“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un recap dell’estate 2023. Questa è stata l’estate di molte prime volte che sul momento ho avuto timore di percorrere ma poi sono stata felice di aver vissuto. Durante questi mesi mi sono sentita libera, spensierata e soprattutto felice e ringrazio di cuore le persone che hanno reso quest’estate L’estate” (L. classe quarta)
“Come gemma ho deciso di portare le mie scarpe da pallavolo, ho iniziato questo sport 3 anni fa quando ero in seconda media e da quel giorno la mia vita è cambiata. Queste scarpe le ho comprate di recente e ogni volta che le metto mi piace ripensare a quella giornata di ottobre, quando sono entrata per la prima volta in palestra per il mio primo allenamento, a quanto ero timida all’inizio, al periodo in cui avevo ancora un altro ruolo, ma soprattutto ai miglioramenti che ho fatto. Le mie scarpe essendo nuove mi vedranno ancora sbagliare e farmi male; ma mi vedranno anche crescere e migliorare, e io non vedo l’ora perché sono molto legata a questo sport” (V. classe prima).
“Cara classe, siamo cresciuti insieme, abbiamo passato 5 anni assieme, passando attraverso sfide, vittorie, e momenti indimenticabili che ci hanno accompagnato nel nostro percorso comune. Ora, ci troviamo alla fine di questo viaggio, all’ultimo anno di superiori, pronti a concludere questo capitolo con i ricordi che abbiamo costruito insieme, uno accanto all’altro. Nel corso di questo periodo, abbiamo condiviso risate, lacrime, e la scoperta di noi stessi. Siamo diventati non solo compagni di classe, ma veri e propri amici, anzi ancora meglio una famiglia. Le lunghe giornate di studio, le risate durante le pause, e le gite fuori dalla scuola sono diventate le tessere di un mosaico unico che piano piano si sta concludendo e rappresenta la nostra esperienza insieme. Siamo diventati una squadra, una famiglia, sostenendoci durante i momenti difficili e celebrando insieme i successi. Ora, mentre ci avviciniamo alla fine di questo capitolo, è inevitabile guardare indietro e riflettere sul nostro cammino. Siamo maturati insieme, abbiamo affrontato le incertezze del futuro e sostenuto i nostri sogni. La nostra classe è diventata un rifugio sicuro, un luogo dove siamo cresciuti, imparando non solo dagli insegnamenti dati dai nostri insegnanti, ma anche dalla vita. Voglio dirvi Grazie, grazie per essere diventati una delle parti più importanti della mia vita, anche quando essa mi sembrava scivolare tra le mani, voi siete riusciti ad aiutarmi. Siete e sarete un pezzo cruciale della mia vita. Grazie (A. classe quinta).
Ieri mattina ho inviato gli auguri a studentesse e studenti. Stamattina ho letto su Fb quelli del vescovo di Trieste Enrico Trevisi. Ho trovato una profonda consonanza e quindi li unisco qui in unico post per farli a chi legge queste pagine.
“Anche quest’anno mi appresto a mettermi davanti al pc e scrivervi un piccolo augurio di Natale, che possa avere un senso per chi crede nel Dio di Gesù, per chi crede in un altro Dio, per chi crede in qualcuno o qualcosa diverso da una divinità e per chi non crede affatto. Ciascuna e ciascuno di noi arriva a questo periodo in modo differente e personale. Mi è facile festeggiare con chi è in un buon periodo, perché avverto un’assonanza di umore visto l’imminente arrivo del piccolo. Ma in questi mesi mi è successo di vedere numerosi cocci di allieve e allieve in pezzi; alcuni di questi cocci li conosco bene perché mi sono stati descritti e raccontati, altri li ho solo intravisti o intuiti. Alcuni sono cocci di piccole porzioni di quelle persone, altri sono cocci di parti più grosse e importanti, altri ancora sono cocci dell’intera figura. E so che talvolta sembra che non possano più essere incollati insieme per offrire una figura di senso, anche se magari un po’ differente dall’originale.
Mariasole da quest’anno, il lunedì e il giovedì mattina va a scuola con il “Piedifruts”, che vuol dire a piedi insieme ad altre bimbe e altri bimbi della scuola dell’infanzia e della primaria. Le piace moltissimo e si sveglia volentieri la mattina presto per potervi partecipare, anche se è l’unica della sua sezione e una delle più piccole (a parte un ultimo tratto). Domenica scorsa si è svolta una piccola cerimonia di auguri per Natale e Mariasole è stata invitata, come tutti i partecipanti, a “scrivere” qualcosa sulla sua esperienza. Eccone un pezzetto che ci ha detto di scrivere per lei “Un giorno vorrei invitare tutti i miei amici, anche quelli del pulmino, per vedere come è bello il Piedifruts. E così lo vengono a fare il prossimo anno”. Mi ha fatto pensare e mi ha commosso. Ha vissuto una cosa bella e il suo pensiero è stato quello di farne fare esperienza ai suoi amici per poter condividere quella gioia. In una parola sola: amore. Per me Natale è un’occasione per consentire all’amore di agire e per metterlo in condizione di fare una delle cose che meglio gli riesce: ricucire lo strappo che talvolta si crea tra la vita e la felicità. Amore è ciò che consente alla vita di rinascere ogni volta, anche quando non pare esserci speranza o proprio speranza non c’è. Questo è quello che mi trasmette quel bimbo venuto alla luce nella precarietà due millenni fa, questo è quello che mi trasmette quel bimbo che sta per venire alla luce nella mia vita: una possibilità d’amore, di bellezza, di condivisione, di bene. Ah sì, ieri mattina, ultimo giorno di Piedifruts per quest’anno solare, c’era Victoria a fare compagnia a Mariasole, una sua compagna di sezione: non vi dico l’euforia! A tutte voi, a tutti voi, alle persone che amate e che sono una benedizione nelle vostre vite, auguro buon Natale e, viste le parole che ho scritto… buon amore, buona rinascita! Il prof di reli”
E ora spazio a un uomo che ama firmarsi per nome. “Ecco i miei auguri… a tutti gli amici Anzitutto accogliere Dio Viene, ma potresti esserti addormentato. Viene, ma potresti esserti risentito e arrabbiato per come vanno le cose. Viene, ma in una modalità così umile che sconcerta e scandalizza. Viene, ma non si impone. Però insiste a venire. Viene nelle sembianze umane. Anzi viene nella carne umana. Si fa carne. Viene ed è piccolo e umile. Un bambino. Un bambino sfollato. Viene e commuove. Viene e irrita. Viene e c’è chi va in panico e medita morte, come Erode. Viene e trova braccia che lo stringono: una madre che lo coccola e il suo sposo che ha il coraggio del Leone di Giuda. Viene e trova i poveri che lo festeggiano. Viene e potresti accoglierlo e unirti alla festa. Viene e potresti incoraggiare altri ad unirsi alla festa. Viene e ci sono altri piccoli scartati di fronte ai quali inginocchiarsi. E pregare di avere la forza e il coraggio di quel che siamo: E che cosa siamo? Siamo gli Amati da Dio, per amare con il suo amore i piccoli e i poveri sulla nostra strada. Sulle nostre piazze. Nelle nostre case. Nelle nostre classi. Nelle nostre comunità. Auguro un Natale così. Un Natale in cui le persone prevalgano sui consumi, in cui ciascuno si dia il coraggio per una parola di conforto con chi è nella sofferenza, un tempo di compagnia con chi sta nella solitudine, un gesto di tenerezza con chi vive il sentirsi abbandonato e rifiutato, un dare occasione di ascolto a chi soffre nel risentimento. Un Natale così lo auguro a tutti. Dove trovare la forza? Nel bambino Gesù. Fermati e accoglilo. Fermati e pregalo e troverai il coraggio, il tempo, le parole, i gesti, le occasioni. E su ciascuno invoco la Benedizione del Signore. Enrico vescovo”.
“Come gemma ho deciso di portare questa scatola. La riempio da quando sono molto piccola con oggetti significativi per me. Si possono vedere delle collanine, un fazzoletto, una “carta d’identità” e altre cose che non ricordo perché avessi buttato qua dentro. La cosa che mi piace di questa scatola è che niente di quello che c’è dentro viene rimosso. Anche se la mia vita continua a cambiare, questa scatola viene sempre e solo riempita e mai svuotata. Specialmente un taccuino di pelle mi fa ricordare i tempi della mia infanzia: regalatomi da una mia amica con cui ora non ho più contatti, continua ad essere un ricordo della nostra bella amicizia” (A. classe terza).
“Oggi come ultima mia gemma (si spera) ho voluto portare una delle persone più importanti della mia vita che purtroppo è venuta a mancare nel 2020, mio zio. Il nostro incredibile legame nasce da una delle prime batoste che mi ha segnato in modo indelebile, un incidente stradale in cui ho rischiato la vita nel 2018. Nei giorni di ricovero ricordo che lui venne a trovarmi portandomi il nuovo FIFA e ne fui entusiasta, da quell’anno il nostro legame appunto si arricchì anche grazie alla passione per i videogiochi. Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 gli venne diagnosticato un tumore maligno, scoperto troppo tardi. Inizialmente non sapevo che dire o fare, vivevo la mia vita tranquillamente tanto pensavo che la chemio o le medicine potessero fare qualcosa, ma non fu così. Man mano che il tempo passava, la sua sofferenza cresceva e mi sentivo impotente di fronte al futuro che si avvicinava. La cosa che mi ha fatto più arrabbiare è stata l’impossibilità di salutarlo per l’ultima volta in ospedale. L’ultimo ricordo che ho di lui da vivo è il peggior ricordo e la peggiore immagine che almeno io in 19 anni di vita abbia mai visto, anche peggiore dell’incidente, e il fatto di essere molto empatico ed altamente sensibile non è stato certamente di aiuto. Dopo la morte di mio zio a dicembre 2020 un’altra perdita importante nella mia vita mi travolge, la mia prima ragazza mi lascia. L’insieme delle due cose mi fa cadere in depressione portandomi a riflettere su certe cose e spingendomi a fare atroci pensieri su me stesso e sul porre fine a tutto quanto; grazie all’aiuto di una psicologa e 2 anni di lavoro ne sono finalmente uscito nonostante continui ad essere pessimista e a far finta che vada tutto bene. Non si vive una volta sola, si muore una volta sola e si vive ogni giorno, questo per dire che ognuno deve saper cogliere i bei momenti e saper farli coesistere insieme alla sofferenza che a parer mio ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni. Inoltre ho deciso di portare 3 canzoni che riassumono quello che provo tutt’ora riguardo a quello che mi è successo.
La prima canzone è Tutti i miei idoli sono morti di Chiello che per me rappresenta l’assenza di figure nella mia vita che possano darmi sostegno perché non ci sono più: penso a mio zio o penso anche a juice wrld che nonostante io non l’abbia mai conosciuto mi ha sempre aiutato a comprendere di più me stesso.
La seconda canzone è la più struggente delle 3 ed è Where does your spirit go di The Kid Laroi, un altro dei miei cantanti preferiti nonché pupillo di juice: in questa canzone parla della morte di juice che io ricollego con le parole del testo alla morte di mio zio ed è anche per questo che evito di ascoltarla tanto.
L’ultima canzone potrà sembrare che non c’entri nulla, ma per me rappresenta un po’ la liberazione da un circolo vizioso che mi ha fatto solo stare peggio. La canzone è Algoritmo, sempre di Chiello e, come già detto, ascoltandola mi fa sentire libero da quella parte di me che vuole farsi solo male. Per concludere vorrei dare un messaggio a chiunque legga questa gemma: non provate a prevedere ciò che può succedervi di male perché ci starete solo peggio, ma fate in modo che il dolore liberi tutte quelle emozioni che sono rinchiuse dentro di voi perché si resiste fino ad un certo punto e non abbiate paura di parlarne con qualcuno perché sfogarsi fa bene e farà sempre bene. Grazie”. (G. classe quinta).
“Come Gemma ho scelto la canzone Photograph di Ed Sheeran. Questa canzone occupa un posto speciale nel mio cuore nonostante non mi riporti alla mente solo ricordi felici. È stata infatti utilizzata come sottofondo nel video ricordo realizzato per una mia insegnante di danza venuta a mancare ormai 6 anni fa a causa di un incidente. È difficile per me ascoltare questa canzone senza pensare a quanto lei fosse speciale nelle nostre vite e di come questa notizia improvvisa abbia ribaltato completamente la nostra realtà ma, nonostante ciò, voglio ricordarla in tutta la sua dedizione e passione perché lei è stata e sarà sempre per me un esempio da seguire non solo nella danza ma anche nella vita di tutti i giorni” (A. classe terza).
“Ciao nonno, ormai è più di due mesi che non sei più con noi, purtroppo il destino ha deciso di portarti via da noi, tu che sembravi indistruttibile, che non ti abbattevi davanti a nessuna difficoltà; nonostante la malattia in questi lunghi mesi, hai combattuto fino in fondo. Questa volta il male ha preso il sopravvento e ti sei spento dopo l’ultimo saluto che ti abbiamo dato. Ti ricorderemo come una persona piena di vita, una persona che voleva bene a tutti e che si faceva volere bene dagli altri. Ci hai sempre raccontato le tue storie passate, lo studente modello che eri ed eri sempre presente quando avevamo bisogno di te; quando per esempio io e mio fratello non andavamo d’accordo tu cercavi sempre un motivo per farci riappacificare e ritornare come prima. Ci aiutavi a fare i compiti, ci raccontavi quanto eri bravo a scuola e i bei voti che prendevi e in particolare ci raccontavi spesso del tema che avevi scritto a scuola e di quanto ne andavi fiero. Hai vissuto la tua vita con la donna che amavi e che ami ancora e lei ancora ti vuole tanto bene e sente la tua mancanza; tutti noi sentiamo la tua mancanza. Ci manca sentire i tuoi racconti passati, le tue storie, la tua gentilezza e disponibilità. Vederti negli ultimi mesi stare male, e non poterti aiutare, è stata la più brutta esperienza mai provata. Nonostante ormai sapevamo che ci avresti abbandonato, speravamo sempre in un piccolo spiraglio di luce, in una piccola possibilità per andare avanti, per continuare ancora a combattere; ma ormai era tutto inutile. Adesso la casa senza di te è vuota; ma tutti ti ricorderanno come la bella e buona persona che eri.” (C. classe quinta).
“Bikky, questo è il nome con cui affettuosamente mi chiama mio papà da quando sono nata nel 2005 con il nome di M., nome importante e ricco di storia. Il mio nome era anche quello della mia bisnonna M., chiamata così da tutti perché, povera, non aveva portato la vittoria di Caporetto tanto sperata dal suo papà. Io invece credo di aver portato un po’ più di fortuna: una figlia femmina dopo due maschi. Della mia bisnonna io non so nulla ma l’unica cosa che ho di lei sono i suoi occhi e i suoi lineamenti che io e mamma condividiamo. Pensando a questo, ultimamente sono giunta alla conclusione che dentro ognuno di noi si uniscono tutte le storie e ricordi di vite passate e anche di facce che ci rendono quelli che siamo. Trovo veramente speciale guardare i miei genitori e fratelli e vedere in loro qualcosa che ci accomuna nonostante le differenze, e che ci lega l’un l’altro e con chi c’era prima di noi. Un nome, una somiglianza, un tratto comune. Fa tenerezza vedere dentro di sé una parte di loro. Di mia mamma ho i lineamenti e i capelli, di mio papà il carattere e il sorriso (anche i denti storti), dei miei fratelli ho gli insegnamenti, i ricordi e le cicatrici che mi hanno procurato giocando e soprattutto quel tipo di amore che solo i fratelli più grandi sanno dare e che farà sempre parte di me… e della mia bisnonna beh un nome che spero mi porti fortuna e vittoria nella vita” (M. classe quinta).
“Quest’anno voglio dedicare la mia gemma ad una persona per me molto importante, che però non è più qui. Prima che te ne andassi, non avevo mai ragionato su quanto la morte di una persona cara potesse essere difficile da affrontare: quando te ne sei andata, ho sentito come se il mondo mi fosse caduto addosso tutto ad un tratto. Alle volte mi sembra che il mio cervello si autoconvinca che tu sia ancora qui, magari mentre mi domando se anche quest’anno tu passerai il capodanno con la mia famiglia. Poi però, come una ventata gelida, arriva la realizzazione che tu non ci sei più. D., tu per me non sei solo un’amica di famiglia, ma quella zia “cool” che non ho mai avuto, quella persona a cui potevo raccontare dei guai che facevo senza che i miei genitori lo sapessero. Non so cosa penseresti se scoprissi che ho dedicato questa gemma a te, non so neanche io perché lo stia facendo, forse per cercare di superare questo lutto così improvviso e doloroso. Non mi resta dunque che aggrapparmi ai ricordi felici che ho di te, per cercare di andare avanti. Ti voglio bene D., grazie per tutto. (E. classe quarta)
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questo album di fotografie che è stato realizzato dalla mia sorella ospitante in America e che mi è stato regalato in occasione del giorno della mia partenza per tornare in Italia. Questo racchiude moltissime prime esperienze che ho vissuto mentre ero in Colorado, dal primo all’ultimo giorno. Come ad esempio il giorno del mio arrivo, i viaggi fatti con la famiglia, l’homecoming e il prom, il giorno del ringraziamento e via dicendo… Dunque, possiamo dire che la mia gemma è proprio il mio anno all’estero. Questo è stato un anno per me bellissimo che mi ha aiutato tanto a crescere e mi ha cambiato completamente, in positivo, mi ha reso molto più indipendente e specialmente mia ha aiutato a sconfiggere la mia timidezza. Sfogliare questo album mi fa venire in mente tantissimi bei ricordi e mi fa sempre commuovere”. (S. classe quinta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare questo Diario di una Schiappa. E’ un libro che mi rievoca molti momenti allegri della mia infanzia, e mi riporta alle vacanze passate al mare, o con mio cugino, una persona che mi è stata molto cara, e lo è tutt’ora. Lui è sempre stato un elemento molto importante della mia infanzia, anche se negli ultimi tempi, purtroppo, riusciamo a vederci soltanto una o due volte all’anno. Il primo dei tanti diari di una Schiappa, mi è stato regalato al mio settimo o ottavo compleanno, ed è stato il primo libro “complesso” che ho letto al di fuori dei testi che ci facevano leggere alla scuola elementare, e al quale mi ero appassionato molto. Anche a mio cugino, che aveva due anni più di me, piaceva molto leggerlo, il tempo passava veloce mentre io lo leggevo in italiano, e lui in tedesco, essendo nato in Germania, e ogni tanto ci fermavamo e facevamo un commento e una risata sul pezzo al quale eravamo arrivati. In genere questo accadeva mentre eravamo insieme in Ungheria, ma è capitato anche durante le vacanze al mare a Bibione. Dopo questo primo libro, entrambi, li abbiamo continuati ad acquistare man mano che ne uscivano di nuovi, ed entrambi abbiamo costruito una vasta collezione. Essendo cresciuti, di questi momenti purtroppo non ne accadono più molti, ma sono stati dei momenti davvero spensierati e allegri per me. Avendoli già letti tutti, probabilmente, la mia collezione la passerò al mio fratellino, sperando che anche lui li possa apprezzare”. (G. classe prima).
“Vivi d’amore… ho scelto questa frase, che mi disse mia madre durante una conversazione, tra una frase e l’altra. Lo disse senza darci un peso, quasi un po’ a caso, ma da quel momento mi è rimasta particolarmente impressa. Penso sia la cosa più vera che qualcuno abbia detto di me, mi rispecchia appieno. Io vivo veramente d’amore, trovo che senza non possa esserci vita che possa essere degna d’essere chiamata tale. Parlo dell’amore platonico per un amico, dell’amore per la musica, dell’amore per un libro, per uno sport e per praticamente tutto quello che caratterizza la vita e l’essere di ognuno di noi. Poi, ovviamente, c’è anche l’amore inteso come, secondo definizione, “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. Io in prima persona attualmente sto provando, come la maggior parte dei miei coetanei, un amore adolescenziale; tra esattamente due settimane saranno due anni che staremo insieme, e trovo che, guardando anche le esperienze di altri, al giorno d’oggi sia un grande traguardo per due diciassettenni. Ho notato che spesso le relazioni che si hanno a quest’età possono essere “denigrate” da altri, più grandi e con più esperienza sicuramente… “siete troppo piccoli cosa volete saperne dell’amore” … ecco, non trovo che si possa valere la stessa cosa per me ed il mio ragazzo. Sarò sicuramente anche di parte, ma sono sicura che se altri avessero dovuto passare le situazioni che abbiamo passato noi due avrebbero preso strade separate, invece noi abbiamo avuto la forza di rimanere insieme, uno accanto all’altra, al momento del bisogno e non solo. C’è voluta forza di volontà sicuramente, ma, alla fine, se non mettiamo tutti noi stessi per l’altro che senso ha? Siamo letteralmente cresciuti insieme, siamo maturati insieme e, so che può sembrare banale come cosa, ma non pensavo di poter mai provare sentimenti del genere per qualcuno. Non glielo dico spesso, ma ho la sensazione che me l’abbia mandato qualcuno da lassù per curare le mie ferite”. (K. classe terza)
“Twice. Quest’anno come gemma, ho deciso di portare un gruppo veramente importante per me. Ma perché è così tanto importante? Nel 2020 non mi sarei mai aspettata che questo gruppo sarebbe diventato la mia terapia per tutte le medie e oltre. Le medie sono un periodo che vorrei cancellare dal mio archivio. Ogni scusa era buona per buttarmi giù: i vestiti di marca, perché non avevo l’ultimo modello di scarpe o non indossavo dei vestiti di un costo maggiore ai 70 euro, perché ero sempre pronta ad aiutare, perché ascoltavo il K-pop, perché ero diversa. In quel periodo mi passavano continuamente pensieri oscuri e drastici. Nessuno mi aiutava e nessuno mi capiva, il mondo lo vedevo grigio scuro e incolore. Nell’agosto del 2020, dopo molto tempo che ne avevo sentito parlare, conobbi le Twice, un gruppo femminile coreano nato nel 2015 composto da 9 ragazze. Non so né come né perché ma quelle ragazze riportarono nel mondo… i colori che alle elementari vedevo e tutt’oggi sono tornata a vedere. Nel 2021 le Twice pubblicarono la canzone che, ancora oggi, è la mia preferita: Alcohol-Free la canzone dell’estate 2021 per eccellenza. Ricordo ancora la faccia di mia madre quando dicevo i nomi dei cocktail presenti nel testo della canzone e cantavo in una lingua straniera… CHE SICURAMENTE NON ERA COREANO!
E come in una relazione sana, il nostro rapporto era benevolo e non ero una di quei fan tossici e possessivi, anzi volevo condividere questo mio amore con qualcuno. Nel 2022 il mio bellissimo mondo colorato stava perdendo di nuovo colore, la terza media è stato un periodo di bullismo che non scorderò mai, sono stata più di qualche volta ferita e… in quel periodo la musica, ma in particolare modo le Twice con i loro time to twice (i loro vlog), mi hanno veramente salvato la vita. Ed è grazie a loro e ad alcune persone, amici e famiglia, se oggi sono qui, in classe a raccontarvi di come 5 ragazze coreane, 3 giapponesi e una taiwanese hanno impedito atti estremi, improvvisi e disperati. Il 2023 è agli sgoccioli e anche quest’anno, anche se ascoltate di meno, le Twice con il loro album Ready to be mi hanno dato la forza e la gioia. Loro non mi hanno solo donato la felicità che oggi tutti vedono, ma mi hanno anche regalato un sogno, la danza, il salire sul palco e rendere le persone felici e in pace. Spero tanto di vederle dal vivo un giorno, se in Italia o all’estero non mi interessa, spero al prossimo tour mondiale di esserci. Quindi si, amo le Twice, il K-pop e dopo molto tempo posso affermare apertamente che non me ne vergogno… d’altronde ognuno ha i propri gusti!” (E. classe seconda).
“Inizialmente non sapevo cosa portare come gemma finché, poco tempo fa, ho sentito la canzone A modo tuo di Elisa e ho capito che come gemma avrei scritto una lettera a mio fratello S. “Caro S., so che questa canzone è stata scritta da parte di una madre alla propria figlia, ma io mi sento di dedicarla a te perché, anche se non sei mio figlio, il mio amore per te è infinito, come quello di una madre per il proprio figlio. Sarà per il tanto tempo che passiamo insieme, per la differenza d’età o per il fatto che sei l’unico modo in cui riesco a dare un perché alla perdita di mia mamma e di nostro fratello N. Infatti, se mia mamma fosse ancora qui, papà non avrebbe avuto te con la tua mamma e se N. non fosse nato così presto tu non saresti stato concepito. Mi hai insegnato tante cose, ma più di tutte è che quando si cade, anche se ci si fa male, bisogna rialzarsi, asciugare le lacrime e sorridere di nuovo alla vita. Bisogna apprezzare le piccole cose e ogni momento con le persone che ci vogliono bene. In questa canzone Elisa dice “Camminerai e cadrai, ti alzerai, sempre a modo tuo”. È vero, per imparare dovrai cadere e rialzarti. Vorrei impedirti di cadere, ma non è possibile e non sarebbe giusto. L’unica cosa che posso fare per attenuare il tuo dolore, è starti vicino ogni volta che inciampi, per attutire la causa e ti prometto che lo farò, sarò al tuo fianco ogni giorno, anche se non mi vedrai fisicamente. Ricorderò per sempre la prima volta che hai detto il mio nome. Era il 9 luglio, eravamo in Puglia e io stavo facendo una videochiamata con S., mentre ti incitavo a dire il mio nome. Tu, tutt’un tratto, hai detto “Dada” e non mi sembrava vero, tanto che ho dovuto chiedere a S. se avevo sentito bene. Come in quel momento, tu ogni giorno mi rubi un pezzo di cuore e lo fai tuo. Sono grata che tu e S. vi vogliate bene, per me è fondamentale. Ho tenuto il body che ti ha preso a Parigi, prima ancora che tu nascessi, come ricordo materiale del vostro rapporto, nella speranza che sia per sempre. Sono felice di averti insegnato tante cose, soprattutto il verso di quattro dei tuoi animali preferiti: il cavallo, la pecora, l’elefante, e l’orango. Ti rinfaccerò per sempre in modo scherzoso tutti i pannolini che ti ho cambiato e tutti i bagnetti che ti ho fatto. Sarai sempre la mia polpettina. Con tutto l’amore del mondo, Dada”. (G. classe quinta).
“Volevo usare la mia gemma per condividere un pensiero rivolto a tutti voi. Ormai, e oserei dire finalmente, siamo in quinta, a giugno avremo gli esami e poi ognuno andrà per la sua strada. Magari ci vedremo in futuro e rimarremo in buoni rapporti di amicizia. Però finché siamo qui tutti assieme volevo solo ringraziarvi per il tempo passato assieme, i compiti che ci siamo passati sperando che la prof non ci scoprisse, il ripassone il giorno prima della verifica, il teatro (una delle mie passioni che mi porterò sempre nel cuore), le note più disparate e le gite più belle che abbiamo fatto assieme (ovviamente aspettando con ansia Praga e di andare in disco con …). Detto ciò, voglio augurarvi il meglio per qualsiasi scelta facciate e per il vostro futuro. Vorrei ringraziare anche il prof. Del Mondo che ci ha accompagnato per 5 anni con le sue gemme durante l’ora di reli, ho trovato questi momenti di condivisione molto intimi e allo stesso tempo ricchi di sentimenti che abbiamo provato tutti assieme qui. Perciò grazie. Voglio condividere con voi una cartella con i momenti migliori di questi anni in cui anche voi potrete aggiungere i vostri.” (M. classe quinta).
“La mia gemma di oggi è una figura speciale: un attore che, nonostante non abbia mai incontrato di persona, mi ha lasciato un’impronta indelebile. Parlo di Matthew Perry, noto per il suo ruolo in Friends. La scelta di renderlo la mia gemma risiede nel legame intimo che ho con la serie: fin da bambina, mia madre, appassionata della sitcom, mi ha accompagnato nelle serate guardando insieme episodi, diventando parte integrante della mia crescita. Mi ha trasmesso un amore così profondo per questa serie che ad oggi la sto rivedendo per la decima volta, perché non riuscirà mai a stancarmi. Di conseguenza, sono cresciuta ereditando alcuni atteggiamenti o qualità dei personaggi, in quanto i bambini cercano sempre di imitare i loro idoli. Ho deciso di portare Matthew come mia gemma in quanto mi ha sempre accompagnata in ogni momento fin da bambina, facendomi innamorare ogni giorno del suo modo di fare e facendomi ridere anche quando non me la sentivo di farlo. Ho deciso di portarlo perché è grazie a lui se ad oggi so come scherzare e far divertire le persone, anche se devo ammettere che è anche a causa sua se a volte cerco di nascondere le mie emozioni con una battuta. Ho scelto lui perché mi ricordo che quando avevo 7 anni ed ero al parco con mia mamma, un bambino si era avvicinato per chiedermi se potevamo essere amici ed io gli avevo risposto dicendo: “tu non sei Chandler”, perché effettivamente nessuno era come lui. Ho portato lui come mia gemma perché alle elementari non vedevo l’ora di uscire da scuola per poter accendere la televisione e fare merenda in sua compagnia. E perché ogni volta che ho una giornata brutta, mi basta vederlo sullo schermo per farmi spuntare un sorriso. Ho scelto lui perché esattamente 24 giorni fa quando ho acceso il telefono e ho letto la notizia della sua scomparsa, ho provato un dolore indescrivibile, e quando 2 giorni dopo ho riguardato la prima puntata della serie, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che lui non c’era più e questo mi provocava ancora più tristezza. Ho deciso di portare lui come mia gemma perché volevo rendergli omaggio per tutte le cose che lui ha fatto per me, anche se non sa di averle fatte. Penso che la perdita di figure come Matthew Perry venga percepita come personale non solo per la scomparsa di un attore della tua serie preferita, ma perché rappresentava colui che rendeva migliore anche i giorni più difficili. Era come il fantasma di un vecchio amico con cui si è cresciuti, o di qualcuno che vorresti aver avuto come amico. Ed ora, ogni volta che guardi un episodio, la consapevolezza della sua assenza diventa tangibile. Tuttavia, una parte di te continua a essere legata a lui, poiché è difficile dimenticare chi ha donato così tanto da lasciare un segno indelebile. Forse è proprio questo che succede quando qualcuno lascia un segno profondo nella tua vita: se ne va, ma ciò che ha lasciato dietro di sé rimane”. (M. classe quarta).
“Ho scelto questa canzone perché rientra nel gruppo di canzoni che sento mie, ora la condivido anche con altri. Mi piace perché esprime gioventù, ingiustizia ed essenza di vita” (C. classe quinta).
“Quest’anno ho pensato tanto a cosa portare come gemma, alla fine ho deciso di portare il mio gruppo di amiche: anche se può sembrare banale, non lo è affatto. Dalla terza media, io e le mie amiche abbiamo creato questo gruppo, in cui siamo in otto. Siamo tutte e otto l’una più diversa dall’altra: intendo che non abbiamo veramente neanche una cosa in comune, eppure, non avrei mai potuto trovare amiche migliori di quelle che ho. Noi ci conosciamo dall’asilo ma solo in terza media abbiamo ufficialmente creato il nostro gruppo, che noi chiamiamo “Fight club”, come il film. Non avrei veramente mai pensato di poter avere un gruppo di amiche così bello e unito. Purtroppo, anche se viviamo nello stesso paese, durante l’anno scolastico è più difficile trovare un giorno dove riusciamo tutte a vederci, ma bene o male ce la facciamo sempre. Con loro posso essere spensierata e tranquilla, nessuna si sente giudicata perché ci difendiamo sempre a vicenda. Quando siamo insieme ridiamo, scherziamo, piangiamo, ci divertiamo, facciamo discorsi stupidi ma a volte anche filosofici. A parole mi è veramente difficile spiegare quanto bene voglia ad ognuna di loro perché è un sentimento così grande che è impossibile da spiegare. Spesso parliamo del futuro. Tutti quelli che conosciamo pensavano che dopo un anno avremmo litigato e che il nostro gruppo non sarebbe durato, invece siamo ancora insieme e in questo periodo siamo più unite che mai. Spero con tutto il cuore che il nostro legame continui sempre a rimanere così. Mi chiedo sempre cosa farei senza di loro e penso a quanto sia fortunata ad averle”. (E. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una persona e quindi una parte della mia vita, mia mamma. Mia mamma è una persona buona, sempre presente con tutti e molto profonda. Mia mamma ha 48 anni e da 18 si prende cura di me e mia sorella, facendoci sentire protette. Quello da cui non ci poteva proteggere erano però le cose incontrollabili, il destino, il corso della natura. Mia mamma da 3 anni e mezzo ha un tumore maligno ai polmoni al quarto stadio, con metastasi alla colonna vertebrale. Per fortuna (e so che non si può definire così) è un cancro particolare, non una massa come si è soliti pensare, bensì uno strato di cellule che coprono l’intera superficie. Di conseguenza la cura non prevede chemio ma terapie staminali mirate ad una determinata zona. Tante volte mi sono chiesta perché a lei, tante volte ho pensato che avrei preferito averlo io pur di non vederla soffrire e non nego che ho la costante paura di non poter fare più le cose quotidiane che faccio con lei. Questa malattia per quanto sia disgustosa mi ha fatto maturare e capire che la vita è da vivere al 100%. Mi ha insegnato che probabilmente chiunque potrebbe combattere una guerra che tiene nascosta. Io l’ho fatto: per molto tempo ho tenuto nascosto una cosa più grande di me, forse perché dicendolo si sarebbe concretizzato o forse perché non volevo (e non voglio) essere trattata in modo diverso. Questa malattia mi ha insegnato ad essere forte, a combattere per quello che voglio, a stringere i denti e ad andare avanti, a proteggere gli altri prima di proteggere me stessa. Mi ha insegnato che la vita è fatta da alti e bassi e che se voglio davvero qualcosa non devo aspettare il momento giusto. Questa gemma ha un unico scopo ossia di farvi capire quello che un cancro ha fatto capire a me. La vita corre più veloce di quanto si pensi e non aspetta che tu prenda il treno giusto. Potresti riuscire a beccare quella coincidenza che tanto aspettavi, ma potresti benissimo aspettare le due ore di ritardo prima del prossimo treno. Ma quando lo aspetti, ricordati che a destinazione ci sono l’amore, la fiducia, la speranza: c’è semplicemente l’aria. Per rappresentare questo messaggio che spero vi arrivi con tutto il cuore, porto una canzone di Ligabue Certe Notti. Mia mamma e mio papà la cantavano nei sedili anteriori della macchina ma io non l’ho mai apprezzata. Ora mi ritrovo a cantare la stessa canzone, sempre in macchina, con il mio ragazzo che guida.” (B. classe quinta).