Guarda e scegli

precogQuesto post è dedicato particolarmente alle terze. Abbiamo visto in classe il film Minority Report e abbiamo riflettuto a lungo su due dei temi caldi del film: il libero arbitrio, e quindi la possibilità di scelta fondata sulla libertà, e la capacità di vedere, intesa non tanto come esperienza esclusivamente sensoriale ma anche intellettuale. Ecco che, mentre faccio un’operazione di pulizia di riviste e giornali che compro e poi accumulo quando non ho tempo di leggere, mi imbatto nelle brevissima rubrica di Alessandro Masi sull’ultimo numero del 2013 di Sette. A proposito del termine Opinione, scrive: “Il latino opinari (“credere, pensare”) deriverebbe dalla radice indoeuropea *op-, che rimanda ai concetti di “vista” (in parole come ottica) e di “scelta” (in termini come optare e opzione): per avere un’opinione occorre guardare ciò che succede e prendere posizione di conseguenza. Un procedimento faticoso che oggi si tende a semplificare saltando il primo passaggio: curiosamente, meno si sa di un argomento, più si ritiene di poterne parlare.”
Il pezzo si intitola “L’opinione di chi scruta e poi fa una scelta”. Quale miglior sintesi per quanto fa Anderton nel film?

Un altro binario

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“Basta un attimo”. Quante volte l’ho sentito dire, l’ho detto, l’ho pensato in tutti i contesti possibili, positivi o negativi. A volte frutto di libera scelta, magari ponderata e valutata; altre volte pura casualità, e ognuno decida poi di chiamarla a modo suo, destino, caso, dio, fortuna, sfiga… Così descrive la situazione Stefano Benni: “Magari qualcosa, una moneta che cade, un piccolo braccialetto che si impiglia alla maglia di qualcuno, uno scontrino che scivola via, cambia il destino di una persona. E quella persona, per un piccolo, banalissimo gesto, non farà più le stesse cose che avrebbe fatto invece se quel gesto non si fosse verificato. E la sua vita prende un altro binario. Magari per sempre. Magari per un po’ soltanto. Chissà.” Quanti binari percorriamo? Quanti scambi? Quanti stazioni attraversiamo? Scendiamo? Restiamo su? I passaggi a livello sono custoditi? Saliamo sempre sullo stesso treno? Possiamo stendere binari là dove ancora non ci sono?

Tra bicchiere e mare

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Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste sono le tue sofferenze”. Tutta l’acqua del bicchiere s’intorbidì e s’insudiciò. Il maestro la buttò via. Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente com’era prima. “Vedi?” spiegò il maestro. “Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”. (Bruno Ferrero)

Ci sono volte in cui ho saputo essere mare, altre in cui non sono riuscito ad essere altro che bicchiere. Ammetto anche che la quantità di cenere non è indifferente e che ci possono essere bicchieri grandi e profondi e mari piccoli con l’acqua bassa… Ma esserne consapevoli mi pare già un bel passo.

Perdere tempo per non perdere tempo…

Un articoletto interessante trovato sul sito Fede 2.0

“Noto uno strano fenomeno del nostro tempo.

notizie.jpgLa massa di notizie in circolazione, la mole di informazioni che ci bombardano quotidianamente creano in noi uno strano conflitto: siamo divisi tra il desiderio, talvolta compulsivo, di sapere, di conoscere, insito nella natura umana fin dai primi tempi, e quello di staccare la spina, ricercare il silenzio, isolarsi da tutto e da tutti, aspetto altrettanto essenziale se si desidera una vita equilibrata. Rinchiusi in questa morsa, il più delle volte, intraprendiamo la via mediana, quella di una ricerca disordinata di informazioni generiche, spesso solamente curiose.

Quante volte vi capita di leggere solo il titolo in grassetto degli articoli, oppure vi soffermate frettolosamente sull’inizio dei capoversi per captare qualche parola interessante? Probabilmente lo avete fatto anche con questo articolo, e adesso, colti sul fatto, vi proporrete di rileggerlo dall’inizio. La ragione del vostro/nostro vagare di grassetto in grassetto, di video in video, di foto in foto, spizzicando informazioni, è indissolubilmente legata al desiderio dell’uomo di ricercare COSE BELLE (talvolta semplicemente cose che piacciono) e NON PERDERE TEMPO nel soffermarsi su cose poco interessanti. Ma cosa capita puntualmente? Che “nel mezzo del cammin” ci si ritrovi invischiati nella “valle oscura” della disinformazione, e che catturati dal prurito della stessa, si finisca per passare interminabili minuti senza saziare la sete genuina che spinge a tale ricerca. Capite il paradosso? Perdiamo un sacco di tempo per non perdere tempo!

Il fine è nobile, ma siamo sicuri che dietro questo meccanismo non si nasconda un sottile inganno?

Non sarà che, per soffermarci su tutto, si finisca per dimenticare la ragione del nostro cercare?

O che per cercar perle nelle discariche, ci si dimentichi di queste ultime per iniziare a collezionare ferri vecchi, buste rotte e ciarpame?

Nell’epoca dell’indecisione e delle alternative low cost anche leggere un articolo per intero è un’impresa da eroi. Educarsi a farlo è un buon inizio per ri-scoprire il senso del conoscere, del valutare, dell’approfondire.”

In cerca dell’essenziale

A volte segni e suggerimenti che auspichiamo prima di effettuare una scelta arrivano quando le cose sono già state decise.

  1. Ho già scritto di aver letto il libro “La pazienza del nulla” di Arturo Paoli. Una delle frasi che mi sono trascritto è breve e fulminante: “Ci vuole maggior coraggio a riposare su un prato in fiore che a stare in arcioni su un cavallo focoso”. Ovviamente è una di quelle frasi che possono essere facilmente confutate e ribaltate: si attagliano alle persone in base al periodo che esse stanno vivendo. Indosso a questa mia estate ci casca a pennello.

  2. Ho iniziato il libro “Una certa idea di mondo” di Alessandro Baricco, in cui, a pag.arturo paoli, baricco, hadot, plotino, essenziale, identità, senso, spogliarsi, san paolo, corinti, scegliere 27, a commento del libro di Pierre Hadot “Esercizi spirituali e filosofia antica”, si legge: “Hadot cita una fulminante espressione di Plotino che spiega molto: quel che occorre fare è scolpire la propria statua. […] Bisogna ricordarsi che la scultura era, per i greci, l’arte della sottrazione, l’abilità manuale con cui ottenere una figura a partire da un blocco di pietra, procedendo per successive sottrazioni. È esattamente quello che insegnavano quei celeberrimi guru: lavorare su se stessi, scalpellando via tutto ciò che di falso o inutile ci sta attaccato, e liberare, alla fine, quel che noi siamo, nella saldezza imperturbabile della magnificenza dell’esistere.” (il libro di Baricco è una raccolta di quanto da lui scritto settimanalmente su La Repubblica, quindi questo è il link all’intero pezzo). Spogliare se stessi, liberarsi del superfluo, scendere (o salire?) all’essenziale. E’ un altro argomento forte di questa estate

  3. Infine, stamattina ho concluso il corso biblico a cui partecipo ogni anno con uno dei maggiori biblisti italiani (e non solo), Rinaldo Fabris. Non mi soffermo sui contenuti del corso, ma su un breve passo che abbiamo sfiorato stamattina e che penso sia conosciuto ai più: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.” (1Cor 13,1-3).

Ho scritto all’inizio che le cose sono state già decise. E’ confortante quando segni e suggerimenti danno conferma, a posteriori, di quelle scelte. Permane il subdolo dubbio che i segni contrari non li abbiamo semplicemente voluti vedere. Scherzi della mente che così ci tutela e ci protegge. E ci fa pure sorridere.

Dissipando la nebbia

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Sono state settimane di pensieri e riflessioni “professionali”. Ci sono delle volte che, senza che ce ne accorgiamo, si fa largo nella nostra mente un pensiero; all’inizio è fumoso, come avvolto nella nebbia e siamo costretti a percorrere la strada che ci porta ad esso per cercare di sollevare un po’ quella coltre. Altre volte, anche se vicini, dobbiamo aspettare le ore calde del sole per cogliere la portate di quel pensiero. Una volta messo a fuoco, non è finita la strada… Quel pensiero ci piace o no? Fa per noi o no? Ci coinvolge? Ci chiede un’adesione? Solo teorica o anche pratica? Cosa comporta? Quali conseguenze? Questo è stato nelle ultime settimane. Ora la decisione è presa. Non si torna. Fatto bene? Non lo posso dire ora. Francesco Bacone, citato da Ravasi in “Breviario laico”, sosteneva che “chi scava in profondità nella realtà attraverso il pensiero scopre orizzonti sempre nuovi che lo conducono ad essere molto più esitante nell’attribuire alla ragione risposte definitive”. Di certo questo è il momento delle risposte parziali. Il futuro dirà. Forse…

Il violinista mancato

vele.jpgUn suonatore di violino è l’ottavo antenato di Jovanotti. Sogna di diventare un virtuoso del suo strumento, ma incontra un amore malato per il quale rinuncia al suo sogno e si chiude in un mondo di gelosia e tristezza. Quando oramai la strada che porta al suo desiderio è preclusa (un sentiero non più calpestato si copre, negli anni, di rovi e cespugli) se ne va anche la donna da lui amata, e lo lascia proprio per un uomo che è diventato un violinista… Morale? “Mi insegnò che rinunciare all’ambizione è sbagliato, che poi la dea si vendica se c’hai rinunciato”. Come fare, allora, a non pensare a George Gray, uno dei morti di Spoon River, di cui Edgar Lee Masters “trascrive” gli epitaffi? Si parte da un’immagine: una barca ferma in un porto con le vele ammainate. Visto che a parlare è una persona che ha concluso la propria esistenza, viene da pensare che quella barca sia arrivata alla fine del suo viaggio. Invece no: “In realtà non è questa la mia destinazione, ma la mia vita”. E lo spazio del rimpianto si fa largo: “Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura; l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.” Penso che a volte si confonda l’ambizione con l’arrivismo, la sana coltivazione di un desiderio con la voglia di avere ed essere sempre e comunque più di quel che si ha e si è. Vedo qui l’ambizione come un modo di vivere appieno la possibilità che viene data all’uomo con la vita; l’epitaffio si conclude così: “Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio – è una barca che anela al mare eppure lo teme.”

Lo zio di un mio trisnonno suonava il violino,

il suo sogno era di essere un grande virtuoso.

Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino,

lasciò perdere il violino divenne triste e geloso.

Dopo un sacco di anni che stavano insieme,

quando aveva rinunciato al suo sogno di artista,

lei se ne andò via con i profumi e le creme

e si mise con uno che faceva il violinista.

Mi insegnò che rinunciare all’ambizione è sbagliato,

che poi la dea si vendica se c’hai rinunciato.

Dalla riva

Ho bisogno di un grandangolo. Ho bisogno di allontanarmi, di mettere una distanza tra me e una certa situazione, di osservarla da lontano per capirla meglio, perché fin tanto che ci sto vicino non riesco a percepirne l’insieme.

“Bene: la “cosa” è lì a navigare e il capitano guida niente male!

Moto vagamente ondoso con libeccio minaccioso.

Serviranno acrobazie (ora!): la tempesta lenta sale

“Sali in barca” ha detto

“Sali adesso” ha detto

“Sali”

Il passeggero è un impeto d’amore gloriosamente eretto in mezzo al mare

Frangono flutti qua e là con ritmo irregolare e caldo e umido non sono qui a far rifiatare

“Vieni in barca” ha detto

“Vieni adesso” ha detto

“Vieni”

Perduta la rotta! Perduta!

Come relitto in fondo al suo incanto affogherà in lei perdutamente

Perdutamente”

(Marlene Kuntz)

A volte è necessario guardare dalla riva.

Una scelta già fatta

Ogni giorno faccio delle scelte. A volte sono meditate e ben ponderate, altre volte si basano sull’istinto o sul momento. A volte hanno conseguenze decisamente gravose, altre volte sorvolabili. A volte portano a strade imprevedibili, altre volte sono molto scontate. Il bello è che spesso i ragionamenti si focalizzano e si soffermano sulle motivazioni di una scelta che in realtà ho già esercitato, e il grosso del lavoro non è sulla decisione in quanto tale ma sul renderne ragione… E’ ben chiaro in questo dialogo di Matrix Reloaded.

scegliere, idea, opinione, matrix“Oracolo: Dolcetto?

Neo: Tu sai già se lo accetterò vero?

Oracolo: Se non lo sapessi bell’oracolo sarei…

Neo: Se sai già la risposta come posso fare una scelta?

Oracolo: Perché non sei venuto qui per fare una scelta, la scelta l’hai già fatta, sei qui per conoscere le ragioni per cui l’hai fatta.”

Il lato divertente e imprevedibile è che, spesso, arrovellandomi sulle ragioni mi ritrovo a rivalutare la scelta iniziale 😉

Verrà un vento

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La tua nostalgia è un mare che puoi navigare,

la tua nostalgia è un terreno su cui puoi camminare,

perché te ne stai allora inerte e scorata

fissando il vuoto?

Verrà un mattino con un orizzonte più rosso

di tutti gli altri,

verrà un vento a porgerti la mano:

mettiti in cammino!

                                     (Edith Södergran)