“Quest’anno come gemma ho portato qualcosa di veramente speciale, il mio primo nipote. Si chiama C. ed è nato il 29 settembre 2023 alle 8:10 del mattino. Per me è stato un raggio di sole, la cosa più bella che potesse mai capitarmi in uno dei periodi più difficili per me che mi hanno portato a prendere decisioni importanti e ritrovarmi quasi ogni giorno in posti in cui non avrei avuto voglia di essere: sapere che al mio fianco avrei avuto, e a oggi ho, una creatura così bella e piccola mi faceva entrare in un’altra dimensione, magnifica e perfetta e mi dava la forza per andare avanti. Non passo troppo tempo assieme a lui perché sono spesso fuori casa oppure lui dorme o mangia, però quando lo tengo in braccio mi sento la persona più fortunata del mondo. Ho imparato a cambiarlo, mettergli le calzine e scegliere i vestiti più belli per lui che può sembrare scontato ma non lo è. Se penso a lui sono veramente felice, mi fa impazzire tutto ciò che fa e mi rende felice vedere come ha stravolto la vita di tutti quanti nella mia famiglia”. (M. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la mia nonna. La nonna era l’unica che da piccola mi comprava una brioches al bar in spiaggia, mi accompagnava in acqua quando nessun altro voleva fare il bagno e non mi chiedeva mai di apparecchiare la tavola la sera. La nonna stava con me quando litigavo con la mamma e mi prendeva il gelato per tirarmi su. La nonna viene a casa mia ogni lunedì e spesso porta il tiramisù o qualche torta che prepara lei, perché sa che amo i dolci. Se il pomeriggio mi addormento, aspetta che mi svegli prima di andarsene per potermi salutare. La nonna resta sveglia dopo le nove se la chiamo per raccontarle qualcosa e, se la chiamo nel bel mezzo della notte per raccontarle un sogno, si sveglia e risponde. La nonna mi tratta come se fossi sua figlia e cerca di godersi ogni momento con me e la stessa cosa io con lei” (V. classe seconda).
“Ho scelto di portare come gemma questo braccialetto in quanto è il primo regalo che mi ha fatto il mio ragazzo e lo ricollego a momenti di serenità e felicità” (B. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una calamita che mi è stata regalata da una persona che di recente si è aggiunta nella mia vita. Presa al Museo Moco dell’arte moderna e contemporanea di Barcellona, rappresenta per me il regalo più semplice e al contempo più originale e apprezzato che abbia mai ricevuto. La frase tradotta significa: “sii il motivo per cui qualcuno sorride oggi”, un concetto che sin da piccola ho sempre avuto, e forse è anche per questo che il regalo mi ha sorpresa così tanto; l’ho trovato vicino a me. Tutti possono avere un “giorno no”, in cui l’unico obiettivo che si ha è quello di arrivare al termine della giornata. La frase mi ha ricordato proprio i miei “giorni no”, in quanto anche se rappresentano dei momenti negativi ci tengo molto che gli altri non ne vengano influenzati” (D. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare le scarpe che uso per andare a correre con mio papà. Anche se non saranno molto belle o all’ultima moda hanno un significato simbolico per me, rappresentano tutte le volte che io e lui abbiamo passato e passiamo un bel momento padre e figlia. Lo stimo molto, soprattutto per il fatto che ha sempre il sorriso stampato sul viso, torna a casa da lavoro stanco e invece di riposarsi a casa la domenica mattina, decide di correre per farmi felice” (I. classe seconda).
“Queste siamo io e A., la mia migliore amica. Da piccole ci conoscevamo di vista per esserci viste in spiaggia o uscire dalle nostre case estive, siccome abitiamo nello stesso condominio. Col tempo abbiamo iniziato ad andare in spiaggia assieme, a fare la spesa assieme o anche solo vederci nel giardino di sera dato che non potevamo uscire. Pur di vedere A. la accompagnavo alle 6 di mattina in spiaggia solo per giocare col suo cane, per poi trovarci a fare colazione a casa sua. Ora esco di casa con la borsa piena di vestiti per dormire da lei, così da poter passare più tempo insieme, anche solo per guardare un brutto film per poter ridere un po’. A. nonostante si arrabbi se non riusciamo a vederci mi sta sempre vicino: basta un messaggio in cui le chiedo aiuto per qualsiasi cosa e lei mi risponde. A. è importante ed è praticamente la mia seconda sorella” (V. classe prima).
“Quest’anno ho riflettuto parecchio su cosa avrei potuto portare come gemma, non perché non avevo delle cose da portare bensì perché le cose che avrei voluto portare erano davvero molte. Così ho scelto un oggetto che potesse racchiudere in qualche modo tante piccole gemme che hanno contribuito a riempire quest’anno con tante emozioni ed esperienze. Quindi ho portato una macchina fotografica analogica e anche alcune foto che ho scattato durante momenti di grande spensieratezza e felicità. Questa analogica in particolare è la terza che utilizzo; la prima l’avevo comprata insieme alle mie amiche durante un viaggetto che avevamo fatto insieme a Trieste ad aprile, infatti è piena di foto che abbiamo scattato durante quella giornata. La seconda comprendeva principalmente foto che ho scattato durante le mie vacanze in Grecia e alcune foto scattate a Londra. Nella terza (ovvero questa), che non ho ancora terminato, ci sono altre foto di Londra, un paio di foto fatte ad alcuni concerti a cui sono andata quest’estate ma soprattutto tante foto delle mie amiche. Ho scelto di portare la macchina fotografica non perché sia la mia più grande passione, bensì perché a me piace davvero molto scattare foto a luoghi e a persone che amo, di cui vorrei ricordarmi per sempre, infatti anche la galleria del mio telefono è davvero piena di foto. Le mie foto non devono necessariamente avere un significato profondo, semplicemente rappresentano ciò che io considero bello. Molte foto mi ricordano del luoghi, ricollegabili a delle avventure che ho vissuto; altre ritraggono le amiche, una delle cose che amo di più fotografare, soprattutto mentre fanno cose semplici e spontanee; secondo me le mie amiche sono davvero davvero belle, non solo esteticamente, loro hanno qualcosa che le fa splendere in tutto ciò che fanno. Faccio tante foto durante delle belle esperienze memorabili, così che anche nei momenti di tristezza, nei quali la mia mente non riesce a spostarsi dai pensieri negativi, io possa riguardare le mie foto ed ecco che subito ritorna un grande sorriso: mi basta semplicemente guardare una foto scattata in un momento pieno di serenità per stare un po’ meglio. C’è una frase di una delle mie canzoni preferite dei The Cure, ovvero Pictures of You, che dice “I’ve been looking so long at these pictures of you that I almost believe that they’re real; I’ve been living so long with my pictures of you that I almost believe that the pictures are all I can feel” (ovvero “ho guardato così a lungo queste tue foto che quasi credo che siano reali; ho vissuto così a lungo con le mie foto di te che quasi credo che le immagini siano tutto ciò che posso sentire”); diciamo che per me le foto sono appunto un modo per rivivere i ricordi e farmi tornare “a quei momenti lì”, intrisi di serenità. Inoltre scattare foto alle persone è uno dei miei modi per dimostrare affetto, è per questo che cerco, nella quotidianità, di “cogliere l’attimo” e scattare qualche foto durante dei momenti spontanei: secondo me infatti le foto più belle sono fatti negli attimi più inaspettati. Per me fare foto è sia una “dimostrazione di amore” verso persone, cose o luoghi che sto fotografando, sia un mezzo per non dimenticarmi mai delle esperienze vissute, così da ricordarmene sempre; mi trasmettono speranza e allegria, sono un modo per ricordarmi che nonostante i momenti brutti, durante i quali magari è difficile trovare un motivo per continuare ad andare avanti, ci sono anche molti momenti pieni di felicità, che mi permettono di andare avanti nella speranza di vivere ancora tanti momenti come quelli” (S. classe terza).
“Ho pensato molto a cosa avrei potuto portare quest’anno come gemma. L’unica cosa di cui ero certo è che avrei portato un ricordo da condividere con la classe, ma ne sono successe di cose negli ultimi tempi e non voglio sprecare il tempo di tutti elencandole una alla volta. Quindi ho portato una canzone che ho scoperto circa 6 mesi fa e da allora non ho mai smesso di ascoltarla. Il testo parla della nostalgia e del voler riaggrappare i momenti felici della vita, anche se alla fine dobbiamo tornare al presente. Questo tema è decisamente azzeccato anche perché spesso e volentieri mi capita di passare le notti insonni a ricordare eventi della mia vita, sia belli che brutti” (T. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare il DUM (Dinsi une man), l’esperienza che ho avuto il piacere di ripetere per la terza volta questa estate. Nell’anno che è passato tra i due turni ho capito quanto questo volontariato sia importante per me e riflettendo ho compreso che è grazie a questa esperienza che poi ho deciso di voler intraprendere medicina come studi universitari per aiutare le persone. È difficile spiegare cosa renda così speciale questa settimana di volontariato semplicemente perché è un’esperienza che si comprende quando si vive; il dum per me è come una famiglia ormai ed è un posto dove provo una felicità pura e sincera che non trovo da nessuna parte. La foto che ho scelto ha un significato specifico, siamo io e una delle persone che mi erano state affidate, G.. G. non è una persona che parla molto o che abbia voglia di socializzare, lui sta nel suo e non partecipa spesso alle attività che organizzavamo; accettare questa cosa per me era difficile nei primi giorni, cercavo ripetutamente di coinvolgerlo e al suo rifiuto nella mia testa era come se stavo fallendo nel mio compito di volontario. Con il passare dei giorni ho capito che è normale che lui non abbia voluto partecipare e che era fatto così. Una cosa che non ho menzionato è che G. odia le foto, non penso ci sia cosa che odi di più nell’intero soggiorno e, quando era tempo della giornata della fotografia, lui, nella foto di gruppo non ha voluto partecipare nonostante la mia insistenza e mentre gli altri ragazzi stavano facendo un lavoro in cui modificavano le foto G. era seduto su una panchina a controllare il telefono. Ad un certo punto mi chiamano e mi dicono che G. vuole una foto con me io ho risposto “no non le vuole non fa mai foto non insistete”, ma mi hanno risposto che ha chiesto specificatamente una foto con me e in quel momento mi sono come illuminato e dopo aver fatto la foto mi ricordo che gliel’ho data e lui l’ha conservata nel suo marsupio ed ero estremamente contento perché era come se le cose che facevo come volontario avessero avuto un riscontro e una ricompensa. Non dimenticherò mai a cena quando mi mostrava sul telefono gli articoli che Google consigliava e mi ha parlato di come i nidi di vespa siano pericolosi e quali fossero i modi di mandarli via oppure quando gli scrivevano lettere e sorrideva mentre le leggeva. Questi sono i ricordi che terrò stretto sempre a me fino alla morte e questa è anche la magia del volontariato: connettersi con altre realtà che sembrano distanti ma in realtà sono più vicine a noi di quanto pensiamo.” (E. classe quinta).
“È da qualche anno che vado dalla psicologa e una volta era venuto fuori il discorso della felicità. Lì per lì non sapevo molto bene che cosa risponderle, perché effettivamente non sapevo cosa mi rendesse davvero felice. Questa estate per caso, ho iniziato a scrivere nelle note del mio cellulare una sorta di rubrica in cui scrivevo “cose che gli sconosciuti fanno che mi rendono felice”. Diciamo che sono molte le cose che sono state scritte:
1. “La signora che incontro sempre dopo scuola quando vado a prendere il bubble tea che mi sorride sempre”. L’anno scorso finivamo scuola a mezzogiorno e quaranta e per questo motivo, finita scuola, tornavo subito a casa per pranzare e tornavo subito ad uscire per prendermi il bubble tea prima di iniziare a fare i compiti. Mi capitava tutti i giorni di incontrare questa signora; io non conosco lei come penso lei non conosca me, eppure mi sorrideva sempre. Questa cosa era in grado di cambiarmi totalmente l’umore e migliorarmi la giornata.
2. Un’altra volta mi trovavo a Lignano perché c’era una mia amica che faceva stagione. Ero con mia mamma ferma ad aspettare questa mia amica, quando è passata una famiglia su un risciò: erano una mamma, un papà, un ragazzo che penso avesse la mia età e presumo il suo fratellino più piccolo. Ad un certo punto, dopo svariate volte che avevano fatto su e giù, i genitori si sono fermati davanti a me e mi hanno detto “sai siamo ripassati davanti a te perché sei proprio carina”. Questa cosa mi ha davvero migliorato la giornata.
3. Mi trovavo al ristorante di mio papà e in qualche tavolo più in là, c’era una signora che penso abbia avuto 70 anni. Stava cercando di aprire una bottiglia d’acqua, non riuscendoci. Così mio papà le aveva chiesto se avesse bisogno di una mano e lei disse di sì. Subito dopo la sentii sussurrare “ogni tanto abbiamo bisogno degli uomini, TERRIBILE”. Questa frase è stata in grado di cambiarmi la giornata.
“Questa volta ho deciso di portare un video per la gemma invece di un testo e un oggetto come ho fatto l’anno scorso. Ho creato un video recap del mio 2022 dei momenti in cui mi son sentita più spensierata e felice e che ho potuto condividere con gli amici che mi hanno aiutato tanto e che sono stati al mio fianco durante quest’anno particolarmente difficile” (E. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare il valore che ha per me viaggiare e conoscere cose nuove. Da quando sono bambina i miei genitori hanno reputato il viaggio una parte fondamentale della crescita sia mia che di mia sorella: esso mi ha aiutata a sviluppare un certo senso di tolleranza verso il diverso, che comprende verso città e culture nuove, ma soprattutto verso le persone. Amo viaggiare anche perché in qualsiasi posto dove io sia stata sono andata alla ricerca dell’arte e dell’architettura, cose che porterò nella gemma del prossimo anno. Partire rappresenta anche un momento per unire la mia famiglia dato che per la scuola non passo tanto tempo con loro. Ho scelto questa foto perché rappresenta il primo viaggio che ho fatto senza restrizioni per il covid. Durante il periodo della quarantena e poi di tutte le restrizioni tra regioni ho sofferto parecchio il distacco da quella che ormai era diventata un’abitudine. Questa è una foto che ho scattato a Sappada, luogo molto caro a me e tutta la mia famiglia perché era una delle mete predilette dei miei nonni. Mi ricorda quindi tutti quei momenti che non potrò più passare con loro ma allo stesso tempo mi torna in mente la felicità di quegli attimi” (G. classe quarta).
“La gemma che ho deciso di portare è la canzone di Martin GarrixHigh on life. Questa canzone mi starà per sempre a cuore perché non dimenticherò mai quella sera di tanti tanti mesi fa, quando l’ho fatta scoprire e ascoltare alla mia ragazza G., e ho potuto finalmente leggerle un pezzo della canzone nel ritornello che fa “And I’d walk a million miles just too see your smile, ‘til the day I die”. Infatti, per molto tempo avevo aspettato una persona a cui poter dedicare queste poche ma per me importantissime parole piene di significato, e proprio in lei ho visto questa persona, qualcuno che mi aveva (fino a quel momento, ma ancora oggi) fatto stare benissimo, sentire finalmente felice, dopo tanti brutti momenti, voluto e amato. La canzone è ormai diventata una delle mie preferite perché se prima la amavo semplicemente perché mi piaceva la melodia e il ritmo, adesso la amo soprattutto perché da quel momento è diventata la “nostra canzone” e ogni volta che la ascolto mi rendo conto della fortuna che ho ad avere lei e mi vengono in mente tutti i bei momenti passati e presenti con lei che ho messo e continuo a mettere costantemente nel cassetto dei ricordi” (R. classe terza).
“L’idea di portare questa gemma mi è venuta in mente passeggiando per le strade decorate di Udine ed ho pensato subito al fatto che si stia avvicinando il Natale, e che io non me ne stia quasi accorgendo. Mi sono ritornati in mente tutti i Natali trascorsi, soprattutto quelli di quando ero più piccola. Era davvero un periodo bellissimo perché l’atmosfera, la musica mi facevano stare bene ed ero molto felice. Mi sono sempre piaciuti di più i giorni precedenti piuttosto che il giorno in sé, anche se lo passavo con la mia famiglia, perché quella giornata sembrava che durasse davvero poco. Ora che ci penso mi dispiace di non riuscire più a sentire questa atmosfera come una volta, e al contrario di quando ero bambina, non sono più felice spontaneamente in questo periodo che mi fa pensare troppo a tutto. Vorrei riuscire a vivere a pieno ogni momento, perché anche se non lo rivivremo mai più, diventerà un bellissimo ricordo” (S. classe terza).
“Io ho deciso di portare come gemma due foto di quando ero piccola. Nella prima sono con mio cugino: mangiavamo i grissini mentre guardavamo i cartoni. Ho scelto questa foto perché quando la guardo ora mi trasmette felicità e mi fa tornare in mente tanti bei ricordi e momenti passati insieme a lui. Nella seconda ci sono io da piccola: rivedendola adesso mi trasmette gioia e tenerezza” (L. classe terza).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare la foto dell’ultima alba che sono riuscita a vedere quest’agosto. Può sembrare una cosa banale però l’alba mi ricorda molto quest’estate, tutte le notti passate in bianco con le mie amiche, le ore passate sui lettini, chi a parlare e chi a dormire, solo per vedere il sole sorgere, la felicità ogni volta che vedevamo il cielo colorarsi come se fosse la prima volta. Insomma l’alba mi fa ricordare il periodo estivo, in cui stavo bene ed ero felice” (E. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare Bigger Than Me di Louis Tomlinson. Questa canzone è molto importante per me perché mi ricorda uno dei giorni più belli della mia vita, ovvero il concerto di Louis Tomlinson a Milano. Questa esperienza è stata indimenticabile per molte ragioni. Innanzitutto è stato il mio primo viaggio fuori dal Friuli, in una città che avevo sempre sognato di visitare. Poi, ho avuto finalmente l’opportunità di incontrare la mia migliore amica a distanza per la prima volta. In particolare, ho scelto questa specifica canzone perché è uscita pochi giorni prima del concerto, e non l’aveva mai cantata prima. Milano, infatti, è stata la prima a sentirla dal vivo. Ogni volta che sento questa canzone mi vengono in mente tutti i bellissimi momenti che ho passato in quei due giorni a Milano, e mi fa realizzare quanto io sia stata fortunata a vivere un’esperienza del genere” (A. classe seconda).
“Come gemma ho portato il cd Harry’s House, il nuovo album di Harry Styles. Ho scelto questa gemma perché ho molti ricordi legati a questo cd. Mi è stato regalato dai miei genitori per il mio compleanno quando io e la mia famiglia siamo andati a Gardaland per il compleanno mio e di mio fratello e quindi mi ricorda molto la spensieratezza e la felicità di quel periodo. L’ho scelto anche perché sono molto legata a Harry Styles come cantante e come persona, perché è il mio cantante preferito e inoltre c’è sempre nei momenti più difficili per me, ogni volta che ho bisogno di essere felice ma anche triste lo ascolto sempre e per me è una persona molto importante” (N. classe seconda).
“Come ultima gemma del mio percorso al liceo ho deciso di portare una breve scena del mio film preferito, un film che mi ha aiutata a crescere e lo continua a fare ogni volta che lo riguardo. Si chiama La Storia della Principessa Splendente, ed è un film di animazione spettacolare che non smetterò mai di consigliare. Ho scelto una scena molto breve e a mio parere particolarmente significativa. Kaguya, la protagonista, trascorre un veloce ed intenso momento di felicità, il primo dopo tanto tempo. Questa scena mi ricorda com’è facile sorridere per le piccole cose, come in questo caso per l’arrivo della primavera. Mi ricorda di un periodo triste e difficile della mia vita e di come ora sto lentamente riscoprendo tutte le piccole cose che mi rendono felice. Mi ricorda che la felicità si può trovare ovunque. E dopo quell’interminabile periodo della mia vita segnato dall’infelicità e dalla pesantezza, è strano riuscire a sorridere di nuovo per le cose più piccole e apparentemente insignificanti. E per quanto sia ancora difficile per me accettare una realtà diversa da quella in cui ho vissuto per tanto tempo, finalmente noto che tutto sta cambiando. Persone, luoghi, momenti e sensazioni che ho ignorato per anni, finalmente si stanno facendo spazio nella mia vita per renderla più serena” (M. classe quinta).
“Questo che vedete è un piccolo scatto rubato, una foto del 10 settembre che ho scattato durante il primo ballo di quei due ragazzi innamorati, e che sono anche i miei zii. Li chiamo ragazzi perché l’amore di cui si inondano l’un l’altro ho avuto solo la possibilità di immaginarlo, un po’ come nelle commedie romantiche che danno quasi la nausea o in quelle lettere dei vostri bisnonni alle loro mogli cariche di speranza e amore. Dovete sapere che mio zio detesta ballare, si definisce “un tronco d’albero rinsecchito” e sbuffa ogni volta che qualcuno prova anche solo a porgli la domanda “ti va di ballare?”. Ma quella sera non ha smesso di muoversi un secondo e dal suo sorriso deduco si stesse anche divertendo abbastanza. Tutto merito della donna che ha a fianco, anzi direi dell’amore perché si sa, quando si è davvero innamorati si fanno cose che non ci aspetteremmo pur di rendere la nostra persona contenta, anche solo per un minuto. Effettivamente chi mi conosce sa che non sono una persona su cui la parola “amore” sta proprio bene addosso: non sono particolarmente empatica, non dimostro affetto facilmente, probabilmente quasi mai, e non credo nemmeno nell’atto del matrimonio. Forse perché fin da bambina ho visto amori tramontare e innamorati diventare sconosciuti, o forse perché l’idea di rendermi vulnerabile a qualcuno mi terrorizza. E allora perché questa foto? Quella sera è scattato qualcosa in me, ho sentito un’impercettibile scossa travolgermi da un lembo all’altro del mio corpo e che mi ha portato a riflettere e rivedere degli aspetti che regolano i meccanismi della mie mente e conseguenti riflessioni. Sono sempre stata convinta che questa generazione non è mai stata in grado di riconoscere il vero significato dell’amore e per questo ha dato vita ad un’altra versione di questo per tentare di colmare l’inevitabile vuoto creatosi, anche se non ne ha nulla a che vedere. I ragazzi si circondano di relazioni false, di breve durata, ingannevoli, dolorose e immature. È un ciclo tossico che non ha fine. Eppure quella sera il mio occhio ha captato qualcosa di diverso, qualcosa di finalmente autentico. Ho visto una luce nei loro occhi che non avevo mai visto prima, un senso di rispetto, di sostegno, un legame profondo che mi ha colpito immensamente. Nonostante i miei protagonisti non appartengano ovviamente alla mia generazione, mi hanno comunque fatta riflettere molto sulle mie idee poiché queste partivano sempre da una concezione relativamente pessimista delle relazioni sentimentali. Non che non ne abbia mai viste di vere prima d’ora, eppure vedendoli così innamorati e insieme proprio davanti ai miei occhi mi ha fatto nascere in me l’idea per la prima volta che forse, in fondo, è ancora possibile tutto ciò e non è solo una stupida fantasia nell’anticamera del mio cervello. Tutto questo per invitare gli altri, ma soprattutto me stessa, a buttarci un po’ di più nelle situazioni che ci mettono potenzialmente paura o in quei legami o conoscenze che ci sembrano voler solo fare del male. Magari si scopre qualcosa di bello, qualcosa di inaspettato, qualcosa di autentico” (V. classe quinta).