea insieme.”
“La mia gemma è formata da due foto in cui sono con mio fratello: lui è molto importante nonostante i litigi”. Questa la gemma di L. (classe seconda). Tanta la sintesi di L., tanto prolissi gli Articolo 31:
“Io non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due. In famiglia eri il primo nato, il bambino aspettato coccolato e a tratti persino viziato, coccolato e pacchi su pacchi di ricchi natali, parenti sorridenti intenti a lasciare regali; e poi arriva il piccolo scassando ogni giocattolo, diventa lui la star, mettendo te in un angolo e la cagnara incombe fanfara e tromba. Lui mangia caga e piange, a te le colpe per tutto ciò che rompe. Con quel sorriso a quattro denti farabutto già dicevo tutto: dormo da angioletto e poi di notte non sto zitto. Botte dal soffitto, mami e papi svegli fino a prima mattina, negli occhi lo stesso svarione di sette anni prima, ogni vicina sentiva e diceva che sfiga, mamma coglieva la sfida con noi rideva e capiva che la congrega prendeva una nuova piega. Non ci si credeva al bordello che già si faceva, la casa a ferro e fuoco nel gioco di litigare, cane e gatto ma lo stesso modo di camminare. Non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due e due su due, che comunque vada mio fratello ci sarà grazie mamma grazie pà (yeeeh yeeeh) Urlare a squarciagola fantasmi sotto le lenzuola, bambini non fate casino domani c’è scuola, ma mamma non c’è verso di fermare i ghostbusters. La cameretta è l’universo e noi siamo i masters, là fuori siamo soli non lo diamo a vedere ma abbiamo il vestito più strano di tutto il quartiere, gli zarri che ridevano in cortile ma era stile, ricordi come si giravano le ragazzine? quando si girava in coppia la stilosi li radoppia l’andatura zoppa e un’armatura dava forza per affrontare ogni sventura con la stessa frase in bocca: questo è mio fratello, bello sarà dura per chi me lo tocca, abbiamo il codice dei cavalieri non vedi? piuttosto scleri ma ci trovi sempre sinceri Milady per la città sfidando il proprio futuro, uno lo cantava sicuro l’altro scriveva su ogni muro, e la mia rivoluzione partiva da là, cane e gatto ma lo stesso sguardo di chi non ci sta. Non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due e due su due, che comunque vada mio fratello ci sarà grazie mamma grazie pà (yeeeh yeeeh) […]”
“«Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve, mio fratello l’ha buttato giù, e io ho buttato giù mio fratello. Poi, abbiamo preso il tè insieme.» (Dylan Thomas) Ho voluto cominciare con questa citazione perché non credo ci sia modo migliore di descrivere il rapporto fra me e mio fratello. Fin da piccoli, noi due siamo sempre stati agli antipodi su tutto, dal cartone animato preferito, al gusto della torta di compleanno, eccetera eccetera. Piccole cose, certo, ma che hanno sempre reso complicato ogni più piccolo confronto. Anche se tra fratelli è normale litigare, troppo spesso finivamo per urlarci contro per ore o per non parlarci del tutto per giorni; era come se mancasse qualcosa, come se, sotto sotto, io non conoscessi veramente quella persona che avevo visto nascere e crescere accanto a me. Quel “punto d’incontro” che serviva ad unirci è arrivato nella maniera più improvvisa e impensabile possibile: l’anno scorso, mia madre è stata male, e la nostra vita ha iniziato a cambiare. In quel periodo, in cui mio padre lavorava molto e mia madre non poteva occuparsi di noi, io e mio fratello ci siamo trovati spesso soli, ad aspettare in silenzio. Se devo essere del tutto sincera, inizialmente io credevo che lui non capisse appieno la situazione, o che semplicemente la ignorasse; quando però un giorno sono entrata in camera e l’ho trovato seduto sul letto che piangeva a dirotto, ho capito di avere di fronte a me una persona molto più intelligente e sensibile di quanto credessi. Principalmente però, era un bambino che aveva bisogno di conforto. Quella sera, io e lui siamo stati seduti l’uno di fronte all’altra a parlare per ore, sia di cose serie che di stupidaggini, e ci siamo un po’ scoperti a vicenda. Ho capito per la prima volta cosa volesse dire avere un fratello minore da proteggere, e ho giurato che l’avrei sempre fatto, perché so che, qualunque cosa accada, lui sarà sempre lì per me, pronto a difendermi e a sostenermi; perché alla fine non importa quante volte ci butteremo giù, l’importante è che uno sarà sempre pronto a risollevare l’altro e ad «offrigli una tazza di tè».” Questa è stata la toccante gemma di J. (classe terza). Mi è venuta in mente una frase che arriva dal passato. Mio nonno adorava i film di Totò, di Franco e Ciccio e di Bud Spencer e Terence Hill. Nel film “Lo chiamavano Trinità” uno dei protagonisti afferma: “Come ti permetti lurido ladrone! Questi sono i miei fratelli e i miei fratelli li picchio solo io!”. Mi ha fatto sorridere, ma pure riflettere. I rapporti umani più profondi sono quelli sinceri, ma non è facile essere sinceri ed accettare la sincerità. Significa essere nudi davanti all’altro e nudità significa anche vulnerabilità. Ci vuole tempo per svestire gli abiti che fanno da corazza, ma una volta che si scopre la bellezza dell’altro non vi si rinuncia.
“Questa canzone è stata scritta dal fratello di un ragazzo che era in classe con me: gliel’ha dedicata perché ne sentiva la mancanza. Evidenzia quanto una persona può stare a cuore a un’altra anche dopo tutti gli sbagli che ha fatto.” A queste parole di S. (classe seconda) mi è venuta in mente la frase di Dylan Thomas: “Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve e mio fratello l’ha buttato giù e io ho buttato giù mio fratello e poi abbiamo preso il tea insieme”.
Non pubblicherò la gemma portata da F. (classe quarta) in quanto si tratta di un video privato: “E’ un filmato di 7 minuti fatto con mia sorella per il compleanno di un’altra sorella. Abbiamo rappresentato i momenti più importanti della sua vita utilizzando come interpreti i bambini, figli e nipoti. E’ stata dura perché i bimbi erano scatenati. Ho portato questo video perché è fatto con mia sorella e ci sono i bambini, una delle cose più belle. Ritrae momenti importanti della famiglia, fondamentale per me”. Erma Bombeck afferma: “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.”