Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Società

Zoomafie

Pubblico quello che sono riuscito a ricavare dalla registrazione dell’intervento di Ciro Troiano lo scorso febbraio a Trieste. L’audio non era buono e l’ultima parte dell’intervento non sono riuscito a decifrarla…
Ciro Troiano è criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV. Ogni anno redige un rapporto sulle zoomafie. Qui la presentazione del Rapporto 2018.

Rapporto zoomafia 2018

“Una piccola premessa: la cultura della criminalità organizzata la si vive anche nelle piccole cose, sulle parole dette e non dette, sull’esserci ma non il mostrarsi, sul far capire chi è ma non dirlo.
Io mi occupo di animali da circa 30 anni e ora proverò a fare una breve descrizione della presenza degli animali nella cultura mafiosa.
La prima funzione è una funzione economica: stiamo parlando di associazioni per delinquere che hanno il loro motore principale nei soldi. La mafia nasce nelle campagne, controllava i pascoli, la macellazione clandestina, i campieri. Alcuni studiosi individuano nel controllo del mercato della carne e del bestiame uno degli introiti con cui Cosa Nostra è passata a Palermo. Si aggiungano poi le scommesse clandestine e i traffici internazionali di animali (spesso accompagnati da traffici di stupefacenti).
C’è poi una funzione simbolica: questa gente è gente di nulla, non ha storia, non ha passato, non ha dignità e ha bisogno di crearsi delle vere e proprie mitologie personali. Il camorrista Raffaele Brancaccio, soprannominato Bambù, a Napoli, si circondava di leoni, di pantere che rappresentavano le virtù di bellezza, potenza, forza che lui non aveva e non poteva avere. Altrove ci sono altre simbologie: nel veneziano c’è la Madonna del pescatore di frodo.
Una funzione di controllo sociale: le corse clandestine di cavalli si fanno in territori dove bloccano le strade (addirittura a Napoli si facevano a 150 metri in linea d’aria dalla Procura della Repubblica, il sabato pomeriggio sempre alla stessa ora), i combattimenti fra cani si fanno su una spiaggia con centinaia di persone. Chi è che comanda in quell’immagine che si forma nella mente delle persone? La Procura? Le forze dell’ordine? La democrazia? Il controllo sociale non lo impongo sempre con la forza o con le bombe, ma attirando le simpatie della gente. Chi partecipa e assiste a tutto questo, sa di partecipare in toto a un evento delittuoso? Non sa che con la sua presenza rafforza l’intento criminale?
C’è poi una funzione pedagogica: ragazzini, spesso neppure imputabili vista l’età, vengono coinvolti nell’allevamento di cani da combattimento o mantenimento di cavalli da corsa.

Venendo al nord-est dobbiamo focalizzarci sul traffico di cuccioli: è una zona di passaggio, c’è la frontiera. C’è anche traffico di fauna selvatica, esotica, di cani da combattimento, di animali da allevamento, scommesse clandestine…
Del traffico di cuccioli si trova traccia anche nel rapporto della Dia. Perché? Si tratta di un traffico che ogni settimana fa arrivare dall’ex Yugoslavia e dell’Ungheria circa 2.000 cuccioli. La stragrande maggioranza trova collocamento in Italia, altri proseguono verso la Francia e la Spagna. Il giro d’affari è enorme: dipende sempre dalle razze, ma si calcola che un cucciolo di cane viene acquistato in Ungheria, Slovacchia o Slovenia a 20 €, massimo 30 €, chi lo compra in Italia lo paga 800-900-1200 €. Abbiamo trovato assegni di 50.000-60.000 €. Dal 2001 esiste una legge che prevede il delitto di traffico internazionale di animali e ci sono associazioni a cui si può applicare il 416bis: è successo, ad esempio, a Tolmezzo. Sono associazioni che hanno la capacità di creare forti legami con pubblici ufficiali: nei paesi di origine sono i veterinari che rilasciano false dichiarazioni e certificazioni sulla nascita, qui i veterinari pubblici o privati che svolgono attività di certificazione sull’età degli animali e che fanno un falso documentale. […] E’ chiaro che una macchina che con 20 cuccioli vale 20.000 € attira le attenzioni delle forze dell’ordine.
Sul combattimento tra cani c’è stata un’inchiesta della Procura di Venezia. Nei primi anni 2000 c’era stato a Gorizia il sequestro di un allevamento di cani da combattimento: una delle persone coinvolte era un certo Giugliano, denunciato per maltrattamento di animali. Che ci faceva a Gorizia? […]
C’è stato poi il caso delle bande di pescatori abusivi che lavoravano con strumenti che devastavano il fondo e lo facevano in zone inquinate, mettendo in commercio quintali e quintali di vongole inquinate. Vendevano soprattutto a Reggio Calabria, Bari e Napoli. Ed erano malavitosi incalliti, capaci di inseguimento sui barchini, speronamenti con la Guardia di Finanza, pestaggi di pubblici ufficiali, rapimento di un guardiapesca. E avevano delle strutture, mezzi, legami con la pubblica amministrazione, usavano violenza: insomma era criminalità organizzata. […]”

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Dobbiamo essere attenti

Questa mattina il quotidiano locale Messaggero Veneto ha dato molto rilievo al blitz svoltosi ieri in Veneto ai danni della camorra. La notizia è apparsa in prima pagina e all’interno del giornale sono state dedicate all’argomento 4 pagine. Mentre leggevo gli articoli, mi sono tornate alla mente le parole di Carlo Pieroni, Capocentro della Direzione Investigativa Antimafia di Padova, che a Trieste, sabato 2 febbraio, a Contromafie, così si esprimeva: “Quando intervengo in situazioni come queste, tutti si aspettano che il rappresentante delle Forze dell’Ordine parli della criminalità organizzata nel Triveneto andando dettagliatamente a raccontare quello che sta succedendo. Ma è una cosa che non si può fare. Parlerò però di come le mafie fanno infiltrazione”. Chissà se nella sua mente c’era tutto quello che sta succedendo in questi giorni…

Ecco come ha proseguito il suo intervento: “L’infiltrazione delle mafie a nord est non è diversa da quella che fanno in Germania, in Australia o in altre parti del mondo o in altre parti d’Italia. Le mafie si infiltrano dove ci sono attività economiche redditizie che danno la possibilità di riciclare gli enormi capitali prodotti illecitamente. Quando operavo in Puglia, Campania e Calabria mi chiedevo come mai qui al nord non si capissero alcune cose della criminalità organizzata: qualsiasi attività investigativa legata al 416 bis (associazione di tipo mafioso) trovava difficoltà di comprensione al nord. Non si capiva bene cosa fosse l’attività criminale organizzata. Il nord est è la sesta zona più ricca d’Europa, qui sono presenti le aziende produttive e quindi si attraggono gli investimenti. Qui sono presenti delle famiglie legate ad alcune regioni del sud Italia che fanno un’apparente attività economica legale con la quale riciclano capitali sporchi.
La mafia al nord si manifesta in modo diverso; anche qui esistono le locali, le ‘ndrine… Il fatto che la struttura “militare” non si scopra, non si evidenzi, è perché non c’è bisogno di usare la forza militare per andare a imporre il potere. Il classico modo è questo: l’imprenditore in difficoltà con i canali finanziari consueti si presenta o si fa presentare (da commercialisti, da amici) o semplicemente si rivolge a una finanziaria che gli presta del denaro. A questo punto però gli vengono imposte delle condizioni che non necessariamente sono quelle dell’usura o dell’estorsione. Tutto questo, in un ambiente di economia sana, crea una concorrenza sleale; è evidente che un’impresa regolare che paga le tasse, che prende finanziamenti da enti autorizzati a darli, che rispetta le regole, si trova sostanzialmente fuori mercato.
Per combattere tutto ciò è necessario credere che esiste la criminalità organizzata e che è influente. Uno dei rischi è vedere i fatti come singoli eventi.
In molte regioni meridionali la mafia ha trovato spazio perché molte strutture dello Stato non sono efficienti; nel corso degli anni si è creato uno Stato alternativo per avere ciò che normalmente ad un cittadino spetta di diritto. Al nord c’è efficienza, ma dentro l’efficienza si rischia di perdere di vista l’insieme delle cose: ognuno fa bene il proprio lavoro senza capire qual è il tutto e quindi il valore di quello che fa. Il mafioso vive il territorio, fa sempre la parte dello “stupido”, di quello che non sa niente, che chiede, che occupa i posti meno visibili, ma in realtà ha l’occhio attento e sveglio e riesce a capire e a capitalizzare a favore dell’associazione a cui appartiene.
Volendo parlare di camorra, proiettata al nord e all’estero, possiamo parlare dei cosiddetti “magliari”, mercanti del tessile che si muovono su furgoncini e ai mercati vendono calzini, scarpe false ecc ecc. I magliari agivano anche a Washington, a San Francisco con la vendita porta a porta. Questo per dire che non esiste una grande criminalità organizzata e una piccola criminalità organizzata. La criminalità organizzata è criminalità organizzata e si infiltra in tutti i settori: riciclaggio, banche, traffico di sostanze stupefacenti, agricoltura col caporalato… La cosiddetta area grigia si trova proprio tra quelle persone che investono i soldi.
Quello che dobbiamo fare è essere attenti, capire il quotidiano, segnalare quello che appare strano. Dobbiamo capire di essere cittadini parte di un sistema: se faccio una cosa, essa ha un risvolto grandissimo, soprattutto se ho un ruolo pubblico. E non posso dire di non capire o di non vedere, anche se non faccio parte di un’associazione di impegno sociale. Vale per i cittadini e vale per le istituzioni.”