“Quest’anno non sapevo cosa portare come gemma. Ero indeciso su un po’ di cose, ma alla fine ho deciso di portare questo braccialetto, che mi è stato regalato da mio fratello per il mio compleanno di quest’anno. Ho deciso di portarlo perché non ero abituato a ricevere questo tipo di regalo da lui e quindi, quando l’ho visto, mi ha fatto molto felice!” (D. classe seconda).
“Ed anche quest’anno, come gemma, ho portato una persona molto speciale nella mia vita. Una persona che, anche se non è più fisicamente qui, è sempre con me. All’inizio non volevo raccontare di lui ma poi mi sono fatta coraggio perché il suo ricordo non deve essere un momento di tristezza ma di felicità. Mio nonno è la gemma che ho scelto per questo 2026; un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Ricordo quando andavo a trovare lui e la nonna: mi faceva i grattini sotto i piedi con un ramoscello che trovavo in giardino e poi mi leggeva le fiabe. Sapeva fare un mondo di cose, aveva persino la sua officina privata… ancora oggi alcune volte quando devo aggiustare qualcosa, dico tra me e me “cavolo non è qui ad aiutarmi”. Era un uomo speciale, pieno di vita, che mi strappava un sorriso, con quelle sua luccicante dentiera. Ora che sono cresciuta è strano immaginarmi il rapporto che ci sarebbe stato tra noi due… se fosse ancora qui sono certa che andrei a trovarlo ogni giorno, per bere un buon tè, parlare del più e del meno o ancora meglio… per aggiustare qualche oggetto o creare qualche cosa insieme. Anche se i ricordi ad oggi sono sbiaditi, lo sento a fianco a me, che ricolora tutti quei momenti passati insieme, per renderli ancora una volta vividi. Mio nonno è la mia gemma indelebile, quella che più di tutte non si può cancellare. Pensare a lui una volta mi faceva solamente male…ma oggi sorrido, amo e ricordo. Al mio nonno❤️” (G. classe seconda).
“Ho portato come mia ultima gemma una canzone, proprio come avevo fatto durante il mio primo anno qua al Percoto. In prima ho portato una canzone di Lucio Dalla del ‘71; quest’anno ho deciso di portare qualcosa di più recente, presentando una canzone dei The Strokes. L’album in cui è racchiusa la canzone mi ha accompagnato durante questi lunghi 5 anni, fungendo quasi da colonna sonora per i miei anni di adolescenza. Ode To The Mets parla della costante delusione da parte di qualcosa o qualcuno che si ama, e la contraddizione nel continuare ad amarlo profondamente. L’autore la scrisse dopo che i New York Mets, la sua squadra del cuore, perse una partita. Trovo questo significato veramente profondo, tuttavia io non riesco ad interpretarla così. Questa canzone è speciale perché ormai la associo ad una persona fondamentale nella mia vita: alcuni dei ricordi migliori che ho sono proprio con questa persona, mentre urliamo questa canzone in macchina. Ormai mi sento legata emotivamente a questi 6 minuti di musica; amo il fatto di poter associare una canzone ad una persona: trovo che si possa creare un legame al di sopra dell’amore, molto più intimo e personale” (E. classe quinta).
“Quest’anno ho scelto di portare come gemma questo braccialetto che mi ha regalato una mia amica durante un concerto. Questo braccialetto per me rappresenta soprattutto la forte amicizia che ho con lei, ma anche il legame profondo che ho creato quella sera con un’altra ragazza, con cui ho instaurato un rapporto importante e a cui sono stata vicina durante un periodo difficile. Quella serata è stata speciale sotto ogni punto di vista. Prima del concerto aveva piovuto tantissimo e si pensava addirittura che lo annullassero. Eravamo rimaste sotto la pioggia per molto tempo, completamente bagnate e stanche. Quando però è iniziato il concerto, tutto il resto è passato in secondo piano. Durante il concerto ero completamente presa dal momento e mi sono goduta ogni istante fino alla fine. È stata un’esperienza indimenticabile, non solo per la musica, ma soprattutto per le persone con cui l’ho condivisa e per quello che ha rappresentato per tutte noi. In qualche modo mi ha fatto stare meglio e mi ha aiutata a capire quanto per me sia importante l’amicizia. Questo braccialetto mi ricorda che per me l’amicizia viene prima di tutto, e quando ce l’hai non senti il bisogno di altro”. (G. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho scelto di portare il mio migliore amico M. lo e lui ci conosciamo dai tempi dell’asilo: è stato il mio primo vero amico e, da quel momento, siamo sempre stati inseparabili. Crescendo insieme abbiamo condiviso tantissimi momenti: alcuni dei più belli, e anche tra i più recenti, sono stati il concerto di Tate McRae e quello di RAYE, cantare insieme le nostre canzoni preferite, senza preoccuparci di essere stonati come due campane e ridere fino ad avere il mal di pancia e le lacrime agli occhi resterà sempre uno dei ricordi più preziosi. Con M. ho imparato cosa vuol dire avere un amico vero, qualcuno su cui puoi sempre contare, indipendentemente da tutto. M. è una persona molto importante per me: è simpatico, sincero ma soprattutto leale. Lui mi ascolta davvero perché tiene al mio bene. Ci sono stati momenti in cui avevo bisogno di supporto e conforto, e lui è sempre stato lì, senza esitazioni, dimostrandomi quanto sia importante avere qualcuno di fidato accanto. Per esempio quando lo scorso anno sono stata ricoverata in ospedale, avevo paura e lui era presente. La sua vicinanza è stata fondamentale per me perché mi distraeva dai miei pensieri. Ho ricevuto tanti messaggi da persone con cui nemmeno parlavo che mi chiedevano che cosa avessi o come stessi. Ero stanca di rispondere, perché sapevo che a loro non interessava davvero come stavo: erano solo curiose. Ed è proprio in momenti come questi che si riconoscono i veri amici. È grazie a lui che so cosa significa crescere insieme, condividere sogni e sfide, ridere fino alle lacrime e sentirsi capiti senza bisogno di spiegazioni. C’è però una cosa che mi fa rimanere male: non si ricorda il mio compleanno. È successo anche l’anno scorso, quando, arrivato alla fermata, si è avvicinato a me e alle nostre amiche. Eravamo in silenzio e lui ha detto: «Devo notare qualcosa? Hai fatto qualcosa di nuovo ai capelli?». Alla fine sono stata io a ricordargli che era il mio compleanno, ma ormai so che è fatto così. Ormai sono 14 anni che ci conosciamo e posso dire che la nostra amicizia è senza filtri e sono così grata per questo perché a lui posso raccontare tutto e parlare di qualsiasi cosa, senza paura di essere giudicata. E come disse Herman Melville: «Un vero amico è più vicino di un fratello.»” (A. classe terza).
“Oggi ho scelto di portare come gemma i miei fratelli: T. e O. T. è il fratello più grande con cui il rapporto è diventato davvero “più bello” solo col tempo. All’inizio si sentiva tantissimo il distacco d’età: otto anni sono tanti, soprattutto da piccoli, infatti non eravamo molto uniti. Ho iniziato a notare un vero cambiamento pochi mesi prima che si trasferisse con la sua morosa L.; sentivo che mi cercava di più, che mi chiedeva cose che prima non chiedeva. Non pensavo potessimo andare così d’accordo: ho scoperto che abbiamo lo stesso tipo di ironia, gli stessi “problemi con la mamma” e che la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Mi ha aiutata molto quando a scuola non andava bene: lo faceva sempre un po’ prendendomi in giro, “sfottendomi”, ma in realtà mi aiutava a tranquillizzarmi e a non sentirmi sbagliata. Per fortuna lavora nell’azienda dei miei genitori, quindi ho ancora la possibilità di vederlo tutti i giorni, e questo per me conta tantissimo. O., invece, è stato il fratello dei “traumi”. Quello che ti faceva mettere in porta promettendo che avrebbe tirato piano (spoiler: non lo faceva mai). Quello che provava su di me tutte le mosse di wrestling e che, quando ti faceva male, la prima cosa che diceva non era “stai bene?”, ma “non dirlo alla mamma”. In quei momenti lo odiavo, ma se potessi tornare indietro non rifiuterei più neanche una di quelle proposte, perché solo oggi so che erano momenti preziosi. A differenza di T, O. lo vedo di meno. Anche lui lavora nell’azienda, ma è sempre fuori casa per lavoro e, quando torna, deve subito andare ad allenamento. Però quel poco tempo che lo vedo mi basta, perché riesce sempre a farmi ridere. Sicuramente un momento che porto nel cuore è il viaggio a New York, quando siamo andati tutti e tre insieme, più L. È stata proprio la vacanza dei sogni e non volevo che finisse. Non nego che abbiamo litigato, ma anche questo l’ha resa “nostra”. Amo i miei fratelli, amo vederli giocare a calcio, amo quando ci ritroviamo per fare merenda, amo quando ci prendiamo in giro, amo quando mi dicono “ma tu sei la sorella di…”, amo come riescono a farmi ridere, amo anche quando litighiamo, amo quando scherziamo su chi sia il figlio preferito, amo essere cresciuta con loro. Amo tutto di loro e sono davvero grata di non essere figlia unica… anche se, in fondo, una sorellina me la meritavo”. (P. classe quarta).
“Quest’anno non avevo idea di cosa portare come gemma così mi sono soffermata e ho pensato: “ma quali sono le cose o le persone che mi rendono felice ogni giorno?” e subito mi sono venute in mente le mie migliori amiche e il nostro gruppo. Mai nella vita avrei pensato di poter trovare persone con un cuore così grande, persone tanto diverse l’una dalle altre ma che in un modo o nell’altro riescono a lasciarti anche la più piccola cosa di loro. Senza le mie ragazze non ce la farei. Ci siamo conosciute solo l’anno scorso quando abbiamo iniziato le superiori, ma mi sembra di conoscerle da una vita. Abbiamo imparato a conoscere i pregi e difetti di una e delle altre; abbiamo imparato a capirci, consolarci e sgridarci quando ce n’era bisogno. Quanto a me, ho capito cos’è l’amicizia: non è assecondare l’altra persona in ogni caso, ma è farle capire eventualmente il tuo punto di vista e dove, secondo te, sta sbagliando, per poi parlarne, parlarne e parlarne; non è scriversi necessariamente ogni giorno, ma è sapere di poter scrivere all’altra persona per qualsiasi cosa e sapere che lei c’è e ci sarà sempre, qualsiasi sia il problema; non è litigare una volta e chiudere per sempre, ma è litigare, magari non calcolarsi per giorni, parlare e chiarire, e tornare poi più forti, unite e migliori amiche di prima. Tra loro non c’è una che preferisco, voglio un bene dell’anima a tutte allo stesso modo. Ricordo ancora la nostra prima “festa” assieme: era il compleanno di C., il 17 dicembre 2024, ed è quando conobbi anche parte del gruppo. Per la prima volta mi sentii circondata da belle persone, vere e sincere. Ci sono persone del gruppo con cui vado più d’accordo, con altre meno, persone di cui mi fido di più e altre di cui mi fido meno, ma so che su di loro potrò sempre contare: ci sarà sempre qualcuno con cui parlare, ridere, scherzare e piangere, ci sarà sempre una spalla su cui appoggiarsi e una persona da abbracciare, ed è questa la cosa bella di noi, che nonostante i problemi e le litigate ci siamo sempre. Ogni festa con loro è un momento bello e, soprattutto, indimenticabile. Ogni volta, faccio il conto alla rovescia e penso sempre a quanto manca a stare tutti assieme e a divertirci. Sono e sarò infinitamente grata a loro per essermi sempre stati accanto. Voglio ad ognuno di loro un bene che è difficile da esprimere a parole; so solo che quando stiamo assieme posso essere me stessa, contenta e spensierata come con nessun altro, senza sentirmi giudicata”. (G. classe seconda).
“Ho deciso di portare questa collana come gemma perché per me ha un valore molto profondo: rappresenta l’unione della storia di mio papà e di mia mamma, ed è un simbolo importante della mia famiglia. La collana mi è stata data da mio papà. Insieme alla catena c’è un ciondolo a cerchio che apparteneva a mia nonna: lei lo ha dato a mio papà e lui, a sua volta, lo ha donato a me. È un oggetto carico di ricordi e di aneddoti che mio padre mi ha raccontato nel tempo. Proprio per questo, in futuro mi piacerebbe trasmettere questa collana ai miei figli, per mantenere viva questa tradizione familiare. La croce, invece, mi è stata regalata da mia mamma. Non rappresenta un momento preciso, ma è legata a una storia molto significativa che lei mi ha raccontato quando me l’ha donata. Mia mamma è originaria di Cuba e, quando era piccola, non possedeva ancora questa collana. Mia nonna materna le raccontava spesso quanto i chicchi fossero importanti, perché rappresentavano la base della vita e della società: il chicco di riso, il chicco di caffè, elementi semplici ma fondamentali, soprattutto in un Paese povero come Cuba, dove non ci si poteva permettere molti lussi. Questa idea è rimasta sempre molto impressa a mia mamma. Anni dopo, mia mamma si è trasferita in Italia insieme a mio papà, dopo essersi innamorati e sposati. All’inizio non è stato un periodo facile: lei non parlava bene l’italiano e mio papà, dovendo lavorare, non voleva lasciarla sola in casa. Per questo la lasciava spesso da una nostra parente, che è diventata per lei un punto di riferimento fondamentale. Le ha insegnato molto, hanno condiviso tanti momenti importanti e si sono legate profondamente. Quando questa parente è venuta a mancare, a mia mamma è stata regalata una collana che lei non aveva mai visto prima. Questa collana aveva un ciondolo a forma di chicco di caffè, da cui proviene la croce che oggi porto io. Appena mia mamma lo ha visto, ha subito pensato a sua nonna e a tutte le storie che le raccontava da bambina. Per lei è stato un segno molto forte. Questo ricordo è molto importante anche per me. Credo molto nel destino e penso che, se mia mamma non avesse incontrato proprio mio papà, non avrebbe mai ricevuto quella collana che le ricordava così profondamente la sua storia. È come se fossero stati legati da un filo rosso, destinati a incontrarsi. Ed è per questo che questa collana, per me, ha un valore enorme”. (G. classe quinta).
“La mia gemma è una spilla che mi ha regalato una mia vecchia amica. Ci siamo conosciute in seconda media, quando arrivò da un’altra scuola: era timida ma molto gentile. Ci hanno messe di banco vicine e, parlando, abbiamo scoperto di avere tante cose in comune. Col passare del tempo siamo diventate migliori amiche e per Natale mi regalò questa spilla, che ancora oggi conservo e indosso durante le feste. Purtroppo l’anno scorso si è trasferita in un’altra città e, a causa di questo, abbiamo perso i contatti, ma resta per me un bel ricordo della nostra amicizia” (G. classe terza).
“Ho pensato a lungo cosa portare per la mia gemma ma non trovavo qualcosa di adatto che mi rappresentasse, non trovavo niente. Poi ho capito che dovevo portare non qualcosa, ma qualcuno. La mia mamma é ciò che mi rappresenta. Lei per me c’è sempre stata e io glie ne sarò sempre grata. Non ho avuto un’infanzia facile. Ma non è stato facile neanche per mia mamma crescermi. Mio padre non c’è mai stato e mia mamma ha sempre dovuto lavorare per due. Lei per me ha fatto tutto. Il medico, il “taxi” come dice lei, la cuoca, ma soprattutto da padre. Non voglio parlare di me ma voglio parlare di lei. Ho scelto questa foto perché è dove vedo in lei un sorriso spontaneo e genuino. Lei ha sofferto più di me però cerca sempre di essere forte per me. Guardando questa foto spero sempre di poterla rivedere sorridere così, senza pensieri, libera di poter fare ciò che ama: la fotografia. Mia mamma è una parte fondamentale per me e anche se litighiamo, io so che faremo sempre pace perché pensare ad una vita senza di lei è come vivere senza anima” (L. classe quarta).
“La mia gemma di quest’anno è l’estate 2025. Per me è stata un’estate piena di esperienze, emozioni e persone. Esperienze come il viaggio a Roma per il Giubileo; le lunghe camminate, il caldo torrido, i pranzi e le cene per strada, le serate insieme a ridere e a parlare fino a tarda notte ignorando la fatica che ci avrebbe aspettato il giorno dopo, i discorsi profondi, i “ma quanto manca” a ogni passo, i saluti e i sorrisi tra noi e le persone degli altri paesi, tutti insieme, tutti uguali. Essere una pellegrina, vivere di cose semplici e condividere riempie il cuore di cose vere; infatti tutto ciò mi ha permesso di crescere, creare ricordi indelebili e ampliare i miei orizzonti.
Poi, le giornate a Lignano da sola con le mie amiche e il viaggio a Paestum con la scuola grazie al quale ho potuto visitare luoghi antichi meravigliosi e fare nuove amicizie. Emozioni perché ho sentito di aver vissuto quest’estate al massimo, di essermi goduta ogni attimo senza pensarci troppo. Ho provato amore, affetto, delusione, tristezza, rabbia, felicità, spensieratezza; è vero che non sono tutte positive, ma anche quelle negative fanno parte della vita e vanno affrontate. Sicuramente non ce l’avrei fatta senza la parte più importante della mia estate, ovvero le persone, o meglio gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi, che mi hanno circondato. Non essendo molto brava con le parole, ho scelto una canzone di Gio Evan per descrivere cosa rappresentano loro per me. Il testo dice:
“Nonna le chiamava “persone medicina” Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci Che appena le senti calmano i battiti Aggiustano i polsi Ti aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce vera Quella del sole Persone che con un abbraccio ti fermano la tachicardia di dentro Quella che per notti e anni Hai collezionato a colpi di ansie Che nemmeno ti appartenevano Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi Camomilla nello sguardo Che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti Dopo averle incontrate pure i sogni sognano meglio Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori Che non hanno paura di abbracciarti i traumi Che sanno dove metterti dentro le parole giuste Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto Nonna le chiamava “persone medicina” Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci A detta sua le uniche persone da frequentare A detta sua le uniche persone da diventare”. Coloro a cui sto pensando sono proprio quelle persone che la vita ti fa incontrare al momento giusto, in modo inaspettato, come sapesse, senza che tu lo esprima, che ne hai proprio bisogno”. (A. classe quarta).
“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato.
Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.
L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio.
Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”. (E. classe quinta).
“Ciao nonna Non ero certa che mai avrei cercato di esprimere a parole ciò che provo ormai da un po’, perché scriverlo fa sembrare tutto un po’ più vero, ogni parola mi ricorda che la distanza tra noi è più grande di quella a cui eravamo abituate, mi ricorda che non ci sarai a rispondermi alle chiamate con quel “pronto?” un po’ assonnato perché puntualmente ti chiamavo mentre facevi il tuo riposino e tu cercavi di farmi credere che non fosse così per non farmi sentire in colpa, che non sentirò più i tuoi racconti su quella vita così piena che hai vissuto o la mamma che parla per ore al telefono con te la sera. E fa male fermarmi e rendermi conto di dover parlare di te al passato perché tu sei sempre stata il mio presente. Se fossi qui mi diresti di non dispiacermi perché sei in un posto incantevole circondata dall’amore di Dio a cui hai sempre dedicato ogni giornata, ogni gesto, ogni preghiera. Sai nonna, a Natale eravamo tutti lì a casa tua, è stato strano ma al contempo è stato come se tu fossi stata lì in mezzo a noi, quella casa, che sarà sempre “casa della nonna”: è pervasa di te, in ogni angolo di ogni stanza così come lo sono i nostri cuori a cui tu non hai mai negato amore, un amore senza riserve che non si è mai arreso davanti alle paure, alle difficoltà e alla lontananza che rendeva ogni nostro incontro più speciale. Sei sempre stata e sei ancora un’ancora, un punto di riferimento per noi che ti abbiamo sempre guardato con ammirazione. Avrei voglia di raccontarti tante cose e abbracciarti forte forte e sentirmi chiamare “gioia” come facevi sempre. Così ci siamo salutate l’ultima volta che ti ho visto e quelle parole risuonano sempre nella mia mente quando penso a te. Mi manca sentire il suono di quelle parole sicure e risolute e la dolcezza dei tuoi baci sulla fronte. So che adesso sei in un posto lontano ma migliore e vegli su di noi da un po’ più su. Ti immagino lassù, finalmente, dopo tanto tempo, danzare abbracciata al nonno come nella foto che guardavo sempre quando entravo in camera tua, digli da parte mia che avrei tanto voluto conoscere anche lui come ho avuto la fortuna di conoscere te. É impossibile racchiudere ciò che sei stata per me in così poche parole perché è un sentimento che non si rinchiude in semplici lettere ma ho voluto comunque tentare. Ciao nonna, mi manchi tanto La tua A.” (A. classe quinta)
“Et gaudium vestrum, nemo tollet a vobis (E la vostra felicità, nessuno ve la toglierà) Gv 16;22
Questa frase tratta dal Vangelo di San Giovanni mi ha dato l’ispirazione per l’ultima gemma. Infatti ho deciso di seguire il fil rouge della felicità, o meglio dire delle persone che in questi ultimi 5 anni mi hanno portato felicità. Sono stati anni lunghi, con alti e bassi, ma che guardando indietro mi lasciano una grandissima quantità di ricordi. Posso dire di aver costruito molte relazioni, che per me sono estremamente importanti, azzarderei dire quasi essenziali. Dai miei gruppi a scuola, ai miei compagni d’avventure campanarie, ai miei “pastori” ed alla mia più grande amica, persone veramente preziose che porterò sempre nel cuore” (D. classe quinta).
“Non è vero che il tempo cura le ferite. Alcune ferite restano sempre aperte e doloranti, impari solo a convivere col dolore. A volte riesci ad ignorarlo, ma non puoi ignorare un dolore per sempre. Avevo già deciso da tempo che la gemma di quest’anno l’avrei dedicata a mio padre, ma non avrei mai immaginato di dover parlare di lui al passato. Mio padre era una persona piena di vita, era sempre pronto a strappare un sorriso a chiunque, voleva bene a tutti e tutti gli volevano bene. Aveva sempre la battuta pronta nel caso qualcuno fosse giù di morale, era sempre pronto ad aiutare tutti. Eppure, nonostante io ricordi mio padre così, l’immagine più vivida che ho in mente da settimane è lui immobile, pallido, freddo. Quando l’ho visto così, l’unica frase che sono riuscita a dire è stata “questo non è mio padre, è tutto finto”. Quel giorno, una parte di me è morta con lui. Mio padre è stato il mio primo amico, ha sempre cercato di non far mancare nulla a me e a tutta la mia famiglia. Il nostro rapporto negli ultimi mesi è stato molto complicato, soprattutto dopo che ha scoperto tutto quello che stavo tenendo dentro da anni. Se potessi tornare indietro, lo abbraccerei forte e non lo lascerei più andare, lo ringrazierei per tutto quello che ha fatto per me e per aver creduto in me anche quando io stessa speravo di andare a dormire e non svegliarmi il giorno dopo. Ma gli chiederei anche scusa per tutte le volte che invece di mostrargli tutto l’affetto che provavo e provo ancora per lui, riuscivo a mostrare soltanto rabbia e frustrazione. La parte più difficile di un lutto è accettare che, per quanto possa essere ingiusto, quella persona sarà morta per sempre, e non c’è un modo per tornare indietro. La perdita di un genitore lascia un vuoto difficile da spiegare con le parole: la casa sembra sempre più vuota e silenziosa, le mie giornate sembrano sempre incomplete. Ora ha inizio un capitolo nuovo della mia vita, crescerò e magari riuscirò a raggiungere tutti i miei obiettivi, ma anche se tu non sarai lì ad ascoltarmi mentre ti racconto tutto, so che, ovunque tu sia, riuscirai a vedermi e supportarmi come hai sempre fatto”. (E. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di parlare del mio viaggio in Finlandia, un viaggio che sognavo di poter fare da molti anni, sin da piccolo. Inizialmente mi ci interessai soltanto per la famosa notizia che avessero il sistema scolastico migliore dell’Europa, ma presto scoprii molto di più riguardo a questo paese, ad esempio la particolarità della loro lingua che ha origini uraliche piuttosto che indoeuropee come maggior parte dell’Europa. Insieme alla sua costante posizione in alto nella classifica per i paesi più sicuri e felici e alla presenza di parchi naturali nazionali, sono stati questi i fattori che mi hanno spinto molto a voler visitare questo paese; e il risultato non mi ha per niente deluso. Il centro e la città erano sempre animati, il tempo era sempre bello, alle 23 non c’era ancora buio totale e il cibo era fantastico. Non c’è stato mai un momento in cui mi sono pentito di aver fatto questo viaggio, e lo rifarei più che volentieri (anche se con un po’ meno di vento)” (F. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare Roma. In realtà più che portare la città di Roma io porto quello che c’è a Roma, ossia tutta il resto della mia famiglia. Siamo distanti 648km, li riesco a vedere pochissime volte all’ anno, specialmente mia cugina e i miei zii. Roma per me non è una città perciò, Roma è la mia famiglia. Inoltre, ogni volta che vado lì è durante le vacanze, quando non c’è scuola, quindi riesco a trascorrere il tempo lì priva da qualsiasi stress o ansia dovuta a studio o verifiche. L’unica cosa che devo fare lì è stare con i nonni, mio zio, ecc… e giocare a basket. Solo questo. Quindi, il tempo trascorso a Roma è sinonimo di, oltre ad amore, spensieratezza e felicità. Ogni volta che torno qui sono triste perché so che vado incontro ad un periodo in cui ci sarà solo lo stress della scuola, e in cui saremo da sole: io, mia mamma e mia sorella. Solo noi. Quanto è brutto affrontare così tante cose, sia cattive che buone, senza però rendere partecipe la mia famiglia, e allo stesso modo esserci perse noi un sacco di cose. Roma non è una città, Roma è un’idea, Roma è un ricordo a cui aggrapparsi, Roma è un pensiero fisso nella mia testa. Non perché ci sia il Colosseo, il Circo Massimo, San Pietro (anche se in effetti fa più figo dire “la mia famiglia è di Roma” piuttosto che dire “la mia famiglia è di Cosenza”). Probabilmente se la situazione fosse al contrario direi che Udine è il mio posto felice, o qualsiasi altra città, basta che ci sia la mia famiglia. Comunque quindi il punto non è la città, ma CHI c’è in quella città”. (L. classe quarta).
“La scelta di questa gemma è stata particolarmente difficile, in quanto mi sembrava di non avere nulla o nessuno di cui parlare che fosse davvero speciale, anche perché le persone più importanti per me le ho già portate nelle due gemme precedenti: i miei nonni nella prima e mio zio nella seconda. Mi sembrava, insomma, di non avere più nulla di davvero unico, speciale e insostituibile, finché non mi sono resa conto che l’unica cosa che per me è davvero unica, speciale e insostituibile abita con me, mi vive ogni giorno, pranza e cena sempre al mio fianco e condivide la cameretta con me: io dormo nella parte superiore del letto a castello e lei dorme sotto. Sto parlando di mia sorella A. A. è una bambina vivace, scherzosa e divertente, ma quando si trova in compagnia di gente al di fuori di me, mamma o papà, si chiude… si chiude talmente tanto da sembrare la bambina più timida del mondo, anche se in realtà non lo è, ed ha solamente bisogno di ambientarsi. Viene infatti spesso etichettata come una bambina di poche parole, anche se non è vero affatto perché quando è a casa si sente solo lei. Ricordo ancora il momento in cui mia mamma mi disse che era incinta, dopo anni in cui io continuavo a chiedere un fratellino o una sorellina, e finalmente fui accontentata, e il giorno della sua nascita lo ricordo come se fosse ieri. Con lei ho passato dei bellissimi momenti, come i weekend passati a guardare film o serie tv, i bagni al mare quando andiamo dai nostri parenti in Sicilia o anche delle semplici risate in momenti totalmente casuali senza alcun motivo. Ricordo anche momenti meno belli, come quando è svenuta ed è stata portata in ospedale in ambulanza o quando mentre ballava è caduta e ha spaccato il labbro. Per fortuna, però la maggior parte dei ricordi sono positivi. Tra meno di 2 settimane mia sorella compirà 9 anni, ma io la vedo sempre come la bambina piccola, allegra e spensierata nella quale vedo anche una parte di me quando avevo la sua età. Anche se ogni tanto litighiamo io le prometto che rimarrò per sempre al suo fianco e non la lascerò mai” (A. classe terza).
“Care I. e C., voi che siete le mie due anime gemelle: questa gemma la dedico a voi, che vi meritate tutto l’universo intero. Siete le mie due migliori amiche in assoluto, due migliori amiche che mi sopportano già da anni e che hanno sempre trovato un modo per comunicare con me. Abbiamo costruito ormai tanti ricordi insieme: la scuola media, il centro estivo, la vacanza del giugno 2025, i gossip in corriera ci hanno rese inseparabili, un trio. Non mi immagino nemmeno come sia riuscita a legare con voi così tanto, anche perché mi conoscete, inizialmente ero piuttosto introversa e timida quando sono arrivata qua, ma voi mi avete dimostrato che con piccoli passetti si può arrivare ai grandi traguardi insieme, mi avete dimostrato cosa significhi un’amicizia forte e quanta fatica richiede. Prima di voi sono stata in altri trii, ma non riuscivo mai a sentirmi inclusa veramente; con voi è stato diverso, legami e sentimenti diversi. Se qualcuno mi chiedesse chi siete voi per me, risponderei semplicemente che siete le mie migliori amiche da tantissimo tempo, ma se me lo chiedessero in un momento di debolezza, risponderei che siete due persone di cui non posso fare a meno. Persone che sono sempre riuscite a starmi vicino, a colmare il vuoto interiore e a placare la solitudine durante le discussioni o i disaccordi. Persone con cui io posso sempre affidarmi e aprirmi in qualsiasi momento, senza magari essere giudicata. Viviamo praticamente le nostre vite tutte e tre insieme, condividendo momenti, persone, esperienze, ricordi, nostalgie, che siano da ricordare o da dimenticare. Provo un’immensa gratitudine verso di voi, anche solo per la vostra presenza nella mia vita, per avermela migliorata. Spero solo di portare la nostra amicizia avanti per sempre e migliorare sempre di più, in modo che tutte e tre possiamo stare unite e in compagnia l’un dell’altra. Voglio dedicare queste parole anche a un’altra mia amica, R, che mi salva ogni giorno e mi sta accanto in ogni momento. È da tanto tempo che ci legano la passione (come per la musica e la chitarra ad esempio), il sostegno e la capacità di comprenderci reciprocamente quando ne abbiamo bisogno. So che non mi giudicherà mai e non mi lascerà mai in un momento di difficoltà, ma dedicherà tutta sé stessa per aiutarmi. E questo tipo di amiche è da tenere molto stretto a sé: sono molto difficili da trovare le amiche vere”. (V. classe seconda).
“La gemma che ho deciso di portare é questo peluche a forma di maialino rosa regalato da mia nonna a Pasqua del 2015; avevo 6 anni e lo trovai appeso a un grande uovo di Pasqua. Lo notai subito perché era del mio colore preferito e proprio per questo, insieme a mia nonna, decisi di chiamarlo “Pink”, rosa in inglese ma che ricorda anche “Pig”. Tutt’oggi lo tengo appoggiato sul comodino così da averlo sempre con me” (E. classe terza).