Gemma n° 2561

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gatto. Si chiama Robin Hood e ha 6 anni. È un gatto a cui piace stare da solo, si fa anche coccolare, ma solo quando vuole lui. Fin da piccola ho sempre desiderato un gatto e finalmente nel 2018 ne ho ricevuto uno. Abbiamo passato molto tempo insieme a giocare e una delle cose che mi rendeva più felice era tornare a casa sapendo che era vicino alla porta ad aspettarmi.
Purtroppo a Febbraio è venuto a mancare ed è stato uno dei dolori più forti. Avrei voluto restare con lui ancora un bel po’ di tempo, ma so che sarà sempre al mio fianco” (G. classe terza).

Gemma n° 2554

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la mia gatta. L’abbiamo chiamata “Night” perché lei è di colore nero come il cielo di notte e ha una macchia bianca sul petto che assomiglia a una mezza luna. L’abbiamo presa tre anni fa e da quando ce l’abbiamo la mia vita, e non solo la mia, ma anche della mia famiglia, è cambiata. Ogni volta che sto male, sono preoccupata per qualcosa oppure sono in ansia e la mia famiglia non può aiutarmi, accarezzare la mia gatta mi rilassa e mi calma. Prima di averla i discorsi in casa erano sempre i soliti per esempio sulla scuola o sul lavoro ma adesso abbiamo un argomento in più di cui parlare, cioè della nostra gatta. In un certo senso Night ci ha rallegrato le giornate e ogni giorno c’è qualcosa di nuovo di cui parlare. Anche se a volte fa dei disastri oppure dá fastidio le voglio molto bene perché grazie a lei la mia vita è migliorata” (S. classe seconda).

Gemma n° 2507

“Questo è Yago. É stato il mio cane per 8 anni. L’abbiamo preso quando avevo 6 anni ed è morto quando ne avevo 14, quindi l’anno scorso. L’ho scelto come gemma perché ho tantissimi ricordi felici con lui e anche se ogni tanto mi saltava addosso mordendomi gli ho sempre voluto bene” (G. classe prima).

Gemma n° 2480

“Quest’anno ero veramente indecisa sulla gemma da portare perché l’anno scorso per me è stato una giostra di emozioni.
Per quanto riguarda l’anno scolastico è stato probabilmente il peggiore: avevo totalmente perso me stessa, non mi riconoscevo più, mi ero totalmente dissociata da tutto e da tutti, mi sono autodistrutta; ho vissuto quello che definisco il periodo più buio della mia vita, durante il quale mi sembrava impossibile riuscire a vedere la luce. Mi trascinavo da sola sempre più in fondo, dilaniandomi sempre di più.
E poi è arrivata l’estate, la mia salvezza. Quei tre mesi mi hanno guarita ed ora sono riuscita a stare meglio, cosa che un anno fa sembrava impossibile. È proprio per questo che come gemma ho deciso di portare la mia estate 2023, che per me è stato un momento di enorme crescita.
Finita la scuola ero veramente sfinita e non vedevo l’ora di potermi finalmente riposare. Ma mia madre, che non sopporta vedermi a casa senza fare nulla, mi ha spinta a fare un’esperienza di volontariato per un paio di settimane. Inizialmente non ero molto felice di ciò, non perché non volessi fare un’esperienza del genere, ma perché ero veramente sfinita. Ho deciso comunque di fare quest’esperienza presso un centro diurno per persone ipovedenti. Durante quelle settimane aiutavo gli altri volontari a riordinare e a pulire e ad organizzare le attività da svolgere con i frequentatori del centro, che erano sia ragazzi che persone più anziane. Una volta terminata ho capito veramente quanto quest’esperienza mi abbia permesso di crescere; sono venuta a contatto con una realtà che prima conoscevo molto poco, e ho capito che ci sono 1000 modi per vedere il mondo e la vista è solo uno di questi.
Poi a inizio luglio sono andata come ogni anno dieci giorni in vacanza con i miei genitori: inizialmente avevamo optato per il Portogallo ma poi abbiamo dovuto ripiegare sulla Croazia a causa di alcuni problemi di salute in famiglia; io non ero molto contenta di ciò, poiché non volevo andare al mare. Io ho sempre amato il mare e l’acqua, ma da un po’ di anni non riesco più a viverlo serenamente. In più non mi entusiasmava l’idea di fare una vacanza con i miei perché le ultime non sono andate molto bene, infatti litigavamo e basta. E invece questa vacanza si è rivelata una piacevole sorpresa: dopo anni sono riuscita a godermela per bene, senza discussioni e litigate: erano anni che non vivevo una vacanza così serena. 
Quando siamo tornati si è aggiunto un nuovo componente alla nostra famiglia. Sono cresciuta con un cane, un piccolo maltese che avevo chiamato Milkie, a cui ero immensamente legata; purtroppo lo scorso novembre è mancato a causa di un tumore e sicuramente questo non mi ha fatto stare meglio, anzi. Mia madre aveva giurato che dopo di lui non avrebbe preso più un cane, ma solo dopo la sua scomparsa ci siamo accorti di quanto la sua presenza era diventata fondamentale nelle nostre vite. È per questo che abbiamo deciso di prendere un’altra maltesina, che abbiamo chiamato Luna: ci ha conquistati fin da subito; non pensavo che dopo Milkie sarei riuscita a legarmi ad un altro cane, ma mi sbagliavo: ad oggi infatti Luna è diventata fondamentale, riesce a strapparmi dei sorrisi ogni giorno, non so come farei senza di lei.
Dopo qualche giorno ho vissuto una piccola esperienza insieme alle mie amiche. Durante la primavera avevo visto che a Villa Manin a luglio ci sarebbe stato un piccolo concerto di una band a cui sono molto legata. La band in questione è l’Officina della Camomilla: ho iniziato ad ascoltarli a caso qualche anno fa e mi hanno conquistata fin da subito con le loro canzoni allegre e molto particolari. Questo concerto era decisamente inaspettato, poiché la band si era sciolta molto tempo fa; ma negli ultimi mesi una delle loro canzoni intitolata Un Fiore per Coltello, che tra l’altro è una delle canzoni a cui sono più affezionata in assoluto, è diventata virale e quindi hanno deciso di tornare insieme e di fare dei piccoli live: appena avevo letto la notizia ero al settimo cielo, dovevo assolutamente andarci. Non conoscevo però nessuno che li ascoltasse e non sapevo con chi andare. 
Alla fine ho “obbligato” le mie amiche ad accompagnarmi ed è stata una serata magica: si respirava un’atmosfera abbastanza intima, infatti non erano presenti moltissime persone, ma è stato magico: eravamo all’aperto, sotto la luce dorata del tramonto, cantando canzoni suonate con la chitarra e altri strumenti molto strani. Sicuramente mi sono divertita molto più delle mie amiche ma alla fine anche loro sono rimaste contente dell’esperienza: in fondo i concerti sono sempre speciali, anche se non si conosce l’artista.
Inoltre ero veramente grata perché nonostante loro non ascoltassero la band, hanno deciso di venire lo stesso con me per farmi felice.
Una volta tornata sono subito ripartita per passare dei giorni a Lignano con le mie amiche per il compleanno di R. Come l’anno scorso, sono stati dei giorni fantastici, eravamo un gruppo veramente unito. Se la me di quel periodo avesse saputo che quella sarebbe stata la nostra ultima vacanza insieme probabilmente non ci avrebbe mai creduto; ora, nonostante non siamo più unite come prima, però mi piace riguardare a quei momenti con molta felicità e anche un po’ di nostalgia.
Poi il 22 luglio è giunto un momento che ho aspettato per anni e anni. Era infatti il giorno del concerto di Harry Styles, a Reggio Emilia, il suo ultimo concerto del Love On Tour. Mi aspettava un lungo viaggio, il viaggio della speranza, iniziato su un treno alle 6 di mattina insieme ad un mio amico; durante questo viaggio è successa anche una cosa abbastanza divertente (anche se un quel momento non era proprio così divertente, anzi): una volta arrivati a Bologna saremmo dovuti salire su un treno per Reggio Emilia e invece siamo saliti su quello per Reggio Calabria; per fortuna ce ne siamo accorti qualche secondo prima che partisse e siamo subito scesi. Siamo corsi a prendere il treno giusto e non appena sono salita ho percepito subito una bella atmosfera: era pieno di persone provenienti da ogni dove, che indossavano vestiti colorati e stravaganti, avevano boa di piume ed erano piene di brillantini. Anche appena scesi dal treno ho visto una marea di colori e piume: era magico.
Dopo una lunga attesa trascorsa sotto il sole cocente e sotto la forte grandine improvvisa, parlando e cantando insieme a gente sconosciuta, la band che apriva lo show è salita sul palco: stava iniziando a diventare tutto reale. E poi le luci e la musica si sono spente, a farci luce c’erano solo le stelle e una splendida luna ed eccolo lì, non riuscivo a crederci: sono subito scoppiata a piangere.
Non ho mai trovato le parole adatte per descrivere l’affetto che provo verso Harry: è una costante nella mia vita da anni: non importa se sono triste, felice, affranta, serena, io trovo sempre conforto nelle sue parole. Mi ha sempre fatta sentire a casa.
Mi sono sentita serena, in pace, come se fossi parte di una grande famiglia, nonostante fossi in mezzo a più di 100 000 persone. 100 000 persone che erano lì per il mio stesso motivo: vedere quella persona che per tutti noi è così importante. Non mi sono mai sentita così bene come quel giorno: per due ore quella sera mi sono dimenticata tutti i problemi, tutte le preoccupazioni e ho cantato, pianto, ballato, come non mai (soprattutto pianto). Ha anche fatto un meraviglioso discorso tutto in italiano, dolci parole che porterò sempre con me. Non scorderò mai la spensieratezza di quella giornata… quanto vorrei poterla rivivere.
Poi a fine luglio è iniziata una grandissima avventura: io ancora non lo sapevo ma mi avrebbe stravolto la vita. Avevo infatti deciso di partire da sola per Edimburgo, dove avrei trascorso tre settimane in una famiglia. Inizialmente ero un po’ spaventata, poiché nonostante abbia viaggiato molto e abbia preso molti aerei nella mia vita, non ero mai partita totalmente da sola. Ma mi sono fatta coraggio e nonostante la forte ansia e tutte le preoccupazioni sono partita.
Una volta arrivata dopo qualche difficoltà sono riuscita a prendere un taxi che mi avrebbe portato a casa della famiglia che mi avrebbe ospitato. Ero molto agitata per la famiglia, non sapevo bene cosa aspettarmi; e infatti non è iniziata alla grande: la famiglia mi è sembrata subito molto fredda e poco accogliente. Io ero un po’ disperata, non sapevo bene come comportarmi in una situazione così, ero completamente spaesata: mi trovavo totalmente da sola, in un paese a me sconosciuto, a casa di estranei: mai mi sarei immaginata di dirlo, ma volevo tornare a casa.
Mi sono fatta coraggio e la notte è passata; il giorno dopo dovevo prendere il bus e andare a scuola, dove avrei frequentato un corso ‘intensivo’ di inglese. Da lì poi tutto è migliorato: non ho avuto problemi con i mezzi, gli insegnanti sembravano splendidi e così anche coloro che frequentavano la scuola. Quella scuola era frequentata da persone di tutte le età provenienti da tutto il mondo; c’erano anche molti ragazzi italiani della mia età che stavano vivendo la mia stessa esperienza. 
Ho fatto subito amicizia con moltissime persone; in particolare c’era una ragazza che mi ha totalmente stravolto la vita: si chiama S, ha la mia età e vive a Terni. Ho trascorso moltissimo tempo con lei e ciò ha avuto un enorme impatto sulla mia vita e sul modo in cui vedevo le cose; abbiamo legato fin da subito e non mi sarei mai aspettata di affezionarmi così velocemente a qualcuno, è stato veramente speciale. Nonostante ora abbiamo perso un po’ i rapporti, io la porterò sempre nel cuore e difficilmente mi dimenticherò di lei: ne ho incontrate veramente poche di persone così speciali. Quelle tre settimane sono veramente volate: nonostante le lezioni ho avuto molto tempo per visitare Edimburgo e questa città mi ha davvero lasciato un segno indelebile. Fin da subito mi sono sentita a casa, come se io appartenessi a quella città: era come se rispecchiasse la mia personalità.
Quando sono dovuta partire ho pianto veramente tanto, questa esperienza mi è entrata nel cuore. 
Io tendo sempre a svalutarmi (o almeno così dicono), ma mia mamma mi ha fatto capire quanto importante fosse quello che avevo fatto: mi ha spiegato infatti che non tutti riescono a partire totalmente da soli e rimanere in un paese sconosciuto a casa di estranei e riuscire ad adattarsi. Sarò per sempre grata ai miei genitori per avermi permesso di vivere un’avventura del genere.
E alla fine è iniziato settembre e si è preso un po’ di spensieratezza che solo l’estate sa donare. Siamo tutti tornati alla nostra routine quotidiana, è iniziata la scuola, i compiti, lo stress e l’ansia, la pioggia e le giornate un po’ grigie.
Ma nonostante ciò io quell’estate la porterò sempre nel mio cuore. Ho capito che dovrei vivere la vita con più leggerezza e spensieratezza, perché 17 anni si hanno solo una volta nella vita e bisogna goderseli appieno, perché non ritornano indietro. Tra risate e pianti sono cresciuta, ho imparato ad apprezzare molte cose che prima davo per scontate e ho anche imparato a credere un po’ di più in me stessa. Con il ricordo dell’estate inciso nel cuore sono riuscita a iniziare la scuola con più tranquillità e tutt’ora mi sento più serena; sto contando i giorni che mancano all’inizio della prossima estate, nella speranza di vivere altre mille avventure che mi cambieranno e mi segneranno. E come disse Harry Styles in una canzone “we’ll be alright”, perché ce lo meritiamo, noi meritiamo di stare bene.
Durante quei mesi sono riuscita a piantare delle radici, da cui sta crescendo una piccola piantina, che diventa ogni giorno più forte, che si lascia piegare ma non abbattere dalle intemperie. Perché i momenti di tristezza e difficoltà sono indispensabili, ma servono soprattutto tanti tanti momenti di spensieratezza e serenità.
Ho capito insomma che devo “colorare la mia vita con il caos dei problemi”.”
(S. classe quarta).

Gemma n° 2475

“La mia gemma è il mio gatto. Si chiama Simba e un paio di giorni fa ha compiuto un anno.
L’ha preso mio fratello quando aveva un paio di mesi. All’inizio i miei genitori non erano molto d’accordo con questa scelta non avendo mai avuto un animale domestico. Ora invece lo trattano come se fosse il loro quarto figlio e danno più attenzioni a loro che a me e ai miei fratelli.
Prima non capivo le persone che stavano male quando i propri animali stavano male o venivano a mancare, ma ora posso capirle.
E’ come una terapia, soprattutto quando mi sveglia la mattina perché vuole mangiare o perché vuole essere coccolato; anche quando sono arrabbiata o non sono di buon umore e lo vedo tutto passa” (G. classe quarta).

Gemma n° 2457

“La gemma di quest’anno non è stata difficile da scegliere come gli altri anni, dall’inizio sapevo che avrei portato il mio gatto di nome Cookie. Quest’estate sono venuti a mancare alcuni gattini cari a me ma l’arrivo della cucciolata ad agosto, che comprendeva Cookie e i suoi due fratellini, è riuscita a farmi sentire meglio. Infatti Cookie rappresenta il dono più bello che abbia mai ricevuto. Sin dalla sua nascita sentivo dentro di me che sarebbe stato un gattino fedele che mi avrebbe aiutato nei momenti più delicati, e così è stato. Amo gli animali e in particolare i gatti soprattutto perché riescono ad essere empatici ed essere sempre presenti. Per me Cookie è molto di più di un semplice animale domestico, lo considero il migliore compagno di vita, che spero possa stare al mio fianco il più possibile” (A. classe quarta).

Gemma n° 2284

“Abbiamo adottato Nemo quando io avevo 7 anni. È un gatto arancione prevalentemente tranquillo e molto affettuoso, ed è il mio primo animale. Il prossimo anno lui compirà 10 anni e io 17. In questi quasi 10 anni siamo letteralmente cresciuti insieme, e abbiamo sviluppato un legame molto importante per entrambi. Io ho imparato a prendermi cura di lui, a volergli bene, a leggere il suo linguaggio del corpo. Lui ha ricambiato con una quantità immensurabile di amore e coccole, e prendendosi lui cura di me. Infatti, anche se vuole bene a tutta la famiglia, non si può negare che sia io la sua persona preferita.
Di recente ho iniziato a pensare all’università, a cosa voglio fare dopo il liceo. Ho deciso di non voler vivere a casa mentre studio, e ho realizzato quanto Nemo per me sia una stabilità, una sicurezza.
Durante il lockdown e i vari periodi negativi di questi ultimi anni, lui è sempre stato qui, una presenza stabile e amorevole, a rassicurarmi anche solo con la sua presenza.
Anche quando questo non sarà più possibile, so che lo porterò con me dovunque, nel mio cuore”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2283

“Questo è il cane che vive con me e la mia famiglia da ormai 17 anni. Il nome, Boomer, alla prima impressione potrebbe far sorridere, ma in realtà nessuno sa il perché, semplicemente i miei genitori l’hanno voluto chiamare così.
Ogni volta che chiedevo da piccola di raccontare il suo arrivo sorridevo sempre: nato in una cucciolata numerosa, veniva spesso maltrattato dai suoi fratelli (così racconta papà) ed è anche stato l’unico che rimaneva in disparte dal gruppo perché pauroso. Mio padre lo ha adottato un giorno qualsiasi dell’estate del 2006 per fare una sorpresa a mia madre quando sarebbe rincasata da lavoro. Infatti, così è stato: mia mamma tutt’ora si ricorda che l’ha visto per la prima volta sui gradini di casa a nascondersi dietro la gamba di mio padre.
Ora, più vecchio che mai, senza udito, olfatto e vista non salta più e neppure corre, bensì dedica le sue ore a fare ciò che gli piace di più: dormire. Noi supponiamo che si stia allenando per andare dall’altra parte.
Quando arriverà il giorno in cui ci lascerà sarò sicuramente triste, ma felice per tutta la gioia e l’amore che ci ha donato” (G. classe seconda).

Gemma n° 2205

“Questi sono il mio cane Bea e la mia gatta Paris, per gli amici Mussi, e ho deciso che si meritavano entrambe il posto nell’ultima mia gemma solo dopo aver sfogliato circa 100 foto di ciascuna, cercandone una da portare, che fosse dell’una o dell’altra. Entrambe hanno 12 anni, anche se si sono unite alla mia famiglia in momenti diversi. Insieme a Paris sarebbe dovuto arrivare un altro gatto della stessa cucciolata, un cane non era stato previsto, almeno fino a quando non abbiamo visto la foto di quel mucchietto d’ossa in mezzo alla neve. Paris è arrivata quando era ancora piccolina, e siamo cresciute insieme. È la gatta più paziente del mondo, fino a che non si trovano sul tavolo latte, pollame o pesce, o fino a che non bisogna darle il cibo in umido alla sera. Paris è una gran chiacchierona, basta guardarla per farla miagolare, ed è così affettuosa che non appena la si accarezza inizia a fare le fusa. Il detto il gatto è il padrone di casa mia non si applica sulla mia gatta, l’unica cosa di cui è padrona sono i letti: mi capita spesso di svegliarmi con la schiena piegata, per colpa del gatto che ama dormire al centro del letto, e non si alzerebbe per tutto l’oro del mondo.

Bea, invece, è l’opposto. Padrona del divano, padrona del soggiorno, padrona della cucina. Non appena Paris va in cucina per mangiare, Bea corre immediatamente a controllarla, ed è così ghiotta che fino a che una sola crocchetta rimane nella ciotola resta a farle la guardia fino a che qualcuno non la aiuta a mangiarla. È anziana, viziata, cardiopatica e prepotente, oltre che disubbidiente, ma le voglio un bene dell’anima. Ha bisogno di una ciotola inclinata per mangiare, a volte serve che qualcuno la tenga inclinata per lei. Non può fare le scale, non può prendere l’aereo e se passeggia per più di mezz’ora si siede e aspetta di essere presa in braccio, dovunque lei sia. Non accetta di sdraiarsi sui pavimenti, deve per forza avere almeno un tappeto, e alla mattina bisogna aprirle gli scuretti perché possa prendere il sole, che le piace così tanto che anche quando il caldo diventa insopportabile non se ne va.
Non posso sopportare il pensiero di dover vivere senza una delle due, figurarsi entrambe.”
(A. classe quinta).

Gemma n° 2118

“La gemma che ho deciso di portare oggi è la mia gatta Bettina.
In una sera di molti anni fa mia nonna la trovò sull’uscio della porta e decise di accoglierla in casa, nutrirla, e lavarla. Nei giorni successivi se ne affezionò molto e decise di tenerla.
Quando questo successe io ero veramente piccola, infatti non mi ricordo dell’accaduto; so solo che da un giorno all’altro mi ritrovai ad andare a trovare mia nonna solo per giocare con la sua gatta. Quando avevo nove anni mia nonna morì, prima di lasciarci decise di darmi in eredità Bettina, che tuttora rimane l’unico suo ricordo vivente” (A. classe seconda).

Gemma n° 2071

“Questo è il mio cane, si chiama Rabol, ha cinque anni e mezzo. Lo vedo come una persona, ogni tanto mi sembra proprio che parli e capisce senza che io gli dica niente. Posso dire che sia il mio migliore amico. Ogni tanto mi viene anche da pensare a quando non ci sarà più…” poi sono arrivate le lacrime di commozione (G. classe quinta).

Gemma n° 2049

“Come gemma ho deciso di portare una foto del mio cane. È una tra le mie foto preferite perché sembra come se si fosse messo in posa e abbia sorriso perché voleva che avessi una sua bella foto come ricordo. Il mio cane é il mio punto di riferimento, ogni volta che sto male lo capisce e viene sempre vicino a me per coccolarmi, la sera, invece, dorme con me per non farmi stare da sola. Ho avuto molti cani ma nessuno è come lui e non sono mai stata così legata ad un animale come a lui. Ogni volta che torno a casa, anche se sono stanca, mi fermo con lui a giocare perché per me è come un momento di svago e per staccare da tutto” (M. classe quarta).

Gemma n° 2006

“La mia gemma è il mio gatto Striscia, di circa 8 anni, molto scorbutico e antipatico con le persone; se abbiamo ospiti si nasconde subito in camera mia perché è molto ascociale. Per questo motivo andiamo molto d’accordo, sento una connessione fortissima con lui, è veramente il mio migliore amico. Nel periodo di isolamento del Covid mi sono resa conto di quanto io dia per scontata la sua presenza; passando tutto quel tempo con lui ho deciso di starci il più possibile, anche perché vivendo solo in casa soffre molto la solitudine. In fin dei conti i nostri amici animali non hanno che noi e si meritano tempo e attenzioni”.

Commento la gemma di J. con le parole di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany: “Io e il mio gatto… siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene.”

Gemma n° 1990

La gatta Minù è quella a destra

“Ho tre gatti, ne avevo una che durante la quarantena ne ha partoriti due. La gatta, la mamma, è scomparsa da un po’ di mesi ed è lei la mia gemma, un po’ per ricordarla e perché è quella a cui sono stata più affezzionata, anche per l’aiuto che ha dato a tutta la mia famiglia. Durante la quarantena, periodo per nessuno allegro, ho avuto un periodo in cui sono stata male sia fisicamente che psicologicamente, cercavo di isolarmi in camera però lei cercava di entrare, di saltare sulla maniglia della porta, si lamentava se qualcuno a me indesiderato entrava. Se la mandavo via, tornava indietro, dormiva ai piedi del letto anche se non la volevo… Dei gatti si dice spesso che siano apatici, freddi, opportunisti, eppure ho sperimentato altro…”.

Non posso esprimermi sui gatti perché non ne ho mai posseduto uno direttamente, ho sempre e solo frequentato gatti altrui. Però so quanto un animale domestico possa essere parte della vita famigliare, quanti diventi parte delle vicende e delle relazioni che vi si intessono. Grazie a F. (classe terza) per avermene dato un’ulteriore conferma.

Gemma n° 1983

“La mia gemma è questo ricettario; mi sono avvicinata al mondo della cucina vegetale e negli ultimi mesi sono diventata vegetariana. Ci pensavo da tempo e sono contenta perché nel mio piccolo faccio qualcosa sia per l’ambiente che per gli animali. Il ricettario mi ha dato la spinta in più che mi serviva”.

So che quello portato da S. (classe terza) è argomento piuttosto divisivo; ho cercato on line qualcosa sul libro che ha proposto e ho trovato molta rispondenza anche con il modo gentile e garbato con cui lei stessa ha presentato la sua gemma alla classe. «Ma come si fa a rinunciare a carne e alimenti di origine animale senza sentirsi obbligati o “privati” di qualcosa? La chiave è tutta in una frase scritta da Carlotta Perego nell’introduzione del suo libro Cucina Botanica e che raccoglie l’essenza del suo modo di essere. “Con gentilezza, l’educazione e comprensione. Se continueremo a dividere la realtà in vegani e onnivori, buoni o cattivi, bianco e nero, non andremo molto lontano”. Una vera rivoluzione gentile quella che Carlotta sta portando avanti con dedizione e onestà: “Tutti i vegani hanno pensato: non diventerò mai vegano. Poi accade, e si sta subito meglio. Ma diventarlo non ci rende persone migliori, e non ci mette nella posizione di giudicare o considerare inferiore chi non ha fatto la stessa scelta”. Senza estremismi, si può imparare a mangiare meglio e con piatti che soddisfano e sorprendono anche i palati più esigenti.»

Gemma n° 1882

“Questo è il pupazzetto preferito del mio cane che non c’è più da quattro anni. E’ stato il mio primo cane e giocava solo con questo gioco”.
Lascio commentare la gemma di C. (classe prima) alle parole dello spagnolo Miguel De Unamuno: “Io ero la tua religione, ero la tua gloria… Se tu potessi sapere, o mio caro cane, quanto il tuo dio è triste per la tua morte… Gli dei piangono quando muore il cane che gli leccò la mano.”

Gemma n° 1871

“Inizio col dire che non è il mio cane, ma quello dei vicini e lo porto come gemma perché abbiamo un bel rapporto. Lo conosciamo da 5 anni più o meno e, non dico ogni giorno, ma un giorno sì e uno no viene vicino al confine e ci porta qualche gioco per giocare e anche se viene solo cinque minuti mi migliora un po’ la giornata”

E. (classe quinta) ha presentato questa gemma: le sue parole “non dico ogni giorno, ma un giorno sì e uno no” mi hanno fatto pensare all’abitudine che si fa attesa, appuntamento piccolo e irrinunciabile per una coccola che migliora la giornata.

Gemma n° 1853

“Nella foto ci sono i miei due cani sul letto di camera mia: sono come le due parti che compongono il mio cuore. Sono insieme a loro da quando sono piccola, anche mia madre ha sempre voluto averne uno. Il primo che abbiamo avuto è quello a sinistra, mentre la seconda si è aggregata a noi dopo la morte della nonna di mia madre: sono tanto legata a loro. Sono la cosa più importante che ho nella mia vita e anche l’unica cosa che mi rende felice quando sono triste e neppure una canzone mi aiuta: appena vedono che sono triste mi saltano addosso e iniziano a slecazzarmi la faccia. Quando verranno a mancare sarà davvero tanto difficile”.

Sedermi sul divano e avere un peloso che si infila subito attaccato alla gamba; poi magari arriva Sara, si siede dall’altro lato e il peloso si alza e si infila tra noi due… Mettermi a lavorare alla scrivania e avere delle unghie piantate nelle gambe perché il peloso cerca di arrampicarsi per venire in braccio… Andare a farmi la doccia e lasciare la porta del bagno socchiusa perché altrimenti il peloso la “butta giù” per poter entrare… Potrei andare avanti a lungo. Hai ragione R. (classe prima), sarà davvero tanto difficile!

Gemma n° 1842

“Questi sono i miei gattini. Io sono allergica ai gatti, anche mio padre e mia sorella, mia madre ne è terrorizzata. La quarantena per me personalmente e per la mia famiglia è stato un periodo difficile e ci ha segnati moltissimo tutti. Anche ciò che l’ha seguita, il mio rapporto con la scuola… insomma, un anno disastroso. Un giorno sono tornata a casa e ho trovato un bel gattino che mia mamma mi aveva preso perché mi vedeva sempre più in difficoltà. Ogni volta che torno a casa sono sempre da sola perché i miei lavorano fino a tardi e mia sorella finisce scuola tardi; ora invece non essere da sola e trovarli entrambi mi rende un sacco felice perché mia mamma li ha presi nonostante la sua paura e penso sia una delle cose più belle che abbia fatto per me”.

Questa la gemma di C. (classe quarta). Essere attesi, essere aspettati, essere pensati, essere amati, essere presenti nella mente di qualcuno, sapere che qualcuno è preoccupato o è felice per noi, sapere che qualcuno ha detto una preghiera per noi, essere portati nel cuore da qualcuno. E’ sapere di non essere mai soli.

Gemma n° 1840

“Ho scelto di portare come gemma la scena finale di un film che guardavo sempre da piccola e che era il mio film preferito: è stato anche il primo a farmi piangere. E’ la storia di una coppia che adotta un cucciolo di labrador. Appena visto mi sono subito immedesimata nella storia perché mia nonna, lo stesso anno in cui sono nata io, ha comprato un cane identico a questo: ho passato tutta la mia infanzia fino ai quindici anni, quando poi è morto, insieme a questo cane. Abbiamo instaurato un rapporto bellissimo, probabilmente migliore di quello che avevo con chiunque altro perché, essendo io una persona molto riservata, faccio fatica a parlare delle mie cose e con lui giocavo e parlavo, parlavo e parlavo. Ovviamente non avevo un riscontro ma era esattamente quelli di cui avevo bisogno: dire le cose senza avere un’opinione, un consiglio. La scena finale sintetizza questi concetti”.

La riporto quella frase finale di Io e Marley proposto da E. (classe quinta): “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido: se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?”. Si tratta di un film che ho visto due volte ma che non ho più guardato dopo l’arrivo di Mou, non ce la faccio. Mi soffermo allora sul rapporto nato tra E. ed il labrador di sua nonna, perché mi ha fatto venire alla mente l’importanza dell’ascolto. Soprattutto quando ho il cuore gonfio di emozioni sento la necessità di qualcuno che ascolti, che ascolti anche senza dire niente, senza cercare di darmi la soluzione, senza cercare di dirmi che ci è passato anche lui, senza cercare di tirarmi su a tutti i costi. Sono persone rare…