“Io ho deciso di portare l’animazione, in particolare quella dei più piccoli. Io infatti faccio l’animatrice, sia al centro estivo che durante l’inverno. L’ho trovo un modo per stare a contatto con le persone, in particolare i bambini. Amo i bambini perché sono sinceri, non perdono tempo con persone che non sopportano e ti dicono tutto ciò che gli passa per la mente. Inoltre sono spensierati e con loro puoi fare discorsi che con gli adulti non faresti, come ad esempio “Qual è il tuo terzo colore preferito?”. Questa attività mi ha insegnato l’importanza della fantasia, costretta a uscire dalla mia zona di comfort, a risolvere i piccoli litigi e a riscoprire la bellezza del gioco. Questa è la mia gemma perché mi ricorda di non smettere mai di guardare il mondo con meraviglia” (G. classe prima).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare un posto per me molto importante, ovvero l’Albania. Quando penso a quel luogo penso alla mia infanzia, alle estati calde e belle che ho passato con la mia famiglia. Purtroppo, però, quando ci penso, penso anche a quanto in fretta passino gli anni e a quanto lontani stiano diventando quei ricordi. É da ormai tanti anni che io non ci torno più e la nostalgia che provo diventa sempre più grande. Nonostante ciò, però, sono felice di aver passato bei momenti come quelli e sono felice che facciano parte di me. Spero davvero, un giorno, di poterci tornare e rivivere i ricordi che hanno segnato la mia vita. So che non sarebbe più come una volta, ma so che tornarci mi farebbe sentire felice e in pace” (G. classe terza).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma la casa al mare. Con il passare degli anni mi sono accorta che l’unico luogo che mi ha davvero visto crescere e cambiare è stata proprio lei: la casa al mare. È il posto dove passo tutte le mie estati da quando ero piccola. Ogni volta che arrivo lì mi sento subito a casa, come se il tempo non fosse mai passato. Le giornate sono sempre state piene di giochi insieme ai miei cugini: correvamo sulla sabbia, costruivamo castelli, inventavamo giochi e ridevamo per qualsiasi cosa. Le sere d’estate sono quelle che ricordo meglio. Ogni sera mangiavo un gelato mentre guardavo il mare. Era un momento tranquillo, in cui potevo pensare a tutto o anche a niente. La casa al mare non è solo una casa: è il luogo che mi ha accompagnata nella crescita e che conserva i miei ricordi più belli. A 17 anni, rimane per me un posto speciale, dove mi sento sempre me stessa” (S. classe quarta).
Seguo alcuni autori su Substack, anche se il tempo per leggere tutto è poco. Su Il mattinale europeo è stata pubblicata “un’analisi firmata da Camille Lamotte dedicata alla maggiore età digitale, dopo che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato di voler agire contro la dipendenza provocata sui giovani da TikTok e altri social network”.“Per il ritorno a scuola, l’Unione europea ha suonato la carica contro i social network. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è detta favorevole al loro divieto per i bambini lo scorso 24 settembre, durante una conferenza a New York organizzata dall’Australia, primo paese al mondo a introdurre una misura del genere. Obiettivo dell’Ue: “Costruire un’Europa più sicura per i nostri bambini”, coinvolgendo genitori e attori del digitale in un dibattito preliminare. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha rincarato la dose, accusando i giganti del web di alimentare odio, disinformazione e radicalizzazione politica. Ma il timido progetto di maggiore età digitale all’interno dell’Ue reggerà di fronte alla battaglia ideologica a colpi di miliardi di dollari e acquisizioni da parte di Stati Uniti, Cina o Israele per il controllo assoluto degli algoritmi? “Cyberbullismo, istigazione all’autolesionismo, predatori online e algoritmi che creano dipendenza…”. Ursula von der Leyen ha ricordato i gravi rischi corsi dai minori online. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnalava un netto aumento della dipendenza (11 per cento degli adolescenti nel 2022 contro il 7 per cento quattro anni prima), oltre all’esposizione a contenuti inappropriati (pornografia, cyberbullismo, disinformazione). “Molti Stati membri ritengono che, per quanto riguarda l’accesso ai social network, sia giunto il momento di fissare una maggiore età digitale. E devo dirvi che, come madre di sette figli e nonna di cinque nipoti, sono d’accordo”. La presidente della Commissione dovrà cercare di agganciare una serie di vagoni europei sparsi. Diversi Stati membri stanno già lavorando separatamente a progetti di regolamentazione dei social per i più giovani. Come in Francia, dove Macron si è impegnato all’inizio di giugno a vietare i social ai minori di 15 anni, se non si arriverà “entro pochi mesi” a una soluzione a livello europeo. Un rapporto parlamentare francese su TikTok aveva raccomandato il divieto, accompagnato da un “coprifuoco digitale” per i 15-18enni. Il presidente francese ha ipotizzato un sistema di riconoscimento facciale o controlli della carta d’identità per determinare l’età degli utenti. Anche in Germania, alcuni deputati chiedono da oltre un anno una posizione più dura verso TikTok, incluso un possibile divieto generale. La Grecia, sostenuta da Francia e Spagna, ha infine proposto a giugno di fissare una maggiore età digitale per tutta l’Ue, al di sotto della quale i bambini non potrebbero accedere ai social senza il consenso dei genitori. La Danimarca, che presiede fino a fine anno il Consiglio dell’Ue, sostiene questa iniziativa. Nel loro mirino ci sono social come X, Facebook o Instagram… ma soprattutto TikTok, con i suoi 200 milioni di utenti europei mensili (ovvero 1 cittadino su 3), principalmente giovani. Lanciata nel 2017, questa app offre contenuti video personalizzati grazie a un algoritmo potente che classifica i video in base agli interessi degli utenti. Già nel 2022, Macron aveva lanciato l’allarme durante un incontro con professionisti della salute mentale dei giovani: “Il primo perturbatore (psicologico), la piattaforma più efficace tra bambini e adolescenti, è TikTok. Dietro c’è una vera dipendenza”. Nel podcast GDIY, a giugno 2024, Macron si era espresso contro il divieto di TikTok – una misura che era stata sostenuta dalla sua lista durante le elezioni europee – ma a favore di “una ricerca accademica libera che possa davvero dire cosa si nasconde sotto il cofano” degli algoritmi delle piattaforme. “Non è vero che in un solo paese si riuscirà a bandire questi social che, nonostante tutto, permettono di informarsi e scambiare contenuti”, aveva detto il capo di Stato francese, lui stesso affezionato alla comunicazione su TikTok. “Invece, bisognerebbe riumanizzarli e domarli, metterli nelle nostre mani”. Ovvero rafforzare la gestione dei dati personali e, soprattutto, revisionare lo status di host che permette ai social di sfuggire alla giustizia. Nello stesso anno, la questione dei social assumeva già una piega più politica. La piattaforma, allora baluardo essenziale per la campagna elettorale dei giovani alle europee, è stata usata dai candidati di estrema destra come Jordan Bardella, l’account più seguito del Parlamento europeo. Ursula von der Leyen, in lizza come principale candidata del Partito Popolare Europeo di centro-destra, aveva rifiutato di usare TikTok, per coerenza. Dal 2023, la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue hanno vietato la piattaforma sui dispositivi dei funzionari europei usati a fini professionali. Commentando la decisione del presidente Biden di firmare un progetto di legge che avrebbe potuto vietare TikTok, von der Leyen aveva usato queste parole: “Non è escluso. Conosciamo perfettamente il pericolo”. Minacce di ingerenze cinesi, elezioni in Romania nel 2024 e inondazione di contenuti digitali di estrema destra… Bruxelles ha fatto pressione sulla piattaforma. La Commissione ha aperto un’indagine ufficiale per timore di danni alla salute mentale dei minori – la seconda indagine su TikTok nell’ambito del Digital Services Act (DSA). Il gruppo, già sotto altre procedure, rischia una multa e un controllo rafforzato fino all’attuazione di misure correttive. Certo, la protezione dei minori online – regolamentata dal DSA entrato in vigore nel 2023 e applicabile dal febbraio 2024 – obbliga già i fornitori a garantire riservatezza, sicurezza e protezione per i bambini. Il DSA vieta la pubblicità mirata basata sul profiling dei dati personali dei minori. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) rende lecito il trattamento dei dati personali di un minore a partire dai 16 anni, lasciando agli Stati membri la libertà di fissare un’età compresa tra 13 e 16 anni. Ma questa forbice di maggiore età digitale2 piuttosto ampia – 13 anni in Belgio, nei Paesi nordici, nel Regno Unito, in Irlanda e Spagna, 15 in Francia, 16 in Germania e Paesi Bassi – crea un mosaico normativo invece che un mercato digitale unificato per la tutela dell’infanzia. La “minaccia” francese di un’azione unilaterale a giugno mira quindi a introdurre un nuovo limite d’età, ma anche ad accelerare l’attuazione di soluzioni concrete per la verifica dell’età. Parallelamente, il governo australiano – attualmente il più severo – ha però ammesso che “nessun paese al mondo ha ancora risolto questo problema”. Eppure, secondo uno studio inedito sul ruolo dei social tra 2000 bambini, pubblicato il 25 settembre, l’Arcom (Autorità francese per la regolamentazione della comunicazione audiovisiva) evidenzia che il 22 per cento si iscrive prima dei 10 anni e il 62 per cento mente sull’età, con una prima iscrizione media a 12 anni. La famosa maggioranza digitale, pietra angolare ideale per iniziare a regolamentare i contenuti in Europa, sarebbe dunque un miraggio tecnico prima ancora di trovare un accordo? Non solo. Vittima della sua lentezza nel cambiare rotta, il colosso europeo viene anche travolto da un’attualità sempre più galoppante. Mentre i Ventisette faticano a mettersi in ordine di marcia sulla sovranità digitale, su un altro pianeta politico, gli Usa di Trump finalizzano a marce forzate la nazionalizzazione di TikTok, avviata grazie al braccio di ferro con la Cina reso possibile da un Biden tentato da un divieto puro e semplice. Lo scorso 25 settembre, Donald Trump ha firmato il decreto che permette a TikTok di continuare a operare negli Stati Uniti, autorizzando un gruppo di investitori guidato da americani ad acquistare l’app da ByteDance, la società cinese – accordo che richiede ancora l’approvazione della Cina. Il colpo di forza permette a Trump di accontentare un elettorato giovane molto legato alla piattaforma – il 43 per cento degli adulti americani sotto i 30 anni ottiene regolarmente notizie da TikTok, più che da qualsiasi altra app di social, secondo un rapporto del Pew Research Center – aprendo al contempo la strada a un controllo ideologicamente orientato (filone MAGA) dell’algoritmo. I nuovi proprietari di TikTok, tra cui il cofondatore di Oracle Larry Ellison e Rupert Murdoch, hanno interessi commerciali e/o politici legati a Trump. La loro influenza sulla piattaforma non sarà neutrale. Dopo Twitter, Facebook e Instagram, anche TikTok – piattaforma sociale di primo piano con 170 milioni di utenti – cade così sotto il controllo del presidente americano, che ora domina i principali social. Sulle orme della piattaforma Douyin – versione esclusivamente cinese di TikTok, la più censurata al mondo – il potere americano conta di sfruttare il ruolo fondamentale dei social nella sua battaglia ideologica interna. Grazie a uno strumento che combina localizzazione e social, l’ICE annuncia di poter presto tracciare in tempo reale i movimenti di centinaia di milioni di persone tramite il telefono… senza mandato. Tra strumento utile per un autoritarismo sfacciato e strumento di guerra culturale, i social rischiano di allargare il divario delle realtà parallele. La risposta europea a un futuro alla Minority Report può davvero ridursi a una maggiore età digitale?”
“Come gemma ho deciso di portare Gigi, il mio pupazzo. Gigi è apparso per la prima volta nella mia culla il giorno in cui sono nata e da lì non ci siamo più separati, essendo insieme da ben 18 anni. È sempre stato con me, il primo giorno d’asilo come l’ultimo, quando andavo in bicicletta e in vacanza, quando andavo a casa dei nonni e quando avevo gare e saggi di ginnastica artistica. Per quanto io sia razionale, per me Gigi non è “cotone e stoffa”. Anche quando da piccola me ne rendevo conto, e una parte di me stava male per il suo essere inanimato, era più forte di me fermare questa mia illusione. Forse più che illusione è un amore infinito ed eterno, che riconosce l’essere inanimato che Gigi è ma riesce ad andare al di là di ciò. Gigi è il posto in cui vive ancora la me bambina, che è capace di dimostrare un affetto puro e alla fine neanche richiesto, che è ancora innocente e dolce. Il mio pupazzo è sempre stato lì, dove lo lasciavo la mattina e lo ritrovavo la sera, ad ascoltarmi parlare dell’asilo, poi delle elementari e infine di argomenti sempre più grandi. Crescendo, mia madre ha cercato di regalarmi altri Gigi, simili o più grandi. Ma non c’è stato verso di cambiarlo, però gli altri li ho sempre tenuti con cura, lontani da me. (Tranne uno, che è stato seppellito brutalmente.) Uno dei ricordi più belli che ho legato a Gigi è quando mia nonna lo lavava, usando un ammorbidente molto profumato, che lo ripuliva per bene dopo essere stato a contatto con tutto. Poi mia nonna lo appendeva sul filo del bucato che scorreva tra due alberi con delle mollette e, non appena arrivavo a casa sua, mi diceva che c’era una sorpresa ad aspettarmi. Quindi lo trovavo lì, appeso in aria per le orecchie su un filo molto più alto di me. Era irriconoscibile per quanto fosse pulito e, benché amassi il sapone che usava e adorassi sentirlo per i primi giorni, non vedevo l’ora che riacquistasse il suo solito profumo. Mi piaceva anche vedere la nonna felice per essere riuscita a lavarlo per bene e che mi ripeteva di annusare quanto fosse buono quell’ammorbidente. Gigi mi ricorda, quando disprezzo la me bambina per l’innocenza e l’immaturità che penso mi abbia lasciato a volte, che è sempre stato oggetto di un amore puro e genuino, che non ha mai dovuto chiedere ma ha sempre ricevuto da una bambina di appena qualche anno” (M. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho portato mio fratello M. Lui è sempre stato il mio punto di riferimento. Non è una persona che dimostra apertamente il suo affetto, ma so che ci tiene a me. Anche quando non sembra, mi ha sempre aiutata, magari con un consiglio anche detto con modi un po’ burberi. Abbiamo sempre fatto tutto insieme fin da piccoli. Molte volte se per esempio c’era una nuova giostra o qualche nuova attività che mi spaventava, farla insieme a lui mi tranquillizzava e mi dava più sicurezza. Poi, però, quando ha iniziato le medie, ci siamo allontanati e abbiamo iniziato a litigare molto spesso. Sentivo che tra di noi si era alzato un muro e questa cosa mi dispiaceva tanto. Ora fortunatamente ci stiamo piano piano riavvicinando e il nostro rapporto sta tornando un po’ come quello di prima” (A. classe quarta).
“Fa strano dirlo, ma questa è la mia ultima gemma. Proprio per questo motivo ho pensato a lungo a cosa o chi portare, ma alla fine sono andata sul sicuro. Come ultima mia gemma infatti, ho deciso di parlare della mia nonna materna, B., per ringraziarla un po’ per tutto quello che ha sempre fatto per me. Io e mia nonna siamo sempre state molto legate, anche perché ho passato la maggior parte della mia infanzia e della mia adolescenza a casa sua. Molti dei ricordi più vividi della mia infanzia infatti sono proprio con mia nonna. Ricordo perfettamente tutti i pomeriggi passati a farla disperare, dato che non riuscivo ad addormentarmi in nessun modo e allora la costringevo a prepararmi la mia tazza a forma di orso piena di spremuta di arancia e zucchero e portarmi fino alla discarica di T. per vedere i gabbiani, promettendole che solo così mi sarei addormentata (ovviamente non mi addormentavo mai). Inoltre ogni tragitto in auto con mia nonna era sempre accompagnato da un’accurata selezione di CD di canzoni estive anni cinquanta e sessanta o di canzoni natalizie dello Zecchino d’Oro, che ascoltavamo indipendentemente dal periodo dell’anno (al 90% se ci avessero fermate in un pomeriggio di novembre ci avrebbero beccate mentre ascoltavamo Sapore di sale di Gino Paoli). Ricordo ancora perfettamente i pomeriggi passati a preparare le frittelle, a bere il the, a cucire, a trasformare la sua casa in un museo con i miei disegni o a ripeterle disperatamente gli argomenti delle mie interrogazioni. Infatti, nonostante mia nonna non abbia mai potuto continuare a studiare, ha sempre cercato di aiutarmi come poteva nei compiti e nello studio quando non potevano farlo i miei genitori, ricordandomi quanto io fossi fortunata a poter andare a scuola e dandomi quel pizzico di motivazione in più. Mia nonna inoltre è sempre stata (ed è ancora) un po’ la mia complice. Quando litigavo con le mie amiche o una verifica non andava come speravo infatti, era sempre lei la prima a saperlo (anche se poi andava subito a dirlo a mia mamma, pure quando le facevo promettere che non lo avrebbe fatto). Avrei ancora tantissime cose da dire, ma meglio finire qua perché sennò non la finisco più. Insomma, ci tenevo a concludere la mia serie di gemme ringraziando per bene la nonna B. per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me”. (B. classe quinta).
“Ho scelto di portare una mia foto di quando ero piccola perché mi piace molto e anche se non mi ricordo quando, come o dove io abbia fatto questa foto ho deciso di portarla perché sto attraversando un momento difficile e penso spesso di voler tornare a quando ero bambina. In questo periodo sono molto stressata e molte volte non riesco a stare dietro ai miei impegni scolastici e sportivi per questo mi trovo spesso a fare le ore piccole e ad essere molto affaticata durante la giornata. Per questi motivi mi trovo a pensare a quanto sia bello essere bambini, liberi e spensierati, e a quanto vorrei tornare a quei tempi dove le mie uniche preoccupazioni erano di tornare a casa in tempo per guardare il mio cartone preferito e di scegliere quale tra le mie tante Barbie dovesse stare insieme al mio povero unico Ken” (G. classe quarta).
“Nella mia gemma vorrei raccontare delle mie esperienze memorabili e indeminticabili come animatrice di un gruppo formato da volontari, chiamato “Ragazzi Si Cresce”. Faccio l’animatrice quasi da 2 anni e posso dire che sacrificando il mio tempo durante le riunioni serali per organizzare le attività e i giochi per bambini solo poi per vedere i loro sorrisi sul viso e sentirsi dire “mi sei mancata”, è un’altro tipo di gioia. Ogni volta che il bambino si diverte, mi regala un abbraccio o mi confessa di volermi bene, mi riscalda il cuore e mi fa venire ancora più voglia di continuare a dare tutta me stessa per farli stare bene. Il momento più fantastico con cui premiamo i bambini per aver passato il mese assieme a noi, è la serata finale. Una serata dove si balla, si fa festa, si mostra ai genitori cosa si è imparato durante il mese ed è un momento bellissimo di sfogo e uno splash di emozioni. Di certo non nego che durante il percorso ci siano state difficoltà, certo, ci sono sempre, ma gli ostacoli si superano se siamo tutti uniti e ognuno fa la sua parte. Mi ricordo come la mia coordinatrice una volta ci disse “il centro estivo non è formato solo dai bambini, ma parte tutto da voi animatori”. Quella frase è come se fosse una motivazione che ci fa andare avanti. Per me è sempre un piacere trascorrere il mio tempo all’interno del gruppo, perché col tempo si è allargato e abbiamo formato un gruppo solido e unito, dove ognuno viene accettato e capito, dove ognuno può sempre sentirsi libero di fare la sua scelta e di esprimere la propria opinione e allo stesso tempo creare nuove amicizie e rapporti. Avete presente un prato appena fiorito d’estate con dei fiori? Ecco questa metafora rappresenta il mio centro estivo. Noi animatori siamo il prato, la base da cui partono tutte le nostre idee sfruttando al massimo la creatività, mentre i bambini sono i fiorellini che abbelliscono questo prato con i loro sorrisi, abbracci e affetto. Questi ricordi passati me li terrò sempre nel cuore con cura e tenerezza. Ringrazio le persone con cui ho legato moltissimo all’interno del gruppo e i bambini che mi danno la positività, e se potessi dare un consiglio agli adolescenti di oggi, è di provare queste sensazioni e conoscere un po’ il mondo della bontà com’è”. (V. classe prima).
“La gemma di quest‘anno l‘ho scelta in seguito ad un incontro con la mia famiglia in occasione del compleanno di mio papà. Mio zio ci ha mostrato un video della nostra vecchia casa delle vacanze in Austria che purtroppo abbiamo dovuto vendere con l’arrivo del covid. È stato molto bello ricordare con le persone a cui voglio bene alcuni dei momenti più felici e spensierati della mia vita. Quella per me era casa, mi sentivo sempre bene e rilassata dentro e lo stretto contatto con la natura la rendeva unica. A due passi c’era un bosco, un lago e davanti alla finestra vedevamo i cerbiatti… Mi dispiace tanto pensare di non potere più passare del tempo lì, specialmente ora che crescendo ci sarei potuta andare anche in autonomia con amici ecc… La casa in Austria resterà sempre nel mio cuore”. (C. classe quinta).
“Per la gemma di quest’anno ho deciso di portare un disegno fatto dal mio cuginetto. Me l’ha regalato per ringraziarmi del tempo che ho passato con lui durante l’estate, giocando e facendogli da babysitter. Mi piace moltissimo trascorrere del tempo con lui e vederlo crescere. Nonostante sia ancora piccolo, abbiamo un legame davvero speciale!” (M. classe quarta).
“Ogni anno è sempre stato difficile per me scegliere una gemma da portare, ma quest’anno non ho avuto dubbi, anzi ci sono così tante cose di cui vorrei parlare che le gemme che mi rimangono a disposizione non sono sufficienti, così ho scelto di raggruppare più cose in una e ho deciso di parlare di un luogo e di persone per me molto importanti. Sin da quando sono bambina sono sempre andata a Valbruna perché ci vivevano i miei nonni e ogni tanto ci si radunava tutti lì per passare delle giornate insieme. Dopo la morte della nonna, che purtroppo io ricordo poco perché ero molto piccola, il nonno ha deciso di «reinventarsi» (come direbbe lui). Ha scelto quindi di rimanere a vivere a Valbruna da solo e noi, come famiglia, trovavamo ogni buona occasione per incontrarci ed andare a trovarlo. Il Natale soprattutto era, ed è ancora, il mio momento preferito e sin da piccola, più che i regali, amavo l’idea di andare a Valbruna per passare del tempo con tutta la mia famiglia, a ridere, scherzare e giocare. Dall’anno scorso le cose sono però cambiate: ormai il nonno non c’è più da quasi un anno e rimpiango i momenti in cui avrei potuto passare più tempo con lui ad ascoltarlo (anche se raccontava sempre le stesse storie). Questo fatto però non ha scoraggiato me e i miei parenti, anzi ci ha unito ancora di più ed ogni momento passato tutti insieme è ormai prezioso e, più cresco, più me ne rendo conto. Come una sera della scorsa estate passata a ridere e cantare di fronte al fuoco, dimenticandoci di tutti i nostri problemi per goderci un istante spensierato. Mi ricordo che quella sera stavo così bene che quasi volevo piangere per il momento di felicità provato, cosa che non è da poco. Sono sicura che se i nonni ci potessero vedere in questo momento, sarebbero orgogliosi nel vedere i valori della famiglia, che hanno trasmesso ai loro figli e ai nipoti, persistere tra di noi”. (R. classe quinta).
“Come gemma ho deciso di portare questo cd. È My Everything di Ariana Grande e me l’ha comprato mio padre nel 2015/2016, lo mettevamo sempre in macchina quando andavamo al mare. Ho sempre ascoltato la musica di Ariana da quando ero piccola, ogni mattina mettevo le sue canzoni su youtube e saltavo sul letto. Ogni volta che ascolto le sue canzoni mi sembra di ritornare a quei tempi e ancora ad oggi, quasi 10 anni dopo, l’ascolto ed è per me importante perché sono cresciuta con lei e la sua musica” (A. classe seconda).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare uno dei miei film preferiti, Mamma mia! Lo reputo uno dei miei preferiti anche perché l’ho guardata moltissime volte insieme a mia madre, dato che è anche uno dei suoi film preferiti. Mi ricordo i pomeriggi nei quali mia madre stirava o faceva altre cose e nel mentre faceva partire il film. Mi piaceva moltissimo ascoltare tutte le canzoni presenti nel film quando ero bambino” (G. classe seconda).
“Per la mia gemma di quest’anno ho deciso di portare me stessa ma non tanto per un motivo egocentrico o narcisista, ma solo per concludere un cerchio che ho iniziato 2 anni fa. In questa foto con mio fratello, avevo quattro anni ed ero al centro commerciale. Ho deciso di portare me stessa, perché penso che questo sia l’anno in cui più si scopre chi siamo: si è a un passo dal concludere un percorso che ci ha accompagnati da quando abbiamo sei anni per cominciare a vivere da adulti in un ambito completamente diverso (chi addirittura in città diverse, in ambienti diversi, anche lontani dalle proprie famiglie). Io penso di essere maturata parecchio nel corso di questo percorso liceale e soprattutto penso modestamente che la piccola di quella foto potrebbe essere fiera di quello che sta facendo, delle scelte che ha preso fino ad adesso. Penso di aver acquisito molta sicurezza in ciò che sono e in ciò che faccio e in questo anche il COVID ha influito parecchio, perché è avvenuto in un momento di transizione che mi ha permesso ancora di più di comprendere effettivamente che la vita è una e che quindi basta fregarsene. Io spero che quella bambina con così tanti sogni e con così tanta voglia di fare, di scoprire, così tanta curiosità resti in me per sempre, perché penso che ciò che ci mantiene vivi sia proprio avere ancora e per sempre dentro di noi quei bambini che eravamo. Io non mi ritengo tanto diversa da com’ero da piccola: sono rimasta curiosa, volenterosa, chiacchierona e tendenzialmente sorridente, come nella foto. Ho deciso di portare una foto anche con mio fratello, non perché io non ne abbia da sola, ma perché questa è l’unica foto che abbiamo insieme io e lui in cui entrambi sorridiamo. Ho deciso di portarla, perché rientra nell’ambito della crescita personale, perché io ho avuto lui che è stata la mia figura di riferimento ed è sempre stato un bravo fratello. Ho deciso di portare me stessa come chiusura di un percorso personale, perché due anni fa ho portato le mie amiche, l’anno scorso il primo amore e quest’anno ho deciso di portare me stessa proprio come un urlo di libertà, di “ce la puoi fare” che so che quella bambina dentro di me mi sta dicendo: voglio renderla fiera e penso di starci riuscendo”. (E. classe quinta)
“Questo dipinto risale a circa 10 anni fa quando, durante i primi giorni di vita di mia sorella, mio padre comprò questa tela per tenermi impegnata in qualche attività, visto che la maggior parte dell’attenzione doveva essere rivolta a lei e io mi sentivo piuttosto sola. Questo lavoro è molto importante per me poiché simboleggia le emozioni che mi hanno accompagnata durante quel periodo che, con l’arrivo di una nuova bambina, avrebbe segnato l’inizio di un grande cambiamento all’interno della nostra famiglia. Se questa giraffa fosse in grado di parlare sono certa che avrebbe molto da raccontare in quanto, essendo appesa al muro della mia cucina da così tanto tempo, ha assistito a gran parte della mia crescita. Nonostante questo sia stato il mio primo dipinto, le mie capacità artistiche ad oggi purtroppo non sono migliorate notevolmente, ma la sua vista mi trasmette sempre calore, gioia e una lieve sensazione di nostalgia” (G. classe seconda).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma questi calzetti antiscivolo. Me li ha regalati mia nonna paterna e li ha regalati anche a mio fratello e ai miei cugini. Ce li ha comprati perché aveva paura che scivolassimo mentre giocavamo ad acchiapparella e a nascondino dentro la sua casa in quanto ha un pavimento molto scivoloso. Questi calzetti mi ricordano molto i nostri pomeriggi passati a divertirci giocando a questi due giochi, ci giochiamo ancora oggi nonostante la nostra età . Ho deciso di portarli anche perché dall’anno prossimo non sarà più la stessa cosa in quanto mio cugino e mio fratello andranno via di casa per frequentare l’università e quindi di questi pomeriggi non ce ne saranno più di tanti come prima, ma nonostante ciò e i nostri anni sono sicura che ci giocheremo ancora e ancora in quanto quando stiamo assieme ritorniamo sempre piccoli e questa a parer mio è la cosa più bella al mondo” (E. classe seconda).
“Oggi ho deciso di portare questo trenino rosso perché è il giocattolo preferito di mia nipote. Lei si chiama C. e ha 6 mesi, più che mia nipote la vedo come una sorellina perché sono ogni giorno insieme a lei. Sono maturata di più stando con lei che a scuola perché ho visto il vero significato della vita, ho imparato molte cose (come tenerla in braccio, darle la pappa etc) e perché l’ho vista nascere e crescere. Da quando è nata sono riuscita a riconnettermi con la bambina che è in me. C. è una delle cose più belle che mi sia capitata e anche tra 20 anni quando riguarderò questo trenino mi ricorderò di ogni pomeriggio passato con lei da piccolina” (B. classe quinta).
“Pensavo fosse semplice trovare una gemma che mi rappresentasse, non perché non abbia persone a cui voglia bene ma perché ognuna di loro rappresenta per me qualcosa di importante, per cui è stato difficile scegliere chi per me è la mia gemma. Sfogliando un album di fotografie ho rivisto quest’immagine che ha scatenato in me dei ricordi molto forti e da questa ho capito che la mia gemma era proprio la zia. A dire la verità era la mia prozia, zia della mamma, ma tutti, io e i miei fratelli, la chiamavamo nonna. Infatti la mia mamma è rimasta orfana dei suoi genitori all’età di 5 anni, per cui io non ho mai conosciuto i miei nonni. La zia G. era una nonna perfetta, allegra, giocherellona, spiritosa, severa al punto giusto e soprattutto era una meravigliosa consigliera. Lei sapeva sempre darmi quel sorriso che dava sicurezza. Si, la zia G. è proprio la mia gemma; mi manca non poter parlare con lei, non avere il suo sostegno e il suo consiglio, ma so che lei mi supporta e mi guida anche da lassù e quando guardo il cielo, sono sicura che lei è la stella più luminosa” (L. classe prima).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare questo peluche che mi è stato donato da neonata. Si tratta di un piccolo panda regalatomi dai miei nonni pochi mesi dopo la mia nascita. Fin da subito me ne sono affezionata, era uno tra i tanti peluche che stava nel box con me però in lui ho sempre trovato qualcosa di più interessante e bello rispetto agli altri. Forse perché ci giocavo spesso con mia nonna così da farlo diventare una parte molto importante nella vita di un neonato: infatti il nome ‘panda’ é stata la prima parola che ho pronunciato. Di preciso non so come io ci sia riuscita, non me lo ricordo ovviamente, ma secondo alcune fonti avevo sempre sotto il braccio quel piccolo panda e grazie all’aiuto di mia nonna, la quale costantemente mi ripeteva il nome di quell’oggettino, da un giorno all’altro quella parola è uscita dalla piccola boccuccia. Si tratta di un oggetto molto importante per me non solo per il valore affettivo ma anche per il fatto che rappresenta la cura con cui i miei nonni mi hanno accolta nei miei primi mesi di vita. Sono molto grata per il dono di aver avuto dei nonni amorevoli, ho potuto sperimentare con loro la vicinanza, la tenerezza e la saggezza. Mi hanno insegnato cosa significhi essere benvenuta al mondo, fare parte di una storia familiare, una storia da custodire” (S. classe prima).