Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura, musica, Pensatoio, Religioni

Rejoice

REJOICE (U2, October)
Sta cadendo, sta cadendo e fuori un palazzo sta crollando
E dentro un bambino per terra dice che lo farà ancora
E dimmi tu come dovrei fare? Cosa dovrei dire nel mondo?
Non c’è nient’altro da fare.
Lui dice che cambierà il mondo un giorno, Io gioisco.
Stamattina sono caduto dal letto qando ho realizzato quello che lui aveva detto
E’ tutta una pazzia ma sono troppo pigro per stare sdraiato.
E dimmi tu come dovrei fare? Dimmi solo cosa dovrei dire?
Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mondo in me.
Io gioisco
Bono, a 14 anni, ha vissuto un episodio che l’ha segnato per la vita: nel settembre del 1974, festeggia il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei suoi nonni materni e, durante i festeggiamenti, il nonno muore. Al funerale del nonno, il 6 settembre, la madre di Bono viene colpita da un aneurisma cerebrale e muore 4 giorni dopo, il 10 settembre. Le domande sul senso del dolore e delle ingiustizie costellano molti dei testi del gruppo irlandese, soprattutto nella prima parte della produzione. Durante il concerto del 28/11/1981 a Los Angeles, Bono introduce così questa canzone: “A Dublino stanno abbattendo le case nel centro città e stanno spingendo le persone fuori dal centro e le stanno gettando in quartieri fuori città come se fossero qualcosa di non umano. Ma io dico: rallegratevi!”.
In pochi versi son racchiusi interi libri profetici della Bibbia:
E dimmi tu come dovrei fare?
Cosa dovrei dire nel mondo?
Non c’è nient’altro da fare.
Lui dice che cambierà il mondo un giorno
Io gioisco.”
La domanda di ribellione, di rivolta; la rassegnazione; la promessa di Dio; la gioia e la fiducia. Alla fine anche il ruolo dell’uomo, la conversione: “Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mondo in me.” Sembra il riassunto del breve libro di Abacuc…
Il profeta parte da un “classico” biblico (vedi Giobbe): la domanda a Dio sul mancato intervento a favore del giusto che viene oppresso.
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: “Violenza!”
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Non ha più forza la legge
né mai si afferma il diritto.
Il malvagio infatti raggira il giusto
e il diritto ne esce stravolto.”
L’intervento di Dio in realtà c’è: “Dio interverrà mediante i Caldei”, un popolo molto violento, potente, forte e crudele. Abacuc è il profeta che osa un po’ più degli altri: chiede a Dio di rendere conto del modo in cui governa il mondo.
Non sei tu fin da principio, Signore,
il mio Dio, il mio Santo?

Tu dagli occhi così puri
che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l’oppressione,
perché, vedendo i perfidi, taci,
mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui?
Tu tratti gli uomini come pesci del mare,
come animali che strisciano e non hanno padrone.”
Come fa Dio, che è giusto e puro, che non sopporta il male e l’oppressione, a tacere vedendo le perfidie? E tutto mentre chi è malvagio si accanisce su chi è meno malvagio di lui? Perché Dio legittima una tale forza ingiusta? Abacuc sembra dire: “Ho l’impressione che non te ne importi molto… Non stai facendo niente per risolvere la questione nonostante tu potresti fare molto… Se io fossi Dio, cercherei di fare le cose in modo differente. Quello che stai facendo non mi sembra comunque giusto”.
La risposta di Dio arriva in 2,4:
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede”
Sembrano riecheggiare gli U2:Non posso cambiare il mondo ma posso cambiare il mondo in me.”
E ci sarà la difesa di Dio, forte e potente, non immediata ma certa. Abacuc può gioire mentre il mondo attorno crolla e muore:
Ho udito. Il mio intimo freme,
a questa voce trema il mio labbro,
la carie entra nelle mie ossa
e tremo a ogni passo,
perché attendo il giorno d’angoscia
che verrà contro il popolo che ci opprime.
Il fico infatti non germoglierà,
nessun prodotto daranno le viti,
cesserà il raccolto dell’olivo,
i campi non daranno più cibo,
le greggi spariranno dagli ovili
e le stalle rimarranno senza buoi.
Ma io gioirò nel Signore,
esulterò in Dio, mio salvatore”
Ancora gli U2:
Sta cadendo, sta cadendo e fuori un palazzo sta crollando
Non c’è nient’altro da fare. Lui dice che cambierà il mondo un giorno. Io gioisco.”

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, opinioni, Società, Storia

Non tutti in crisi…

oxfamPubblico un estratto del Rapporto “Grandi disuguaglianze crescono” elaborato da Oxfam, una rete di 17 organizzazioni di paesi diversi volta a ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia.
Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza. Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare. Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.
Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.
Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme? – ha detto Winnie Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”
Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”
Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”
Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014. Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:
1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.
Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene. Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.
I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.
La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita. Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.”
Per chi desidera un approfondimento maggiore:
Paper-Davos-2015_finale