“Questo braccialetto me lo ha regalato mia nonna esattamente un anno fa quando era il mio compleanno. Questo bracciale per me vale molto perché quando lei stava male lontana da me e dalla mia famiglia sentivo la sua vicinanza semplicemente guardandolo” (A. classe prima).
“Circa 6 anni fa, in estate, io e la mia famiglia ci trovavamo in un campeggio nei pressi di Roma. Quest’ultimo era anche la casa di numerosissimi gatti e gattini. Come sempre io impazzivo dalla voglia di poterne acchiappare uno, soprattutto se piccolo, per tenerlo tra le braccia e fargli tante coccole. Una mattina, dietro ad un cancello socchiuso, sorpresi due piccoli gattini giocare teneramente tra di loro, il mio cuore iniziava a battere e la voglia di provare ad acchiapparne uno aumentava. Lentamente mi avvicinai, cauta, poi feci un balzo e iniziai a corrergli dietro, ma svelti come sono, avevano già trovato un nascondiglio adatto al loro corpicino minuto. Allora mi arresi e trovai altre distrazioni e passatempi anche se questa era la più spassosa. Quel pomeriggio, io e mio fratello ci avviammo per andare in piscina, lui camminava sbadatamente guardando sempre dritto, io continuavo a volgere la testa da tutte le parti ansiosa di avvistare qualche animaletto. All’improvviso, scendendo le scale, mi voltai a sinistra e vidi un piccolo gattino grigio accovacciato davanti ad un tunnel. Era il mio momento, dovevo fare qualcosa, dovevo approfittare del fatto che non si era accorto della mia presenza. Svelta mi piegai e l’afferrai, presa! Finalmente ero riuscita a prendere un gattino ma poco dopo averlo sollevato notai che era molto magra, troppo per la sua età, aveva anche un occhio chiuso dalle croste pieno di pus per via dell’herpes che se non viene curato subito rischia di creare danni permanenti. Provai subito compassione e mi avviai decisa verso il camper dove stavano i miei genitori. Mia mamma non fu sorpresa di vedermi con un gatto in braccio, ci era abituata, ma questa volta io scoppiai a piangere e continuai a ripetere che dovevamo salvarlo, che stava male e che se non l’avessimo fatto sarebbe morto visto lo stato in cui era. Mio padre non mi diede retta, continuava a dire che prima o poi mi sarei stufata e sarebbero stati loro a doversene occupare, io non lo ascoltavo e insistevo con le lacrime agli occhi che dovevamo portarla da un veterinario. Riuscii a convincere mia madre e pensandoci adesso, ne sono ancora sorpresa. Arrivammo alla clinica veterinaria verso sera, al gatto, che scoprimmo essere una femmina, vennero tolte le larve di mosca che aveva attaccate vicino alla coda, gli fu pulito l’occhio e gli furono dati i sali minerali in vena. Ci dissero che forse non sarebbe sopravvissuta, dovevamo attendere una chiamata il giorno dopo. La mattina seguente andammo a visitare Veio, un’antica città etrusca vicino a Roma. Percepivo che anche la mamma era agitata, eravamo entrambe preoccupate ma speranzose. Squillò il telefono, era la clinica! Mia mamma rispose e le dissero che potevamo andare a prendere la gattina. Ero felicissima, avrei avuto il primo gatto della mia vita. Durante il viaggio del ritorno scegliemmo un nome. Fu mia mamma a dirlo e dato che piaceva a tutti e ci riuniva venne scelto: Veia”. (E. classe quinta).
“Osservando le persone che mi circondano, mi sono fermata a riflettere su quanto siano preziose le persone che mi sono sempre accanto e di quanto io ne sia grata, ogni giorno. Eppure, guardando più da vicino, ho notato una piccola stella che, fin dal primo momento, è stata al mio fianco in ogni situazione, senza mai farmi sentire sola. Quella stella si chiama A., ed è mia cugina. È sempre stata lì per me, supportandomi in ogni circostanza e sopportandomi anche nei miei momenti più difficili. Con lei ho condiviso risate, segreti e sogni, ma anche paure e sfide. A. non è solo una cugina, ma una sorella, la mia migliore amica, la persona che sa sempre come farmi sentire meglio, la mia compagna di avventure. Nonostante la distanza che ci separa, nemmeno i continenti che ci tengono lontane sono riusciti a spezzare il nostro legame. Ogni estate, ogni Natale, ogni piccolo momento che trascorriamo insieme riesce a tirare fuori la parte migliore di me. E anche quando la mia parte più fragile si fa vedere, lei è sempre lì, pronta a sostenermi senza mai giudicare, con una pazienza che solo lei sa avere. È stata la mia sorella maggiore, quella su cui ho sempre potuto contare, e ogni giorno la ammiro sempre di più. Anche se quest’anno compirà 18 anni e diventerà adulta, per me rimarrà per sempre la mia cuginetta, quella che porto sempre nel cuore e di cui parlo con orgoglio a tutti, e per cui conto i giorni che mancano all’estate, con la certezza che non importa quanto tempo passi, il nostro legame non cambierà mai. Una delle cose che più mi fanno sorridere di lei è che, come dice la canzone, Why everybody so serious? Perché con A. non posso fare a meno di ridere e scherzare sempre. Non importa quanto la vita possa essere complicata o seria, con lei ogni momento diventa un’occasione per divertirci, per essere spensierate come due bambine. Avrei potuto dedicarle una di quelle canzoni sdolcinate, piene di parole dolci e romantiche, ma sono sicura che non sarebbe stato giusto. A. non è solo una persona con cui condividere momenti teneri e riflessivi, ma è anche la mia compagna di risate, la persona con cui posso essere completamente me stessa, senza filtri o convenzioni. Con lei, non c’è bisogno di frasi melense o gesti eccessivamente dolci. Ho scelto invece questa canzone, Pricetag, poiché l’abbiamo cantata a squarciagola quest’estate, mentre andavamo in vacanza, e in quel momento è come se il tempo si fosse fermato. Siamo tornate due bambine che si divertono senza pensieri, con il cuore leggero e mille idee in testa. È questo che amo di più: con lei, anche nei momenti più ordinari, tutto diventa speciale, perché insieme ci sentiamo invincibili. A. è la mia stella, quella che rende ogni giorno migliore, quella che è sempre stata al mio fianco, in ogni momento della mia vita, e per tutto questo le sono immensamente grata”. (V. classe seconda).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare una serie: Hawaii-Five-0. Ho scelto questa serie perché da piccola la guardavo ogni pomeriggio con mio padre sul divano a casa. Oggi questa serie mi riporta indietro a quelle ore passate insieme con spensieratezza e felicità senza nessuna preoccupazione per la scuola o il lavoro” (A. classe seconda).
“Come ultima gemma del liceo ho deciso di portare la mappa della metropolitana di Londra. Innanzitutto parto col dire che la capitale del Regno Unito è sicuramente la mia città preferita, ci sono stata la prima volta nel 2018, e l’ho amata talmente tanto che per i diciotto anni che ho compiuto a settembre ho chiesto ai miei genitori di tornarci. La settimana che ho vissuto lì per festeggiare la maggiore età è stata qualcosa di indimenticabile, soprattutto perché ho avuto l’occasione di condividerla con i miei genitori, le figure di riferimento più importanti nella mia vita. Ultimamente il nostro rapporto sta migliorando un sacco, e mi ritengo davvero molto fortunata ad andare così tanto d’accordo con loro. Quindi oltre all’aspetto del viaggio abbiamo anche quello della famiglia, un valore per me fondamentale. Ho portato questa mappa anche come auspicio per il mio futuro, dato che il mio sogno più grande sarebbe quello di diventare guida turistica e tour leader a Londra, una città che porterò per sempre nel mio cuore” (A. classe quinta).
“Come gemma ho deciso di portare la serie tv Una mamma per amica. Per me ha un significato speciale perché l’ho guardata e la riguardo ogni anno, come tradizione, assieme a mia madre: una persona fondamentale nella mia vita. Grazie a questa serie tv abbiamo passato molto più tempo insieme, e condiviso dei momenti bellissimi” (V. classe seconda).
“Questo anello può sembrare banale o un semplice anello per molti, ma in realtà dietro c’è una storia ben più emotiva e profonda. Questo anello è stato l’ultimo regalo che mi è stato fatto da mia zia, lei era affetta da un cancro che dal seno si è diffuso lungo la colonna vertebrale fino al cervello, facendola soffrire di più nelle ultime settimane di quei 4 anni agonici di malattia. Lei quando morì era piuttosto giovane, aveva appena 42 anni e avrebbe voluto passare più tempo con me, con la mia famiglia e con le sue due figlie, le mie cugine, una di 4 anni e l’altra di 12 anni; avrebbe voluto anche fare più regali, infatti nell’ultimo periodo fece a me e a mio fratello un sacco di regali. Lei ci lasciò il 13 maggio del 2024, una data che la mia famiglia non potrà facilmente dimenticare, giacché questa morte ci ha lasciato un vuoto indescrivibile e inimmaginabile, visto che tutti eravamo molto legati a lei”. (S. classe seconda).
“Quest anno la mia gemma sarà la danza. Ho iniziato il mio percorso da ballerina quando ero molto piccola, avevo circa 3/4 anni, e da subito è diventata la mia passione. Tra alti e bassi c’è sempre stata e mi ha sempre confortata. L’anno scorso mi è stato proposto di fare assistenza durante le lezioni delle bambine più piccole e mi sono subito affezionata un sacco a loro. Questo non ha fatto altro che farmi appassionare ancora di più alla danza, rendendola ancora più speciale” (S. classe quinta).
“Per me questa coccarda è molto importante. Ho fatto equitazione per quattro anni e per me è stato uno sport importante e che mi ha resa felice. Nel 2022 sono andata alla Fiera Cavalli a Verona, è stata un’esperienza interessante e mi è piaciuta molto. Questa coccarda è quella che ho vinto al primo posto e che mi ha fatto diventare campionessa italiana. L’ho vinta grazie alla mia vecchia cavalla Daisy che purtroppo è venuta a mancare l’anno scorso. Ho passato tanti bei momenti con lei ed è una cavalla che non dimenticherò mai” (M. classe prima).
“La mia gemma racconterà dello stretto legame che ho con mio cugino. Sin da piccoli siamo sempre stati assieme e ci siamo sempre aiutati a vicenda, anche se litigavamo spesso; ogni giorno andavamo insieme all’asilo o dai nostri nonni e ci divertivamo molto a giocare all’aperto. Mi è sempre stato vicino nei momenti più difficili, come quando ero ricoverato in ospedale e quasi ogni giorno mi veniva a trovare, facendomi divertire e tirandomi su il morale. Purtroppo adesso con i numerosi impegni che abbiamo non passiamo più molto tempo insieme, ma solitamente in estate ci vediamo molto di più, andando al centro estivo e stando anche in compagnia con dei nostri cari amici. Insomma potremmo stare mesi e mesi senza vederci, ma il nostro legame rimarrà sempre lo stesso” (M. classe prima).
“La gemma di quest‘anno l‘ho scelta in seguito ad un incontro con la mia famiglia in occasione del compleanno di mio papà. Mio zio ci ha mostrato un video della nostra vecchia casa delle vacanze in Austria che purtroppo abbiamo dovuto vendere con l’arrivo del covid. È stato molto bello ricordare con le persone a cui voglio bene alcuni dei momenti più felici e spensierati della mia vita. Quella per me era casa, mi sentivo sempre bene e rilassata dentro e lo stretto contatto con la natura la rendeva unica. A due passi c’era un bosco, un lago e davanti alla finestra vedevamo i cerbiatti… Mi dispiace tanto pensare di non potere più passare del tempo lì, specialmente ora che crescendo ci sarei potuta andare anche in autonomia con amici ecc… La casa in Austria resterà sempre nel mio cuore”. (C. classe quinta).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare qualcosa di diverso; tramonto e alba hanno sempre rappresentato qualcosa di importante e piacevole per me, ragione per la quale cerco sempre di immortalarle. Il cielo in tutte le sue forme e sfumature assume significati diversi ed è in grado di influire, spesso in modo positivo, sul mio stato d’animo. Con questi scatti, infatti, cerco sempre di racchiudere lo stato di calma, gioia o semplice stupore che ognuno di questi istanti mi ha portato per poterlo ricordare per sempre ripercorrendo questi momenti: ognuna delle numerose fotografie è unica e con un suo particolare significato. Nonostante queste siano solo semplici fotografie quindi rappresentano nella loro unicità un qualcosa di diverso e personale” (P. classe quinta).
“Per la gemma di quest’anno ho deciso di portare un disegno fatto dal mio cuginetto. Me l’ha regalato per ringraziarmi del tempo che ho passato con lui durante l’estate, giocando e facendogli da babysitter. Mi piace moltissimo trascorrere del tempo con lui e vederlo crescere. Nonostante sia ancora piccolo, abbiamo un legame davvero speciale!” (M. classe quarta).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma il concerto di Taylor Swift a cui sono stata quest’estate e, in generale, l’intera esperienza che ho vissuto. Oltre al concerto in sé, che è stato a dir poco magico, tutta la giornata è stata speciale. Dal viaggio fino a Milano, con l’emozione che cresceva a ogni chilometro, allo scambio dei braccialetti dell’amicizia con persone che condividevano la mia stessa passione, ogni momento è stato unico e indimenticabile. Entrare per la prima volta nello stadio, vedere il palco enorme, la folla di persone e sentire quell’atmosfera è stato qualcosa di indescrivibile. Le luci, la musica e la voce di Taylor mi hanno fatta sentire in una dimensione totalmente diversa, come se il mondo fuori non esistesse. Cantare insieme a migliaia di persone che provavano le stesse emozioni mi ha fatto sentire libera e parte di qualcosa di molto più grande. In particolare, ho deciso di portare questo momento del concerto in cui canta la mia canzone preferita in assoluto, Wonderland. Ogni sera del tour Taylor sceglieva quattro canzoni extra dalla sua discografia, diverse per ogni concerto, e io ho avuto la fortuna di ascoltare proprio questa. Questo momento in particolare, così come il resto dell’esperienza, è stato davvero indimenticabile e qualcosa che augurerei a chiunque di vivere almeno una volta nella vita” (A. classe quarta).
“Non potevo portare il fiore nello stato attuale, quindi ho portato una foto di come era quando mi è stato dato. Ho deciso di portare questo fiore, che mi è stato dato da un bambino durante il Grest fatto questa estate. L’ho trovato un gesto molto puro e ha significato molto per me, considerando soprattutto che me l’ha dato verso la fine del Grest, e quindi sta anche un po’ a simboleggiare il percorso fatto insieme e quanto lui, e i bambini in generale, si siano legati a me durante quelle brevi ma infinite due settimane. “L’ho preso per te” mi ha detto, e io appena arrivata a casa ho fatto questa foto, per ricordarmi del gesto. Fare l’animatrice al Grest quest’anno è stato uno delle esperienze più belle che abbia fatto negli ultimi anni. Stare con altre persone che condividono il tuo stesso obiettivo, cioè quello di vedere di questi bambini, crea un grande senso di appartenenza e soddisfazione che poche volte ho provato. Sentirmi dire “tu ci sei al campo estivo?” “ci vado solo se ci vai tu” mi ha fatto sentire importante, e non da meno sono anche tutti gli abbracci e le risate condivise durante quelle settimane, ed è per questo che sarà sicuramente un’esperienza che mi porterò nel cuore” (V. classe quarta).
“Ho scelto come gemma il mare di notte perché riesce a suscitare emozioni diverse a chiunque lo osservi. Per me il mare è casa, è divertimento, è malinconia, è dolore, è nonna, è amici, è famiglia ed è solitudine. Di notte, sotto un cielo stellato, diventa uno specchio di ciò che si ha dentro, capace di accogliere ogni nostro pensiero, ogni ricordo, ogni lacrima. Il mare contiene ricordi: le risate che riempivano l’aria, gli abbracci che sapevano di casa, e quel senso di appartenenza che solo gli amici sanno dare. Di notte, quando il chiasso si spegne, il mare diventa anche un luogo di malinconia. Ogni onda sembra riportare a riva un frammento di ciò che è stato, un ricordo che fa sorridere o piangere. È impossibile guardare il mare di notte senza sentire quel misto di nostalgia e meraviglia, senza ripensare ai momenti che ci hanno segnato e a quelli che avremmo voluto trattenere per sempre. Eppure, in tutta questa malinconia, il mare riesce a consolare. Il suo movimento costante, le sue onde che vanno e vengono, sembrano dirci che tutto passa, che ogni ferita si chiude, che ogni lacrima lasciata cadere sulla sua superficie diventa parte di qualcosa di più grande. È come se ci dicesse che anche noi, come lui, siamo fatti per andare avanti, per cambiare e trasformarci senza mai perdere la nostra essenza. Il mare di notte può essere un abbraccio, un luogo che raccoglie i nostri momenti più belli e i nostri dolori più profondi. È una promessa di possibilità infinite, un invito a lasciarci andare, a fidarsi di quel cammino luminoso che la luna disegna sull’acqua, anche se non so dove ci porterà. Il mare non è solo un luogo, è una sensazione, un frammento d’eternità che ricorda chi siamo stati e chi possiamo ancora diventare”. (M. classe quarta)
“Ricordo ancora quelle estati trascorse in cantina, al fresco, con l’odore della tempera che si mescolava all’aria calda e la compagnia di nonno. Lo osservavo in silenzio mentre, concentrato, cercava il prossimo soggetto da dipingere. Nonno ha un talento unico, un amore per la pittura che si vedeva in ogni suo gesto. Durante le lunghe giornate d’estate, se non riuscivo a trovarlo, sapevo che sarebbe stato da qualche parte in casa, con il pennello in mano. La sua passione era così grande che sembrava riempire tutta la casa. Io, nel frattempo, aspettavo con ansia di vedere l’opera finita, immaginando cosa sarebbe uscito da quella sua mano che sapeva trasformare ogni pennellata in qualcosa di speciale. Di nonno conservo due quadri che non lascerò mai. Il primo è il mio “primo” quadro. È ironico dirlo, perché in realtà io non ho dipinto proprio nulla: era la mano di nonno che creava meraviglie, io gli dicevo solo cosa disegnare. Eppure, quella volta la mia mente ingenua lo ha portato a dipingere un mare notturno, con una barca al centro, immersa in un silenzio che mi sembrava infinito. Speravo che fosse lui a firmare il quadro, ma per farmi fare bella figura davanti a mamma e nonna, prese il pennello e, con un sorriso, firmò con il mio nome. Quel gesto mi riempì di felicità. Purtroppo, nonno si è ammalato di una malattia che gli ha rubato la lucidità, ma non la passione per la pittura. Nonostante tutto, continua a cercare una tela e un pennello, come se quel bisogno di esprimersi non possa essere fermato (neppure dalla malattia). Ora, però, i suoi quadri non rappresentano più qualcosa di significativo. Ascolta solo la sua mente, che gli suggerisce immagini che può comprendere solo lui. E, per quanto sia difficile, io lo osservo e cerco di non perdere quel filo che ci lega attraverso l’arte. Quest’anno, il giorno del mio compleanno, è stato ancora più speciale perché stavo per varcare la soglia della maggiore età. Nonno, con la sua memoria fragile, non si è dimenticato. Quando sono andata a trovarlo, mi ha dato un piccolo quadro con tre girasoli su uno sfondo verde. L’ho guardato e ho sentito una commozione che non riesco a descrivere. È il quadro più bello che io abbia mai visto, perché in ogni pennellata c’era tutto l’amore che lui ha sempre avuto per me. Ora è appeso sopra il mio letto, come un piccolo pezzo di lui che mi accompagna ogni giorno. Grazie a nonno, ho imparato fin da piccola ad amare l’arte, a vedere il mondo attraverso gli occhi di chi sa cogliere la bellezza nelle piccole cose. Nell’arte, rivedrò sempre una parte di lui, una parte che non perderò mai: l’arte per me è eterna, quindi anche nonno lo è. Nonostante il tempo e la malattia, rimarrà sempre con me, nei suoi quadri e nei miei ricordi”. (J. classe quinta).
“Ho voluto portare questo pupazzo di neve fatto in 1a media perché mi ricorda i bei vecchi tempi di quando c’erano meno pensieri e preoccupazioni e mi ricorda anche della mia prof di tedesco, purtroppo venuta a mancare un mesetto fa circa” (T. classe seconda)
“Quest’anno la mia gemma sono tre miei grandi amici con cui quest’anno ho stretto un grande legame di amicizia. Infatti, questa gemma può sembrare una semplice foto, ma è ben di più perché racchiude in sé emozioni, pensieri, risate che ho condiviso con loro. Il fatto che siano giunti al loro ultimo anno qui un po’ mi rattrista, però sono certo che il legame che abbiamo creato non ci separerà mai” (D. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio viaggio a Paestum. Sono stata a Paestum circa una settimana con la scuola. Quest’esperienza mi ha cambiato dal punto di vista umano: mi ha fatto crescere, abituare a nuove situazioni e conoscere meglio delle persone con cui non avevo mai parlato prima. La parte più bella del viaggio sono state le nuove amicizie che ho creato. Grazie a questo viaggio e alle persone che ho incontrato sono riuscita a superare un “periodo no” della mia vita e a tornare a casa con degli insegnamenti in più. Come foto che rappresenti questa bellissima esperienza ho deciso di portare il tramonto del secondo giorno a Paestum: un momento sereno che ho potuto condividere con delle bellissime persone” (A. classe quarta).