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Le 12 tesi di Spong. 5

Pubblico la quinta tesi di John Shelby Spong. Qui la cornice di inquadramento del suo lavoro e qui la fonte.

miracoloLe storie dei miracoli del Nuovo Testamento non possono più essere interpretate, nel nostro mondo post-newtoniano, come avvenimenti soprannaturali provocati da una divinità incarnata. Nella Bibbia, i miracoli non sono esclusivi di Gesù. (…). Credo che si possa ora dimostrare che quasi tutti i miracoli attribuiti a Gesù possono essere spiegati come versioni estese di storie di Mosè, di Elia e di Eliseo, o come applicazioni alla vita di Gesù, in senso messianico, dei segnali del regno di Dio in Isaia. (…). Cosicché i miracoli sarebbero segnali che interpretano Gesù, non avvenimenti soprannaturali che infrangono le leggi della natura. Conviene prendere nota che Paolo sembra non aver saputo assolutamente nulla di miracoli associati al ricordo di Gesù. (…). I miracoli associati a Gesù vengono introdotti nella tradizione cristiana con Marco, agli inizi dell’ottava decade del I secolo. (…). I testi dei racconti di miracoli nei vangeli, che costituiscono la base su cui parlare del potere soprannaturale di Gesù, sono pieni di simboli che servono a interpretare. (…). Se solo aprissimo gli occhi per vedere come i racconti di miracoli del Nuovo Testamento non debbano essere letti letteralmente come avvenimenti soprannaturali, ci avvicineremmo molto di più a ciò che gli evangelisti avevano in mente quando cercavano di usare il testo di Isaia 35 in maniera che trovasse compimento nei vangeli. (…).”

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Shomèr ma mi-llailah

Ancora un post con video (ho scelto la versione live per la gustosa intro del Guccio), testo e mia riflessione.

SHOMÈR MA MI-LLAILAH (Francesco Guccini, Guccini)
La notte è quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio
e l’aria calda porta il sapore di stelle e assenzio,
le dita sfiorano le pietre calme calde d’un sole, memoria o mito,
il buio ha preso con sé le palme, sembra che il giorno non sia esistito…
Io, la vedetta, l’illuminato, guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente o perché ho peccato, la luna ombrosa
e aspetto immobile che si spanda l’onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda, la voce d’uomo che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…
Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…
e li avverto (sento), radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo
e sento d’essere l’infinita eco di Dio
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità,
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…
La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato…
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
tornate ancora se lo volete, non vi stancate…
Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e idee, polvere e segni,
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull’avvenire è in una voce che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…

L’ispirazione è la Bibbia, e precisamente pochi versi di Isaia 21,11-12, definiti da Guccini “una pagina di un’umanità incredibile”:
Oracolo su Duma.
Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!».”
Sono versi piuttosto criptici che qualcuno non riesce neppure ad attribuire al profeta Isaia. In effetti alla domanda posta da alcuni viandanti, pellegrini o semplicemente dei passanti (potrebbero essere degli abitanti della Duma, un’oasi della parte settentrionale dell’Arabia) alla sentinella, al guardiano, si contrappone una risposta ben poco convincente: si chiede quanto manca all’alba, anzi quante ore ci sono ancora di buio (probabilmente in riferimento al dominio assiro), e si ottiene quella che pare una banalità, cioè che il mattino verrà e poi ad esso seguirà di nuovo la notte (ci sarà sollievo all’oppressione assira, ma seguirà un’ulteriore periodo buio). Nient’altro se non l’invito a continuare a domandare, a non scappare, e a convertirsi…
La canzone si apre con un’ambientazione notturna desertica aperta ai sensi: il suono del silenzio, il calore dell’aria e delle pietre, il sapore di assenzio, il buio che nasconde le palme e fa dimenticare il giorno passato. Il protagonista che parla in prima persona è la sentinella, la vedetta, il custode illuminato di non si sa cosa: è in ricerca della luna ombrosa, una ricerca che sembra vana visto il buio che inghiotte tutto. La sentinella è ferma, immobile: ci sarà una domanda come un lampo secco e accecante che genererà un’onda di tuono. “A CHE PUNTO E’ LA NOTTE?”. La sentinella è in un non-spazio (“fermo in un vuoto in cui tutto tace… coi sensi tesi fuori dal mondo) e non-tempo e non-sentire (“da secoli o da un momento fermo… non so più dire da quanto sento angoscia o pace, coi sensi tesi fuori dal tempo”) in attesa della domanda. Inizia a sentire qualcosa, confuso e vago, un brusio: percepisce anche sé non come chiara voce di Dio (il profeta), ma una sua eco infinita. Già l’eco rimanda al senso dell’eternità, del ripetersi continuo: qui è accentuato dall’aggettivo infinita. E arriva la domanda, misto di fede e rabbia, comunque non sussurrata, ma gridata: “A CHE PUNTO E’ LA NOTTE?”.

Mi vengono alla mente le parole di Turoldo nella sua “La notte del Signore” (qui per intero).
“Perfino gli olivi piangevano
quella Notte, e le pietre
erano più pallide e immobili,
l’aria tremava tra ramo e ramo
quella Notte.
E dicevi:
«Padre, se è possibile…». Così
da questa ringhiera
quale un reticolato da campo
di concentramento, iniziava
la tua Notte.
Si è levata la più densa Notte
sul mondo: tra questa
e l’altra preghiera estrema:
«Perché, ma perché, mio Dio…».
Notte senza un lume: disperata
tua e nostra Notte. «Perché…?».

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Gemme n° 101

Ho scelto come gemma una canzone un po’ vecchia, che ho scoperto pochi anni fa, e che contiene un messaggio importante. Andrebbe ascoltata spesso per riflettere su quello che sta succedendo”. A. (classe seconda) ha presentato in questo modo “Heal the world” ai compagni di classe. Il brano è un invito a prendersi cura del mondo, a darsi da fare per renderlo un posto migliore. Nella seconda parte riecheggiano toni biblici: “E il sogno in cui stavamo credendo rivelerà un volto migliore e il mondo in cui una volta credevamo splenderà ancora nella grazia. Allora perché continuiamo a reprimere la vita, a ferire questa terra crocifiggendo la sua anima anche se è semplice da capire che questo mondo è luce di Dio? Noi potremmo volare così in alto. Lasciamo che i nostri spiriti non muoiano mai. Nel mio cuore io sento che voi siete tutti miei fratelli, create un mondo senza paura, insieme noi piangeremo lacrime di felicità guardando le nazioni trasformare le loro spade in vomeri.” In Isaia 2, 4 si legge:
Egli giudicherà tra nazione e nazione
e sarà l’arbitro fra molti popoli;
ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro,
e le loro lance, in falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un’altra,
e non impareranno più la guerra.”