“Che emozione! Che emozione, la mia Trieste… vedervi qui
riuniti, è veramente un’emozione grandissima… parlare di mafie in maniera
obiettiva, consapevole, e di essere anche io qui, personalmente. Il dolore c’è,
ci accompagna quotidianamente, un dolore che non sparisce… impari solamente a
conviverci, un dolore che non svanirà finché non ci verrà restituita la verità.”
Così ha esordito Silvia Stener, nipote di Eddie Cosina, vittima della strage di
via d’Amelio in quanto membro della scorta di Paolo Borsellino. Era presente
insieme alle due sorelle di Eddie, Oriana ed Edna, alla plenaria di apertura di
Contromafie.
“Io devo dire grazie in particolare al mio papà spirituale,
don Luigi (Ciotti, ndr). L’ho incontrato la prima volta nel 2005 o 2006 alla
Giornata della Memoria delle vittime di mafia, la prima a cui ho partecipato
con la mamma e la zia, e devo dire che è stato veramente liberatorio. Per la
prima volta ho pianto, ho pianto davanti a tutti senza vergognarmi e devo dire
che mi sono sentita a casa, anche se a chilometri e chilometri dalla vera casa…
tutti gli abbracci e l’affetto che ho ricevuti. Soprattutto sono entrata a far
parte della famiglia di Libera che accoglie tutti noi, famigliari delle vittime
innocenti delle mafie e del dovere; in questi anni ci hanno accompagnati con
umiltà, discrezione e tanto affetto, nonché con tantissima pazienza. Ringrazio
tutti i ragazzi di Libera, in particolare quelli del Presidio Eddie Cosina di
Trieste.
Manca un ragazzo qui, tra noi. Manca Eddie. Aveva
trent’anni, ha fatto semplicemente il suo dovere. Ha detto di no due volte alla
vita, prendendo il posto del suo collega, sia partendo da Trieste, sia quel
giorno del 19 luglio a Palermo, quando era arrivato il suo sostituto e gli
disse che avrebbe fatto lui il suo turno così che potesse riposarsi. Io vi
voglio lasciare con il messaggio di portare avanti quei valori per cui i nostri
ragazzi hanno perso la vita per noi, quei valori che molto spesso la società di
oggi ci porta a mettere in secondo piano e a sottovalutare, ma devono essere la
base del vivere civile. Quindi, innanzitutto, il senso del dovere, avere il
coraggio di fare il proprio dovere e mettere al primo posto il prossimo,
piuttosto che noi stessi.
Sono felice anche di essere in un luogo speciale come
questo, l’Università: ho detto in più occasioni che quello che desidero, che
auspico per la nostra Italia e non solo, visto che il fenomeno mafioso non è
una questione meramente italiana, è una sana e buona rivoluzione culturale, che
parta dal basso, dai nostri ragazzi, quindi avendo anche il coraggio di parlare
nelle scuole di mafie, di legalità. Si parla certe volte anche a sproposito di
questi argomenti, bisogna trovare il senso giusto delle parole. E bisogna avere
anche il coraggio di dare un nome e un cognome a persone che ci fanno evocare
pezzi di storia che invece noi tendiamo a dimenticare.
Quindi, con orgoglio, sono Silvia Stener, nipote di Eddie Walter Max Cosina,
agente di scorta del giudice Paolo Borsellino”.
Non ho trattenuto le lacrime.