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Gemme n° 303

don't grow up

Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda).
Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.

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Una vita rubata

Ne abbiamo lungamente parlato in terza. La notizia è di poco fa, trovata qui. Ricorda molto il caso di Hurricane.
“Glenn Ford ha 64 anni e ha trascorso gli ultimi trenta in un braccio della glennfordmorte della Louisiana accusato dell’omicidio, nel 1983, del proprietario di un negozio di gioielli, Isadore Rozeman, per cui lavorava. Ne è uscito l’11 marzo 2014, dichiarato innocente in seguito alla presentazione di nuove prove secondo cui Ford non era nemmeno sulla scena della rapina.
Nel 1984, una giuria di soli bianchi aveva condannato Ford, che è afroamericano, alla pena di morte, anche se lui si era sempre dichiarato innocente. “Siamo molto lieti di vedere Glenn Ford infine scagionato, e siamo particolarmente grati che l’accusa e il giudice si siano attivati per liberarlo rapidamente”, hanno detto alla Cnn Gary Clements e Aaron Novod, gli avvocati di Ford. Secondo loro il processo era stato compromesso dalla soppressione di alcune prove e dall’intervento di un avvocato d’ufficio inesperto. Ma la decisione così rapida dei giudici potrebbe essere spiegabile con la confessione di qualcuno che ha ammesso l’omicidio del 1983.
Ford era nel braccio della morte dal 1984, ed era quindi uno dei più longevi condannati a morte degli Stati Uniti. Secondo un responsabile di Amnesty International Usa, “Glenn Ford è la prova vivente di quanto sia viziato il nostro sistema giudiziario”.”

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La colpa

Sono nervoso, arrabbiato. Scriverò poco. Una brevissima frase presa sempresenso-di-colpa da “Centomila giornate di preghiera”: «Per rispondere alla tua domanda: tuo padre non era un assassino. Ma per chi lo aveva messo in prigione era colpevole: di essere un cinese, un chirurgo, una persona colta». Penso, e qui mi allontano dalla citazione, che ci siano colpe che non sono colpe, quanto meno non sono colpe pure, ma provocate o motivate, almeno spiegabili. E allora sento il bisogno di capire, di comprendere, di sentire tutte le parti, il presunto innocente e il presunto colpevole. Soprattutto se poi sono chiamato a esprimere una scelta: non voglio stare per partito preso dalla parte del presunto innocente. Non mi piace la presunzione. Non voglio per forza condannare chi ha la presunta colpa. La colpa… Senso di colpa… Assunzione di colpa… Complesso di colpa… Complemento di colpa… Concorso di colpa… Presunzione di colpa… Verbi di colpa… “Colpa in canna” è quella che non voglio per forza sparare su chi tu mi chiedi di colpire. Amen.