Gemme n° 34

La gemma che ha portato M. (classe terza) è la parte finale del suo saggio di danza. “Ballare per me è tutto, è la cosa più importante. Guardi prof, mi tremano le mani solo a pensarci. E’ ciò che mi fa stare bene con me stesso, che mi rende orgoglioso di ciò che sono e rende orgogliosi anche i miei genitori”.
Mi è venuta in mente la lezione di ballo liscio di ieri sera, in cui sono impazzito per capire come funziona il giro a sinistra della mazurka (sigh!). Non è la mia passione il ballo, almeno per ora, però è una cosa che mi piace fare insieme a mia moglie e per questo è importante. Però adoro vedere chi ci mette l’amore e la passione nelle cose che fa, e si emoziona parlando di esse e si fa trasportare come nel video qui sotto…

Gemme n° 32

Non posso pubblicare la gemma portata da G. (classe quinta): ha mostrato la foto di suo fratello che “fa volare” la figlioletta. “Ho portato loro perché è grazie a loro due che ho messo un po’ la testa a posto. Prima devo ringraziare mio fratello che mi è sempre stato vicino e poi mia nipote che mi ha preso come riferimento e che quindi mi spinge ad essere più responsabile, almeno un po’…”.

chagall promenade

La foto che ci ha mostrato mi ha immediatamente fatto pensare a questo quadro di Chagall e alle parole della moglie Bella: “«Non muoverti, resta dove sei…».Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…”.

Gemme n° 31

Ero arrabbiata con il mio ragazzo e lui mi ha inviato questo video. Mi ha commosso perché il giovane fa di tutto per conquistare e conoscere la ragazza. Nelle vere storie d’amore si pensa sempre prima alla persona amata che a se stessi (in “paperman” il protagonista scappa dall’ufficio pur di seguire il suo sogno d’amore). E aggiungo che due persone se sono destinate a stare assieme si ritroveranno indipendentemente dal luogo e dal tempo (è un po’ il ruolo giocato dagli aeroplanini di carta che prendono vita e tessono trame imprevedibili).” Alcune di queste cose D. (classe quarta) me le ha raccontate fuori dall’aula perché in classe, sul momento, non ce la faceva, ma mi ha concesso di scriverle qui.

Anime gemelle, persone destinate a trovarsi, treni che passano nel medesimo istante, colpo di fulmine, la persona giusta… Possibile? Impossibile? Una risposta in un breve video

Gemme n° 28

FranciaLa gemma che ha portato questa mattina A. (classe terza) è una mail, “una cosa a cui tengo molto, la risposta di accettazione della mia richiesta di soggiorno-studio all’estero, in Francia: il prossimo anno, infatti, andrò là 3 mesi a studiare. Non è tantissimo ma è importante e ci saranno senz’altro delle difficoltà. Non dico di aver paura di essere dimenticata dagli amici, ma un po’ di essere sostituita (la mia migliore amica troverà un’altra spalla? Il mio moroso, sempre se ce l’avrò, mi aspetterà? La mia compagna di banco riempirà quel vuoto?). Penso sia vera la frase che dici che si piange quando si va e si piange quando si torna; i miei genitori mi hanno detto che basta che non pianga quando sono là. Poi ho scritto una cosa sulle scelte: siamo continuamente costretti a scegliere tra più alternative, tra bene e male, e chiedo al prof di leggerla per me sulle note di “Hall of fame”…

Ogni anno, ogni mese, ogni giorno, ogni ora ci troviamo davanti a decisioni da prendere, e ogni volta non sappiamo da che parte incominciare: ci domandiamo se agire d’ istinto, o ragionarci su; se sia meglio pensare di testa nostra o chiedere un consiglio; e se sia più opportuno riferirsi ai genitori che ci conoscono dal nostro primo istante di vita, ai nonni che sono “vecchi e saggi”, o agli amici che condividono i nostri interessi. Così finiamo spesso per lanciare una moneta, se non altro, per poter dare la colpa alla sorte e non a noi stessi in caso di insoddisfazione.
La nostra intera esistenza è continuamente condizionata da scelte.
A partire da quelle giornaliere “ Come mi vesto oggi?”, “Cosa mangio a colazione?”, “Vicino a chi mi siedo in autobus?”, “Mi offro in matematica?”, “Torno subito a casa o mi fermo in centro con gli amici?”, “In TV guardo Dottor House o Gossip Girl?”. E poi ci sono quelle scelte “grandi”, che ti condizionano la vita, come la scelta della scuola superiore, dell’ università, di un lavoro, di un marito, di una famiglia, di una casa.
Una volta ho letto che “ Avere la possibilità di scelta ci rende infelici e insoddisfatti: quando scegliamo una cosa ci sentiamo tristi perché pensiamo che stiamo rinunciando ad un’altra opportunità, e ciò ci rende insoddisfatti di quello che abbiamo scelto”, ed è vero, perché ottenere qualcosa per perderne un’ altra non potrà mai essere piacevole. Il segreto quindi rimane solo quello di capire cosa non si è disposti a perdere.
Prendere una decisione è sempre molto difficile, soprattutto per quanto riguarda le relazioni! Pensa, anche se può essere un esempio un po’ stupido, a quando la tua migliore amica non va d’ accordo con il tuo ragazzo: sei costretto a schierarti, per forza. Ed è orribile, soprattutto perché in ogni caso farai soffrire qualcuno, ma prima di tutti a soffrire sarai tu.
La maggiore difficoltà quando si tratta di una scelta, è data dal fatto che non sempre Amore e Ragione la pensano allo stesso modo; anzi: quasi mai. Provare a farli conciliare è come pretendere che un ghiacciolo non si sciolga nel deserto. Inoltre, le scelte più facili sono raramente quelle più giuste: sta a noi assumerci la responsabilità delle nostre decisioni.”

Riporto una frase di Bob Marley e la scena finale de “La leggenda del pianista sull’oceano” con lo splendido monologo finale di Novecento (dal libro “Novecento” di Alessandro Baricco): “Quando sei davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché, nell’esatto momento in cui essa è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando di più.” (Bob Marley)

Gemme n° 23

anello

La mia gemma è un anello, il regalo che mi ha donato mia nonna per la Cresima, immediatamente prima di andarsene. Non ho avuto sempre un grande rapporto con lei, ma ho fatto l’esperienza della verità della frase «capisci il senso di una cosa solo dopo averla persa». Per me lei significava soprattutto il ritrovarsi di tutta la famiglia: siamo in tanti e ogni volta è una grande festa”. A. (classe terza) ha presentato così la sua gemma: non poteva saperlo, ma proprio oggi ero al funerale della nonna di mia moglie. Sono quelle morti “accettabili”, nel senso che fanno parte di quello considerato come lo scorrere normale delle cose. Le associo sempre all’immagine di un albero; gli alberi sono diversi e vari, nella forma, nella forza, nel numero di rami, di foglie, nella resistenza, nell’adattabilità, nella durezza, nella generosità. Hanno tutti una storia e, indipendentemente da quello che sono stati in vita rispetto a noi, il loro abbattimento mi mette tristezza nel cuore.

Gemme n° 20

lettera copia

Mi aveva già avvisato la scorsa settimana che oggi la gemma avrebbe voluto proporla lei, proprio nel giorno del suo compleanno. Eppure penso che M. (classe seconda) abbia creato o modificato la sua gemma all’ultimo.
Di solito scendo dalla corriera insieme a mia cugina, stiamo un po’ insieme e poi prendiamo le nostre strade. Oggi invece mi ha mollato subito da sola, poi ho capito perché. Mi ha regalato questa cornice con questa foto, ma soprattutto mi ha scritto questa lettera. Devo leggerla?”.
Sentiti libera di gestire il tuo spazio come credi”.
Allora sì, ci provo a leggerla”. M. guarda la lettera e gli occhi le si arrossano: “No prof, è meglio se la legge lei, non ce la posso fare”.
Pubblico la lettera rendendola illeggibile, ma dicendo che è una di quelle lettere che tutti sperano un giorno di ricevere, in cui si viene ringraziati per quello che si è, degli amici, a partire dalle piccole cose di ogni giorno (“grazie per i messaggi vocali più stupidi ma che mi hanno sempre strappato un sorriso”) fino a quelle più importanti (essere vicini, consolare, tirar su il morale). E questa è la colonna sonora di questa amicizia tra M. e sua cugina… “Quando sono con te non c’è nessun altro posto in cui preferirei essere”

Gemme n° 18

E’ una canzone che mi rassicura” dice S. (classe quarta) presentando la sua gemma. La canzone è dei Simple Plan e si intitola “This Song Saved My Life”.

Le parole iniziali dicono: “Voglio iniziare facendoti sapere questo. Grazie a te la mia vita ha uno scopo, mi hai aiutato ad essere quel che sono oggi. Mi rivedo in ogni parola che dici, a volte sembra che nessuno mi comprenda. Sono intrappolato in un mondo in cui tutti mi odiano, sto passando per così tante cose. Non sarei qui se non fosse stato per te”. Quindi dietro alla canzone salvavita c’è anche qualcuno; e infatti S. conclude dicendo “è la storia di un’amicizia importante”.
Questi sono i versi che hanno salvato me, parlano d’amore perché è l’amore quello che mi ha salvato: “Vorrei con te da solo sempre viaggiare, scoprire quello che intorno c’è da scoprire per raccontarti e poi farmi raccontare il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire; vorrei tornare nei posti dove son stato, spiegarti di quanto tutto sia poi diverso e per farmi da te spiegare cos’è cambiato e quale sapore nuovo abbia l’universo. Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona o il mare di una remota spiaggia cubana o un greppe dell’Appennino dove risuona fra gli alberi un’usata e semplice tramontana. E lo vorrei perché non sono quando non ci sei e resto solo coi pensieri miei ed io… Vorrei restare per sempre in un posto solo per ascoltare il suono del tuo parlare e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare e restare in silenzio al suono della tua voce o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso dimenticando il tempo troppo veloce o nascondere in due sciocchezze che son commosso. Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito”.

Gemme n° 14

D. (classe terza) ha iniziato facendoci ascoltare “Guardastelle” di Bungaro.

Questa canzone non rappresenta il mio genere musicale ma mi ricorda i miei genitori: mio padre, che vedo due volte all’anno, e mia madre che ha qualche problema di salute. Poi ho scritto questa cosa, prof, ma vorrei che la leggesse lei per me:
Mi sono chiesta varie volte cosa fosse la vita. Che senso abbia essere al mondo.
La mia conclusione è che viviamo, beh, per vivere.
Trovo incredibile quanto difficile possa essere trovare un sinonimo della parola “vita”.
Gioia?
Amore?
Dio?
Come si potrebbe descrivere un concetto tanto immenso con solo quattro misere lettere?
La vita è colore.
Una scala infinita di rossi, di blu, che si uniscono al giallo, si confondono col nero e invocano il bianco.
Molti animali hanno una vista monocromatica, vedono tutto ciò che li circonda in un unico colore e non se ne rendono neanche conto; non possono neanche immaginare quante altre sfumature ci siano al mondo, e se neanche noi lo sapessimo?
Ci potrebbe essere un ulteriore gamma di colori che non possiamo percepire.
Noi siamo più fortunati, ma non per questo i migliori.
La vita è musica.
Un insieme di note e sinfonie.
Composizione di suoni dolci, suoni caldi, suoni acidi, suoni armonici e contrastanti.
Sospiri. Urla. Sussurri.
Un Mi Bemolle può far nascere un musicista.
Un arpeggio, e poi le scale.
Do.
Re.
Mi.
Fa.
Sol.
La.
Si.
E via avanti. Ci sono i Diesis, i Bemolle. Ma non è finita.
Ci sono un’infinità di chiavi nascoste di cui non conosciamo l’esistenza.
Dei mondi paralleli a cui ci sono stati sbarrati i confini.
La vita è sogno.
Attraverso il nostro cervello passano milioni di immagini mentre dormiamo, eppure ne ricordiamo solo un paio.
Desideri. Ricordi. I nostri peggiori incubi. In una sola notte.
Storie mai raccontate. Colline incantate. Fiabe mai scritte.
E vuoi dirmi che la chiameresti ancora così?
Quattro insulse lettere. Una parola.
No, è molto di più.
E’ un vortice di emozioni e sensazioni che aspettano di essere sentite, raccontate, amate.
E’ qualcosa di astratto, eppure così dannatamente concreto.
Qualcosa d’infinito, racchiuso in un infinito ancora più grande, che fa spazio all’immenso.
Vita. Che parola stupida, non credi?”
Riprendo delle parole della canzone proposta da D.: “Da qui, mi stacco da terra ad immaginare; da qui, chissà se c’è un mistero grande da scoprire; da qui, una libera preghiera per una pace da inventare. Ho fantasia e posso anche volare, la fantasia, lo sai ti fa volare”. Un gran bel volo ci ha fatto oggi, D. Eravamo in classe ma mentre leggevo le sue parole sentivo quelle pareti abbattersi e vedevo occhi e animi dei suoi compagni decollare e farsi un giro attraverso le ali che ci ha prestato.

Gemme n° 12

Una delle canzoni più famose dei Black Eyed Peas è stata l’oggetto della gemma presentata da A. (classe seconda). “Propongo «Where is the love?» perché è un brano a cui sono molto affezionata. Purtroppo parla di cose brutte che continuano ad accadere: tocca argomenti sui quali ognuno può avere la propria idea. Dopo il video leggerò la traduzione”.

Prima della traduzione della telefonata a Dio di “Where is the love?”, per restare in ambito BEP, propongo un loro brano che tocca argomenti simili. Si tratta di “One tribe”, in cui si può leggere: “Una tribù, un tempo, un pianeta, una razza, è un unico sangue, non importa la tua faccia, il colore dei tuoi occhi, la tonalità della tua pelle. Non importa dove sei, non importa dove sei stato, perché dove andremo è dove vogliamo essere, il posto in cui il linguaggio è quello dell’unità. E il continente è chiamato Pangea. E le idee principali sono collegate come una lancia. Nessuna propaganda, hanno tentato di prendere il sopravvento su di noi perché, uomo, amo questa pace… Non ho bisogno di alcun leader che usi la forza, che nutra un concetto che mi fa pensare di aver bisogno di temere mio fratello e temere mia sorella”. Ecco il video

Ed ecco la traduzione proposta da A.

Cosa c’è che non va nel mondo mamma?
La gente vive come se non avesse una madre
Penso che il mondo sia drogato di tragedie,
attratto solo dalle cose che portano danni.
Oltreoceano cerchiamo di fermare il terrorismo
ma abbiamo ancora terroristi che vivono qui
negli USA, la grande CIA
i Bloods e i Crips e il KKK.
Ma se ami solo la tua razza lasci solo spazio alla discriminazione
e discriminare genera solo odio.
E quando odi sei obbligato ad essere pieno di rabbia.
Quello che dimostri è solo la tua cattiveria
ed è esattamente il modo in cui funziona e opera la rabbia.
Devi avere l’amore per mettere a posto le cose
devi meditare e lasciare che la tua anima graviti intorno all’amore
RIT.
La gente uccide, la gente muore.
I bambini soffrono e li vedi piangere.
Puoi mettere in pratica quello che predichi e porgere l’altra guancia?
Padre, Padre, Padre, aiutaci, mandaci una guida dall’alto
Questa gente mi fa chiedere: dov’è l’amore?
Non è proprio lo stesso, sempre invariato.
Al giorno d’oggi è strano, il mondo è impazzito:
se l’amore e la pace sono così forti
perché ci sono questi pezzi d’amore che non ci appartengono?
Le nazioni lanciano le bombe,
i gas riempiono i polmoni dei bambini,
la sofferenza continua e si muore da giovani.
Perciò chiediti se l’amore è veramente sparito,
così io potrò chiedermi cosa c’è che non va.
In questo mondo in cui viviamo la gente continua ad arrendersi
prendendo decisioni sbagliate, vedendo solo dividendi.
Non si rispettano, si rinnegano tra fratelli
c’è una guerra in corso, ma le ragioni sono segrete.
La verità è tenuta nascosta sotto un tappeto.
Se non conosci la verità non conoscerai mai l’amore.
Dov’è l’amore, gente, andiamo (non lo so)
RIT.
Sento il peso del mondo sulle mie spalle.
Mentre divento grande, la gente diventa più fredda.
Molti di noi pensano solo a fare soldi.
L’egoismo ci ha portati nella direzione sbagliata,
informazioni sbagliate ci vengono mostrate dai media
che scelgono sempre le immagini negative
infettando le giovani menti più velocemente dei batteri.
I bambini vogliono fare le cose che vedono al cinema.
Cos’è successo ai valori dell’umanità?
Cos’è successo all’eguaglianza e alla parità?
Invece di diffondere amore diffondiamo ostilità.
La scarsa comprensione allontana le vite dall’unità,
ecco perché a volte mi sento depresso,
ecco perché a volte mi sento giù.
Non c’è da stupirsi se a volte mi sento depresso,
devo essere fiducioso finché non trovo l’amore.

Gemme n° 8

La prima gemma di oggi è quella proposta da S. (classe quarta). E’ una sequenza tratta da “La tigre e la neve”. E’ una scena che la emoziona, che le fa pensare alla bellezza, alla poesia. “E’ come dice Benigni: Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici”.

Allego semplicemente la trascrizione del monologo; penso possa essere utile soffermarcisi sopra con un po’ di calma:

Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate.
Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni. Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, vento, un termosifone, un tram in ritardo. Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie. Cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.
Innamoratevi. Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con l’esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.
Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?!
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara!
Questa è la bellezza come quei versi là che voglio che rimangano scritti lì per sempre..
Forza, cancellate tutto!”

Gemme n° 6

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La prima gemma di oggi l’ha proposta S. (classe IV). Era un oggetto: una moneta di 5 centesimi portata come pendente di una collanina. “L’anno scorso è mancato il nonno e la nonna mi ha fatto questa per portarmi fortuna. Non lo fa sempre, ma mi fa ricordare di lui, di quanto per lui ero importante e di tutto il bene che mi ha voluto”.
Maria Rita Parsi afferma che “I nonni sono coloro che vengono da lontano e vanno per primi, ad indagare oltre la vita.” Io i nonni non li ho più accanto a me, al mio matrimonio non ho potuto godere della vicinanza di nessuno di loro ed è l’unica cosa triste di quel giorno. Però grande è il calore che sento nel cuore ogni volta che penso a loro…

Gemme n° 3

Oggi non riporto la gemma portata da C. (classe terza) per un semplice motivo: ha “regalato” ai compagni una foto del suo battesimo. “Ho portato questa foto perché è un momento in cui sono sia con mamma che con papà. Si sono separati quando avevo quattro anni e questo è uno dei pochi ricordi che ho della nostra vitamacchinina insieme”. Sono anche io una persona che fa molta fatica a recuperare i ricordi dell’infanzia. Talvolta emergono dal passato in modo inatteso, magari grazie a un oggetto, un suono, una voce, un profumo, una foto…
Ci sono legami di seta… che ti aspettano su incroci del destino che mai avresti immaginato. Il Ricordo unisce ciò che la vita separa. E ti sembra una strana, inaspettata, piacevole connessione notturna, come una carezza, senza tempo.” (Anton Vanligt)

Ciò a cui tendiamo

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Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione, ogni capacità di sorridere nel dolore. Amore per noi stessi e per il nostro destino, affettuosa adesione a ciò che l’Imperscrutabile vuole fare di noi anche quando non siamo ancora in grado di vederlo e di comprenderlo – questo è ciò a cui tendiamo.” (Hermann Hesse, Sull’amore)

 

 

Un bellissimo libro

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Aggiungo ai libri letti quest’estate “Habibi” di Craig Thompson, consigliatomi e imprestatomi da una collega. Andrò a comprarlo: uno dei più bei fumetti che abbia mai letto, un capolavoro assoluto! Splendidi disegni, ricchissimo racconto (oltre 650 facciate). L’ho iniziato stamattina e non sono riuscito a smettere; ho interrotto malvolentieri la lettura per prepararmi il pranzo. Vi sono contenuti riferimenti a racconti spirituali e mitologici delle tradizioni monoteiste, coranica e biblica, a filosofi, alla calligrafia, all’etimologia e alla semantica, all’ecologia e all’inquinamento, al problema della risorsa dell’acqua, alla numerologia, alla simbologia. Fantasia enorme e splendida creatività!

habibi

Un deserto da attraversare

C’è una canzone semplice semplice degli America, scritta all’inizio della loro carriera, nei primi anni ’70. Il compositore Dewey Bunnell afferma: “Ero alle prese con le accordature aperte. Ho accordato il LA giù verso il MI e ho trovato questo piccolo accordo, ho solo mosso le dita su e giù, e l’intera canzone è venuta praticamente da tra accordi. Volevo catturare l’immagine del deserto, perché stavo seduto in questa stanza in Inghilterra, ed era nuvoloso. La pioggia stava arrivando, e volevo catturare il deserto ed il caldo ed il clima secco”. L’ho riascoltata poco fa e mi sono venute in mente due cose, la prima più superficiale, la seconda meno. La prima è che si tratta di una canzone adatta a questa estate umida e fresca, come non si ricordava da anni (“Ed il cielo senza nubi, il calore era così caldo, ed il terreno secco…”). La seconda è legata all’immagine del deserto. Nella Bibbia esso è spesso il luogo della prova, della tentazione, della messa in discussione; è un luogo che non si può evitare, aggirare, sorvolare, ma solo attraversare e, addirittura, scegliere. E una volta che ci sei dentro ti ritrovi davanti a te stesso, sei tu a dover prendere in mano le redini di quel cavallo senza nome. Nessuno a indicarti o suggerirti la via per l’oasi e nessuno da accusare o su cui far ricadere le colpe dell’esserti perso: “Nel deserto puoi ricordare il tuo nome, perché non c’è nessuno che può farti soffrire”. Deserto è quello che a volte è necessario fare dentro per mettere a tacere il rumore esterno, le distrazioni, il superfluo che distoglie dall’essenziale. Il 20 agosto Paolo, un collega, scriveva su fb: “In una società così superficiale e arrogante come quella attuale e, come tale, continuamente sottoposta a un costante bombardamento di stimoli sensoriali, visivi e acustici, privi di senso profondo della vita, dove tutto deve essere il più velocemente consumato, diventa atto rivoluzionario sostare di fronte alla propria unicità per ascoltare la propria vocazione, per comprendere la propria missione e trovare la strada che ci indica il nostro cuore.” L’ultima strofa di “A horse with no name” dice: “Dopo nove giorni, ho lasciato libero il cavallo, perché il deserto era diventato un mare. C’erano piante e uccelli, e rocce e cose, c’erano sabbia e colline e spirali. L’oceano è un deserto, con la vita sotterranea ed un perfetto camuffamento sopra. Sotto le città giace, un cuore fatto di terra, ma gli umani non gli danno amore”.
(traduzione e citazioni sono prese da questo blog)

Due e uno

Matrimonio Mary e Gian_234 fb

In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la notte aleggia ancora nell’aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell’amore diventano Uno.” (Tiziano Terzani)

Auguri a Marianna e Gianfranco e a tutti coloro che si amano.

Resisti

Nel 2008 Giuliano Palma & The Bluebeaters riportano alla ribalta “Pensiero d’amore” un vecchio successo di Mal del 1969.

Il testo è banalotto: un uomo regala un disco alla donna amata perché possa ricordarsi di lui. Fondamentalmente non c’è altro. La canzone, però, non è originale, in quanto si tratta di una cover dei Bee Gees: “I’ve gotta get a message to you”.

Anche l’originale dei fratelli Gibb è un testo piuttosto semplice, ma di argomento completamente diverso. Un uomo condannato a morte parla con un prete poco prima dell’esecuzione (“… non hai neanche una moneta, non c’è tempo per telefonare”) e gli chiede di portare un messaggio alla donna amata che lui ha fatto soffrire: “Ho potuto solo mandarti un messaggio resisti, resisti; un’altra ora e la mia vita passerà resisti, resisti”.

Decisamente diversa dalla versione italiana…

Felicità, Poesia, Amore

In quarta guardiamo assieme questa sequenza

Guardarla ora sarà diverso, per me. Inoltre, ero al liceo, in seconda, quando la nostra prof. di italiano ci ha accompagnati al cinema a vedere, nel pomeriggio, “L’attimo fuggente”. Inevitabile, la mattina dopo, farci trovare sui banchi con lei che diceva “Che scemi che siete!”. E mi torna anche alla mente il film che mi ha fatto scoprire Robin Williams: “Good morning, Vietnam”.
Good-Morning-VietnamStamattina Veronica, una mia ex studentessa, ha scritto così su fb: “Solitamente sono refrattaria a simili annunci, eppure non posso fare a meno di richiamare alla mente le mille e più volte in cui ho riso, pianto, sorriso, riflettuto e apprezzato maggiormente la vita grazie all’intensità e alla misura di Robin Williams, attore a tutto tondo che come pochi ha saputo suscitare in me riflessioni di cui non posso che essere eternamente grata. Che sia soltanto questione di sceneggiatura o opportunità, poco importa; sono intimamente convinta che trasmettere un messaggio sia possibile soltanto se si crede davvero nel suo contenuto: le parole non trapassano silentemente e facilmente lo schermo, a meno che non siano di notevole rilevanza concettuale…eppure il professor John Keating e il dottor Sean McGuire hanno travalicato ogni mia riserva mentale, raggiungendo il più profondo del cuore, lì dove covano sentimenti, passioni, emozioni, pulsioni latenti. Fra dialoghi di straordinaria potenza espressiva e interpretazioni autenticamente sentite, ho compreso sin da bambina insegnamenti che difficilmente ho sentito espressi ma che fortunatamente ho assimilato e racchiuso nell’Es del mio essere, per portare un po’ di ordine e pace laggiù, dove scalfire l’impalpabile è quasi sempre un’impresa…quasi. Il linguaggio del cinema, universale per definizione, non è rimasto inascoltato, e anzi è riuscito spesso e volentieri a entrare in zone inesplorate, suonando le mie corde più dolci e al contempo quelle dal suono più screziato, grazie a perle dell’arte visiva come “L’attimo fuggente” e “Good Will Hunting”… Ho appreso che la vita va guardata adottando angolazioni differenti, che un uomo senza libertà è soltanto una sincope, che l’autoconsapevolezza dei propri desideri e delle proprie emozioni è la chiave per il raggiungimento della Felicità, che la Poesia non è semplicemente questione di metrica e figure retoriche, che l’intelligenza scolastica e/o accademica nulla ha a che vedere con l’esperienza esistenziale e con la capacità sensoriale, che l’empatia (ciò che più si avvicina alla saggezza umana) non si impara sui libri, che il talento non può giacere a lungo sottaciuto da convenzioni e imperativi sociali (prima o poi si sprigionerà con tutta la sua forza con effetti più o meno desiderati e desiderabili), che l’Amore rende sublime e grande anche l’uomo più comune…
Un piccolo omaggio a una delle persone che più fra tutte mi ha saputa emozionare, permettendomi di veder lontano e, così facendo, tracciando una via nel firmamento…”

Grazie a Veronica e a tutte le anime che si lasciano interrogare e a chi, quegli interrogativi, pone.