
“Ho portato un piccolo souvenir visto che di recente sono stato a Milano con la mia famiglia e abbiamo passato dei bei momenti visitando la città e il centro” (F. classe terza).

anche dopo l'ora di religione

“Ho portato un piccolo souvenir visto che di recente sono stato a Milano con la mia famiglia e abbiamo passato dei bei momenti visitando la città e il centro” (F. classe terza).

“Ho scelto come gemma un braccialetto molto importante con un charm che mi hanno regalato alla mia Cresima l’anno scorso. Il braccialetto me lo hanno regalato dei miei parenti a cui sono molto legata, mentre il charm mio zio. Sono molto affezionata al charm perché è uguale e lo condivido con mia sorella. In questo gioiello c’è scritta una frase molto bella e importante per le sorelle e i fratelli: you don’t always see them, but they are always there. Trovo che sia una bellissima frase e ci sono molto legata” (G. classe terza).

“La gemma che ho deciso di portare oggi è mia nonna.
E’ da quando sono piccola che passo alcuni pomeriggi a casa sua (un tempo ci passavo quasi tutta la settimana, poiché i miei lavoravano) e mi sembra ancora adesso di non ringraziarla abbastanza.
Lei ha sempre dedicato tanto del suo tempo a me e mia sorella: da quando ci fermavamo a pranzo da lei a quando la sera, dopo aver passato il pomeriggio da lei, andavamo a casa.
Mia nonna non ha potuto studiare molto quando era piccola, ma ha sempre cercato di aiutarmi alle elementari con i compiti.
Mia nonna per me è come una seconda mamma: sono cresciuta con lei e da lei ho imparato tante cose.
Forse questa gemma è un modo per ringraziarla per tutto quello che ha fatto e che continua a fare per me: non ha avuto una vita facile e ancora adesso nella sua vita ci sono alcuni ostacoli, motivo per il quale la considero una delle persone più forti che conosco.
Per me, lei è più che una semplice nonna: è un esempio e una persona da cui traggo sempre ispirazione e che ammiro molto” (E. classe terza).

“Caro papà…
Sai che ogni tanto mi capita ancora di vederti. Quando chiudo gli occhi certe sere prima di dormire, ti sento ancora passare tra le mie giornate. A volte tiro fuori i tuoi vecchi vestiti, li guardo a lungo, ma anche se volessi non riuscirei a metterli. Gli armadi sono ancora pieni dei tuoi vestiti, la mamma dice che è perché non ha mai tempo di buttarli, ma io so che non è vero, in realtà è perché non vuole. Una volta l’ho vista accarezzare un tuo maglione dopo che ci aveva messo il tuo profumo sopra. A volte vorrei poterti re-incontrare, anche solo per cinque minuti. Ne avrei di cose da dirti che cinque minuti non mi basterebbero, ma se li avessi me li farei bastare. Ti direi che ci manchi e che senza di te a tavola si sorride un po’ meno. Ti direi che sto bene e che nonostante tutto me la cavo, anche se non è facile crescere senza i tuoi consigli. Ti direi che stanno tutti bene. F. sta diventando una donna e mamma è sempre più bella, ogni giorno che passa. Ti direi questo e ti direi grazie per quello che mi hai dato e per quello che mi stai ancora dando. Anche se fanno tutti finta di niente e fanno finta che non ci sei più, io lo so che sei ancora qui con me. So che in quelle giornate in cui tutto mi crolla addosso, sei tu a darmi la forza, sei tu a darmi quei pochi secondi in più e sei sempre tu a non farmi mollare la presa. Lo so che ci sei, che non mi hai lasciato e che mi proteggi. So che anche se sbaglio in tante cose, non sbaglio a guardare il cielo e dirti grazie quando torno a sorridere. Se solo potessi rivederti anche solo per cinque minuti, ti direi grazie per vivere ancora in me. E anche se quei cinque minuti non ce li da nessuno queste cose te le dico lo stesso, perché so che in un modo o nell’altro, le sentirai” (A. classe quarta).

“Ho deciso di portare come gemma lui. Lui è il mio “secondo” papà, quello che fino al suo arrivo non ho mai avuto. Si chiama F. e per molti anni si è preso cura di me, insieme a mia mamma. F. non è il mio vero papà, ma è come se lo fosse. Mi ha cresciuta, mi ha insegnato ad affrontare la vita, si è preso cura di me, quando stavo male c’è sempre stato e quando mi vede giù è il primo a chiedermi cosa succede. Io sono convinta che il papà è colui che ti cresce e che fa quel ruolo, prendendosi cura di te, non abbandonandoti. Franco per me è il mio migliore amico, abbiamo un rapporto speciale ed è la persona a cui sono più legata, gli voglio tanto bene ed è uno dei pochi con cui mi sento davvero me stessa” (L. classe seconda).

“Ho deciso di portare come gemma una foto di mio fratello. Ho scelto lui perché, oltre ad essere mio fratello, è anche il mio migliore amico. Noi non ci diciamo segreti o cose che normalmente si dicono i migliori amici, ma so che per me ci sarà sempre e posso sempre contare su di lui” (B. classe prima).
“Ho deciso di portare Mockingbird di Eminem perché oltre ad essere una delle mie canzoni preferite, per me ha anche un significato molto profondo. Rappresenta l’amore di un padre verso la figlia che cerca di provare a uscire dalla povertà per assicurare una vita migliore alla sua famiglia in cui la madre è assente.
Questa canzone è molto importante per me perché me l’ha consigliata una persona a cui ero molto legata ma con cui ho perso i rapporti e mi ricorda le giornate in cui passavamo ad ascoltare questa canzone e in cui parlavamo di musica, infatti avevamo gli stessi gusti in questo campo. Adesso ascoltando questa canzone mi commuovo quasi ogni volta, sia perché è una canzone particolarmente triste sia perché mi ricordo dei bei momenti che io e questa persona abbiamo vissuto insieme. Penso anche al fatto che le amicizie (come tutti i rapporti con le persone) non possano mai durare per sempre e bisogna vivere ogni attimo al meglio, sia i momenti tristi che quelli felici e assaporarne tutte le sfumature.
Questa canzone racconta anche di tutte le fatiche che hanno dovuto affrontare per arrivare a vivere una vita migliore (anche se quest’ultima parte non è specificata nella canzone ma è la storia del passato di Eminem) e insegna che nonostante si vada incontro a delle difficoltà o a dei problemi non bisogna mai darsi per vinti e cercare di andare avanti e di sistemare i problemi.
Mi dispiace molto che da molti questo tipo di musica venga sottovalutata e sminuita perché “non convenzionale” oppure perché è una musica non cantata ma quasi parlata, proprio perché anche se alcune canzoni non sembrano avere un senso in realtà ce l’hanno. Non è il caso di questa canzone perché il senso si capisce, ma comunque penso che ognuno dovrebbe provare ad ascoltare non solo un solo genere di musica ma allargare i propri orizzonti per poi magari scoprire che anche altre canzoni sono belle” (G. classe seconda).

“Come l’anno scorso, anche per quest’anno è stato difficile trovare un qualcosa da presentare in questa gemma, perché fondamentalmente ci sono tante cose a cui sono legata.
Alla fine ho deciso di parlare di questa foto.
Questa immagine può sembrare a molti una, diciamo, “semplice” foto tra padre e figlia, ma c’è ben altro dietro.
Sono sempre stata fortunata, non posso negarlo, ad avere un padre così.
Oltre a essere padre e figlia, mi piace dire che siamo anche amici (anche se a lui non piace sentire questa cosa).
Mi piace definirlo come “amico”, proprio perché, oltre che padre, credo che sia una delle poche persone a cui racconto tutto e di cui mi fido ciecamente, quello a cui racconto quello che mi succede, una delle poche persone che mi ha vista attraversare i momenti peggiori e che mi ha sempre aiutata a risollevarmi.
È la persona a cui devo più di tutte, e so che lui per me ci sarà sempre, come io per lui.
Mi ha lasciato libera di imparare a vivere, di sbattere la testa tornando poi da lui in lacrime dicendomi “cosa ti avevo detto io?”, ma nonostante ciò non mi ha mai abbandonata, anzi è sempre stato la spalla su cui piangere e anche addormentarmi, mentre guardiamo la televisione sul divano.
Crescendo, ho acquistato abbastanza consapevolezza da capire tutti i sacrifici che ha fatto per vedermi felice, dal momento che continuare a crescere una figlia di 9 anni da solo non è facile.
Devo essere sincera, non mi ha fatto mai mancare nulla, e di questo gliene sarò infinitamente grata, perché con il passare degli anni, guardandomi intorno, capisco che non tutti i miei coetanei hanno potuto contare su una figura di padre presente.
Ovviamente, non tutto è sempre rose e fiori, come giusto che sia, ma rimarrà sempre la persona che mi ama di più al mondo, come solo un genitore sa fare.
Non sono mai stata una ragazza di grandi parole, e forse tutto questo che vi ho raccontato lui non lo sa, ma vorrei che un giorno sapesse che non avrei potuto desiderare di meglio per me” (E. classe quarta).

“Ho deciso di portare questa foto dove ci sono mia mamma e mio nonno perchè loro sono le persone più importanti che ho. I miei genitori si sono separati quando io e mia sorella eravamo tanto piccole e la mamma ha dovuto crescerci da sola. Papà non lo vedevamo spesso come non lo vediamo spesso tutt’ora quindi per me la mia famiglia erano mia mamma e mia sorella.
Incastrare tutto per la mamma era sempre difficile ma per fortuna c’erano sempre i nonni. I nonni ci sono sempre per noi, quando abbiamo bisogno di qualsiasi cosa ci sono e sappiamo di poter contare su di loro. Per me i nonni materni sono due persone molto importanti e li ho sempre visti come una sorta di secondi genitori.
Il nonno per me è come un secondo papà, perché quando ero piccola ho sempre avuto lui come punto di riferimento proprio per il fatto che quando avevo bisogno di aiuto lui c’era. Penso che mio nonno dopo mia mamma sia la persona che mi conosce di più, lui sa tutto di me sia i miei punti di forza che i miei punti di debolezza.
Sono una persona che parla molto difficilmente di sé e delle sue emozioni e proprio per questo motivo non sono mai riuscita, come non riesco tuttora, a dirgli magari ti voglio bene o a dimostrargli tutta la mia gratitudine per tutti i sacrifici che fa per noi.
Voglio concludere dicendo che di nonni così non ce ne sono tanti, ogni nonno è speciale a modo suo ma per me non c’è nessuno meglio del mio nonno/papà” (A. classe prima).

“Ero molto indecisa su cosa portare come Gemma, perché ho molti ricordi e oggetti che sono speciali per me. Ho deciso infine di condividere con la classe un braccialetto. Lo diede mia nonna a mia sorella e me al nostro quattordicesimo compleanno. Rimasi profondamente colpita, perché fu la prima e unica volta che vidi mia nonna piangere.
È un oggetto importantissimo perché ne possedeva 4 e ognuna di noi (nonna, mamma, mia sorella ed io) ne abbiamo uno. Per lei rappresentava una grande conquista perché fu il primo accessorio che comprò con i suoi primi risparmi, dopo anni e anni di lavoro. Lo uso soprattutto in occasioni speciali, perché non riuscirei mai a perdonarmi se lo perdessi e ci sono molto affezionata perché so che sarà una parte di lei che avrò sempre con me” (C. classe terza).

“Ho scelto di portare questa collana perchè me l’ha regalata la mia bisnonna tempo fa. Mi piace molto indossarla perchè me la ricordo mentre sceglieva questa collana per me e un’altra per mio fratello. Mi manca molto anche se so che una parte di lei mi sorveglia sempre” (S. classe seconda).

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare dei ricordi che ho trovato all’interno di una scatola che contiene ricordi e fotografie dei miei genitori da giovani e in particolare di mia madre.
Ha un valore affettivo molto importante per me, infatti periodicamente la apro e, nonostante io abbia visto quelle foto un centinaio di volte, ogni volta mi fanno lo stesso effetto.
Ho quindi scelto le mie preferite di sempre:
– Una fotografia dei miei genitori al ristorante che mi ha sempre fatto sorridere perché si vede mio padre che tenta di tenere in equilibrio sulla testa il centrotavola;
– Una foto di mia mamma da molto piccola che mi colpisce perché eravamo identiche;
– Una cartolina che mio padre mandò a mia madre durante un viaggio a Roma, sul cui retro si trova una piccola dedica.
Tutte queste le tengo all’interno di un piccolo raccoglitore dedicato a tutti i ricordi, alle cose che mi piacciono, biglietti di auguri, riflessioni personali, biglietti aereo o di concerti. Insomma, ogni cosa che ci sia incollata tra le pagine è un pezzetto della mia vita” (A. classe terza).

“Per la gemma di quest’anno ho deciso di portare questa collana che è con la lettera A, l’iniziale del nome di mia sorella. Noi siamo molto legate, per me è la mia migliore amica. Lei porta la mia collana con la lettera F e io porto la sua, così ci sentiamo sempre vicine” (F. classe seconda).

“Ho portato come gemma questa collana che mi è stata regalata dai miei nonni poco meno di un anno fa. La porto sempre con me; quando non ce l’ho e devo fare una verifica a scuola mi viene più ansia perché penso che a volte la mia fortuna sia data dalla presenza di questa collana. Mi accompagna sempre, sia nei momenti in cui sono più felice, sia nei momenti più tristi: i miei nonni sono ancora vivi e li vedo, anche se non spesso, ma con la collana mi sembra di averli lì”.
Proprio ieri stavo pensando che difficilmente siamo realmente soli, anche quando non siamo fisicamente in compagnia di qualcuno, la nostra mente e il nostro cuore sono abitati dall’“altro”, talvolta un “altro” conosciuto e amato, come nella gemma di G. (classe terza), talvolta un “altro” fantasticato o idealizzato. E spesso gli oggetti sono ciò che vivifica questa assenza rendendola presenza.

“Ho portato un libro, Il piccolo principe, il primo libro che ho letto. Non ricordo se mi sia stato regalato dai miei genitori o da loro amici; ero in II elementare. All’inizio non volevo leggerlo, lo trovavo complicato, però mia mamma me l’ha fatto leggere anche per abituarmi alla lettura ad alta voce. Lo leggevo quando eravamo insieme e mi faceva leggere talvolta 10 pagine, talvolta 5. Quando l’ho finito ho iniziato a leggere anche altri libri e questo mi ha aperto al mondo della lettura e della scrittura: ora sono le cose che mi piace di più fare. Da quel momento in poi ho sempre amato leggere e scrivere, sono piena di libri e mi trovo bene a scrivere. Per questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione: oggi troppi giovani guardano solo serie tv o giocano sullo smartphone senza mai toccare un libro e ciò non è positivo, si perde tanto e la mente non si apre”.
Commento la gemma di K. (classe seconda) con una frase di Marcel Proust: “Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare”.

“Ho portato questo anello. Era di mia mamma, lo indossava quando era piccola; ora non le sta più e quest’anno, per il mio 15° compleanno me l’ha regalato. Ci sono molto affezionata perché io e mia mamma siamo molto legate, ci raccontiamo tutto e quindi l’anello lo porto sempre con me”.
Nella serie tv Giudice Amy c’è un veloce scambio di battute che ben si addice alla gemma di F. (classe prima):
“- Se indosso questo anello a che cosa dico di si?
– All’idea che se decidi di spiccare il volo io ti insegnerò a volare.”

“La mia gemma è un regalo che mi ha fatto mia nonna, il braccialetto d’oro con cui mio nonno le ha fatto la proposta. Mi ha detto che sarà un ricordo di lei anche quando mi lascerà.”
Mi vengono sempre in mente le radici quando ci sono gemme come quella presentata da G. (classe prima), le vie che affondano nel terreno del passato per poterci permettere di essere chi siamo. Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura, ha scritto una frase molto bella, che fa sentire quelle radici non solo presenti, ma proiettate nel futuro: Radici e ali. Ma che le ali mettano radici e le radici volino.

“Questa collana me l’ha regalata mia mamma qualche anno fa; nonostante il fatto che in questo periodo non abbiamo un buon rapporto perché litighiamo ogni giorno (anche se lei mi aiuta sempre), questa collana la terrò sempre con me”.
Questa la gemma di L. (classe terza). E’ una fase di tempesta quella che sta vivendo nel suo rapporto con la madre. Mi viene in mente una citazione di Haruki Murakami dal libro Kafka sulla spiaggia: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato”.

“Ho portato questo braccialetto che mi hanno regalato i miei nonni al Battesimo: non l’ho mai indossato perché ho paura di romperlo. Che io sappia non me l’hanno dato accompagnato da un biglietto o da una lettera particolare, però sento un legame e ho paura che, rompendolo, possa spezzarsi qualcosa. Lo uso come portafortuna per le cose importanti (non per una verifica), come ad esempio per i viaggi: lo tengo in un sacchettino o attaccato ad una collana.”
Mi sono accorto solo guardando la fotografia del braccialetto di R. (classe seconda) che le gemme azzurre sono le ali di piccole api. “L’ape e la vespa si cibano degli stessi fiori; però non producono lo stesso miele” dice il filosofo francese Joseph Joubert. Penso che valga lo stesso per i regali che riceviamo: alcuni sono di passaggio e dimentichiamo anche velocemente chi ce li abbia donati (è triste ma penso sia così), altri si radicano nel cuore e nella memoria e diventano simbolo di un legame profondo.

“Ho deciso di portare una stella alpina che mi ha dato mio papà un paio di anni fa circa; l’aveva presa quando mia madre aveva scoperto di essere incinta di me. Mio padre è sempre stato appassionato di montagna insieme a suo fratello, mio zio; hanno sempre condiviso questa passione, sono spesso andati in montagna insieme. Se ne intendevano e molte volte facevano le guide. Quasi quattro anni fa mio zio è andato a camminare; mio padre non c’era quella volta, lui si è sentito male, è caduto e non ce l’ha fatta. Con lui ho sempre avuto un rapporto molto speciale e ho fatto tante cose con lui e con i suoi due figli, i miei cugini. Siamo spesso andati a camminare insieme, andavamo ogni estate lassù. Questa stella rappresenta la passione per la montagna e a mio padre, oltre a ricordargli me, ricorda anche suo fratello. Per me è molto speciale”.
Mia mamma cantava in un coro e ho passato tanti venerdì e sabati della mia infanzia a sentire concerti di cori. Alcune musiche sono diventate per me molto familiari. Una di quelle che ancora mi commuove e mi tocca il cuore è “Signore delle cime” e la lascio qui come commento alla gemma di S. (classe seconda).