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Gemma n° 2002

“Dopo averci molto pensato, ho deciso di portare questo paio di scarpe, l’ultimo che ho avuto prima di lasciare il calcio, uno sport che mi ha accompagnato sin da piccola. Mio nonno mi portava a vedere le partite della squadra comunale di cui lui era molto fiero perché militava nella serie A femminile. Giocare a calcio era un mio sogno e dopo qualche anno sono riuscita a coronarlo. Nonostante io non fossi capace mi sono divertita molto e l’ultimo anno sono riuscita a trovare il mio ruolo. Poi ho dovuto lasciare, sia perché non riuscivo con la scuola, sia perché ero l’unico portiere per due squadre e da una parte ero la piccolina, dall’altra mi vedevano come una “traditrice” che andava a giocare con la under 15. Sono comunque stati 3 anni molto belli”.

Penso che il ruolo di C. (classe prima), quello del portiere, sia forse uno dei più solitari all’interno di uno sport di squadra, simile al libero della pallavolo. Eppure non sussiste senza la squadra, perde di senso. E puoi essere forte quanto vuoi, ma senza la squadra non vai da nessuna parte, soprattutto se sulla tua strada ne trovi una. Il fondatore del social network Linkedin, Reid Hoffman, ha detto Non importa quanto sia brillante la tua mente o strategia, se stai giocando una partita da solo e sei contro una squadra, perderai sempre.

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Gemma n° 1964

“Uso l’oggetto che ho portato come segnalibro. E’ una cordicella trovata da mio nonno su un albero il giorno in cui mia madre ha saputo di essere incinta di me: lui ha pensato che fosse un segno del destino, un po’ perché io sono la sua prima nipote femmina e un po’ perché lui aveva la mentalità di un bambino e credeva in queste cose. La mamma ha deciso di regalarmelo per i miei 15 anni: infatti per l’ultimo compleanno ho ricevuto una busta con dentro questo, una foto insieme al nonno e un biglietto che non ho portato perché ci sono scritte delle cose troppo personali. E’ l’unica cosa materiale che mi rimane di lui: non c’è più da quasi dieci anni, ho pochissimi ricordi, in particolare quando l’ho visto nella bara o nel letto d’ospedale e quando se n’è andato perché in quel momento mi teneva in braccio e gli stavo dando il gelato. Nel biglietto c’è scritto che mi vorrà sempre bene, che gli mancherò; mi dispiace non avergli detto che anche io gli volevo bene”.

Sabato notte ho terminato il libro di Gemma Calabresi Milite, la moglie di Luigi Calabresi, ucciso nel 1972 e mi sono annotato questa frase: “Viviamo non sapendo mai quando sarà l’ultima volta di qualcosa, gli addii si consumano nell’inconsapevole indifferenza, nei giorni uguali ai giorni”. Mi risuonano in mente subito dopo la gemma di M. (classe seconda). Mi consola pensare che il filo del dialogo non si spezzi (un po’ come quella cordicella), che il rapporto con chi non c’è più continui, e che quindi lo spazio del rimpianto si trasformi in luogo di consolazione e di ricordi cari e in luce di speranza. Il titolo del libro è poi emblematico: La crepa e la luce.

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Gemma n° 1960

“Ho portato questo portafoglio: me l’ha regalato mio nonno per il mio compleanno e visto che pochi giorni dopo è morto, lo uso per ricordarmi di lui”.

Che belli i regali dei nonni. Uno di quelli che mi porto nel cuore (solo lì, perché non so dove sia finito)  è una forca in legno che il nonno mi aveva fatto per aiutarlo nei campi, visto che passavo varie giornate delle vacanze in campagna da lui. Grazie a L. (classe prima) per aver riportato alla luce questo ricordo.

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Gemma n° 1896

“Ho portato una foto: ci siamo io, mia sorella e mio nonno. Siamo a casa del nonno, su questa collina da cui si può vedere tutto il Friuli. In questo posto mi sento libera, mi siedo e non penso a nulla. Ci sono anche due generazioni a confronto: quando ci sediamo con il nonno e lui inizia a raccontare la sua storia, la sua vita, lo ascoltiamo sempre volentieri e ci permette di dare anche alle nostre esperienze altri significati”.

Quelle di A. (classe terza) sono parole e immagini che sanno proprio di Friuli per chi, come me, in questa terra ci è nato e ci è cresciuto, per chi questa terra la ama profondamente. Prendo le parole friulane di Celso Macor da una pubblicazione curata dal collega Gabriele Zanello:
Svualâ senza slaifs
tun zîl diliberât da rimis
e da pauris
cun pinsîrs a slàs, come ch’a’ vegnin
e si fermin culì come zïuladis di anima
tal sburît dal timp.
Volare senza freni / in un cielo liberato da rime / e da paure / con pensieri in disordine, / così come vengono / e si fermano qui come grida di anima / nel precipitare del tempo.
(da Svualâ senza slaifs, 2018, Società filologica friulana)

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Gemma n° 1872

“Ho deciso di portare questa racchetta perchè è l’oggetto più importante che possiedo. Questa racchetta è appartenuta a mio nonno che era un appassionato di tennis, di calcio e di tutti gli sport. Grazie a lui ho compreso che il calcio è la mia passione. Purtroppo il 30 dicembre 2021 è venuto a mancare, in pochissimo tempo, a causa di una malattia. Ho voluto tenere come ricordo questa racchetta perché, per me, racchiude tutti i miei ricordi con lui. Questa perdita mi ha segnato molto…”.

Non sapevo della perdita subita da M. (classe seconda), l’ho saputo nel momento in cui ha fatto questa gemma. La perdita dei nonni ci segna perché, nella maggior parte dei casi, dentro di noi ci sono forti i segni della loro presenza, del loro affetto, delle loro vite che semplicemente continuano a farsi sentire anche quando loro non ci sono più. Mi piace molto trovare nel mio carattere, nelle cose che faccio, nelle passioni che ho, segni dei miei nonni e dare loro il nome che avevano.

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Gemma n° 1861

“Ho deciso di portare questa castagna perché mio nonno mi dice sempre che porta fortuna e la tengo sempre in tasca. Inoltre mi ricorda un periodo molto bello in cui ero davvero felice”.

La gemma di S. (classe seconda) mi ha portato alla mente il ricordo di zia Stellina, una prozia che è stata un po’ nonna per me, che nascondeva nelle tasche del cappotto una castagna per tenere lontani raffreddore e malanni di stagione. 

Le castagne sono la pace
del focolare. Cose d’altri tempi.
Crepitare di vecchi legni,
pellegrini smarriti.
(Federico García Lorca)

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Gemma n° 1831

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare qualcosa che ricordasse mio nonno ma che allo stesso tempo fosse importante per me e quindi ho portato questa farfalla in vetro. Diciamo che è un po’ contraddittorio da parte mia in quanto le farfalle rappresentano una delle mie più grandi paure; questa apparteneva a mio nonno. Lui fin da piccolo ha sempre avuto questa grande passione e ne ha collezionate di tutti i tipi, di stoffa, metallo, rame. Ora la collezione la possiede mia nonna e si trova all’interno di una vetrina. Una cosa che mi ricordo particolarmente è che quando ero piccolina e andavo da loro, passavo davanti a questa vetrina e, pur avendo tanta paura e ribrezzo, venivo catturata e restavo lì a osservarle”.

G. (classe quinta) ha raccontato così la sua gemma. Anche questa gemma la commento con un testo letterario, questa volta proveniente dal lontano oriente. E’ Haruki Murakami a scrivere: “No, non do nomi alle farfalle. Ma anche senza nomi, le distinguo l’una dall’altra dal disegno e dalla forma. Inoltre, quando si dà loro un nome, chissà perché muoiono subito. Queste creature non hanno nome e vivono per un tempo molto breve. Ogni giorno vengo qui, le incontro, le saluto e faccio con loro vari discorsi. Ma, quando il tempo è giunto, le farfalle scompaiono da qualche parte, in silenzio. Penso siano morte, ma sebbene le cerchi, non ne trovo mai i resti. Svaniscono senza lasciare traccia, come se si fossero dissolte nell’aria. Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono anche le creature più effimere che esistano. Nate chissà dove, cercano dolcemente solo poche cose limitate, e poi scompaiono silenziosamente da qualche parte. Forse in un mondo diverso da questo.” (1Q84)

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Gemma n° 1751

“Non sapevo cosa portare, poi ho deciso di condividere l’anello che mi ha regalato mia nonna quest’estate: è l’anello di fidanzamento che le aveva regalato mio nonno, scomparso quando aveva 39 anni. Il fatto che me l’abbia regalato per me è molto particolare perché per molti anni lei non ne ha parlato o cambiava discorso quando si entrava in argomento. Dopo avermelo dato è come se fosse cambiata e avesse superato la cosa e ora ne parla più facilmente. Me l’ha dato durante una messa e l’ha accompagnato con queste parole «So per certo che lui vorrebbe che ce l’avessi tu».”

Eccola qui la prima gemma di quest’anno, presentata da V. (classe seconda). Bello che arrivi così vicino al 2 ottobre, festa dei nonni. Qualche curiosità presa da Wikipedia: “La festa dei nonni è stata creata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga della Virginia Occidentale, madre di quindici figli e nonna di quaranta nipoti. La McQuade incominciò a promuovere l’idea di una giornata nazionale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, come obiettivo fondamentale per l’educazione delle giovani generazioni, la relazione con i loro nonni… In Italia la festa dei nonni è stata istituita come ricorrenza civile per il giorno 2 ottobre di ogni anno con la legge n. 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. La data del 2 ottobre coincide con il ricordo liturgico degli angeli custodi nel calendario dei Santi cattolico” anche se “nella tradizione cattolica, i patroni dei nonni sono i santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria e nonni di Gesù, che vengono celebrati il 26 luglio: proprio in relazione a tale ricorrenza, Papa Francesco ha stabilito che ogni quarta domenica di luglio si tenga in tutta la Chiesa la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani”.

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Gemme n° 309

L’11 ottobre se n’è andato mio nonno, e questa è stata la prima canzone che ho sentito dopo averlo saputo. Mi è venuto spontaneo pensare a lui come il guerriero che ha protetto la sua famiglia, ha fatto molti sacrifici, soprattutto durante la II guerra mondiale. In una lettera che ha lasciato ai figli emerge tutto il suo interesse nel salvaguardare il benessere della famiglia. Aveva un motto che mi ripeteva spesso: sor, serietà, onestà e rettitudine. Con esso mi dava forza per tutto quello che sarebbe potuto accadere nella vita. Lui mi ha sempre tirato su il morale o per telefono o con la presenza seppur fisicamente lontana”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Mi sono venute alla mente le parole di un’altra persona scomparsa da pochi mesi in tarda età, Rita Levi Montalcini: “Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.”

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Gemme n° 286

mani

Ho portato la foto del ritratto di mio nonno fatto dal padrino di mia madre, il giorno di quest’estate in cui se n’è andato. E’ identico e mi ricorda quanto mi voleva bene; penso sempre a lui quando vedo questa foto”. Questa la gemma di D. (classe terza).
Di nonni purtroppo non ne ho più; penso sia per questo che sono affezionato allo scatto che ho pubblicato sopra. Sono le mani di mio nonno e quelle di mio nipote…

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Gemme n° 217

Il mio cantante preferito è Vasco, in particolare due sue canzoni mi legano a due figure fondamentali. A mio padre è legata “Un senso”, mentre a mio nonno “Vivere”. Ho scelto di portare quest’ultima, perché dice che nonostante le difficoltà le cose si risolveranno e si riuscirà ad andare oltre. Mio nonno è morto da 6 anni e cantavamo spesso questa canzone.” Questa la gemma di A. (classe quarta).
La vita la puoi subire o la puoi dominare” afferma Vasco parlando di questa canzone. Si può vivere o sopravvivere; certo, dipende dalle dinamiche, da quello che succede, dalla vita stesso. L’unica possibilità che a volte è data all’uomo è il come esserci.

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Gemme n° 205

Propongo questa canzone perché mi ricorda mio nonno che non c’è più da un po’ di tempo. In questo momento lo sento importante. Legati a lui sono i momenti più spensierati della vita; inoltre questa canzone mi ricorda le persone che per un motivo o per l’altro non fanno più parte della mia vita, quindi non la ascolto molto perché mi macina il cuore”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Jovanotti descrive uno stato di solitudine, di abbandono, una condizione che fa male e destabilizza perché gli uomini non hanno il dizionario giusto per comprenderla, non la sanno leggere, si sentono persi: “Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti al cielo e non so leggere, vienimi a prendere, mi riconosci, ho le tasche piene di sassi. Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te”.
Causa dello stato precedente, ma anche sua soluzione, penso siano racchiuse nei versi successivi: “Sbocciano i fiori sbocciano, e danno tutto quel che hanno in libertà, donano, non si interessano di ricompense e tutto quello che verrà; mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l’allegria, giocano a dadi gli uomini, resta sul tavolo un avanzo di magia”. Vivere con dentro al cuore la passione, penso sia questa la soluzione: ho aggiunto una rima alla canzone di Jovanotti 🙂 Magari un giorno scrivo un post su cosa penso sia questa passione…

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Gemme n° 195

Ho portato come gemma la canzone dei Queen per parlare di mio nonno con cui ho un ottimo rapporto di amicizia: c’è sempre stato per me, sia nei momenti belli che in quelli brutti, ci tiene tanto a me e io a lui. Mi veniva sempre a trovare anche se era lontano; due anni fa ha avuto problemi al cuore, ed è stato uno dei periodi più brutti della mia vita. Ora sta bene anche se è un po’ giù di morale, vorrei aiutarlo e stargli vicino come lui ha fatto con me”. Questa la gemma di G. (classe terza).
A commento faccio un tuffo nel passato: 1990, Zecchino d’Oro.

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Gemme n° 116

giroHo portato il cappellino e i braccialetti del Giro d’Italia: mi riportano indietro di 4 anni e mi fanno ricordare mio nonno che non c’è più e questa passione che lui mi ha trasmesso. Da ammalato non poteva vedere le tappe e io, mentre facevo i compiti, ascoltavo le radiocronache e poi gliele raccontavo e lui era molto felice e ricambiava stringendomi la mano. Quest’anno, poi, sono stata alla tappa finale a Trieste e mio papà era volontario per la protezione civile: mi trasmette l’idea che dare una mano è importante”. Sono le parole con cui G. (classe terza) ha presentato la sua gemma. Riporto un cenno di una canzone di Paolo Conte che amo molto e che racconta un ciclismo di altri tempi: “E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai; mi piace restar qui sullo stradone impolverato, se tu vuoi andare, vai… e vai che io sto qui e aspetto Bartali scalpitando sui miei sandali, da quella curva spunterà quel naso triste da italiano allegro, tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano. C’è un po’ di vento, abbaia la campagna e c’è una luna in fondo al blu…”

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Gemme n° 84

Ho deciso di portare la canzone “Blue” che parla fondamentalmente del rapporto madre-figlia. In questo periodo mia mamma sta soffrendo molto, ed io non riesco a starle molto vicina perché ho molto da studiare e non le posso dedicare lo stesso tempo di una volta. Mamma è a casa con me, anche se a volte mi sembra lontanissima.” Profondamente commossa, così V. (classe terza) ha presentato la sua gemma; e ha proseguito: “Da un po’ di tempo mamma sta cercando lavoro; apparentemente, spero che riesca a trovarlo. In realtà ho timore che il nostro rapporto possa in qualche modo cambiare. Da quando mamma ha perso suo padre fa fatica a sorridere. Oggi ho portato anche tre foto da cui traspare tutta la sua premura nei miei confronti, tutto il suo sostegno, in tutto. Mamma è speciale, è il mio primo pensiero. Spero davvero, durante le vacanze di Natale, di riuscire a trovare più tempo per lei”.
Mi è venuta in mente una canzone di Christina Aguilera, “I turn to you”: “Quando sono persa nella pioggia, nei tuoi occhi so che troverò la luce per illuminare la mia strada e quando sono spaventata e mi manca la terra sotto i piedi, quando il mio mondo impazzisce, tu puoi ribaltare la situazione. E quando sono giù tu ci sei, spingendomi verso l’’alto. Sei sempre lì, dandomi tutto quello che hai”.

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Gemme n° 70

Ho scelto questa canzone perché nell’ultimo mese mi ha accompagnato. Mi fa pensare al nonno, scomparso da poco; penso di lui le cose positive, il bene che mi ha fatto. Penso che il rapporto nipote-nonno sia una di quelle cose che restano per sempre. Nella canzone anche i termini pregare e piangere sono importanti per me. Questa canzone è dedicata al nonno”.

Penso sia una canzone molto significativa quella scelta da A. (classe seconda). Ne riporto il testo:
Ora che ti guardo, vedo solo il buono che rimane quando sai che tutto è perso, tutto è rotto ormai. Considerando noi soli in queste circostanze nuove, lasciamoci così perché un legame sempre resterà. Pregherò, piangerò per desiderarti tanto, per lasciare ogni rimpianto e no. Non lo sò che farò quando avrò finito il tempo e sarà tardi per l’inverno che nel cuore ho, per te io pregherò. Tu non hai mai creduto che se noi siamo qui è per cambiare faccia, per cambiare tutto quello che si può. E mi hai lasciato sola senza una parola, senza fiato e senza peso, un inferno condiviso mai. Pregherò, piangerò per desiderarti tanto per lasciare ogni rimpianto e no. Non lo sò che farò quando avrò finito il tempo e sarà tardi per l’inverno che nel cuore ho, per te io pregherò. Io non ti aspetto più, non hai coraggio tu come un pugno in faccia adesso sei. Sarà possibile tornare a vincere contro il disincanto che mi dai ma tu come fai…”
Giunto ormai alla settantesima gemma, mi guardo indietro e noto che un certo numero di esse sono dedicate al ricordo di persone che non ci sono più. La cosa mi piace, perché lo scopo delle gemme è quello di regalare agli altri una cosa che si ritiene preziosa. Vuol dire che si sono vissuti rapporti significativi, importanti e che si desidera immortalare anche in questo modo. Grazie ragazzi 🙂

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Gemma n° 65

Mani  rugose

Non pubblico la gemma di C. (classe seconda) in quanto si tratta di una foto privata: “Ho portato l’unica foto con mio nonno che se n’è andato questa estate, il 23 agosto, dopo un anno e mezzo di malattia. Per me, avendo passato l’infanzia con lui, è come un padre e l’ho assistito fino alla fine. Questa foto è stata scattata in Slovenia, all’ultimo pranzo fatto in famiglia.”

Dice Alex Haley: “Nessuno può fare per i bambini quel che fanno i nonni: essi spargono polvere di stelle sulla vita dei più piccoli.”