Gemma n° 1926


“Ho portato una lettera che ho scritto a Lorenzo Parelli, morto il 21 gennaio a causa di un incidente sul lavoro mentre faceva stage. Con lui ho fatto le elementari e le medie. Il giorno del funerale, a sera, quando sono tornata a casa ho scritto questa lettera.
Ciao Lore,
ci manchi già sai?
Oggi, 02/02/2022 ti abbiamo detto “arrivederci”. Appena sono arrivata e ho visto tutta quella folla di amici, parenti, conoscenti, il mio istinto è stato quello di cercarti; non so perché, ma ti ho cercato tra le persone e quando non ti ho trovato ho sentito un senso di vuoto che non so nemmeno spiegarti. È difficile da capire, ma fino ad oggi non avevo ancora realizzato che te ne saresti andato per sempre. Ad accompagnarti in chiesa c’era il rombo delle moto dei tuoi amici e  sono sicura che a guidarli c’eri tu, tanta la passione che avevi; una cosa te la devo dire: hai degli amici con la A maiuscola e mi rende felice sapere che eri circondato da persone buone e genuine come te. Hai lasciato vuoto un po’ il  cuore di tutti, tante persone che nemmeno conoscevi erano lì a salutarti per l’ultima volta, molti ragazzi hanno preso la tua storia come esempio protestando per la tua morte, per evitare che lassù vengano a farti compagnia altri giovani. Anche se io e te ci eravamo un po’ persi negli ultimi anni, ogni volta che ci incontravamo non mancavano mai le chiacchierate e le risate, sentirti tornare a casa con la moto ed esclamare “aje pariell!!” sorridendo.
Ecco sono queste le cose che mi mancheranno, le particolarità che ti caratterizzavano, le tue abitudini che erano un po’ le abitudini di tutti, le domeniche a sgasare con la moto insieme ai tuoi amici in quel di gonny. Hai unito tutti quanti oggi pomeriggio, stringendoci in un abbraccio ed un pianto di dolore puro, ma non serviva che ci facessi questo scherzo perché succedesse eh!!
Ho abbracciato la tua mamma quando ti abbiamo salutato in cimitero, mi ha riconosciuta e mi ha stretta a sé; l’ho stretta con tutta la forza che avevo, ma la debolezza dettata dal dolore ha prevalso.
I suoi occhi erano spenti, bui, persi perché quella luce te la sei portata lassù proprio tu. Nonostante volessimo consolarla, era lei a fare forza a noi, assicurandoci che tu ci avresti osservato da lassù e dicendoci che eri felice, di questo ne era sicura e proprio mentre lo diceva le si sono illuminati gli occhi per un istante, istante che non dimenticherò mai.
Tanti giornalisti hanno scritto molto su di te in questa settimana, ma nessuno di loro ti conosceva davvero; il tuo obiettivo era essere felice, finire scuola, cominciare a lavorare, divertirti e realizzare i tuoi sogni più grandi e questo non te lo potrà ridare indietro nessuno.
Come ha detto la tua famiglia durante l’omelia: “Lore, tu che ci guidavi verso sentieri sperduti, guidaci ora nel buio che ci hai lasciato affinché non ci perdiamo nel dolore della tua perdita”, anch’io ti chiedo di proteggerci da lassù e stampare un sorriso su di noi ogni volta che ti ricorderemo, proprio come stai facendo adesso mentre ti scrivo questa lettera.
Ti voglio bene, G.
La foto riporta due emoji perché la famiglia ha consegnato a noi ragazzi un foglietto dove c’era scritto che Lorenzo si manifesterà secondo loro attraverso un fiore o una foglia.”

Queste le parole di G. (classe quinta). Penso che non ci sia un dolore più grande di quello di sopravvivere ad un figlio, in particolare quando ciò avviene in giovane età. Credo che sia fuori dalla comprensione umana, fuori dalle logiche, dai pensieri, dalle aspettative. E’ una vita che si spezza e che spezza con sé altre vite, perché nulla può essere più come prima. E’ un punto di rottura e penso che ci voglia molto tempo prima di raggiungere, se mai sia possibile farlo, un nuovo punto di equilibrio. Nuovo, perché quello di prima non si può ricreare.

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