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Gemme n° 422

A volte mi riconosco in Novecento e credo che l’età in cui siamo sia critica, non siamo né bambini né adulti. Penso che quella scaletta di Novecento, per noi, possa fungere da slancio: il mondo avanti è infinito con miliardi di scelte, sotto c’è l’oceano in cui rischiamo di affondare, dietro c’è la nave, il nostro guscio in cui abbiamo vissuto a lungo. Guardando avanti abbiamo paura per quello che potrebbe esserci e temiamo di essere l’ultima ruota del carro. Queste sensazioni ed emozioni le provo, anche se cerco di soffocarle perché magari non è ancora il momento di preoccuparsi; tuttavia le scelte che devo fare mi fanno già pensare, mi fanno paura”. Questa è stata la gemma di C. (classe seconda).
Nella canzone “E’ necessario” i Tiromancino cantano: “Io so che non è facile riuscire a proiettarsi nel futuro immaginando come sarà la vita andando avanti; le scelte che farò saranno sempre più importanti dei dubbi che ho che oggi sono ancora tanti”. Da un lato ci sono sicuramente la paura e il timore, ma dall’altra c’è anche la possibilità di mettersi in gioco, di sentirsi padroni della nostra vita, registi e non attori o spettatori dell’esistenza.

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Gemme n° 254

papà

Ho portato come gemma un oggetto per me molto importante; l’ho regalato a mio papà per la sua festa. Dimostra l’affetto che c’è fra noi. Ma non è solo un regalo: è una specie di ricordo perché lui quest’estate ha avuto problemi di salute al cuore, è stato per un mese in ospedale e non sapevo come sarebbe andata. Dormivo sul divano col cuscino e quindi mi ricorda che gli voglio tanto bene”. Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
A commento pubblico il video di “Immagini che lasciano il segno”, canzone dei Tiromancino che presenta le parole di un padre verso la figlia: “Immagini che lasciano il segno e resteranno dentro ai miei occhi nel tempo. Se ti guardo io rivedo me stesso, ti addormento e nel silenzio del tuo cuore sento il battito ora che sei diventata la ragione che mi muove. Tu, inventi il tuo cielo tra linee di colore, tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome, tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo, tu, della mia esistenza sei l’essenza. E così sei riuscita a cambiarmi, ritrovandomi forse un uomo migliore. Ti proteggerò dal vento, poi ti guarderò sbocciare, sei la mia motivazione, la passione che mi muove…”.

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Gemme n° 204

Vorrei raccontarvi di quando, 2 anni fa, mi sono trasferita qui a Udine dall’estero, dove ho trascorso 12 anni.
marinaNon è stato facile, è stato probabilmente il cambiamento più grande che ho fatto nella mia vita fino ad ora. A causa di ciò ho passato periodi tristi e difficili ma adesso, quando guardo indietro, lo faccio sorridendo.
Mia madre mi aveva sempre detto che quando mio fratello avrebbe finito le superiori, ce ne saremmo tornate in Italia.
Lo ripeteva ormai da anni, lei non vedeva l’ora. A dire il vero, quando me lo diceva quando ero piccola, anche io ero felice: quel posto non mi piaceva poi così tanto, e quando venivo a Udine per le vacanze e poi tornavo la, lasciare le mie cugine e tutti gli altri, mi faceva sempre piangere. Ma mia mamma mi consolava e mi sussurrava “torneremo”. Poi sono cresciuta: la mia vita ha iniziato a definirsi, non mi mancava niente: avevo una famiglia che mi voleva bene, tanti amici, una in particolare che era per me come una sorella, una squadra di ginnastica fantastica, una bella palestra, una scuola e una casa che adoravo. Certo, abbiamo dovuto superare diverse difficoltà e momenti bui per poter riuscire ad ottenere quello che avevamo, ma diciamo che proprio non potevo lamentarmi. Come dicevo prima, mia madre mi aveva sempre detto che saremmo tornate a Udine, ma io proprio non ne volevo più sapere: la mia vita ormai era quella e quella doveva restare: non riuscivo ad immaginarmela diversamente: in un’altra città o con altre persone. Mia madre però mi convinse dicendo che almeno un anno dovevo provare a vedere come andava, così, con la certezza che questa parentesi della mia vita sarebbe durata solo 365 giorni, accettai.
Devo essere sincera: non sono riuscita a realizzare veramente quello che stava accadendo alla mia vita fino al momento in cui ho dovuto preparare delle valigie più grandi e pesanti del solito, e partire verso la mia città natale: questa volta, però, per sempre.
Settembre si avvicinava, e io ancora non riuscivo a credere che non sarei più andata nella mia scuola con i miei compagni di classe con cui ormai avevo già condiviso 9 anni della mia vita.
Ho chiuso un libro e ne ho iniziato un altro nell’arco di così poco tempo, che forse non sono mai riuscita veramente a capire cosa stesse succedendo. Sono stata catapultata in una realtà completamente diversa: tutto era più piccolo e non per questo era migliore o peggiore: era semplicemente diverso ed era proprio questo che mi spaventava.
Non mi ricordo bene i miei primi giorni a Udine e al Percoto, ero triste non tanto perché non mi piacesse, ma semplicemente perché non riuscivo ancora ad accettare il fatto di avere chiuso in una scatola 12 anni della mia vita, ed ero convinta di non essere in grado di riuscire ad aprirne una nuova, così aspettavo che i giorni passassero in modo da poter tornare nel luogo che ormai consideravo come “casa mia” una volta finito l’anno.
Anche a ginnastica era tutto diverso ed era una nuova realtà che io ancora non riuscivo ad accettare. Mia mamma non poteva sopportare di vedermi così triste e demotivata, penso che non mi avesse mai visto in quelle condizioni, e mi disse più di una volta che se era quello che volevo veramente, potevo tornare là con mio padre. Fu soprattutto per lei che mi feci coraggio e strinsi i denti, e devo dire che è soprattutto grazie alle persone che mi sono state vicine che ce l’ho fatta: a iniziare da mia madre, ma non meno importanti sono state quelle persone speciali che fin dai primi momenti mi hanno fatto sentire a “casa” come Alice, Kelly e tante altre ragazze della mia vecchia classe, senza dimenticare le mie compagne di squadra. E per questo gliene sarò sempre grata. Più la mia vita andava avanti, più tutto diventava come se fosse sempre stato così: avevo quasi l’impressione di non aver neanche mai avuto una vita diversa da questa. Tutto si stabilizzò: la scuola, i compagni, la ginnastica, grazie alla quale tra l’altro ho avuto la possibilità di partecipare ai campionati nazionali italiani, sentendomi fiera di poter gareggiare finalmente per il mio paese.
Quando verso la fine dell’anno dovetti scegliere se fare il corso Esabac oppure no, beh, avevo talmente la nausea di fare cambiamenti che in prima analisi ho detto subito di no. Poi mi sono fatta coraggio, se ero riuscita a superare un cambiamento talmente grande, questo in confronto non sarebbe stato niente: e ancora una volta, con Kelly ed Alice, abbiamo intrapreso questo nuovo percorso. Beh.. che dire? Ora la mia vita è forse ancora più bella di quella di prima, soprattutto perché sono circondata da persone che mi vogliono bene e che ci tengono a me, e di cui non potrei più fare a meno. Così anche quest’anno ho conosciuto un sacco di persone importanti con le quali riesco veramente ad essere me stessa, e non posso fare altro che ringraziarle tutte per questo.
Vorrei concludere con una frase di un anonimo che riassume un po’ tutto quello che ho detto: Don’t be afraid of change, you may end up loosing something good, but you will probably end up gaining something better.
Quindi si, è vero, ho lasciato dietro di me qualcosa di molto grande, ma la ricompensa che ho avuto è stata enorme. Quindi non abbiate paura di cambiare, di girare pagina, di bruciare libro, perché non potrete mai sapere quello che vi aspetta, e alla fin fine, nella vita, le uniche cose che si rimpiangono, sono le occasioni che ci siamo lasciati scappare.”
Questa è stata la gemma di M. (classe terza) mentre sul monitor scorrevano immagini e musiche della sua esperienza belga, frutto del dvd regalatole dai suoi compagni di strada.
C’è una canzone dei Tiromancino che parla della vita, delle scelte consapevoli, delle strade che ci hanno portato a traguardi inaspettati, dei sensi unici, delle direzioni obbligatorie… “Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire… Ricominciare a fluire… Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni, in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi. Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso ed irraggiungibile per me. … Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire e non riesci a capire… Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile privo di senso ed irraggiungibile, per me. Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo, ricominciare a fluire.”

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Gemme n° 177

bisottiNonostante abbia pensato da un po’ a come fare la gemma, risulterà essere improvvisata. Ho scritto in corriera su quanto valga la pena lottare per chi amiamo. Nel libro «Il quadro mai dipinto» Massimo Bisotti scrive: «Siamo tutti universi danneggiati. Da qualcosa o qualcuno siamo stati danneggiati. Dal poco amore o dalle troppe paure, forse, o da chi ci ha promesso certezze scoppiate in volo come pezzi di vetro negli occhi. Le persone più incantevoli al mondo hanno sempre un vissuto complesso. Sono spesso le più difficili da amare ma anche quelle che sanno dare di più. Le persone incantevoli hanno vinto il disincanto e per vincere il disincanto ci vuole tanto coraggio, lo stesso che serve per i sentimenti. Io lo pensai anche di Vivien quando la conobbi. Pensai che per essere così incantevole doveva aver vinto molte volte il disincanto». Era da un po’ che riflettevo su questi temi sentendo molti che mi raccontano di persone che si lasciano per nulla e senza lottare. A questo punto desidero proporre questo video:

Ho fatto una riflessione su quanto valga la pena lottare per certi amori. Viviamo in una società dinamica, dove la ricchezza, i valori materiali, il benessere economico sono diventati più importanti della felicità individuale. Viviamo in un mondo che aiuta chi continua a rinunciare, piuttosto che chi cerca di combattere per i propri sogni. In questo mondo ho pensato a uno dei sentimenti umani più forti: l’amore. Vedo troppo spesso matrimoni ancora salvabili che finiscono, perché non si ha il coraggio di lottare. Vedo persone che si lasciano perché così è più semplice, perché così non si rischia di soffrire, ma queste sono soltanto futili giustificazioni. Preferisco le persone che rischiano, lottano e magari cadono. La mia riflessione vuole spronare le persone a lottare per quello che amano e soprattutto per chi amano, perché si vive una volta sola ma se lo fai bene una volta sola basta.
Nel video i due protagonisti litigano, si dividono, poi rivedono i momenti belli e riescono a tornare insieme, non hanno rinunciato dopo il momento difficile
Ancora nel libro: «La gente che se n’è andata se ne riandrà. Altrimenti non sarebbe andata via quando poteva restare. E’ che in amore non impariamo mai niente dall’esperienza, e come tutte le cose meravigliose da una parte questo ci salva e dall’altra ci annienta. Avresti dovuto affrontare solo il peso di spostare una sedia, sederti di fronte alla paura e vedere il mio corpo che ti amava, le nostre anime abbracciarsi smettendo di lottare, intrecciate in una per rimanere. E’ inutile illudersi, perso l’attimo niente è più uguale. La gente torna ma le cose non ritornano com’erano, la gente torna ma non si può tornare indietro per ripartire da un momento che è ormai svanito nel tempo».
E più avanti: «Ci sono persone a cui sarai legato per tutta la vita da un filo invisibile e indistruttibile. Non importa se ci avete provato mille volte e mille volte è andata male. Non importa se avete litigato, se non vi siete capiti, se la vita vi ha diviso in più occasioni. Qualsiasi cosa accada, qualsiasi siano gli ostacoli che il destino vi pone davanti, troverete sempre, sempre il modo di restare. Nonostante tutto. Perché siamo fatti per stare con pochi, e certi legami sfuggono alla corrosione del tempo.»
A questo punto una scena di «Amori e altri rimedi», di cui mi interessa particolarmente l’ultima frase che viene detta.

Concludo con le due ultime citazioni dal libro: «Io di sedie vuote ne ho avuta piena la vita e non ne voglio più. Ma, credimi, la persona più importante per te sarà laggiù, seduta in un’ultima fila. Sarai tu che in mezzo a tanti occhi, con la forza del tuo sguardo, non perderai di vista i suoi e andrai a prenderla. E ad ogni passo farai la stessa scelta, fra mormorii, bisbigli, commenti e scommesse su quanto durerà. La porterai davanti alla tua vita per farla stendere di fianco alla tua anima. E lì dirai: “Che lo spettacolo abbia inizio adesso. Adesso che ci sei tu”».
E «Magari è tardi ma se non fosse così… voglio solo dirti che io ci sarò, ci sarò sempre, un sempre che non mente e che non fa paura. Mi troverai, mi troverai ogni volta. Non importa con chi sarò, dove sarò, cosa starò facendo in quel momento. Non importa se avrò fatto un solo passo in avanti, oppure cento, oppure centomila ancora. Io ci sarò, custodirò il tuo essere speciale, proprio io che non credo negli angeli. Lo difenderò da questo mondo che distrugge. E per quanti passi avanti io abbia fatto, ne basterà sempre e solo uno indietro per raggiungerti. Questa è la mia promessa».”
La gemma di D. (classe quinta) è molto ricca. Aggiungo una citazione di “Due destini”, canzone dei Tiromancino: “Ti ricordi i giorni chiari dell’estate quando parlavamo fra le passeggiate, stammi più vicino ora che ho paura perché in questa fretta tutto si consuma, mai non ti vorrei veder cambiare mai. Perché siamo due destini che si uniscono stretti in un istante solo, che segnano un percorso profondissimo dentro di loro superando quegli ostacoli se la vita ci confonde solo per cercare di essere migliori, per guardare ancora fuori, per non sentirci soli. Ed è per questo che ti sto chiedendo di cercare sempre quelle cose vere che ci fanno stare bene, mai io non le perderei mai. Perché siamo due destini che si uniscono stretti in un istante solo, che segnano un percorso profondissimo dentro di loro superando quegli ostacoli che la vita non ci insegna solo per cercare di essere più veri, per guardare ancora fuori, per non sentirci soli.”

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Gemme n° 115

cioccolatino

La gemma di K. (classe quarta) è la carta di un cioccolatino, al centro di questo episodio: “Scorsa settimana, venendo a scuola, mi sono fermata a parlare con un’amica, e stavamo progettando di non venirci. Ci siamo sedute sui gradini della porta d’ingresso di una casa; è arrivata la padrona di casa che ci ha chiesto di spostarci per entrare. Poco dopo si è riaperta la porta; era la signora: ho pensato ci fosse venuta a dire di spostarci, invece ci ha portato due cioccolatini dicendoci che le avevamo rallegrata la giornata. Lei, con quel gesto, ha rallegrato la nostra… e mi ha anche fatto venire a scuola… L’ho molto apprezzato.” L’ho già citata, ma non importa; nella canzone “In continuo movimento” i Tiromancino cantano “Aiutami a ritrovare l’interesse per le piccole cose che sono alla base di tutte le promesse del futuro che cresce, perché sono le sfumature a dare vita ai colori e a farci tornare in mente le cose più pure dei giorni migliori.”.

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Gemme n° 0

Apro una nuova sezione nel blog: GEMME. Ho chiesto ai miei studenti di pensare a qualcosa (una canzone, una scena di un film, una pagina di un libro, un quadro, una foto, un oggetto…) per loro significativo e che desiderano far conoscere ai compagni come fosse una gemma preziosa. Il pomeriggio, poi, metterò qui sul blog i loro spunti. Intanto metto una mia gemma, quella che presenterò loro questa settimana.

In sottofondo “I giorni migliori”, Tiromancino.
Ci sono nell’aria delle cose che dentro di noi conosciamo a memoria perché sono quelle che sentiamo più nostre, più personali, che sentiamo veramente come parte di noi e che non possiamo condividere magari per paura o solo proprio perché desideriamo che continuino a restare nostre. Mi viene da pensare ai sogni, alle speranze, ma anche al senso che possono avere per noi una determinata foto, una certa canzone, una stella alpina chiusa tra le pagine di un libro…
Queste cose, che poi formano la nostra identità, non vanno mai rinnegate, soprattutto nei momenti difficili, in quei momenti in cui niente va per il verso giusto, in cui resta ben poco a cui aggrapparsi, in cui sembra proprio di essere tagliati fuori, di essere rimasti fermi mentre tutti continuano a correre felici verso la loro meta “in continuo movimento”. E’ proprio questo il momento in cui difendere le fragili cose che sentiamo nel cuore. Come? Facendo volare “in alto i nostri pensieri più limpidi”.
In questa canzone Federico Zampaglione parla di speranza, di ideali, di valori ma anche e soprattutto delle piccole cose che poi rendono concreti la speranza, gli ideali, i valori. Per una persona che è finita a terra, che si è ritrovata precipitata in una situazione difficile, è forse più facile pensare al futuro, cercare di rimettersi in piedi, riscoprendo l’interesse per le piccole cose. Non penso che sia parlando dell’amore o della fiducia che mi torno ad innamorare, ma ricevendo o dando una carezza, uno sguardo, un bacio, un abbraccio… “perché sono le sfumature a dare vita ai colori e a farci tornare in mente le cose più pure dei giorni migliori”. Si potrebbe allora pensare che si tratti di una canzone che parla di nostalgia, di un passato comunque migliore del presente che stiamo vivendo o del futuro che potrebbe arrivare. Ma c’è l’ultimo verso a venirci in soccorso, che ci invita a non cercare facili scorciatoie, ma a basarci sulla strada in cui crediamo e sul coraggio di percorrerla: “Non ci sono percorsi più brevi da cercare, c’è la strada in cui credi e il coraggio di andare”. E la forza di mettersi in cammino sulla strada è quella che emerge in tutti i brani di chiamata che troviamo nella Bibbia, da quelli dei profeti a quelli dei discepoli, e tutti richiedono un movimento, di piedi e di cuore. Cito solo l’inizio del Vangelo di Marco: “Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui”.
E il discorso si può estendere a tutti i viaggiatori, da Siddharta a Ulisse, da Frodo a Marco Polo, da Gilgamesh a Terzani.

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Le strade che abbiamo scelto

Oggi un po’ di introspezione e di pensieri in libera associazione. “Imparare dal vento” è un brano dei Tiromancino dell’album Illusioni parallele (2004). La canzone si apre con l’invidia da parte dell’uomo nei confronti di alcuni elementi naturali, quali il vento (per la sua capacità di respirare), la pioggia (per il suo saper cadere), la corrente (per la sua abilità di riuscire a portare le cose là dove vuole lei) e le onde (per “la pazienza di andare e venire”). Un aereo che vola veloce si contrappone all’uomo che invece si ferma e dedica un pensiero a tutti coloro che “partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi”. Mi immedesimo in uno dei discepoli di Gesù, chiamati ad un grande compito, col cuore colmo di aspettative, sogni, desideri e poi spiazzati da quest’uomo che difende gli ultimi, che si abbassa a servire, che lava loro i piedi, che l’unico innalzamento di sé che compie è quello sulla croce. Lo smarrimento è strabordante: “Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me, succede perché fingo che va sempre tutto bene ma non lo penso in fondo”. Più di qualcuno tentenna, dubita come potrebbe fare chiunque davanti a un compito improbo, a una sfida alta. Sembra di sentire nella coscienza la domanda di Gesù: “volete andarvene anche voi?”. La risposta mi piace pensarla non come il sì forte e chiaro, quasi gridato, di un fedele infervorato e super convinto, ma come quello meditato, vissuto, sofferto, ma per questo meglio radicato: “Torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire, e non riesci a capire…”.