Gemma n° 2131

“Nonostante possa sembrare una cosa molto infantile, la mia gemma è questo peluche. Non mi ricordo bene la sua storia visto che ero molto piccola, ma so per certo che me l’ha regalato mia zia. L’aveva messo in una cesta assieme ad altri peluche e mi aveva fatto scegliere. Avevo scelto questo peluche perché il giallo per me era simbolo di felicità e in più la faccina sorridente mi ha incoraggiata a sceglierlo. Mia zia ha solo 16 anni in più di me ed essendoci cresciuta assieme mi sento molto legata a lei. Purtroppo da tre anni ha intrapreso un percorso di vita molto complesso che l’ha costretta ad una lontananza dalla sua famiglia. Volevo solo dire che con questo peluche io penso sempre a lei con la continua speranza che lei un giorno possa cambiare idea” (R. classe prima).

Gemma n° 2117

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un peluche che per me è molto importante. Me lo ha regalato mia zia quando ero piccola e l’ho chiamato Armando perché lo avevo portato a una gara e c’era una musica con questo nome. In quella gara sono arrivata bene e adesso per me è come un portafortuna” (E. classe seconda).

Gemma n° 2023

Inizia un nuovo anno scolastico e, con esso, una nuova serie di gemme. Quest’anno, visto un possibile e auspicato concorso che potrebbe mettere fine a 25 anni di precariato, non avrò il tempo di commentare con un mio contributo le gemme portate in classe. Iniziamo con quella di A. (classe quarta).

“Ho deciso di portare questo peluche perché l’ho preso quest’estate con le mie amiche in vacanza e quindi mi ricorda un’estate che ho passato in modo abbastanza tranquillo dopo due anni di Covid: ho fatto diverse esperienze e ho conosciuto persone nuove”.

Gemma n° 2010

“Io ho portato Lilly, il mio peluche. Ce l’ho da quando avevo pochi mesi e per me è molto importante perché, essendo timida, non parlavo tanto con gli altri e parlavo con lei. La portavo ovunque: se si vedono le foto della mia infanzia si nota che la portavo al mare, alle giostre, dappertutto. La tengo ancora proprio per la sua importanza: era sempre con me e quando ero triste lei mi faceva stare meglio”.

Mariasole non ha un peluche preferito come A. (classe prima) e come aveva mio nipote (suo papà è tornato a recuperarlo in un rifugio di montagna, pena il mancato addormentamento serale) o come avevo io (lo conservo ancora il mio orsacchiotto di improbabile colore rosso vivo). Però ci parla spesso con Teddy, Luna, Carlotta, Camilla ecc ecc. Prepara loro la pappa, li porta in giro in carrozzina, canta loro la ninna nanna. Un mondo tutto suo in cui è lei a decidere i vari ruoli che ciascuno deve ricoprire e dove è lei a decidere le regole. Chissà che non possa essere, quello dell’infanzia, un mondo che funziona meglio? O forse no? Un giorno proverò a sottopormi a questo esperimento…

Gemma n° 1984

“Ho portato un pupazzetto per me molto importante perché è di quand’ero piccolissima, all’asilo e parte delle elementari. Ogni volta che dovevo fare un viaggio o qualcosa di importante i miei me lo portavano e serviva anche ad avere fortuna. Quando lo vedo penso a qualcosa di felice”.

Questa la gemma di C. (classe prima). Scrive Ted Menton: “Un vecchio orsacchiotto porta con sé una vita di conoscenza ed esperienza, la saggezza del silenzio e l’immobilità nei momenti di grande agitazione. Avere pazienza e saper soffrire – cose che si apprendono quando si appartiene ad un bambino che sta diventando maggiorenne e che sta affrontando lo smarrimento di questo periodo – è ciò che esso sa fare meglio: il vecchio orsacchiotto ha visto la vita attraverso il cuore e gli occhi di un bambino cresciuto fino all’età adulta e forse ha persino accompagnato quell’adulto fino alla fine del percorso.”

Gemma n° 1961

“Ho deciso di portare un oggetto che mi è davvero caro, il mio peluche Flaffy. Me l’ha regalato mio papà quando avevo tre anni circa e ci dormo ancora insieme ogni notte. Mi confido su tutto con lui, come se fosse il migliore amico: ammetto che è imbarazzante a 14 anni, ma non mi interessa molto di quello che pensano gli altri, anche perché Flaffy mi ha aiutato tanto nei momenti bui, ci ho versato un sacco di lacrime”.

Mi ha fatto tenerezza la gemma di M. (classe prima) forse perché conservo ancora vari “Flaffy” che mi hanno accompagnato nei momenti grigi della mia vita.

Gemma n° 1945

“Ho portato questo peluche preso durante una vacanza in Toscana perché mi ricorda dei bei momenti”.

Nelson Mandela diceva che “Il ricordo è il tessuto dell’identità”. Non ho idea di quali siano i bei momenti dei ricordi di L. (classe terza), ma sicuramente sono lì, a costruire il tessuto della sua identità, compreso quel cinghiale.

Gemma n° 1898

“Ho portato Yoghi, il mio peluche da quando ero piccola, tutti i ricordi sono legati a lui. Si chiama così perché secondo i miei genitori assomiglia all’orso di Yoghi e Bubu, secondo me no. Ieri ho chiesto a mia madre da dove arrivasse perché non ricordavo e mi ha detto che mi è stato regalato da lei perché a un anno e mezzo sono andata a fare una prova per un gioco della Trudi e me l’hanno dato. E’ un bel ricordo della mia infanzia”.

Sì, neppure a me il peluche di V. (classe quarta) assomiglia a Yoghi. La poetessa australiana Pam Brown scrive: “L’orsacchiotto di peluche è l’ultimo dei giocattoli da cui ci si separa. E’ tutto ciò che rimane di questo nostro mondo infantile dove c’erano soluzioni a tutto. E’ un amico che non ci trova difetti, che non ci dà la colpa, che ci attende ancora sulla vecchia sedia.”

PS: la gemma 1897 è in attesa della foto 😉

Gemma n° 1877

“Questi sono due peluche di quando ero piccola a cui sono veramente molto legata. Io sono nata in Puglia, i miei genitori sono pugliesi e mio padre è militare. Quando lui non c’era perché era in missione andavamo in Puglia altrimenti restavamo qui. Io ho iniziato l’asilo là e siamo andati a fare una gita allo zoo dove ho visto lo spettacolo dei delfini e abbiamo preso il primo peluche, Schizzino. Ci ho sempre dormito, anche all’asilo, infatti dietro c’è il mio nome. L’altro me l’ha portato il papà dopo una missione e si chiama Bussi semplicemente perché c’è scritto sopra e io non avevo immaginazione. Da piccola mi divertivo a leggere loro le storie come mia mamma leggeva a me”.

Questa la gemma di E. (classe prima). Hanno dormito con noi, ci hanno accompagnato nelle prime esplorazioni, ci siamo tenuti per mano (pinna, zampa, fate voi), ci hanno dato un abbraccio nelle notti paurose, hanno ascoltato i nostri sfoghi, si sono fatti mettere nei passeggini e sulle sediole. I peluche dell’infanzia sono parte di noi, c’è poco da dire.

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