Pubblicato in: Etica, opinioni, Scuola

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Sul sito del Corriere di oggi c’è un pezzo allarmistico che ci mette in guardia sul futuro di internet: dall’estate del 2011 non ci sarà più spazio su internet per un nuovo utente che volesse navigare sol suo nuovo pc o smart-phone. E’ poi sufficiente dare un’occhiata ai commenti dei lettori per ridimensionare notevolmente l’allarmismo generato dell’articolo. Sta di fatto che la questione dell’accesso alla rete è ormai diventata oggetto di rivendicazione dei diritti umani. E in Italia gli amministratori non sembrano averlo capito: non è questione di colorazione politica, perché non vedo grosse differenze. A livello locale ci sono zone dell'”avanzatissimo e produttivo Frìuli” (per dirlo alla TG) scoperte da Adsl o con velocità lentissime… Pensiamo semplicemente alla velocità della connessione nella nostra scuola… Ecco allora due notiziole che arrivano dal nord-europa che ci possono far riflettere non poco: son prese da Dimensioni Nuove

Se è vero che da tempo i Paesi del Nord Europa si distinguono per propensione all’innovazione e attenzione al welfare, negli ultimi mesi i casi di Finlandia e Islanda hanno costituito un interessante connubio di questi due fattori e un coraggioso tentativo di valorizzare le nuove tecnologie, Internet in particolare, per diminuire le disuguaglianze sociali e garantire diritto di informazione e libertà d’espressione.

La Finlandia è il primo Paese al mondo che ha riconosciuto, per legge, la connessione Internet a banda larga come diritto universale per iinternet_la_rete.jpg suoi 5 milioni di cittadini. E’ stata infatti attuata dai primi di luglio del 2010 la legge sul Mercato delle Comunicazioni, che mirava a garantire a un prezzo ragionevole la connessione ad almeno 1 Megabit per secondo all’interno dei servizi di comunicazione di base come il telefono e la posta. Questo ha significato, per i provider, l’obbligo di fornire a ogni residente una linea a banda larga, che, tra l’altro, dovrà raggiungere i 100 Megabit per secondo entro il 2015. Secondo la ministra per le Telecomunicazioni Suvi Linden “i servizi Web non sono più solo intrattenimento, la Finlandia infatti ha lavorato duramente per lo sviluppo della società dell’informazione e un paio di anni fa abbiamo scoperto che non tutti avevano un accesso”, da cui questa legge innovativa e unica per portare l’accesso a tutti. Se si fa il confronto con l’Italia si può solo constatare come, nonostante il susseguirsi di governi di diverso colore, Internet non sia mai stato considerato una priorità e un’opportunità per il nostro Paese. Ci sono sì differenze non trascurabili a livello demografico e ambientale rispetto a Paesi come la Finlandia, ma il punto è che un deciso investimento sull’innovazione, e sulla rete in particolare, nel nostro Paese non è mai stato fatto. Prova ne è l’ultima indagine UE, che fotografa la situazione a metà 2009 e indica un tasso di penetrazione della banda larga in Italia pari al 20%, contro il 37% di Olanda e Danimarca e il 29% di Francia e Germania. E non è un caso se proprio da Wired Italia sia nato il progetto Internet for Peace, la proposta-provocazione di Riccardo Luna di candidare Internet a Premio Nobel per la pace 2010. Non si tratta, a mio avviso, di voler eleggere Internet a panacea di tutti i mali, ma semplicemente di capire come possa avere un ruolo importante nell’informazione e nella partecipazione dei cittadini e come possa, al tempo stesso, diventare un elemento di divisione e disuguaglianza sociale nel momento in cui sia privilegio di pochi.

L’altro caso interessante dell’anno è quello dell’Islanda, il “Paese senza bavaglio”, secondo un provocatorio titolo di Repubblica di quest’estate. In effetti il progetto approvato il 16 giugno dal parlamento islandese, denominato Icelandic Modern Media Iniziative, mira a “garantire uno scudo quasi totale a chi metterà su Internet segreti militari, giudiziari, societari e di Stato di pubblico interesse”, contemplando, tra le altre cose, una considerevole protezione per i blogger e per tutte le fonti, in nome della libertà d’espressione. Sebbene si prevedano per questa risoluzione tempi di attuazione di circa un anno, in tempi di leggi anti-intercettazioni la mossa dell’Islanda coglie piacevolmente di sorpresa, soprattutto se si considera che il parlamento di Reykjavik l’ha votata con cinquanta voti a favore, zero contrari e un solo astenuto. Nel nostro Paese invece si susseguono proposte di legge, dal centrosinistra come dal centrodestra, che cercano di limitare, se non impedire, le attività dei blogger e delle piccole webTV. Così, mentre in Italia la banda larga avanza a passo di lumaca e il mondo dei blog si prepara alla graticola, ci sono fortunatamente Paesi che si muovono e legiferano per garantire diritti come l’accesso a Internet e la libertà d’espressione, candidandosi a diventare la nuova frontiera dell’innovazione e del giornalismo d’inchiesta.

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