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Gemme n° 472

Questa canzone mi ha ispirato molto, la ascolto da anni: mi comunica che se una persona lotta per i suoi sogni giorno dopo giorno può realizzarli.” Così T. (classe terza) ha presentato la sua gemma.
Penso sia importante inseguire e coltivare i propri sogni, ma penso anche che ciò richieda una grande capacità: quella di leggere in se stessi con sincerità e in profondità. Non penso sia soltanto una dote naturale; certo, a qualcuno riesce più facile, ma penso anche che si possa imparare a farlo o a farlo meglio.

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Gemme n° 182

Ho portato questa canzone perché “The script” sono la mia band preferita, e questo brano mi piace in particolare. Sono poco conosciuti, ma io penso che siano veramente bravi”. Questa la presentazione della gemma da parte di M. (classe quarta). Ho cercato in rete la traduzione del brano e penso valga la pena riportarla perché sotto la gemma di M. c’è altro, scende una lacrima dai miei occhi e le mando un abbraccio:
Se potessi vedermi ora, se potessi vedermi ora
Era il 14 febbraio, San Valentino, arrivarono le rose, ma ti portarono via
Tatuato sul mio braccio c’è un amuleto per disarmare il male
Devo rimanere calmo, ma la verità è che te ne sei andato
E non avrò mai l’opportunità di farti sentire queste canzoni
Papà, dovresti vedere tutti i tour che faccio!
Ti vedo vicino alla mamma, cantate insieme, sotto braccio
E ci sono giorni in cui perdo la fede
Perché quell’uomo non era buono, era grandioso
Mi diceva “La musica è il rifugio per il dolore”
e mi spiegava, benché fossi giovane mi diceva
“Prendi quella rabbia, scrivila su un foglio, porta il foglio sul palco e fai saltare il tetto!”
Sto provando a renderti orgoglioso facendo tutto quello che hai fatto tu
Spero che tu sia lassù con Dio dicendo “Quello laggiù è il mio ragazzo!”
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino, oh se solo potessi vedermi ora
Se poteste vedermi ora mi riconoscereste?
Mi dareste delle pacche sulla schiena o mi critichereste?
Seguireste tutti i solchi del mio viso provocati dalle lacrime
Mettereste la mano sul mio cuore che è freddo
sin dal giorno in cui vi hanno portati via da me
Lo so che ne è passato di tempo ma vorrei sentirvi dire che bevo e fumo troppo
ma se non potete vedermi ora questa merda è una routine
Mi dicevate che non avrei riconosciuto un vento prima che mi avesse colpito
e che avrei conosciuto il vero amore solo se avessi amato e l’avessi perso.
Se tu hai perso una sorella, qualcuno ha perso una madre
e se hai perso un padre, qualcuno ha perso un figlio
E mancano, mancano tutti
Se avete un secondo per guardarmi da lassù, mamma, papà, mi mancate
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino oh se solo potessi vedermi ora
Mi chiameresti un santo o un peccatore?
Mi amereste comunque se fossi un perdente o un vincitore?
Ogni qual volta che mi guardo allo specchio
Ci assomigliamo così tanto, e la cosa mi fa venire i brividi”

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Gemme n° 164

Ho sentito questo brano in una di quelle giornate particolari in cui va tutto male; incuriosita dal testo, l’ho ascoltata con attenzione ed è diventata la mia canzone anti-tristezza”. Questa la breve presentazione di L. (classe quinta).
Mi hanno colpito una frase ripetuta molto spesso “Turn the pain into power” e una delle parti finali: “Lei ha un leone dentro il suo cuore, un fuoco nell’anima. Lui ha una bestia nella sua pancia che è così difficile da controllare. Perché hanno preso troppi colpi, prendendo colpo su colpo. Ora illuminali come se stessero per esplodere”. Io non so se associare gli irlandesi The Script a un pensiero di Etty Hillesum sia azzardato, ma tant’è. Etty scrive queste parole pensando all’amica Ilse Blumenthal, i cui figli sono stati uccisi nei campi di concentramento nel 1942 (poco più di un anno dopo, la Hillesum stessa morirà ad Auschwitz): “Devi saper sopportare il tuo dolore; anche se il dolore ti schiaccia, sarai capace di rialzarti ancora, perché l’essere umano è così forte, e il tuo dolore deve diventare per così dire parte integrante di te, parte del tuo corpo e della tua anima; non c’è bisogno che tu scappi da lui, portalo in te, ma da adulta. Non trasformare i tuoi sentimenti in odio, non cercare vendetta a spese di tutte le madri tedesche, perché anche loro soffrono per i loro figli trucidati ed uccisi. Fornisci al dolore dentro di te lo spazio e il rifugio che merita, perché se ognuno accetta quello che la vita gli impone con onestà, lealtà e maturità, forse il dolore che riempie il mondo si placherà. Ma se non prepari un rifugio accogliente per il tuo dolore, e invece riservi più spazio dentro di te all’odio e ai pensieri di vendetta – dai quali sorgeranno nuovi dolori per altri – allora il dolore non cesserà nel mondo, ma sarà moltiplicato. E se avrai dato al dolore lo spazio che le sue nobili origini richiedono, allora potrai veramente dire: la vita è bella e così ricca! Tanto bella e ricca che potrebbe farti credere in Dio” (da “Uno sguardo nuovo”, Iacopini e Moser). Turn the pain into power.