“Ho portato tre foto polaroid con i miei cugini e le mie cugine. Sono cresciuta con loro: sono gli unici ad esserci sempre e per me sono i migliori amici e le migliori amiche. Ho deciso di portare anche questa canzone perché riguarda il trovare speranza nei giorni più bui; nei giorni in cui sono stata male per amore o altre ragioni, grazie ai miei cugini ho realizzato che di giornate belle ce ne sono e che sarebbe meglio non sprecare la nostra gioventù e divertirci quanto possiamo” (J. classe quarta).
“Ciao piccola G., finalmente sei maggiorenne, non è proprio come te lo eri immaginato ma infondo non è così male. Da dove cominciare? Ci sarebbero tante cose da dirti. Non abito più a Roma, inaspettato vero? sì anche per me, so che ami tanto quella città ma non hai potuto farci nulla e ti sei dovuta trasferire a Udine, sempre meglio di tutte le precedenti proposte di papà. La Germania, la Svizzera, l’Austria, l’Ungheria, la Romania anche se per quest’ultima non vale. Ci andrò questa estate, non in vacanza come al solito, bizzarro anche questo? Ricordo come piangevi perché non volevi trasferirti lì ma crescendo hai capito di dover dare un’opportunità anche a quel luogo. In fondo hai pure una casetta carina, eh sì non dobbiamo più dormire sui divani dei vari parenti. Hai trovato lì anche persone con cui ti diverti e con cui hai vissuto tante avventure. Adesso hai anche un piccolo cane, beh oddio ha 4 anni e mezzo e pesa 7kg quindi tanto piccolo non è, si chiama Ivy e nonostante tutti dicessero che ti saresti stufata è diventata letteralmente tua figlia. In primavera facciamo lunghe scampagnate con la bici e lei ovviamente è nel cestino. So che non è un periodo felice per te ma purtroppo andrà peggio. Cadrai tante volte e ti sembreranno senza uscita ma, a volte da sola, a volte con l’aiuto di alcune persone che ti hanno voluto bene, sei riuscita a superarle. Finalmente ho fatto la richiesta per la cittadinanza, specialmente per te in modo che nessuno possa più dire che non sei italiana. Ho iniziato scuola guida, sta andando benino. Ho deciso di fare l’università, contro ogni pronostico e contro l’opinione di tutti, imparando anche dallo sbaglio nella scelta del liceo. Certe cose non sono mai cambiate, il tuo amore per la neve, il mare, le passeggiate nella natura, fare gite, escursioni, visitare luoghi, i lamponi raccolti dall’orto della nonna. Purtroppo non si è mai instaurato quel rapporto che avresti voluto con i nonni, un po’ con tutti i parenti data la lontananza. La cosa più bella dopo l’arrivo di Ivy è stata sicuramente l’incontro di una persona speciale, il nostro rapporto non è perfetto come tutti i rapporti, però ho finalmente trovato una persona uguale a me che mi capisce. Ti riscriverò tra qualche hanno per vedere come saranno cambiate le cose.” (G. classe quinta).
“Ho deciso di portare questa “foto”, perché rappresenta per me una persona davvero da stimare, non tanto per essere la mamma della mia migliore amica, bensì per la sua forza e determinazione ai miei occhi talvolta disumane. La figura della madre infatti per me non è semplicemente un adulto autoritario unito al figlio da un legame di sangue bensì, un genitore è la figura che lotta di più per il bene e per i sogni del proprio ‘piccolo’. Lei per me rispecchia davvero tanto questa figura, incarna per me ciò che una madre è e deve fare” (S. classe seconda).
“Ho deciso di portare questo coniglio di peluche. Mi è stato regalato quando ero piccola da mia zia e mia nonna e, adesso che purtroppo non ci sono più, ogni volta che lo guardo mi ricorda loro. È sempre rimasto nella mia camera da allora è non mi ha mai lasciato e anche solo guardarlo mi dà conforto e mi aiuta ad affrontare momenti difficili” (E. classe seconda).
“Come Gemma ho scelto di portare la canzone Merry Blues, simbolo di tutto un album di Manu Chao, “Próxima estación: Esperanza”. Qualche mese fa mi è capitato di riascoltare per caso una di queste canzoni, e immediatamente mi sono rivista davanti agli occhi la scena di un mio ricordo d’infanzia. Mio padre ha sempre avuto l’abitudine di mettere musica di sottofondo durante i pranzi e le cene, e in particolare quando cenavamo le domeniche sere con i nonni, lui metteva il cd dell’album nello stereo. Per questo ho voluto ricordare i momenti spensierati passati in famiglia” (V. classe quinta).
“La gemma che ho deciso di portare è una collana che mi ha regalato mia mamma qualche mese fa. È un ciondolo che abbiamo preso insieme a Venezia in una bancarella e inizialmente era per lei. Io prima usavo un’altra collana con una pietra di quarzo rosa, soltanto che dopo un po’ di tempo si è rotta, così mia mamma ha deciso di darmi la sua. Da quel momento la indosso ogni giorno perché fin dal primo istante mi ci sono affezionata e mi ha portato anche tanta fortuna in certe situazioni. È un ciondolo a forma di cuore fatto con il vetro di Murano e per me ha un valore immenso perché rappresenta l’amore. Per me l’amore è un sentimento molto importante perché senza amore non c’è vita. Può essere l’amore per la propria famiglia, per i propri amici oppure per una persona nuova nella nostra vita. Questa collana rappresenta per me l’amore che non basta mai ed è per questo che voglio portarmela sempre con me ovunque vada” (K. classe terza).
“Come gemma ho scelto di portare mia sorella A. perché è una tra le pochissime persone che mi capiscono e mi aiutano. A. ha 17 anni, ha i capelli biondo scuro e gli occhi azzurri. Ha un carattere veramente molto particolare e faccio fatica qualche volta a capirla. Io ed A. litighiamo ogni giorno ma questo non influisce tanto sul nostro rapporto. A. non dimostra affetto, non mi ha mai abbracciato o dato un bacio sulla guancia, non mi ha mai detto “ti voglio bene” (forse perché si vergogna) però so che ci tiene a me come io tengo a lei. In questi mesi ci parliamo molto di più, ci raccontiamo di tutto e di più e ci sfoghiamo, mentre un anno fa ci dicevamo solo “ciao” e basta. Io mi fido ciecamente di A. e per me la fiducia è qualcosa che non tutti si meritano. E’ proprio lei la persona che mi insegna, ogni giorno, a crescere e a pensare. Senza di A. mi mancherebbe un pezzo fondamentale e insostituibile della mia persona” (C. classe prima).
“Ho portato una canzone che ricorda tanto la mia infanzia perché me l’aveva dedicata mio papà. In realtà della mia infanzia non ricordo tante cose però questa canzone mi è rimasta impressa perché ha un bellissimo testo.
Per me il papà è un punto di riferimento perché, anche se qualche volta mi fa arrabbiare e mi innervosisce molto spesso, il papà è sempre il papà. Mi piace anche una frase che dice che il papà è il primo eroe di un figlio e il primo amore di una figlia” (G. classe terza).
“Ho scelto di portare come gemma questo biglietto, che mi hanno scritto i miei cugini al mio compleanno. Nonostante noi abbiamo un po’ di anni di differenza, infatti loro hanno 5 e 7 anni, sono abbastanza legata a loro perché quando ero più piccola, più o meno alle medie, passavo molto tempo d’estate con loro e con gli altri miei cugini e ho un bellissimo ricordo di quel periodo. L’altro giorno ho trovato questo biglietto e mi ha fatto pensare a quanto il tempo passi veloce e a come le cose cambiano perché adesso li vedo di meno e con altri cugini ho anche perso un po’ i rapporti senza volerlo” (V. classe quarta).
“Ho scelto di portare una fotografia di anni fa nella quale ci sono mia mamma, mio fratello ed io nel pancione. La mia famiglia sarà sempre preziosa come una gemma. Ci tengo molto a questo ricordo speciale seppur io non fossi ancora nata, credo anche che saremo per sempre uniti e che continueremo a volerci bene come dal primo momento” (A. classe terza).
“Questi sono il mio cane Bea e la mia gatta Paris, per gli amici Mussi, e ho deciso che si meritavano entrambe il posto nell’ultima mia gemma solo dopo aver sfogliato circa 100 foto di ciascuna, cercandone una da portare, che fosse dell’una o dell’altra. Entrambe hanno 12 anni, anche se si sono unite alla mia famiglia in momenti diversi. Insieme a Paris sarebbe dovuto arrivare un altro gatto della stessa cucciolata, un cane non era stato previsto, almeno fino a quando non abbiamo visto la foto di quel mucchietto d’ossa in mezzo alla neve. Paris è arrivata quando era ancora piccolina, e siamo cresciute insieme. È la gatta più paziente del mondo, fino a che non si trovano sul tavolo latte, pollame o pesce, o fino a che non bisogna darle il cibo in umido alla sera. Paris è una gran chiacchierona, basta guardarla per farla miagolare, ed è così affettuosa che non appena la si accarezza inizia a fare le fusa. Il detto il gatto è il padrone di casa mia non si applica sulla mia gatta, l’unica cosa di cui è padrona sono i letti: mi capita spesso di svegliarmi con la schiena piegata, per colpa del gatto che ama dormire al centro del letto, e non si alzerebbe per tutto l’oro del mondo.
Bea, invece, è l’opposto. Padrona del divano, padrona del soggiorno, padrona della cucina. Non appena Paris va in cucina per mangiare, Bea corre immediatamente a controllarla, ed è così ghiotta che fino a che una sola crocchetta rimane nella ciotola resta a farle la guardia fino a che qualcuno non la aiuta a mangiarla. È anziana, viziata, cardiopatica e prepotente, oltre che disubbidiente, ma le voglio un bene dell’anima. Ha bisogno di una ciotola inclinata per mangiare, a volte serve che qualcuno la tenga inclinata per lei. Non può fare le scale, non può prendere l’aereo e se passeggia per più di mezz’ora si siede e aspetta di essere presa in braccio, dovunque lei sia. Non accetta di sdraiarsi sui pavimenti, deve per forza avere almeno un tappeto, e alla mattina bisogna aprirle gli scuretti perché possa prendere il sole, che le piace così tanto che anche quando il caldo diventa insopportabile non se ne va. Non posso sopportare il pensiero di dover vivere senza una delle due, figurarsi entrambe.” (A. classe quinta).
“Ho deciso di portare questo cappello di Spider-man. Nonostante possa sembrare una cosa molto infantile, per me ha un grande significato. Ad agosto dell’anno scorso sono riuscita ad andare in Bosnia dai parenti di mia mamma. Sono rimasta a casa di mio nonno e di mia zia, che vivono insieme. Era la prima volta che andavo giù dopo la pandemia ed ero molto felice. Un giorno mia mamma e mio nonno sono usciti a fare shopping al centro commerciale. Quando sono tornati a casa mio nonno mi ha dato questo cappello, sapendo che il personaggio mi piaceva. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere. Questo cappello è diventato l’ultima cosa che mio nonno mi ha dato prima di morire, pochi mesi dopo. Ho deciso di portarlo perché è un modo non troppo triste per avere qualcosa che mi ricordi lui e che posso sempre avere con me” (V. classe seconda).
“Ricordo quando tempo fa mia mamma mi ha chiesto: “Ma tu ogni tanto ci pensi alle nonne?”. Ci penso quasi ogni giorno. Penso alla loro storia, alla loro forza e all’amore che hanno saputo darmi. Entrambe se ne sono andate quando avevo all’incirca 10 anni a causa di una delle malattie peggiori conosciute, il cancro. Non lo si fa spesso, o almeno non lo faccio io, ma ci tenevo a ricordarle oggi e a condividere queste foto del loro bellissimo sorriso, perché voglio che vengano ricordate così com’erano sempre prima della malattia: sorridenti e gioiose. Gli ultimi ricordi che ho di loro sono un po’ offuscati, ma i loro aspetti erano sicuramente diversi da ciò che appare in queste foto. Le condizioni in cui ci hanno lasciato erano terribili da guardare per una bambina che al tempo non capiva cosa stesse succedendo e perché, ma che poteva intuire come sarebbe andata a finire. Erano magre, calve, deboli, con gli occhi privi di quella scintilla di felicità, ma sono sempre rimaste bellissime. Su questo non ci piove. Hanno saputo mostrarmi le loro debolezze e il loro amore per me nonostante il loro dolore, e vorrei tanto che loro sapessero della donna che sono diventata ora, in quanto è anche merito loro. Ancora oggi dopo tanti anni quando penso a loro mi tornano gli occhi lucidi. Purtroppo sono pochissime le foto che ho con loro, ma almeno mi aiutano a ricordarle. La cosa che più mi fa male è essere consapevole di star dimenticando il suono delle loro voci e il calore dei loro corpi. Ma ogni volta che le vedo, in foto o nei miei sogni, non posso che ricordare quanto fossero belle, come degli angeli (che poi secondo me angeli un po’ lo erano per davvero). Mi mancano come l’aria, ma so che ora non soffrono più e a me basta questo, ora stanno bene. Vorrei poter dire loro quanto amore provo nei loro confronti e quanto sono grata di averle avute al mio fianco, seppur per poco tempo” (F. classe quarta).
“Ho deciso di portare un anello che mi portò mia nonna tempo fa dall’Egitto. Per me ha un grande valore affettivo anche se non di valore; lo vedo come un portafortuna. È rappresentativo del luogo che lei visitò e che anche io spero di vedere tra poco” (E. classe terza)
Ho scelto di portare come gemma la canzone Iris dei Goo Goo Dolls perché ci sono molto affezionata. Infatti è diventata la canzone mia e di mio padre perché l’ascoltiamo sempre quando andiamo da qualche parte in macchina, che sia al supermercato o in viaggio. In realtà non è per il testo che è diventata la nostra canzone ma perché da anni, ormai, la ascoltiamo a ripetizione e la cantiamo a squarciagola. Le sentiamo nostra nonostante non ci sentiamo legati al testo” (M. classe terza).
Chi è nel triennio ormai lo sa: tra gli stoppini prima (durante la DAD) e gli auguri poi, a Natale e a Pasqua ho preso l’abitudine di rivolgervi un pensiero scritto… Non so che periodo vi aspetti, non so quali feste vi attendano. So che c’è chi aspetta con trepidazione le vacanze natalizie perché è un momento di gioia e condivisione e chi le attende con paura perché legate a momenti dolorosi, c’è chi le attende con indifferenza perché è tutto come gli altri giorni e chi le passerà da una festa all’altra. C’è in particolare chi le vivrà con il vuoto di chi non può più avere accanto fisicamente, e costoro le e li abbraccio con forza. In mezzo a tutto questo, desidero farvi un augurio per il pranzo di Natale o di Capodanno o di un qualsiasi giorno delle vostre vite. Prendo spunto da una poesia di Franco Arminio:
Alzatevi durante la cena, ditelo che avete un dolore che non passa. Guardate negli occhi i parenti, provate a fondare davvero una famiglia una federazione di ferite. Ora che siete in compagnia ditela la vostra solitudine, sicuramente è la stessa degli altri. E dite la noia, l’insofferenza per il freddo, per il cappotto, per la digestione. Se scoppiate a piangere è ancora meglio, scandalizzateli i vostri parenti, piantate la bandiera dell’inquietudine in mezzo al salotto. Fatevi coraggio, prendete un libro di poesia leggete qualche verso, loro per domani hanno programmato il cinema. Parlate dei morti, parlate di voi e poi ascoltate, sparecchiate, togliete di mezzo il cibo, mettete a tavola la vostra vita.
Mi viene da aggiungere un piatto a questa tavola imbandita: quello della gioia, delle cose belle perché anche loro hanno bisogno di essere condivise, di essere portate alla luce, di essere consumate e digerite per diventare sostanza dei nostri giorni. Si tratta di mettere in tavola quello che conta, di mettere a fuoco l’essenziale. In una classe prima, quest’anno, è stato messo sulla cattedra il presepe della foto. Come nella foto, accade spesso anche nella vita che ci voglia un po’ per mettere a fuoco l’essenziale, la condivisione, l’io e il tu, il noi, l’amore… A tutte voi, a tutti voi, alle persone che amate e che sono una benedizione nelle vostre vite, auguro buon Natale e, viste le parole che ho scritto… buon appetito!
“Ecco la mia gemma, G.. G. è mio fratello ed è una delle persone che amo di più. Io e lui siamo cresciuti insieme come se fossimo gemelli, infatti abbiamo solamente due anni di differenza. Molti della classe conoscono G. in quanto è una persona eccentrica, energica ed estremamente espansiva. Oggi però vorrei farvi conoscere il lato più sensibile e dolce di mio fratello e lo farò raccontandovi quanto amore c’è tra di noi. Ultimamente ho compreso l’importanza di avere accanto un fratello, G. infatti mi capisce al volo, gli basta uno sguardo o un “toc toc” sul muro che divide le nostre stanze. A settembre ho messo fine ad una lunga relazione. G. ha subito capito che per me questa cosa non era stata facile e da quel momento, per un mese ha passato molte notti insieme a me raccontandomi cose divertenti o dicendomi “ma cosa ti frega, è scemo e ti trattava male”. Anche ultimamente passiamo le serate insieme, io devo studiare molto e a lui dispiace lasciarmi sola, quindi resta in camera mia ad ascoltarmi ripetere storia, scienze, francese…
Ho deciso di parlare di lui perché nonostante gli infiniti litigi a causa del caricatore o per chi abbia il diritto alla doccia per primo G. è la mia persona preferita e per lui darei qualsiasi cosa” (C. classe quinta).
“La mia gemma è questa collana. Ce l’ho da molto tempo perché mi è stata regalata quattro anni fa per il mio compleanno da una persona molto importante per me: mia zia. Purtroppo non la vedo molto spesso perché abita lontano, ci incontriamo solo una volta all’anno per Natale. Con lei ci sono sempre andata d’accordo perché caratterialmente siamo simili e in sua compagnia sto sempre bene. Questa estate si è sposata e vederla felice accanto alla persona che ama per me é stata una gioia immensa. Lei é il mio esempio perché nella vita le sono successe molte cose brutte ma ha sempre saputo rialzarsi con una forza e determinazione che ammiro tanto e spero un giorno queste qualità possano appartenermi” (L. classe seconda)
“Come gemma ho scelto la canzone Ça plane pour moi di Plastic Bertrand. Ho scelto questa canzone perché è una delle preferite di mio padre visto che gli ricorda la sua adolescenza. Ogni volta che siamo in macchina la metto perché le mie canzoni gli fanno venire il mal di testa. Un’altra ragione per cui l’ho scelta è per festeggiare il suo ritorno questo sabato dopo essere stato via per lavoro” (L. classe seconda).
“Come gemma ho deciso di portare questa collanina. Può sembrare qualcosa di banale, ma per me è molto importante. Mi è stata regalata dalla zia di mia madre, però per me era come una nonna. Purtroppo è venuta a mancare poco prima che andassi alle elementari. Gli anni successivi non l’ho portata perché mi faceva troppo male indossare qualcosa che le appartenesse. In seguito ho capito che se non avessi affrontato il dolore non sarei mai riuscita a superarlo. Perciò alle medie ho incominciato a metterla e adesso la tengo come portafortuna e per ricordarmi dei bei momenti passati con lei” (V. classe prima).