Gemma n° 2011

“La mia gemma è un regalo che mi ha fatto mia nonna, il braccialetto d’oro con cui mio nonno le ha fatto la proposta. Mi ha detto che sarà un ricordo di lei anche quando mi lascerà.”

Mi vengono sempre in mente le radici quando ci sono gemme come quella presentata da G. (classe prima), le vie che affondano nel terreno del passato per poterci permettere di essere chi siamo. Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura, ha scritto una frase molto bella, che fa sentire quelle radici non solo presenti,  ma proiettate nel futuro: Radici e ali. Ma che le ali mettano radici e le radici volino.

Gemma n° 2004

“Ho deciso di portare una stella alpina che mi ha dato mio papà un paio di anni fa circa; l’aveva presa quando mia madre aveva scoperto di essere incinta di me. Mio padre è sempre stato appassionato di montagna insieme a suo fratello, mio zio; hanno sempre condiviso questa passione, sono spesso andati in montagna insieme. Se ne intendevano e molte volte facevano le guide. Quasi quattro anni fa mio zio è andato a camminare; mio padre non c’era quella volta, lui si è sentito male, è caduto e non ce l’ha fatta. Con lui ho sempre avuto un rapporto molto speciale e ho fatto tante cose con lui e con i suoi due figli, i miei cugini. Siamo spesso andati a camminare insieme, andavamo ogni estate lassù. Questa stella rappresenta la passione per la montagna e a mio padre, oltre a ricordargli me, ricorda anche suo fratello. Per me è molto speciale”.

Mia mamma cantava in un coro e ho passato tanti venerdì e sabati della mia infanzia a sentire concerti di cori. Alcune musiche sono diventate per me molto familiari. Una di quelle che ancora mi commuove e mi tocca il cuore è “Signore delle cime” e la lascio qui come commento alla gemma di S. (classe seconda).

Gemma n° 2002

“Dopo averci molto pensato, ho deciso di portare questo paio di scarpe, l’ultimo che ho avuto prima di lasciare il calcio, uno sport che mi ha accompagnato sin da piccola. Mio nonno mi portava a vedere le partite della squadra comunale di cui lui era molto fiero perché militava nella serie A femminile. Giocare a calcio era un mio sogno e dopo qualche anno sono riuscita a coronarlo. Nonostante io non fossi capace mi sono divertita molto e l’ultimo anno sono riuscita a trovare il mio ruolo. Poi ho dovuto lasciare, sia perché non riuscivo con la scuola, sia perché ero l’unico portiere per due squadre e da una parte ero la piccolina, dall’altra mi vedevano come una “traditrice” che andava a giocare con la under 15. Sono comunque stati 3 anni molto belli”.

Penso che il ruolo di C. (classe prima), quello del portiere, sia forse uno dei più solitari all’interno di uno sport di squadra, simile al libero della pallavolo. Eppure non sussiste senza la squadra, perde di senso. E puoi essere forte quanto vuoi, ma senza la squadra non vai da nessuna parte, soprattutto se sulla tua strada ne trovi una. Il fondatore del social network Linkedin, Reid Hoffman, ha detto Non importa quanto sia brillante la tua mente o strategia, se stai giocando una partita da solo e sei contro una squadra, perderai sempre.

Gemma n° 2000

“La gemma che ho deciso di portare è mia nonna, una delle persone più importanti della mia vita perché fin da piccola ha passato tantissimo tempo con  me. I miei lavoravano molte ore al giorno e se non ci fosse stata lei non avrei avuto qualcuno con cui stare. Ogni giorno dopo scuola andavo da lei a pranzo e mi ha insegnato tante cose: a colorare, a giocare a carte, a scrivere. Sono molto grata per questo”.

Per commentare la gemma di E. (classe seconda), l’ennesima dedicata quest’anno a una nonna o a un nonno, recupero una vecchia e strana canzone degli ormai sciolti PGR (Per grazia ricevuta) con la particolare voce di Giovanni Lindo Ferretti. Si intitola I miei nonni. Il ritornello: 
Rendo onore a chi mi ha preceduto tra mille errori e abominevoli credenze mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere
Il mondo è complesso, incantevole, difficile
Rendo onore a chi mi ha voluto, mille e mille errori, abominevoli presenze, io sono vivo, sopravvissuto, cresciuto.

Gemma n° 1997

“Ho portato questo libricino. Ne esiste anche una prima versione, scritta dalla terza media allo scorso anno. Mi piace scrivervi quel che mi passa per la testa o quel che mi succede; inoltre lascio sempre degli spazi vuoti perché mi piace commentare e scrivere, magari qualche anno dopo, come si è conclusa una cosa che pensavo di non poter risolvere. Entrambi li custodisco in una scatola dei ricordi insieme ad altri oggetti come biglietti del treno o dell’aereo o fotografie”.

Nel libro Cuori in torment@ ho trovato una frase che bene si abbina alla gemma di M. (classe terza). Scrive Gianfranco Iovino “L’uomo ha due grandidoti: la “parola” per dare suono ai pensieri, e la “scrittura” per darne loro un senso nel tempo.” Aggiungerei anche nello spazio, non solo nel tempo. Quando scrivo mi capita di rendermi conto di dare spazio a dei pensieri che se non avessi provato a scrivere, non avrebbero trovato neppure inizio. Voltaire scrive che La scrittura è la pittura della voce. Mi ci ritrovo molto.

Gemma n° 1986

“Questo libro mi è stato regalato quando avevo due anni e mezzo da mia sorella nata in quel momento e mia mamma mi ha detto che me l’aveva portato lei nascendo (ovviamente l’aveva preso mamma). Per me è molto importante: come si vede è molto rovinato perché l’ho letto tante volte da piccola e l’ho anche colorato insieme a mia sorella. Glielo leggevo quando, alle elementari, ho imparato a leggere; è il primo ricordo che condivido con mia sorella e abbiamo un bel rapporto”.

Questa la gemma di V. (classe terza). Che belli questi oggetti usati, rabberciati, consunti dal tempo, sdruciti, segnati dal passare dei giorni e delle mani: mi sono sempre affezionato più a loro che a quelli, magari più economicamente preziosi, ma che non si potevano, proprio per il loro valore, toccare. E quindi restavano lì, spettatori delle nostre vite, senza esserne i protagonisti insieme a noi.

Gemma n° 1985

“Questa foto mi ricorda due cose. La prima non si vede bene, ma intorno al collo ho un cartellino, quello delle gite delle elementari e questa è la prima gita: è stato per me un bel periodo. La seconda cosa è che qui sono a casa dei miei nonni: la nonna ora non c’è più ed ero molto legata a lei”.

Resto stupito da quante gemme tocchino l’infanzia, come questa di M. (classe prima). Personalmente non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, faccio fatica a recuperare dalla memoria degli episodi e a distinguere realtà e fantasia. Allora mi affido a quanto scrive lo psicoanalista James Hillman: “La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.”

Gemma n° 1984

“Ho portato un pupazzetto per me molto importante perché è di quand’ero piccolissima, all’asilo e parte delle elementari. Ogni volta che dovevo fare un viaggio o qualcosa di importante i miei me lo portavano e serviva anche ad avere fortuna. Quando lo vedo penso a qualcosa di felice”.

Questa la gemma di C. (classe prima). Scrive Ted Menton: “Un vecchio orsacchiotto porta con sé una vita di conoscenza ed esperienza, la saggezza del silenzio e l’immobilità nei momenti di grande agitazione. Avere pazienza e saper soffrire – cose che si apprendono quando si appartiene ad un bambino che sta diventando maggiorenne e che sta affrontando lo smarrimento di questo periodo – è ciò che esso sa fare meglio: il vecchio orsacchiotto ha visto la vita attraverso il cuore e gli occhi di un bambino cresciuto fino all’età adulta e forse ha persino accompagnato quell’adulto fino alla fine del percorso.”

Gemma n° 1979

“Ho scelto la canzone Margherita di Riccardo Cocciante perché quando ero piccola, fino all’età di 7 anni, mio padre me la cantava sempre la sera prima di addormentarmi, quindi è molto importante per me”.

Questa la gemma presentata da M. (classe seconda, e no, non si chiama Margherita…). Posto che la canzone non è una ninna nanna, evidenzio le parole che tuttavia possono essere riferibili ad un bimbo e avere la caratteristica di un augurio: “Fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero, e perché quel suo sorriso possa ritornare ancora splendi sole domattina come non hai fatto ancora”.

Gemma n° 1976

“Ho deciso di portare questa boccetta con dentro delle conchiglie. E’ un semplice ricordo di un anno trascorso in Emilia Romagna in terza media. E’ stato un anno piacevole, in cui ho conosciuto nuove persone e un ambiente nuovo. Una persona con cui avevo instaurato una bella amicizia mi ha lasciato questo ricordo raccogliendo semplicemente delle conchiglie dalla spiaggia del paese dove abitavo dicendomi “Le terrai sul comodino e penserai a me ogni tanto”. Un gesto d’affetto che ho pensato di condividere”.

Semplicità, bontà e verità sono le caratteristiche che, secondo Tolstoj, dovrebbero definire la grandezza. E la grandezza può rivelarsi anche nelle cose piccole, come quella raccontata da M. (classe quinta).

Gemma n° 1971

“Io ho portato questa macchina fotografica. Innanzitutto la fotografia è sempre stata una mia passione e poi questa macchina, benchè non l’abbia ricevuta molto tempo fa, è diventata presto importante perché spesso la porto con me quando vado in giro con amiche o famiglia. Ogni volta che c’è un momento bello lo immortalo.

La fotografia è un modo di sentire, di toccare, di amare. Ciò che hai catturato nella pellicola è catturato per sempre… Ti ricorda piccole cose, molto tempo dopo averle dimenticate. Questa frase è del fotografo americano Aaron Siskind: lui si concentrava sui piccoli dettagli delle cose che immortalava, ma penso possa commentare bene la gemma di A. (classe prima).

Gemma n° 1968

“Come gemma ho deciso di portare la canzone Life on Mars? di David Bowie: mia madre è una grandissima fan di David Bowie e fin da quando ero piccola abbiamo ascoltato le sue canzoni insieme. Dei bei ricordi sono legati a questa canzone. Anche il testo mi piace”.

Mi sento di commentare la gemma di E. (classe seconda) con una delle mie canzoni preferite del duca bianco, Heroes. In questi giorni si sono spesso ricordati, a proposito della guerra russo-ucraina, la cortina di ferro e il muro di Berlino. Ecco quindi le parole della canzone “Io, io riesco a ricordare (mi ricordo) in piedi accanto al Muro (accanto al Muro) e i fucili sparavano sopra le nostre teste (sopra le nostre teste). E ci baciammo, come se niente potesse accadere (niente potesse accadere) e la vergogna era dall’altra parte. Oh possiamo batterli, ancora e per sempre, allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno”.

Gemma n° 1963

“Ero molto indecisa, alla fine ho portato due cose molto importanti per me: la musica e una foto di mia nonna. Inizio dalla seconda: mia nonna è morta prima che io nascessi e io porto il suo nome. Nonostante non l’abbia mai conosciuta, è una figura molto importante per me, conosciuta attraverso i racconti delle altre persone: una cosa che mi ha sempre scaldato molto il cuore è che molte persone che l’hanno conosciuta dicono che io somiglio molto a lei. Era una persona meravigliosa e anche assomigliarle per l’1% sarebbe un onore. Ho portato una sua foto che tengo in camera e mi porta molta felicità: c’è lei con un agnellino in un campo. Poi ho portato una canzone degli Artic Monkeys, il mio gruppo preferito: Piledriver waltz. Mi accompagna sempre, sia nei momenti di tristezza che in quelli di gioia.

Guardo e riguardo la foto della nonna di M. (classe terza): c’è una bellissima luce calda, ombre piuttosto allungate, verde e giallo dominano la scena dalla quale emergono le due figure centrali, la nonna e l’agnellino, entrambi intenti nella loro occupazione e incuranti del fotografo. Vi trovo segni del mio passato, della mia infanzia, delle mie origini, e la mente va in questo inizio di primavera…

Gemma n° 1955

“La mia gemma è una fotocamera parecchio vecchia, penso anni ‘2000, che i miei hanno comprato non ricordo neanche dove e che ha fatto tanti loro viaggetti. E’ una Nikon che funziona con i rullini che vanno sviluppati. Mi ha sempre attirato. Da piccola mi divertivo a metterci sempre le mani sopra e far finta di usarla. Le foto che sono state stampate negli anni mi hanno sempre dato un senso di malinconia. Pensare ora di comprare dei rullini e magari tra dieci anni andare a rivedere le foto scattate adesso, mi affascina: non sono le classiche foto fatte col telefono o che si cancellano dalla galleria o si mandano su whatsapp. Avere la foto cartacea infilata tra le pagine di un libro è tutta un’altra cosa”.

Ho vissuto in prima persona il passaggio dalla pellicola al digitale e sinceramente non tornerei indietro. Altro paio di maniche è però la stampa delle foto, il fatto di averle in mano, singolarmente o raccolte in un fotolibro cartaceo. Su questo concordo con E. (classe quarta), è tutta un’altra cosa, è un modo diverso di vivere i ricordi.

Gemma n° 1945

“Ho portato questo peluche preso durante una vacanza in Toscana perché mi ricorda dei bei momenti”.

Nelson Mandela diceva che “Il ricordo è il tessuto dell’identità”. Non ho idea di quali siano i bei momenti dei ricordi di L. (classe terza), ma sicuramente sono lì, a costruire il tessuto della sua identità, compreso quel cinghiale.

Gemma n° 1916

“Ho deciso di portare delle foto di mia nonna materna: penso sia la persona a cui sono più legata di tutta la mia famiglia. Da piccola ero sempre con lei e con il nonno. Ci prendevamo spesso i pomeriggi per vedere queste foto e lei raccontava di quando era giovane; ora quando sono triste o la vedo giù ritiro fuori l’album con le foto e stiamo bene e facciamo una cosa insieme”.

Guardo con calma le cinque foto portate in classe da I. (classe prima), volti di persone a me sconosciute e mi sovviene il ricordo di una frase di Einstein. So che potrebbe starci bene ma non ricordo affatto il contenuto per intero. Una ricerca su qualche sito ed eccola: “Una fotografia non invecchia mai. Voi ed io cambiamo, tutte le persone cambiano nel corso dei mesi e degli anni, ma una fotografia resta sempre la stessa. Com’è bello guardare una foto di mamma e papà scattata molti anni fa. Li vedi così come te li ricordi. Ma mentre la gente continua a vivere, cambia completamente. Questo è il motivo per cui penso che una fotografia possa essere gentile”.

Gemma n° 1915

“Ho portato il dvd del film Mamma mia: ho iniziato a vederlo a 3 anni, lo guardavo anche due volte al giorno ogni giorno (infatti mia mamma non me lo fa più guardare). Quando lo guardo mi sento bene e quindi quando sono triste lo guardo o sento le canzoni contenute: nei due film ci sono quasi tutte le canzoni degli Abba”.

Dopo questa gemma di R. (classe prima) ho provato a cercare qualcosa del genere nella mia infanzia, ma non c’erano dvd e neppure vhs. La musica, ecco, quella sì, e pure favole. Vinili da 45 o 33 giri ascoltati allo sfinimento, soprattutto quelli delle favole sonore che si aprivano e chiudevano con questa sigla

A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar.
Venite con me nel mio mondo fatato per sognar…
Non serve l’ombrello, il cappottino rosso o la cartella bella
per venire con me… Basta un po’ di fantasia e di bontà.

Finisce così, questa favola breve se ne va
Il disco fa click
E, vedrete, fra un po’ si fermerà, ma aspettate, e un altro ne avrete
“C’era una volta” il Cantafiabe dirà e un’altra favola comincerà.

Gemma n° 1902

“Ho portato una macchina fotografica istantanea: l’ho acquistata subito dopo gli esami, all’inizio della scorsa estate. Pensavo di non riuscire a riempirla, sono 27 scatti, perché mi aspettavo un’estate un po’ così, invece li ho fatti tutti perché ci sono stati molti momenti belli con gli amici. Mi è piaciuto anche portare a sviluppare le foto per poi rivivere questi momenti.”

Questa la gemma di A. (classe prima). La fotografia è essenzialmente questione di luce e di tempo. Penso che ciò non riguardi soltanto il momento dello scatto, ma anche il momento in cui ti metti a rivedere il risultato ottenuto, soprattutto se lo stampi: sotto quale luce lo guardi e a che tempo ti riporta, se ti lascia una traccia luminosa o buia e in quale tempo ti proietta.

Gemma n° 1898

“Ho portato Yoghi, il mio peluche da quando ero piccola, tutti i ricordi sono legati a lui. Si chiama così perché secondo i miei genitori assomiglia all’orso di Yoghi e Bubu, secondo me no. Ieri ho chiesto a mia madre da dove arrivasse perché non ricordavo e mi ha detto che mi è stato regalato da lei perché a un anno e mezzo sono andata a fare una prova per un gioco della Trudi e me l’hanno dato. E’ un bel ricordo della mia infanzia”.

Sì, neppure a me il peluche di V. (classe quarta) assomiglia a Yoghi. La poetessa australiana Pam Brown scrive: “L’orsacchiotto di peluche è l’ultimo dei giocattoli da cui ci si separa. E’ tutto ciò che rimane di questo nostro mondo infantile dove c’erano soluzioni a tutto. E’ un amico che non ci trova difetti, che non ci dà la colpa, che ci attende ancora sulla vecchia sedia.”

PS: la gemma 1897 è in attesa della foto 😉

Gemma n° 1886

“Ho portato una macchina fotografica istantanea presa quest’estate verso la fine delle vacanze. La cosa che mi piace è che non puoi fare tante foto ma devi cercare di catturare l’attimo al meglio. Inoltre le foto sono importanti perché riesci a catturare i momenti in cui ti senti bene e poi i miei genitori in passato le hanno utilizzate spesso e grazie a ciò riesco a conoscere delle persone che non ci sono più o che non ho mai conosciuto”.

Amo fotografare come K. (classe seconda). Uno degli aspetti che più mi affascina è che i protagonisti della fotografia sono sempre due: chi è davanti l’obiettivo e chi è dietro. Si tratta di un aspetto che si dimentica quando si guardano le fotografie e di cui invece si dovrebbe tener conto perché è il fotografo che decide di creare quell’inquadratura, di scattare in quel momento, di fare quel determinato taglio. Affascinante.