Una risposta proporzionale alla domanda

onde

Un intervento dell’astrofisico Marco Castellani sull’ultima scoperta/dimostrazione dell’esistenza delle onde gravitazionali. All’inizio di quest’anno nelle quinte abbiamo letto “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli; a breve presenterò il pensiero di Vito Mancuso. Questo articolo e il video allegato, pubblicati su Darsi pace, sono decisamente utili per riflettere. Qui invece il blog personale di Marco Castellani.
Siamo abituati così, a lasciar scorrere la scienza così, appena accanto alle cose che ci interessano, di cui ci occupiamo giornalmente. Forse non una presenza scomoda, certo no. Però spesso ininfluente, nella vita quotidiana. Ci sono però momenti nei quali anche l’ambito solitamente ristretto ed impermeabile della ricerca, così usualmente ben confinato, deborda. E accade che improvvisamente i media si accorgano della quantità di persone e di risorse impiegate cercando di comprendere come funziona l’universo, nell’investigarne i meccanismi segreti, le dinamiche più riposte. Un anelito antichissimo, un tempo territorio del mito, oggi campo di indagine squisitamente razionale.
Dopo anni e anni impiegati nella affannosa caccia, nel pomeriggio del giorno 11 febbraio 2016 è stata finalmente annunciata la detezione delle famose onde gravitazionali. C’è un segnale, e sembra concreto.
Evidente che per noi astronomi sia un momento di esaltazione: in casi come questo avverto, lo confesso, il privilegio di sentire in modo palpabile l’eccitazione, percepirne l’onda affascinante ed elettrica, anche nei semplici dialoghi con i colleghi. E la confortante evidenza, a infrangere milioni di freddi universi di nonsenso (che l’anima troppe volte si trova a percorrere): può ancora succedere qualcosa, possiamo ancora stupirci. È indubbiamente confortante che il lavoro che faccio arrivi improvvisamente a trovare spazio in ambiti assolutamente inconsueti, come un telegiornale della sera. Ben vengano queste notizie, dunque. Ben vengano, se ci aiutano a pensare ai cieli sopra di noi.
Però forse c’è anche altro. Dietro questa scoperta si muovono anche cose più profonde, diverse e complementari rispetto alla mera registrazione dell’ennesimo progresso della ricerca scientifica, alla frettolosa celebrazione di un successo (anche) tecnologico.
Ma andiamo con ordine. Ovvero, stiamo al dato, così come ci si presenta.
È necessario infatti, per cogliere il punto che vorrei illustrare, percepire innanzitutto l’importanza propriamente scientifica di quanto è stato annunciato.
E questa importanza scientifica c’è, c’è davvero tutta. Di cosa si tratta, in poche parole? Perché è importante aver trovato queste onde? Ebbene, si tratta di una corroborante conferma del fatto che il nostro modello interpretativo dell’universo, quello accettato dalla grandissima parte dei cosmologi e percolato ormai profondamente nel senso comune, funziona. Spiega bene la realtà.
A ricevere conferma sperimentale (non certo la prima, ma una delle più eclatanti) è la stessa teoria della relatività generale di Albert Einstein, formulata esattamente un secolo fa. Difficile sopravvalutare l’importanza di tale formulazione teorica, davvero una cattedrale del pensiero dell’età moderna. L’ultima anche, ad essere stata edificata da un solo uomo: i grandi risultati successivi, come la meccanica quantistica – altra teoria epocale che ancora attende di essere compiutamente recepita – sono marcatamente risultati “di squadra”, impianti teorici elaborati dalla stretta collaborazione di molte persone.
Qui no. Questa cattedrale è stata costruita da un uomo solo. Un uomo, per giunta, completamente umano, non esente da grandi difetti e da limiti anche nell’ambito privato (come molte biografie ci hanno impietosamente indicato).
Ebbene, la teoria della relatività di Einstein prevede che si creino – in determinate circostanze – delle deformazioni del tessuto dello spazio tempo, capaci di propagarsi a grandissime distanze, proprio come onde. È una sorta di “radiazione gravitazionale”, che però genera episodi di particolare ampiezza (gli unici, del resto, che possiamo realisticamente sperare di rilevare empiricamente) solo in casi in cui delle ingenti masse modifichino in modo rapido la loro distribuzione. Tipico esempio, è quello della coalescenza di due buchi neri, che poi è proprio l’evento la cui rilevazione è stata annunciata il pomeriggio di giovedì 11 febbraio dal gruppo del rivelatore “Advanced LIGO” (per maggiori particolari vi rimando ad un post molto informativo su GruppoLocale.it).
Qui vorrei però esplorare alcuni aspetti che riguardano la nostra stessa concezione del mondo. Come interpretare allora questa notizia? Abbiamo appena ricevuto una conferma del fatto che non viviamo assolutamente in uno spazio cartesiano, in un universo imperturbabile o in un contenitore asettico, come ci viene sovente da pensare. Non siamo buttati dentro qualcosa che non si “piega” alla nostra mera presenza. Tutt’altro. Gli apparecchi più moderni questo indicano, che la semplice presenza di materia modifica la struttura dello spazio-tempo, lo fa vibrare come un’onda.
In altre parole, abbiamo una ulteriore preziosa conferma del fatto che l’universo, lungi dall’essere un asettico ed inossidabile contenitore di eventi, è invece una entità “viva” che interagisce e si modifica a seconda di quello che ospita, e di cosa avviene al suo interno. No, il cosmo non è affatto imperturbabile, il cosmo è tutt’uno con quanto avviene nel suo grembo. Vibra e si modifica per quanto avviene dentro di lui, ora ne siamo proprio certi. Potremmo vederlo come un universo “simpatetico”, che reagisce con quanto accade in lui, che vibra di quanto succede, nel modo in cui succede. In ultima analisi (così mi piace pensarlo, andando al senso etimologico della parola), che ha com-passione di quello che accade.
Estrapolazioni poetiche, se volete. Speculazioni metafisiche, davanti alle quali forse storcete il naso. Non lo so. Quel che è certo è che non possiamo più pensare allo spazio e alle cose che vi accadono dentro, come entità distinte. Lo spazio, il tempo, gli eventi, la presenza stessa dell’uomo… ogni evidenza empirica non fa che sottolineare sempre più come queste entità che – per pigrizia e bassa energia mentale – ancora pensiamo separate, sono invece profondamente e misteriosamente interlacciate tra loro. Collegate, in modo inestricabile. Relazionate, in maniera inestirpabile.
Non se ne abbia a male Cartesio, ma la sua visione cosmologica è ormai sorpassata. Anzi, defunta. Con tutto quanto ne consegue anche sul lato culturale, e perfino spirituale. Aver aperto una nuova “finestra” di indagine sul cosmo, come sta avvenendo con la neonata astrofisica gravitazionale, non è senza conseguenze. Del resto, è sempre stato così: l’universo ci mostra volta per volta solo quello che siamo in grado di capire. La risposta è modulata, da sempre, sulla sapienza della domanda.
Abbiamo appena aperto lo scrigno di un universo in cui è tutto davvero intimamente collegato, è tutto davvero in relazione. Ci stiamo lasciando alle spalle – grazie al cielo! – una concezione di corpi separati, divisi, ultimamente contrapposti (azione e reazione, forze uguali e contrarie), lascito fecondo ma drammatico della fisica e della cultura classica, nel suo massimo positivistico splendore. Dobbiamo però ancora capire cosa vuol dire entrare davvero in questo universo relazionale, anche in ambito umano. Dobbiamo lavorare per questo, superando resistenze fortissime.
Il vecchio universo (fuori e dentro di noi) infatti resiste accanitamente, ma è ogni giorno più rigido, più teso ed arrabbiato. Perché si sente il fiato sul collo, perché sta esaurendo il suo stesso spaziotempo, perché il suo gioco egoico è sempre più scoperto.
Per legare insieme le cose, per trovare un senso, non serve più la mutua collisione dei corpi, la ben nota dinamica che ne esaspera la distanza ed esprime, definendo (anche formalmente) ogni contatto ultimamente solo come un urto. L’energia che ne viene è energia malata, corrotta. Ci vuole qualcosa, Qualcuno, che leghi tutto insieme, che regali speranza.
Ci vuole un’onda, un’onda nuova.”

Gemme n° 400

famiglia

Mi ero dimenticata della gemma, ho realizzato solo ieri sera che sarebbe stato il mio turno. Riflettendo sul significato della parola gemma ho pensato alle cose preziose che ho. E allora mi è venuta naturalmente in testa la famiglia, e ho portato delle foto con valore simbolico: voglio sottolineare il concetto di famiglia in generale, in tutti i sensi possa essere intesa. Quello che conta è che sia felice, indipendentemente da chi sia formata: per me è l’unica cosa che esiste. Non è scontato avere una famiglia felice, per cui invito chi ce l’ha ad apprezzare ciò di cui può godere.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
In “Fahrenheit 451” una presentatrice della tv afferma: “Una famiglia non sarebbe più una famiglia se qualcuno non avesse a cuore la felicità degli altri e non si adoperasse con tutti i mezzi per il suo conseguimento”.

Gemme n° 399

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Ho portato come gemma due foto che sono molto importanti perché segnano l’inizio e l’attuale punto d’arrivo del mio percorso scout. Nella prima sono nelle coccinelle al primo volo estivo (3-4 giorni in montagna). La ragazza in alto era la capo che ci ha regalato la foto perché lei sarebbe andata via. La seconda foto è con la squadriglia la scorsa estate durante il campo. La squadriglia è per me fondamentale perché siamo come delle vere sorelle: non ci sono segreti, ci raccontiamo tutto, si passa tutto il tempo insieme, si cresce molto (ci sono molti litigi durante questi giorni; nei primi 4 anni, ad esempio ho litigato molto con la caposquadriglia, ma mi ricordo anche i momenti indimenticabili soprattutto nell’ultimo anno in cui invece abbiamo legato tanto). Le amicizie che si sono formate sono tra le più profonde e importanti che ho; abbiamo affrontato insieme i problemi aiutandoci nelle difficoltà, anche nel semplice fatto di rispettare gli impegni del sabato e della domenica. Quest’anno l’ho iniziato con tanta gioia ed entusiasmo e un po’ mi dispiace passare nel gruppo più grande il prossimo anno. Ho anche portato una canzone dei The Sun. Sabato sera ero alla loro testimonianza-concerto. Sono in 4 e 2 di loro hanno fatto un percorso difficoltoso senza vedere il senso del limite. Il leader ha avuto grande cambiamento frequentando la chiesa e ha testimoniato la sua esperienza; gli altri hanno deciso di aiutarlo. La canzone è “Strada in salita”, e soprattutto il ritornello mi ha colpito: “Voglio un sogno e voglio un senso, voglio una partita che mi faccia dare il meglio, che questa vita sia la mia strada in salita, che mi possa guidare in ciò che amo e così sia”. Uno che dice così è molto forte e va contro corrente rispetto ad un mondo che propone un modello di strada semplice e comoda.” Questa è stata la gemma di E. (classe seconda).
Stamattina stavo prendendo il caffè nel bar della scuola e stavo parlando con Valentina, che ci lavora. Ci siamo messi a parlare di una nostra passione condivisa, la pallavolo e di quanto siano in crisi, rispetto al passato, gli sport… “E’ che” abbiamo concordato ad un certo punto, “lo sport è sacrificio”. La dimensione del sacrificio mi fa assaporare in maniera diversa il risultato finale, sconfitta o vittoria che sia. Ne ho vinte e ne ho perse di partite, ma ci sono sconfitte che hanno più sapore di alcune vittorie perché la lotta è stata dura e ho lottato dando il meglio di me. “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.” (Aruki Murakami)

Gemme n° 397

gemelle

Ho portato una foto in cui ci siamo io e mia sorella gemella: siamo molto legate, e forse lei è la persona più importante per me; anche se spesso litighiamo e non ci mostriamo molto affetto ci vogliamo un gran bene e abbiamo condiviso molte parti della nostra vita”. Questa la gemma di K. (classe seconda).
Afferma Karen Brown: “Una sorella è colei che ti dà l’ombrello nella tempesta e poi ti accompagna a vedere l’arcobaleno.”

Gemme n° 395

20160130_111400.jpgHo portato come gemma una gondolina in vetro con dei cuoricini. L’1 ago 2015 ho festeggiato 2 anni insieme al mio ragazzo: mi ha portata a Venezia e a fine giornata mi ha regalato questo oggetto che mi aveva colpito. Ora mi ricorda quella giornata e i momenti belli passati insieme”. Questa la gemma di E. (classe terza).
Commento questa gemma con una frase di Erri De Luca presa dal libro “Tu, mio”: “Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rilevato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano.”

Gemme n° 393

Ho portato le foto della mia gemma che altro non è che un periodo di 10 giorni, dall’8 al 18 agosto, che passo in montagna ormai dal 2009: si tratta di un campeggio particolare in cui sono stata coinvolta da una mia amica. Ci sono persone di tutte le età, divise in squadre; si fanno camminate, anche di 2 giorni in malga, giochi… Ogni anno aspetto questi giorni, è come estraniarsi dalla quotidianità e sentire tanta libertà”. Questa la gemma di E. (classe quarta).
Bertrand Russell affermava che “L’entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.” Oggi si è avvertito nettamente.

Gemme n° 389

Propongo una canzone del mio gruppo preferito. La motivazione penso che sia quella più bella quando si tratta di una canzone: l’ho ascoltata con tutte le persone più importanti della mia vita. Ha accompagnato tantissimi momenti della mia vita. Ad essa mi lega anche un bel ricordo perché ero solita ballarla insieme a mio fratello con i miei piedi sopra i suoi. Le sono molto affezionata.” Questa la gemma di E. (classe quarta).
La canzone, tra i vari temi, tocca quello del tempo. Cosa fa sì che lo consideriamo sprecato, ben utilizzato, investito bene o male? Forse il passare del tempo stesso. Canta De André in “La stagione del tuo amore”: “Passa il tempo sopra il tempo ma non devi aver paura, sembra correre come il vento però il tempo non ha premura”.

Gemme n° 387

concerto

Ecco la gemma di A. (classe quinta). “La mia gemma è il biglietto del concerto dei Simple Plan tenuto a settembre. Me li ha fatti scoprire S. e sono diventati il mio gruppo preferito. Dietro a questo biglietto c’è tutta la storia della sorpresa che abbiamo fatto a S. per il suo compleanno, prima dicendole che i biglietti erano esauriti e poi regalandogliene uno. Siamo andate insieme a Treviso, ci siamo stancate durante la lunga attesa; c’è stato prima il brutto tempo e poi il caldo, ma ne è valsa la pena, eravamo in quarta fila. Per me è stata un’esperienza bellissima, e ora questa matrice del biglietto la uso come segnalibro.”
Sentire il rimbombo delle casse dentro di sé, poter gridare senza che qualcuno ti dica di far piano, sentire vibrare negli altri la tua stessa passione, avvertire con ancora maggiore chiarezza la forza di quelle parole che avevi già sentite in qualche modo tue, saltare e dimenarsi fino allo sfinimento, avere la voce che si strozza in gola per l’emozione… concerto… passione… vita…

Gemme n° 379

Avevo già deciso quale video portare come gemma, poi è uscito questo e ho cambiato idea. Chi mi sta vicino sa che spesso dico che le ragazze sono tanto cattive: spesso diciamo cose che in realtà non pensiamo, mi ci metto dentro anche io. A volte mi pento di quello che dico. Penso che questo video sia significativo: emerge anche l’idea per cui la felicità è connessa alle persone, qualsiasi cosa facciamo è connessa agli altri. Desidero anche leggere queste frasi, anche se un po’ sconnesse tra loro in quanto frutto di pezzi di video tagliati: «Il rapporto che ho con ogni singola persona è unico e speciale… La cosa più importante per un essere umano essere e sentirsi amato… come può sparire così una persona al mondo, come può essere accettabile. A sette anni non avevo una risposta, ma ora che ne ho venti ce l’ho, non può! Semplicemente non sparisce, non esiste vita, morte, esistono emozioni, esiste credere in qualcosa… Le persone non spariscono, noi le manteniamo in vita continuando ad amare ogni giorno come loro hanno amato noi, toccando con mano quello che non possono più toccare, respirando la vita che non possono più respirare, trasformando il dolore in forza di continuare a vivere non solo per noi, ma anche per loro.»” Questa è stata la gemma di D. (classe quinta).
Sono varie le tematiche toccate. Mi concentro sulle relazioni e sulla morte con una citazione della pittrice messicana Frida Kahlo: “Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L’angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all’intelligenza.”

Gemme n° 378

signora

In questa foto sono io da piccola insieme ad una amica dei miei: lei per me è stata come una nonna. Non mi ricordo benissimo di lei perché è scomparsa quando io avevo 6 anni e gli ultimi 2 li ha passati in ospedale. Ricordo però che mi viziava un sacco cercando di comprarmi qualsiasi cosa durante i viaggi; non mi faceva mai mancare le sue torte (quasi ogni giorno). Stavo bene con lei e mi è sempre stata accanto. Mi regalava bambole, piccoli gioielli o smalti che adoravo. Questo è il mio ricordo per lei”. Ecco la gemma di N. (classe seconda).
Ultimamente diversi studenti stanno portando come gemma delle persone che hanno fatto loro del bene. Lo trovo bello e penso sia significativo il fatto che l’impronta di queste persone sia ben segnata nella nostra memoria. Mi ricorda un po’ quella frase che invita a scrivere sulla sabbia i torti che subiamo e a incidere sul marmo ciò che di bello ci accade.

Gemme n° 376

1

Ho portato come gemma questa foto anche se non ci sono tutti gli amici che fanno parte del gruppo: è l’ultimo anno di scuola ma spero che ci saranno anche altre occasioni per ritrovarci”. Così K. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Commento con una frase di Seneca: “La legge del dono fatto da amico ad amico è che l’uno dimentichi presto di aver dato, e l’altro ricordi sempre di aver ricevuto.”

Gemme n° 373

k

Non so dire le bugie, e allora la verità è che mi ero scordata della gemma. L’idea iniziale era di portare la polaroid che mi è stata regalata dalla classe; non avendola porto allora la prima foto fatta con una mia amica. Mi viene da ridere a vederla per l’idea stupida di fare una foto al buio.” Questa la gemma di K. (classe quinta).
Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare” diceva Brassaï.

Gemme n° 368

I Foo Fighters sono un gruppo che conosco da una vita, il loro è stato il mio primo concerto, nel 2006. Nonostante nel testo si dica “He’s ordinary”, dedico questa canzone a mia madre; con lei ho molto legato ultimamente anche se attraverso un brutto periodo, anche con la scuola. Lei è la mia eroina che mi salva dalle brutte situazioni della vita.” Ecco come K. (classe terza) ha presentato la propria gemma.
C’è una canzone in cui Alex Britti (“Mamma e papà”) canta così: “Hey, mamma, guardami adesso, sempre lo stesso figlio anche se non parliamo spesso, come quando da bambino che sembravi mia sorella ti vedevo in mezzo agli altri ed eri sempre la più bella. Mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme, tua unica missione era farmi stare bene anche quando invece non era tutto a posto, mi guardavi sorridendo e soffrivi di nascosto. E quando arrivava l’estate andavamo sempre al mare con la macchina senza radio pensavamo noi a cantare le canzoni di Bennato, Battisti e De Gregori. Eravamo sull’asfalto ma sembrava in mezzo ai fiori. E poi la sera non volevo mai dormire e tu anche se eri stanca mi venivi a coccolare e ancora adesso che non stiamo tanto insieme, penso a quei momenti d’oro se ho bisogno di star bene. Passa il tempo, siamo grandi in un istante e sei ancora la mia voce più importante. Quante volte vi ho pensato nei momenti più importanti quando solo sopra un palco affrontavo i miei giganti, quando in macchina di notte con l’Europa da scoprire, fare finta di star bene per non farvi preoccupare. Quante volte ho detto “basta, ma chi me lo fa fare?”, però poi pensando a voi non riuscivo mai a mollare. Questa vita di speranze ma piena di emozioni, questa vita che racconto spesso nelle mie canzoni, qualcosa che va oltre la realtà e che non finirà mai”.

Gemme n° 364

piscina

E’ una foto di parecchi anni fa in cui ci siamo io e mia mamma: lei è la persona per me più importante, mi ha fatto anche da papà, insegnandomi tantissime cose. Certo, ora ci sono delle discussioni, ma dopo 5 minuti facciamo pace. E’ come una migliore amica, la prima persona a cui dico tutto, e che sa sempre come aiutarmi”. Questa la gemma di M. (classe seconda).
Mi affido alle poetiche parole di Rabindranath Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio. Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto. Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato. E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore. Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?”

Gemme n° 363

conchiglia

La mia gemma è una frase: “gli amici sono come le conchiglie in riva ad una spiaggia: anche se le onde se le portano via nel mare, loro saranno per sempre”. Secondo me rappresenta il rapporto tra me e una mia amica: anche se ora non ci vediamo spesso il nostro legame non si è sciolto”. Così E. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
Ricordo un pezzetto de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza.”

Gemme n° 361

Ho portato come gemma una canzone per me importante, in cui si parla del rapporto tra due persone: nonostante le difficoltà l’uno rimane sempre per l’altro il suo muro delle meraviglie”. Così G. (classe quarta) ha esposto la propria gemma.
E tutte le strade che dobbiamo percorrere sono tortuose e tutte le luci che ci guidano sono accecanti, ci sono tante cosa che mi piacerebbe dirti ma non so come. Perché forse sarai colei che mi salverà? E dopotutto sei la mia ancora di salvezza (muro delle meraviglie).” Questo dice la canzone… In “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” Luis Sepùlveda scrive: “«Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi. «Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa.”

Gemme n° 359

nonni

Ho portato tre foto dei nonni paterni, le due persone che mi hanno cresciuta da quando avevo due anni. Sono stati sia nonni che genitori, ma anche amici e, soprattutto mio nonno, complici. Lui per me è sempre stato un punto di riferimento; ho passato molto tempo con lui visto che mia nonna lavorava; con lui scherzavo ed era il più permissivo (quando non mi piaceva una cosa gliela buttavo nel piatto senza che la nonna vedesse e lui la mangiava per me). In V elementare è venuto a mancare e questo mi ha segnato profondamente. Mia nonna è una figura più severa ma è grazie a lei se ora vivo una vita normale. Questo è un tentativo per ringraziarli visto che in famiglia non siamo capaci di esprimere i sentimenti: poi io e la nonna abbiamo caratteri contrastanti e non le ho mai detto un tvb o un grazie che si merita. Loro per me sono anche un esempio di coppia; non erano affettuosi in pubblico ma dai gesti e dagli sguardi si poteva capire molto”. Così D. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Non so perché ma mi è venuto spontaneo pensare a questa:

Gemme n° 358

La mia gemma è una poesia di Jacques Prévert, Cet amour. La faccio sentire recitata in un video, io non riuscirei a leggerla senza fermarmi…

E’ entrata nella mia vita in periodo di sconforto e triste; mi è stata dedicata e penso sia molto bella. Si concentra sul tema dell’amore ma anche dell’affetto, dell’amicizia. Spiega come l’amore, l’affetto, gli amici ci salvino anche se non riusciamo sempre a stare con loro: bastano un gesto, una parola per tirarci su di morale. La vado a rileggere nei periodi di sconforto o delusione e mi rendo conto di non essere sola ma circondata da persone che mi stanno vicine anche con le mie imperfezioni”.
Questa è stata la gemma di S. (classe quinta). Insegno in un liceo linguistico e non c’è stato bisogno di alcuna traduzione, ma per chi il francese non lo sa o, come me, l’ha masticato per soli tre anni alle scuole medie, segnalo questa traduzione di Gian Domenico Giagni:
“Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi tu abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.”
E’ soprattutto nei versi finali che mi viene la pelle d’oca, lì dove Prévert lancia il suo grido, la sua richiesta all’amore di non abbandonare l’uomo, di non dimenticarlo. Pena il gelo, la morte, la condanna. Non penso ci siano parole più adatte per esprimere quest’esigenza così forte soprattutto oggi: essere salvati dall’amore nelle sue mille forme.

Gemme n° 357

Marco Mengoni è uno dei miei cantanti preferiti e amo i suoi testi significativi. Mi ha colpito subito questa canzone; il ritornello lo sento molto vicino. Qui lui si allontana e soffre lo stesso, così anche io mi sono allontanata dagli affetti più cari e ho deciso di condividere con voi questa sensazione”. Questa la gemma di S. (classe terza).
Afferma Jovanotti: “Le distanze esistono per essere percorse, è chiaro, se non c’è distanza non c’è desiderio, se non c’è desiderio non c’è avventura, se non c’è avventura non c’è un bel niente per cui valga la pena di vivere.” Ragione? Torto?