Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, musica

Il volo dei Nomadi


Ieri è uscito il nuovo cd dei Nomadi. Quando mi presento alle classi e racconto delle cose che mi piacciono, parlo dei miei gusti musicali dicendo che sono praticamente onnivoro con delle preferenze per il rock e il metal. Non cito mai i Nomadi. Eppure, probabilmente, sono il gruppo di cui conosco a memoria il maggior numero di brani (magari non dell’ultimissima produzione). Nella mia adolescenza sono stati fortemente presenti e ho ancora davanti gli occhi le due ore di disegno alle superiori con i Nomadi nelle cuffie del walkman per onorare il ricordo di Augusto Daolio appena deceduto. Ero all’inizio dell’ultimo anno di liceo. E allora mi è venuto in mente di proporre qui una canzone di dieci anni fa, dal cd “Amore che prendi amore che dai”. Solitamente propongo brani in cui la traccia spirituale è un po’ nascosta; beh, questa volta è decisamente esplicita, fin dal titolo: “Trovare Dio”. Il pezzo si apre con un incipit che piacerebbe allo scrittore Richard Bach: un volo notturno a bordo di un biplano, un volo piuttosto lungo in cerca delle stelle, senza paura. Pian piano la luce prende il posto del buio, l’alba si avvicina, il cuore fa sentire il proprio battito e l’altitudine aumenta verso il blu del cielo, in quell’ora in cui il sole non è ancora così forte da trasformarlo in bianco abbacinante. E’ qui che i Nomadi non avvertono presenze di angeli, ma di qualcos’altro in grado di rapirli: lo spazio infinito e l’armonia. Il cammino verso il mattino continua alla luce calda del primo sole che tinge di giallo l’aereo. Il desiderio profondo è quello di volare, di innalzarsi, di sentire il vento, di sentire se stessi, e di trovare Dio. Diceva sant’Agostino: “Dio è più addentro del tuo stesso cuore. Dovunque fuggirai è là. Dove andresti se volessi fuggire da te stesso?”.

Porta il mio biplano le antiche insegne e il valore,

ali forti e tiranti, possente il motore.

Voliamo radenti da circa sei ore, inseguo le stelle, nessun timore

E’ quasi luce, vedo l’alba ormai, mi batte il cuore, andiamo un po’ più in su,

saliamo verso il blu…

E no… non sono gli angeli che ora ci stan portando via

ma questo spazio infinito, quest’armonia, quest’armonia.

Viaggia l’aeroplano, punta il sole leggero, se viro piano si tinge d’oro

questa macchina alata, questo vecchio gabbiano mi sta portando

dove è sempre sereno, soli verso il mattino.

E sì, voglio volare perché così, così sono io

e poi sentire il vento e sentirmi mio

Così, voglio volare perché esisto anch’io

e solcando il cielo trovarci Dio, trovarci Dio,

solcando il cielo trovare Dio, trovarci Dio

e poi sentire il vento trovare Dio, trovarci Dio.

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