Gemme n° 56

La prima volta che ho visto questo filmato mi sono commossa perché mi ha colpito molto: contiene un messaggio forte, con temi anche pesanti e impegnativi, ma verso la fine c’è un messaggio molto bello.” Sono le parole di E. (classe seconda), che così ha continuato: “Penso che nella vita si soffra, capiti di essere derisi, però bisogna andare oltre, senza credere a quanto ci viene detto. Se siamo qui, c’è un motivo; coloro che dicono queste cattiverie hanno torto, perché noi abbiamo un valore. Mi piacciono molto il tono di voce e la scelta delle parole.”

Propongo una storiella raccolta da Bruno Ferrero: basta poco, veramente poco a far scoppiare chi ha raggiunto il limite. Basta poco, altrettanto poco, a farlo stare meglio. Perché sempre più persone fanno fatica a vedere i talenti che hanno dentro?
Dimmi, quanto pesa un fiocco di neve?”, chiese la cinciallegra alla colomba.
Meno di niente”, rispose la colomba.
La cinciallegra, allora, raccontò alla colomba una storia: “Riposavo sul ramo di un pino quando cominciò a nevicare. Non una bufera, no, una di quelle nevicate lievi lievi, come un sogno. Siccome non avevo niente di meglio da fare, cominciai a contare i fiocchi che cadevano sul mio ramo. Ne caddero 3.751.952. Quando, piano piano, lentamente sfarfallò giù il 3.751.953esimo – meno di niente, come hai detto tu – il ramo si ruppe…”
Detto questo la cinciallegra volò via.”

Dietro un paravento

arroganza.jpeg“Una prepotente rozzezza dei modi e del linguaggio scambiata per franchezza e sincerità” scrive Fulvio Scaparro, sul Corriere della Sera 30 dicembre scorso. Mi capita spesso di sperimentarla, quella rozzezza, e di rifletterci sopra. Chi la utilizza spesso premette “Sai, sono uno schietto, le cose le dico in faccia”. Peccato che a volte si dimentichi che le parole, dette e scritte, possono far male come pugni, più di pugni. Canta Francesco Guccini in Cyrano: “con questa spada (la penna) vi uccido quando voglio”. Ecco l’articolo di Scaparro, dal titolo “I bambini gentili hanno successo, ma l’esempio deve venire dagli adulti”.

“Alcuni ricercatori della University of California sostengono che i bambini al di sotto dei dieci anni ai quali è stato chiesto di compiere tre atti di gentilezza per quattro settimane nei confronti dei compagni di classe acquistano popolarità tra i coetanei e appaiono più contenti. Stando ai risultati la gentilezza paga e, aggiungono i ricercatori, si tratta di un comportamento che consente di ottenere risultati simili anche da adulti. Per di più, rinforzare le relazioni sociali tra bambini servirebbe anche a combattere il diffondersi del bullismo. Su questo punto occorre chiarire che gli studiosi non ritengono sufficiente essere gentili per bloccare un bullo che per definizione è impermeabile alle buone maniere dei coetanei ed è incline a ritenere la cortesia un segno di debolezza. Quello che appare chiaro dalla ricerca è che il clima collaborativo che si instaura nella classe taglia l’erba sotto i piedi del bullo o addirittura potrebbe contagiarlo positivamente. L’Oxford Dictionary of Current English definisce la cortesia come il possesso e l’impiego di buone maniere unito alla considerazione per gli altri. Sono proprio la considerazione e il rispetto per gli altri che conferiscono alla gentilezza una profonda moralità e un elevato valore di coesione sociale. Di qui l’invito agli adulti a dedicare la dovuta attenzione a questo aspetto dell’educazione che a me pare oggi trascurato a favore di una prepotente rozzezza dei modi e del linguaggio scambiata per franchezza e sincerità. In italiano il congiuntivo, modo della possibilità, è a rischio di estinzione ma pare che anche il condizionale, modo della cortesia, non goda di buona salute. «Voglio» dice il piccino, «vorrei» lo correggono i genitori aggiungendo per buon peso «per favore». Tutto molto edificante; peccato che troppo spesso dentro e fuori casa il garbo, la buone maniere e la gentilezza non vadano per la maggiore. Genitori ed educatori abbiano fiducia nella forza del loro esempio: crescere in un clima di rispetto e considerazione fa stare meglio noi e gli altri e, aspetto non trascurabile, ci aiuterà non solo a scuola ma anche nel mondo del lavoro e nelle relazioni affettive.”