Alla ricerca dell’onda perfetta

Ci sono delle volte in cui la vita si incasina e fai fatica a trovare un filo rosso che leghi fra loro i vari eventi che ti capitano. Poi, all’improvviso, in un attimo di istantanea chiarezza, riesci a leggere tutto e ti ritrovi; magari devi leccarti alcune ferite, magari ti culli in alcuni rimpianti, o magari ti volti indietro a guardare con orgoglio quel che eri e quel che sei diventato. E ci sono delle volte che ti sembra di essere in attesa di qualcosa che deve accadere e non capisci se sei tu che non ce la fai a vederlo o se non sei riuscito a creare i presupposti per il suo verificarsi. La canzone Onda perfetta de The sun ne parla e porta, nel ritornello, alla constatazione che la vita (il viaggio) è l’onda perfetta dove i tasselli si mettono a posto, anche i più impensabili e che ogni giorno è una pagina da scrivere, un cammino da percorrere. E’ una strada costellata di dubbi, di colpi, ma che vale la pena affrontare per far sì che speranze e sogni non si trasformino in illusioni. Lo stile di viaggio che hanno trovato The sun è: “mi fido e lo seguo, con Fede lo vivo”.

Mi sento come se aspettassi qualcosa
Tu chiamala svolta
Mi faccio mille viaggi ma li tengo nascosti bene, che forse conviene
Ho desideri un po’ comuni e un po’ folli, si danno il cambio tra virtù e vizi
Ma questo è il mio viaggio: un’onda perfetta dove tutto combacia anche quando non sembra
dove ogni mattino è una pagina bianca
di un nuovo destino, di un nuovo cammino
Accolgo più dubbi di un tempo, punto in alto e li sfido
Nel caso le prendo ma almeno vivo
Cammino più svelto, voglio qualcosa che non vedo
Ma Dio, come lo sento
Ho tutto un mondo di speranze e di sogni
Sono illusioni solo se non ci credi
E questo è il mio viaggio: un’onda perfetta dove tutto combacia anche quando non sembra
dove ogni mattino è una pagina bianca
di un nuovo destino, di un nuovo cammino
E’ questo il mio viaggio: si, adesso lo sento
e il senso lo trovo in ogni momento
anche quando non voglio c’è sempre un motivo
mi fido e lo seguo con Fede lo vivo
Ho tutto un mondo di speranze e di sogni
Sono illusioni solo se non ci credi

Il volo dei Nomadi

Ieri è uscito il nuovo cd dei Nomadi. Quando mi presento alle classi e racconto delle cose che mi piacciono, parlo dei miei gusti musicali dicendo che sono praticamente onnivoro con delle preferenze per il rock e il metal. Non cito mai i Nomadi. Eppure, probabilmente, sono il gruppo di cui conosco a memoria il maggior numero di brani (magari non dell’ultimissima produzione). Nella mia adolescenza sono stati fortemente presenti e ho ancora davanti gli occhi le due ore di disegno alle superiori con i Nomadi nelle cuffie del walkman per onorare il ricordo di Augusto Daolio appena deceduto. Ero all’inizio dell’ultimo anno di liceo. E allora mi è venuto in mente di proporre qui una canzone di dieci anni fa, dal cd “Amore che prendi amore che dai”. Solitamente propongo brani in cui la traccia spirituale è un po’ nascosta; beh, questa volta è decisamente esplicita, fin dal titolo: “Trovare Dio”. Il pezzo si apre con un incipit che piacerebbe allo scrittore Richard Bach: un volo notturno a bordo di un biplano, un volo piuttosto lungo in cerca delle stelle, senza paura. Pian piano la luce prende il posto del buio, l’alba si avvicina, il cuore fa sentire il proprio battito e l’altitudine aumenta verso il blu del cielo, in quell’ora in cui il sole non è ancora così forte da trasformarlo in bianco abbacinante. E’ qui che i Nomadi non avvertono presenze di angeli, ma di qualcos’altro in grado di rapirli: lo spazio infinito e l’armonia. Il cammino verso il mattino continua alla luce calda del primo sole che tinge di giallo l’aereo. Il desiderio profondo è quello di volare, di innalzarsi, di sentire il vento, di sentire se stessi, e di trovare Dio. Diceva sant’Agostino: “Dio è più addentro del tuo stesso cuore. Dovunque fuggirai è là. Dove andresti se volessi fuggire da te stesso?”.

Porta il mio biplano le antiche insegne e il valore,

ali forti e tiranti, possente il motore.

Voliamo radenti da circa sei ore, inseguo le stelle, nessun timore

E’ quasi luce, vedo l’alba ormai, mi batte il cuore, andiamo un po’ più in su,

saliamo verso il blu…

E no… non sono gli angeli che ora ci stan portando via

ma questo spazio infinito, quest’armonia, quest’armonia.

Viaggia l’aeroplano, punta il sole leggero, se viro piano si tinge d’oro

questa macchina alata, questo vecchio gabbiano mi sta portando

dove è sempre sereno, soli verso il mattino.

E sì, voglio volare perché così, così sono io

e poi sentire il vento e sentirmi mio

Così, voglio volare perché esisto anch’io

e solcando il cielo trovarci Dio, trovarci Dio,

solcando il cielo trovare Dio, trovarci Dio

e poi sentire il vento trovare Dio, trovarci Dio.

Morire senza Cielo

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Salvador Dalì, Cristo di san Giovanni della Croce, 1951, Glasgow.

“Il Cielo non si trova né in alto né in basso, né a destra né a sinistra, il Cielo si trova esattamente al centro dell’uomo che ha Fede…Ora io non ho ancora la Fede e temo di morire senza Cielo” (Salvador Dalì)