Gemma n° 1991

“Io volevo parlare di mia sorella, la ‘cosa più importante che possiedo’. Lei ha tre anni e mezzo meno di me e condividiamo qualsiasi cosa facciamo, anche se sono cose brutte ce le diciamo anche senza dirle ai nostri genitori. Sappiamo tutto l’una dell’altra, abbiamo un rapporto di fiducia oltre ogni limite e non ho paura di dirle nulla. Sono molto felice ad avere una sorella così, significa che mi vuole tanto bene e quando reputa sbagliata una cosa che ho fatto, mi aiuta a correggerla e io faccio lo stesso con lei”.

Il vocabolario Treccani definisce complicità la partecipazione a un’azione criminosa o colpevole, considerata, in diritto penale, una forma di concorso nel reato. Non mi azzarderei ad accostare questa descrizione al rapporto tra M. (classe seconda) e la sorella. Poi, più avanti, si legge Con senso attenuato, connivenza, aiuto diretto o indiretto in macchinazioni anche scherzose, e sim.: se n’è andata a ballare all’insaputa del fidanzato e con la c. della sorella; anche, perfetta intesa. Ecco, ci siamo. Allora sì, direi che è un buon modo di definire quello speciale legame che lega due sorelle.

Gemma n° 1990

La gatta Minù è quella a destra

“Ho tre gatti, ne avevo una che durante la quarantena ne ha partoriti due. La gatta, la mamma, è scomparsa da un po’ di mesi ed è lei la mia gemma, un po’ per ricordarla e perché è quella a cui sono stata più affezzionata, anche per l’aiuto che ha dato a tutta la mia famiglia. Durante la quarantena, periodo per nessuno allegro, ho avuto un periodo in cui sono stata male sia fisicamente che psicologicamente, cercavo di isolarmi in camera però lei cercava di entrare, di saltare sulla maniglia della porta, si lamentava se qualcuno a me indesiderato entrava. Se la mandavo via, tornava indietro, dormiva ai piedi del letto anche se non la volevo… Dei gatti si dice spesso che siano apatici, freddi, opportunisti, eppure ho sperimentato altro…”.

Non posso esprimermi sui gatti perché non ne ho mai posseduto uno direttamente, ho sempre e solo frequentato gatti altrui. Però so quanto un animale domestico possa essere parte della vita famigliare, quanti diventi parte delle vicende e delle relazioni che vi si intessono. Grazie a F. (classe terza) per avermene dato un’ulteriore conferma.

Gemma n° 1986

“Questo libro mi è stato regalato quando avevo due anni e mezzo da mia sorella nata in quel momento e mia mamma mi ha detto che me l’aveva portato lei nascendo (ovviamente l’aveva preso mamma). Per me è molto importante: come si vede è molto rovinato perché l’ho letto tante volte da piccola e l’ho anche colorato insieme a mia sorella. Glielo leggevo quando, alle elementari, ho imparato a leggere; è il primo ricordo che condivido con mia sorella e abbiamo un bel rapporto”.

Questa la gemma di V. (classe terza). Che belli questi oggetti usati, rabberciati, consunti dal tempo, sdruciti, segnati dal passare dei giorni e delle mani: mi sono sempre affezionato più a loro che a quelli, magari più economicamente preziosi, ma che non si potevano, proprio per il loro valore, toccare. E quindi restavano lì, spettatori delle nostre vite, senza esserne i protagonisti insieme a noi.

Gemma n° 1985

“Questa foto mi ricorda due cose. La prima non si vede bene, ma intorno al collo ho un cartellino, quello delle gite delle elementari e questa è la prima gita: è stato per me un bel periodo. La seconda cosa è che qui sono a casa dei miei nonni: la nonna ora non c’è più ed ero molto legata a lei”.

Resto stupito da quante gemme tocchino l’infanzia, come questa di M. (classe prima). Personalmente non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, faccio fatica a recuperare dalla memoria degli episodi e a distinguere realtà e fantasia. Allora mi affido a quanto scrive lo psicoanalista James Hillman: “La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.”

Gemma n° 1982

“La mia gemma è un collage di fotografie. Ci sono: i nonni, i genitori della mia mamma; alcuni amici, uno dei quali non c’è più purtroppo; io, mia mamma e mia sorella; C. e V.; i miei amici più stretti nel giorno del mio compleanno. Loro sono le mie ancore, le persone che mi tengono salda e mi impediscono di finire in balia delle cose che mi toccano personalmente. Ho sentito di portare questa gemma in questo momento perché non è un momento molto buono per la mia famiglia, stiamo attraversando un periodo difficile e queste persone mi stanno tenendo più salda che mai. Devo veramente molto a tutti loro perché mi danno veramente tanta forza e forse non sanno neanche loro quanta me ne diano. Provo per loro un grandissimo senso di gratitudine, mi sento fortunata e anche se qualcuno di loro non c’è più lo sento comunque molto vicino. Penso anche che siano le uniche persone che riescono a sopportarmi e starmi dietro nonostante i miei sbalzi d’umore. Un paio di volte fa la mia psicologa mi ha fatto riflettere sulla frase “la forza del lupo sta nel branco”: credo che la forza dell’individuo stia nel gruppo delle persone che lo circonda e questo è il gruppo che circonda me”.

Mi soffermo sulle ultime parole di S. (classe quarta), quelle della citazione di Rudyard Kipling sul lupo. La frase de Il libro della giungla nella sua completezza recita però così “La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo”. E la cosa mi piace alquanto. Il gruppo è molto importante, ma lo è anche il contributo del singolo al gruppo. Il gruppo è sicuramente una forza per il singolo, ma non può esistere senza singoli. Si tratta di un rapporto di reciprocità da sottolineare.

Gemma n° 1981

“Ho portato questo braccialetto perché me l’ha regalato mia nonna alla Prima Comunione e lei mi ha aiutato in un periodo in cui non stavo proprio bene. Il braccialetto ha tanti significati, uno per ogni charm. Ad esempio la M rappresenta il mio nome ma anche quello della nonna, oppure il ciondolo con un personaggio di Winnie the pooh è lì perché da piccola amavo questo cartone e mi ricorda la mia infanzia, oppure il cuore con le zampette mi ricorda il cane che ora purtroppo non c’è più ma che mi ha accompagnato nella vita”.

Guardo la foto del braccialetto di M. (classe prima) e osservo tutti gli altri charms e immagino quanta vita contengano, quanti riferimenti, quanta ricchezza, quante relazioni…

Gemma n° 1973

“Ho portato come gemma questo braccialetto: me l’ha dato la mamma di una persona per me molto importante. Non mi aspettavo che diventassimo così vicine, infatti la considero quasi come una seconda mamma. Lo indosso dal mio compleanno, quando me l’ha dato”.

Credo che quello descritto da J. (classe terza) non sia solo un dono o un gesto d’affetto: è il riconoscimento che la presenza di J. è preziosa per la persona per cui condividono l’affetto. Come dire, è un ti voglio bene per il bene che vuoi ad un’altra persona. Penso sia una delle vie per far crescere un po’ questo mondo, per renderlo un posto migliore.

Gemma n° 1969

“Sono molto affezionata a questa collana: me l’ha regalata la nonna alla Prima Comunione. La tengo sempre al collo. Lei mi è sempre stata vicina nei momenti del bisogno o quando dovevo parlare con qualcuno”

Colgo l’occasione di questa gemma di M. (classe prima) per condividere un desiderio: un giorno mi piacerebbe riunire ed incontrare in aula magna tutti i nonni che sono stati (e sicuramente saranno) al centro delle gemme, sia coloro che se ne sono andati che coloro che sono ancora qui a regalarci la loro presenza. E li farei parlare delle loro nipoti e dei loro nipoti. Sono sicuro che vedrei brillare anche i loro occhi!

Gemma n° 1968

“Come gemma ho deciso di portare la canzone Life on Mars? di David Bowie: mia madre è una grandissima fan di David Bowie e fin da quando ero piccola abbiamo ascoltato le sue canzoni insieme. Dei bei ricordi sono legati a questa canzone. Anche il testo mi piace”.

Mi sento di commentare la gemma di E. (classe seconda) con una delle mie canzoni preferite del duca bianco, Heroes. In questi giorni si sono spesso ricordati, a proposito della guerra russo-ucraina, la cortina di ferro e il muro di Berlino. Ecco quindi le parole della canzone “Io, io riesco a ricordare (mi ricordo) in piedi accanto al Muro (accanto al Muro) e i fucili sparavano sopra le nostre teste (sopra le nostre teste). E ci baciammo, come se niente potesse accadere (niente potesse accadere) e la vergogna era dall’altra parte. Oh possiamo batterli, ancora e per sempre, allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno”.

Gemma n° 1965

“Ho scelto di portare il trailer del film Interstellar: l’ho visto al cinema con i miei in un periodo non buono per me. Mi hanno colpito alcune frasi che ci sono nel trailer e anche tante scene. Devo dire anche che, avendolo rivisto recentemente, sono riuscita a comprendere molte più cose della prima volta”.

Ho trovato Interstellar un film molto ricco di suggestioni e una fonte abbondante di riflessione. Per commentare la gemma di G. (classe seconda) lascio qui delle citazioni (solo alcune, ce ne sarebbero tante!).

TARS : La terza legge di Newton. L’unico modo che gli umani hanno trovato per andare avanti è lasciarsi qualcosa alle spalle.

Cooper : Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango.

Murph: Perché tu e la mamma mi avete chiamata come una cosa brutta?
Cooper: No, non è vero.
Murph: La legge di Murphy.
Cooper: La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere accadrà. E a noi questo non dispiaceva per niente.

Romilly: Se solo potessimo vedere all’interno della stella collassata. La singolarità. Allora capiremmo la gravità.
Cooper: Non c’è nessun dato da captare?
Romilly: Niente supera quell’orizzonte. Neanche la luce. La risposta è lì ma non c’è modo di vederla.

Professor Brand : Non ho paura della morte. Sono un vecchio fisico. Ho paura del tempo.

Dr. Mann : Lei ha dei legami, ma anche senza una famiglia le posso assicurare che il desiderio di stare con altre persone è potente. Quell’emozione è alla base di quello che ci rende umani. Non è da sottovalutare.

Dr. Mann : Lei sa perché non potevamo mandare delle macchine nelle nostre missioni, vero Cooper? Una macchina non improvvisa bene. Perché non si può programmare la paura della morte. Il nostro istinto di sopravvivenza è la nostra più grande fonte di ispirazione. Prendiamo lei come esempio: un padre con un istinto di sopravvivenza che si estende ai propri figli. Per la ricerca sa quale sarà l’ultima cosa che lei vedrà prima di morire? I suoi figli. I loro volti. In punto di morte la sua mente spingerà ancora un po’ di più per sopravvivere. Per loro, Cooper.

Gemma n° 1964

“Uso l’oggetto che ho portato come segnalibro. E’ una cordicella trovata da mio nonno su un albero il giorno in cui mia madre ha saputo di essere incinta di me: lui ha pensato che fosse un segno del destino, un po’ perché io sono la sua prima nipote femmina e un po’ perché lui aveva la mentalità di un bambino e credeva in queste cose. La mamma ha deciso di regalarmelo per i miei 15 anni: infatti per l’ultimo compleanno ho ricevuto una busta con dentro questo, una foto insieme al nonno e un biglietto che non ho portato perché ci sono scritte delle cose troppo personali. E’ l’unica cosa materiale che mi rimane di lui: non c’è più da quasi dieci anni, ho pochissimi ricordi, in particolare quando l’ho visto nella bara o nel letto d’ospedale e quando se n’è andato perché in quel momento mi teneva in braccio e gli stavo dando il gelato. Nel biglietto c’è scritto che mi vorrà sempre bene, che gli mancherò; mi dispiace non avergli detto che anche io gli volevo bene”.

Sabato notte ho terminato il libro di Gemma Calabresi Milite, la moglie di Luigi Calabresi, ucciso nel 1972 e mi sono annotato questa frase: “Viviamo non sapendo mai quando sarà l’ultima volta di qualcosa, gli addii si consumano nell’inconsapevole indifferenza, nei giorni uguali ai giorni”. Mi risuonano in mente subito dopo la gemma di M. (classe seconda). Mi consola pensare che il filo del dialogo non si spezzi (un po’ come quella cordicella), che il rapporto con chi non c’è più continui, e che quindi lo spazio del rimpianto si trasformi in luogo di consolazione e di ricordi cari e in luce di speranza. Il titolo del libro è poi emblematico: La crepa e la luce.

Gemma n° 1960

“Ho portato questo portafoglio: me l’ha regalato mio nonno per il mio compleanno e visto che pochi giorni dopo è morto, lo uso per ricordarmi di lui”.

Che belli i regali dei nonni. Uno di quelli che mi porto nel cuore (solo lì, perché non so dove sia finito)  è una forca in legno che il nonno mi aveva fatto per aiutarlo nei campi, visto che passavo varie giornate delle vacanze in campagna da lui. Grazie a L. (classe prima) per aver riportato alla luce questo ricordo.

Gemma n° 1959

“Questa è una foto di circa 10 anni fa scattata in Croazia, l’ultima vacanza fatta insieme ai miei perché poi o per lavoro o per qualche problema di salute non ce ne sono più state. Ancora adesso ricordo di quella vacanza tutti i giorni, tutti i posti visitati e le persone incontrate. Ora vado in vacanza o da solo o con gli amici e sto male per i miei genitori che lavorano tutto l’anno e quelle poche volte che sono a casa non ci vanno. Quest’anno è il loro trentesimo anniversario di matrimonio e mi piacerebbe regalare loro un viaggio.”

Nel film La sedicesima luna il protagonista Ethan Wate afferma: “Sacrificio per molti vuol dire perdita, in un mondo che dice che possiamo avere tutto… ma io credo che il vero sacrificio sia una vittoria, perché richiede una nostra libera scelta per rinunciare a qualcosa o a qualcuno che si ama, per qualcosa o qualcuno che si ama più di se stessi. Non voglio mentirvi, è un rischio. Il sacrificio non allevierà il dolore della perdita ma vincerà la battaglia contro il rancore, il rancore che oscura la luce su tutto ciò che ha davvero valore nella nostra vita.” Sono parole che dedico ai genitori di G. (classe quarta) e anche a G. per il desiderio che ha espresso alla fine.

Gemma n° 1957

“Ho pensato tanto a cosa portare come gemma perché ci sono tante cose che si possono portare, però più che portare qualcosa di materiale ho pensato a cosa è più importante per me in questo momento ed è la compagnia. Ho quindi deciso di portare tutte le persone a cui voglio bene: tutti i miei amici, la mia famiglia. E’ una gemma molto semplice ma penso che la compagnia sia qualcosa che ti aiuta e a me ha aiutato tanto, soprattutto l’anno scorso. Dalla passata estate in poi ho visto proprio un cambiamento perché ho conosciuto tante nuove persone; la cosa bella è che oltre a conoscerle è sapere di averle vicino. Non mi sento più sola e ringrazio tutte le persone che mi sono vicine ogni giorno”.

Mentre M. (classe quarta) presentava la sua gemma ho immediatamente deciso che le avrei dato una colonna sonora: una vecchia canzone di Lucio Battisti, interpretata poi da Vasco Rossi. Titolo? La compagnia.
Mi sono alzato, mi son vestito e sono uscito solo solo per la strada
Ho camminato a lungo senza meta finché ho sentito cantare in un bar
Canzoni e fumo ed allegria, io ti ringrazio sconosciuta compagnia
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor
So che sento più caldo il mio cuor
Felicità, ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà
Abbiam bevuto e poi ballato, è mai possibile che ti abbia già scordato?
Eppure ieri morivo di dolore ed oggi canta di nuovo il mio cuor
Felicità ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà

Gemma n° 1953

“Ho deciso di portare un posto, che io e mia sorella chiamiamo ‘la roccia’: è un luogo che ho scoperto da un anno, più o meno, e mi fa stare proprio bene quando ho bisogno di andare via da casa un attimo e pensare, oppure parlare e consultarmi con mia sorella. Prendiamo e andiamo lì e stiamo lì quanto ci serve, un’oretta o due. Ci piace andare sempre quando è buio, è come essere in un altro mondo, è una cosa a parte, ci siamo solo noi e ci fa stare bene. Qui mi sento a casa, ci vado quando ho bisogno di andare via da tutto e lo condivido solo con mia sorella. Non c’è un appuntamento fisso, quando abbiamo bisogno ci andiamo, quando vogliamo parlare di cose di cui a casa non parli andiamo lì; certo, potremmo parlarci anche a casa, ma è più magico parlarne lì”.

Cesare Pavese scrive: “Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa” (La bella estate, 1949). Penso sia questo uno degli aspetti affascinanti messi in rilievo dalla gemma di C. (classe seconda): luoghi che ad alcuni dicono nulla, ad altri tutto.

Gemma n° 1952

“Inizialmente avrei dovuto portare un’altra cosa, poi in questi giorni ho deciso di cambiare. Mercoledì scorso io e la mia famiglia ci siamo svegliati con una notizia che mai avremmo pensato di ricevere. Mia cugina doveva essere operata al cuore, ma l’intervento era andato male perciò avrebbero dovuto trapiantargli un altro cuore e se non lo trovavano entro 5 giorni le avrebbero staccato le macchine. Alla fine ce l’ha fatta. Quei giorni di attesa sono stati struggenti e non passavano più, volevamo solo che finissero. Credo in quei giorni di avere realmente capito quanto il tempo sia importante, e che non vada sprecato. Penso che una persona riesca a capire il valore della vita solo provando certi dolori. Tante volte, anche se non sembra, diamo per scontate tante cose, è difficile pensare che una persona un giorno c’è e il giorno dopo potrebbe non esserci più. Spesso ci perdiamo in cose che non hanno un senso quando in realtà i veri problemi sono altri. Quello che voglio dire è che è inutile sprecare il tempo dietro a  sciocchezze e dovremmo vivere con più felicità, spesso prendendo esempio dai bambini che riescono ad essere felici con le piccole cose. Per questo ho deciso di portare un disegno fatto dal figlio di mia cugina qualche giorno fa; mentre disegnava continuava a chiedere di sua mamma non sapendo che non la potrà vedere per un po’, ed è comunque riuscito ad essere felice in quel momento semplicemente disegnando. In più vorrei aggiungere che non riesco a capire perché alcune persone preferiscono investire su una guerra, come nell’attuale caso, che potrebbe essere evitata, invece di trovare cure per le malattie, stanno distruggendo intere famiglie, ma soprattutto il futuro dei bambini e dei ragazzi.”

Mi soffermo sull’attenzione che S. (classe terza) ha posto sul disegno del figlio di sua cugina e sul collegamento che ha fatto alla fine della sua gemma con l’attuale situazione. Anni fa mi è stato regalato un volume fotografico sull’attività nel mondo di Emergency: fotografie, numeri, frasi. Sfogliandolo in questi giorni ne ho sottolineate tante, ne riporto una dello storico greco Erodoto: “Nessuno è tanto privo di senno da preferire la guerra alla pace: ché in questa i figli seppelliscono i genitori, in quella i genitori i figli”. Lo stesso avviene quando si considera la vita in generale: ce ne dovremmo andare “in ordine cronologico”, soltanto una volta raggiunta una certa età… ma sappiamo bene che così non è.

Gemma n° 1951

“Ho portato questa collana che mi è stata regalata due anni fa da mio padre. Non lo vedo tanto spesso, durante le vacanze di Natale o in estate. Da quando l’ho indossata penso che le cose siano migliorate: la porto sempre con me quando ho qualcosa di importante da fare, oppure la indosso e mi fa sentire bene. Una volta l’avevo persa e ci sono stata molto male, poi l’abbiamo ritrovata e da quel giorno la tengo sempre accanto a me. E’ un portafortuna, anche molto di più”.

Trovare ispirazione per commentare la gemma di M. (classe prima) mi ha portato ad una canzone di Enrico Ruggeri dal titolo Oggetti smarriti, solo che vi si parla più che altro di oggetti dimenticati e credo che siano due cose diverse. Un oggetto smarrito in quanto dimenticato non mi fa problema, l’ho dimenticato, non è più presente nella mia mente. Ma l’oggetto smarrito e cercato diventa un’ossessione, è tutto il contrario dell’essere dimenticato, è talmente presente nella mente che rischio di vederlo dappertutto. Si tratta di quell’oggetto che, anche nel caso in cui non venga ritrovato, è talmente importante da non poter essere cancellato dalla memoria.

Gemma n° 1950

“La mia gemma sarebbe una foto di mia nonna, l’unica cosa di lei che ho ancora. E’ mancata 3-4 anni fa, era una delle persone più vicine a me e anche una delle migliori persone, gentile con tutti, onesta”.

La presenza, la gentilezza, l’onestà: auguro a F. (classe prima) di incarnare i valori che ha riconosciuto alla nonna. L’averli nominati è un gran bel segno.

Gemma n° 1948

“La mia gemma è un braccialetto; il suo valore non è estetico, non è niente di che, ma me l’ha dato mia zia prima di essere ricoverata in ospedale. Non sapeva come sarebbero andate le cose e voleva che lo tenessi io”.

La gemma di E. (classe terza) è la sempre bella dimostrazione che il valore delle cose non risiede nelle cose stesse, ma nel significato che vi è contenuto, nelle relazioni che vi sono sottese.

Gemma n° 1946

“Ho deciso di portare il video preferito di tutta la mia galleria, è quello del mio diciottesimo compleanno. E’ stata una giornata molto bella per me e per le mie amiche: ci siamo preparate tantissimo prima ed è stato un momento molto emozionante. Lì c’erano tutte le persone più importanti per me: i miei amici, la mia famiglia, il mio fidanzato. Ogni volta che lo riguardo mi ricordo del bel momento passato insieme e anche la canzone in sottofondo è molto significativa.”

Stephen Littleworld ha scritto una cosa che commenta bene la gemma di C. (classe quinta): “Il compleanno è solo un giorno in più di tutti i giorni che verranno, ma diventa un ricordo speciale se trascorso con chi si ama. Ciò che rende speciale un compleanno non è la data in sé, ma l’amore che si è seminato negli anni, raccolto attraverso le attenzioni e sorrisi di chi ci sta accanto.”