Francesco

Bergoglio.jpgHo atteso le ore piccole della notte per stendere sulla pagina bianca del pc le parole che cercano di dar voce a quello che ho sentito e pensato stasera in modo profondamente personale. Non sempre lascio spazio sul blog alle intime riflessioni, soprattutto ai miei pensieri di fede. Come tanti stasera ero davanti alla tv. Al nome Bergoglio la testa è andata alla lezione fatta in classe sui papabili, quando ho raccontato del conclave del 2005 per presentare questo cardinale argentino e quando ho detto il mio parere sulla difficoltà della sua elezione vista l’età. Pertanto in me c’è stata la sorpresa innanzitutto. Poi è venuto il momento del nome scelto: Francesco. E questa è stata la volta della meraviglia. E mi sono goduto gli attimi, fatti di tante istantanee.

Ho visto un papa non giovane ma fresco e semplice, inizialmente imbarazzato, quasi ingessato che ha salutato con un semplice “Fratelli e sorelle buonasera” e che poi si è sciolto; e ho notato che non ha indossato la mantelletta rossa.

Ho visto il primo papa provenire dal continente sudamericano, “sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”, e ho visto in questo un segno di apertura alla chiesa universale.

Ho visto un papa, ma soprattutto un vescovo: e vi ho visto un segno di collegialità e vi ho vista esaudita la sete di un pastore da parte della gente.

Ho visto un papa che vuole essere in cammino insieme al suo popolo per percorre le strade della fratellanza e dell’amore.

Ho sentito un papa parlare di evangelizzazione e ho pensato che se ciò significa far innamorare la gente di Gesù Cristo il cammino sarà bello.

Ho visto un papa che ha chiesto, prima di benedire i fedeli, che i fedeli pregassero Dio per lui: “Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo che chieda la benedizione per il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”. E l’ho visto chinarsi in silenzio.

Alla fine l’ho visto chiedere nuovamente il microfono perché non voleva andarsene senza salutare “Vi lascio, grazie tante dell’accoglienza, e a domani, a presto, ci vediamo presto, domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo”.

Ho ripensato al nome scelto, ho pensato ad Assisi e ho rivisto la chiesa di san Damiano, l’eremo delle carceri, la porziuncola…

Mi sono guardato dentro e vi ho letto la speranza, che per un credente significa resurrezione.

La visione aspetta l’immagine

Cappella Sistina.jpg

O uomo che vedi anche tu, vieni –

Sto invocandovi “vedenti” di tutti i tempi.

Sto invocandoti, Michelangelo!

Nel Vaticano è posta una cappella, che aspetta il frutto della tua visione!

La visione aspetta l’immagine.

Da quando il Verbo si fece carne, la visione, da allora, aspetta.

La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito delle chiavi,

si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,

da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato –

Era così nell’agosto e poi nell’ottobre, del memorabile

anno dei due conclavi,

e così sarà ancora, quando se ne presenterà l’esigenza

dopo la mia morte.

All’uopo, bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo.

“Con-clave”: una compartecipata premura del lascito delle chiavi,

delle chiavi del Regno.

Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,

tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio.

E’ dato all’uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio!

Una finale trasparenza e luce.

La trasparenza degli eventi –

La trasparenza delle coscienze –

Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni

al popolo –

Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.

(Giovanni Paolo II, Trittico romano)

 

Badabum!

Badabum! Perché sono parole che fanno rumore queste di don Aldo Antonelli, parroco ad Antrosano e coordinatore di “Libera” per la Provincia dell’Aquila. Sono prese da L’Huffington Post.

175377_2925984_PULIZIABAS_12223333_medium.jpg“Amarezza e rabbia, indignazione e disappunto. Disgusto e una voglia matta di rivolta. Il vocabolario non è sufficiente a tradurre tutti i sentimenti che, in negativo, travagliano l’animo di un parroco di periferia. Le cronache di questi giorni hanno dell’incredibile che rasentano l’assurdo. Ormai è di dominio pubblico: l’aria mefitica della corruzione, dei giochi di potere, di pratiche persino criminali, di degrado morale, di malcostume appesta i palazzi vaticani e richiede urgente un’opera di disinfestazione e di pulizia generale, nella presa di coscienza e nella trasparenza generale. Aprire le finestre e cambiare aria! E invece cosa succede? Ci si chiude a riccio: si pone sotto secreto la relazione dei tre saggi, si schermano i telefoni, si oscurano perfino le finestre della Cappella Sistina, si perquisiscono i Cardinali, e si minaccia addirittura la scomunica a chi volesse twittare con l’esterno. La “città posta sul monte”, perché sia visibile a tutti e a tutti faccia luce, diventa un bunker sotterraneo più adatto ai topi che a persone libere e risorte. I “Pastori” che dovrebbero guidare il popolo in un cammino di crescita e di responsabilità vengono rinchiusi, chiavistellati (“cum-clave” da cui la parola “Conclave”), come scolaretti indisciplinati e incapaci, da tenere a bada.

Agli inizi del terzo millennio, in un mondo adulto ed emancipato, la chiesa continua imperterrita e mantenere una struttura d’altri tempi e che oggi non ha più alcun senso, anzi, si è invertita nel suo controsenso. Il conclave è nato e si è strutturato tale per tenere i cardinali indipendenti e liberi dai condizionamenti e dalle intrusioni del potere invadente e prepotente dei Re e degli Imperatori. Oggi questa stessa struttura invece che assicurare libertà al collegio cardinalizio, tiene i cardinali sotto tutela, come fossero degli incapaci; li tiene prigionieri.

Siamo agli antipodi di quella chiesa-comunità cui il Maestro aveva ordinato il linguaggio della schiettezza: «Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Matteo 5,37). E’ stato censurato anche il Vangelo dalla sue narrazioni scomode che nessuno più ricorda ed è stato messo sotto silenzio perfino il suo Maestro: «Non abbiate paura. Nulla v’è di coperto che non debba essere svelato e nulla di nascosto che non debba essere conosciuto. Ciò che dico a voi nelle tenebre, proclamatelo nella luce; ciò che udite nell’orecchio, annunciatelo sui tetti» (Matteo 10, 26-27). «C’è un tragico paradosso in cui si dibatte la coscienza cattolica: l’istituzione per merito della quale ancora oggi nel mondo continua a risuonare il messaggio di liberazione di Gesù è governata nel suo vertice da una logica che rispecchia proprio quel potere contro cui Gesù lottò fino ad essere ucciso. Questa è la condizione paradossale e a volte tragica dell’essere oggi, e non solo oggi, un cattolico». Così scriveva il teologo Vito Mancuso nel suo ultimo libro Obbedienza e Libertà. «Il paradosso, lo precedeva Ortensio da Spinedoli su Adista Documenti n. 47/2011, è che le moderne società civili si reggono da due secoli sui principi evangelici (libertà, uguaglianza e fraternità), riscoperte da “senza-Dio”, mentre la Chiesa, che proviene dal vangelo, continua a poggiarsi sui canoni dei regimi assolutistici che il vangelo condanna». Nella Chiesa la diplomazia double-face si è mangiata la trasparenza e la paura ha esiliato il coraggio. In questi ultimi anni si è fatto di tutto per riportare indietro le lancette dell’orologio: laici imbavagliati, teologi senza tutela, vescovi in libertà vigilata, iniziative locali bloccate, centralismo forsennato. Le conseguenze catastrofiche di questa “politica” neoconservatrice sono davanti gli occhi di tutti: l’atmosfera è pesante, carica di tensioni, colma di risentimento. Il grande slancio spirituale si è spento, frenato dagli interdetti, paralizzato dai giuramenti, polarizzato dal grandi scenografie e dalle lussuose liturgie.

La liturgia ha cancellato la profezia. Dai non più sacri palazzi si vorrebbe i cristiani come un popolo di “colli storti”, per dirla con la felice espressione del grande Bernanos. Ma così non è…; e non sarà! Molti sono coloro che quotidianamente amano e lottano in e per una Chiesa Altra, così come emergeva dal Vaticano II: una Chiesa più attenta a lavare i piedi dell’umanità che non preoccupata di curare le vesti che porta addosso.”

Ricapitolando

Un articolo di Luca Rolandi per ricapitolare quel che ci aspetta.

sede vacante.jpg“E’ iniziato il periodo di interregno. E’ naturalmente diverso dal solito, perché dopo oltre 650 anni, con un Papa ancora in vita, ma solo emerito, dopo la clamorosa rinuncia. In ogni caso ora «dovrà essere convocato, da coloro a cui compete» il Conclave per l’elezione del nuovo Papa. Dalle 20 di giovedì 28 febbraio, oltre al pontefice, hanno cessato l’esercizio dei loro uffici il segretario di Stato, i prefetti, i presidenti e i membri di tutti i dicasteri curiali. Mantengono l’incarico solo il penitenziere maggiore – oggi il cardinale Manuel Monteiro de Castro -, il cardinal vicario per la diocesi di Roma (Agostino Vallini) e il cardinale arciprete di San Pietro (Angelo Comastri). Non decade dall’ufficio neanche il Camerlengo, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha sigillato l’appartamento pontificio, preso possesso del Palazzo Apostolico, e ora cura e amministra, col consenso dei cardinali nei casi più gravi, i beni e i diritti temporali della Santa Sede.

Lunedì 4 marzo alle 9.30 è convocata la prima Congregazione generale. I cardinali cominceranno a riunirsi nell’aula nuova del Sinodo per le Congregazioni generali – per le consultazioni pre-conclave. A questa assise partecipano tutti e 209 i porporati che compongono il collegio cardinalizio sotto la presidenza del cardinale decano, Angelo Sodano. Saranno loro a decidere il giorno di avvio del conclave, come stabilito dallo stesso Benedetto XVI nel recentissimo Motu proprio Norma nonnullas del 22 febbraio scorso. Il giorno dell’inizio del Conclave, presumibilmente lunedì 11 marzo, i cardinali saranno attesi al mattino nella basilica di San Pietro per la celebrazione della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice presieduta dal decano. Di pomeriggio, solo gli elettori in abito corale si recheranno in processione cantando il Veni Creator dalla cappella paolina verso la Cappella Sistina allestita per l’occasione e “bonificata” da qualsiasi mezzo audiovisivo e tecnologico. Al Conclave possono entrare solo i cardinali con meno di ottant’anni: in tutto 117. Al momento dovrebbero essere 115 i confermati. Il cardinale Sodano, avendo superato questo limite d’età, non vi potrà partecipare come non potrà farlo il vice-decano Roger Etchegaray. In conclave svolgerà quindi il compito di “decano” il più anziano dei porporati dell’ordine dei vescovi, Giovanni Battista Re.

“Conclave” viene dal latino “cum clave” per indicare che i cardinali resteranno chiusi a chiave nella cappella Sistina finché non sarà eletto il successore di Benedetto XVI. Il voto sarà a scrutinio segreto, e i cardinali non possono avere con sé telefonini, tv, radio né portatili. Innanzi tutto il cardinale diacono sorteggia tre Scrutatori, tre Revisori e tre Infirmarii (ossia gli incaricati a raccogliere i voti di eventuali “infermi”). I Cerimonieri consegnano almeno due o tre schede bianche a ogni elettore, poi abbandonano la Sistina. Ogni cardinale compila la scheda, la piega a metà e, tenendola sollevata, si reca all’altare. È qui che giura di aver votato per «colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto» poi depone la scheda su un piatto e la fa scivolare nel calice-urna. Terminato il voto, gli scrutatori verificano che le schede corrispondano al numero degli elettori passandole da un calice a un altro. Quindi si procede allo scrutinio davanti all’altare. I Revisori controllano e solo in seguito le schede vengono bruciate. Una fumata nera dal comignolo della cappella Sistina indica che non è stata presa una decisione. Si vota a oltranza: per l’elezione del Papa servono i due terzi dei voti (limite reintrodotto da Benedetto XVI nel 2007).

Durante il periodo delle votazioni, che si tengono appunto nella cappella Sistina, gli elettori risiedono nella Domus Sanctae Marthae, un edificio moderno costruito proprio per questo scopo. Fra un luogo e l’altro i porporati possono spostarsi in pullman o a piedi, posto che non possono in alcun modo essere avvicinati da estranei. A partire dal 34esimo scrutinio si va al ballottaggio tra i due cardinali più votati, ma sempre con la maggioranza dei due terzi. Quando finalmente un candidato raggiunge tale risultato, dal comignolo della cappella Sistina esce una fumata bianca: insieme alle campane è il segnale che il Papa è stato eletto. La folla attende trepidante in piazza San Pietro mentre il nuovo pontefice viene vestito per essere presentato ai fedeli. Il cardinale protodiacono – incarico ricoperto dal francese Jean-Louis Tauran – darà a quel punto lo storico annuncio: «Habemus Papam!». Sarà allora che il nuovo pontefice si affaccerà dalla loggia su piazza San Pietro.”

Un record duro da battere

La storia del Conclave più lungo e … anomalo… Da Vatican Insider.

conclave-Viterbo-1277.jpgCi fu una volta, quasi otto secoli fa, che un conclave, il primo della storia con questo nome perché il primo in cui i cardinali vennero chiusi a chiave (clausi cum clave), durò circa tre anni così da restare il più lungo della storia della Chiesa, oltre che famoso per lo scoperchiamento della sala del palazzo arcivescovile di Viterbo, dove i cardinali erano riuniti, per spingerli a decidersi. Per la precisione si ebbe una Sede vacante di 1006 giorni, conclusa il primo settembre del 1271 con l’elezione di Tebaldo Visconti (arcidiacono di Liegi che era allora, tra l’altro, in Terra Santa per la Crociata) che prese il nome di Gregorio X e fu incoronato a marzo dell’anno dopo, al suo ritorno a Roma. Non sorprende quindi che due anni dopo, durante il Concilio di Lione, questi promulgasse la costituzione apostolica «Ubi periculum», documento con cui la Chiesa istituisce ufficialmente il Conclave e ne stabilisce regole durissime, poi cambiate con tempo.

Alla morte di Clemente IV, il 29 settembre del 1268, i cardinali, in tutto 17, erano divisi in due partiti, 7 o 8 filofrancesi e filoangioini, o guelfi, e una decina, due dei quali morirono durante il conclave, filotedeschi, o ghibellini. Tale divisione non era però la sola. I cardinali erano ulteriormente divisi e contrapposti per ragioni diverse, da quelle famigliari ad altre più personali, in almeno quattro fazioni, il che rendeva assolutamente difficile un qualsiasi accordo, che richiedeva comunque una maggioranza di due terzi degli elettori. O meglio, capitava che forse ne potessero trovare uno, come quando il cardinale Ottaviano degli Ubaldini propose l’elezione al papato di Filippo Benzi, priore generale dei Servi di Maria in odore di santità, il quale però, appresa la notizia, rifiutò tanto onore e responsabilità scappando di nascosto per andare a chiudersi in una grotta sul Monte Amiata che ancora oggi porta il suo nome. Pare che anche Bonaventura da Bagnoregio, settimo successore di San Francesco d’Assisi come generale dell’Ordine Francescano, abbia rifiutato in modo netto la sua possibile elezione.

A Viterbo nel frattempo la storia proseguiva il suo corso e accadevano anche fatti significativi come l’assassinio il 13 marzo 1271 per mano del cugino Guido di Montfort, Vicario per la Toscana di Carlo d’Angiò, di Enrico di Cornovaglia, nipote di Enrico III d’Inghilterra, durante una Messa nella chiesa di San Silvestro nel periodo di sosta viterbese del corteo funebre che riportava in Francia i resti di Luigi IX (morto a Tunisi nel corso dell’ottava crociata). La città, col passare del tempo, non ne poteva più e il Podestà Alberto di Montebuono assieme al Capitano del Popolo Raniero Gatti, interpretandone lo sdegno e per sottrarre i cardinali alle forti pressioni esterne, il 1° giugno 1270 ordinarono la chiusura delle porte della città e chiusero i cardinali nella grande sala di quello che oggi si chiama Palazzo dei Papi per costringerli a decidersi. Dopo pochi giorni, per mostrarsi ancora più decisi, fu ordinato di ridurre le porzioni di cibo e di scoperchiare buona parte del tetto dell’aula in cui erano i porporati, cui in seguito furono comunque aperte anche le altre sale del palazzo, così che andarono avanti per ancora più di un anno. E, comunque, per giungere alla decisione dovettero alla fine delegare a una commissione, composta di sei cardinali elettori, il compito di scegliere il nuovo Papa, i quali trovarono sorprendentemente l’accordo, su quello che sarebbe diventato Gregorio X, in sole due ore.

Twitter al Conclave

Vista stamattina in alcune classi, presa dalla rete

382173_580251648652216_963740431_n.jpg

Motu proprio necessario

Riguardo al Motu proprio di Benedetto XVI di cui abbiamo parlato in classe questa mattina, prendo da Vatican Insider:

“”Il Motu Proprio del Santo Padre è un atto necessario. La costituzione apostolica di 2010102240archbishop_claudio_maria_celli_at_catholicpress_conference.jpgGiovanni Paolo II non prevedeva quello che stiamo vivendo adesso e per questo serve un documento che cambi o permetta determinate interpretazioni di ciò che esige il documento di Giovanni Paolo II”. Ad intervenire sulla possibile iniziativa personale di papa Benedetto XVI per il prossimo Conclave è mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ospite questa mattina di “Prima di tutto” su Rai Radio 1. Monsignor Celli ha specificato che per adeguare la costituzione apostolica a quanto sta accadendo oggi, per adattarla alla fine di un pontificato per «rinuncia» e non per «morte», è necessario un documento papale (il motu proprio, appunto) che cambi in parte le regole già scritte. Soprattutto quella che riguarda la data di inizio del conclave. Per essere valido il documento del Papa dovrà essere firmato entro le 20 del 28 febbraio.

Parlando poi dell’ultimo saluto di Benedetto XVI ai fedeli, nell’udienza generale del 27 febbraio, Monsignor Celli ha parlato di “folla oceanica”. Per quella data saranno già a Roma molti dei cardinali che parteciperanno al conclave e ad una settimana dall’evento sono arrivate oltre 150 mila prenotazioni.

Anticipo?

Scrive Alessandro Speciale su Vatican Insider:

“Il Papa sta prendendo in considerazione la pubblicazione di un Motu Proprio, nei prossimi papa, conclave, benedetto xvi, elezione papagiorni, ovviamente prima dell’inizio della Sede Vacante, per precisare alcuni punti particolare della Costituzione apostolica sul Conclave (Universi Dominici Gregis, ndr) che nel corso degli ultimi anni gli erano stati presentati”. L’annuncio è arrivato a tarda mattinata da parte del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dopo l’anticipazione di questa mattina di Vatican Insider. Il direttore della Sala Stampa vaticana precisa però di non sapere se papa Ratzinger “riterrà necessario od opportuno fare una precisazione sulla questione del tempo dell’inizio del Conclave. Se e quando il documento verrà pubblicato lo vedremo”. Per Lombardi, le precisazioni del Motu Proprio potrebbero riguardare “qualche punto di dettaglio” come la “piena armonizzazione con un altro documento che riguarda il Conclave, cioè l’Ordo Rituum Conclavis”, che regola le preghiere e le formule recitate per l’elezione di un nuovo papa. “In ogni caso – ha concluso il portavoce vaticano – la questione dipende dalla valutazione del papa e se vi sarà questo documento verrà reso noto nel modo opportuno”. Durante un briefing che si è tenuto questa mattina in Vaticano, il Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Ambrogio Piazzoni, ha spiegato che, alla luce della legislazione attuale, “se i cardinali arrivano a Roma prima dei 15 giorni di attesa previsti non c’è più nulla da attendere”, ed in tale caso la riunione dei cardinali potrebbe avere inizio anche prima del termine previsto da Universi Dominici Gregis. La Costituzione prevede, al punto 37, che “dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione”.

Piazzoni ha comunque sottolineato che “fino alle 19,59 del 28 febbraio il Papa è il supremo legislatore e può intervenire anche sulle norme che regolano il Conclave”, perché “ il Santo Padre è l’unico che può intervenire nella legislazione relativa al Conclave”. Fino al momento delle sue dimissioni, ha aggiunto, “l’interpretazione della legge la può dare soltanto il papa”. Nei giorni scorsi, Lombardi non aveva escluso un anticipo dell’avvio del Conclave, sottolineando che la questione “è stata posta anche da diversi cardinali e attendiamo risposta autorevole appena questa sia disponibile”. “La situazione è un po’ diversa da quella precedente, in cui la convocazione dei cardinali veniva fatta quando già la sede era vacante, mentre in questo caso con la comunicazione della rinuncia fatta alcune settimane prima e l’annuncio di avvio della sede vacante in anticipo, i cardinali ovviamente già sono consapevoli e possono prepararsi a venire con più tempo” a Roma, aveva spiegato il gesuita. “Nell’eventualità che siano già arrivati, non c’è nessuno da aspettare e si può interpretare la costituzione apostolica in modo differente. La domanda che c’è, qualcuno se la pone, qualcuno lo ha proposto. La domanda è aperta”.

Infografica sul conclave

Molto interessante:

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/come-si-elegge-il-papa/

Cattura3.JPG

Le attese del Centro e Sud America

Maurizio Stefanini è giornalista professionista e saggista. Free lance, collabora con Il Foglio, Libero, Liberal, L’Occidentale, Limes, Longitude, Theorema, Risk, Agi Energia. Su Limes ha scritto questo articolo sulle ipotetiche aspettative latino-americane sul conclave.

cattolici_nel_mondo_500.jpg

“L’America Latina ha il 42% dei fedeli cattolici di tutto il mondo: mezzo miliardo su un totale di 1,2 miliardi. Questa maggioranza relativa diventa però minoranza in conclave, con appena 19 cardinali su 117, contro i 62 europei, anche se in Europa vive oggi solo il 25% di tutti i cattolici. Benedetto XVI è stato – dopo Giovanni Paolo II, che vi è passato ben 18 volte – il secondo papa nella storia a viaggiare in America Latina. In precedenza, a essere fiscali, c’era stato anche Pio IX, ma prima di diventare papa: quando ancor giovane sacerdote fu in Cile tra luglio 1823 e giugno 1825 come membro di quella rappresentanza apostolica del nunzio Monsignor Giovanni Muzi, che sarebbe stata la prima missione mandata dal Vaticano ad aggiustare i rapporti con le nuove repubbliche nate dall’insurrezione indipendentista contro la monarchia cattolica spagnola. I viaggi di Benedetto XVI non sono stati numerosi. Il primo è stato fatto in Brasile nel maggio del 2007, due anni dopo l’elezione. In quell’occasione Benedetto XVI visitò San Paolo, Aparecida e Guaratingueta; si vide con Lula; inaugurò il santuario di Nossa Senhora Aparecida e la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e Caraibico (Celam); proclamò il primo santo brasiliano nella figura di Frei Galvão (Santa Paulina era stata canonizzata nel 2002, ma era nata in Trentino, pur essendo emigrata in Brasile a 10 anni); celebrò un incontro con i giovani; visitò un centro per il recupero di tossicodipendenti. Il secondo viaggio è stato in Messico e a Cuba, dal 23 al 28 marzo 2012: il primo di Benedetto XVI in due paesi di lingua spagnola. In Messico, dove restò tra il 23 e il 26, si vide con il presidente Felipe Calderón; sorvolò in elicottero il santuario di Cristo Rey; si riunì con i vescovi messicani: ebbe un incontro con i bambini. A Cuba, dove restò tra il 26 e il 28, si vide con Raúl e Fidel Castro; visitò il santuario della patrona dell’isola Virgen de la Caridad del Cobre, nei 400 anni dal suo ritrovamento; celebrò una messa in Plaza de la Revolución. Proprio questa rubrica registrò come, a parte le contestazioni in Messico per lo scandalo della pedofilia e le polemiche a Cuba per aver subito il diktat delle autorità non dando alcuno spazio ai dissidenti, ci fosse in America Latina una certa delusione verso il successore di Giovanni Paolo II. Una delusione legata proprio a questa apparente disattenzione nei confronti di un’area che non solo è per la Chiesa sempre più importante, ma sta vivendo in questi anni un periodo effervescente di crescita economica e politica (pur con vari problemi vecchi che restano e problemi nuovi che arrivano).

La prima reazione all’improvviso annuncio di Benedetto XVI è stata, come in tutto il mondo, di mera sorpresa. Misurabile dal fatto che in Brasile i relativi titoli di giornale abbiano surclassato quelli sul Carnevale. Poi, ci sono stati commenti in parte calati sulle realtà nazionale. Il cardinale boliviano Julio Terrazas, ad esempio, ha espresso “profondo rispetto”. Il presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela Diego Padrón nel dire che Benedetto XVI nel mostrare che non attaccato “al potere per il potere” ha preso una decisione “che dovrebbe essere presa come un esempio dai venezuelani”. Un riferimento velato ma chiarissimo a Chávez, che rimane presidente anche se da due mesi non si hanno più sue immagini dal letto d’ospedale. Il portavoce dell’Arcidiocesi di città del Messico Hugo Valdemar Romero si è detto “scioccato”, ammettendo in un’intervista tv che era “evidente” come Benedetto XVI sia stato danneggiato dagli “intrighi di Roma”, e negando che il successore possa essere messicano. Il vicepresidente della Conferenza episcopale peruviana, monsignor Pedro Barreto, ha parlato di una decisione “che provoca dolore” ma è anche “una manifestazione di grandezza”.

Si è scatenata soprattutto l’attesa per la possibile elezione del primo papa latinoamericano. Tra i papabili provenienti dalla regione, quello con più possibilità sarebbe il brasiliano Odilio Pedro Scherer, arcivescovo dell’enorme diocesi di San Paolo. Non si sa però se la rapida crescita dei protestanti in Brasile lo danneggi – come prova di scarsa “efficienza” – o lo avvantaggi, creando la necessità strategica di dare una risposta “forte” come appunto l’arrivo di un brasiliano al Soglio di Pietro. Dopo di lui viene nei pronostici l’argentino di genitori italiani Leonardo Sandri: un candidato “transatlantico” e poliglotta che dopo essere stato nunzio apostolico in Venezuela e Messico è diventato prima sostituto per gli Affari generali (dal 16 settembre 2000) e poi prefetto della Congregazione per le chiese orientali. Sandri è anche uomo di rapporti con il Medio Oriente e l’Asia, anche se ha perso potere rispetto a quando – come sostituto per gli Affari generali – era il terzo uomo della gerarchia vaticana. Fu lui ad annunciare la morte di Giovanni Paolo II. C’è poi il brasiliano João Braz de Aviz, che dopo sette anni da arcivescovo di Brasilia è stato nominato nel 2011 prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; è considerato un supporter della Teologia della Liberazione, ma molto moderato, e comunque un personaggio che tende a mantenere un profilo basso. L’arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis Oscar Andrés Rodríguez Madariaga, che era un favorito per la successione a Giovanni Paolo II, ebbe problemi perché considerato troppo progressista: in compenso, ora il suo appoggio alla destituzione del presidente Zelaya ha fatto spostare la sua immagine sensibilmente a destra. Un secondo argentino in gioco è Jorge Mario Bergoglio, anche lui di origine italiana: arcivescovo di Buenos Aires, primate d’Argentina, ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina, al conclave del 2005 fu il più votato dopo Ratzinger, sostenuto dai progressisti. Ma sarebbe stato lui a voler fare un passo a lato, preoccupato che la sua candidatura bloccasse il conclave troppo a lungo. Molto stimato dai colleghi latinoamericani, che al momento dell’elezione dei 252 membri del primo Sinodo dei vescovi dopo l’ascesa al Soglio di Benedetto XVI, fu lui il più votato. Ma amerebbe poco gli ambienti romani, ed è considerato di età troppo avanzata. Altri tre brasiliani sono il presidente della Conferenza episcopale brasiliana Raymundo Damasceno Assis, che ha però solo un anno meno del 75enne Bergoglio; il vescovo emerito di San Paolo Cláudio Hummes, a sua volta però 75enne e criticato per eccessivi sbandamenti tra sinistra e destra; e l’arcivescovo di Salvador Geraldo Majella Agnelo. In realtà, i bookmakers britannici non favoriscono nessuno di loro, mettendo invece ai primi tre posti delle quotazioni il nigeriano Francis Arinze, il ghanese Peter Turkson e il canadese Marc Ouellet, che peraltro conosce bene l’America Latina e parla perfettamente spagnolo. Insomma, i latino-americani lo vedono quasi come uno di loro. Ma è proverbiale: “chi entra in conclave papa, ne esce cardinale”.”

 

Tra la vacanza e il conclave

conc.jpg

Sempre Gianni Cardinale scriveva martedì su Avvenire:

“Come annunciato ieri da Benedetto XVI alle 20 del prossimo 28 febbraio la sede di Roma, la sede di San Pietro «sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice». In quel momento inizierà quindi la cosiddetta «Sede vacante» durante la quale il Collegio dei cardinali non ha nessun potere o giurisdizione sulle questioni spettanti al Papa. Questo vuol dire che fino al 28 febbraio il Papa potrà continuare a fare nomine di vescovi o in Curia e a promulgare decreti o leggi. Dal 1° marzo questi atti non saranno più possibili fino all’elezione del nuovo Pontefice. Nel periodo di «Sede vacante» cessano dall’esercizio del loro ufficio il segretario di Stato, i prefetti, i presidenti e i membri di tutti i dicasteri curiali. Mantengono l’incarico solo il penitenziere maggiore (oggi il cardinale Manuel Monteiro de Castro), il cardinal vicario per la diocesi di Roma (Agostino Vallini) e il cardinale arciprete di San Pietro (Angelo Comastri). Non decade dall’ufficio neanche il Camerlengo (attualmente il cardinale Tarcisio Bertone) che ha il compito di sigillare l’appartamento pontificio, di prendere possesso del Palazzo Apostolico, di curare e amministrare, col consenso dei cardinali nei casi più gravi, i beni e i diritti temporali della Santa Sede.

Con la «Sede vacante» i cardinali, compresi gli ultraottantenni, cominceranno a riunirsi convocati dal e sotto la presidenza del cardinale decano che attualmente è Angelo Sodano. Le norme stabiliscono che il Conclave vero e proprio inizi tra i 15 e i 20 giorni successivi all’inizio della «Sede vacante». Il giorno preciso verrà stabilito dalla Congregazione generale dei cardinali. Al Conclave potranno entrare solo i cardinali con meno di ottanta anni e così Sodano, avendo superato l’età non vi potrà partecipare, come non potrà farlo, per lo stesso motivo, il vice-decano Roger Etchegaray; in Conclave quindi svolgerà il compito di decano il più anziano dei porporati dell’ordine dei vescovi, attualmente il cardinale Giovanni Battista Re. Con le nuove norme è previsto che i cardinali elettori risiedano nella Domus Sanctae Marthae, un edificio moderno costruito proprio per questo scopo, mentre le votazioni si svolgeranno nella tradizionale cornice della Cappella Sistina. Il nome dell’eletto, dopo la tradizionale fumata bianca, verrà poi proclamato dal cardinale protodiacono, incarico attualmente tenuto dal francese Jean-Louis Tauran.

Riguardo alle procedure di voto è da segnalare un intervento operato da Benedetto XVI che ha cambiato in un punto specifico la Universi Dominici Gregis. La Costituzione apostolica del 1996, con un’innovazione per certi versi epocale, infatti stabiliva – al punto 75 – che dopo il trentatreesimo o trentaquattresimo scrutinio, qualora gli elettori non avessero trovato un’intesa, i cardinali avrebbero potuto decidere, a maggioranza assoluta (cioè la metà più uno degli elettori presenti), che si sarebbe potuto procedere anche a votazioni per le quali fosse sufficiente «la sola maggioranza assoluta». Con un motu proprio pubblicato il 26 giugno 2007 Benedetto XVI ha ripristinato la norma tradizionale. Secondo le nuove disposizioni, dopo la trentatreesima o trentaquattresima votazione, si passa direttamente al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell’ultimo scrutinio. Anche in questo caso, però, sarà necessaria una maggioranza dei due terzi. Viene inoltre specificato che i due cardinali rimasti in lizza per l’elezione non potranno partecipare attivamente al voto, avranno quindi solo elettorato passivo. In base alle norme attuali poi è severamente proibito violare il segreto del Conclave. Ma mentre per i non cardinali che prestano il loro servizio per le incombenze inerenti all’elezione è prevista la gravissima sanzione della scomunica latae sententiae, per i porporati non è prevista alcuna pena specifica, facendo leva sul loro senso di responsabilità e sullo spessore della loro coscienza (graviter onerata ipsorum coscientia).”

Il conclave

Domanda di stamattina: prof, ma chi partecipa al conclave? La risposta migliore non può che venire dal giornalista di Avvenire Gianni Cardinale 🙂

“Nel Conclave che si aprì il 18 aprile 2005 i i cardinali con diritto di voto erano 117, ma a partecipare all’elezione di Benedetto XVI furono in 115, visto che per motivi di salute non poterono giungere a Roma il messicano Adolfo Suarez Rivera e il filippino Jaime Sin. Anche per il prossimo Conclave, in calendario ormai per marzo, i cardinali elettori previsti – ad oggi –, sono 117, tenendo conto del fatto che il porporato ucraino Lubomyr Husar compirà ottanta anni il 26 febbraio, due giorni prima in cui il Soglio di Pietro rimarrà vacante come stabilito ieri da papa Ratzinger. Come deciso infatti da Paolo VI con il motu proprio Ingravescentem aetatem del 1970 e ribadito da Giovanni Paolo II, possono partecipare all’elezione del Papa solo i cardinali che non hanno compiuto ottanta anni. E al 1° marzo i porporati votanti saranno appunto, a Dio piacendo, 117. Di questi 60 sono gli europei (erano 58 otto anni fa), di cui 28 gli italiani (erano 20).6D472F667DEFAD6CB191BA774941A_h498_w598_m2.jpg

Dalla Penisola verranno 19 cardinali curiali o ex curiali, come Angelo Amato, Ennio Antonelli, Giuseppe Bertello, Tarcisio Bertone, Domenico Calcagno, Francesco Coccopalmerio, Angelo Comastri, Velasio De Paolis, Raffaele Farina, Fernando Filoni, Giovanni Lajolo, Francesco Monterisi, Attilio Nicora, Mauro Piacenza, Gianfranco Ravasi, Giovanni Battista Re, Paolo Sardi, Antonio M. Vegliò e Giuseppe Versaldi. Nonché nove pastori o emeriti di Chiese particolari come Angelo Bagnasco, Giuseppe Betori, Carlo Caffarra, Severino Poletto, Paolo Romeo, Angelo Scola, Crescenzio Sepe, Dionigi Tettamanzi, Agostino Vallini.

I latinoamericani saranno invece in 19 (erano 21 comprendendo anche Suarez Rivera), mentre i nordamericani assommeranno a 14 (come nel 2005). Gli africani saranno in 12 (erano 11) e gli asiatici in 11 (come otto anni fa, comprendendo anche Sin). Uno solo sarà il cardinale proveniente dall’Oceania (erano due).

Nel prossimo Conclave le nazioni più rappresentate, dopo l’Italia, saranno gli Stati Uniti con 11 cardinali (come nel 2005), e cioè i curiali o ex-curiali Raymond L. Burke, James M. Harvey, William J. Levada, e i pastori o emeriti di diocesi Daniel N. DiNardo, Timothy M. Dolan, Eugene F. George, Roger M. Mahony, Edwin F. O’Brien, Sean P. O’Malley, Justin F. Rigali, Donald W. Wuerl. La Germania con 6 porporati (come nel 2005), e cioè gli ex curiali Paul J. Cordes e Walter Kasper, e i pastori Karl Lehmann, Reinhard Marx, Joachim Meisner, Rainer M . Woelki. Il Brasile con 5 (erano 4), e cioè il curiale Joao Braz de Aviz e l’ex Claudio Hummes, e i pastori o emeriti Geraldo M. Agnelo, Raymundo Damasceno Assis e Odilio P. Scherer. La Spagna con 5 (erano 6), e cioè i curiali Santos Abril y Castello e Antonio Canizares Llovera, e i pastori o emeriti Carlos Amigo Vallejo, Lluis Martinez Sistach e Antonio M. Rouco Varela. L’India con 5 (erano 3), e cioè l’ex curiale Ivan Dias e i pastori George Alencherry, Oswald Gracias, Basileios C. Thottunkal e Telesphore P. Toppo. La Francia con 4 (erano 5), e cioè il curiale Jean Louis Tauran, e i pastori Philippe Barbarin, Jean-Pierre Ricard e André Vingt-Trois. La Polonia con 4 (erano 3), e cioè i curiali Zenon Grocholewski e Stanislaw Rylko e i pastori Stanislaw Dziwisz e Kazimierz Nycz.

Nel Conclave non saranno rappresentate nazioni presenti nel 2005, come il Giappone e l’Ucraina (che otto anni fa avevano due elettori ciascuno) e anche Camerun, Costa d’Avorio, Guatemala, Lettonia, Madagascar, Nicaragua, Nuova Zelanda, Siria, Thailandia e Uganda. Saranno invece rappresentate nazioni che non lo erano la volta scorsa, come la Slovenia (Franc Rodé), l’Ecuador (Raul E. Vela Chiriboga), l’Egitto (Antonios Naguib, colpito da emorragia celebrale a fine 2011), il Kenya (John Njue), la Guinea (Robert Sarah), il Senegal (Theodore-Adrien Sarr), lo Sri Lanka (Ranjith Patabendige) e Hong Kong (John Tong Hon). Il Regno Unito sarà rappresentato da un porporato scozzese, come otto anni fa, ma non da un inglese (presente invece nel 2005).

Il numero di appartenenti ad ordini religiosi è di 19 cui va aggiunto un porporato dell’Opus Dei (il peruviano Juan L. Cipriani Thorne). Tra loro 4 i salesiani (gli italiani Amato, Bertone e Farina con l’honduregno Oscar A. Rodriguez Maradiaga), tre i francescani (Amigo Vallejo, Hummes e il sudafricano Wilfried Fox Napier), due i gesuiti (l’argentino Jorge M. Bergoglio e l’indonesiano Julius R. Darmaatmadjia) e i domenicani (l’austriaco Christoph Schonborn e il boemo Dominik Duka). Nel 2005 erano in 20, anche se distribuiti diversamente tra le varie Congregazioni: i francescani erano infatti 4, i gesuiti e i salesiani 3, mentre c’erano due redentoristi e un domenicano.

Se poi andiamo a vedere il numero dei porporati che lavorano o hanno lavorato a fine carriera nella Curia romana e in altri uffici ecclesiastici dell’Urbe essi sono attualmente 40, di cui, come abbiamo già visto, 19 italiani. Nel 2005 i curiali e gli ex curiali erano 27, nove dei quali italiani.

Nel prossimo Conclave i cardinali più giovani saranno l’indiano Thottunkal (54 anni a giugno), il filippino Luis A. Tagle (56 anni a giugno), i tedeschi Woelki (57 anni ad agosto) e Marx (60 anno a settembre), l’olandese Willem Jacobus Eijk (60 anni a giugno), l’ungherese Peter Erdo (61 anni a giugno). Mentre i più anziani saranno il tedesco Kasper, l’italiano Poletto e il messicano Juan Sandoval Iniguez che compiranno 80 anni rispettivamente il 5, 18 e 20 marzo. Con le vecchie norme questi tre porporati avrebbero potuto non partecipare al Conclave. Fino alla Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis promulgata da Giovanni Paolo II nel 1996 infatti non potevano votare i cardinali che avrebbero compiuto 80 anni nei 15-20 giorni tra la morte o le dimissioni del Papa dell’inizio del Conclave. Ora invece chi compie ottanta anni tra la data della “Sede vacante” e l’inizio delle votazioni conserva il diritto di voto.”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: