Con queste parole L. (classe seconda) ha presentato la sua gemma: “La mia gemma è il primo trofeo di judo, la mia prima gara in assoluto. Per me è importante perché lì c’erano tutta la società e i compagni che facevano il tifo per me. Durante questo percorso (9 anni) ho perso molti compagni che mi stavano vicino e ovviamente questo mi dispiace: il trofeo rappresenta anche l’unità tra me e i miei amici.” Credere nelle proprie capacità, nella propria abilità, nel proprio potenziale è importante; tuttavia, sentire che ci credono anche gli altri e che sono lì a dimostrartelo e a dirtelo, ti fa tirare fuori quel qualcosa in più che può fare la differenza.
Ecco la gemma di M. (classe terza): “Ho portato questo video per presentare una mia passione: la danza classica. Qui, tra l’altro, si prende un po’ in giro la danza classica per eccellenza con questo famoso adagio”. Una poesia di Rabindranath Tagore:
“La stessa corrente di vita che scorre nelle mie vene, notte e giorno scorre per il mondo e danza in ritmica misura. E’ la stessa vita che germoglia gioiosa attraverso la polvere negli infiniti fili dell’erba e prorompe in onde tumultuose di foglie e di fiori”.
“Ecco le mie prime punte di danza. Rappresentano una grande passione, iniziata quando avevo 6 anni: sono state un piccolo traguardo. Le ho potute mettere dopo anni di prove e fatica. Già da subito volevo dare il massimo per arrivare a indossarle: sono il frutto di fatica e determinazione. Ora cerco sempre di dare il massimo e di immedesimarmi nei vari ruoli che interpreto.” Queste le parole di N. (classe seconda). Uno degli ultimi allenatori della nazionale di calcio non ha terminato bene la propria esperienza in azzurro, eppure era stato uno dei più apprezzati per la sua umanità. Mi sto riferendo Cesare Prandelli, che ha affermato: “La pratica sportiva è un microcosmo della vita fatto di sacrifici, applicazione nel lavoro, rispetto delle regole, successi e delusioni. Ma è soprattutto un modo sano di intendere la vita, a prescindere dai risultati che ciascuno può ottenere.”
“Ho portato la maglietta di un grande capitano che ora si è ritirato dal calcio giocato. Per me è un mito, magari non dotato di un grandissimo talento per il calcio, ma un giocatore che ha sempre messo tantissima grinta senza mai mollare; è stato un campione sempre costante negli allenamenti, e sempre pronto a fare di tutto per la squadra. Mi ispira e mi porta a non mollare mai; penso che cercando di fare sempre qualcosa di più, allenamento dopo allenamento, i risultati arrivino. Il calcio per me è tanto. Anche il numero di maglia mi piace.” Questa è stata la gemma di M. (classe seconda). Riporto quello che il giornalista sportivo Luigi Garlando ha scritto nel 2013 sulla Gazzetta: “Javier Zanetti è una figurina che ogni padre metterebbe in mano al proprio figlio come un santino, a prescindere dal campanile del tifo: gioca come lui, comportati come lui. Il capitano nerazzurro è da anni una stella polare indicata ai giovani che si incamminano nello sport. La sua lezione più preziosa è la dignitosa accettazione della sconfitta e l’orgoglioso sforzo per ripartire. Una lezione straordinariamente moderna oggi che ai ragazzi si insegna altro: che la sconfitta è la spia del fallimento, da evitare in tutti i modi, e non un passaggio naturale e istruttivo per migliorarsi.”
“Ho portato due fotografie su una delle mie grandi passioni: i cavalli. Uno scatto è del 2006 (quando ho iniziato il corso a Pradamano), l’altro è insieme al mio cavallo che accudiva mio zio. Da un anno non pratico più l’equitazione e la mia decisione è stata influenzata anche dal fatto che il giorno di Natale ho scoperto che mio zio aveva venduto il mio cavallo; tuttora mi sento ferita e delusa anche perché mio zio era l’unico che capiva la mia passione. Questa foto è l’ultima che ho potuto fare con lui: è una parte molto importante della mia vita. Inoltre voglio riportare due frasi: «il galoppo di un cavallo è come un volo senz’ali» e «non esiste una così intima segretezza come tra cavallo e cavaliere». Le ho scelte perché rappresentano i sentimenti e le passioni che provavo quando cavalcavo. La seconda rappresenta l’intesa intima e indissolubile che c’era tra noi. Per me era come un migliore amico che mi ha aiutato in un momento difficile della mia vita quando pochi mi hanno ascoltato”. Questa è stata la gemma di M. (classe seconda). Afferma Sharon Ralls Lemon “La gioia essenziale di stare con i cavalli è il mettersi a contatto con i rari elementi di grazia, bellezza, spirito e fuoco”.
“Ho portato come gemma la foto della squadra: beh, forse è un po’ scontato, ma per me rappresenta un tesoro perché lì siamo tutti fratelli, condividiamo vittorie e sconfitte. Viviamo insieme le fatiche e superiamo tutto anche se a volte è difficile, soprattutto quando giochiamo contro squadre più forti: sono le volte in cui si tratta di mandare in campo il cuore. E’ bello il legame che si forma anche con l’allenatore e le altre persone che aiutano: è come una grande famiglia. I fratelli che mi sono mancati li ho trovati in questo gruppo.” Questa è stata la gemma di R. (classe seconda). Gioco a pallavolo e ho sempre ammirato l’allenatore che ha portato in alto la nazionale italiana maschile, Julio Velasco. Ecco, in questo video spiega la differenza tra gruppo e squadra…
“Il body che ho portato è legato a due ricordi: la ginnastica e gli europei giovanili in Svezia. Pratico ginnastica da quando avevo due anni e mezzo, e mi ci sono avvicinata seguendo alcune compagne di asilo. Me ne sono innamorata subito, non mi sono mai stufata (sì, ho attraversato dei periodi no ma sono la minoranza), ho fatto sacrifici e sforzi e penso sia il miglior sport di sempre (mi alleno anche di sabato e sento di fare la cosa giusta). Il body l’ho preso nell’estate del 2014 quando sono andata in Svezia. Appena arrivata là l’ho visto e me ne sono innamorata subito ma poi l’ho comprato solo l’ultimo giorno: mi ha sempre portato fortuna ed è il primo che ho scelto io”. Così G. (classe seconda) ha presentato la sua gemma. C’è uno sportivo che ha pagato un prezzo molto caro a una delle sue passioni, ma che non per questo si è fermato, anzi è come se avesse tratto dal suo incidente ulteriore forza, Alex Zanardi. Afferma: “E’ importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo.”
“Ho portato come gemma il discorso di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”. Mi trasmette una grande carica e mi dà la voglia di correre, di giocare, di lottare”. Questa la gemma di S. (classe seconda). Adoro Al Pacino, adoro i suoi film. Mi soffermo su una piccola parte del discorso fatto alla squadra: “i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo”. Mi ha sempre colpito questa frase: non aspettiamo la grande occasione, non aspettiamo la finale per dare il meglio di noi stessi… Ogni situazione è quella buona…
“Ho portato le mie punte di danza; ho praticato tanti sport ma la danza è quello che mi è piaciuto di più e a cui tenevo di più. Mi è dispiaciuto moltissimo non andarci più, anche perché nella scuola che frequentavo avevo trovato una specie di seconda famiglia. Queste sono state le prime e le ultime punte. Ho iniziato tardi a fare classica e il fatto di riuscire a raggiungere comunque un traguardo mi ha dato sicurezza e fiducia in me stessa”. Questa la gemma di E. (classe seconda). Ho avuto un’unica sequenza davanti aglio occhi mentre E. parlava:
“Come gemma ho portato una frase di Michael Jordan: “Posso accettare di fallire ma non posso accettare di non tentare”. L’ho scelta perché per me significa che non bisogna mai partire dicendo che non si riesce a fare qualcosa: bisogna provarci sempre”. Questa è stata la gemma di F. (classe seconda). Collego a questa frase qualche sequenza di un film su qualcuno che non solo ha tentato, ma non ha neppure fallito…
“Ho portato come gemma due foto che sono molto importanti perché segnano l’inizio e l’attuale punto d’arrivo del mio percorso scout. Nella prima sono nelle coccinelle al primo volo estivo (3-4 giorni in montagna). La ragazza in alto era la capo che ci ha regalato la foto perché lei sarebbe andata via. La seconda foto è con la squadriglia la scorsa estate durante il campo. La squadriglia è per me fondamentale perché siamo come delle vere sorelle: non ci sono segreti, ci raccontiamo tutto, si passa tutto il tempo insieme, si cresce molto (ci sono molti litigi durante questi giorni; nei primi 4 anni, ad esempio ho litigato molto con la caposquadriglia, ma mi ricordo anche i momenti indimenticabili soprattutto nell’ultimo anno in cui invece abbiamo legato tanto). Le amicizie che si sono formate sono tra le più profonde e importanti che ho; abbiamo affrontato insieme i problemi aiutandoci nelle difficoltà, anche nel semplice fatto di rispettare gli impegni del sabato e della domenica. Quest’anno l’ho iniziato con tanta gioia ed entusiasmo e un po’ mi dispiace passare nel gruppo più grande il prossimo anno. Ho anche portato una canzone dei The Sun. Sabato sera ero alla loro testimonianza-concerto. Sono in 4 e 2 di loro hanno fatto un percorso difficoltoso senza vedere il senso del limite. Il leader ha avuto grande cambiamento frequentando la chiesa e ha testimoniato la sua esperienza; gli altri hanno deciso di aiutarlo. La canzone è “Strada in salita”, e soprattutto il ritornello mi ha colpito: “Voglio un sogno e voglio un senso, voglio una partita che mi faccia dare il meglio, che questa vita sia la mia strada in salita, che mi possa guidare in ciò che amo e così sia”. Uno che dice così è molto forte e va contro corrente rispetto ad un mondo che propone un modello di strada semplice e comoda.” Questa è stata la gemma di E. (classe seconda). Stamattina stavo prendendo il caffè nel bar della scuola e stavo parlando con Valentina, che ci lavora. Ci siamo messi a parlare di una nostra passione condivisa, la pallavolo e di quanto siano in crisi, rispetto al passato, gli sport… “E’ che” abbiamo concordato ad un certo punto, “lo sport è sacrificio”. La dimensione del sacrificio mi fa assaporare in maniera diversa il risultato finale, sconfitta o vittoria che sia. Ne ho vinte e ne ho perse di partite, ma ci sono sconfitte che hanno più sapore di alcune vittorie perché la lotta è stata dura e ho lottato dando il meglio di me. “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.” (Aruki Murakami)
“Ho scelto questo video perché lui è il mio idolo. Gioca in una squadra neozelandese e mi fa venir voglia di dare sempre il meglio di me”. Così ha commentato la sua gemma P. (classe seconda). Il giornalista Marco Pastonesi, ex rugbista, scrive: “Il rugby e` una voce del verbo dare. A ogni allenamento, a ogni partita, a ogni placcaggio, a ogni sostegno, dai un po` di te stesso. Prima o poi qualcosa ti tornerà indietro.”
“Nel video si vede che la protagonista ha una grande passione per il circo; io ho quella per la scherma, sport che ho iniziato da piccola. Mi ha fatto crescere ed è stata fortemente presente nella mia vita. In questo periodo sto migliorando però durante le gare a volte mi blocco e non vanno sempre come vorrei andassero; mi dicono che ho buone capacità, ma alle gare mi blocco e vedere che sforzi e sacrifici fatti per lungo tempo vanno a farsi benedire per colpa di errori stupidi mi fa molto arrabbiare. Buttare tutto alle ortiche mi fa male. Nella canzone ci sono poi due temi. Il primo è quello della morte, la cosa che mi fa più paura in assoluto. Pochi mesi fa è morto il mio cane; so che non è una persona, ma prima non sapevo bene cosa fosse la morte, non l’avevo sentita sulla mia pelle; questa cosa mi ha toccato e ho preso consapevolezza della sua esistenza. Mi fa paura il fatto che non si possa tornare indietro e sapere che non si possa più toccare, interagire con chi scompare. Il secondo tema è quello del tempo: “vorrei tornare indietro ma non si può”. Il tempo passa e non si ferma ad aspettarti, ho paura di essere grande e non ricordarmi quello che è stato”. Questa è stata la gemma di A. (classe seconda).
In classe mi sono soffermato sull’ultima cosa detta, raccontando che, dal 1° gennaio, Sara ed io abbiamo deciso di tenere un vaso della felicità: alla fine di ogni giornata scriviamo su un bigliettino le cose positive accaduteci, pieghiamo il foglietto e lo mettiamo nel vaso di vetro. Ricordo che anni fa ho letto quasi tutti i libri di Leo Buscaglia: una delle cose ricorrenti era il suo suggerimento di porsi ogni sera la domanda “cosa ho imparato oggi?”. Si deve avere una risposta, a costo di alzarsi dal letto, prendere un dizionario e imparare una parola nuova… Ecco penso siano due modi per evitare di “non ricordarsi quello che è stato”.
“Ho scelto questa foto perché penso sia bella e perché rappresenta il mio amore per la danza. E’ un amore particolare perché lei mi odia; ultimamente ho avuto problemi fisici e penso che questo sarà il mio ultimo anno. Volevo mostrare questa passione che mi ha accompagnato per tutta la vita”. Così si è espressa V. (classe seconda) presentando la propria gemma. Il web attribuisce all’attore Donald Sutherland queste parole: “C’è un poeta russo che durante un discorso ai ragazzi che si laureavano disse: “la vostra vita d’ora in poi diventerà molto noiosa, perché penserete a fare soldi e carriera. L’unica cosa che potete fare è rimanere appassionati, perché la passione è l’unico rimedio contro la noia.” E io sono appassionato di quello che faccio, amo molto il mio lavoro”. Chi era in classe ad ascoltare V., ha sentito vibrare nella sua voce e visto nei suoi occhi quella passione.
“La mia gemma è la scena finale di un film su due piloti di Formula 1 degli anni ’70, Niki Lauda e James Hunt: erano agli opposti, considerati da tutti dei rivali. Usavano rivalità per spingersi oltre i limiti; in fondo si piacevano e ammiravano. Penso che a questo serva la rivalità: a migliorarsi”. Queste le parole con cui P. (classe quarta) ha presentato la sua gemma. Nell’800 Pierre-Marc-Gaston de Lévis affermava che “L’invidia rivela la mediocrità; i grandi caratteri non conoscono che le rivalità”. Personalmente penso sia un esercizio difficile ma anche stimolante quello di sfruttare una rivalità per crescere e migliorarsi senza cadere appunto nell’invidia e nel godimento della sconfitta dell’altro.
“La mia gemma è la cintura di karate, uno dei traguardi più importanti raggiunti a livello sportivo e personale. Segna gran parte della mia vita in quanto ho iniziato da piccola ed è rilevante sia per me che per i miei che volevano intraprendessi uno sport che mi insegnasse a come sapermi difendere in questo mondo. Ho imparato molto, soprattutto l’autocontrollo. Il karate mi ha insegnato a prendere tutte le cose da un’altra prospettiva. Uno dei traguardi è questa medaglia; sono sempre stata molto determinata, cercando di arrivare oltre il secondo o il terzo posto. Poi ho lasciato lo sport ma spero di riprenderlo presto.” Ecco la gemma di G. (classe seconda).
“Proprio come uno specchio che riflette le immagini senza distorsioni, come in una tranquilla vallata che rimanda l’eco, così uno studente di karate deve purgare se stesso da pensieri egoistici e malvagi poiché solamente con una mente ed una coscienza chiara e limpida (vuota) egli potrà capire ciò che sta ricevendo… la forma fondamentale dell’universo è Kara (Il vuoto) e quindi il vuoto è esso stesso forma”.
“Ho portato due foto, una del 2010 e una del 2015: rappresentano la crescita nel ballo e nella vita. Danzare mi ha fatto crescere: ho conosciuto molte persone e tanti insegnanti e ballerini che mi hanno aiutato a superare le difficoltà. Ho fatto anche amicizie importanti. Ballando riesco a liberarmi, a esprimere le mie emozioni e spero di continuare il più possibile. E ringrazio i miei genitori che mi permettono di farlo e mi sostengono.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda). Penso che le gemme legate alla danza siano le più numerose, tanto che inizio a far fatica a trovare dei commenti originali. Ma ecco che succede una di quelle cose secondo me meravigliose. Mentre scrivo ascolto musica, una raccolta appena uscita di brani di Mia Martini, Loredana Berté, Patty Pravo e Donatella Rettore. Porgo l’orecchio e resto basito alle parole di Mia Martini che calzano a pennello: “Danza sul velluto sul cristallo del tuo tempo meno bello, e qualcuno con te. Danza sulle ceneri antiche sulle ombre svanite e qualcuno con te. Se il tuo viso da ritratto scompare è che forse stai imparando a camminare. Danza nella tua casa fra le erbe e l’odore d’inverno e qualcuno con te. Danza bella donna piccola donna, distorsione del tempo e qualcuno con te…”. Segni.
“Avrei potuto scegliere qualsiasi video di breakdance. La danza negli ultimi tempi è un elemento molto importante, soprattutto dopo l’infortunio: mi fa sentire libero, mi rilassa e mi fa vedere la vita in modo tranquillo. Quando ballo non ci sono problemi o cose che mi rattristano o mi fanno arrabbiare. E poi basta il corpo, non servono strumenti o attrezzi; l’uomo è fatto bene, sentiamo una cosa venire dal cuore e ci mettiamo a seguirla”. Così T. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. Mentre T. parlava non ho potuto fare a meno di pensare: “Non lo so… una bella sensazione… Sto lì, tutto rigido, ma dopo che ho iniziato, allora, dimentico qualunque cosa. E… è come se sparissi. Come se sparissi. Cioè, sento che tutto il corpo cambia, ed è come se dentro avessi un fuoco, come se… volassi. Sono un uccello. Sono elettricità. Sì, sono elettricità.”
“Le foto che ho portato rappresentano un saggio fatto a giugno: Alice nel paese delle meraviglie. Io impersonavo Alice, personaggio che mi rispecchia molto perché piena di incertezze e dubbi, e soprattutto l’anno scorso ho avuto un periodo particolare. Quest’esperienza è stata importante e ancora più bella perché fatta con le mie amiche. Le foto rappresentano i momenti più belli vissuti quel giorno”. Così S. (classe seconda) ha presentato la propria gemma. C’è un passo del libro di Carroll che mi piace particolarmente e che riguarda la strada, il procedere, il camminare, il viaggio, il trovare:
“Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.” Abbino queste parole a quelle di Antoine de Saint-Exupéry: “Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”.
“La mia gemma è Martina, la mia insegnante di danza da quando avevo 5 anni. Con lei ho un bellissimo rapporto e ogni volta che ho bisogno di un consiglio me lo dà. La foto è recente e per me è l’immagine della libertà: questo vedo nella danza.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda). Direi che la frase della ballerina canadese Melissa Hayden si colloca bene in questo contesto: “Imparare a camminare ti rende libero. Imparare a danzare ti dà la libertà più grande di tutte: esprimere con tutto il tuo essere la persona che sei”.