“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una persona e quindi una parte della mia vita, mia mamma. Mia mamma è una persona buona, sempre presente con tutti e molto profonda. Mia mamma ha 48 anni e da 18 si prende cura di me e mia sorella, facendoci sentire protette. Quello da cui non ci poteva proteggere erano però le cose incontrollabili, il destino, il corso della natura. Mia mamma da 3 anni e mezzo ha un tumore maligno ai polmoni al quarto stadio, con metastasi alla colonna vertebrale. Per fortuna (e so che non si può definire così) è un cancro particolare, non una massa come si è soliti pensare, bensì uno strato di cellule che coprono l’intera superficie. Di conseguenza la cura non prevede chemio ma terapie staminali mirate ad una determinata zona. Tante volte mi sono chiesta perché a lei, tante volte ho pensato che avrei preferito averlo io pur di non vederla soffrire e non nego che ho la costante paura di non poter fare più le cose quotidiane che faccio con lei. Questa malattia per quanto sia disgustosa mi ha fatto maturare e capire che la vita è da vivere al 100%. Mi ha insegnato che probabilmente chiunque potrebbe combattere una guerra che tiene nascosta. Io l’ho fatto: per molto tempo ho tenuto nascosto una cosa più grande di me, forse perché dicendolo si sarebbe concretizzato o forse perché non volevo (e non voglio) essere trattata in modo diverso. Questa malattia mi ha insegnato ad essere forte, a combattere per quello che voglio, a stringere i denti e ad andare avanti, a proteggere gli altri prima di proteggere me stessa. Mi ha insegnato che la vita è fatta da alti e bassi e che se voglio davvero qualcosa non devo aspettare il momento giusto.
Questa gemma ha un unico scopo ossia di farvi capire quello che un cancro ha fatto capire a me. La vita corre più veloce di quanto si pensi e non aspetta che tu prenda il treno giusto. Potresti riuscire a beccare quella coincidenza che tanto aspettavi, ma potresti benissimo aspettare le due ore di ritardo prima del prossimo treno. Ma quando lo aspetti, ricordati che a destinazione ci sono l’amore, la fiducia, la speranza: c’è semplicemente l’aria.
Per rappresentare questo messaggio che spero vi arrivi con tutto il cuore, porto una canzone di Ligabue Certe Notti. Mia mamma e mio papà la cantavano nei sedili anteriori della macchina ma io non l’ho mai apprezzata. Ora mi ritrovo a cantare la stessa canzone, sempre in macchina, con il mio ragazzo che guida.”
(B. classe quinta).
Suggestioni per il nuovo anno

Sul numero di maggio-giugno de Lavialibera ho letto un articolo molto interessante del maestro Franco Lorenzoni. Riporto qualche estratto per fissare sulle pagine di questo blog spunti, idee, suggestioni, ispirazioni per l’anno scolastico alle porte.
“Tutti ricordiamo l’esperienza di una porzione di arte o scienza che abbiamo incontrato e amato perché qualcuno ce l’ha presentata con convinzione e trasporto. Qualcuno capace di condividere il desiderio di conoscenza che gli suscitavano le ombre nella pittura di Caravaggio, il modo in cui Čechov tratta i suoi personaggi, l’infinito racchiuso nella radice di due, il suono della chitarra di Jimi Hendrix o il faticoso affermarsi dell’idea di uguaglianza nella storia. Senza quel tramite, senza l’incontro con quella passione incarnata, forse non ci saremmo mai affacciati a quel linguaggio o a quell’ambito del sapere, a quel mestiere, a quella tensione sociale o all’inquietudine che ci ha spinto a viaggiare o a cambiare città, che ha segnato il nostro destino. […]
La peggiore offesa all’infanzia sta nel costringere bambine e bambini e adolescenti a trascorrere ore e ore a scuola insieme ad adulti pigri, demotivati e frustrati, a insegnanti che hanno smesso di ricercare e credere nella cultura come luogo di conoscenza di sé e leva di trasformazione individuale e collettiva. Il cuore dell’educazione attiva sta nel costruire strumenti per arricchire le qualità e potenzialità di ciascuno alimentando la fiducia in sé stessi e, al tempo stesso, nella capacità di seminare inquietudine, cercando ogni modo per moltiplicare le domande.
Seminare inquietudine dovrebbe essere un anelito costante in chi educa, con la consapevolezza che a scuola stiamo svolgendo una funzione politica nel senso più ampio e autentico del termine, cioè di allenamento all’arte del convivere e di cura del bene comune e della città presente e futura. […]
Educare è liberare potenzialità, allargare gli sguardi, forgiare e mettere a punto insieme conoscenze e strumenti in grado di moltiplicare le possibilità di scelta di ciascuno. Questo è il secondo motivo per cui il mestiere dell’educare nella scuola è opera complessa, perché necessita da parte nostra una continua ricerca e messa a punto di materiali, stimoli, domande aperte. […]
È sempre più necessario, infatti, tessere collegamenti tra istruzione, educazione e capacità di cura dei singoli e delle relazioni reciproche. Relazioni a cui dobbiamo dare la possibilità di maturare e crescere trasformando in comunità di ricerca ogni singola classe, ma anche la scuola nel suo complesso e, con alleanze da costruire, porzioni del territorio che la circonda. […]
Il nodo allora sta nel dare davvero la parola ad alunne e alunni e fare del dialogo il perno attorno a cui innovare la didattica sperimentando che l’educare si fonda e si nutre sempre di reciprocità. Reciproco è una parola ci dovrebbe orientare sempre. È composta da recus e procus. Recus indica l’andare indietro, procus l’andare avanti. Prima c’è il passo indietro, la creazione di uno spazio vuoto e di un contesto capace di ascolto, solo dopo c’è il passo avanti, che permette di osservarci con attenzione, ascoltarci e accordarci insieme compiendo una sorta di danza in cui dobbiamo sperimentare la nostra capacità farci guidare, rinunciando all’idea di essere sempre noi adulti a condurre il gioco. […]
Se tu non trovi il modo di fare tuo, di fare vero un quadro, un libro, un argomento di storia o un teorema matematico, se non lo riscrivi dandogli vita a modo tuo, con parole e sentimenti e ragionamenti che non possono essere che tuoi, quell’oggetto culturale rimarrà distante, inerte, morto.
I più veloci impareranno a memoria quattro parole che lo definiscono e magari sapranno anche rispondere a una verifica e far felici noi insegnanti, ma presto lo dimenticheranno. Ciò che più conta nel processo educativo sta nella lunga manovra di avvicinamento che con pazienza, preparazione e convinzione noi docenti dobbiamo predisporre e proporre per permettere a tutte e tutti di cercare la loro parte di verità nelle conoscenze che proponiamo di incontrare. Tutto ciò può avvenire solo facendo spazio e scegliendo di dedicare il più tempo possibile al dialogo, che deve divenire l’architrave del processo educativo.”
Gemma n° 2267

“Per la Gemma di quest’anno ho deciso di portare il mio primo body di twirling. Può darsi che qualcuno di voi si stia chiedendo “cos’è il twirling?”, ora ve lo spiego io così vi risparmiate il tempo della ricerca. Il twirling è una disciplina agonistica tecnico-combinatoria che esalta i fattori fisici individuali, mettendo in evidenza l’aspetto estetico del movimento. Unisce a movimenti propri della danza, ginnastica ritmica ed artistica, l’uso di un bastone che viene lanciato in aria o fatto roteare sul corpo. Ma il twirling non è solo uno sport, è anche un’ arte.
Arte perché si richiede stile e bellezza, sport perché combina intensa coordinazione nel mantenere il bastone in movimento mentre il corpo si muove con grazia, attraverso vari movimenti adattati con interpretazione musicale, alti livelli di concentrazione e sforzo fisico.
Io pratico questo sport da ormai 12, quasi 13, anni, quindi dalla stagione 2010/2011; ho deciso di portare il primo body proprio perché per me ha un ricordo veramente speciale, per me è l’inizio di una storia che va avanti da tempo. Per me il twirling è tutto, è una valvola di sfogo quando tutto va male, parecchie volte mi sono anche arrabbiata, sono caduta molte volte, a volte mi sono fatta così tanto male che ho pensato “no ora smetto, non ce la faccio più”, ma poi ho pensato, “voglio veramente buttare via tutti questi anni di sforzo”? La risposta era sempre no, quindi mi sono rialzata, mi sono fatta forza e sono andata avanti. Quando le persone mi chiedono “ma non ti sei stufata? É dodici anni che vai avanti” la risposta è NO, perché io mi ricordo ancora la me bambina che sognava di arrivare in nazionale, e adesso ce la sto facendo, sto realizzando il mio sogno. La me di 11/12 anni fa non avrebbe mai immaginato di arrivare fino a qui, la me che indossava questo body, non avrebbe mai pensato che potesse accadere una cosa così grande. Quindi questo body per me è tutto, qua rivedo tutti i miei ricordi passati, e spero in futuro di vederne ancora di più belli”.
(S. classe seconda).
Gemma n° 2243

“Oggi ho portato le mie prime scarpe da calcio come gemma. Le ho prese quando avevo 7 anni e, anche se non mi vanno più bene, le volevo tenere perché significano molto per me: rappresentano quella bambina di 7 anni che voleva a tutti i costi giocare a calcio, che aveva in testa solo quello sport. A volte, quando per esempio va male un allenamento, penso a quella bambina che non ha mai smesso di giocare e che non ha mollato; mi aiuta a riprovarci sempre ed a arrivare al successo. Da quando ho messo quelle scarpe ho iniziato a sognare la nazionale e la serie A, ci sto provando ancora oggi ad arrivare in alto ed essere una grande giocatrice” (E. classe prima).
Gemma n° 2240

“Come gemma ho deciso di portare una delle mie prime divise da basket della squadra.
Ormai gioco a basket da 11 anni, e non mi ha ancora stancato. La pallacanestro, per me, oltre ad essere uno dei modi per sfogarmi, è anche una famiglia, dove, insieme ai miei compagni di squadra, futuri e passati, rappresenteremo ed abbiamo rappresentato, oltre ad una semplice squadra, la nostra città” (L. classe prima).
Gemma n° 2237

“Come gemma di quest’anno ho scelto di portare le mie prime punte di danza, che conservo ancora oggi e simboleggiano la mia passione più grande. La danza per me non è solo un semplice sport o una disciplina ma è qualcosa di speciale, un’arte con cui poter esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni. Avevo quasi quattro anni quando i miei genitori mi accompagnarono alla scuola di danza per la mia prima lezione. Mi ricordo ancora l’agitazione e l’emozione di iniziare questa incredibile disciplina che tutt’oggi rappresenta una parte integrante nella mia vita. La danza rappresenta per me un momento di svago, un momento nel quale posso davvero distaccarmi da tutto e da tutti riuscendo ad esprimere tutta me stessa, senza pensare ad eventuali difficoltà quotidiane. Danzare è una sensazione bellissima che mi permette di liberare la mente lasciandomi trasportare dalla musica. È insomma veramente importante per me e, nonostante i sacrifici e l’impegno che implica, non avrei mai pensato di poterla abbandonare” (G. classe terza).
Gemma n° 2215

“Come gemma ho deciso di portare dei polsini, i miei primi polsini: li ho comprati circa 7 anni fa e tutt’ora li uso ancora per allenarmi e fare gare. Rappresentano me e ciò che amo, ricordo la mia prima gara come se fosse ieri: un misto tra ansia, paura e la poca fiducia in me stesso vedendo gli altri quanto erano bravi. Nonostante ciò riuscii a conquistare la prima posizione, la mia allenatrice era felicissima, era l’inizio della mia “carriera”. Da quel momento ho capito che la ginnastica sarebbe diventata parte della mia vita; la scorsa estate ho fatto la mia prima gara nazionale a squadre, dove, grazie a tutta la squadra, siamo riusciti a battere la concorrenza e arrivare primi.
Questi polsini, ormai, fanno parte della mia vita e continueranno ad esserlo per sempre. Sono molto contento che il me del passato abbia deciso di intraprendere questa strada” (G. classe prima).
Gemma n° 2201

“Come gemma oggi ho portato un disco del mio artista preferito: Tupac. Questo disco mi è stato regalato il giorno del mio compleanno da una mia amica molto stretta.
Ho voluto portare questo per due principali motivi: primo, perché la musica non è solo una passione per me, ma è qualcosa di veramente importante. Ascoltarla mi fa sempre sentire bene, mi ha aiutato nei brutti periodi e mi ha aiutato a trovare la luce nei momenti più bui.
Il secondo motivo è per parlare dell’amicizia. Secondo me questo è un valore di cui tutti hanno bisogno nella propria vita: secondo me un amico è il dono più grande e sono grata di avere gli amici che ho perché so di poter sempre contare su di loro” (B. classe prima).
Gemma n° 2187

“Questa è la mia prima cuffia di nuoto. Pratico questo sport da quando avevo sei anni e ancora oggi coltivo questa passione, anche se con la pallanuoto. Ha un grande significato per me, perché mi ricorda i primi momenti passati in piscina, con il mio allenatore, con i miei amici…
Sono una persona molto sportiva, mi piace fare un po’ di tutto, ma il nuoto in tutte le sue forme, è stato lo sport che mi ha più interessato” (I. classe prima).
Gemma n° 2184

“Ho deciso di portare questa cartella come mia gemma, per me è molto importante. Voglio andare in Francia per imparare davvero bene il francese. Questa cartella mostra anche la mia voglia di svilupparmi e imparare le lingue perché questo è il mio obiettivo” (V. classe seconda).
Gemma n° 2180

“Ho deciso di portare come gemma la mia chitarra elettrica perché ha un significato molto importante per me. Io suono da quasi 6 anni e mi piace pensare a tutto il percorso fatto e a dove andrò con la musica. Quando ho visto per la prima volta questa chitarra, avevo la sensazione che fosse quella giusta, infatti, con lei, ho iniziato il mio percorso nella band e ho fatto i miei primi concerti. Parlando con amici, le ho trovato anche un nome “Stormy”, che significa tempestosa, perché ogni volta che la prendo in mano e la suono mi dà molta forza, come quella di una tempesta, e mi aiuta a estraniarmi dal mondo e superare momenti difficili” (B. classe seconda).
Gemma n° 2176

“Come gemma ho scelto di portare la danza, non tanto lo sport in sé stesso, ma il perché mi rappresenta. La pratico fin da quando ero piccola, come testimoniano il body e il gonnellino rosa nella foto, e mi ha sempre appassionato molto. La danza è una disciplina in cui non c’è solo il divertimento, ci sono delle regole da seguire e ci vogliono, oltre che passione, impegno, sacrificio, serietà e soprattutto costanza. Queste caratteristiche rispecchiano una parte del mio carattere perché sono una persona seria, costante e nelle cose ci metto impegno. Da un anno finalmente siamo riuscite a mettere le punte e da quel momento il mio desiderio si è avverato perché quando alle prove o alle esibizioni guardavo le ragazze dei gruppi più grandi speravo, un giorno, di diventare come loro e avere la stessa opportunità. Sicuramente non è una passeggiata e ci vuole molto sacrificio, ma questo non mi ha scoraggiato e al primo balletto mi sono sentita orgogliosa di me stessa. Ballare, per me, non è solo fare dei passi con i piedi e dei movimenti con le braccia, ma è un modo per esprimermi, è un momento di svago, in cui libero la mente, anche solo nell’ora e mezza di lezione. Per me è anche importante condividere una cosa che mi piace con le persone che mi circondano, per questo ho instaurato un bellissimo rapporto con le mie compagne, fatto sì di risate, ma anche di impegno, a lezione e altrettanto nelle uscite. Non sono orientata a diventare una ballerina in futuro, ma i numerosi incontri con ballerini famosi e la danza in tutte le sue forme, classica, moderna e perché no hip hop, rimarranno sempre parte di me e costituiranno un tassello che ha contribuito a farmi diventare ciò che sono adesso” (A. classe prima).
Gemma n° 2170

“Sono tifoso dell’Inter da quando avevo 12 anni. Seguo questa squadra attivamente, e ieri il gruppo storico dei “Boys” ha annunciato lo scioglimento, mettendo fine ad un capitolo indelebile della storia del tifo nerazzurro, ma che mi ha fatto anche fare una domanda: perché seguo il calcio? “È solo un gioco” mi hanno sempre detto… “ventidue tizi in bretelle che corrono dietro ad un pallone”. Non posso biasimarli, perché fondamentalmente hanno ragione, e ancora oggi mi chiedo: perché lo faccio? Perché ogni domenica ascolto la radiolina per soffrire a causa di uno sport? Più e più volte sono andato a dormire con una sensazione di gonfiore al fegato, ho insultato quegli undici giocatori, ho pianto… Ne vale la pena? La mia risposta è sì. Perché nessun’altra cosa al mondo ti riesce a trasmettere emozioni simili, perché quando senti dalla radio o dalla TV il boato dei 60.000 di San Siro capisci che sei parte di una famiglia, così per l’Inter come per le altre squadre. Sono sensazioni uniche, che ti porterai sempre dentro, e lo senti dentro di te che non la abbandonerai mai, che nonostante le difficoltà la tiferai ovunque, anche in Lega Promozione.
La regola è una sola: non tifate questa squadra se siete deboli di cuore!
PAZZA INTER AMALA
🖤💙🐍CN69
(L. classe terza).
Gemma n° 2157

“Il circo, la mia vita.
Il mio bisnonno paterno L. P. Z., cinese da Hong Kong, inizia a girare il mondo come attore e acrobata del teatro cantonese, arriva in Europa e conosce la sua futura moglie E. C., di origine nativa americana, con la quale avrà 5 figli. Insieme iniziano una vita da nomadi girando per i circhi europei. È una vita bellissima: costumi, trucco, parrucco, monta e smonta, i luoghi che si visitano, gli animali esotici che si vedono, una vera avventura! Poi però mio nonno conosce R. L., la mia nonnina italiana, lei è giostraia, suo papà è il fondatore della piazza mercato dedicata al Luna Park Adriatico a Bibione.
Allora tutta la famiglia si stanzia lì, abbandona la vita del circo ma intraprende quella delle giostre o come diremmo noi in greco “il mestiere”.
Poco è cambiato, E. ogni mattina si trucca ancora come se dovesse scendere in pista, e la sua scimmietta corre per la casa con indosso i suoi tacchi.
Solo che pian piano i fratelli W., D. e Q. crescono e il mondo cambia, così, ormai stanchi dei viaggi vendono anche le loro giostre.
Io, E., e mia sorella S. decidiamo di riprendere la tradizione circense della famiglia e ci trasferiamo a Verona all’Accademia d’arte circense. Viviamo lì in convitto per quattro anni e una volta diplomate torniamo a casa.
L’accademia è un posto magico. Fondata nel 1988 dal grande Egidio Palmiri, un uomo severo ma dedito al mondo del circo, a tal punto da realizzare un progetto mai visto in Italia e che pochi in tutta Europa siano mai riusciti ad eguagliare. Lo scopo è dare ai giovani artisti, circensi di famiglia o anche solo appassionati, una formazione professionale, certificazioni e slanci sul lavoro post-diploma di quattro anni, ma soprattutto l’opportunità non poco scontata di poter studiare in modo continuo nelle scuole pubbliche.
Vivere in accademia è proprio come vivere in una famiglia circense, le nostre giornate iniziano presto la mattina perché tutti grandi e piccini dobbiamo andare a scuola, poi quando torniamo si pranza in sala mensa, veloci eh! Perché poi il pomeriggio abbiamo poco tempo per fare tutti i nostri compiti. Dalle 16:00 alle 19:30 ci si allena, il primo anno corso base dove si prova un po’ di tutto e poi la specializzazione di tre anni. Le discipline insegnate sono: cerchio/tessuto/cinghie aeree, trapezio, trampolino, giocoleria, verticali, giochi icariani, mano a mano contorsione, rullo, antipodismo.
Finito l’allenamento si corre a fare la doccia, è una gara perché proprio come nel circo l’acqua calda finisce presto e le camere più sfortunate sono da tre, quindi ci si deve sbrigare sennò acqua fredda! Parliamo delle camere: sono i classici container 4×4, sapete quelli in cui andate a fare i tamponi del Covid, ecco esatto, quelli. Grigi, piccoli, un letto a castello e uno singolo, due armadi e il bagno, finito il tour. Divertente no? Una simulazione, sembra divergent! Ma è tutto vero. Dopo la cena noi ragazzi abbiamo un’ora e mezza di tempo in cui possiamo rilassarci e in cui ci vengono consegnati i cellulari per chiamare casa, eeee già, niente telefoni li ragazzi! Poi alle 22:00 tutti a nanna e alle 22:30 guai se ci sono ancora luci accese, non si scappa, alle porte ci sono gli allarmi.
Io e mia sorella siamo le L. S., ci siamo specializzate in realtà fin da subito nelle specialità Hand to Hand: consiste in prese e verticali a due, poi singolarmente facciamo anche, io, dancing trapeze (una particolare tipo di trapezio) e mia sorella S. il cerchio aereo grande.
Amiamo la vita del circo, non vediamo l’ora di aver finito gli studi per iniziare a lavorare!” (E. classe quarta).
Gemma n° 2147

“Come gemma ho portato il cd Harry’s House, il nuovo album di Harry Styles.
Ho scelto questa gemma perché ho molti ricordi legati a questo cd.
Mi è stato regalato dai miei genitori per il mio compleanno quando io e la mia famiglia siamo andati a Gardaland per il compleanno mio e di mio fratello e quindi mi ricorda molto la spensieratezza e la felicità di quel periodo.
L’ho scelto anche perché sono molto legata a Harry Styles come cantante e come persona, perché è il mio cantante preferito e inoltre c’è sempre nei momenti più difficili per me, ogni volta che ho bisogno di essere felice ma anche triste lo ascolto sempre e per me è una persona molto importante” (N. classe seconda).
Gemma n° 2138
“Quest’anno come gemma non avevo una chiara idea di cosa portare, ma comunque ho pensato che in generale per me la musica è stata fondamenatale, perché comunque mi ha aiutato molto nelle situazioni difficili. Una canzone che mi ha aiutato negli ultimi giorni è stata Hesitations di Shiloh Dynasty un autore che, contrariamente agli altri, ha voluto rimanere nell’anonimato” (F. classe terza).
Gemma n° 2125

“Come gemma, ho scelto di portare questo plettro. In molti mi hanno detto che è solo un pezzo di plastica, ma per me vale molto di più. Il 7 maggio di quest’anno sono andata al concerto della mia band preferita, il mio primo concerto dopo la pandemia. È stata una serata molto bella e intensa, specialmente perché era la prima volta che li vedevo dal vivo e mi sembrava surreale. A fine concerto il bassista ha lanciato al pubblico il suo plettro ed è finito nelle mie mani. Da quel giorno lo porto nella cover del cellulare ovunque io vada perché mi fa sempre sentire collegata a loro in qualche modo” (S. classe quarta).
Gemma n° 2122

“Ho portato il braccialetto che mi hanno dato alle finali di beach volley a Cesenatico. Per me questo rappresenta un ricordo molto significativo della mia vita poiché durante quei pochi giorni ho legato ancora di più con i miei amici e compagni di squadra e ho fatto quello che preferisco dando il massimo. Spero davvero di poter rivivere questa esperienza quest’anno” (E. classe terza).
Gemma n° 2115

“A prima vista si riconosce una semplice medaglia, ma per me significa tutto.
Rappresenta la vittoria delle provinciali di pallavolo, il primo posto nell’u14 di Udine. Ma non solo.
Questa medaglia rappresenta il mio primo anno in una nuova società, rappresenta tutte le amicizie che si sono formate durante gli allenamenti e le partite, la formazione di una nuova, grande e felice famiglia. Ci tengo tanto a questa medaglia perché per raggiungere quel primo posto, che inizialmente pareva lontanissimo, io, come tutte le mie compagne di squadra, abbiamo versato tante lacrime, sia di tristezza sia di gioia. Le lacrime di tristezza rappresentano tutti gli allenamenti andati male, tutte le partite perse, ma soprattutto stanchezza. Le lacrime di gioia invece rappresentano quell’urlo finale, quando la palla è caduta nel campo avversario dopo il nostro incredibile muro, sul 25-24 per noi, portandoci avanti e vincendo la partita 3-0.
Riesco a ricordare tutte le emozioni che ho provato quel 15 maggio del 2022.
E adesso ogni volta che entro in palestra cerco di dare il massimo, per far provare anche alle ragazze nuove quella sensazione di brivido, di adrenalina, di felicità che ho provato io quel giorno” (R. classe prima).
Gemma n° 2109

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma questa foto in quanto lo sport che pratico, il pattinaggio, a partire da quest’anno ha assunto un significato diverso e ancora più importante perché dopo più di 10 anni che lo pratico, in pista non sono più dall’altro lato come allieva ma come co-insegnante.
Durante le lezioni, c’è una bambina che si chiama S., è una bambina molto volenterosa e molto tenace, è sempre pronta ad imparare senza avere paura di sbagliare e di non riuscire a fare gli esercizi proposti durante lo svolgimento del corso.
Mi ricorda me quando ero più piccola, che ero sempre pronta a voler fare gli esercizi che gli insegnanti proponevano durante l’ora ed è soddisfacente sapere che ad oggi ci siano ancora bambini e bambine che abbiano così tanta voglia di imparare e di mettersi in gioco.
Oltre a riconoscere la responsabilità che ho nei confronti degli allievi più piccoli mi rende orgogliosa e felice poter insegnare tutto ciò che ho appreso negli anni (con grande sforzo e duro lavoro) trasmettendo le stesse emozioni che provo ogni volta che mi metto i pattini e metto piede in pista dedicandomi completamente a quello che faccio, sentendomi libera e spensierata come se in quegli istanti fossi in un mondo parallelo e un’altra me stessa” (V. classe quarta).
