Filosofia

 

perché

La filosofia serve a non dare per scontato. Nulla. La filosofia è uno strumento per capire quello che ci sta attorno – per capire quello che ci sta dentro probabilmente è più efficace la letteratura -, ma capiamo davvero quello che ci sta attorno se non diamo per scontate le verità che qualcun altro ha pensato di allestire per noi. Fare filosofia – cioè pensare – significa imparare a fare e a farsi delle domande. Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dire no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Cioè a chi vorrebbe pensare per noi” (Gianrico Carofiglio, Il bordo vertiginoso delle cose).

 

Il filosofo

Giacomo_Ceruti_Filosofo

C’è un quadro che ha attirato la mia attenzione qualche settimana fa. E’ “Il filosofo” dipinto da Giacomo Ceruti, qui presentato da Vittorio Sgarbi su Sette.

“L’insolita composizione ci presenta un soggetto più volte affrontato in chiave caravaggesca o tenebrosa nel corso del XVII secolo: il filosofo solitario vestito di stracci come un mendicante che si misura o si accredita con il sapere rappresentato dai libri. Ceruti introduce due varianti che assimilano, vieppiù, il filosofo all’ambiente dei mendicanti. D’altra parte i cinici prendono il nome da kynikos, cane, per esplicito riferimento all’indifferenza per i beni terreni, alla concentrazione nei pensieri, che distoglie da ogni cura o beneficio materiale, assimilando la vita del filosofo a quella del cane. Ceruti interpreta il tema alla lettera, e la sua intuizione formale più evidente e felice è lo spazio davanti a un muro di pietre sconnesse nel quale si accomoda disteso sulla terra il personaggio in cui è inevitabile identificare un filosofo antico che potrebbe essere anche un sofista o Socrate o Diogene in attesa di Alessandro. Diogene Laerzio racconta di Diogene il cinico: «[Alessandro] si fece appresso a Diogene, andandosi a mettere tra lui e il sole. “Io sono Alessandro, il gran re”, disse. E a sua volta Diogene: “Ed io sono Diogene, il cane”. Alessandro rimase stupito e chiese perché si dicesse cane. Diogene gli rispose: “Mi dico cane perché faccio le feste a chi mi dà qualcosa, abbaio contro chi non dà niente e mordo i ribaldi”». In effetti, in quell’angolo nel quale il pittore lo ha ristretto, il filosofo sembra, con la luminosità che lo irradia, godere del sole per meglio leggere il suo libro, mentre usa gli altri, chiusi, per trovare un comodo appoggio. Possiamo così dire che le varianti del Ceruti, rispetto al soggetto rappresentato nel secolo precedente, sono nel concepire la figura distesa, e non in piedi, di tre quarti, contro uno sfondo indefinito; nell’immaginarla concentrata nella lettura, invece che nell’incrociare il nostro sguardo tra meditazione e desolazione; nell’averla vestita con abiti chiari. Sono elementi che rendono originale e sorprendente l’invenzione del Ceruti, che già si era esercitato, fuori dai soggetti allegorici, in analoghe composizioni, del suo mondo più consueto, come il Pitocco in riposo, davanti a un muro di blocchi di pietra, del ciclo di Padernello.

La consistenza dei panni e il blu dei pantaloni, quasi jeans, rimandano a opere tra il 1730 e il 1735, come il Giovane popolano con cappello. La disarmata semplicità è prerogativa del pittore, soprattutto in quegli anni. Quando i soggetti di poveri e mendicanti sembrano i temi esclusivi del pittore che descrive scene di vita popolare “color di polvere e di stracci”, così da giustificare la definizione di Testori: «L’Omero dei diseredati».”

Siamo tutti scheggiati e feriti

Ennesimo bel pezzo di Roberto Cotroneo

Hegel in una paginetta

Visto il titolo, la maggior parte dei lettori si aspetterà di trovare una paginetta con la sintesi del pensiero hegeliano. Niente di tutto ciò. Semplicemente una pagina scritta da Stefano Cazzato su Rocca n° 9 di quest’anno. Ha fatto molto sorridere anche Oscar, un collega che insegna filosofia (“peccato che non ci sia però quella paginetta” mi ha rivelato alla fine della lettura). La dedico a tutti i miei studenti ed ex-studenti che sono alla ricerca di quel telos di cui si parla verso la fine.

“Senti collega, tu che sei filosofo, non è che avresti una sintesi di Hegel?

Potrei scriverti qualcosa sullo spirito della sua filosofia!

hegel, telos, filosofia, senso, vita, passioneMagari! Ti ringrazio, a nome di mia figlia. Stanno studiando Hegel all’Università e non stanno capendo niente. Io le ho detto che non deve capire tutto Hegel ma solo la tesi fondamentale. Il fatto è che è una ragazza onesta, responsabile e vuole andare a fondo.

Dovresti essere contenta di tua figlia. E’ un simbolo dell’eticità, così rara oggi, incarna il dovere.

Sarà! Certo che Hegel è proprio na iena, un osso duro. Come si fa a farlo capire a sti ragazzini. Altri saperi sono più abbordabili.

La filosofia è tutta un’altra storia.

Un mio professore di storia della filosofia al Liceo ci diceva che Hegel era indeciso tra la filosofia e la storia e allora, nell’incapacità di decidersi, si inventò la filosofia della storia. Io non ho mai capito che cos’era la filosofia della storia, ma la battuta mi piaceva.

Oggi qualcuno contesta Hegel sostenendo che è più importante la filosofia della storia. Ma anche questa è un’altra storia. Comunque un sistema per far capire Hegel c’è. C’è una logica, una volta che si è capita quella, più o meno si è capito Hegel. Cercherò di essere il più concreto possibile.

Bravo, gli ho dato una letta a Hegel e mi sembra troppo astratto.

Assolutamente no!

Fai tu, è veramente provvidenziale il tuo aiuto.

Sì, però i concetti fondamentali la ragazza deve conoscerli. Quanto tempo ho?

Falle una paginetta. Sennò diventa una storia infinita.

Una soltanto? Provo a farne tre, per arrivare a un minimo di conoscenza ce ne vogliono almeno tre. Poi, se non è sufficiente ne facciamo altre tre! E se è necessario altre tre. Con un autore così non si può andare a caso.

Vabbé, ti ringrazio, quando hai finito me lo dici.

Hegel è come un viaggio avventuroso, lo inizi e non sai mai quando lo finisci. In realtà poi si trova un modo per arrivare alla conclusione. Dai, vedrai che tutto è bene quel che finisce bene.

Io vorrei che mia figlia fosse più disinvolta, vorrei che non si facesse tanti problemi di coscienza. Vorrei che fosse più spiritosa e meno spirituale. Bùttate! A questo mondo te devi buttà.

Più che buttarsi deve usare l’astuzia della ragione. Andare per tappe, piano piano, gradatamente, acquisendo una graduale consapevolezza delle difficoltà, superarle con lo studio e con l’impegno e tutto si risolve prima o poi.

E lei fa così. Invece si deve fare furba, come si fanno furbe le amiche sue, che si presentano agli esami quando sono ancora a metà della preparazione. Lei… deve studiare tutto! Ma perché tutto? E’ una coscienza infelice mia figlia. Ma che te manca, le dico io? Se non arriva la sera, i libri non li lascia.

Meglio un eccesso di telos che la superficialità e lo smarrimento dei nostri tempi. Che ne dici?

Cioè?

Il telos è tutto in Hegel. Senza telos non si va da nessuna parte e tanto meno dalla parte giusta.

Non ti capisco, collega!

Telos, freccia, direzione, meta, obiettivo, tendere verso qualcosa, appassionarsi a qualcosa, impegnare le forze in vista di un risultato.

Cioè successo, competizione, sbrigarsi per arrivare prima degli altri perché la vita è una gara.

Non esattamente.

Non mi confondere le idee e falle stà paginetta, okay?

La intitoliamo: ciò che è leale è anche razionale! Ti piace?

Certo che siete proprio strani voi filosofi! Na paginetta eh, non t’allargare! Che deve far presto! Bisogna stare al passo coi tempi.”

L’ombra

Venerdì sera, dopo una cena in una trattoria di Roma, tornavo al mio albergo in compagnia di altre persone che erano lì per il mio stesso motivo. Siamo finiti a parlare di religione e di fede, di certezza di fede differente dalla certezza scientifica. E oggi ho letto questa frase di Julien Green: “Il credente è seguito dal dubbio come ogni uomo è seguito dalla sua ombra. Sa che l’ombra è lì e che di per sé essa non è niente, ma scompare soltanto con colui che ha seguito fino alla morte”.

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