Jesus punk


Chi legge XL sa che nella prima parte del giornale c’è una rubrica intitolata Mondo che pubblica 4 brevi pezzi provenienti da altrettanti corrispondenti da città straniere. Barbara Pantanella ha scritto un articolo da Berlino, eccolo qui:

Nella “capitale atea d’Europa”, dove la maggioranza dei cittadini si professa senza Dio, i punk sembrano aver ritrovato la fede. Un grosso segnale è stata la conversione di Nina Hagen (cfr qui, ndr), icona del punk berlinese che è diventata una devota cristiana evangelica e si è messa a scrivere un libro su Gesù. Poi sono arrivati i Jesus Freaks, un movimento di ex punk e anarchici che amano Cristo più di qualsiasi Sid Vicious o Joey gebetomat_3.jpgRamone e che si sentono rifiutati dalle chiese tradizionali. Si riuniscono la domenica pomeriggio – perché la domenica mattina i punk dormono fino a tardi – in una ex birreria e il loro logo è una combinazione delle lettere greche alfa e omega, che però a ben guardare ricorda molto la A cerchiata degli anarchici. La messa è in realtà un concerto di musica rock, metal o indie secondo i casi, dove si suona, si balla, si mangiano patatine fritte al posto dell’ostia e si beve birra. Si legge anche la Bibbia, naturalmente, ma anche questa è poco tradizionale: scritta in un linguaggio giovanilistico infarcito di termini slang, è un progetto open source distribuito con licenza Creative Commons, in modo che tutti possano contribuire su Internet con suggerimenti e modifiche. L’edizione più recente è la Volxbibel 3.0 Reloaded. Fedeli alla filosofia punk, i Jesus Freaks organizzano anche un festival rock annuale, il Freakstock, e hanno creato anche la linea di abbigliamento Freakstyle. E per chi di spiritualità non ne ha ancora abbastanza, Berlino offre tanti altri modi per entrare in contatto con Dio senza passare dalla chiesa: basta entrare nel Gebetomat, il distributore automatico di preghiere in tutte le lingue e per tutte le religioni, che l’artista Oliver Sturm ha piazzato in centro città. Oppure fare un salto al chiosco Ixtys, che offre ottima cucina casalinga coreana. Le pareti sono tappezzate di estratti dalla Bibbia e il menu spiega che il kimchi, piatto tradizionale coreano, contiene tante vitamine e fa benissimo alla salute, ma che ancora meglio del kimchi è l’amore per Gesù Cristo.

Ora, sapete quanto sia di vedute ampie la mia religiosità… Solo che a volte tale ampiezza non ce la fa proprio a comprendere certe iniziative, o meglio, anche le comprende ma le colloca ben presto nell’ambito del ridicolo, del comodo, del kitsch; le tiene in considerazione come provocazioni, ma nulla più… Un problema di ristrettezza mentale mio?

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