“Come gemma ho deciso di portare mia zia, una delle persone più importanti per me: c’è sempre stata per me nei momenti felici, ma anche in quelli tristi. Mi ha sempre detto, che se avessi avuto bisogno di parlare con qualcuno e di sfogarmi lei ci sarebbe stata, anche se ultimamente non l’ho fatto e me ne pento perché avrei potuto risolvere alcuni problemi più facilmente invece di tenermi tutto dentro. Quando ero piccola adoravo stare con lei, passavamo i pomeriggi e le serate a giocare, mi ricordo di quando doveva sistemare la sua camera e ci mettevamo a cantare le canzoni oppure di quando la domenica mattina si preparava per andare a lavorare e stavo in bagno con lei mentre si preparava. Ora ci vediamo meno spesso però mia zia resterà sempre la parte più importante di me” (D. classe prima).
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Quest’anno l’inizio del mese di Ramadan e del periodo della Quaresima sono stati molto vicini: rispettivamente 1 e 5 marzo. Hanno delle caratteristiche comuni, sia nei comportamenti richiesti ai fedeli, sia nei significati sottesi. Quasi dieci anni fa il teologo e biblista Alberto Maggi, proponeva una riflessione il cui senso credo possa andar bene per entrambe le religioni, e anche per le persone di altre religioni o atee che desiderano meditare sulla vita.
“Con il mercoledì delle ceneri è iniziata la Quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare. Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle lugubri parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo funereo monito, nel quale è completamente assente la novità dell’annuncio evangelico, iniziava un periodo caratterizzato da penitenze e digiuni, da rinunzie e sacrifici, e dalle mortificazioni, più orientato verso il Venerdì santo che alla Pasqua di Risurrezione. Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito di Gesù “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). Le prime parole pronunciate dal Cristo secondo il Vangelo di Marco, sono un invito al cambiamento, in un continuo processo di rinnovamento che deve essere il motore della vita del credente. E credere al vangelo significa orientare la propria esistenza al bene dell’altro. L’uomo non è polvere, e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è chiamata eterna, non tanto per la durata, indefinita, ma per la qualità, indistruttibile, capace di superare la morte, come Gesù ha assicurato: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”; “Chiunque vive e crede in me, non morirà mai” (Gv 8,51; 11,25). In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della Quaresima. Mai Gesù ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, vocaboli assenti nel suo insegnamento, e tanto meno a fare sacrifici. Anzi, ha detto esattamente il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13; 12,7). Ciò che Dio chiede non è un culto verso lui (sacrificio), ma l’amore verso gli altri (misericordia). I sacrifici e le penitenze centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo ingannevole atteggiamento, che illude la persona di avvicinarsi a Dio quando in realtà serve solo ad allontanarla dagli uomini. Paolo di Tarso, che in quanto fanatico fariseo era un convinto assertore di tutte queste devote pratiche, una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi che tali atteggiamenti “in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne” (Col 2,23), e per questo non esita a definirli “spazzatura” (Fil 3,8). La Quaresima pertanto non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Per questo l’azione di Gesù non è quella di abbattere l’albero che non porta frutto, ma di concimarlo per dargli nuovo vigore (Lc 13,8), perché lui non è venuto a spezzare la canna incrinata o a spegnere la fiamma smorta (Mt 12,20), ma a liberare nell’uomo le energie d’amore che sono sopite e fargli scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua non solo come pienezza della vita del Risorto ma anche della propria. Così, come i contadini sul finire dell’inverno distribuivano sul terreno le ceneri accumulate nel tempo freddo per dare nuovo vigore alla terra, la Parola del Signore è capace di infondere nuove energie agli uomini.”
“Come gemma di quest’anno, ho voluto portare questo charm di Pandora, un regalo che ho ricevuto per Natale da una persona davvero speciale per me: mia sorella V. Questo charm non è solo un semplice oggetto, ma rappresenta per me un legame profondo e indissolubile con lei. V. è sempre stata al mio fianco nei momenti di difficoltà, sostenendomi quando prendevo un brutto voto a scuola e aiutandomi a superare le mie insicurezze. Ma non solo: è stata anche la mia compagna nei momenti più belli della mia vita, condividendo con me gioie, risate e ricordi indimenticabili. Ora, però, le cose sono cambiate. V. non vive più con me, e in alcuni momenti sento molto la sua mancanza. La casa sembra un po’ più vuota senza la sua presenza quotidiana, e spesso mi capita di desiderare di poter tornare indietro nel tempo, a quando condividevamo ogni attimo della nostra giornata. Per fortuna, però, in famiglia abbiamo una bellissima abitudine: almeno una volta alla settimana, lei e il suo ragazzo vengono a cena da noi. Queste serate sono diventate un appuntamento fisso che aspetto sempre con impazienza, perché mi permettono di rivederla, chiacchierare con lei e sentirmi di nuovo vicina a lei, come un tempo. Ogni volta che penso a mia sorella, provo un’enorme gratitudine e ringrazio il Signore per avermi donato una persona così speciale. È la sorella migliore che potessi mai desiderare, e se avessi la possibilità di scegliere in un’altra vita, non avrei alcun dubbio: la risceglierei ancora e ancora”. (L. classe seconda).
“Come gemma ho deciso di portare Undisclosed desires dei Muse perché rappresenta la parte di me che tendo a mostrare di meno e anche perché la collego a V, una delle persone a me più care e che mi è stata vicina nei momenti migliori e peggiori della mia vita e con cui ho trascorso momenti indimenticabili e provato tantissimi sentimenti. Penso che se non l’avessi conosciuta non sarei come sono adesso ed è per questo che le voglio un mondo di bene” (G. classe seconda).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un anello che mi ha regalato mia mamma al mio 18º compleanno. Per me ha un significato molto importante e profondo perché me l’ha regalato una persona molto speciale e importante a cui voglio molto bene. Questo anello è diventato ormai un mio portafortuna, lo tengo tutti i giorni ma allo stesso tempo ho la paura di perderlo quindi sto molto attenta ad indossarlo… Non è solo un accessorio, ma è molto di più perché è come se rappresentasse un po’ mia mamma ed è come se l’avessi sempre vicino a me: la presenza di mia mamma che mi aiuta sempre e mi è sempre vicina è fondamentale. Inoltre, anche mia sorella ha un anello simile e quindi simboleggia anche il nostro legame”. (G. classe quinta).
“Questa è una foto di me e dei miei due fratelli che mi hanno cresciuta con gioia, scherzi e tanto intrattenimento. In questa foto eravamo nel parco di Cavalese, Trentino Alto Adige. Un tempo avevamo una casetta in quel paesino, era praticamente la mia infanzia e la adoravo. Purtroppo l’abbiamo data agli zii di mia madre perché col passare del tempo non riuscivamo a tenerla. Ho scelto questa foto di me, mio fratello e mia sorella perché amo il fatto che abbiamo avuto tantissime possibilità di passare del tempo insieme, anche se ora stiamo diventando grandi e non li vedo tanto spesso come prima. Amo i miei fratelli, tutti quanti, anzi, tutta la mia famiglia, ma loro due sono i migliori in assoluto: il legame è fortissimo, non lo voglio perdere, anzi voglio che cresca con me per sempre” (R. classe prima).
“Perché in fin dei conti questo siamo. Esseri fragili. Deboli ramoscelli attaccati fievolmente al grande albero della vita. Pronti a spezzarsi da un momento all’altro. È l’inizio di una poesia che avevo letto qualche anno fa e che avevo salvato sul telefono. Ma non ne avevo mai capito il significato, fino a quest’estate. Finisce la scuola, sono finalmente libero e tra due settimane parto per Toronto, per il viaggio che sto sognando da mesi. Non potrei essere più contento. Ma c’è qualcosa che non va, o qualcuno: sono quasi 2 mesi infatti che mio nonno, che abita nella mia stessa casa, che ho visto ogni giorno della mia vita, non sta bene; gli hanno diagnosticato un grande tumore ai polmoni e siamo tutti in pensiero per lui. Ora che ho finito scuola, ho più tempo da spendere con lui; mi ero promesso di farlo, ma purtroppo non l’ho sempre mantenuto, non quanto avrei voluto. Arriva domenica, è sera, sono con lui e stiamo parlando. Improvvisamente comincia a sentirsi sempre peggio, chiamo giù mio padre e tutti insieme decidiamo che forse è meglio chiamare un’ambulanza e farlo visitare in ospedale. Lunedì i miei vanno a trovarlo e dicono a me e mia sorella che non sta benissimo ma neanche male. Dal giorno dopo andiamo anche noi a trovarlo, non siamo mai stati così felici di vederlo. E così mercoledì e giovedì. Poi arriva venerdì, il giorno prima di partire per il Canada: sono le 8, mi alzo, vado in cucina e trovo un biglietto dei miei: “siamo in ospedale”. Era strano che fossero andati a quell’ora, avevo già capito cos’era successo. Passano 10 minuti, i miei tornano a casa e li vedo entrare pieni di lacrime agli occhi, so cosa stanno per dirmi, ma non ho il coraggio di chiederlo. Si avvicina mio padre: “Il nonno se n’è andato”. Io scoppio a piangere e abbraccio mio padre così forte come non ho mai fatto in tutta la vita. Ma ora come faccio a partire, ad andare a migliaia di chilometri di distanza, da solo, in queste condizioni, non andando neanche al suo funerale? Nonostante ciò, i miei mi dicono di andare, perché in fondo anche mio nonno l’avrebbe voluto per me. E allora parto, vivo un mese incredibile, pieno di emozioni, conosco gente stupenda da tutto il mondo e visito posti unici. Torno a casa e continuo a vivere la mia estate come meglio posso, certo con un vuoto dentro. Poi arriva domenica 25 agosto. Il giorno prima avevo finalmente compiuto 18 anni ed ero felicissimo. La mattina mentre vado alla sagra del paese per aiutare, scrivo sul gruppo del calcetto “Martedì calcetto?”. Spengo il telefono e lo riprendo solo dopo pranzo dopo aver finito di lavorare. Il primo messaggio che trovo è quello di un mio amico: “R, non so se è il caso di andare martedì, L. non c’è più”. Rimango paralizzato, in mezzo alla sagra, in mezzo a centinaia di persone. Non ci posso credere. Dopo qualche settimana, riportano su il corpo dalla Puglia, dov’era in vacanza quando se n’è andato. Andare al funerale di un tuo amico che conosci dalla terza elementare, un ragazzo di soli 20 anni, con tutti i tuoi amici, non era qualcosa che avrei voluto vivere. Vederli tutti piangere, abbracciarsi, cercando di farsi forza a vicenda, è straziante e non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Ora capisco perché siamo esseri fragili, deboli ramoscelli attaccati fievolmente al grande albero della vita, pronti a spezzarsi da un momento all’altro. Ora capisco che bisogna vivere ogni giorno al meglio, come fosse l’ultimo, o almeno anche solo provarci, infatti io non ci riesco sempre, guardarsi allo specchio e sentirsi realizzati, andare a dormire la sera ed essere contenti di chi si è e di cosa si è fatto. Per se stessi. Per gli altri. Per chi non c’è più.” (R. classe quinta).
“Questa gemma voglio dedicarla a mia nonna perché è una delle persone più importanti della mia vita. Lei c’è sempre stata e non mi ha mai fatto mancare nulla. Ha sempre creduto in me e mi ha sempre incoraggiata e sostenuta. Mi ha vista ridere, mi ha vista piangere, mi ha vista sbagliare, mi ha vista crescere. Riesce sempre a farmi sorridere, anche nei momenti difficili, anche quando penso di non farcela” (G. classe seconda).
“Quando si tratta di un rapporto stretto, io sono sicura che il tempo non gioca un fattore importante. Per molti anni della mia vita non ero al corrente dell’esistenza dei miei stessi zii (di secondo grado). Mia nonna per qualche ragione aveva preferito allontanare me ed i miei fratelli da loro. Ha sempre tenuto il motivo nascosto e non abbiamo mai avuto modo di sapere il perché. Il rapporto con suo fratello (mio zio) è sempre stato d’amore e odio, crescendo hanno preso strade molto diverse ma erano comunque rimasti in contatto. Ho conosciuto i miei zii per la prima volta alla mia comunione, allora non avevo compreso fossero miei parenti. In quell’occasione mi regalarono questo bracciale, la collezione a cui appartiene viene venduta con un libricino che descrive la personalità che ognuno possiede. Senza conoscermi l’avevano azzeccata alla perfezione. Solo due anni dopo mia nonna ha iniziato a portarmi a casa degli zii e quando è venuta a mancare le visite sono diventate più e più frequenti. In famiglia avevamo bisogno di sostegno e loro ci hanno aiutato a lavorare sul nostro dolore. Ho imparato a conoscerli e a volergli bene ed ora sono infinitamente grata del rapporto genuino che condividiamo. Quindi, sì, posso dire con certezza che il tempo non è rilevante quando delle persone si capiscono così bene” (E. classe seconda).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una persona: mio fratello M. Ovviamente portarlo in classe con me sarebbe stato un pò difficile quindi ho optato per una foto di noi due insieme. Ho deciso di portare lui come gemma perché nell’ultimo periodo mi sono soffermata spesso a riflettere su quanto mio fratello rappresenti una colonna portante della mia vita e su quanto lui mi abbia insegnato nel corso degli anni pur essendo più piccolo di me. M. è un ragazzino di 13 anni affetto probabilmente dalla malattia rara di Lennox-Gastaut. Dico probabilmente perché non ne siamo certi al 100% visto che ci sono sia somiglianze ma anche differenze tra la sua situazione e le caratteristiche della sindrome e io preferisco aggrapparmi a quelle differenze visto che quella è una malattia che sembra non poter mai migliorare ma solo peggiorare. E’ nato quando avevo 4 anni e ricordo che mi fece un certo effetto quando i miei genitori tornarono a casa con mio fratello, in primo luogo perché non era la sorellina che avevo chiesto e poi perché inizialmente facevo fatica a capire perché quel bambino stesse rubando tutte le attenzioni dei miei parenti. Poi col tempo ho capito che sarebbe potuto non essere lì e che io potevo fare da sola cose che lui invece non poteva fare. Se oggi sono la persona che sono lo devo in buona parte a lui che senza rendersene conto mi ha dimostrato quanto valore avesse la vita. Mio fratello ne ha passate di tutti i colori fin da quando era piccolissimo. Più di una volta è stato per mesi in ospedale per svariate ragioni e altrettante sono state le volte in cui abbiamo avuto paura di non poterlo più riabbracciare e una di queste è stata qualche settimana fa quando mi è sembrato di rivivere un incubo di qualche anno fa. Nonostante la sua apparente fragilità lui si è sempre aggrappato alla vita con i denti e con le unghie dimostrandomi quanto possano essere stupide certe preoccupazioni quotidiane. M. è stato incoscientemente il mio maestro di vita da quando è nato fino ad ora e spero vivamente che posso continuare a insegnarmi l’amore per la vita per tanto tempo ancora” (A. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare due persone molto importanti per me. J., la mia migliore amica e D., il mio fidanzato. Io e J. siamo amiche da quando abbiamo 7 anni e non ci siamo mai separate, la considero una sorella perché c’è stata sempre in qualche modo, è la mia spalla destra. D. ed io invece stiamo insieme da circa un anno anche se abbiamo fatto tira e molla; è come un padre per me anche perché è più grande e ci conosciamo da quando ho 12 anni, con lui spero che il tempo non passi mai, ormai fa parte della mia famiglia” (A. classe prima).
“Ho deciso di portare come gemma mio fratello, perché il nostro legame è davvero speciale. Fin da quando eravamo piccoli, è stato sempre al mio fianco, pronto ad aiutarmi in ogni momento, anche nei periodi più difficili. Non solo è una persona di cui mi fido ciecamente, ma è anche la spalla su cui posso contare senza esitazioni. Crescendo insieme, abbiamo condiviso tante esperienze, risate e anche momenti di fatica, ma ogni volta ci siamo tirati su a vicenda. Lui è la persona che mi capisce meglio di chiunque altro e che, anche senza parole, riesce sempre a darmi il sostegno di cui ho bisogno” (M. classe seconda).
“Quest’ anno come gemma ho deciso di portare il mio fratellino. Mio fratello è la persona che ammiro di più, è sempre molto dolce e ha sempre una parola buona per tutti. Il mio fratellino, a differenza mia, è molto sensibile e questo lo dimostra con abbracci e parole gentili. Io e lui abbiamo un bellissimo rapporto e ci vogliamo un mondo di bene. Penso che mio fratello sia una bellissima persona e spero che non cambi mai” (A. classe prima).
“Come gemma quest’anno ho scelto di portare questa maglietta. L’ho scelta perché me l’ha fatta mia nonna, che purtroppo è venuta a mancare qualche mese fa. Mia nonna era una delle persone più importanti per me, e ogni volta che andavamo in Albania dai miei parenti io rimanevo sempre a dormire da lei. La cosa di cui mi pento di più è di non averla vista più spesso, e prima che se ne andasse, perché appunto i miei parenti vivono tutti in Albania. Mi ricordo che ogni volta che le chiedevo, mi faceva sempre delle maglie, delle borse e varie cose e penso che ora siano le cose che tengo più strette a me per avere un ricordo di lei” (N. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare mio fratello gemello D. Anche se a volte mi capita di pensare che sia una delle persone più fastidiose del mondo, so che è uno dei pochi, se non l’unico, che effettivamente mi capisce fino in fondo. Con lui posso parlare di qualsiasi cosa senza sentirmi giudicata, e mi è sempre stato vicino, anche nei momenti in cui mi è sembrato di toccare il fondo e non essere in grado di risalire. D. è l’unico che non mi ha mai guardata con occhi che mi giudicavano, bensì ci siamo sempre sostenuti e supportati a vicenda. Nei giorni in cui a stento ho le forze di alzarmi dal letto, in qualche modo D. riesce sempre a strapparmi un sorriso anche se avrei solo voglia di cacciarlo via. Concludo dicendo che mio fratello è una spalla su cui posso sempre contare, e so che è una delle pochissime persone che non mi volterebbe mai le spalle (E. classe seconda).
“Questa foto rappresenta i miei nonni quando erano giovani (18/19 anni) e per me è un oggetto molto importante perché innanzitutto mi ricorda le nostre origini, ma anche tutte le storie della nostra famiglia. I miei nonni per me sono un esempio di vita poiché hanno affrontato ogni difficoltà con determinazione e ottimismo e per questo li ammiro” (M. classe prima).
“Ho deciso di portare questo peluche come gemma perché è stato uno degli ultimi regali da parte di mia zia. Nel 2020 a mia zia viene diagnosticato un tumore. Eravamo tutti molto preoccupati, ma lei, lei era quella più calma. Lo ha combattuto per 3 anni e mezzo fino allo stremo. Vederla in quelle condizioni è stata una delle cose che mi ha più segnata, perché quando lei stava morendo io ero lì. Non voglio che questa gemma sia un ricordo triste, anzi voglio ricordare come sia importante la vita e soprattutto quanto sia prezioso poterla vivere. Lei mi ha insegnato a vedere il mondo in modo positivo e trarre vantaggio da ogni sbaglio” (M. classe prima).
“Quest’anno come gemma ho portato mio fratello M. Lui è sempre stato il mio punto di riferimento. Non è una persona che dimostra apertamente il suo affetto, ma so che ci tiene a me. Anche quando non sembra, mi ha sempre aiutata, magari con un consiglio anche detto con modi un po’ burberi. Abbiamo sempre fatto tutto insieme fin da piccoli. Molte volte se per esempio c’era una nuova giostra o qualche nuova attività che mi spaventava, farla insieme a lui mi tranquillizzava e mi dava più sicurezza. Poi, però, quando ha iniziato le medie, ci siamo allontanati e abbiamo iniziato a litigare molto spesso. Sentivo che tra di noi si era alzato un muro e questa cosa mi dispiaceva tanto. Ora fortunatamente ci stiamo piano piano riavvicinando e il nostro rapporto sta tornando un po’ come quello di prima” (A. classe quarta).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare il mio ragazzo. L’ho conosciuto a marzo dell’anno scorso, ormai sono quasi 8 mesi che stiamo insieme e ci tengo veramente tantissimo a lui. Le sue braccia per me sono come un rifugio da tutto e da tutti e quando mi abbraccia tutto si ferma, le litigate, i temporali, i rumori e le brutte sensazioni. Essendo 2 anni più grande di me mi sento protetta quando usciamo, anche la sera, ma oltre all’età mi sento protetta perché so che ci tiene a me e farebbe qualsiasi cosa perché non mi succeda niente. Ci sono alti e bassi nella nostra relazione come è normale che sia ma poi, anche dopo non esserci parlati per giorni, torniamo felici come prima. Spero che non ci lasceremo mai e spero di passare il resto della mia vita con lui” (F. classe seconda).
“Fa strano dirlo, ma questa è la mia ultima gemma. Proprio per questo motivo ho pensato a lungo a cosa o chi portare, ma alla fine sono andata sul sicuro. Come ultima mia gemma infatti, ho deciso di parlare della mia nonna materna, B., per ringraziarla un po’ per tutto quello che ha sempre fatto per me. Io e mia nonna siamo sempre state molto legate, anche perché ho passato la maggior parte della mia infanzia e della mia adolescenza a casa sua. Molti dei ricordi più vividi della mia infanzia infatti sono proprio con mia nonna. Ricordo perfettamente tutti i pomeriggi passati a farla disperare, dato che non riuscivo ad addormentarmi in nessun modo e allora la costringevo a prepararmi la mia tazza a forma di orso piena di spremuta di arancia e zucchero e portarmi fino alla discarica di T. per vedere i gabbiani, promettendole che solo così mi sarei addormentata (ovviamente non mi addormentavo mai). Inoltre ogni tragitto in auto con mia nonna era sempre accompagnato da un’accurata selezione di CD di canzoni estive anni cinquanta e sessanta o di canzoni natalizie dello Zecchino d’Oro, che ascoltavamo indipendentemente dal periodo dell’anno (al 90% se ci avessero fermate in un pomeriggio di novembre ci avrebbero beccate mentre ascoltavamo Sapore di sale di Gino Paoli). Ricordo ancora perfettamente i pomeriggi passati a preparare le frittelle, a bere il the, a cucire, a trasformare la sua casa in un museo con i miei disegni o a ripeterle disperatamente gli argomenti delle mie interrogazioni. Infatti, nonostante mia nonna non abbia mai potuto continuare a studiare, ha sempre cercato di aiutarmi come poteva nei compiti e nello studio quando non potevano farlo i miei genitori, ricordandomi quanto io fossi fortunata a poter andare a scuola e dandomi quel pizzico di motivazione in più. Mia nonna inoltre è sempre stata (ed è ancora) un po’ la mia complice. Quando litigavo con le mie amiche o una verifica non andava come speravo infatti, era sempre lei la prima a saperlo (anche se poi andava subito a dirlo a mia mamma, pure quando le facevo promettere che non lo avrebbe fatto). Avrei ancora tantissime cose da dire, ma meglio finire qua perché sennò non la finisco più. Insomma, ci tenevo a concludere la mia serie di gemme ringraziando per bene la nonna B. per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me”. (B. classe quinta).