Pubblicato in: Etica, opinioni

Giornalismo ed etica politica


A volte mi capita di guardare Striscia la notizia e mi chiedo come sia possibile che così spesso dei servizi satirico-giornalistici debbano fare le veci della polizia o della guardia di finanza. E poi mi succede di leggere questo articolo su Internazionale di Tobias Jones (giornalista britannico che collabora con Internazionale, nato nel 1972). Oltre al ruolo del giornalismo, l’altro aspetto a impressionare è ovviamente quello dell’etica nella politica. Come chiedere onestà e atteggiamenti giusti e corretti ai cittadini se poi i loro rappresentanti si comportano così?

Scandalo all’inglese soldi.jpg

Dai parlamentari ai lord, la politica britannica è scossa dagli scandali. Scoperti dai giornalisti. L’intervento di Tobias Jones

Internazionale, 20 maggio 2009

Lo scandalo che sta sconvolgendo il parlamento britannico è uno scandalo molto compassato, molto british, perché quasi nessun politico ha infranto delle leggi. “Ero in regola”, dicono i parlamentari uno dopo l’altro, “l’ufficio spese ha dato il via libera a tutto”. Siccome erano permessi i rimborsi per la seconda casa (resa necessaria dal bisogno di vivere sia nella propria circoscrizione sia a Londra), i politici ne hanno chiesti per ogni fesseria domestica: dalle spese folli (pulizia del fossato o della piscina) alle cose più piccole (biscotti, letame di cavallo, perfino il tappo della vasca da bagno). Facevano il gioco del mercato edilizio, cambiando la loro seconda casa quando conveniva e intascando profitti pazzeschi. E ovviamente non tutto era in regola. Sono emersi rimborsi per mutui fantasma, o parlamentari sposati che chiedevano rimborsi per due seconde case come se fossero separati. La ministra degli interni ha chiesto il rimborso per il suo pay-per-view, e nella bolletta c’era anche un film porno (suo marito, poveretto, avrà una vita di imbarazzo per i suoi pochi minuti di onanismo). La cosa  assurda è che la scusa più comune è stata: “Scusatemi, non sono mai stato molto bravo con i numeri”. Questa gente vuole dirigere l’economia del paese e adesso confessa che non sa fare bene i conti.

Ci sono anche, meno male, alcuni fatti positivi. Tanti hanno avuto almeno la decenza di dimettersi. Ministri ed ex ministri stanno cadendo come le foglie in autunno. C’è stata una corsa a restituire i rimborsi, con vari politici che staccavano in diretta assegni per decine di migliaia di sterline. Ma forse la cosa più notevole è il ritorno del vero giornalismo investigativo. Chiunque voglia fare il giornalista dovrebbe studiare il lavoro di una giovane donna grintosa che si chiama Heather Brooke. È arrivata in Gran Bretagna quando il governo Blair ha approvato il Freedom of information act, una legge che, per la prima volta, permetteva a qualunque cittadino di indagare e scavare negli archivi dello Stato. Era concepita come una garanzia di trasparenza. Cinque anni fa Brooke ha cominciato a chiedere dati sulle spese dei parlamentari. Riceveva il classico secco rifiuto. Nessuno rispondeva alle sue telefonate. Le davano cifre generiche, ma nessun dettaglio. Più si trovava davanti il muro di gomma, più lei sospettava che cercassero di nascondere qualcosa. Ha fatto ricorso al garante per l’informazione, alla corte d’appello e, alla fine, addirittura all’alta corte. E ha vinto la causa, anche se il parlamento non ha mai reso pubbliche le informazioni che Brooke aveva chiesto. Brooke ha creato il caso sulle spese parlamentari, ma lo scoop non l’ha avuto lei. Gliel’ha scippato il Daily Telegraph e nessuno sa ancora esattamente come abbia fatto. Si dice che il quotidiano abbia ricevuto un cd da una talpa di qualche ufficio parlamentare. Qualunque sia la verità, è chiaro che il caso è trascinato dal giornalismo investigativo. Invece di avere giornalisti che raccolgono le briciole dalla magistratura, qui sono le indagini giudiziarie a partire grazie al lavoro investigativo giornalistico. Si parla anche di una causa privata organizzata dalla Taxpayers’ Alliance (“alleanza dei contibuenti”) con un altro giornale, il Daily Mail, contro i parlamentari spreconi.

Forse la cosa più seria in quest’anno nero per “la madre di tutti i parlamenti” è venuta fuori a gennaio, e anche questa è emersa grazie alla stampa. I giornalisti del Sunday Times hanno fatto finta di essere lobbisti e hanno scoperto che i lord erano in vendita. Uno ha chiesto 72mila sterline all’anno. Un’altro ha detto che c’erano delle regole contro questa pratica, ma che le regole, si sa, “sono fatte per essere violate”. Questa settimana, dopo una lunga indagine, i lord potrebbero decidere di sospendere lord Trescott e lord Taylor. Sarebbero i primi lord sospesi dal lontano 1642 (quando un certo visconte Savile fece l’errore di sostenere il re invece del parlamento). È chiaro che il loro peccato è molto più grave di quello dei rimborsi gonfiati. Nel secondo caso si tratta di avarizia, di meschinità. Ma i lord non volevano intascare soldi pubblici per comprare biscotti. Volevano prendere i soldi privati per fare emendamenti alle leggi. Questa non è avarizia, è corruzione. La crisi ha fatto un’ultima vittima inaspettata. La posizione dello speaker è storicamente super partes. Non entra mai nelle polemiche perché fa l’arbitro. Ma questo speaker è stato inetto e incompetente, ha sempre difeso un sistema marcio, e ora è stato il primo speaker rimosso dal 1695. In un periodo che vede il tasso di interesse più basso dal 1694, il diciassettesimo secolo ci sembra molto vicino. Ma se la politica sta tornando indietro, il giornalismo – almeno questa volta – sembra aver fatto dei progressi.

http://www.internazionale.it/primopiano/primopiano.php?id=22511

 

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