Gesù e Manzoni


Inizio con oggi una nuova sezione, frutto non di idee mie ma del saccheggio di vari autori. Posterò dei testi che mostreranno come la figura di Gesù è stata affrontata da alcuni letterati italiani. Partiamo da Alessandro Manzoni

 

Alessandro Manzoni (1785-1873), dopo l’avvicinamento al cristianesimo, presenta una fede fondata sulla ragione che scopre la validità e l’evidenza del cristianesimo. In questa prospettiva la sua produzione letteraria ha cercato anche di affermare la presenza di Cristo al centro della storia (Inni Sacri) e di mostrarne l’incidenza anche nella vita quotidiana e civile (liriche civili, tragedie, romanzo).

In Il Natale del 1813, l’uomo è presentato come incapace di salvarsi con le sole sue forze, non può autoredimersi. Contrappone la sorte del genere umano, avvilito dal peccato, al messaggio di salvezza recato dalla nascita di Cristo. Per questo “Oggi Egli è nato” (v. 57): quell’“Oggi”, pur cronaca d’un giorno passato, ha la data di ogni giorno e ripete l’antifona liturgica propria del Natale. Cristo, nato a Betlemme, è Dio, il Re del Cielo, ma è anche un fanciullo, un bambino che “all’uomo la mano Ei porge”: è l’offerta di salvezza che viene da Dio. I fortunati pastori videro e riconobbero in Gesù il Figlio di Dio, ma

“[…] i popoli

Chi nato sia non sanno;

Ma il dì verrà che nobile

Retaggio tuo saranno;

Che in quell’umil riposo,

Che nella polve ascoso,

Conosceranno il Re.”

(A. MANZONI, Il Natale, vv. 106-112)

Nella nascita di Cristo si sigla la nuova alleanza tra Dio e l’uomo, “raccontata” attraverso una rivisitazione originale del testo dei Vangeli. Ma il misterioso amore di Dio è presente anche nella crocifissione di Cristo.

“Egli è il Giusto che i vili han trafitto,

Ma tacente, ma senza tenzone;

Egli è il Giusto; e di tutti il delitto

Il Signor sul suo capo versò.

Egli è il Santo,

Volle l’onte, e nell’anima il duolo,

E l’angosce di morte sentire,

E il terror che seconda il fallire,

Ei che mai non conobbe il fallir.”

(A. MANZONI, La Passione , vv. 25-40)

La Risurrezione è il completamento del mistero di Cristo: ora la salvezza è offerta a tutti gli uomini destinati a risorgere con Cristo.

“È risorto; non è qui.

[…] Nel Signor chi si confida

Col Signor risorgerà.”

(A. MANZONI, La Risurrezione , vv. 68, 111-112)

E’ sul mistero di Cristo Salvatore che si fonda la dignità dell’uomo; l’uomo scopre il proprio valore “pensando a Cui somiglia”. Sempre questa “somiglianza” con Cristo fonda anche la vera fratellanza, non quella di derivazione illuminista, ma quella cristiana:

“Tutti fatti a sembianza d’un Solo,

figli tutti di un solo Riscatto

[…] siam fratelli”

(A. MANZONI, dal grande Coro del Conte di Carmagnola)

Anche tutto il romanzo dei Promessi sposi è pervaso da questa presenza di Dio e della salvezza cristiana. Sono i “poveri in spirito”, come Gesù ha insegnato nelle Beatitudini, che sanno riconoscere la presenza della Provvidenza nella storia e sanno attraversare le prove e le difficoltà, fino a imitare Cristo nell’offerta del proprio dolore, nel perdono offerto e nella preghiera per i propri nemici.

Ma nel romanzo emerge con chiarezza che la figura di fra Cristoforo è l’immagine di Cristo. Dopo la sua conversione, Ludovico si fa frate: la nuova identità di Ludovico è quella di essere “Cristoforo”, cioè “portatore di Cristo”, fino a morire curando il prossimo, amato da Dio. Renzo lo ha incontrato – “sensibil forma” di Cristo – e lo porta nel cuore. Si può dire che Fra Cristoforo, come Gesù, “passò beneficando e risanando” (At 10, 38). Alcuni tratti della sua personalità somigliano a quelli di Gesù: nel lazzaretto, quando a Renzo la rabbia fa “perdere il lume degli occhi” (cap. XXXV), fra Cristoforo allontana il giovane bruscamente, come Cristo con Pietro (cfr. Mt 18, 22); allora Renzo perdona di cuore il suo persecutore. Infine c’è la consegna del “pane del perdono”: è la continuazione di una memoria, di un perdono offerto e ricevuto, la consegna ultima e definitiva con la quale fra Cristoforo si congeda, come il pane consegnato da Cristo ai i suoi discepoli nell’ultima cena perché sia memoria viva della sua presenza.

Nei Promessi sposi non compare come personaggio Gesù; e il cercarlo è come la sfida dell’Innominato davanti al cardinal Federigo Borromeo:

“Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi!! Dov’è questo Dio?”.

Ma Manzoni lascia intendere le tracce della presenza di Cristo e del suo messaggio nei personaggi, nei gesti, nelle parole.

 

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