“Come gemma quest’anno non avevo la minima idea di cosa portare, fino a ieri non avevo ancora trovato niente che per me avesse un significato tanto grande. Poi stando in camera mia ho notato le foto che ho attaccate al muro, in particolare questa dove siamo io e mio fratello. Penso che un rapporto tra fratelli sia un qualcosa di unico, per me in assoluto il rapporto più importante che ho con una persona. Da piccoli litigavamo di continuo per qualunque cosa e ogni scusa era buona per insultarci a vicenda. Adesso che siamo cresciuti però è diverso. Non viviamo più nella stessa casa e ci vediamo qualche volta nei weekend. Solo adesso ho capito quanto lui sia stato influente sul mio modo di essere, pensare o comportarmi, e ho capito che è la persona a cui tengo di più in assoluto. Penso che crescere insieme abbia creato un legame veramente unico, perché anche se ci odiavamo a morte, oggi, in ogni ricordo che ho della mia infanzia c’è anche mio fratello”- (E. classe terza).
“Io come gemma ho deciso di portare mio fratello. Nonostante con gli anni il nostro rapporto sia notevolmente cambiato, lui è sempre stato la persona più importante per me. C’è stato in qualsiasi momento, mi ha supportata continuamente e mi ha fatto vedere la luce anche nei periodi più bui. Ho deciso proprio quest’anno di portare lui come gemma perché, dato che si è trasferito a Bologna, percepisco sempre di più la sua mancanza, e mi sono resa conto quanto in realtà sia importante per me” (S. classe terza).
“Ho scelto di portare una fotografia di anni fa nella quale ci sono mia mamma, mio fratello ed io nel pancione. La mia famiglia sarà sempre preziosa come una gemma. Ci tengo molto a questo ricordo speciale seppur io non fossi ancora nata, credo anche che saremo per sempre uniti e che continueremo a volerci bene come dal primo momento” (A. classe terza).
“Ecco la mia gemma, G.. G. è mio fratello ed è una delle persone che amo di più. Io e lui siamo cresciuti insieme come se fossimo gemelli, infatti abbiamo solamente due anni di differenza. Molti della classe conoscono G. in quanto è una persona eccentrica, energica ed estremamente espansiva. Oggi però vorrei farvi conoscere il lato più sensibile e dolce di mio fratello e lo farò raccontandovi quanto amore c’è tra di noi. Ultimamente ho compreso l’importanza di avere accanto un fratello, G. infatti mi capisce al volo, gli basta uno sguardo o un “toc toc” sul muro che divide le nostre stanze. A settembre ho messo fine ad una lunga relazione. G. ha subito capito che per me questa cosa non era stata facile e da quel momento, per un mese ha passato molte notti insieme a me raccontandomi cose divertenti o dicendomi “ma cosa ti frega, è scemo e ti trattava male”. Anche ultimamente passiamo le serate insieme, io devo studiare molto e a lui dispiace lasciarmi sola, quindi resta in camera mia ad ascoltarmi ripetere storia, scienze, francese…
Ho deciso di parlare di lui perché nonostante gli infiniti litigi a causa del caricatore o per chi abbia il diritto alla doccia per primo G. è la mia persona preferita e per lui darei qualsiasi cosa” (C. classe quinta).
“Ho portato un disegno fatto da mio fratello: anche se litighiamo spesso abbiamo un bellissimo rapporto e ci vogliamo bene anche se non ce lo dimostriamo troppo. A volte però bastano piccoli gesti, come questo”. Così G. (classe seconda) ha presentato la sua gemma. Penso che aver abitato per un certo periodo nello stesso luogo prima (il grembo materno) e dopo (la casa) la nascita, sia un aspetto che possa essere la base per un legame importante. Certo non è sufficiente e, soprattutto, neppure scontato. Serve costruirlo, investirvi energie… come, d’altra parte, tutte le relazioni.
“Questa è la foto di E., una bimba etiope. Lo scatto è del 2005, lei poi si è trasferita nel 2009, e non la vedo più da 6 anni e mi piacerebbe incontrarla perché era spesso da noi e per me era diventata come una sorella”. Questa la gemma di A. (classe seconda). Non so se E. verrà mai a sapere di essere la protagonista di questa gemma. Sarebbe bello però, se non altro per sapere di essere stata al centro del pensiero di qualcuno. Essere pensati da qualcuno senza rendersene conto, bello 😀
“Ho portato una foto di quando ero piccola, ce l’ho in camera da sempre. Mi ricorda l’infanzia e i momenti belli, mi sono divertita a farla, mi piace la mia posa. La cornice poi l’ho fatta con mia sorella e questo mi riporta a lei e all’importanza che ha per me la famiglia. A ciò aggiungo una canzone che parla di ritorno alle radici che restano importanti anche se si cambia e si cresce.”
Questa è stata la gemma di F. (classe seconda). Amo le radici. Mi piace andarvi con la mente, fare loro visita col pensiero e, laddove possibile, anche con il corpo; tornare su sentieri percorsi, esplorare con occhi di oggi i luoghi di ieri. La canzone “Radici” di Francesco Guccini si chiude con queste parole: “La casa è come un punto di memoria le tue radici danno la saggezza e proprio questa è forse la risposta e provi un grande senso di dolcezza”.
“La mia gemma è una foto in cui sono con mio fratello appena nato. Per 6 anni avevo chiesto ai miei genitori un fratellino. Adesso magari sono un po’ meno contenta perché dà un po’ di lavoro… ma in quel momento ero la persona più felice del mondo. La prima volta che l’ho preso in braccio avevo paura di romperlo e la maglietta che avevo indosso l’ho tenuta: avrei voluto portarla ma è in qualche baule della soffitta… quindi ho portato la foto”. Questa la gemma di G. (classe quarta). La bellezza e la capacità talvolta di saper tornare bambini, magari per riuscire a meravigliarsi pienamente, magari per guardare il mondo in modo diverso: “Lasciati guidare dal bambino che sei stato.” (Josè Saramago)
Si è avvicinato alla cattedra con una insolita insicurezza, quasi fosse il corpo a borbottare, con un foglio in mano. “Ho portato come gemma una specie di lettera, trovata su tavolo della cucina la mattina del mio 18° compleanno. Di solito sono io quello che si sveglia per primo e che “apre” la casa, ma quella mattina qualcuno mi ha anticipato scrivendomi questo. Prof, le chiedo di leggere perché non penso di riuscire ad arrivare in fondo.” Ho proceduto con la lettura. “La lettera è di mia sorella. E’ una prima lezione di vita, datami da chi ha più esperienza e penso sia preziosissima. Per certi aspetti è il regalo più importante che abbia ricevuto”. Questa la gemma di F. (classe quinta). Anche io, come F., ho una sorella più grande. Penso che, se ben costruito, sia uno dei rapporti più inossidabili, sinceri, tenaci, complici che ci possano essere, vuoi per la consuetudine, per la convivenza, vuoi per l’essere carne della stessa carne. Una grande, enorme fortuna.
“La mia gemma è formata da due foto in cui sono con mio fratello: lui è molto importante nonostante i litigi”. Questa la gemma di L. (classe seconda). Tanta la sintesi di L., tanto prolissi gli Articolo 31:
“Io non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due. In famiglia eri il primo nato, il bambino aspettato coccolato e a tratti persino viziato, coccolato e pacchi su pacchi di ricchi natali, parenti sorridenti intenti a lasciare regali; e poi arriva il piccolo scassando ogni giocattolo, diventa lui la star, mettendo te in un angolo e la cagnara incombe fanfara e tromba. Lui mangia caga e piange, a te le colpe per tutto ciò che rompe. Con quel sorriso a quattro denti farabutto già dicevo tutto: dormo da angioletto e poi di notte non sto zitto. Botte dal soffitto, mami e papi svegli fino a prima mattina, negli occhi lo stesso svarione di sette anni prima, ogni vicina sentiva e diceva che sfiga, mamma coglieva la sfida con noi rideva e capiva che la congrega prendeva una nuova piega. Non ci si credeva al bordello che già si faceva, la casa a ferro e fuoco nel gioco di litigare, cane e gatto ma lo stesso modo di camminare. Non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due e due su due, che comunque vada mio fratello ci sarà grazie mamma grazie pà (yeeeh yeeeh) Urlare a squarciagola fantasmi sotto le lenzuola, bambini non fate casino domani c’è scuola, ma mamma non c’è verso di fermare i ghostbusters. La cameretta è l’universo e noi siamo i masters, là fuori siamo soli non lo diamo a vedere ma abbiamo il vestito più strano di tutto il quartiere, gli zarri che ridevano in cortile ma era stile, ricordi come si giravano le ragazzine? quando si girava in coppia la stilosi li radoppia l’andatura zoppa e un’armatura dava forza per affrontare ogni sventura con la stessa frase in bocca: questo è mio fratello, bello sarà dura per chi me lo tocca, abbiamo il codice dei cavalieri non vedi? piuttosto scleri ma ci trovi sempre sinceri Milady per la città sfidando il proprio futuro, uno lo cantava sicuro l’altro scriveva su ogni muro, e la mia rivoluzione partiva da là, cane e gatto ma lo stesso sguardo di chi non ci sta. Non so cosa pensavi quelle notti con papà ma grazie mamma ne hai fatti due su due e due su due, che comunque vada mio fratello ci sarà grazie mamma grazie pà (yeeeh yeeeh) […]”
“Quello di cui ho bisogno per presentare la mia gemma ce l’ho tutto addosso”. Ha esordito così L. (classe quarta) e ha proseguito: “Ho portato: il braccialetto della mia migliore amica Monica col mio nome; la collana regalatami dai nonni materni; l’orologio che la nonna paterna ha regalato al nonno per l’anniversario e che poi il nonno ha regalato al papà, e che il papà ha regalato a me per il mio diciottesimo compleanno e che poi un giorno spero di regalare a mio figlio; infine il tatuaggio di Giulia Sofia, mia sorella più piccola che amo alla follia.” Mi è venuta in mente una frase di Novalis che ho letto in un libro di Hans Kung: “«Dove andiamo poi?» La risposta è: «Sempre a casa». Sempre a casa? Dov’è, ci si chiede, la casa dell’uomo? E qual è la strada che lo conduce fin là, il suo percorso di vita? Questa però e un altra questione.” Ho avuto la sensazione di visitare la casa di L. Bello.
Il sottofondo di “Divenire” di Ludovico Einaudi ha chiesto A. (classe terza) per presentare la sua gemma. Non è stata una passeggiata perché è emersa l’emozione che ha trovato la via della lacrima di commozione per manifestarsi. “Ho portato una foto di me e di mio fratello. Ultimamente ci siamo molto legati e lui la prossima settimana si trasferisce: non andrà lontano, ma mi dispiacerà tornare a casa sapendo che lui non ci sarà. Gli altri miei fratelli sono molto più grandi e a lui sono molto legata; quindi, semplicemente, è lui la mia gemma”. In classe silenzio e rispetto hanno permesso a quelle lacrime d’amore di essere accolte. In pochi minuti ho rivisto il rapporto con mia sorella, quattro anni di differenza, rimasti pesanti fino, più o meno, ai miei 16-17, quando quei quattro anni si sono fatti leggeri fino a sparire. Mano a mano che si cresce, interessi, problemi, gioie tendono a diventare simili e a eclissare le differenze. La cosa che più mi è mancata quando lei si è sposata? Le chiacchierate notturne quando rientravo la sera tardi e la trovavo addormentata sul divano… la notte poteva allungarsi di molto, nonostante le proteste di mamma e papà 😛
Non posso pubblicare la gemma portata da G. (classe quinta): ha mostrato la foto di suo fratello che “fa volare” la figlioletta. “Ho portato loro perché è grazie a loro due che ho messo un po’ la testa a posto. Prima devo ringraziare mio fratello che mi è sempre stato vicino e poi mia nipote che mi ha preso come riferimento e che quindi mi spinge ad essere più responsabile, almeno un po’…”.
La foto che ci ha mostrato mi ha immediatamente fatto pensare a questo quadro di Chagall e alle parole della moglie Bella: “«Non muoverti, resta dove sei…».Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…”.