Gemme n° 330

Scorci di cielo 026 fb

Questo foglio è l’ultima cosa datami da mia madre l’ultima volta che ci siamo visti. Volevo portare altre due cose, poi ho deciso per questa perché mi rende felice. Ieri ho avuto il coraggio di rileggerlo per la prima volta, perché mi bastava pensare alle parole che mi aveva scritto per essere contento. Ho pensato al bellissimo rapporto che ho sempre avuto con lei. E allora ho voluto portare qualcosa di positivo perché ultimamente vedevo le cose in modo piuttosto negativo. Ieri, dopo aver riletto il foglio, non sono stato bene per un po’, anche perché ci sono due frasi personali in cui mi dice delle cose bellissime.” Questa è stata la toccante ed emozionante gemma di G. (classe quinta).
Sto sistemando le gemme in questa mattina di giorno libero di un venerdì di novembre avvolto dalla nebbia; ripenso alla commozione vissuta da G. mentre parlava e a quella dei compagni che lo ascoltavano con gli occhi lucidi. E mi viene da dire una cosa agli adulti. Non ignoriamo questi ragazzi che vivono le nostre città, non sottovalutiamo quello che hanno dentro; ci sono mondi bellissimi, fatti di sensibilità, unicità, sentimenti nobili. Non fermiamoci alla nebbia del “Ah… questi giovani…”. Ci sono tante anime belle, basta guardarle con gli occhi del cuore.

Gemme n° 315

j

Ho portato una foto in cui sono con mia mamma nel 2005. Ho deciso così perché lei è molto per me: è una sorella che non ho mai avuto, mi aiuta sempre, mi tira su il morale, mi diverte, fa le facce buffe, scherza con me, mi rallegra la giornata. C’è sempre stata e posso sempre contare su di lei.” Questa è stata la gemma di J, (classe seconda).
Appoggio qui un capolavoro di Alda Merini: Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.”

Gemme n° 313

Ho scelto di mostrare il trailer di Padri e figlie, che ho visto al cinema di recente; l’ho trovato molto commovente e mi ricorda la mia infanzia e i momenti con mio papà, con cui ho un buon rapporto. La famiglia per me è uno dei valori più importanti che ci siano, i miei due genitori sono fondamentali.” Queste le parole di L. (classe seconda).
Erma Bombeck scrive “C’è così tanto da insegnare ai figli e il tempo scorre così veloce”. Mi sembra si adatti bene al trailer del film… e alla realtà delle cose…

Gemme n° 312

Gemma copia

Ho portato la foto con amica perché lei è la mia gemma, il nostro rapporto. Siamo amiche da quando abbiamo tre anni, e fino all’anno scorso siamo sempre state a scuola insieme. Con la separazione ho perso una parte di me ma il nostro rapporto non è cambiato: non ho mai trovato una persona come lei. E’ per me come una sorella, e anche coi rispettivi genitori il rapporto è molto simile a quello di una famiglia allargata”. Con queste parole A. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Sono numerosissime le gemme centrate sull’amicizia. Scrive Stephen King: “Non esistono buoni amici o cattivi amici, esistono solo amici, persone che hanno costruito la loro casa nel tuo cuore.”

Gemme n° 309

L’11 ottobre se n’è andato mio nonno, e questa è stata la prima canzone che ho sentito dopo averlo saputo. Mi è venuto spontaneo pensare a lui come il guerriero che ha protetto la sua famiglia, ha fatto molti sacrifici, soprattutto durante la II guerra mondiale. In una lettera che ha lasciato ai figli emerge tutto il suo interesse nel salvaguardare il benessere della famiglia. Aveva un motto che mi ripeteva spesso: sor, serietà, onestà e rettitudine. Con esso mi dava forza per tutto quello che sarebbe potuto accadere nella vita. Lui mi ha sempre tirato su il morale o per telefono o con la presenza seppur fisicamente lontana”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Mi sono venute alla mente le parole di un’altra persona scomparsa da pochi mesi in tarda età, Rita Levi Montalcini: “Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.”

Gemme n° 302

10294294_520104208101116_3576927047201755569_n - Copia WP_20150219_008 - Copia

Direi che la mia è una gemma doppia: porto due foto. Nel 2006, a Pasqua, mio papà è preso dai rimorsi per avermi regalato un uovo di cioccolata fondente che non mi piace; decide allora di portarmi da un suo amico per vedere dei cani. Lì mi dice che ci saremmo portati a casa il cane con cui mi ero messa a giocare: “Meglio dell’uovo?”. Da lì in poi tutto è filato liscio e sono stata la persona più felice del mondo. Il 31 dicembre 2014 faccio entrare Brietta (il cane) in casa perché ha paura dei botti. Noto che sta male e barcolla. Da lì è iniziato un periodo di tante terapie e il 15 gennaio, vicino al mio compleanno, troviamo un tumore; ho capito che riuscivo a provare paura e terrore, cosa che non mi era mai successa prima. Ho fatto saltare il diciottesimo e volevo anche saltare la gita con la classe. Poi abbiamo deciso di operare Brietta e fino all’operazione, per tre mesi, sono rimasta nell’angoscia e i miei mi hanno sostenuta molto, soprattutto mio padre che pur lavorando all’estero per dieci mesi, è stato a casa di più. Entrambi mi sono stati molto vicini. Penso che loro mi aiutino senza necessariamente dirmi la via esatta per arrivare alle soluzioni: indicano le vie, poi sta a me decidere quale percorrere. Ad esempio io non volevo iniziare la patente, poi il papà mi ha convinto. Mi ha portato a fare il corso di micologia. Voleva portarmi pure a fare il permesso di caccia ma sarebbe stata una cosa improbabile. Insomma: è stato un momento in cui ho apprezzato entrambi.” Questa è stata l’articolata gemma di J. (classe quarta).
Prendo spunto dalla presa di coscienza di J., quando afferma di essersi resa conto di aver provato paura; vorrei estendere il concetto al rapporto tra paura e coraggio, in maniera da uscire anche dal caso specifico, e lo voglio fare con una frase di Giovanni Falcone: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

Gemme n° 290

F

Ho portato una foto di quando ero piccola, ce l’ho in camera da sempre. Mi ricorda l’infanzia e i momenti belli, mi sono divertita a farla, mi piace la mia posa. La cornice poi l’ho fatta con mia sorella e questo mi riporta a lei e all’importanza che ha per me la famiglia. A ciò aggiungo una canzone che parla di ritorno alle radici che restano importanti anche se si cambia e si cresce.”


Questa è stata la gemma di F. (classe seconda).
Amo le radici. Mi piace andarvi con la mente, fare loro visita col pensiero e, laddove possibile, anche con il corpo; tornare su sentieri percorsi, esplorare con occhi di oggi i luoghi di ieri. La canzone “Radici” di Francesco Guccini si chiude con queste parole: “La casa è come un punto di memoria le tue radici danno la saggezza e proprio questa è forse la risposta e provi un grande senso di dolcezza”.

Gemme n° 288

Per molti mesi questa canzone è stata continuamente trasmessa alla radio; so anche che molti in classe non amano Mengoni, però penso che il testo sia molto bello e dica cose vere. Ritengo sia una canzone che si possa dedicare a chi si vuol bene e il cui bene sta prima del nostro. Io la dedico a mia sorella che ha 6 mesi e mezzo. Gliela farò sentire quando sarà più grande cercando di mettere in pratica quello cui il testo si riferisce. Penso serva a tutti avere accanto una persona a cui dedicare queste parole”. Così M. (classe terza) ha presentato la sua gemma.
La fedeltà, l’esserci, l’interessarsi, l’aprire il cuore all’esistenza di un tu, l’alzare lo sguardo dall’ombelico, il posare l’attenzione un po’ più in là, l’essere volpe per un piccolo principe… sono strade che penso valga la pena provare a percorrere.

Gemme n° 286

mani

Ho portato la foto del ritratto di mio nonno fatto dal padrino di mia madre, il giorno di quest’estate in cui se n’è andato. E’ identico e mi ricorda quanto mi voleva bene; penso sempre a lui quando vedo questa foto”. Questa la gemma di D. (classe terza).
Di nonni purtroppo non ne ho più; penso sia per questo che sono affezionato allo scatto che ho pubblicato sopra. Sono le mani di mio nonno e quelle di mio nipote…

Gemme n° 281

20151012_111508 (1)

Come gemma vorrei parlare del compagno di mia mamma, perché per me è come un padre. Da quando lo conosco, cinque anni, è diventato un riferimento importante, più di mio padre col quale ho da poco riallacciato i rapporti. Mi ha sempre dato affetto, mi tratta come fossi sua figlia. E in questi anni ho anche capito che se un genitore si arrabbia con noi, significa che ci tiene. In 5 anni mi ha dato sentimenti e affetto, emozioni, il voler bene e sono tutte cose più importanti di un tablet o di un pc. Su di lui so che posso sempre contare. E’ iperprotettivo con me, gli voglio bene. Il peluche è uno dei primi regali che mi ha fatto. Anche se all’inizio pensavo che volesse rubarmi la mamma, adesso sono convinta che siamo state fortunate a conoscerlo. Posso dire che mi ha cambiato la vita.” Questa è stata la gemma di L. (classe seconda).
Henrik Ibsen affermava che “La vita di famiglia perde ogni libertà e bellezza quando si fonda sul principio dell’io ti do e tu mi dai”.

Gemme n° 279

4123351522_961b592f0e_o

La mia gemma è una frase; l’ho trovata venerdì, giorno del compleanno di mio fratello. Dice: “Due fratelli non sono amici. Sono come rami dello stesso albero, possono divergere con gli anni ma il loro legame sarà eterno”. Penso che sia profonda per chi ha fratelli e sorelle: capita di litigare spesso, poi si torna vicini, si fa pace…”. Così ha parlato A. (classe seconda).
C’è una frase di Dylan Thomas che rende bene l’idea secondo me: “Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve e mio fratello l’ha buttato giù e io ho buttato giù mio fratello e poi abbiamo preso il tea insieme.”

Gemme n° 277

La canzone è tratta da un dvd sugli Eagles. Hanno attribuito molti significati e soprattutto molti secondi significati a Hotel California (satanici, subliminali…). Per me avrà sempre due significati. Il primo è che evoca il viaggio in California coi miei, il tepore sulla pelle e le stelle. Sembrava di stare in mezzo all’universo. Il secondo significato, più importante, è che si tratta della canzone preferita mia e di mio padre; quando la sentiamo insieme lui si trasforma, la canticchia e mi ha chiesto di tradurla. Mi fa vedere un lato di lui che di solito è nascosto.” Così A. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Penso che i lati nascosti siano alcune delle cose che ci rendono unici; poche persone hanno il privilegio di conoscerli e sono coloro che rispondo al nome di amanti, amici, famigliari…

Gemme n° 270

bimbi

La mia gemma è una foto in cui sono con mio fratello appena nato. Per 6 anni avevo chiesto ai miei genitori un fratellino. Adesso magari sono un po’ meno contenta perché dà un po’ di lavoro… ma in quel momento ero la persona più felice del mondo. La prima volta che l’ho preso in braccio avevo paura di romperlo e la maglietta che avevo indosso l’ho tenuta: avrei voluto portarla ma è in qualche baule della soffitta… quindi ho portato la foto”. Questa la gemma di G. (classe quarta).
La bellezza e la capacità talvolta di saper tornare bambini, magari per riuscire a meravigliarsi pienamente, magari per guardare il mondo in modo diverso: “Lasciati guidare dal bambino che sei stato.” (Josè Saramago)

Gemme n° 268

Alice copia

Arrivo a casa e getto lo zaino per terra, è finita un’altra giornata… “come è andata la visita sportiva xxx, faticato?” è una di quelle domande che fai per educazione, per fare conversazione: tanto l’idoneità la danno sempre, a tutti, sempre.
Mamma è seria, ma non seria da arrabbiata perché la mia camera è un disastro; ha il viso abbattuto di chi si fa un sacco di domande “allora come è andata questa visita?” insisto “Ha la scoliosi, xxx ha la scoliosi”. Aspetta, faccio mente locale, anche yyy ha la scoliosi, ha la schiena un po’ storta ma finisce qui. “Oddio, ma..ma quindi cioè non cambia niente?”. “Il medico non se la sente di darle l’idoneità, bisogna fare altre visite, si vedrà”.
E’ febbraio 2015 quando scopriamo che xxx, mia sorella, ha la scoliosi ossia un problema alla schiena.
È maggio, poche ore e i miei genitori torneranno a casa, con il verdetto, continuerà o no ginnastica?
Peccato, peccato perché c’era dell’altro, molto altro, e io di lì a poco lo avrei scoperto.
Quindi?” scendo in cucina appena sento la chiave muoversi nella serratura.. Ho visto una sola volta papà davvero serio in tutta la mia vita ed è stato quel pomeriggio, non sapevo a cosa pensasse, non capivo perché tanta tristezza nei loro occhi… “xxx deve mettere il busto” arriva fredda come la doccia delle spiagge in estate, dura come lo spigolo del tavolo sul mignolo, è la batosta alla quale non sono pronta, quella che avevo letto sui blog ma avevo ritenuto “casi speciali”, quella che “xxx non metterà mai quella roba, lei è un caso meno grave” e invece no, xxx aveva un inclinazione della colonna vertebrale di già __ gradi, il che era gravissimo.
In 15 anni sono sempre riuscita a schivare le brutte notizie i piccoli problemi che mi si presentavano, ma quella volta era diverso, non c’era il piano B, non c’era un’uscita di sicurezza, era così e basta e a me le cose così e basta non piacevano.
Nelle parole della mamma c’era l’amaro di chi non vuole farsene una ragione, quell’orribile senso di colpa che si teneva addosso, si sentiva responsabile, e poi in fondo c’era la rabbia per non averlo scoperto prima, per non poterlo evitare.
Così salgo in camera, mi chiudo e torno su quel dannatissimo blog, e leggo fino ad aver finito le lacrime, fino ad addormentarmi.
Avete presente gli incubi, quelli in cui ti svegli e capisci che era tutto un sogno, che grazie al cielo era finito tutto? mi sarebbe piaciuto davvero tanto credere che anche quel pomeriggio di maggio fosse solo stato un brutto sogno.
xxx non l’aveva presa male, non le pesava tanto, certo era meglio non averlo ma non aveva pianto, urlato o cose simili, lo aveva messo ed era arrivata a casa con quello che lei ha chiamato jeansetto; è un busto in una speciale plastica leggera color jeans, perché secondo lei è molto più carino e alla moda. xxx lo indossa 20 ore al giorno, ci dorme e soprattutto ci va a scuola, gli amici le hanno fatto mille domande all’inizio, le hanno chiesto di toccarlo e di mostrarlo e lei, lei è spensierata e tranquilla, lo mostra con orgoglio e si diverte pure.
A volte mi capita di pensare a qualcuno che un giorno mi chieda di esprimere tre desideri, me ne basterebbe anche solo uno e sarebbe eliminare questo problema, ridarle la totale libertà.
La cosa che mi fa più male è sentirla dire “questo non lo posso mettere perché si vede sotto il busto” odio sentirla parlare così, non lo merita.
La mamma le ha insegnato che “jeansetto” la rende forte e indistruttibile che si può difendere dagli amici dispettosi, che avrà sempre la pancia piatta e che in inverno non avrà mai freddo. Cose così la rendono forte, le fanno capire che le prese in giro sono inutili.
Il medico disse una cosa quel pomeriggio “la sua vita cambierà radicalmente perché dipenderà totalmente dal busto” una frase così oltre che angosciante è anche totalmente falsa, xxx fa quello che vuole con o senza busto e soprattutto vive come vuole, con o senza busto.
Sono fiera di lei, e non smetterò mai di esserlo, sono fiera per la sua forza, per la determinazione con cui non sgarra, perché se lo tiene un’ora in meno si sente in colpa e soprattutto sono fiera della sua spensieratezza di chi guarda le cose con positività, a lei che è la più grande certezza della mia vita.”

Questa è la gemma con cui A. (classe seconda) ha voluto parlare di sua sorella. E ci ha fatto un grande regalo parlando di coraggio, di paura e di speranza. Sant’Agostino diceva “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle”. Anche guardare le cose in modo diverso dal previsto è cercare di cambiarle. E ci vuole coraggio.

Gemme n° 254

papà

Ho portato come gemma un oggetto per me molto importante; l’ho regalato a mio papà per la sua festa. Dimostra l’affetto che c’è fra noi. Ma non è solo un regalo: è una specie di ricordo perché lui quest’estate ha avuto problemi di salute al cuore, è stato per un mese in ospedale e non sapevo come sarebbe andata. Dormivo sul divano col cuscino e quindi mi ricorda che gli voglio tanto bene”. Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
A commento pubblico il video di “Immagini che lasciano il segno”, canzone dei Tiromancino che presenta le parole di un padre verso la figlia: “Immagini che lasciano il segno e resteranno dentro ai miei occhi nel tempo. Se ti guardo io rivedo me stesso, ti addormento e nel silenzio del tuo cuore sento il battito ora che sei diventata la ragione che mi muove. Tu, inventi il tuo cielo tra linee di colore, tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome, tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo, tu, della mia esistenza sei l’essenza. E così sei riuscita a cambiarmi, ritrovandomi forse un uomo migliore. Ti proteggerò dal vento, poi ti guarderò sbocciare, sei la mia motivazione, la passione che mi muove…”.

Esplorando

4872834312_3f92d746eb_z
Foto tratta da http://flickrhivemind.net/Tags/portonogaromargreth/Interesting

Il termometro della mia auto segna 40° alle 16.15 di mercoledì 22 luglio. Parcheggio nello spiazzo davanti a Porto Margreth, a 5 km circa dal centro di San Giorgio di Nogaro. Aspetto che arrivi Sara, con cui ho appuntamento per visitare il Centro Stella Maris. Non so nulla: né delle attività de centro, né di come funzionino le cose dentro un porto commerciale. E non lo scriverò qui, perché penso sia bello poter toccare con mano, fare incontrare ai propri occhi quei luoghi. Appoggio sulla tastiera solo alcune parole che ho sentito risuonare là e che mi voglio portare dentro come suggestioni: casa, mare, accoglienza, famiglia, distanza, lontananza, lavoro, fatica, sorriso, parola, dialogo, ascolto, sicurezza, burocrazia, sequestro, permesso, trasporto, compagni, etnie, globalizzazione, cose, internet, paga, diritti, salario, mondo, collaborazione, gruppo, capitaneria, volontari, bicicletta, a bordo, timore, coraggio, caritas, legno, acciaio, container, mesi, lingue, russia, ucraina, filippine, siria, egitto, marittimi, sea star, turchia, bandiere ombra, abbandono, isolamento, sindacato.
Non desidero aggiungere altro, perché vorrei portarci delle classi e preferisco sentano parlare i testimoni diretti. Un grazie a Fausta, Sara ed Eugenio per questa esperienza, rinfrescante per l’anima.

Gemme n° 246

frena

Una foto mia e della famiglia: questa è la gemma. E’ una foto vecchia, eravamo appena tornati da una camminata ed è una delle poche in cui siamo tutti insieme. Tengo molto alla foto e alla famiglia: i genitori ti crescono, ti insegnano tutto, ti proteggono. Ho pensato che la gemma non poteva che essere questa”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
Scrive Leo Buscaglia in “Vivere, amare, capirsi”: “Anche il concetto di noi stessi – chi siamo – lo apprendiamo soprattutto nella nostra famiglia. Nessuno insegna mai a essere genitori. All’improvviso vi ritrovate con un bambino vostro, ed è fatta. Potete sentire la responsabilità, ma potete filtrarla esclusivamente attraverso ciò che siete. Ecco perché questa mattina ho detto che la cosa più importante è che diventiate la persona più grande, più ricca d’amore del mondo… perché è questo che darete ai vostri figli… e a tutti coloro che incontrerete”.

Gemme n° 232

F1

F2

Si è avvicinato alla cattedra con una insolita insicurezza, quasi fosse il corpo a borbottare, con un foglio in mano. “Ho portato come gemma una specie di lettera, trovata su tavolo della cucina la mattina del mio 18° compleanno. Di solito sono io quello che si sveglia per primo e che “apre” la casa, ma quella mattina qualcuno mi ha anticipato scrivendomi questo. Prof, le chiedo di leggere perché non penso di riuscire ad arrivare in fondo.” Ho proceduto con la lettura. “La lettera è di mia sorella. E’ una prima lezione di vita, datami da chi ha più esperienza e penso sia preziosissima. Per certi aspetti è il regalo più importante che abbia ricevuto”. Questa la gemma di F. (classe quinta).
Anche io, come F., ho una sorella più grande. Penso che, se ben costruito, sia uno dei rapporti più inossidabili, sinceri, tenaci, complici che ci possano essere, vuoi per la consuetudine, per la convivenza, vuoi per l’essere carne della stessa carne. Una grande, enorme fortuna.