Chi cerca cosa trova?

cercare, trovare, libri, conoscenza, cotroneo

Quelle volte in cui ti viene alla mente la bella frase di un libro e svuoti la libreria a furia di cercarla e mano a mano che vai avanti e sfogli pagine e pagine sei costretto a fermarti perché ne leggi altre belle di frasi… Fino a che ti blocchi: “cosa sto cercando?”. Scrive Roberto Cotroneo: “Perché cercare e trovare non sono due verbi simili, sono due verbi lontanissimi tra loro. Trovare quel che si cerca è un processo logico e fortunato. Trovare quel che non si è cercato è passare da un universo a un altro, attraversando la forza oscura dell’universo.”

Le mie letture estive

Una delle prime domande che pongo ai miei studenti di rientro dalle vacanze estive è: “che libri avete letto in questi tre mesi?”. Dopo avermi risposto, loro ribaltano la domanda a me. Quest’anno li anticipo qui… mettendoci titolo, autore, data di conclusione lettura e giudizio personalissimo, copiati dal mio account su anobii. Tutto nel pdf

LIBRI LETTI IN ESTATE.pdf

LIBRI.jpg


Passaggio memorabile

relazioni, libri, baricco

Alessandro Baricco racconta di un libro molto noioso nelle prime pagine e di come, nonostante ciò, continui ad andare avanti nella lettura. Mi è capitato spesso e il motivo per cui sono andato avanti nella lettura è lo stesso dello scrittore di Torino: “Un motivo, immediatamente percepibile, c’era: nello scorrere lentissimo di quel fiume, ogni tanto passava una barca. Una frase, una similitudine, un’osservazione minuscola, l’esattezza di un colore, la precisione millimetrica di un aggettivo. E non c’era passaggio di barca, per quanto raro, che non fosse davvero memorabile” (Una certa idea di mondo, pag. 76). Bene, mi ci ritrovo in pieno, e per me vale anche per il cinema e la musica. Il fatto è che mi è partito il pensiero che possa valere anche per le relazioni: nel mare (fiume, per restare con Baricco) di persone con cui abbiamo a che fare e che più o meno conosciamo ci sono incontri che cambiano l’umore, che restano impressi nella mente, che danno significato ai giorni. Mi chiedo, tuttavia, se il numero di barche che passano non dipenda anche dalla nostra capacità di scorgerle.

Trame di libri, trame di vita

1012224_531858746869589_181333710_n.jpgCi sono libri che restano negli anni e nei secoli, capolavori direi quasi oggettivi. E poi ci sono i capolavori dell’anima, quei libri che ti fanno entrare nelle loro pagine, sembrano parlare a te e di te, ti fanno vibrare cuore e testa. Li leggi e senti brividi caldi, gli occhi si arrossano, il respiro accelera, le mani sudano, e non puoi smettere. Le loro trame si intrecciano con quella della tua vita, del tuo passato e del tuo futuro. Sembra che le scarpe indossate dai personaggi camminino sui tuoi stessi passi, la lettura rallenta, resta quasi sospesa mentre la mente si stacca dalle pagine e inizia a viaggiare. Gli occhi avanzano e devi tornare indietro perché hai letto con le pupille ma non con la testa. Un ringraziamento a tutti i cocchieri e aurighi che ho incontrato nella mia vita e mi hanno guidato e mi guideranno in questi viaggi di carta dentro di me.

A rotta di collo tra le stelle

marga.jpgL’ho conosciuta per modo di dire. Era il 27 novembre e a Zugliano si presentava il libro “Io credo”, una sorta di intervista doppia a Margherita Hack e a Pierluigi Di Piazza, curata da Marinella Chirico. Una serata bellissima. Oggi Margherita se n’è andata. Tempo fa discutevo con un collega perché sostenevo che lei mi avesse dato tanto, avesse offerto molti spunti di riflessione alla mia fede. “In pratica difendi una che ti dà dello stupido ingenuo” mi ha ribattuto. Sicuramente, da buona toscana, non ha risparmiato stoccature scoppiettanti e battute salaci, dicendo sempre ciò che pensava; rispondo come ho risposto quel giorno al mio collega: con alcuni spunti che me l’hanno fatta apprezzare ed amare a modo mio.

Ateo e credente possono anche dialogare a patto che, ambedue siano laici nel senso che, rispettino le credenze o le fedi dell’altro senza voler imporre le proprie…

E’ un atto di fede, quello di voi credenti, come il mio di atea nel non credere. Nessuno può dimostrare né che Dio esista né che Dio non esista. Ognuno segue il proprio sentimento. E’ più facile per me un’etica basata sulla mia esperienza, sugli altri che vedo e conosco; sono contenta se posso fare qualcosa per far star meglio chi ho intorno, mentre Dio per me è qualcosa di vago…

La cosa più importante della mia casa sono i libri. Li ho portati da Firenze a Merate, poi in Brianza e infine a Trieste. Sono librerie che abbiamo costruito negli anni. In tutto sono ventiquattromila libri. In questa casa abbiamo libri dappertutto, anche in bagno…

Non ho paura di morire, ho paura di soffrire, paura dell’accanimento terapeutico. Penso che il mio cervello sia l’hardware, e l’anima il software, costruito dall’esperienza. Dal momento in cui si nasce a quello in cui si muore, noi facciamo continuamente nuove esperienze, che vanno ad arricchire e a costruire il nostro software. L’anima/software muore con me…

Oggi la società, più che nei tempi passati, ci permette di sognare. Si può sognare perché si vive meglio di una volta, con più agi, nonostante la crisi globale, i problemi economici… Io non riesco a credere che ci sia la bancarotta, continuo a vedere tutto questo spresco, tutte queste macchine, il lusso. Possibile che con un tale benessere si rischi il fallimento? Credo che oggi la vita sia più facile di un tempo, ma si desidera di più, troppo, soprattutto i giovani. Noi vecchi siamo abituati a non sognare, a non avere tanti desideri…

Sono un’introversa di natura che la vita ha trasformato in una persona estroversa, sempre a contatto con la gente. Oggi mi sento più aperta verso gli altri, mi trovo meglio con il prossimo. Noto però che le persone hanno sempre meno voglia di comprendere l’altro, che fanno fatica a relazionarsi. Mi vengono in mente i miei gatti, che hanno un modo diverso di risolvere i loro conflitti, più semplice, spontaneo. Dovremmo imparare da loro…

Sul fine vita ritengo che, se uno vuole porre fine alla propria esistenza, divenuta insopportabile, debba essere libero di farlo, libero di decidere della propria vita. Certo deve anche tenere conto, però, delle persone che gli stanno vicino, che potrebbero avere bisogno di lui, o che non potrebbero sopportare questo distacco.”

Infine mi piace immaginarla così, come si è descritta lei, in picchiata e velocità, senza pensieri

“Da Pratolino sopra Fiesole, c’erano esattamente 18 chilometri. Per tornare giù, tutta discesa, dovevo impiegare 18 minuti per fare la media di 60 all’ora. Controllato l’orologio, mi buttavo giù a rotta di collo, pedalando furiosamente per rispettare la media prefissata. Non pensavo nemmeno all’eventualità di un ostacolo improvviso, di una rottura dei freni o altri inconvenienti.” (da LA MIA VITA IN BICICLETTA di Margherita Hack)

 

L’attesa per ciò che potresti trovare

libreria.jpg

“Non c’è niente come il profumo di una libreria… in parte gli scaffali, in parte i libri, e in parte l’attesa per ciò che potresti trovare…” (Kathryn Fitzmaurice).

Di domanda in domanda, di risposta in risposta

Ieri sera ero a giocare in trasferta. La partita è iniziata tardi, siamo andati al tie-break e il domandaPV.jpegfischio finale c’è stato solo a mezzanotte meno un quarto. Arrivato a casa, le mie solite due mele, la lavatrice messa in funzione perché stasera mi serve di nuovo la divisa della squadra, il ghiaccio sul ginocchio, l’adrenalina ancora a mille… Conseguenza: occhi sbarrati davanti alla tv e zero sonno. E così, dopo la parte finale di un’inutile replica calcistica di Francia-Georgia mi sono imbattuto, verso le due, in un’intervista di due anni fa a Massimo Cacciari. Sono rimasto incollato perché era registrata a casa del filosofo veneziano ed ero affascinato dalla quantità di libri presenti in ogni stanza e nei corridoi, il tutto diviso per aree tematiche con scaffali allungati fino al soffitto. Mi è venuta in mente una frase di Maurice Blanchot che mi sono appuntato qualche giorno fa: “donde vengono l’ansia di interrogare, l’alta dignità riconosciuta alla domanda? Domandare significa cercare”. Penso che il domandare sia continuo, come il cercare; ma il fatto che essi non abbiano fine, non implica il non trovare. Il fatto è che ogni domanda con il conseguente tentativo di risposta apre alla domanda successiva. Trovo che sia una delle cose più affascinanti della vita e che sia anche di buon auspicio all’inizio della settimana santa.

Sarajevo si ergeva sui libri

Sto terminando di leggere il libro di Paolo Rumiz “Maschere per un massacro”. All’inizio del 7° capitolo riporta le parole di Miljenko Jergovic sull’incendio dell’edificio della Vijećnica che ospitava la Biblioteca Nazionale, bombardata il 25 agosto del 1992 (bruciarono 600.000 volumi):

“Sopra la testa senti un sibilo, passa qualche istante di tensione e poi laggiù, da qualche parte in città, si scaraventa il boato. Dalla tua finestra quel punto lo vedi sempre chiaramente. Un’alta e slanciata colonna di polvere che si trasforma in fumo e fuoco. Aspetti ancora un poco per capire di che tipo di abitazione si tratta. Se il fuoco è lento e pigro, è la casa di qualche poveraccio. Se prende la forma di una grossa sfera bluastra, allora è un loft elegante, rivestito di legno laccato. Se invece il fuoco divampa lungo e costante, allora brucia la casa piena di mobili in legno massiccio di qualche ricco proprietario della čaršija. Se le fiamme si impennano repentine, selvagge e dissolute come i capelli di Farrah Fawcett per poi svanire più repentine ancora lasciando al vento sfoglie di cenere plananti sopra la città, tu sai che poco prima è andata a fuoco una qualche biblioteca privata. E quando in tredici mesi di bombardamenti ne hai viste molte di queste torce giocose, pensi che un tempo Sarajevo si ergeva sui libri.”

Libreria-cerca-libri.jpgConclude il paragrafo Paolo Rumiz: “La storia di Sarajevo, sigillata nella biblioteca universitaria, raccontava proprio questo: dei grandi edifici pubblici costruiti all’inizio del Cinquecento da Gazi Husrefbeg, ricco filantropo figlio di uno slavo convertito, o degli ebrei sefarditi in fuga dalle pulizie etniche della cristianissima Spagna, che laggiù trovarono aperta ospitalità e spazio per floridi commerci. In quei volumi stava scritto che – assai più dei cattolici, costretti più volte alla fuga – proprio gli ortodossi vissero bene sotto l’Islam, ebbero in Costantinopoli la loro capitale religiosa esattamente come i turchi, e spesso si convertirono spontaneamente. Tutto questo doveva sparire, essere cancellato. Distrutto con un grande fuoco purificatore”.

E nel 1996 Giovanni Lindo Ferretti compone la canzone “Cupe vampe”:

“Di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo, la città trema, livida trema

brucia la biblioteca i libri scritti e ricopiati a mano

che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna

s’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani

bruciano i libri, possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri

s’alzano gli occhi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

s’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo, la città trema, come creatura

cupe vampe livide stanze occhio cecchino etnico assassino

alto il sole: sete e sudore; piena la luna: nessuna fortuna

ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là

ci fottono i preti i pope i mullah, l’ONU, la NATO, la civiltà

bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d’ogni cecchino

bella la vita a Sarajevo città questa è la favola della viltà”

Una picozza per rompere il mare di ghiaccio

NZO.jpgSe il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perchè dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.

Franz Kafka

Il piacere di leggere…

In alcune classi ho spiegato che ho aperto un account su Anobii e ho iniziato a inserire i miei libri. In fondo alla colonna di sinistra trovate uno scaffale con 10 libri: sul piede dello scaffale potete decidere di trasferirvi su Anobii per vedere tutta la libreria o se sfogliarla con la freccetta restando sul blog. Se poi trovate qualcosa di interessante potete scrivermi una mail per chiedermi in prestito il libro. Penso possa esservi utile…

Cattura2.JPG


Potete camminare su di noi

Un piccolo ricordo a tre anni dalla scomparsa.

 

A tutti i giovani raccomando:poesia.jpg

aprite i libri con religione,

non guardateli superficialmente,

perché in essi è racchiuso

il coraggio dei nostri padri.

E richiudeteli con dignità

quando dovete occuparvi di altre cose.

Ma soprattutto amate i poeti.

Essi hanno vangato per voi la terra

per tanti anni, non per costruivi tombe,

o simulacri, ma altari.

Pensate che potete camminare su di noi

come su dei grandi tappeti

e volare oltre questa triste realtà

quotidiana.

(Alda Merini, da “La vita facile”)