
“La gemma che ho scelto per quest’anno è un paese. Già da questa frase le persone che mi conoscono anche minimamente sanno di che paese parlo.
Ho visitato la Spagna per la prima volta quando avevo 9 anni e da lì non ho più smesso di amarla. Ancora prima di visitarla, quando ero piccola, i miei genitori ne hanno sempre parlato molto, soprattutto mio padre, che l’ha vista praticamente tutta e che, sapendo parlare la lingua, mi diceva spesso delle parole in spagnolo già da quando ero bambina.
Quando si parla di viaggi, vorrei visitare tutti i paesi possibili, ma la prima destinazione che mi viene in mente sempre è proprio la Spagna, dove cerco di ritornare almeno 1-2 volte all’anno.
È successo molte volte che mi chiedessero “perché proprio la Spagna?” e, ad ogni volta, non sapevo come rispondere. Perché è una sensazione che non riesco a spiegare a parole, ma mi sento più a casa mia là, che a Udine. E forse questo importa molto più di mille spiegazioni razionali. Se c’è infatti una città che sento proprio mia é Siviglia. Ci sono stata 3 volte e so che, appena finito il liceo, diventerà casa mia. Ne sono sicura perché sono una persona molto determinata, quando mi fisso su una cosa la devo raggiungere e non c’è un giorno dove io non pensi al mio futuro là. Pur essendo più grande e più confusionaria, io mi sento sempre meno persa a Siviglia che nella mia stessa città di nascita. Poi, se fosse per me, parlerei solamente spagnolo, che per me è la lingua più bella al mondo e che ho la fortuna di saper parlare. “Fortuna” perché penso sia destino, perché pur non avendo mai seguito lezioni è entrata nella mia vita naturalmente, quasi mi appartenesse da sempre. Mi basta pensare a quest’estate, quando guardando i mondiali mentre ero a Siviglia ho celebrato tutte le vittorie come fossi del posto, venendo definita più volte “più spagnola che italiana”. Dimenticavo che i colori di quella bandiera non erano i miei, che l’inno non era quello che sono stata abituata a sentire fin da piccola, che la lingua non è quella che parlo ogni giorno con la mia famiglia e che quella città non la potevo chiamare “casa”. Me ne dimenticavo e tutt’ora me ne dimentico perché per me è sempre stato così naturale. So che un giorno però, potrò chiamarla finalmente casa”.
(B. classe quarta).







