In quegli occhi, di bambino

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A volte, rileggendo questo pezzettino di Novecento di Baricco (pag. 11-12), mi viene da pensare che sia una descrizione dell’uomo che a un certo punto si accorge di Dio…

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa…e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire…Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio e emigranti, e solo, uno che per primo…la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte…magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni…alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato,muratore, brava persona…prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi…gli ha preso la mano, ha fatto l’America. Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, e a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello, e da lì alla lingua, fin dentro quel grido AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America. Lì ad aspettare”

Dio madre

Capita, a volte, di parlare di alcuni argomenti in classe e di tornare a casa e leggere delle cose che calzano a pennello con quanto affrontato la mattina. Così è stato cinque minuti fa… ripensando alla lezione su Hans Jonas nelle quinte

“… Dio forse ha il volto più di una madre che di un padre. E’ molto più donna in quello che genera. Come quando una donna genera un figlio handicappato o gravemente malato, alla fine non può far nulla se non sentire nel suo corpo l’immensa sofferenza per la sofferenza del figlio, vederlo anche morire senza poterci far nulla; forse è così Dio. Forse davvero Dio non è l’Onnipotente che pensiamo noi, ma è Colui che cammina con noi, Colui che genera, ma generando si autolimita, perché c’è il generato con la sua piena libertà. Questo Dio che accetta la debolezza della materia come una donna che ha generato un figlio malato, e cammina con lui, soffre con lui, così penso a questo Dio dal volto materno. Scopro che ci dev’essere una sofferenza immensa in Lui. Forse davvero ha ragione quel poeta peruviano che parlando del suo popolo dice: “Io sono nato un giorno in cui Dio era malato, malato grave.” Forse questo Dio ha bisogno della nostra guarigione per guarire anche Lui, perché Dio ci vuole felici.” (Alex Zanotelli, in La solidarietà di Dio, pag. 11-12)

Indigeni-Chevron 1-0 (per ora…)

Prendo questo articolo di Tancredi Tarantino: si parla del processo intentato contro la Chevron-Texaco in Ecuador.

laoilboyfinal.jpgLa corte d’appello di Sucumbios, nell’Amazzonia settentrionale dell’Ecuador, lo scorso 4 gennaio ha confermato la condanna inflitta in primo grado a Chevron-Texaco per i danni ambientali causati in quasi trent’anni di sfruttamento petrolifero. Una multa da 8.641 milioni di dollari, a cui si aggiunge un 10 per cento a titolo di risarcimento in favore delle popolazioni indigene e l’obbligo imposto al colosso statunitense di chiedere pubblicamente scusa se non vuole vedersi raddoppiata la condanna. Secondo quanto ribadito dai giudici, dal 1964 al 1992 la Texaco, in seguito acquistata da Chevron, ha sversato circa 80 miliardi di metri cubi di rifiuti tossici e scarti di petrolio nei fiumi della foresta ecuadoriana, decimando comunità indigene e culture ancestrali e modificando per sempre un patrimonio unico di biodiversità. Alla lettura del pronunciamento della Corte esulta l’Asamblea de afectados, il comitato vittime che ha promosso la class action, mentre il loro avvocato Pablo Fajardo, premiato nel 2007 dalla Cnn come eroe dell’anno per la battaglia legale portata avanti in Amazzonia, pensa già al prossimo passo. “Useremo tutti gli strumenti legali a nostra disposizione per rendere esecutiva la sentenza – dichiara entusiasta Fajardo – attraverso il sequestro delle raffinerie, il congelamento dei conti corrente all’estero e degli attivi di Chevron”.

Di segno opposto la reazione della compagnia californiana che, attraverso un duro comunicato stampa, fa sapere che la sentenza è soltanto un esempio “della corruzione del sistema giudiziale ecuadoriano”, negando peraltro che l’Ecuador sia uno Stato di diritto.

Un affondo che filtra tra le fitte fronde dell’Amazzonia ecuadoriana. “E’ una vittoria dell’umanità – ribatte un commosso Luis Yanza, fondatore del Fronte di difesa dell’Amazzonia e coordinatore del comitato vittime – una vittoria di tutti contro un gigante che ha investito milioni di dollari per distruggere il paese e questo processo, tentando di corrompere giudici e depistare le indagini”. Rompe il silenzio anche il presidente Rafael Correa, dopo mesi di no comment per non influenzare il giudizio della Corte. “ È una lotta di Davide contro Golia” dichiara soddisfatto il capo di Stato, complimentandosi per la vittoria degli indigeni “nonostante le forze impari messe in campo”.

La partita non è ancora chiusa e Chevron farà certamente di tutto per delegittimare il processo e, con esso, il sistema giudiziario del piccolo paese andino. Ma la favola dei trentamila indigeni che portarono in giudizio una delle sette sorelle del petrolio costringendola al risarcimento e alle pubbliche scuse si fa sempre più realtà.

Si ricomincia… Ma sì, dai :-)

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Calma

Domani ricomincia scuola e voglio portarmi dietro lo spirito calmo e poco frenetico che ho respirato in questi giorni…

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Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Pescatore: ’Non ho impiegato molto tempo’

Turista: ’Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?’

Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Turista: ’Ma come impiega il resto del suo tempo?’

Pescatore: ’Dormo fino a tardi, pesco un po, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.’

Turista: ’La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!…’

Pescatore: ’ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?’

Turista: ’25 anni forse’

Pescatore: ’….e dopo?’

Turista: ’Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!!!!!

Pescatore:’…miliardi?…….e poi?’

Turista: ’Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere gli ultimi 5/10 anni in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!’

Tornerò…

Mi sono preso una vacanza, un periodo dedicato tutto alla famiglia, alle amicizie, alla nostra casa… tornerò :-)))

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