“Quest’anno come gemma ho deciso di portare E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo. Questo romanzo del 1939 parla di un soldato statunitense della prima guerra mondiale di nome Joe Bonham che perde tutti e quattro gli arti, alcune parti del viso, la vista, l’udito, l’olfatto e la parola diventando così un pezzo di carne con una mente funzionante. Joe racconta dei suoi ricordi passati, delle sue speranze e di ciò che vorrebbe sentire, con la consapevolezza di essere destinato a morire. Lo stesso scrittore divenne il regista del film, uscito nel 1971 con Timothy Bottoms protagonista e riuscì a vincere il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes oltre che a diventare l’ispirazione per uno dei brani più celebri dei Metallica: “One”. Questo libro mi ha colpita particolarmente proprio per l’onestà e il grande senso di responsabilità che il protagonista provava, pur essendo consapevole di non avere nulla di funzionante oltre alla mente e di essere solo un esperimento agli occhi dei medici dell’epoca. Consiglio vivamente sia il romanzo che il film e li ritengo abbastanza sottovalutati nonostante il forte messaggio” (I. classe seconda).
E’ venerdì, il mio giorno libero. Il sabato lavoro. Alle 8.00 ho messo il guinzaglio a Mou e siamo andati a fare una passeggiata nel fresco e nel chiarore della luce del mattino di questa bellissima giornata di inizio primavera. Nelle orecchie avevo una puntata di Uomini e profeti in cui il filosofo e psicanalista Romano Madera, ad un certo punto, cita un racconto di Martin Buber tratto da Il cammino dell’uomo: Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”.
Ho tolto gli auricolari dalle orecchie perché percepivo che la memoria stava cercando di suggerirmi qualcosa, ma non riuscivo a darle ascolto. E poi è arrivato il flash! THROUGH THE NEVER! La canzone dei Metallica!
Quella canzone si apre con queste parole: “Tutto ciò che esiste, è esistito ed esisterà, l’universo è troppo grande per conoscerlo, tempo e spazio sono infiniti. Sorgono pensieri inquietanti, domande restano in sospeso, i limiti della comprensione umana”. E poi ancora: “Nell’oscurità, guarda oltre i nostri sguardi alla ricerca della verità non importa dove sia, fissando la brezza dei cieli alla ricerca del senso, della ragione, perché sia arrivato ad esistere, come sia cominciato”.
E così Martin Buber e James Hetfield hanno iniziato a dialogare nella mia mente: in questi giorni da molte riflessioni svolte nelle seconde e nelle quinte sono emersi molti interrogativi. Domande simili a quelle che si poneva pure Leopardi nel suo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: “Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?”.
Mi piace pensare che una possibile risposta sia insita nella domanda che un altro cantante si pone. Questa volta si tratta di Lucio Dalla e della sua canzone Le rondini (tra l’altro stanno per arrivare!): “Vorrei seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro e cos’è che lo muove, da dove viene ogni tanto questo strano dolore, vorrei capire insomma che cos’è l’amore, dov’è che si prende, dov’è che si dà”.
Mi piace il metal, penso di averlo già scritto. Questo è un pezzo dei Metallica che parla della schiavitù dell’uomo nei confronti delle droga che si erge a burattinaio e Signore assoluto, despota carnefice e assassino, distruttore di sogni e aspettative, eliminatore di futuro. Ero molto indeciso se pubblicare o meno il video sottostante perché alcune immagini sono particolarmente forti e dure: le persone più sensibili si astengano dalla visione della parte finale. Il brano è “Master of puppets”.
Finisce la commedia della passione, si sbriciola
Sono la tua fonte di autodistruzione
Vene che pulsano per la paura
succhiando la chiarezza più tetra
che porta alla costruzione della tua morte.
Assaggiami e vedrai che tutto quello che ti serve è solo di più
Osserva come ti sto uccidendo
Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo Signore
La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo Signore
Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili
Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni
Accecato da me non riesci a vedere niente
Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare
Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,
perché ti sentirò gridare Signore, Signore
Cesella la tua strada, non tradire mai
Una vita di morte si sta delineando
Monopolio del dolore, miseria rituale
Preparati la colazione su uno specchio
Assaggiami e vedrai che tutto quello che ti serve è solo di più
Osserva come ti sto uccidendo
Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo maestro
La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo maestro
Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili
Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni
Accecato da me non riesci a vedere niente
Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare
Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,
perché ti sentirò gridare Signore, Signore
Signore, Signore, dove sono i sogni che prima avevo?
Signore, Signore, hai promesso solo menzogne
Risate, risate, tutto ciò che vedo o sento sono risate
Risate, risate, ridendo delle mie grida
L’ inferno vale tutto questo habitat naturale
Solo una rima senza senso
Labirinto senza fine, vagabondaggio con i giorni contati
Adesso la tua vita è fuori stagione
Mi impossesserò di te, ti aiuterò a morire
correrò attraverso di te e adesso governo anche te
Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo maestro
La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo maestro
Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili
Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni
Accecato da me non riesci a vedere niente
Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare
Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,
perché ti sentirò gridare Signore, Signore.
ATTENZIONE: LE IMMAGINI DELLA PARTE FINALE DEL VIDEO SONO FORTI
ATTENZIONE: LE IMMAGINI DELLA PARTE FINALE DEL VIDEO SONO FORTI
Electric chair, old sparky, gruesome gertie, yellow mama, death chair, old smokey: sono modi di dire la condanna a morte su sedia elettrica negli Stati Uniti. C’è un gruppo musicale famoso in tutto il mondo, i Metallica, che hanno usato l’immagine di cavalcare un fulmine. Il brano è “Ride the lightning”. Si parte da un condannato che, in base alle accuse, è colpevole ed è già legato alla sedia elettrica: nell’aria aleggia la morte e non si capacita che la cosa stia succedendo a lui. Se la prende col boia o con lo stato, chiedendogli chi lo abbia reso Dio per permettergli di togliere una vita. La morte si sta avvicinando e le sensazioni sono forti e fugaci, come i pensieri, in questo percorso che segna l’inizio della fine. Il sudore è freddo, gelato, le mani fanno chiudere le dita, la morte di dipana e il condannato si trova da solo insieme alla propria coscienza. Il tempo, inesorabile, scorre in modo molto lento e il condannato naviga tra il rifiuto di morire e il desiderio che tutto si compia per essere liberato dallo spaventoso incubo. Un lampo davanti agli occhi, le fiamme nel cervello. Ride the lightning.
Colpevole secondo le accuse, ma dannazione, non è giusto
C’è qualcun altro che mi controlla
La morte nell’aria, legato alla sedia elettrica
Non è possibile che stia succedendo a me
Chi ti ha reso Dio per farti dire “Ti toglierò la vita!”?
Un lampo da vanti agli occhi è ora di morire
Bruciando nel cervello posso sentire le fiamme
Aspetto il segnale per girare l’interruttore mortale
E’ l’inizio della fine, sudore, freddo e gelato
Mentre osservo la morte spiegarsi
La coscienza la mia sola amica
Le mie dita si stringono per la paura
Che cosa ci faccio qui?
Qualcuno mi aiuti, Oh per piacere Dio aiutami
Stanno cercando di portarsi via tutto
Non voglio morire
Il tempo scorre lento, i minuti sembrano ore
Vedo l’ultima chiamata di scena
Quanto è vero tutto ciò? Finiamola
Se è vero, facciamola finita
Svegliato dall’orrido urlo, liberato dal sogno spaventoso