Pesci sugli alberi

primo-giorno-di-scuola2“Se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” Albert Einstein

Ci crediamo ombelichi

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Preoccupati di essere accettati, preoccupati di essere apprezzati, preoccupati di quel che si può pensare di noi, preoccupati di apparire bene, preoccupati di essere giudicati, preoccupati delle chiacchiere su un social, preoccupati di quel che si può tramare alle nostre spalle… Mi affido all’antica saggezza orientale. “Il maestro era totalmente indifferente al giudizio degli altri. I discepoli gli chiesero come avesse raggiunto questo grado di libertà. Egli rispose: «Fino a 20 anni non mi importava di cosa la gente pensasse di me. Dopo i 20 anni mi preoccupavo disperatamente di cosa pensasse di me. Dopo i 50 anni capii che in realtà la gente non pensava minimamente a me».”

Cercatori d’oro

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Brigitte Tregouet è medico generico in un quartiere popolare di La Roche-sur-Yon: tenta di vivere nel quotidiano il doppio comandamento dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Su www.lavie.fr dà dei consigli semplici ma molto preziosi; vengono tradotti da www.finesettimana.org e me li ha spediti dal Brasile un caro amico, Federico, che ringrazio.

“Non giudicate: si può eventualmente giudicare un atto, in particolare gli atti di violenza, ma non si può mai giudicare una persona. Sbagliamo sempre quando giudichiamo. Non siamo al posto di quelle persone. Sono loro che giocano la loro partita. Noi siamo solo quelli che incoraggiano, che accompagnano. Il non-giudizio è come la muscolatura. Deve essere mantenuta ogni giorno.

Cercate la bellezza nell’altro: quando abbiamo difronte una persona alcolizzata o paranoica, se vogliamo che la nostra cura abbia senso, dobbiamo riuscire a trovare la bellezza di quell’uomo, di quella donna. Bisogna diventare, in un certo senso, dei cercatori d’oro. A volte si cerca nel fango una pepita. A volte è complicato, ma ogni persona possiede questa parte di dignità inviolabile che bisogna saper proteggere e valorizzare.

Abbiate cura di voi stessi: non ci si può prender cura degli altri se non si prende cura di se stessi. Ognuno deve trovare il proprio modo per farlo: comperarsi qualcosa nel periodo dei saldi, guardare una trasmissione, suonare il pianoforte, correre… Se la mia gioia di vivere non ha valore, come può averne quella degli altri?

Condividete la vostra esperienza: non si vive da soli. Bisogna confrontare la propria azione di persona che cura con altri professionisti, attraverso scambi profondi. Per prendere una certa distanza dalla propria attività. È anche l’occasione di ricevere consigli perché la propria azione di cura sia più efficace.

Leggete “grandi” testi: ognuno sceglie il proprio testo: il Vangelo per un credente, scritti di grandi pensatori per gli altri. Testi che permettono di rileggere la propria attività di cura, di inserirla in una storia e, così, di avere una prospettiva più ampia. Mettere delle parole sulla propria esperienza.”

Un’ambizione ridicola

121008Nobel_6758434.jpgA 15 anni il neo premio Nobel per la medicina John Gurdon riceveva questo giudizio dal suo professore di scienze: “E’ stato un semestre disastroso. Il suo lavoro è ben lontano dall’essere soddisfacente. Impara a fatica e i fogli dei suoi test sono mezzo strappati. In uno ha preso un 2 su un punteggio massimo di 50. Inoltre si mette nei guai perché non ascolta, e insiste a fare le cose alla sua maniera. Ho sentito che avrebbe l’idea di diventare uno scienziato: un’ambizione ridicola alla luce dei suoi voti attuali. Se non riesce ad apprendere le semplici nozioni della biologia, non avrebbe alcuna possibilità di diventare un esperto. Sarebbe una perdita di tempo, per lui e per i suoi insegnanti”. C’è molto da meditare, soprattutto per chi mostra tanta sicumera…