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Gemma n° 1808

“Come gemma ho portato La casa in riva al mare di Lucio Dalla. La ritengo un canto alla libertà e alla speranza di conquistarla nel corso della vita. Ritengo che le canzoni di Dalla siano tutte poesie, anche se questo testo non è stato scritto da lui; il suo modo di interpretarla è comunque unico. Ho scelto questa canzone perché riesco a immedesimarmi nel protagonista, un uomo innamorato che spera di incontrare l’amata durante tutto il corso della vita, anche se non la incontrerà mai. Riesco a visualizzare l’immagine di un mare mosso con all’orizzonte un prato con una casa bianca e una finestra: affacciata alla finestra c’è una ragazza che guarda verso l’uomo. Pian piano la ragazza inizia a invecchiare ma continua a tenere lo sguardo fisso sull’uomo finché muore. Sanno che non potranno mai vedersi però c’è sempre la speranza”.

E’ ancora fresca l’impressione di una gemma in cui è stato portato un album del 1973 (la precedente), quando ti arriva una canzone del 1971! Con questo brano mi ha stupito E. (classe prima). Il rifugio nella fantasia come ultimo baluardo di difesa agli attacchi alla libertà, ultimo e inespugnabile; quella libertà che non può esserti portata via, che non può esserti sottratta o rubata semplicemente perché dentro di te nessuno può entrare se non sei tu a consentirlo.

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Rabbi Bunam, i Metallica, Leopardi e Lucio Dalla

E’ venerdì, il mio giorno libero. Il sabato lavoro. Alle 8.00 ho messo il guinzaglio a Mou e siamo andati a fare una passeggiata nel fresco e nel chiarore della luce del mattino di questa bellissima giornata di inizio primavera. Nelle orecchie avevo una puntata di Uomini e profeti in cui il filosofo e psicanalista Romano Madera, ad un certo punto, cita un racconto di Martin Buber tratto da Il cammino dell’uomo:
Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”.
Ho tolto gli auricolari dalle orecchie perché percepivo che la memoria stava cercando di suggerirmi qualcosa, ma non riuscivo a darle ascolto. E poi è arrivato il flash! THROUGH THE NEVER! La canzone dei Metallica!

Quella canzone si apre con queste parole: “Tutto ciò che esiste, è esistito ed esisterà, l’universo è troppo grande per conoscerlo, tempo e spazio sono infiniti. Sorgono pensieri inquietanti, domande restano in sospeso, i limiti della comprensione umana”. E poi ancora: “Nell’oscurità, guarda oltre i nostri sguardi alla ricerca della verità non importa dove sia, fissando la brezza dei cieli alla ricerca del senso, della ragione, perché sia arrivato ad esistere, come sia cominciato”.
E così Martin Buber e James Hetfield hanno iniziato a dialogare nella mia mente: in questi giorni da molte riflessioni svolte nelle seconde e nelle quinte sono emersi molti interrogativi. Domande simili a quelle che si poneva pure Leopardi nel suo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: “Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?”.
Mi piace pensare che una possibile risposta sia insita nella domanda che un altro cantante si pone. Questa volta si tratta di Lucio Dalla e della sua canzone Le rondini (tra l’altro stanno per arrivare!): “Vorrei seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro e cos’è che lo muove, da dove viene ogni tanto questo strano dolore, vorrei capire insomma che cos’è l’amore, dov’è che si prende, dov’è che si dà”.

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Gemme n° 388

Ho deciso di portarvi “Sempre e per sempre” come gemma non perché sia una persona sdolcinata ma perché ritengo che in quest’ultimo periodo, citando i Bluvertigo, “il mondo è così privo di amore, che disimparo ad odiare”. Viviamo in un mondo sempre più cupo, materialista, convenzionale che ci induce ad essere vittime dell’odio, dell’indifferenza e delle nostre stesse paure, un mondo privo di sogni per cui lottare, privo di speranze e di qualsiasi cosa in cui credere. “Sempre e per sempre” è una canzone di De Gregori (una delle mie preferite in assoluto), è una poesia o meglio un inno all’amore, quello vero che non muore mai, quell’amore vero che sopravvive a tutto, che non si arrende di fronte alle difficoltà, alla distanza, ai bivi che la vita ci fa incontrare… Un amore che non cambia mai che non fa cambiare mai… e non importa cosa sia successo o dove ci si trovi… Chiunque sia disposto ad amare, ad aspettare e a lottare riuscirà a conoscere questo sentimento, questo grande amore, il più grande di tutti. E’ un sentimento prezioso, puro, che fa comprendere l’importanza della vita. Martin Luther King sostiene che l’amore sia l’unica forza in grado di sconfiggere l’odio. Sarò un po’ ingenua a considerare l’amore quasi come l’ossigeno, eppure da esso nascono le cose migliori, i sogni che colorano la nostra vita, aiutano a non farci arrendere, ci danno la forza necessaria per rialzarci ed essere più sicuri, più forti, più maturi. Impegno, passione, coraggio di ascoltare i proprio cuore, elementi che contribuiscono a migliorare la propria vita e talvolta il mondo intero, e per concludere, cito una frase del film Moulin Rouge: “La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”.” Questa la gemma di C. (classe quinta).
Nel 1990 Lucio Dalla scrive uno dei suoi capolavori, la canzone Le rondini (che è stata poi letta al suo funerale). Canta così nella seconda parte:
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove,
da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si dà…”
L’amore alla radice dell’essenza della vita.

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Cercavo semplicemente l’amore

Chi frequenta spesso e assiduamente queste pagine sa che amo leggere più libri in Matrimonio Cate e Vince_0088fb.jpgcontemporanea. Leggo quello che mi va nel momento in cui decido di leggere, ed avendo una psiche instabile devo tenere aperte più porte. A volte capita che la domanda posta in un libro trovi tentativo di risposta nelle pagine di un altro. In “Il principio passione” Vito Mancuso cita Lucio Dalla:

“Vorrei seguire ogni battito del mio cuore

per capire cosa succede dentro

e che cos’è che lo muove

da dove viene ogni tanto questo strano dolore.

Vorrei capire insomma che cos’è l’amore

dov’è che si prende, dov’è che si dà”.

Due giorni dopo aver letto queste parole, mi sono imbattute in quelle di Erri De Luca in “Il contrario di uno” (un libro che, tra l’altro, mi ha deluso parecchio): “Più della libertà ho aspettato il minuto bollente in cui quattro labbra sospendono il respiro e si mischiano per gustare se stesse attraverso altre due e si confondono per appartenersi”. Vi ho ritrovato il Simone tra i 16 e i 20 anni, alla costante ricerca della persona da amare. Un’immagine era costantemente presente nei miei sogni ad occhi aperti: una ragazza di spalle davanti a me con le mie braccia che la racchiudevano in un abbraccio. Non vedevo un volto preciso, non la identificavo in una persona specifica. Cercavo semplicemente l’amore, molto più di altre cose. Fino a quando, nella vita reale, quella ragazza si è voltata…

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Quel caos davanti

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“Ancora adesso ho questo caos davanti, non solo su di me, ma vedo che questo caos permane in generale. Per cui dico: mi raccomando, non perdetelo completamente questo caos, perché credo sia un segno divino nella vita dell’individuo… una sorta di mistero che viene dall’alto” (Lucio Dalla)

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L’amore che si muove dal cuore

Se faccio un tuffo nel passato e ripenso a cosa aveva nella testa e nel cuore un Simone adolescente, occhialuto, spigoloso (nell’aspetto e nel carattere), lungagnone, trovo un’anima in cerca d’amore, in cerca di una presenza femminile che lo potesse completare e che lo sollevasse un po’ dal peso che sentiva dentro. Era un po’ come sentire la mancanza di qualcosa che comunque non sapevo cosa fosse. Un’immagine fissa avevo davanti agli occhi: io seduto davanti al mare e all’improvviso due braccia che mi cingevano le spalle da dietro. Nessun volto, nessuna voce, nessun profumo, nessun tratto distinto. Una prese0.jpgnza calda, premurosa, serena. Una presenza che mi innalzasse e mi facesse volare. Mi vengono allora alla mente oggi, in cui mi sento decisamente sollevato, le parole di Elisa: “Ti vorrei sollevare, ti vorrei consolare, ti vorrei sollevare, ti vorrei ritrovare, vorrei viaggiare su ali di carta con te, sapere inventare, sentire il vento che soffia e non nasconderci se ci fa spostare quando persi sotto tante stelle ci chiediamo cosa siamo venuti a fare? cos’è l’amore? Stringiamoci più forte ancora, teniamoci vicino al cuore.”

E poi c’è una canzone di Lucio Dalla intitolata Henna. E’ del 1993. Parla del dolore che cambia le persone e parla soprattutto dell’amore che salva, tutti i tipi di amore. Stamattina in prima una ragazza per parlare dell’amore ha portato un suo disegno di mamma e papà, fatto quando era bambina: “penso che il modo in cui ama un bambino sia uno dei modi più belli, più completi e puri”. Grazie.

Adesso basta sangue ma non vedi,

non stiamo nemmeno più in piedi… un po’ di pietà

Invece tu invece fumi con grande tranquillità

Così sta a me, a me che debbo parlare fidarmi di te

Domani domani domani chi lo sa che domani sarà

Oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà io parlo e parlo solo per me

Va bene io credo nell’amore, l’amore che si muove dal cuore

che ti esce dalle mani e che cammina sotto i tuoi piedi

L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli animali

delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via

L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare

L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare

Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici

Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle nei silenzi dell’immensità

Ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio

forse c’è qualcosa che ci cambierà

Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà

Oh ma oh il dolore che ci cambierà

E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città

Brutta fredda buia stretta o brutta come questa sotto un cielo senza pietà

Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò

In una sera buia sporca fredda brutta come questa

Forse ti chiamerò perché vedi

Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà

Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà