Pubblicato in: Etica, Gemme, sfoghi, Società

Gemme n° 497

Fusine_0188 fb.jpg

La mia gemma consiste in due esperienze fatte la prima volta che sono stato in Canada. La prima è legata al fatto di essere da solo in una città di cui non conoscevo niente: essere riuscito ad arrivare a casa, per uno disorganizzatissimo come me, è stato notevole. La seconda, invece, è legata ad un giro in bici che stavo facendo su sentieri non segnati per arrivare ad uno zoo che mi sembrava più vicino di quanto non fosse in realtà. Mi ero perso. Ho incontrato un uomo e gli ho chiesto qualche informazione; dopo un po’ di domande da parte mia, lui mi ha guardato, ha guardato l’orologio e ha deciso di accompagnarmi. Mi ha stupito la sua gentilezza.” Questo racconto è stata la gemma di A. (classe quinta).
Camus scrive che “La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.” Penso sia quello che è successo ad A. In fin dei conti la persona che ha incontrato gli ha regalato tempo, un pezzettino del suo futuro che ha deciso di fare presente in questo modo.

Pubblicato in: Etica, Gemme, Letteratura

Gemme n° 392

braccialetto

Questo è un braccialetto che tengo sempre nel portafoglio (è rotto): mi è stato regalato dalla zia del papà (scomparsa due anni fa). Per lui è stata una madre, per me come una nonna ed è ancora un modello a cui faccio riferimento: era sempre a disposizione di tutti e tutto quello che faceva non lo faceva mai come un peso ma sempre con il sorriso, una qualità che a me manca e vorrei avere”. Questa la gemma di V. (classe quinta).
Il poeta libanese Kahlil Gibran scrive: “Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione di forza e di determinazione.”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Diritti umani, Etica, Gemme, Religioni, Società

Gemme n° 386

lavoretto

Questo è un lavoretto fatto dai ragazzi della parrocchia, dalle elementari alle superiori: li portiamo durante le feste ad anziani e soprattutto malati che non possono uscire di casa per far capire che non sono abbandonati e soli. Lo faccio da 5 anni, è una bella esperienza, importante. E’ un atto di reale e cortese affetto; lo si dice nel film “Un’impresa da Dio” (Dio: Sei stato all’altezza! Hai cambiato il mondo! Evan: No, non è vero! Dio: No? Vediamo… Passi più tempo con la famiglia, li hai resi più felici, hai dato una casa a quel cane! Evan: Va bene, e allora? Dio: Allora? Come si cambia il mondo? Evan: Con un atto di reale e cortese affetto alla volta! Dio: Con un Atto di Reale e Cortese Affetto). Penso sia un gesto che faccia stare bene te e gli altri: ti accolgono con un sorriso e con lacrime di felicità. L’unica parte per me negativa è che questi anziani parlano solo friulano e mi è un po’ difficile rispondere, soprattutto quando mi chiedono di chi sono figlia. Allora solitamente rispondo facendo riferimento a qualche loro conoscenza e me la cavo. Dietro la confezione del lavoretto abbiamo poi messo una frase del papa: “ll Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima”. Questa è stata la gemma di E. (classe quinta).
Per un po’ di anni ho fatto volontariato in casa di riposo e una delle cose che ricordo meglio è il modo con cui quegli anziani attendevano le due ore di visita del sabato pomeriggio e devo dire che ho ricevuto molto da quelle persone, a inverare la frase di Seneca: “Ovunque vi sia un essere umano, vi è possibilità per la gentilezza”.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Gemme, opinioni, Religioni, sfoghi, Società

Gemme n° 384

20160114_121422

La mia gemma è un lavoretto di carta datomi sabato scorso da un bimbo di 10 anni a cui faccio catechismo: si è instaurato un rapporto profondo e mi colpisce la sua gentilezza nei confronti degli altri, cosa che non riscontro frequentemente in altre persone”. Questa è stata la gemma di C. (classe quarta).
Mi sento di dare ragione a C. riguardo alla scarsa presenza della gentilezza nella società contemporanea, tuttavia voglio riportare qui le frasi di due grandi rappresentanti religiosi contemporanei:
Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti;
diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie;
e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo.
Permesso, grazie, scusa” (papa Francesco)
La felicità non può nascere dalla rabbia o dall’odio. Nessuno dice: “Oggi sono felice perché stamattina mi sono arrabbiato assai”. Al contrario, la gente si sente a disagio e dice: “Oggi non sono contento perché stamattina ho perso le staffe”. Tramite la gentilezza, tanto al livello personale, quanto a livello nazionale e internazionale, col rispetto reciproco e la reciproca comprensione, otterremo la pace, unitamente a una genuina soddisfazione.” (Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)

Pubblicato in: Etica, Gemme, opinioni, Società

Gemme n° 379

Avevo già deciso quale video portare come gemma, poi è uscito questo e ho cambiato idea. Chi mi sta vicino sa che spesso dico che le ragazze sono tanto cattive: spesso diciamo cose che in realtà non pensiamo, mi ci metto dentro anche io. A volte mi pento di quello che dico. Penso che questo video sia significativo: emerge anche l’idea per cui la felicità è connessa alle persone, qualsiasi cosa facciamo è connessa agli altri. Desidero anche leggere queste frasi, anche se un po’ sconnesse tra loro in quanto frutto di pezzi di video tagliati: «Il rapporto che ho con ogni singola persona è unico e speciale… La cosa più importante per un essere umano essere e sentirsi amato… come può sparire così una persona al mondo, come può essere accettabile. A sette anni non avevo una risposta, ma ora che ne ho venti ce l’ho, non può! Semplicemente non sparisce, non esiste vita, morte, esistono emozioni, esiste credere in qualcosa… Le persone non spariscono, noi le manteniamo in vita continuando ad amare ogni giorno come loro hanno amato noi, toccando con mano quello che non possono più toccare, respirando la vita che non possono più respirare, trasformando il dolore in forza di continuare a vivere non solo per noi, ma anche per loro.»” Questa è stata la gemma di D. (classe quinta).
Sono varie le tematiche toccate. Mi concentro sulle relazioni e sulla morte con una citazione della pittrice messicana Frida Kahlo: “Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L’angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all’intelligenza.”

Pubblicato in: Etica, Gemme, Letteratura, Società

Gemme n° 340

GEMMA

Ho portato come gemma D. (una compagna di classe), una persona a cui voglio molto bene. Siamo capitate in banco per caso, e lei da subito si è dimostrata gentile, carina; ha un modo unico di capire le cose, ha sempre battuta pronta, ti tira su il morale pur rispettando la tua luna storta. Non volevo portare una cosa scontata ma particolare; lei per me è speciale, è arrivata all’improvviso, è unica come una persona che si conosce da sempre.” Questa è stata la gemma di A. (classe quarta).
Tienila stretta quest’amicizia, coltivala, custodiscila, proteggila, alimentala. Scriveva Fedro: “Molti gli amici, l’amicizia rara. Socrate s’era fatto una casa così piccola che qualcuno del popolo gli chiese: “Come può un uomo della tua grandezza star pago di sì piccola dimora?”
Oh, piaccia al cielo – gli rispose Socrate – che la possa colmar di amici veri!”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Pensatoio, Religioni, Società

Aikidō, distacco e sorriso interiore

Un interessantissimo articolo del prof. Gian Paolo Terravecchia, preso da La ricerca. Vi si parola di aikidō, buddhismo, controllo, disciplina, sorriso interiore, distacco.
C’è un aneddoto sul Buddha che compendia molti dei principi dell’aikido verbale [qui si trova: L’aikidō è una delle arti marziali più affascinanti. Il suo nome è un manifesto: ai sta per “armonioso”, o “bilanciato”; ki sta per “vita, spirito” o “energia, forza”, mentre dō sta per “via”. Perciò il nome, nel suo intero, si può rendere con: “la via dello spirito armonioso”, oppure “la via per un’energia bilanciata”]. Un uomo, saputo della reputazione di Buddha, venne da lontano per mettere questi alla prova. Arrivato, gli si avvicinò e cominciò a gridargli ogni sorta di insulto: “Chi ti credi di essere per insegnare agli altri? Sei stupido come loro, non sei nient’altro che un impostore!”. L’uomo continuò a riversare su Buddha insulti, ma questi rimase immobile. Quando l’attacco cominciò a scemare, Buddha finalmente disse: “Posso farti una domanda?”. L’uomo assentì, dicendo: “Beh, cosa?”. “Se qualcuno ti offre un dono e tu lo declini, a chi appartiene quel dono?”. L’uomo pensò per un secondo, poi rispose: “Beh, in tal caso esso appartiene alla persona che l’ha offerto”. “Giusto – continuò lui – così, se hai cercato di darmi qualcosa che ho rifiutato, a chi dunque appartiene?”. L’uomo se ne andò.
La storia insegna molte cose: vediamone alcune. Innanzitutto, l’attacco verbale non va a segno per il solo fatto che qualcuno formula degli insulti: ci vuole dell’altro. La dignità di Buddha, infatti, non viene compromessa dall’attacco sferrato, anzi: questo finisce per mettere in risalto la grandezza di Buddha. A un attacco gratuito, rozzo e violento, egli ha replicato con pace, gentilezza e arguzia. Mentre il semplice silenzio sarebbe stato segno di assenza di risorse o di disdicevole supponenza, Buddha ha scelto il giusto momento per entrare: quando cioè la violenza dell’attacco scemava, senza aver ancora sortito alcun effetto. Il silenzio iniziale fa da scudo a Buddha. Esso poi, insieme alla gentilezza della richiesta di poter fare una domanda, destabilizza l’avversario e lo mette in difficoltà. Buddha ha dunque schivato l’attacco e, dopo la prima domanda, sta prendendo il controllo della situazione, ha l’iniziativa: ora l’altro è costretto a rispondere. Soprattutto, come detto, la domanda destabilizza l’attacco: il discorso è portato altrove e non è più in discussione Buddha. Entrambi gli interlocutori si stanno indirizzando verso qualcosa di terzo.
A questo punto arriva la seconda domanda, che porta il discorso ancora più lontano dall’attacco iniziale e segna la definitiva presa dell’iniziativa da parte di Buddha. Questi ha scelto bene la propria entrata: la prima domanda destabilizzava ed era irresistibile, ora questa nuova continua nella direzione della precedente e segna la definitiva presa del controllo da parte di Buddha. L’altro deve stare attento a non fare una figuraccia. Quando Buddha si muove, mostra di essere altrove rispetto alla direzione dell’attacco. Questa è la chiave dell’aikido: si tratta dell’Irimi, la posizione nella quale si è fuori pericolo e si prende il controllo della situazione.
[…] Quella scelta dal Buddha è una via di collaborazione: egli non si giustifica, né insulta a sua volta, ma domanda e tratta l’interlocutore con rispetto, come qualcuno che sa, che può aiutarlo a capire. L’altro non è umiliato. Intanto, però, Buddha lo sta portando dove vuole, senza che questi possa farci niente. Con la terza domanda, Buddha chiude il discorso e finisce per vincere il confronto. Va notato che Buddha ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: l’aikido verbale non è una disciplina di potenza, ma di grazia ed eleganza. Buddha non asserisce alcunché, né accusa, né contesta: al contrario, lascia passare i colpi, senza esserne affetto – poi, con la leggerezza di tre domande, chiude il confronto.
Ciò è possibile solo se si riesce a mantenere il distacco. Perché ciò avvenga è necessario possedere un sorriso interiore, dice Luke Archer nel suo Verbal Aikido. Il sorriso interiore è fondamentale ed è quello stesso atteggiamento col quale Buddha riesce a ributtare tutti gli insulti subiti sull’altro, senza esserne colpito. L’energia dell’attacco si scarica su colui che lo ha esercitato. Se l’attaccante avesse avuto lo stesso sorriso interiore, avrebbe riso col Buddha della strategia brillante di questi, mostrando così a propria volta di essere un uomo forte, e deviando quanto il Buddha gli stava restituendo. In tal caso, i due avrebbero potuto continuare a conversare serenamente, da spiriti illuminati, forse da amici. L’uomo però, purtroppo, non ne fu capace, e perciò ne uscì sconfitto.”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, cinema e tv, Etica, Gemme, Religioni, Società

Gemme n° 129

Il video parla da sé, sembra descrivere un mondo idilliaco, una realtà impossibile. Ma è anche vero che un gesto carino può cambiare la giornata a chiunque; ci dovremmo sforzare di aiutare gli altri anche se per noi personalmente è brutta giornata, anche solo per il piacere di farlo. Sono attori quelli che recitano qui, ma mi piacciono questi video; penso sia importante andare oltre i pregiudizi e gli stati sociali”. Così A. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Mi sono venute in mente due frasi. Una è una frase semplicissima del Dalai Lama, contraddistinta da semplicità hepburne concisione di cui lui è capace: “Sii gentile quando possibile. È sempre possibile”. L’altra frase arriva dal mondo cinematografico del passato, da quell’icona di fascino e bellezza che risponde al nome di Audrey Hepburn: “Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili…”.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Diritti umani, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Letteratura, Religioni

Gemme n° 108

Un video semplice che mostra una catena di gesti di amore e di attenzione verso gli altri è quello mostrato da L. (classe quarta) ai compagni: “Ho visto questo video qualche tempo fa. E’ basato su un piccolo brano del vangelo di Matteo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Sembra un’indicazione impossibile da seguire, eppure qui si mostra che i gesti d’amore possono essere racchiusi anche nel quotidiano.”

Sull’onda dei dieci comandamenti commentati da Benigni su Raiuno, riporto una breve frase del Talmud sull’importanza dell’amore e della gentilezza: “Gli atti di gentilezza pesano quanto tutti i comandamenti”.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Gemme, Letteratura, opinioni, Società

Gemme n° 56

La prima volta che ho visto questo filmato mi sono commossa perché mi ha colpito molto: contiene un messaggio forte, con temi anche pesanti e impegnativi, ma verso la fine c’è un messaggio molto bello.” Sono le parole di E. (classe seconda), che così ha continuato: “Penso che nella vita si soffra, capiti di essere derisi, però bisogna andare oltre, senza credere a quanto ci viene detto. Se siamo qui, c’è un motivo; coloro che dicono queste cattiverie hanno torto, perché noi abbiamo un valore. Mi piacciono molto il tono di voce e la scelta delle parole.”

Propongo una storiella raccolta da Bruno Ferrero: basta poco, veramente poco a far scoppiare chi ha raggiunto il limite. Basta poco, altrettanto poco, a farlo stare meglio. Perché sempre più persone fanno fatica a vedere i talenti che hanno dentro?
Dimmi, quanto pesa un fiocco di neve?”, chiese la cinciallegra alla colomba.
Meno di niente”, rispose la colomba.
La cinciallegra, allora, raccontò alla colomba una storia: “Riposavo sul ramo di un pino quando cominciò a nevicare. Non una bufera, no, una di quelle nevicate lievi lievi, come un sogno. Siccome non avevo niente di meglio da fare, cominciai a contare i fiocchi che cadevano sul mio ramo. Ne caddero 3.751.952. Quando, piano piano, lentamente sfarfallò giù il 3.751.953esimo – meno di niente, come hai detto tu – il ramo si ruppe…”
Detto questo la cinciallegra volò via.”

Pubblicato in: Etica, opinioni, Scuola

Dietro un paravento

arroganza.jpeg“Una prepotente rozzezza dei modi e del linguaggio scambiata per franchezza e sincerità” scrive Fulvio Scaparro, sul Corriere della Sera 30 dicembre scorso. Mi capita spesso di sperimentarla, quella rozzezza, e di rifletterci sopra. Chi la utilizza spesso premette “Sai, sono uno schietto, le cose le dico in faccia”. Peccato che a volte si dimentichi che le parole, dette e scritte, possono far male come pugni, più di pugni. Canta Francesco Guccini in Cyrano: “con questa spada (la penna) vi uccido quando voglio”. Ecco l’articolo di Scaparro, dal titolo “I bambini gentili hanno successo, ma l’esempio deve venire dagli adulti”.

“Alcuni ricercatori della University of California sostengono che i bambini al di sotto dei dieci anni ai quali è stato chiesto di compiere tre atti di gentilezza per quattro settimane nei confronti dei compagni di classe acquistano popolarità tra i coetanei e appaiono più contenti. Stando ai risultati la gentilezza paga e, aggiungono i ricercatori, si tratta di un comportamento che consente di ottenere risultati simili anche da adulti. Per di più, rinforzare le relazioni sociali tra bambini servirebbe anche a combattere il diffondersi del bullismo. Su questo punto occorre chiarire che gli studiosi non ritengono sufficiente essere gentili per bloccare un bullo che per definizione è impermeabile alle buone maniere dei coetanei ed è incline a ritenere la cortesia un segno di debolezza. Quello che appare chiaro dalla ricerca è che il clima collaborativo che si instaura nella classe taglia l’erba sotto i piedi del bullo o addirittura potrebbe contagiarlo positivamente. L’Oxford Dictionary of Current English definisce la cortesia come il possesso e l’impiego di buone maniere unito alla considerazione per gli altri. Sono proprio la considerazione e il rispetto per gli altri che conferiscono alla gentilezza una profonda moralità e un elevato valore di coesione sociale. Di qui l’invito agli adulti a dedicare la dovuta attenzione a questo aspetto dell’educazione che a me pare oggi trascurato a favore di una prepotente rozzezza dei modi e del linguaggio scambiata per franchezza e sincerità. In italiano il congiuntivo, modo della possibilità, è a rischio di estinzione ma pare che anche il condizionale, modo della cortesia, non goda di buona salute. «Voglio» dice il piccino, «vorrei» lo correggono i genitori aggiungendo per buon peso «per favore». Tutto molto edificante; peccato che troppo spesso dentro e fuori casa il garbo, la buone maniere e la gentilezza non vadano per la maggiore. Genitori ed educatori abbiano fiducia nella forza del loro esempio: crescere in un clima di rispetto e considerazione fa stare meglio noi e gli altri e, aspetto non trascurabile, ci aiuterà non solo a scuola ma anche nel mondo del lavoro e nelle relazioni affettive.”